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Restauro - Risposte Aperte - CORRETTO - ESAME SUPERATO, Panieri di Restauro

Restauro - Risposte Aperte - CORRETTO - ESAME SUPERATO

Tipologia: Panieri

2022/2023

In vendita dal 12/10/2022

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ale467 🇮🇹

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Restauro - Risposte Aperte - CORRETTO - ESAME SUPERATO
6. Si illustrino i principali problemi di intervento per operare in tessuti edilizi
storici
Nel settore del restauro edile, si deve intervenire spesso su facciate e coperture delle
costruzioni in tessuti edilizi storici in spazi angusti, tra fabbricati e manufatti con
importanti e delicate caratterizzazioni estetiche e particolari soluzioni strutturali.
Sorge in tali delicati contesti l’esigenza di impiegare quindi macchine specifiche per
gli interventi mirati, operando con limitata libertà di manovra in ambienti angusti e
con decori e finiture fragili, in spazi di limitata ampiezza.
7 Si faccia un esempio di verbale di coordinamento nel caso di piano di
sicurezza redatto per il restauro di un edificio storico, con didascalie, schizzi
e disegni.
Il giorno 03 nel mese di dicembre 2021 alle ore 10.00 il coordinatore Franco Rossi, in
presenza del preposto dell’impresa Edilizaveronese e del preposto dell’impresa
Edilcentro, verificati i contenuti del POS, verificati i documenti del personale,
verificata la documentazione dei mezzi e delle attrezzature, al fine di coordinare
l’attività delle due imprese per los volgimento dei lavori di rifacimento della facciata
del condominio Centro in Verona come da progettazione, sarà necessario:
1. Inibire l’area perimetrale al ponteggio al fine di evitare l’interferenza tra le due
imprese;
2. Il sollevatore telescopico dovrà esser costantemente stabilizzato e provvisto
dei dispositivi di segnalazione acustica e luminosa;
3. Il personale all’interno del cestello dovrà essere costantemente imbracato ed
agganciato ad un punto fisso;
4. Durante tutto il periodo in cui saranno effettuate tutte le attività di rimozione
dei calcinacci e delle parti ammalorate, nella parte sottostante non dovrà
essere presente personale di altre imprese, verranno dunque fermati gli altri
mezzi di rimozione materiali quali pale o escavatori meccanici, nonché
autocatti cassonati a 4 assi per il trasporto in discarica del materiale da
dismettere.
8.Descrivere in quanti modi, in relazione alla facciata di un edificio storico, è
possibile realizzare lo sbalzo sul montante interno di un ponteggio.
a)ponteggio a sbalzo dai vani finestra. Il ponteggio tubolare metallico nel sistema a
tubi e giunti, realizza una struttura di servizio a sbalzo per la manutenzione di due
facciate d’angolo di un fabbricato. La struttura è concepita in modo che i carichi delle
tavole di impalcato del ponteggio di facciata standard vengano trasmessia terra e/o ai
solai di impalcato tramite due travi reticolari longitudinali ortogonali tra di loro, le
quali trovano a loro volta l’appoggio in due castelli reticolari trasversali al centro e in
due ponteggi già esistenti alle estremità. I castelli reticolari di forzamento sono
montati all’interno delle stanze del primo piano dell’edificio, in corrispondenza dei
vani finestra, si collegano a sbalzo esternamente nelle travi e sono forzati tra i solai
rifatti in
C.A. del fabbricato;
b)ponteggio a sbalzo da ballatoio il ponteggio tubolare metallico, nel sistema a
tubo/giunto e tavole, realizza una platea a servizio per la sostituzione di pannelli di
tamponamento in legno della veranda posta all’ultimo piano del cortile di un
fabbricato. Dal momento che la veranda affaccia su una copertura non praticabile, la
struttura è impostata e idealmente suddivisa in una partenza dal ballatoio sottostante
posto in corrispondenza, cacciata esterna a sbalzo a sfiorare la copertura ed infine
nuovo rientro interno superiore verso la veranda con ponteggio a due piani di lavoro.
c)la facciata a sbalzo del ponteggio è realizzata riportando all’estremità dei traversi
di partenza, aggettati dal filo in modo da scapolare la copertura superiore, un
montante per stilata ad interasse 0,50 m il quale proseguendo in altezza, permette di
impostare il primo piano di ponteggio superiore alto 2 metri, poiché lo sbalzo è
eccessivo lo scarico di tali montanti interrotti è trasmesso al ballatoio di partenza
per mezzo di diagonali di stilata le quali sono giuntate al corrente esterno sotto al
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Restauro - Risposte Aperte - CORRETTO - ESAME SUPERATO

6. Si illustrino i principali problemi di intervento per operare in tessuti edilizi storici Nel settore del restauro edile, si deve intervenire spesso su facciate e coperture delle costruzioni in tessuti edilizi storici in spazi angusti, tra fabbricati e manufatti con importanti e delicate caratterizzazioni estetiche e particolari soluzioni strutturali. Sorge in tali delicati contesti l’esigenza di impiegare quindi macchine specifiche per gli interventi mirati, operando con limitata libertà di manovra in ambienti angusti e con decori e finiture fragili, in spazi di limitata ampiezza. 7 Si faccia un esempio di verbale di coordinamento nel caso di piano di sicurezza redatto per il restauro di un edificio storico, con didascalie, schizzi e disegni. Il giorno 03 nel mese di dicembre 2021 alle ore 10.00 il coordinatore Franco Rossi, in presenza del preposto dell’impresa Edilizaveronese e del preposto dell’impresa Edilcentro, verificati i contenuti del POS, verificati i documenti del personale, verificata la documentazione dei mezzi e delle attrezzature, al fine di coordinare l’attività delle due imprese per los volgimento dei lavori di rifacimento della facciata del condominio Centro in Verona come da progettazione, sarà necessario: 1. Inibire l’area perimetrale al ponteggio al fine di evitare l’interferenza tra le due imprese; 2. Il sollevatore telescopico dovrà esser costantemente stabilizzato e provvisto dei dispositivi di segnalazione acustica e luminosa; 3. Il personale all’interno del cestello dovrà essere costantemente imbracato ed agganciato ad un punto fisso; 4. Durante tutto il periodo in cui saranno effettuate tutte le attività di rimozione dei calcinacci e delle parti ammalorate, nella parte sottostante non dovrà essere presente personale di altre imprese, verranno dunque fermati gli altri mezzi di rimozione materiali quali pale o escavatori meccanici, nonché autocatti cassonati a 4 assi per il trasporto in discarica del materiale da dismettere. 8.Descrivere in quanti modi, in relazione alla facciata di un edificio storico, è possibile realizzare lo sbalzo sul montante interno di un ponteggio. a)ponteggio a sbalzo dai vani finestra. Il ponteggio tubolare metallico nel sistema a tubi e giunti, realizza una struttura di servizio a sbalzo per la manutenzione di due facciate d’angolo di un fabbricato. La struttura è concepita in modo che i carichi delle tavole di impalcato del ponteggio di facciata standard vengano trasmessia terra e/o ai solai di impalcato tramite due travi reticolari longitudinali ortogonali tra di loro, le quali trovano a loro volta l’appoggio in due castelli reticolari trasversali al centro e in due ponteggi già esistenti alle estremità. I castelli reticolari di forzamento sono montati all’interno delle stanze del primo piano dell’edificio, in corrispondenza dei vani finestra, si collegano a sbalzo esternamente nelle travi e sono forzati tra i solai rifatti in C.A. del fabbricato; b)ponteggio a sbalzo da ballatoio – il ponteggio tubolare metallico, nel sistema a tubo/giunto e tavole, realizza una platea a servizio per la sostituzione di pannelli di tamponamento in legno della veranda posta all’ultimo piano del cortile di un fabbricato. Dal momento che la veranda affaccia su una copertura non praticabile, la struttura è impostata e idealmente suddivisa in una partenza dal ballatoio sottostante posto in corrispondenza, cacciata esterna a sbalzo a sfiorare la copertura ed infine nuovo rientro interno superiore verso la veranda con ponteggio a due piani di lavoro. c)la facciata a sbalzo del ponteggio è realizzata riportando all’estremità dei traversi di partenza, aggettati dal filo in modo da scapolare la copertura superiore, un montante per stilata ad interasse 0,50 m il quale proseguendo in altezza, permette di impostare il primo piano di ponteggio superiore alto 2 metri, poiché lo sbalzo è eccessivo lo scarico di tali montanti interrotti è trasmesso al ballatoio di partenza per mezzo di diagonali di stilata le quali sono giuntate al corrente esterno sotto al

primo traverso; il ribaltamento della mensola che geometricamente si configura in ogni stilade del 5,40, è contrastato dalla coppia formata dagli ancoraggi a vitone.

9. Si descrivano i metodi di rilievo diretto della facciata di un edificio. Il rilievo diretto consiste nell’effettuare operazioni di misurazione a stretto contatto con i manufatti e le opere da rilevare, infatti vengono utilizzati strumenti semplici che vengono adagiati lungo le superfici degli oggetti da rilevare o nelle loro vicinanze per misurare lunghezze e per impostare allungamenti. Le misure possono essere annotate su un foglio di carta insieme ad uno schizzo approssimativo del manufatto o opera generica, da cui si ricava, in un secondo momento, la rappresentazione esatta. In alternativa il metodo si esegue il disegno in scala e in proiezione ortogonale sul campo, il vantaggio di tale rilievo è quello di evidenziare eventuali errori di misurazione immediatamente in corso d’opera e porvi rimedio. 10. Si descrivano i metodi di rilievo indiretto di una facciata di un edificio.

compresso. Esistono diversi tipi:

- A falde orizzontali;

- A falde orizzontali senza montanti, visto che i montanti possono anche non

essere presenti in una capriata di tipo Warren;

- A falde inclinate, chiarendo che in questo caso, i diagonali possono essere

soggetti a caratteristiche di sollecitazione diverse da quelle del caso di corrente superiore orizzontale;

- A falde inclinate senza montanti.

14 Si paragoni il binario ferroviario detto "Vignole" con la sezione del trave in ferro a doppio T. Se ne descrivano le caratteristiche fondamentali confrontando le due sezioni resistenti indicate. Se ne mettano in luce affinità e differenze.

La trave vignole o meglio vignoles deve il suo nome all’ingegnere inglese Charles Vignolese, che introdusse in Europa nel 1836, dopo averla notata negli Stati Uniti d’America. Questa trave fu particolarmente usata come binario ferroviario e presenta una forma classisca di profilo a doppia T dalla base più larga con lo stelo alto su cui posa e si allarga il piano di rotolamento dalla forma a fungo. Infatti la parte superiore si chiama “fungo”, quella centrale più stretta “anima” e la base a forma di T rovesciata “suola”. Quella a doppia T presenta invece due “suole”. La differenza sta proprio nella base più larga e la forma a fungo superiore. 15 Descrivere con schizzi e disegni gli accorgimentie i metodi per il rilievo della facciata di un edificio storico Rilievo fotogrammetrico l’operazione effettuata con l’impiego di macchine da presa e di particolari strumenti denominati restitutori, con i quali è possibile estrarre dai fotogrammi di presa le informazioni necessarie alla rappresentazione grafica dell’edificio o di alcune parti di esso. Con questo metodo si rendono necessarie alcune operazioni topografiche preliminari con caratteristiche di inquadramento effettuate con opportuni strumenti di misura come i teodoliti. Questo tipo di rilievo è particolarmente efficace nel rilievo dei prospetti e delle facciate di edifici monumentali o comunque di interesse storico, la cui ricchezza di particolari rende poco conveniente e inadeguato l’impiego del metodo diretto. 16 Descrivere con schizzi e disegni l'allestimento di cantiere da porre in essere per il restauro della facciata di un edificio storico: Il primo passo da compiere per l’allestimento del cantiere di restauro, è quello di posizionare i mezzi d’opera scelti per eseguire le lavorazioni da compiere e realizzare apprestamenti e strutture effimere, ovvero ponteggi, con eventuali delimitazione e accorgimenti. 17 Si descriva una volta a botte lunettata con didascalie e schizzi. La volte a botte lunettata è formata dall’intersezione di volte a botte con raggi diversi ma con assi perpendicolari. In genere la volta con il raggio maggiore rappresenta l’elemento di copertura di un elemento architettonico ed è detto principale, l’altra di raggio minore è detta secondaria ed è utile per la realizzazione di aperture laterali. Viene ottenuta, di frequente, come intersezione tra due semicilindri circolari aventi sia gli assi di rotazione tra loro perpendicolari, sia diversa misura per i raggi delle proprie direttrici. La volta a botte viene lunettata, nasce per risolvere il principale difetto degli ambienti coperti a botte, che risultano poco luminosi a causa dello scarso spazio di parete su cui realizzare aperture, a meno di alzare molto il piano di imposta e conseguentemente avere una spinta orizzontale in una posizione difficile da contrastare. Le unghiature o lunette sono dunque funzionali alla realizzazione di aperture soprattutto per l'illuminazione dell'ambiente voltato. Secondo il tipo della superficie da cui è formata la volta secondaria, la volta a botte lunetta può essere così classificata: Volta a botte a lunetta cilindrica (quella classica), Volta a botte a lunetta conica, Volta a botte a lunetta sferica, Volta a botte a lunetta ellissoidica e volta a botte a lunetta parabolidica. In generale, la volta secondaria può essere formata da qualsiasi tipo di superficie sia proiettiva che di rotazione 18 Descrivere con schizzi, disegni e brevi didascalie l'impianto di una cattedrale paleocristiana Lo schema è a pianta rettangolare, a tre o cinque navate, divise da colonne o pilastri che sostengono archi o architravi. C’è una navata centrale e due o quattro navate laterali. Possiamo avere una chiesa che ha un unico spazio longitudinale, con navate laterali, che possono essere della stessa altezza o altezza inferiore della navata centrale. Nella pianta della basilica paleocristiana possiamo avere anche l’inserimento di un transetto, che è una ulteriore navata inserita orizzontalmente ad intersecare la navata principale, detto qualche volta navata trasversale. Se il

cioè il coro. Davanti allo spazio della chiesa con le navate è presente un ampio spazio detto quadriportico, una specie di piazza porticata, con lo spazio interno coperto mentre lateralmente ci sono i portici. Il quadriportico è lo spazio in cui entravano i catecumeni, cioè le persone non battezzate, che non potevano entrare nella chiesa. Il cantharus è la fontana che sta al centro del quadriportico che ha una funzione simbolica, perché i fedeli si lavano alla fontana per togliere il peccato. In assenza del quadriportico troviamo il nartece, una sorta di atrio porticato più piccolo sotto il quale stavano i penitenti. 19 Descrivere con schizzi, disegni e brevi didascalie perché l'arco a tutto sesto è così denominato. L'arco a tutto sesto (sesto è l'antico nome del compasso) è un tipo di arco contraddistinto da una volta a sezione semicircolare unica e completa (180º). Originariamente era costituito da una sequenza di cunei in adobe, mattone o pietra, costituisce inoltre, il fondamento architetturale delle volte a botte. Non è difficile capire perchè un arco a tutto sesto sia più facile da disegnare, e poi realizzare di un arco più acuto o di un arco ribassato. L'arco a tutto sesto corrisponde a un semicerchio. Il cerchio fu il primo disegnato dell'uomo, il più semplice. Era sufficiente un paletto (detto gnomone) conficcato al suolo, a cui si legava una liana o una corda e si faceva girare l'estremo del legaccio, tenuto da qualcuno che girasse intorno allo gnomone; esso avrebbe disegnato un cerchio completo. Se poi si tagliava a metà il cerchio il sesto era disegnato. 20 Descrivere i meccanismi di collasso di una volta a tutto sesto con brevi didascalie e disegni. La volta a tutto sesto è una volta a botte con il centro posizionato sul piano di imposta. Essa può essere considerata, generata dalla sequenza di un arco lungo una direttrice ad essa ortogonale. Se la volta poggia con continuità lungo i bordi longitudinali il comportamento di ciascuna sezione è del tipo ad arco a tutto sesto. I muri laterali, devono essere sufficientemente larghi per contenere le spinte. L’ipotesi di base semplificativa per il materiale composito muratura ci dice che:

 presenta una resistenza a trazione trascurabile;

 la muratura, per carichi non elevati risulta infinitamente resistente a

compressione;

 si trascurano fenomeni di scorrimento fra i conci.

I meccanismi di collasso sono stati studiati in maniera più scientifica solamente dal XVIII secolo in poi, di cui si ricordano soprattutto:

 Rottura per scivolamento: in tale meccanismo la calotta superiore scivola,

determinando un collasso con 3 corpi rigidi (individuati a 45° dal centro dell’arco) con rotazione dei piedritti;

 Rottura per flessione : tale meccanismo è forse il più comune nella rottura per

archi, e comporta la formazione di tre cerniere con fessurazioni alternate fra intradosso ed estradosso e quindi un meccanismo a 4 corpi rigidi, individuati dalla chiave dell’arco e dalle reni a 30° rispetto al centro dell’arco. In teoria, il meccanismo di collasso più frequente viste le assunzioni, dovrebbe essere la rottura per scivolamento, ma tale ipotesi è affetta dall’ipotesi di attrito nullo. Ciò ovviamente non risulta vero, pertanto nel meccanismo della rottura per scivolamento vi è una forza “raddrizzante”, che fa sì che il meccanismo di rottura più comune sia proprio quello per flessione. 21 Si descriva una volta a crociera con didascalie e schizzi. La sua superficie è costituita, nella forma più semplice, da un'ossatura di quattro archi perimetrali e due archi diagonali. Questi ultimi passano per il centro della volta e sono più grandi di quelli perimetrali. Il centro è chiuso da una pietra a forma di cuneo o tronco di piramide, detta chiave di volta: dopo la messa della chiave di volta, la struttura si autosorregge, scaricando il proprio peso sui sostegni (colonne, pilastri o altro). Gli spazi tra gli archi diagonali e quelli perimetrali sono detti spicchi o vele e, talvolta, sono separati da nervature che evidenziano le superfici architettoniche, dette costoloni. Se gli archi che compongono la volta sono a tutto sesto, la proiezione

della volta avrà di solito forma quadrata; nel caso di volte fatte a partire da archi a sesto acuto, è frequente ottenere in proiezione basi rettangolari. Questo spazio è detto campata, delimitato dai quattro (o sei o più) piedritti sui quali si sostiene la volta. Il rapporto tra lunghezza e larghezza dei lati contigui di una volta a crociera deve essere contenuto e in genere non esce dall'intervallo tra 1:1 e 1:5. Questa necessità può essere spiegata in via semplificata considerando i due archi diagonali della volta: in caso di volte strette ma molto lunghe, le diagonali diventerebbero archi molto ribassati o, al contrario, sproporzionatamente alti rispetto agli archi di perimetro: in entrambi i casi, si avrebbe un forte indebolimento della struttura. Se la chiave di volta è più alta rispetto a quelle perimetrali, si parla di volta cupoliforme: è il caso tipico di archi di perimetro e di diagonale che siano a tutto sesto. Se gli archi trasversali sono a sesto acuto, in tal caso la volta viene detta Volta a crociera gotica. 22 Si descriva una volta a padiglione con brevi didascalie e schizzi.

cupola si apre molto spesso una lanterna, che fornisce una punto d’illuminazione centrale e crea un elemento decorativo terminale alla superficie esterna. Altri punti d’illuminazione possono essere inseriti nella stessa superficie della cupola mediante aperture denominate occhi. 27 Descrivere con schizzi e disegni lo schema generico di una porta torre medievale come quelle di Carcassonne in Francia Le torri dei castelli medievali erano solitamente fatte di pietra o, raramente, legno. Spesso, soprattutto nell'ultima parte di questo periodo, erano complete di merlature e feritoie. Le feritoie erano fessure verticali nelle mura da cui gli arcieri all'interno potevano sparare dardi verso gli assalitori, offrendo contemporaneamente loro riparo. Per accedere nei castelli, esistevano delle aperture nelle mura, che causava non pochi problemi in caso di guerra, rappresentando un punto debole della protezione. Queste aperture dovevano permettere il passaggio dei rifornimenti, respingendo comunque il nemico. L'uso dei fossati era sufficiente in tempo di pace o durante un

assedio, e piccole aperture non avrebbero compromesso la sicurezza del castello. Le porte apparvero con molti aspetti diversi, dai semplici blocchi in legno e pietra, ai massicci archi in pietra. Le porte erano fatte con due strati di quercia. La nervatura del legno doveva essere verticale sul davanti, ed orizzontale dietro, come una fora semplificata di compensato. I due strati erano tenuti insieme da borchie in ferro. Le borchie erano poste sul davanti, in modo da danneggiare le armi degli assalitori (spade, asce, ecc.) mentre questi tentavano di abbattere le porte. Le porte, nella sperimentata tradizione delle cinte murarie, risalente alle esperienze mutuate dagli Antichi Romani, erano in genere fiancheggiate da due torri massicce, oppure inglobate in un unica potente porta torre. Non mancano esempi nei quali entrambi gli apprestamenti sono presenti; la porta munita di possente merlatura a sporto, costituito da mensole ed archetti (“beccattelli”), veniva appunto detta “ingattonata” proprio perchè i grandi merli posti in posizione avanzata su grandi mensole, erano detti “gattoni”. 28 Descrivere con schizzi e disegni il criterio analogico adottato nel XIX secolo da Viollet le Duc Nel periodo della rivoluzione francese si assiste in Francia alla sistematica distruzione di antichi monumenti per due ragioni:

 Ideologiche : si voleva cancellare i simboli della monarchia assoluta;

 Speculative : si riutilizzavano le aree e i materiali per nuovi edifici.

In seguito ci si rende conto della necessità di fermare queste sistematiche distruzioni, e si sviluppa una specie di sentimento d’orgoglio nazionale. La sintesi di questo atteggiamento sfocerà nel “Restauro Stilistico”, dove si esplicita che in un restauro non si deve inventare niente. Quando le tracce dello stato antico sono perdute, la cosa più saggia è copiare i motivi in un edificio della stessa epoca e della stessa provincia, il cosiddetto criterio analogico, bisogna quindi, restaurare ciò che è stato danneggiato ma non rimpiazzare ciò che si è completamente perduto. Quindi se da una parte si vogliono fermare le distruzioni per salvare l’identità nazionale della Francia, dall’altro prende sempre più importanza il gusto per le rovine e il medioevo. Attorno al 1830 si è ormai costituita in Francia la scuola romantica, e avviene il distacco tra i concetti di “monumento nazionale” e “monumento storico”. Il primo concetto segnerà l’affermazione della pratica della “reintegrazione stilistica” con il suo massimo rappresentante in E. Viollet Le Duc, e il secondo darà vita al restauro romantico, che approderà poi in Inghilterra e avrà il suo massimo rappresentante in John Ruskin. La pratica della “reintegrazione stilistica” si basa sul concetto di STILE = realtà storica e formale, unitaria e coerente, bene delimitata nel tempo e nei suoi modi figurali. Questa realtà è ricavata per astrazione e selezione dagli edifici esistenti, seguendo procedimenti di natura “scientifica”. Ogni monumento è visto come il prodotto di uno stile. Compito del restauratore è riportare l’opera alla unità di stile perduta, che può coincidere col suo stato primitivo, ma può anche essere un ideale di perfezione stilistica che può non essere mai esistita. Il restauro diventa ripristino e purificazione linguistica, a scapito delle stratificazioni storiche 29 Si descriva come utilizzare il teodolite per il rilievo dell'intradosso e dell'estradosso di una cupola. Per il rilievo estradosso si effettuano misurazioni all’esterno dell’edificio. Per il rilievo intradosso si effettuano misurazioni all’interno e dell’edificio. Il collegamento tra i due rilievi può essere realizzato prendendo in considerazione alcuni punti presenti all’ingresso dell’edificio e punti esterni all’edificio, ma visibili dall’interno. Mentre per l’interno la presenza di fasce marcapiano e cornicioni, costoloni ed i lacunari sono buoni punti di riferimento, le misurazioni all’esterno possono risultare difficoltose per la curvatura delle superfici 30 Si descriva il rilievo dei punti principali della facciata di una chiesa a mezzo del teodolite. Per il rilievo dell’edificio e nello specifico della facciata, si prevede una buona conoscenza dell’ordine architettonico e della storia dell’edificio, la consistenza dei materiali che compongono la costruzione e la geometria della costruzione (aggetti e rientranze).

e graduata, regolabile tramite una vite filettata. Tutta questa struttura poggiava su un disco che poteva ruotare ed essere regolata tramite dei mandrini. In questo modo era possibile misurare degli angoli su un piano orizzontale. Viene menziona anche una livella ad acqua che poteva essere montata sul disco rotante. In questo modo si disponeva di una linea di mira orizzontale con cui individuare oggetti lontani giacenti allo stesso livello dell'osservatore, ovvero misurare degli angoli sul piano verticale. Tale strumento chiamato "Diottra di Erone" può essere considerato l'antenato del moderno teodolite. Nella sua forma più semplice è formata da un righello con alle estremità delle alette fissurate che consentono di determinare una linea di mira (detta anche linea di fede, o linea fiduciale) parallela al bordo del righello, terrestri o astronomiche. Esistono diversi tipi di diottra, che si diversificano per il sistema usato per tracciare l'allineamento. I tipi fondamentali sono:

 diottra traguardi;

 diottra a prisma;

 diottra a cannocchiale.

La diottra traguardi è il tipo più semplice di diottra. È costituito da una riga metallica dotata alle estremità di due alette, dette pinnule, disposte perpendicolarmente al piano della riga, mentre diottra a prisma sfrutta le proprietà ottiche del prisma triangolare rettangolo e isoscele. La diottra a cannocchiale è formata da una riga piatta, solitamente metallica, detta suola, su cui è fissato tramite un supporto un cannocchiale collimatore. Il teodolite è uno strumento che misura angoli Zenitali e Azimutali e distanze tramite una stadia graduata. Qui le letture degli angoli vengono stimate leggendo una tacca sui goniometri orizzontale e verticale e la misura della distanza viene fatta facendo le 3 famose letture (stimate) sulla stadia ed applicandole alla formula: D=KSSen(F)^2. Ovviamente la precisione era quella che era. Il teodolite elettronico permette di leggere in forma digitale gli angoli, con una precisione di almeno 1/500 di grado centesimale 400g (riferito a degli strumenti abbastanza scarsi). La stazione totale non è nient'altro che un teodolite elettronico con integrato un distanziometro che a differenza del metodo di misura del tacheometro, permette di misurare distanze anche dell'ordine di 2, 3 o 4 km (con più prisma riflettori) con scarti di pochi millimetri. Le ultime stazioni totali hanno anche dei G.P.S. integrati e possibilità di misurare senza prisma mediante un raggio Laser. In conclusione, la diottra ha la funzione di mirino che misura punti, angoli o posizioni contenuti in un piano orizzontale (azimutale). Il teodolite, misura posizioni, angoli o punti in ogni piano, sia orizzontale che verticale (zenitale). 31 bis Si descriva a mezzo del sistema della trilaterazione il rilievo della pianta di una chiesa a tre navate con abside, transetto e colonne. Spesso nel compiere questa operazione, sia che si disponga di una strumentazione per la celerimensura, sia che si stia facendo un rilievo diretto, specie all’interno delle costruzioni, si è portati a fissare un numero ridondante di triangoli. La maglia prescelta risulta alquanto intricata e non è detto che essa garantisca la maggior precisione possibile. Un corretto principio è quello di avere triangoli collegati tra loro ma dai lati il meno diseguali possibile, compatibilmente con l’orografia e laconformazione dei luoghi e degli oggetti che si stanno rilevando. I triangoli devono giacere su di un unico piano ideale. E’ quest’ultima operazione che verrà più avanti descritta e che può esser ad esempio effettuata con l’ausilio di una bolla torica. Nel rilievo diretto si avrà l’accortezza di stendere uno spago posto in orizzontale all’altezza rispetto la quale si desidera disegnare la sezione orizzontale (pianta) della stanza considerata, che vada da uno angolo all’altro della parete, e misurare con una squadra ed una riga quanto la superficie scabra scabra aggetta o rientra significativamente rispetto alla corda tesa. Aggetti e rientranze di pochi millimetri così rilevati non sono significativi, rispetto alla geometria della pianta restituita in scala , ad esempio di 1:50. Se la corda non si tende in modo rettilineo, a causa di flessi della parete consistenti ed apprezzabili, allora è il caso di considerare questi

ultimi come punti di riferimento della trilaterazione. Va definita per un corretto rilievo, una maglia primaria sulla quale si appoggeranno poi operazioni successive di trilaterazione o per semplici coordinate su di una base prescelta. Stabilita la maglia primaria con pochi triangoli dagli angoli, possibilmente poco acuti e moderatamente ottusi, a tutto vantaggio della semplicità di restituzione grafica e della precisione di misurazione, alla quale riferire poi operazioni secondarie per il rilievo dei dettagli. Tali operazioni possono compiersi se non ostacolate dalla vegetazione, ad esempio Piante di alto fusto, o da altri ostacoli fissi.

32. Si descriva una meridiana con brevi didascalie e disegni: La meridiana si utilizza per la misurazione del tempo basandosi sulla posizione del sole e ciò che essa comporta in un dato punto sulla superficie terrestre. La meridiana è costitutita da un asta detta gnomone che illuminata dal sole proietta la propria ombra su un quadrante detto piatto, opportunamente sezionato determinando l’orario ad

caratterizza la struttura di tamponamento. Al fine di poter raggiungere risultati migliori, è possibile abbinare un sistema di isolamento a cappotto, interno o esterno, a seconda dei vincoli che sussistono sull’edificio in oggetto. La scelta di isolare l’involucro edilizio con un sistema a cappotto esterno è la soluzione migliore per edifici non soggetti a particolari vincoli architettonici. Il pannello isolante applicato sulla faccia esterna della parete, andrà a rivestire in maniera continua le pareti, andando ad azzerare o ad attenuare in maniera significativa i ponti termici e gli effetti correlati. La scelta del materiale del pannello isolante è fondamentale poiché condiziona il comportamento dell’involucro alle sollecitazioni termiche oltre che definire le caratteristiche meccaniche e la conformazione superficiale dell’involucro. Tra i vantaggi energetici ed economici, i pannelli isolanti richiedono bassa mano d’opera e rapidità dei tempi di posa grazie all’utilizzo di tasselli e colle adesive applicati direttamente sulla superficie delle pareti di tamponamento. Nel caso di interventi di riqualificazione energetica di edifici soggetti a vincoli architettonici o di unità immobiliari di condomini il cui regolamento vieta qualsiasi intervento sulle pareti esterne è possibile procedere con un sistema di coibentazione interno. Questo tipo di intervento è consigliabile inoltre per tutte quelle tipologie

abitative che vengono riscaldate saltuariamente o per poche ore al giorno come ad esempio, uffici o case vacanze. È possibile coibentare dall’interno grazie a contropareti preaccoppiate con pannello isolante, incollato direttamente alla parete o con tasselli; in alternativa, per un maggior isolamento dell’involucro, coibentare con una controparete autoportante con una struttura metallica con micro intercapedine d’aria. A differenza di altre soluzioni di coibentazione, l’isolamento a cappotto interno permette di limitare le dispersioni termiche ma lascia irrisolte problematiche di varia natura. Ad esempio, i ponti termici delle solette interpiano non vengono risolti poiché si andrà a isolare solo le pareti confinanti con l’ambiente esterno o non riscaldato. A differenza di altre soluzioni di coibentazione, l’isolamento a cappotto interno permette di limitare le dispersioni termiche ma lascia irrisolte problematiche di varia natura. Ad esempio, i ponti termici delle solette interpiano non vengono risolti poiché si andrà a isolare solo le pareti confinanti con l’ambiente esterno o non riscaldato. Oltre alle a queste criticità, la soluzione di coibentare dall’interno porta con sé non solo la riduzione di volume utile abitabile ma anche una maggiore richiesta di mano d’opera durante la fase di esecuzione per garantire, ad esempio, il passaggio di impianti già esistenti posizionati nel muro di tamponamento. 37 Si descrivano i principali procedimenti di produzione dei mattoni dall'epoca assiro-babilonese sino ai nostri giorni. Primi procedimenti di cottura dei mattoni si trovano nei resti delle civiltà assirobabilonesi, considerato i costi di produzione i mattoni erano lasciati a faccia vista. Nei tempi antichi, l’argilla impastata veniva messa in stampi di legno fatti a mano e lasciata al sole ad asciugare. Per rendere i mattoni più resistenti veniva spesso mischiata paglia con l’argilla. Oggi questi mattoni seccati al sole sono chiamati adobe, e vengono ancora usati nei paesi a clima secco. I Primi procedimenti di cottura dei mattoni si trovano nei resti delle civiltà assirobabilonesi, per rendere più durevoli i mattoni. I romani usavano il cotto in terra cruda per la realizzazione dei mattoni di copertura, questa tipologia di mattoni imponeva la realizzazione di muratura maggiormente spessa, Il laterizio da noi conosciuto nacque in tarda epoca romana l’ultima evoluzione dei mattoni si ebbe in India durante gli anni settanta con la diffusione dei mattoni in cls ottimi per le proprietà termiche. Col tempo si cominciò a usare un altro procedimento, quello dell’essiccazione nei forni, per rendere più durevoli i mattoni. La moderna produzione di mattoni include i seguenti passi fondamentali. Si mischiano argilla grezza o bruciata e acqua, con l’aggiunta di altri minerali come sabbia, calcare, dolomite e sostanze contenenti composti di ferro e altri metalli. Nel procedimento più antico ciascun mattone veniva modellato individualmente, dandogli la forma e la grandezza volute. Nel procedimento moderno, l’impasto di argilla riceve la forma essendo forzato attraverso una matrice e formando una colonna ininterrotta d’argilla che è poi tagliata in pezzi della lunghezza voluta. I mattoni sono ora pronti per due ultimi processi: l’essiccazione e la cottura. Il primo, il processo di essiccazione, si può fare con mezzi naturali o artificialmente. Il secondo, la cottura, richiede l’impiego di grandi forni o fornaci. Per piccole quantità di mattoni si usano fornaci “ad alveare” nelle quali i mattoni sono ammucchiati a mano, dopo di che vengono cotti e raffreddati a intervalli per un periodo di cinque-sette giorni. Molte grandi fabbriche usano la fornace Hoffman, un lungo e stretto forno dentro cui sono ammucchiati i mattoni e dove il sistema di cottura si sposta progressivamente da un’estremità all’altra. Un sistema più moderno è quello in cui la cottura viene effettuata in forni a tunnel completamente automatici. Con questo metodo, non appena i mattoni sono tagliati vengono accatastati su pianali e fatti passare lentamente attraverso lunghi tunnel riscaldati, e dopo 8-72 ore (secondo il tipo di mattone) sono asciutti. Ora vengono fatti passare lentamente attraverso un lungo tunnel nel quale sono riscaldati e raffreddati per un periodo di 36 ore-quattro giorni, sempre secondo il tipo di mattone. 39 Si descrivano le principali caratteristiche di una muratura tradizionale realizzata con blocchi e bozze di tufo e ricorsi di mattoni pieni o semipieni

41 Si descrivano i metodi di impermeabilizzazione di un lastrico solare giacente su un solaio latero cementizio. Si disegni il solaio con il sistema sinteticamente indicato 'in sezione assonometrica'. Per impermeabilizzare un lastrico solare partendo dal solaio in latero-cemento si applica nell’ordine: barriera al vapore , Pannello isolante , guaina isolante impermeabilizzante , sabbia , cartone imbitumato, massetto, pavimentazione 42 Si descrivano le caratteristiche fondamentali del legno lamellare. Il legno lamellare è un materiale strutturale molto solido e resistente, prodotto incollando delle tavole di legno naturale a pressione, mantenendo i pregi, di cui ricordiamo l’elevato rapporto tra resistenza meccanica e peso, oltre al buon omportamento in cso di incendio. Le specie legnose più itilizzate sono l’abete rosso, l’abete bianco, il larice, il pino e il douglas. Le fasi della produzione consistono nella riduzione del tronco in assicelle, dette lamelle di larghezza non superiore ai 20 mm., alfine di prevenire eccessive deformazioni causate dal ritiro, che vengono ricomposte tramite inccollaggio a caldo con pressione, con venature contrapposte per garantire uniformità di resistenza della trave. E’ possibile produrre elementi di forma e dimensioni volute, senza grandi limiti dovuti alla lunghezza dell’albero, ottimizzando le prestazioni meccaniche della trave. Una normale trave in legno massello ha una sezione quadrata, circolar o rettangolare, ma con scarsa differenza tra l’altezza e la base. Il vantaggio di avere una sezione più alta che larga serve ad ottenere un momento d’inerzia assiale molto grande, quindi maggioire resistenza. Inoltre il limite in lunghezza di una trave in legno lamellare è dato principalmente dalla possibilità di trasporto e messa in opera della stessa. Pur essendo realizzate con un materiale conbustibile, le srutture in legno lamllare possono avere una resistenza al fuoco pari o superiore a quella di strutture in acciaio o in calcestruzzo armato. Infatti nel legno lamellare la combustione avviene lentamente grazie al buon isolamento termico realizzato dallo strato superficiale carbonizzato. Ad un aumento molto lento della temperatura corrisponde una variazione quasi trascurabile della resistenza meccanica dlle fibre di legno della sezione non carbonizzata, quindi la szione cede o crolla solo quando la parte della sezione non ancora carbonizzata è talmente ridotta da non riuscire più ad assolvere alla sua funzione portante. Gli utilizzi del legno lamellare nelle strutture degli edifici o nelle infrastrutture sono davvero molteplici, e grazie alle tecniche attuali è possibile raggiungere lunghezze e curvature delle travi, impensabili fino a qualche tempo fa. Dalle travature portanti più semplici, ai sistemi di carpenteria a grande curvatura, dai tetti delle abitazioni alle complesse strutture reticolari con campate di grandi luci, gli esempi si moltiplicano e comprendono edifici scolastici, grandi strutture commerciali, industriali, agricole, impianti sportivi fino alle tribune di stadi all’aperto 43 Si descrivano i sistemi di precompressione del cemento armato. Nelle sezioni in cemento amato ordinario (c.a.), si trascura il contributo della parte di calcestruzzo tesa e, di conseguenza, le sezioni sottoposte a flessione si considerano normalizzate con la sola parte di calcestruzzo compresso reagente. Affinché una sezione di calcestruzzo possa essere ritenuta completamente reagente, è necessario quindi, ridurre o eliminare le tensioni di trazione. Tale obiettivo può essere raggiunto attraverso la creazione di un opportuno stato di precompressione delle sezioni, pertanto il cemento armato precompresso (c.a.p.) è da considerare un’evoluzione tecnologica del c.a. ordinario. I sistemi di precompressione utilizzati nella pratica, sono essenzialmente due:

  1. il sistema dell’armatura pre-tesa;
  2. il sistema dell’armatura post-tesa. Le fasi del sistema con armatura pre-tesa sono:

- si prepara la casseforma nella quale dovrà essere gettato il calcestruzzo;

- si dispongono nella casseforma vuota i trefoli in acciaio;

- si mettono in tensione le armature con dispositivi esterni alle casseforme. Ad

una estremità le armature saranno ancorate ad un blocco fisso, mentre dall’altra saranno collegate ad un elemento mobile, martinetto, in grado di metterle in trazione ad una tensione prestabilita e tale da ottenere lo sforzo di precompressione iniziale;

- si esegue il getto di calcestruzzo nella casseforma;

- si attende il tempo necessario affinché il calcestruzzo raggiunga la resistenza

necessaria per sopportare la tensione preventivata;

- si sbloccano le estremità delle armature dai blocchi terminali: le armature

tendono ad accorciarsi per riportarsi allo stato in deformato, ma essendo collegate per aderenza al calcestruzzo in cui sono inserite, ne sono