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Domande ripasso Filosofie dell'India e dell'Asia centrale, Prove d'esame di Filosofia Indiana

Domande generali per preparazione all'esame di filosofie e religioni dell'India e dell'Asia Centrale

Tipologia: Prove d'esame

2019/2020

In vendita dal 11/11/2021

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Che cos’è il Veda?
VEDA fonte diritto, arte, etica, precetti religiosi, speculazione filosofica e competenze +
tecniche quali la grammatica, architettura e la medicina.
“Scienza sacra” costituisce summa civiltà indiana
Considerata il punto d’arrivo di una civiltà precedentesoggetta lunga elaborazione
concettuale e letteraria
Si compone 4 raccolte SAMHITA, dedicate a:
1. Inni di lode onore divinità RGVEDA
2. Formule sacrificali YAJURVEDA
3. Melodie cantate SAMAVEDA
4. Formule di incantamento ATHARVAVEDA
Si articola su 4 livelli:
1. Raccolte SAMHITA
2. Testi sacerdotali BRAHMAN
3. Testi silvestri ARANYAKA
4. Testi iniziatici UPANISAD
1. RGVEDA (inni onore divinità)
1017 inni (SUKTA), raggruppati in 10 cicli
Le SUSTA ≠ tra loro → contenuto speculativo, alcuni NON connessi alla pratica rituale,
alcuni + problematici, alcuni intento glorificazione ordine sacerdotale
L’interpretazione indiana appare selvaggia, MA la sua volontà euristica è ferrea MAI
sono esercitazioni fine a sé stesse
Primo esempio uso consapevole strumenti poeta gettano basi KAVYA (letteratura
d’arte)
2. SAMAVEDA (melodie cantate)
Trascrizione in musica (inni o canti)
“Raccolta della scienza dei canti”
Contiene il primo esempio di notazione e uso musicale testi tradizione indiana
La raccolta è prerogativa del sacerdote/cantore
Testi cantati in scala eptatonica (sette gradi per ottava) → ottomila melodie ≠
3. YAJURVEDA (formule sacrificali)
Formule di sacrificio → indicazioni di quel è la divinità destinataria del rito
“Raccolta della scienza delle formule sacrificali”
Prerogativa sacerdote sacrificale
Si distingue in 2 versioni:
A. Nero KRSNA mescola alle formule sacrificali altri materiali, quei testi sacerdotali o
insegnamenti relativi al
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Che cos’è il Veda?

VEDA → fonte diritto, arte, etica, precetti religiosi, speculazione filosofica e competenze + tecniche quali la grammatica, architettura e la medicina. ► “Scienza sacra” → costituisce summa civiltà indiana ► Considerata il punto d’arrivo di una civiltà precedentesoggetta lunga elaborazione concettuale e letteraria ► Si compone 4 raccolte SAMHITA , dedicate a:

  1. Inni di lode onore divinità RGVEDA
  2. Formule sacrificali YAJURVEDA
  3. Melodie cantate SAMAVEDA
  4. Formule di incantamento ATHARVAVEDA ► Si articola su 4 livelli :
  5. Raccolte SAMHITA
  6. Testi sacerdotali BRAHMAN
  7. Testi silvestri ARANYAKA
  8. Testi iniziatici **UPANISAD
  9. RGVEDA (inni onore divinità) ►** 1017 inni ( SUKTA ), raggruppati in 10 cicli Le SUSTA ≠ tra loro → contenuto speculativo , alcuni NON connessi alla pratica rituale , alcuni + problematici , alcuni intento glorificazione ordine sacerdotale ► L’ interpretazione indiana appare selvaggia , MA la sua volontà euristica è ferrea → MAI sono esercitazioni fine a sé stesse ► Primo esempio uso consapevole strumenti poeta → gettano basi **KAVYA (letteratura d’arte)
  10. SAMAVEDA (melodie cantate) ►** Trascrizione in musica (inni o canti) ► “Raccolta della scienza dei canti” Contiene il primo esempio → di notazione e uso musicale testi tradizione indiana ► La raccolta è prerogativa del sacerdote/cantore ► Testi cantati in scala eptatonica (sette gradi per ottava) → ottomila melodie ≠ 3. YAJURVEDA (formule sacrificali) ► Formule di sacrificio → indicazioni di quel è la divinità destinataria del rito ► “Raccolta della scienza delle formule sacrificali”Prerogativa sacerdote sacrificale ► Si distingue in 2 versioni: A. Nero KRSNA → mescola alle formule sacrificali altri materiali, quei testi sacerdotali o insegnamenti relativi al

B. brahman C. Bianco SUKLA → tiene separate formule sacrificali da altri tipi di brahman ► SACRIFICI: A. Domestici → spazio privato, compiuto capo famiglia B. Solenni → in uno spazio pubblico, compiuto da uno o + sacerdoti ► Contengono ≠ espedienti letterari: ripetizioni, parallelismi, anafore, chiasmi → volti a sottolineare carattere formale

4. ATHARVAVEDA (formule d’incantamento) ► Questi insegnamenti si riferiscono soprattutto → rimedi spiccioli , riti minori quotidiani ► Le 2 pratiche principali: di buon auspicio e quelle terribili, equiparate categorie occidentali: A. Magia bianca B. Magia nera ► 10 tipi di inni → distinzione + semplice riti di questo mondo e riti per l’aldilà

  1. apotropaici
  2. incrementare prosperità
  3. soggiogare volontà
  4. paralizzare
  5. sedurre
  6. ecc.. ► Inni medici → con valore terapeutico ► Testi imperatori → rivolto contro divinità ostili (es. ninfee celesti) ► Inni espiatori →servono ad eliminare errori esecuzione riti/ malocchio ► Carmi erotici → procurarsi favori gentil sesso/riti nuziali ► Stile vario , ricorre a tecniche comuni in altri contesti magici indoeuropei→ anafore o allitterazione (suono e senso strettamente interdipendenti)

Parla dell’Ithasa e Purana

La scuola Saiva

Le fonti  Le scuole saiva fanno riferimento fondatore della scuola, Lakulisa , e la sua opera il PASUPATASATRA.  Le scuole raggruppate peridentità di pensiero e secondo un criterio geografico varie parti dell’India.  La raccolta dei testi delle scuole saiva → 28 titoli suddivisi in 5 serie. Esiste, tuttavia, altri testi sviluppati in modo autonomo nelle diverse regioni dove le scuole saiva si diffusero. La dottrina

 Il concetto è che il mondo deriva progressiva condensazione della coscienza divina. Tale dialettica di rarefazione-condensazione è guidata dalla apertura-chiusura degli occhi di Siva. Siva => condensazione in livelli più densi => mondo => rarefazione in livelli più sottili => Siva Processo liberazione dal mondo porta → soggetto riconoscere la sua assoluta dipendenza da Siva e la sua identità con il principio divino.  Nei TATTVA (categorie che rappresentano i principi di realtà) il divino si affievolisce ma non scompare mai del tutto → Siva rimane come semplice soffio in ogni cosa anche quelle di rango piu’ infimo. Questo suo manifestarsi nei diversi tattva si distingue in due cammini:

  • il cammino puro (o quello dei tattva superiori)
  • il cammino impuro (quello dei tattva inferiori).  Nei tattva superiori → risiedono degli esseri ancora privi di riferimento oggettuale , che sono appena inferiori a Siva stesso.  Al di sotto dei primi due tattva → sta il regno del serpente cosmico Ananta , il signore di tutti gli infiniti mondi che si sviluppano al di sotto di esso.  Al quinto tattva → compaiono esseri che prendono nome e sostanza iniziando a manifestare la variabilità del mondo e individualizzando il proprio se’. Questo comporta → esseri l’iniziare a migrare fra una esistenza e l’altra portando con sé i residui delle proprie azioni ( samskara ) nel proprio karma.  I livelli successivi comprendono→ livelli di percezione sensoriale (gusto, udito, olfatto, tatto, vista), via via che si scende, si arriva agli elementi che combinandosi costituiscono la materia tangibile (la terra, l’acqua, lo spazio, il vento ed il fuoco).  Un aspetto concettuale e innovativo → sta nel portare l’attività intellettuale dal campo dell’oggetto a quello del soggetto. Significa che il soggetto (colui che percepisce il reale) è immaginato capace di percepirsi anche nel momento illuminazione e, quindi, di non perdersi nella divinità mantenendo il senso di se’.  In questo processo→ mente proietta la sua luce ( prakasa ) sull’oggetto che osserva ma è il riflesso dell’oggetto stesso ( vimarsa ) quello, contemplando il quale, apprendiamo in termini concettuali dell’esistenza stessa di ciò che osserviamo. Questo momento di comprensione ci rende possibile riconoscerci non diversi da Sival’iniziato si riconosce NON diverso dalla divinità che venera e può formulare il pensieroIo sono Siva ”. ^^

Un’altra categoria introdotta nello studio dell’operare divino è quella del gioco ( lila ). Il gioco fine a sé stesso (per la sua gratuità) assunto come metafora per indicare l’attività di dio supremo. Dio agisce per gioco perché nella sua perfezione non ha nulla da realizzare. Se non fosse pur pure gioco equivarrebbe a fare supporre che la divinità sia carente in qualche cosa L’attività divina non ha regole nel senso che dio non ha avversari con cui confrontarsi. È libero di scegliere se e quando giocare. L’uomo no. È costretto a giocare di continuo e le norme morali costituiscono le regole del gioco. MA se uomo cerca la liberazione del karman ( MOKSA )deve potere imparare ad infrangere/disprezzare le regole.  Dalla varietà delle azioni possibili deriva la legge di retribuzione dell’atto o KARMAN. Una distinzione fondamentale è quella tripartita fra:

  • karman accumulato
  • karman intrapreso
  • karman futuro.  Il karman accumulato→ indica impregnazioni prodotte dagli atti nelle esistenze precedenti a quella attuale e destinate ad essere disponibili in essa. Sono impregnazioni fortiNON possono essere rinviata ad una vita diversa da quella in corso. Le impregnazioni meno forti →rimangono latenti nella esistenza presente e manifestarsi solo nelle vite future quando esse saranno mature. I risultati delle azioni vite presenti matureranno e saranno disponibili solo vite successive.

La scuola Vaisnava

Le fontiLa fede visnuita (Visnù) trova espressione nel Maharabhata e nei Purana.  La produzione letteraria si può dividere in 2 ordini di fonti: quelle TANTRICHE tendenzialmente mitologico-ritualistiche , ordinate in raccolte ( samhita ) e quelle NON TANTRICHE speculativo-devozionali.  Queste opere hanno un lungo intervallo di tempo che va dal 600 avanti Cristo al 600 dopo Cristo (era volgare). La dottrina visnuita  Nella produzione letteraria → è difficile separare la componente teologica da quella speculativa (la distinzione fra l’una e l’altra impossibile).Una particolare descrizione è

Ultimo concetto chiave dell’opera → è l’ ignoranza che viene distinta in nescienza primordiale ( avidya ) e conoscenza erronea ( ajnana ). È l’oscuramento momentaneo dell’essere come coscienza , che può essere superato dal processo di liberazione.

La scuola Sakta

Le fontiLe tradizioni sakta →meno riconducibili ad uno schema coerente rispetto a quelle SAIVA e VAISNAVA , soprattutto perché gran parte è andata perduta.  La classificazione raggruppa le scuole in due orientamenti: la scuola SRIKULA e la scuola KALIKULA. La dottrinaLa dottrina sakta→ ha radici vediche e puraniche. Essa poggia la sua relazione fra Siva e Sakti La potenza ( Sakti ) è quella che ri-anima il corpo di SivaSiva è la coscienza, Sakti è ciò che rende la coscienza visibile. Brahma, Visnu e Ruda (tutte personificazioni di Siva) →responsabili della manifestazione e della dissoluzione dell’universo ma solo in quanto obbediscono alla Sakti.  Anche nella dottrina sakta si riconoscono 36 TATTVA (“piani della realtà”) MA è Sakti a precedere Siva come categoria suprema e NON viceversa. La “liberazione dal karma” è possibile in vita e raggiungibile attraverso 3 gradi :  lode e recitazione degli inni  meditazione  comprensione di essere il brahaman  Rispetto altre correnti di pensiero hinduista→ in quella sakta crollano le distinzioni sociali, disciplina accessibile a tutti (anche donne). La fisiologia sottile (comune yoga tantrico ) → il processo risvegliare la potenza acciambellata alla base della colonna spinale, il serpente kundalini , è parte integrante del percorso salvifico. Il MANTRA genera risonanza nel canale spinale e il corpo umano diventa uno strumento musicale, (canale di comunicazione) che fa risuonare suono della potenza divina.  La realtà suprema è coscienza e NON limitata da tempo, spazio o causalità. La sua stessa attività implica la comparsa dell’universo, prima di allora indistinto da essa, e il riassorbimento dell’universo entro di essa.  L’ universo NON può essere distinto dalla coscienza stessa perché la coscienza non può riflettere nulla che sia esterno ad essa → il mondo esiste entro la libertà di

autodeterminazione della coscienza MA Siva deve essere rianimato dalla potenza ( Sakti ).  Per il SAMADHI (colui che ricerca la liberazione ), l’esperienza mistica può essere ricondotta nella vita quotidiana perché non occorre isolarsi mondo per trovare il divino. La liberazione può derivare da costatazione che il riconoscimento di una condizione liberata esiste da sempre. NON esiste schiavitù, NON esiste liberazione, esiste solo la onnipresenza della coscienza divina che, nel suo eterno gioco si cela ora si rivela.  Questa coscienza / consapevolezza → si trasforma in un soffio vitale che, risalendo dai tattva inferiori a quelli superiori, portano fino sfere più elevate, dove non esiste più una realtà manifesta. Alla fine, macrocosmo e microcosmo finiscono essere identificati in una unica cosa.  La liberazione dalla illusione procede per gradi. Il mondo che noi conosciamo non viene mai negato MA devono essere appresi insegnamenti che ci possono dare accesso al divino che ne costituisce l’unica ed ultima realtà.

Che cos’è lo Yoga Tantrico?

Le fonti  Le scuole di HATHAYOGA ( disciplina fondata sulla forza ) e scuole di KUNDALINIYOGA ( disciplina della serpe acciambellata ) si rifanno alle figure di due maestri: Minanatha e Goraksanata La dottrina  La dottrina HATHAYOGA : fluida, NON sistematica e variabile a seconda dei testi.  Linea guida per interpretarla → il microcosmo umano trova totale corrispondenza nel macrocosmo esterno , in cui a singole strutture del corpo vengono equiparate realtà fisiche, astronomiche e teologiche.  Significa HATHAYOGA → HATHA (“forza, sforzo”), composto sillaba HA (sole) e THA (luna) Il corpo è concepito come attraversato da una miriade di canali ( NADI ) in cui circolano diverse forme di energia o soffio vitale. Il punto di incrocio dei canali → ruote di energia ( CAKRA ).  Lo scopo della pratica → risvegliare l’energia della serpe acciambellata ( KUNDALINI ). I canali si chiamano NADI e sono 72mila. Essi originano dal plesso coccigeo-sacrale e risalgono fino alla sommità della colonna vertebrale ed oltre nel cosiddetto loto dei mille petali. Le NADI più importanti sono dieci. Il serpente KUNDALINI giace nel CAKRA di livello più basso ed è compito dello YOGIN quello di risvegliarlo e di farlo risalire fino a giungere al loto dei mille petali.