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psicopatologia dello sviluppo e del linguaggio, Schemi e mappe concettuali di Psicopatologia

riassunto psicopatologia e del linguaggio a cura di De Vescovi

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2016/2017

Caricato il 26/11/2017

silettina88
silettina88 🇮🇹

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1)L’APPROCCIO INNATISTA E LE ORIGINI DEL LINGUAGGIO
L’approccio innatista ha il suo punto di riferimento fondamentale nel
concetto di Grammatica generativa, sviluppato da N. Chomsky per
descrivere l’acquisizione del linguaggio e rispondere al’argomento della
povertà dello stimolo. Secondo questo modello il linguaggio è una facoltà
biologicamente determinata, specie-specifica, parte di una capacità
cognitiva superiore tipicamente umana, diversa dunque dai sistemi
comunicativi animali, che consente l’apprendimento di una lingua in tempi
rapidissimi. A determinare gli elementi specie-specifici del sistema non
sono adattamenti dell’individuo all’ambiente, ma una sorta di salto
evolutivo che avrebbe causato la genesi del linguaggio della mente.
Accanto ad una facoltà del linguaggio in senso esteso (FLB) che include,
fra gli altri, i sistemi senso-motorio e concettuale-intenzionale e che ha il
ruolo di interfacciare con la FLN, il solo cervello umano è dotato di una
facoltà del linguaggio in senso stretto (FLN) una sorta di kernel di FL,
dotata della capacità di ‘processare’ il linguaggio secondo caratteristiche di
infinità discreta e di ricorsività. L’INFINITA DISCRETA capacità del
linguaggio di generare da un numero finito di unità, combinazioni infinite
di modi tali da rendere possibile un numero infinito di messaggi. LA
RICORSIVITA’-> favorisce la possibilità di formazione di messaggi
complessi. La ricorsività è la proprietà di alcune regole di poter essere
riapplicate al proprio risultato generando frasi. [es: il fratello della cognata
della zia del nonno del fratello..ecc..]
2)PINKER -> fa riferimento nello sviluppo del linguaggio a un modello
gradualista e adattazionista avanzando l’ipotesi di una NICCHIA
COGNITIVA. Tale nicchia, costruita dall’homo sapiens, aveva lo scopo di
contrastare i meccanismi di difesa degli altri organismi, presenti
nell’ecosistema, utilizzando il ragionamento casuale e il comportamento
cooperativo. Le modificazioni operate sull’ambiente a causa della
cooperazione, della comunicazione e know-how finalizzati alla
sopravvivenza avrebbero esercitato sulla specie umana le pressioni
evolutive necessarie allo sviluppo del linguaggio. Pinker postula quindi la
COEVOLUZIONE DI COGNIZIONE, LINGUAGGIO E SOCIALITA
FINALIZZATA ALLA COMUNICAZIONE.
3)MECCANISMI DI ACQUISIZIONE LINGUISTICA INNATISTA.
Chomsky assume che ogni lingua sia il risultato dell’incontro fra due
fattori: lo stato iniziale della facoltà di linguaggio e l’esperienza. Lo stato
iniziale della facoltà di linguaggio (GU) è concepito come un meccanismo
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1)L’APPROCCIO INNATISTA E LE ORIGINI DEL LINGUAGGIO

L’approccio innatista ha il suo punto di riferimento fondamentale nel concetto di Grammatica generativa, sviluppato da N. Chomsky per descrivere l’acquisizione del linguaggio e rispondere al’argomento della povertà dello stimolo. Secondo questo modello il linguaggio è una facoltà biologicamente determinata, specie-specifica, parte di una capacità cognitiva superiore tipicamente umana, diversa dunque dai sistemi comunicativi animali, che consente l’apprendimento di una lingua in tempi rapidissimi. A determinare gli elementi specie-specifici del sistema non sono adattamenti dell’individuo all’ambiente, ma una sorta di salto evolutivo che avrebbe causato la genesi del linguaggio della mente. Accanto ad una facoltà del linguaggio in senso esteso (FLB) che include, fra gli altri, i sistemi senso-motorio e concettuale-intenzionale e che ha il ruolo di interfacciare con la FLN, il solo cervello umano è dotato di una facoltà del linguaggio in senso stretto (FLN) una sorta di kernel di FL, dotata della capacità di ‘processare’ il linguaggio secondo caratteristiche di infinità discreta e di ricorsività. L’INFINITA’ DISCRETA capacità del linguaggio di generare da un numero finito di unità, combinazioni infinite di modi tali da rendere possibile un numero infinito di messaggi. LA RICORSIVITA’ -> favorisce la possibilità di formazione di messaggi complessi. La ricorsività è la proprietà di alcune regole di poter essere riapplicate al proprio risultato generando frasi. [es: il fratello della cognata della zia del nonno del fratello..ecc..]

2)PINKER -> fa riferimento nello sviluppo del linguaggio a un modello gradualista e adattazionista avanzando l’ipotesi di una NICCHIA COGNITIVA. Tale nicchia, costruita dall’homo sapiens, aveva lo scopo di contrastare i meccanismi di difesa degli altri organismi, presenti nell’ecosistema, utilizzando il ragionamento casuale e il comportamento cooperativo. Le modificazioni operate sull’ambiente a causa della cooperazione, della comunicazione e know-how finalizzati alla sopravvivenza avrebbero esercitato sulla specie umana le pressioni evolutive necessarie allo sviluppo del linguaggio. Pinker postula quindi la COEVOLUZIONE DI COGNIZIONE, LINGUAGGIO E SOCIALITA’ FINALIZZATA ALLA COMUNICAZIONE.

3)MECCANISMI DI ACQUISIZIONE LINGUISTICA INNATISTA. Chomsky assume che ogni lingua sia il risultato dell’incontro fra due fattori: lo stato iniziale della facoltà di linguaggio e l’esperienza. Lo stato iniziale della facoltà di linguaggio (GU) è concepito come un meccanismo

di acquisizione del linguaggio che utilizza come input l’esperienza, attraverso l’esposizione alla lingua parlata nel paese in cui il bambino cresce e produce come output la rappresentazione interna della lingua, detta anche lingua internalizzata. L’acquisizione del linguaggio è guidata da un meccanismo biologico pre-programmato, già presente alla nascita, detto LAD (language acquisition device) in quanto l’input a cui il bambino è esposto è impoverito, cioè contiene informazioni insufficienti per raggiungere lo stato finale e proprio a partire dal concetto di povertà dello stimolo, che viene motivata la scelta innatista. Il linguaggio rivolge al bambino le prove, dette evidenze positive, che specifiche parole e frasi fanno parte della lingua che il bambino sta acquisendo e, oltre a queste, evidenze negative che forniscono informazioni sulla buona formazione delle frasi e che possono essere dirette (correggono enunciati infantili non ben formati attraverso riformulazioni – quetto cane-> questo cane - ed espansioni – bimbo corre->Il bimbo corre dalla mamma.) o indirette, le quali rappresentano l’assenza di informazioni, di parole. Secondo alcuni autori nessuno dei tre tipi di evidenze è veramente utile perché le Evidenze positive -> non comprendono tutte le espressioni possibili né sufficienti esempi dei principi e regolarità utilizzati e le Evidenze negative-> non sono usate sistematicamente e i bambini potrebbero non comprendere che si tratta di correzioni per il bambino. Per cui per raggiungere il risultato finale, ovvero l’internalizzazione della lingua secondo alcun innatisti il bambino può usare anche poche di queste, per attivare un meccanismo definito “innesco” o “triggering” che prepara ad un apprendimento istantaneo. Altri al contrario sostengono che lo sviluppo linguistico non sia istantaneo, ma sia legato ad un processo ponderato di verifica di ipotesi generate dai principi e dai parametri universali della GU circa le caratteristiche che potrebbe avere la lingua a cui è esposto.

4)L’APPROCCIO EMERGENTISTA Le teorie emergentiste fanno capo a J.S.Mill il quale riteneva che le proprietà di un sistema superino la somma delle sue parti (le cosiddette “forme emergenti”), concetto anticipato dall’approccio epigenetico e costruttivista associato a Piaget, secondo cui le conoscenze sono il risultato dell’interazione fra le strutture attuali del sistema cognitivo e le caratteristiche del mondo fisico grazie alle azioni senso-motorie e operatorie del bambino sul mondo. Il linguaggio, in questo approccio , è considerato come costituito da un insieme di abilità coevolute con un cervello grande e sofisticato per fronteggiare gli obiettivi della società e della cultura umane e la sua origine viene spiegata riferendosi alla prospettiva evoluzionista

dominio generale che permette di individuare nell’input le caratteristiche che predicono la presenza di altre e di raggruppare insieme quelle che hanno un’alta probabilità di co-occorrere. Nell’input secondo Thiessen, possono evidenziarsi due tipi di informazione: quelle relative agli eventi che condizionano il verificarsi di altri eventi (conditional statistics ), informando sulla forza del legame tra un evento e l’altro, e quelle che riguardano la distribuzione di un certo tipo di eventi (distributional statistics), relativa alla frequenza di un evento.

7)L’APPROCCIO SOCIO-COSTRUTTIVISTA- LE ORIGINI DEL LINGUAGGIO E NATURA E STRUTTURA DELLE CONOSCENZE LINGUISTICHE

Il paradigma sociocostruttivista postula che i processi cognitivi, compreso il linguaggio sarebbero prodotti socioculturali, la cui natura va ricercata nella rete dei rapporti e degli scambi comunicativi. Tomasello aderisce alla visione di cognizione come cognizione sociale e sostiene che gli esseri umani sono in grado di mettere in comune le proprie risorse cognitive, collaborando e cooperando grazie all’intenzionalità condivisa, grazie alla presenza negli uomini, di un dispositivo specie-specifico che egli definisce ultrasocialità, che permette loro di comprendere i conspecifici come esseri simili, con vite mentali e intenzionali simili alle proprie. L’evoluzione filogenetica seguirebbe, secondo l’autore, una sequenza evoluzionistica che procede dai richiami delle grandi scimmie (gestuali e vocali) all’uso di atti comunicativi umani quali l’additare e il mimare. IL modello cooperativo della comunicazione umana di Tomasello prevede che: 1)tra comunicatori e riceventi sia stabilita l’intenzione congiunta di comunicare in modo efficace; 2)gli atti comunicativi umani sono fondati sull’attenzione congiunta e la comprensione condivisa nella situazione; 3)gli atti comunicativi umani sono eseguiti per motivi prosociali; 4) i comunicatori umani operano in base ad assunzioni di cooperazione, condivise tra tutti i partecipanti; 5) le convenzioni umane sono condivise. le finalità della comunicazione umana sono tre, ovvero: 1)richiedere, intenzione presente anche nelle grandi scimmie solo a carattere imperativo e non cooperativo come nell’uomo 2)informare e offrire aiuto in modo gratuito e spontaneo, motivazione esclusiva della nostra specie 3)condividere sentimenti, opinioni e atteggiamenti, motivazione puramente sociale volta ad allargare il terreno comune tra noi e gli altri. La condivisione delle risorse cognitive è possibile secondo l’autore,

8)MECCANISMI DI ACQUISIZIONE LINGUISTICA

NELL’APPROCCIO SOCIO-COSTRUTTIVISTA

Tomasello per il linguaggio suggerisce che la sua acquisizione sia possibile grazie a due meccanismi cognitivi ovvero: l’intention reading o lettura delle intenzioni comunicative, che emerge prima che il bambino sappia usare il linguaggio, intorno ai 9 mesi, e che rappresenta un momento cruciale nella vita del bambino che comincia a comprendere gli altri come agenti intenzionali e il pattern finding o individuazione di configurazioni dell’input per mezzo del quale il bambino comprende che un certo enunciato, che contiene una costruzione linguistica specifica, è collegato per convenzione a un significato preciso ed in seguito individuerà le somiglianze con altri enunciati attraverso processi analogici e di schematizzazione.

Tomasello spiega il passaggio dalla partecipazione agli scambi comunicativi alla costruzione della dimensione astratta del linguaggio attraverso 4 processi: 1 )Intention Reading e Cultural learning , in cui i bambini apprendono le associazioni convenzionali di forma-funzione a tutti i livelli di unità linguistica; 2) Schematization e Analogy , attraverso schematizzazioni e analogie i bambini creano costruzioni sintattiche astratte; 3)Entrechment e Pre-emption , rappresentano da un lato processi di consolidamento di specifiche associazioni forma-funzione e dall’altro di distinzione funzionale tra forme diverse 4 )Functionally Based Distributional Analysis , attraverso l’osservazione e l’analisi della distribuzione delle funzioni assolte dalle parole nelle strutture linguistiche che il bambino costruisce categorie paradigmatiche dei diversi costituenti linguistici, per es. nomi e verbi. Un ulteriore meccanismo è un particolare tipo di apprendimento psicosociale: ROLE REVERSAL IMITATION ovvero l’imitazione con il rovesciamento dei ruoli attraverso la quale il bambino crea nella sua mente le convenzioni o i simboli comunicativi compresi intersoggettivamente

10)NEURAL COMMITMENT E SOCIAL GATING

Secondo il modello del NLNC (Native Language Neural Commitment ) proposto dalla Kuhl l’architettura cerebrale è in principio disegnata per massimizzare le potenzialità di apprendimento; progressivamente l’esperienza, socialmente veicolata, modula l’organizzazione neuro- funzionale per lo specifico tipo di informazione a cui il bambino viene più

ritualizzata, dare, mostrare, indicare. Sono accompagnati, dunque, dallo sguardo diretto al destinatario del gesto; in alcuni casi il bambino guarda alternativamente il destinatario e l'oggetto/referente del gesto. Tra i gesti comunicativi deittici di particolare interesse è il gesto di indicazione sia perchè esso è universale sia perchè rappresenta uno dei mezzi più efficaci per comunicare in assenza di linguaggio. A partire dai 12 mesi circa, fanno la loro comparsa un nuovo tipo di gesti, che chiamiamo referenziali, rappresentativi o simbolici , che emergono nel passaggio dalla manipolazione e del gioco con l’oggetto reale al gioco con oggetti sostitutivi o anche senza “oggetto”, come per es. il gioco del far finta. Questi non soltanto esprimono un'intenzione comunicativa ma rappresentano anche un referente specifico, il loro significato cioè non varia in conseguenza del variare del contesto. Questi gesti nascono per lo più all'interno di routine sociali o di giochi con l'adulto e vengono appresi prevalentemente per imitazione. Nello stesso periodo, compaiono le prime parole, anch'esse molto legate al contesto e solo man mano si decontestualizzano. Quando il linguaggio verbale comincia a consolidarsi e il vocabolario raggiunge le 50 parole, l'uso dei gesti referenziali diminuisce gradualmente fin quasi a scomparire.

13)COMBINAZIONI CROSS-MODALI (O PRIME

COMBINAZIONI GESTO-PAROLA) La combinazione gesto-parola detta anche bi-bodale o cross-modale precede e prepara la successiva combinazione di due parole; possono essere: 1) equivalenti, rispetto alle quali il bambino produce un gesto e una parola che si riferiscono allo stesso evento o oggetto, ovvero comunica che ha fame dicendo ahm e portando il dito alla bocca; 2) complementari, in cui il bambino produce un gesto solitamente deittico che specifica e disambigua l’elemento particolare a cui la parola si riferisce, ovvero dice cane e indica fuori dalla finestra perché si sente abbaiare un cane; 3) supplementari , in cui il bambino produce un gesto e una parola che sono portatori di due significati diversi o in cui ogni elemento è portatore di un significato aggiuntivo rispetto all’altro, per es. dice papà e fa ciao con la mano e

queste precorrono in qualche modo le combinazioni di due parole. Le combinazioni possibili sono:

  • piú frequenti-> PAROLA-GESTO DI INDICAZIONE
  • frequenti->TRA DUE GESTI DI INDICAZIONE
  • rare->GESTO RAPPRESENTATIVO E DI INDICAZIONE
  • rarissime-> COMBINAZIONI DI DUE GESTI RAPPRESENTATIVI

Le combinazioni di due parole emergono per la prima volta a 19 mesi, ma la frequenza con cui sono usate aumenta nei mesi successivi.

14)IPOTESI FILOGENETICA DI CORBALLIS Secondo Corballis, la prima forma di comunicazione, ovvero il protolinguaggio era composto da componenti manuali accompagnate da espressioni facciali. Nel corso del tempo si sono aggiunti progressivamente dei suoni e l’articolazione vocale è stata usata per rinforzare i gesti manuali, non per sostituirli. In particolare Corballis sostiene che la transizione da una modalità all’altra non sia avvenuta in maniera improvvisa ma che ci sia stato un passaggio molto graduale dal dominio della gestualità manuale al dominio vocale e dunque il gesto non è stato semplicemente sostituito dal parlato ma gesto e parola sono coevoluti insieme in una complessa interrelazione filogeneticamente lunga e complessa. I gesti prima come azioni e dopo come proto-simboli, hanno costituito la prima forma di comunicazione che consentì ai primi ominidi di sviluppare una forma di sintassi gestuale che in seguito si trasferisce nella modalità vocale. Solo molto recentemente con la comparsa dell’ homo sapiens la lingua vocale si è stabilizzata

15)LA COMUNICAZIONE INTENZIONALE (ANCHE COMUNICAZIONE NON VERBALE O ANCHE PASSAGGIO DALLA COMUNICAZIONE NON INTENZIONALE A INTENZIONALE)

La comunicazione intenzionale compare verso la fine del primo anno di vita, (9-10 mesi circa) ed è una tappa cruciale nello sviluppo comunicativo del bambino. Dopo la fase preintenzionale del periodo precedente in cui il bambino produce comportamenti come il pianto, il sorriso sociale(intorno ai 2/3 mesi), vocalizzi, ecc., in cui il bambino funziona come partner per l’adulto senza tuttavia esserne consapevole e che assumono il valore di segnali per l'adulto, la fase intenzionale è riconoscibile dal fatto che il bambino produce comportamenti per uno scopo comunicativo, cioè sono

  • dai 10 Mesi: comparsa della Lallazione Reduplicata o Canonica, con la ripetizione di coppie di sillabe, coordinandosi sempre più verso i suoni percepiti nell'ambiente;
  • Fine del Primo Anno: comparsa della Lallazione Variata, quindi presenza di sillabe composte da diverse componenti (ad es. vocale-consonante- vocale) per giungere poi alla produzione delle parole.

18)IL GESTO DELL'INDICARE: morfologia, funzioni, sviluppo

IL gesto di indicare segna per il bambino l’inizio di una comunicazione più attiva e da una maggiore capacità di farsi comprendere dagli altri. Questa capacità inizia tra i 7 e i 16 mesi, con le bambine che iniziano 15 giorni prima dei bambini. Nella sua configurazione morfologica matura il gesto di indicare prevede l’estensione del dito indice e del braccio. Una volta acquisita questa capacità il bambino comincia ad usare questo gesto sempre più spesso. I gesti di indicare prodotti dai bambini sono accompagnati dallo sguardo rivolto all’interlocutore. Parallelamente alla capacità di produrre il gesto di indicare compare nel bambino la capacità di comprendere l’indicare eseguito dall’interlocutore. Fino a 9 mesi circa il bambino non comprende il gesto della madre: egli risponde all’indicazione guardando in egual misura il dito della madre e ciò che essa ha indicato. Verso i 12 mesi, il bambino, influenzato da variabili spaziali, è in grado di orientarsi verso gli oggetti indicati dall’adulto. A 12 mesi il bambino guarda ciò che viene indicato da un adulto solo se quest’ultimo rientra nel proprio campo visivo, cioè se l’oggetto non è alle sue spalle, mentre a 18 mesi il bambino riesce ad orientarsi correttamente anche verso gli oggetti posti alle sue spalle. Produzione e comprensione dunque compaiono nello stesso periodo dello sviluppo infantile ma non si è certi quale dei due aspetti emerga prima dell’altro e che quest’aspetto e certamente determinato dal diverso tipo di situazioni in cui è coinvolto il bambino

19)INTENZIONI DEL GESTO DI INDICARE

Per ciò che concerne l’intenzione (o funzione) del gesto di indicare esso esibisce inizialmente due intenti comunicativi ovvero: intenzione richiestiva, rispetto alla quale il bambino usa l’adulto per raggiungere l’oggetto desiderato e intenzione dichiarativa in cui utilizza l’oggetto per ottenere l’attenzione da parte dell’adulto. A queste, intorno ai due anni si aggiunge l’intenzione informativa sia in comprensione, in cui comprende dove cercare un oggetto nascosto quando l’adulto indica il luogo in cui è

nascosto, che in produzione, in cui indica all’adulto il luogo dove si trova un oggetto che egli cerca.

GESTO DI INDICARE E SVILUPPO DEL LINGUAGGIO

Il gesto dell'indicare è molto importante nell'acquisizione del linguaggio ipotizzando una continuità tra la comunicazione gestuale e quella verbale, è una tappa importante nello sviluppo simbolico, di cui il linguaggio è la manifestazione più completa e matura. Secondo alcuni autori la simbolizzazione implica la differenziazione e l'integrazione di due aspetti: il riferimento ad un oggetto e la rappresentazione di quell'oggetto. Il riferimento all'oggetto può essere realizzato attraverso il gesto di indicare, che è il mezzo motorio specializzato per il riferimento. È ampiamente dimostrato che vi sia una relazione tra la capacità di usare il gesto di indicare e il successivo sviluppo del linguaggio: infatti è stata trovata una correlazione positiva tra la produzione del gesto di indicare sia con la comprensione linguistica sia con l'ampiezza del vocabolario a età successive: i bambini che usano di più il gesto di indicare in età precoci, presentano una maggiore capacità linguistica in età successive. Sembra che la relazione maggiore ci sia con l'indicare dichiarativo, piuttosto che con l'indicare con intenzione richiestiva.

20)IL GESTO DI INDICARE NEI BAMBINI CON DISTURBO

DELLO SPETTRO AUTISTICO (sviluppo atipico) E CON SINDROME DI DOWN

Nella sindrome autistica il deficit comunicativo si manifesta in tutte le fasi del suo sviluppo. Le prime difficoltà riguardano l’interazione triadica e l’attenzione condivisa, ovvero non alternano lo sguardo tra il partner e l’oggetto se non in situazioni in cui richiedono l’aiuto del partner per ottenere un oggetto un’azione. Inoltre essi non guardano il volto dell’adulto per capire come comportarsi in situazioni ambigue (riferimento sociale). Raggiungono un certo livello di produzione gestuale, caratterizzata però da azioni ritualizzate e gesti strumentali, come gesti di contatto, come prendere la mano dell’adulto e porla sull’oggetto desiderato senza contatto visivo e gesti distali, tra cui l’indicare che vien usato solo in funzione richiestiva, mentre risulta molto carente o assente l’intenzione dichiarativa. E’ stata osservata in alcun bambini con autismo la produzione di gesti e referenziali come “ciao” o “no” ma solo raramente e con molti limiti nella varietà. Come per lo sviluppo tipico, anche nell’autismo esiste

massiccia di stimolazioni con l’intento di compensare il deficit (se si pensa che già nello sviluppo tipico l’uso eccessivo di comandi è associato a uno sviluppo più lento, pensiamo che effetti può avere ciò in questi bambini).

  • le madri di bambini con sindrome di Down indirizzano un numero inferiore di iniziative comunicative ai propri bambini e di conseguenza utilizzano meno le funzioni comunicative.
  • le madri di bambini con disturbo specifico del linguaggio usano meno espressioni semantiche collegate agli enunciati dei bambini.
  • la madri udenti di bambini sordi è maggiormente semplificato, a volte talmente semplificato da assomigliare a un linguaggio rivolto a bambini più piccoli. Questo deriverebbe dalla consapevolezza delle madri del deficit del figlio.
  • i genitori di bambini ciechi parlano ai loro figli in modo analogo alle coppie genitore-bambino sano fino ai 16-18 mesi, e le prime differenze si cominciano ad osservare tra i 20-22 mesi. Sono genitori che usano di più frasi imperative e interrogative e vengono indirizzate al bambino maggiori richieste d’azione. Ciò perché questi bambini hanno bisogni di essere sollecitati continuamente ad esplorare l’ambiente. IL RUOLO DEGLI

ADULTI NELLO SVILUPPO DEL LINGUAGGIO (DIFFERENZE TRA PADRE E MADRE)

La capacità di adattare il proprio linguaggio alle esigenze di un interlocutore poco maturo, non è tipica solo delle madri. Le caratteristiche prosodiche del CDS che ritroviamo nei genitori, si riscontrano infatti anche in adulti non genitori. Per quanto riguarda i padri rispetto alle madri, usano termini a bassa frequenza d’uso, usano frasi interrogative in contrapposizione agli imperativi delle madri, ed utilizzano enunciati che assolvono una funzione di controllo del comportamento del bambino. I bambini riescono ad adeguarsi producendo un numero maggiore di direttive quando interagiscono con i padri e un numero maggiore di commenti quando interagiscono con le madri. Inoltre uno studio su bambini di 2-3 anni ha rilevato che questi ultimi sperimentano un numero maggiore di interruzioni quando conversano con i padri e questo li porta a comprendere meno il messaggio espresso. I padri, ponendosi come interlocutori esigenti, tendono inoltre a usare un linguaggio più complesso rispetto alle madri. Le differenze che emergono tra madri e padri portano alla formulazione dell’ipotesi del ponte formulato all’inizio da Gleason

che attribuisce ruoli complementari ai genitori nel processo di acquisizione del linguaggio. Anche i bambini più grandi effettuano delle modificazioni sul loro linguaggio. I fratelli maggiori rispetto alle madri conversano meno e più brevemente con i più piccoli utilizzando tra l’altro un linguaggio con scarsa funzione di supporto. Ciò, come avviene per i padri, spinge i bambini piccoli a sforzarsi per rendere più chiaro il loro messaggio. Ovviamente l’uso del CDS varia anche a seconda della cultura e della lingua. Ad es. i genitori americani usano un tono molto più alto rispetto ai genitori inglesi, italiani, francesi, giapponesi e tedeschi. Nella cultura europea e nordamericana l’interazione sociale è molto basata sul bambino, il quale fin dalla nascita viene stimolato come partner conversazionale. In una comunità Maya Quichè del Guatemala, le madri abbassano la voce quando parlano con il bambino, perché nella loro cultura il bambino fa parte di uno status sociale basso e in quanto tale il tono di voce deve essere abbassato. Viceversa il tono deve essere alzato per un interlocutore di alto status sociale.

Un’altra serie di studi ha analizzato il lessico con l’obiettivo di analizzare la frequenza di alcune categorie come i nomi o i verbi. Nell’italiano e nel cinese l’enfasi è posta maggiormente sui verbi, che occupano una posizione centrale, piuttosto che sui nomi che generalmente vengono collocati in posizione finale, e il soggetto viene frequentemente omesso.

CONTINUITA’ E DISCONTINUITA’ TRA LINGUAGGIO E GESTO

Sull’origine della comunicazione sono state avanzate diverse ipotesi alcune delle quali finalizzate a riscontrare una continuità tra comunicazione umana e quella dei primati della nostra specie, mentre in altri casi è stata ipotizzata una chiara discontinuità tra due piani. Rispetto all’ipotesi di continuità emergono: la teoria gestuale ipotizza che la comunicazione si sia evoluta da un sistema di gesti che cominciò a manifestarsi quando i primi primati assunsero la posizione eretta usando quindi gli arti superiori per forme di comunicazione sociale; la teoria vocale sostiene che la comunicazione si sia sviluppata da un complesso di grida deputate ad esprimere emozioni di vario tipo e successivamente con la modifica dell’apparato fonatorio sarebbero stati impiegati i suon in combinazioni originali; la teoria integrativa prevede la combinazione delle due modalità suddette. Diversamente dalle teorie esposte alcuni modelli postulan una sostanziale discontinuità nello sviluppo della comunicazione. Autori come Pinker e Chomsky sottolineano la discontinuità

SVILUPPO DEL LESSICO

Il Lessico è l’archivio personale delle parole di cui si può anche non conoscere il significato ed il suo sviluppo va distinto in due elementi principali:

  1. Repertorio o "Esplosione del Vocabolario" che avviene in periodi variabili nei bambini.

L'Acquisizione di Nuove Parole avviene in modi diversi secondo diverse teorie:

  • Golinkoff (2001): presenza di vincoli cognitivi alla nascita tra cui:
  • Principio della Mutua Esclusività (a ciascun elemento viene connessa una sola parola)
  • Principio dell'Attribuzione Rapida del Significato (nuove parole per nuovi stimoli);
  • Vincolo dell'Oggetto Integro (nome associato all'interezza di un oggetto);
  • Vincolo Tassonomico (nome associato ad un'intera categoria);
  • Bruner (1987): acquisizione sociale dei nomi, con l'interazione con il genitore che

permette l'apprendimento di relazioni culturalmente condivise tra suono ed oggetto;

  • Slobin e Clark (1985, 2003): acquisizione favorita dalla presenza di coppie di parole

opposte nelle frasi dei genitori (ad es. bello/brutto).

  1. Uso e Funzione: vi è una prima fase in cui vi è una Funzione Strumentale, legata quindi al desiderio di ottenere qualcosa, che porta successesivamente ad una Funzione Informativa.

Nelle prime fasi le parole sono usate in modo:

  • polifunzionale (una stessa parole per identificare diverse funzioni);
  • polisemantico (significati diversi per una stessa parola);
  • ipogeneralizzato (una parola serve per identificare un oggetto specifico);
  • ipergeneralizzato (una parola serve per identificare categorie estese di oggetti).

SVILUPPO MORFO-SINTATTICO

I primi 2 anni di vita vengono definiti “della produzione olofrastica”, infatti i bambini con una sola parola esprimono un intero contenuto semantico, aiutati dai gesti e dal contesto situazionale. Si creano le prime interazioni dialogiche tra adulto e bambino su un determinato argomento, con l’utilizzo di sequenze di turni e progressiva aggiunta di pezzi che arricchiscono e perfezionano l’enunciato iniziale. Le prime abilità grammaticali si manifestano tra i 18 ed i 24 mesi, quando compaiono i primi accostamenti di due o più parole. I primi enunciati sono costituiti da nomi, verbi, qualche avverbio o aggettivo. Non compaiono elementi più strettamente grammaticali come i pronomi, gli articoli, le preposizioni e così via- Si possono identificare, per lo sviluppo morfo-sintattico e grammaticale, alcuni momenti principali:

2-3 anni: passaggio dallo stile telegrafico all’utilizzo di frasi morfo- sintatticamente più complete

3-4 anni: morfologia libera

5-7 anni: utilizzo delle regole grammaticali a servizio del discorso. In questo periodo i bambini entrano nel mondo dell’istruzione e della sistematica esposizione all’utilizzo di dialoghi decontestualizzati, all’apprendimento della letto-scrittura ed alla riflessione sul linguaggio (conoscenze meta-linguistiche)

SVILUPPO DELLE COMPETENZE PRAGMATICHE

La Pragmatica è il sistema che codifica, attraverso regole, la pratica della comunicazione verbale (tocca a me/tocca a te, iniziare a parlare e

pianificazione sintattica della frase e 3.l'attivazione del programma articolatorio. Il processo ha inizio con la rappresentazione mentale di ciò che si vuol dire con la ricerca della corrispondente informazione fonetica nello specifico lessico di output.

Il lessico è concettualizzato come un insieme di rappresentazioni, cioè di oggetti mentali che corrispondono a elementi della realtà. Il lessico mentale è l’insieme di rappresentazioni che definisce le conoscenze intorno alle parole che gli utenti di una certa lingua possiedono e che usano nella elaborazione recettiva ed espressiva del linguaggio; dunque può essere inteso come un complesso magazzino nel quale sono accumulate le memorie che si riferiscono alle parole. Esso coinvolge sia proprietà sintattiche, morfologiche e fonologiche, che significati. Il processo di accesso al lessico, ovvero le modalità e le operazioni con cui le rappresentazioni mentali corrispondenti alle singole parole vengono recuperate per i diversi usi e per diversi scopi implica dunque 1) l’identificazione dell’oggetto come membro di una classe, 2) l’attivazione del nome tra le parole conosciute, 3) la preparazione ed esecuzione dei comandi articolatori

Tra le teorie attuali che riguardano il lessico mentale ritroviamo:

  • Modello di produzione delle parole di Levelt (1999): Lo studio è stato effettuato su adulti, è un modello a cascata, sequenziale, un processo che porta dalla preparazione concettuale all’articolazione (ultimo punto) e necessariamente si deve passare attraverso tutti gli altri sub-sistemi. Ogni sub-sistema o fase realizza una propria forma di rappresentazione (concetti lessicali, lemmi, morfemi ecc…) che si associano e vanno a costituire la parola.
  • Modello di tipo interazionista di Dell et al.: studio effettuato su adulti, la differenza con il primo modello è che in questo non vi è sequenzialità, ma è un modello costituito da interconnessioni, interazioni tra nodi concettuali.
  • Studio sperimentale di D’amico, De vescovi e Bates: ha permesso di definire le interconnessioni tra i diversi domini di abilità necessari per la costruzione del lessico mentale, dove sono state confrontate le risposte di adulti e bambini di età compresa tra i 5 e 6 anni, in un compito di denominazione di figure, misurando il tempo di risposta e il grado d’accordo tra i soggetti nello scegliere l’etichetta lessicale con cui nominare l’immagine. Risultati: tempi di risposta più lunghi nelle risposte

dei bambini, sono stati verificati effetti differenziati nella categoria semantica. Contrariamente agli adulti, i bambini risultano più veloci nel denominare immagini di animali e veicoli ma, come gli adulti, denominano più lentamente immagini raffiguranti persone (in realtà si tratta di denominare il ruolo che la persona rappresenta: dottore, infermiera ecc).

LESSICO PSICOLOGICO

Dai 2 anni si sviluppa il lessico psicologico ovvero quelle parole che si riferiscono a desideri, percezioni, emozioni, il quale indica la formazione di una teoria della mente e dunque già a due anni i bambini sono in grado di differenziare le emozioni. Gli studi sul lessico psicologico suggeriscono che già a 20 mesi i bambini dispongono di parole quali “felice” e “triste” e che a 28 mesi sono in grado di collegare esplicitamente questi stato interni con i comportamenti delle persone; verso i 3 anni si specifica e articola, includendo la soggettività dei desideri. Secondo Feldman nei primi anni gli stati mentali esistono solo come espressione di atteggiamenti verso il mondo, mentre più tardi diventano oggetti di pensiero attraverso un meccanismo ricorsivo. Tomasello sostiene che il cambiamento nel pensiero psicologico infantile consiste nell’evoluzione del concetto di persona: dalla corrispondenza tra le parti del proprio corpo e quelle dell’altro, all’attribuzione di stati mentali propri e altrui. Bates sostiene che esista un continuo interscambio tra le nozioni di sé, di altro, e l’acquisizione del sistema linguistico

LO SVILUPPO DELLA GRAMMATICA (dalla fine del 2° anno ai 9 – 10 anni)

Tale sviluppo si distingue in due componenti:

1.la morfologia (le regole che guidano la formazione delle parole: suffissi e prefissi per formare femminile/maschile, singolare/plurale, coniugazione dei verbi, ecc.)

2.la sintassi (le regole che guidano la formazione delle frasi: l’ordine delle parole, ecc.)