Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


Introduzione al Shivaismo Kasmiro: Avatara, Pasu, Sakti e la Coscienza Divina, Appunti di Filosofie Orientali

riassunto filosofie classiche dell'india da pag 559 a 630- pellissero

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 29/03/2021

unistudy00
unistudy00 🇮🇹

4.6

(8)

20 documenti

1 / 23

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
LE SCUOLE TEISTICHE DELLO HINDUISMO
Il termine Hinduismo è stato messo in discussione, forse è di derivazione
persiana, ha origine geografica e natura esclusiva: fu originariamente impiegata
dagli invasori musulmani dell'india per indicare gli abitanti del bacino del fiume
indo che non erano seguaci di una delle religioni del libro (ebraismo,
cristianesimo, islamismo). Venne successivamente utilizzata dai colonizzatori
europei, in particolare gli inglesi, per fare riferimento alla religione tradizionale
indiana in epoca medievale e moderna intanto distinta da correnti “eterodosse”
come il buddismo. invalse nell’uso la distinzione in tre fasi di tale religione:
vedismo, brahmanesimo e hinduismo, per indicarne la fase antica, quella
classica e quella post classica. nel momento in cui lo hinduismo si confronta con
la modernità (XVIII-XIX) le cose si complicano: lo dimostrano l'uso di diverse
etichette storiografiche che segnalano una discordanza tra gli specialisti ancora
prima che l'eterogeneità dei fenomeni oggetto di studio. Allora attuale alcuni
studiosi propendono per la necessità di superare la definizione di induismo
considerata insoddisfacente per altri la definizione conserva una sua validità.
1 SCUOLE VISNAVA
1.1 LE FONTI
La fede visnuita prova espressione già nel mahabharata nei purana e si articola
in grandi linee in 3 scuole. la relativa produzione letteraria si può dividere in
due ordini di fonti, quelle tantriche (tendenzialmente mitologico- ritualistiche,
principalmente pancaratra e vaikhanasa ), e in ambito vaisnava prendono per
lo più il nome di raccolte, sahmita, che quelle non tantriche (tendenzialmente
speculativo- devozionali, principalmente bhagavata)
-Le raccolte pancaratra sono tradizionalmente 108 ma quelle effettivamente
circolanti punti superano le 200, per un'estensione complessiva superiore al
milione di strofe. nella teologia della scuola assumono importanza le 3
“emanazioni” del Dio supremo Vasudeva: Samkarsana, Pradyumma e
Aniruddha.
- Le raccolte dei vaikhanasa, che si rifanno al veggente Vikhanas, considerato
autore dei diversi vaikhanasasutra dello yajurveda, nonché di un
vaikhanasasastra perduto che costituirebbe il testo fondante della scuola,
comprendono 4 quattro testi fondamentali che fanno capo ad altrettanti veggenti
vedici: Atrisahmita, Marcisahmita, Bhrgusahmita e kasyapasahmita
-La produzione dei bhagavata sì richiama a 2 figure veggenti: narada e
Sandilya.
pf3
pf4
pf5
pf8
pf9
pfa
pfd
pfe
pff
pf12
pf13
pf14
pf15
pf16
pf17

Anteprima parziale del testo

Scarica Introduzione al Shivaismo Kasmiro: Avatara, Pasu, Sakti e la Coscienza Divina e più Appunti in PDF di Filosofie Orientali solo su Docsity!

LE SCUOLE TEISTICHE DELLO HINDUISMO

Il termine Hinduismo è stato messo in discussione, forse è di derivazione persiana, ha origine geografica e natura esclusiva: fu originariamente impiegata dagli invasori musulmani dell'india per indicare gli abitanti del bacino del fiume indo che non erano seguaci di una delle religioni del libro (ebraismo, cristianesimo, islamismo). Venne successivamente utilizzata dai colonizzatori europei, in particolare gli inglesi, per fare riferimento alla religione tradizionale indiana in epoca medievale e moderna intanto distinta da correnti “eterodosse” come il buddismo. invalse nell’uso la distinzione in tre fasi di tale religione: vedismo, brahmanesimo e hinduismo, per indicarne la fase antica, quella classica e quella post classica. nel momento in cui lo hinduismo si confronta con la modernità (XVIII-XIX) le cose si complicano: lo dimostrano l'uso di diverse etichette storiografiche che segnalano una discordanza tra gli specialisti ancora prima che l'eterogeneità dei fenomeni oggetto di studio. Allora attuale alcuni studiosi propendono per la necessità di superare la definizione di induismo considerata insoddisfacente per altri la definizione conserva una sua validità.

1 SCUOLE VISNAVA

1.1 LE FONTI La fede visnuita prova espressione già nel mahabharata nei purana e si articola in grandi linee in 3 scuole. la relativa produzione letteraria si può dividere in due ordini di fonti, quelle tantriche (tendenzialmente mitologico- ritualistiche, principalmente pancaratra e vaikhanasa ), e in ambito vaisnava prendono per lo più il nome di raccolte, sahmita, che quelle non tantriche (tendenzialmente speculativo- devozionali, principalmente bhagavata )

  • Le raccolte pancaratra sono tradizionalmente 108 ma quelle effettivamente circolanti punti superano le 200, per un'estensione complessiva superiore al milione di strofe. nella teologia della scuola assumono importanza le 3 “emanazioni” del Dio supremo Vasudeva : Samkarsana , Pradyumma e Aniruddha.
  • Le raccolte dei vaikhanasa , che si rifanno al veggente Vikhanas, considerato autore dei diversi vaikhanasasutra dello yajurveda, nonché di un vaikhanasasastra perduto che costituirebbe il testo fondante della scuola, comprendono 4 quattro testi fondamentali che fanno capo ad altrettanti veggenti vedici: Atri sahmita, Marci sahmita, Bhrgu sahmita e kasyapa sahmita
  • La produzione dei bhagavata sì richiama a 2 figure veggenti: narada e Sandilya.

Anche in ambito vaisnava non manca la lettura commentariale, anche se generalmente poco studiata, che dà luogo alla produzione di commenti, raccolte di regole rituali, manuali, glosse illustrative, … La produzione vaisnava in tamil è meno studiata di quella saiva, e dà luogo a un genere noto come rahasya, “segreto”. Fa categoria a sé un testo definito “epica filosofica” di ambiente vaisnava, lo yogavasistha di datazione incerta, redatto come dialogo tra Rama e il veggente vasishta, il quale impartisce all'eroe un insegnamento che mi rappresentare il mondo come una proiezione mentale. Dal punto di vista del contenuto le parti speculative sono spesso interrotte da episodi narrativi con valore simbolico allegorico. comprende 6 sezioni. 1.2 LA DOTTRINA La componente tamilica vaisnava ha caratteristiche più teologiche e devozionali, con minor riferimento alla componente filosofica. L'abbraccio tra devozione e speculazione del pensiero indiano medievale tardo medievale è indissolubile. la natura più teologica che filosofica dei testi e comprovata dall' importanza delle tassonomie e gerarchie del divino che si esplicita nelle concezioni di discese sulla terra ed emanazioni, avatara e vyuha. Un avatara è una discesa sulla terra della divinità Suprema, che si può verificare in modo completo, in cui la persona divina è completamente calata nella forma tangibile, e in modo parziale, in cui la persona divina mantiene la sua permanenza celeste e si manifesta solo in una particola di sé nel mondo terrestre. Tra le diverse forme che vanno dalla forma animale, a quella se mi ferina, a quella umana, troviamo anche Krsna , Buddha e Kalkin. Buddha e il fondatore del buddismo considerato discesa della terra di visnu per confondere i deboli di intelletto e affrettare la maturazione dei tempi che porterà alla catastrofe la quale chiude il ciclo di un e vo cosmico Il secondo, Kalkin , è una figura messianica dai tratti sinistri, l'avatar del futuro che ha lo scopo di portare a compimento la catastrofe conclusiva del ciclo. Uno dei più importanti avatara di visnu , l'auriga di arjuna, Krsna è protagonista di una complessa costruzione teologica che lo vede al centro di un cosmo gramma familiare articolato nella gerarchia delle emanazioni i vyuha, questi assolvono la funzione cosmogonica dei principi di realtà. Lo yogavasistha, che adotta l'espediente narrativo del dialogo tra Rama e il veggente vasistha, il quale impartisce all'eroe l’insegnamento, propone una

sforzo umano o il destino e a farci altre domande per minare la solidità della realtà apparente. Il metodo dosso grafico dello yogavasistha consiste nella formulazione di' una “conclusione definitiva di tutte le conclusioni definitive” ottenuta mediante l'esposizione di opinioni di scuole in vario modo accostabili al modo di argomentare dell'autore che si ritiene libero di pescare a suo arbitro dalle posizioni delle scuole. In primo luogo si osserva che la stratificazione testuale sovrappone la tesi della complementarietà di conoscenze azione, la cosiddetta dottrina dell' accumulo di gnosi e atto, ha un precedente orientamento esclusivamente gnostico in cui la azione rituale non trova praticamente posto. Un altro tema rilevante e l'eterna dialettica tra i due poteri, regale e sacrale, simboleggiata dal rapporto simultaneamente conflittuale e complementare del guerriero e del sacerdote. lo studio dell'opera garantisce il raggiungimento della liberazione, moksa, per cui si afferma decisamente il valore salvifico della narrativa filosofica. I principali termini filosoficamente rilevanti sono: assoluto, esistenza, modo proprio di essere, … l'assoluto viene individuato nella consapevolezza e nello spazio vuoto della consapevolezza, nel concetto di consapevolezza esclusiva. si insiste sul ruolo dell'appartenenza fallace, per cui non tutto ciò che si presenta all'attenzione può essere considerato reale, perciò va sottoposto ad analisi critica. Solo la conoscenza a spessore ontologico e il mondo esterno promana da essa come suo principio archetipo: lo spazio della conoscenza, pur essendo vuoto, consiste in particole (anu), che sono semplicemente le singole esperienze di auto consapevolezza soggetta diventare singoli oggetti di esperienza. Se non c'è una consapevolezza che li esperisce, gli eventi esterni semplicemente non ci sono, si manifestano solo in quanto sono salvati da una conoscenza. Si affronta il tema della causalità. esaminando le posizioni contrapposte dell'arbitrarietà totale e del totale determinismo. la prima posizione viene illustrata dalla regola del corvo e della Palma (un corvo si trova per caso sotto una Palma, una noce di cocco gli cade in testa e lo uccide). Non bisogna tracciare la posizione dello yogavasistha nel casualismo, infatti in determinate fasi del ciclo cosmico l'interconnessione degli eventi ha importanza ma non si può nemmeno affermare che sia in vigore un totale determinismo: e due forse che si contrappongono in qualche modo si equilibrano. Sempre nell'ambito del casual ismo ci sono anche delle discussioni sul rapporto fra causa effetto. l'ultimo concetto chiave è l'ignoranza distinta secondo il vedanta in nescienza primordiale (avidya) e conoscenza erronea (ajnana): par lo yogavasistha i due termini si equivalgono, senza che l'uno prevalga sull'altro.

2 LE SCUOLE SAIVA

2.1 LE FONTI Non tutte le tradizioni dello sivaismo sono agamiche: la scuola che si rifà alla figura di Siva Pasupati , “signore degli animali legati al laccio” a una letteratura extra- agamica piuttosto antica- che comprende un'opera ascritta al maestro fondatore della scuola. Lakulisa. lecca di azioni agamiche, ossia le scuole speculative che agli agama si riallacciano in varia misura, solitamente sono raggruppate con criterio geografico: corrente settentrionale del Kasmir, di tendenza non- dualistica; corrente meridionale di orientamento dualistico, saivasiddhanta , con produzione sia in sanscritto che in tamil; corrente centro meridionale del Karnataka, di propensione devozionale- speculativa, virasaiva , con produzione sia in sanscrito si ha in kannada. Il canone agamico comprende tradizionalmente 28 titoli, suddivisi in 5 serie, rivelate dai 5 volti di Siva. Le cosiddette scuole del Kasmir traggono ispirazione da un certo numero di agama non compresi nell'elenco dei 28. Le opere della scuola sono, per la corrente trika, lo sivasutra , rivelato da Sviva stesso; per la corrente spanda sono le spandakarika ; corrente per la corrente pratyabhijna sono le sivadrsti. La scuola karma annovera tra i suoi testi di rilievo il vatulanathasutra e la mahartamanjari. La corrente meridionale dello saiavasiddhanta un prende in sanscrito il tattvaprakasa. La corrente centro meridionale del karnataka, quella del virasaiva, annovera un siddhantasikhamani composizione in kannada. 2.2 LA DOTTRINA La dottrina pasupata condivide con quella dello saivasiddhanta la concezione della triade fondamentale, che oppone il signore (Siva- pati ), la pluralità dei principi coscienti individuali (definiti il “bestiame”- pasu ) e il legame che li incatena (laccio- pasa ). Lo saivasiddhanta si definisce “non dualismo puro”, suddhadvaita; la dualità è reale, ma inseparabile dall’identità entro la coscienza

stato sarà manifesto se la condotta dell'adepto è pubblica, immanifesto* quello in cui l'adepto vive in incognito tra la gente comune, dedicandosi a un atteggiamento antinomistico che ha lo scopo di azzerare il suo debito karmico; il suo status all'interno del corpo sociale e dell'ordine ascetico; il luogo ( desa ) in cui si svolge la pratica specifica- la dimora presso il maestro in qualità di apprendista; la forza ( bala ) specifica che viene sviluppata- la devozione per il maestro e la pace della mente; l'impurità ( mala ) che quello stadio permette di superare- coscienza erronea e devianza; la purificazione ( visuddhi ) attraverso la quale si rimuove le impurità- il mezzo (upaya) di rimozione; l’attingimento ( labha ) conseguito- la conoscenza l’ascesi, l'attingimento della perfezione; la forma dell'iniziazione ( diksakara ) corrispondente- la sostanza, il tempo, la condotta, l'icona. *Particolare importanza assume il secondo stato, quello immanifesto, in cui l'adepto vive sotto mentite spoglie tra la gente comune e si dedica ad una serie di bizzarre pratiche antinomiche che hanno lo scopo di attirare su di sé la riprovazione della comunità: questo comportamento innesca un meccanismo di trasferimento del karman attraverso il quale l'adepto trasferisce su chi lo rimprovera ingiustamente i propri demeriti e attira a sé i loro meriti con ciò affrettando il suo cammino di purificazione. Infine un'ultima pentade riassume le categorie ontologiche e procedurali del sistema:

  1. causa ( karana ) categoria costituita da solo signore (pati);
  2. effetto ( karya ) che comprende l'animale legato (pasu), le parti dell'universo (kala), la conoscenza (vidya);
  3. la pratica ascetica ( yoga );
  4. le prescrizioni ( vidhi – 6)
  5. la fine della sofferenza ( duhkanta ) suddivisa in stato accompagnato da identità personale e in quello privo di identità personale.

Nell'ambito delle scuole kasmire, ai tre livelli della parola si aggiunge un quarto livello, quello della parola Suprema, si aggiunge anche una quarta via salvifica, la via del riconoscimento: in cui il soggetto, rimosso il velo della nescienza, riconosce in sé la medesima libertà di siva, la propria sostanziale identità con il divino. Le categorie cosmologiche dello sivaismo kasmiro costituiscono un esempio della moltiplicazione degli enti tipica dello hinduismo maturo: i 25 tattva diventano 36 i non sono semplicemente elementi della realtà oggettuale, ma passano a descrivere anche le caratteristiche della coscienza divina e della dialettica che Lega il principio maschile di siva con quello femminile della sua potenza, la sakti. il mondo si può leggere come una progressiva condensazione della coscienza divina che viene sublimata del divino. Tale dialettica tra condensazione e rarefazione, esemplificata dall’ alternanza della fase di proiezione ritrazione del mondo costituita dal ritmo di apertura e chiusura degli occhi di siva, presenta anche un aspetto fonico. il processo di liberazione, ossia l'acquisizione dell'identità tra il sé individuale e siva, viene interpretato come un caso di vibrazione sonora che si armonizza, come una progressione che conduce dal particolare all' universale, come riconoscimento dell’identità acquisita da sempre tra sé e siva. Altri due termini chiave che individuano le scuole, kula e trika , fanno riferimento alla famiglia iniziatica, cerca costituita dal maestro i discepoli, e alla triade di divinità femminili venerate. Tutta questa cosmologia si basa sul concetto di abhasa, manifestazione reale, secondo questa ogni manifestazione della coscienza divina è non solo reale, ma universale, e particolarizzata dallo spazio e dal tempo. La realtà ultima, il brahman, siva, non sarà “solo coscienza”, ma sarà consapevole di sé. I tattva sono 36. Gli esamineremo a partire dal più elevato, l'immediata trasformazione di siva in fenomeno, per finire con i più grossolani. La presenza divina è costante in tutti i costituenti della realtà, man mano che si procede nel corso di un progressivo avvicinamento culminante nella corporeità del soggetto umano il principio divino si affievolisce ma senza mai scomparire, nessun oggetto ha indipendenza ontologica da siva. La progressiva manifestazione di siva nei diversi tattva si divide in due cammini: puro e impuro. Il cammino puro comprende 5 tattva:

risiedono gli esseri che prendono nome sostanza delle formule meditative (mantra) Il cammino impuro comprende i rimanenti (31):

  1. mayatattva = con il quale comincia a manifestarsi la varietà del mondo, sino ad ora compresa entro una sorta di involucro indifferenziato che gradualmente prende a lacerarsi. Maya dapprima getta un velo sulla realtà, per poi proiettarvi le proprie illusorie parvenze. Al mayatattva seguono 5 suoi evoluti, detti guaine.
  2. kalatattva = capacità cognitiva, conativa e emotiva limitata;
  3. vidyatattva = coscienza limitata;
  4. ragatattva =Attaccamento;
  5. Kalatattva = Tempo;
  6. Niyati =Interconnessione, responsabile del processo causa effetto; Seguono i 25 tattva inferiori che sono in comune con il sistema samkhya.
  7. Purusatattva = prima manifestazione del soggetto limitato, individualizzazione del sé universale, in questo stadio il soggetto è già afflitto dall’anavamala e dal karmamala, ma non ancora dal mayiyamala (3 maculazioni che contaminano il sé individuale);
  8. Buddhitattva = soppesa le alternative e opera le scelte;
  9. Ahamkaratattva = il senso dell’IO cui è legata l’identità personale;
  10. Manastattva = il senso interno che coordina e organizza le percezioni sensoriali, slegate fra loro; Da 16 a 20 = 5 sensi; Da 21 a 25 = 5 facoltà conative (capacità fonatorie, di manipolazione, di locomozione, di escrezione, di godimento); Da 26 a 30 = 5 elementi sottili (tanmatra: elemento generale, tatto, forma, sapore, odore) Da 31 a 35 = 5 elementi grossolani (spazio, vento, acqua, fuoco, terra).

Occorre considerare ancora delle coppie di categorie: luce- prakasa= considerato nel suo valore attivo, è la funzione illuminatrice tipica del sattva: la trasparenza, ma anche il fatto di essere visibile= evidenza nuda asritta al purusa; riflesso- vimarsa= “ toccare” con la mente, divenire consapevoli apprendere. L'innovazione principale sivaismo nei confronti della concezione dell'atman e del brahman upaniisadica e poi vedantica sta nel portare il momento di attività intellettuale dal campo dell'oggetto a quello del soggetto, in tal modo si conferisce al soggetto una carica dinamica che altri sistemi non- dualisti c negano. in soggetto è in grado di fuggire da se stesso e di riafferrarsi in ogni attimo, quindi fuggendo da se stesso è in grado di produrre l'universo che risulta quindi una mera estensione di esso. E il prasaka e vimarsa che appartengono al soggetto competono anche mutatis mutandis all'oggetto. Quindi il contatto con l'oggetto (prakasa) si presenta come tale da inibire l'attività mentale (vimarsa). Il vimarsa corrisponde al primo riflesso gettato sul prakasa, contemplando il quale in sé il soggetto gode di un ineffabile beatitudine (ananda). L'oggetto viene appreso in termini concettuali solo dopo l'intervento del vimarsa, che lo comprende. Lo stato di stupore che coglie il soggetto = fruizione estetica. la triplice maculazione (mala) è costituita dal fatto stesso di essere un individuo (anavamala-maculazione particuliforme), dal meccanismo karmico (karmamala) i dall' illusione cosmica (mayiyamala). Le maculazioni Ogni carattere popolare, risultando funzioni della potenza di velame o funzioni della potenza di grazia del Signore. I mala assolo in quanto manifestazioni di determinate potenze.

  • Anava è funzione della potenza di libertà di siva che fina la reale natura del sé; è l'oscura ma radicata consapevolezza della sua imperfezione ed è responsabile del sorgere dei soggetti stessi in quanto separati da siva.( viene definito anche come ignoranza innata o conoscenza limitata); È indipendente dalle altre due impurità, ed è il loro antecedente. Se ne conoscono 7 effetti psicologici: obnubilamento, ebrezza, il fatto di essere variopinto, il fatto di essere arrossato, angoscia, depressione, orripilazione.
  • il secondo mala è l'illusione cosmica, causa di tutti i nomi e di tutte le forme. va intesa come maya impura appartenente cioè al cammino puro, genera il primo tattva dal quale si evolvono tutti gli altri. esiste anche una maya ora appartenente al cammino puro ma non ha nulla a che vedere con il discorso dei mala; è senza principio e unica, Questo ci permette di fare di differenziarla dal principio oggettuale (prakrti che è molteplice). Maya non è costituita dalle tre qualità (principio luminoso, dinamico e inerziale). È tra i mala più difficile da individuare in quanto da un lato spesso vede usurpa hershey alcune delle funzioni che le appartengono da anava, è il rapporto stretto con il karman, ma si
  • 2 costituite dai momenti che rappresentano l'azione di Dio nei confronti dell individuo, definibili come proiettati sul soggetto quindi superiori, soggiacciono unicamente alla volontà del Signore. Queste 5 azioni si propongono come spiegazioni ultime, irriducibili ad azioni logicamente precedenti. la maniera più semplice di presentarle in maniera iconografica e quella dello Siva danzante nella sua forma più diffusa con quattro braccia e la postura di colui che è terrorizzato dal serpente. In tale figura il piede sinistro poggia a terra, il piede destro e proiettato verso l'altro a imitare l' attitudine di chi cerchi di evitare il morso di un cobra, la mano superiore destra regge un tamburello forma di clessidra, esso regola il ritmo della danza di siva e evoca la manifestazione dell'universo, srsti, il fuoriuscire dell'universo dal suo stato di latenza per divenire oggetto della nostra consapevolezza = universo si manifesta come un suono che è al tempo stesso una vibrazione (spanda). il vuoto vibra questa vibrazione, allo stesso tempo luce e suono, è il nada: un’eco che si concentra in un punto (bindu) piccolissimo, che poi esplode nell’universo. esistono vari livelli di manifestazione del mondo. vi è una grande manifestazione cosmica che è atemporale e si riferisce ai 5 tattva nel cammino puro. Vi è una manifestazione che si riferisce al tempo, che corrisponde ai tattva intermedi. vi sono poi numerose manifestazioni che corrispondono all' emergere dell’universo dal sostrato oggettuale (prakrti) e al suo torna rimesso. Vi è anche un tipo di esperienza della srsti e riguarda da vicino lo yogin, perché pervenibile nella nostra esperienza quotidiana, è la srsti dell'attimo, quando un determinato oggetto è colto dai nostri sensi. La mano inferiore destra dello siva danzante è tratteggiata nel noto gesto di abhayamura , “il sigillo che conferisce l'assenza di paura ” (il palmo della mano rivolto verso lo spettatore con Le 5 dita unite verso l'alto). Esso indica la funzione di permanenza dell'universo ciò che fa sì che il mondo permanga. il gesto mostra che lo spettacolo della danza è destinato a rivelarci le funzioni della coscienza divina, destinato a illuminarci anzichè terrorizzarci (precisazione dovuta al fatto che l'apparizione di nataraja è terrificante). La mano superiore sinistra leggi una fiamma, che a volte assume una forma che si incentra su di un piccolo nucleo a spirale che rappresenta il bindu, la fiamma è contenuta nella mano atteggiata nel “sigillo della mezzaluna”, la mezzaluna è la kala = luna nuova; la fiamma è anche l'agente della ciclica dissoluzione dell’universo. Anche il riassorbimento cosmico a dei livelli a seconda delle divinità o demiurghi che lo esercitano, l'esperienza dello yogin che vive individualmente il riassorbimento-pralaya è: nel momento in cui l'oggetto non è più nel tempo

nello spazio a noi relativi viene riassorbito. Quando noi passiamo dallo stadio di soppesamento delle alternative all' accertamento della natura dell’oggetto (quando ci rendiamo conto che la figura in penombra è un tronco e non una statua) allora emerge una particolare espressione della coscienza nota come meraviglia. La mano inferiore sinistra è protesa verso il basso, in una postura nota come “ il sigillo della proboscide dell'elefante ” = mano rivolta verso il basso, le dita unite con il dorso verso lo spettatore. Tale gesto serve di collegamento con i piedi, la mano indica il piede sollevato = correlazione tra le tre funzioni inferiori e le due superiori. La sua simbologia è di relazione, ma insieme richiama ganesa, il Dio proboscidato figlio di siva che è il signore degli ostacoli; ci mostra come comprendere la relazione delle tre funzioni inferiori con le due superiori sia fondte di infrangimento degli ostacoli e quindi di liberazione. Il piede destro calca il dorso del nanetto muyalaka, collegato alla crisi epilettica, per alcuni coloro che sono afflitti da questo malfunzionamento del sistema nervoso, vi è un attimo di lucidità soprannaturale, di estasi. Muyalaka è simbolo al tempo stesso di questo momento che precede l'obnubilamento totale della crisi epilettica e simbolo del fatto che anche nell’oscuramento più completo è presente la realtà di siva = questa funzione fa sì che il principio cosciente individuale sia nella condizione di soggetto limitato, rende possibile la manifestazione del mondo. Al tempo stesso questa funzione è garanzia della giustizia divina in quanto c'è per l'individuo obnubilato la possibilità di sperimentare i frutti del suo karman. Lo yogin da un lato vive questa funzione come l' apparire di siva in quanto diverso dalla coscienza come manifestazione dell oggetto in quanto oggetto. dall'altro vive attraverso le vasàna, le latenze subconscie e rappresentano l'oggetto nella sua massima opacità. ( quando non ci scordiamo un nome e lo confrontiamo con altri fino a ricordarcelo). riconoscere La vasàna come tendenza che l'oggetto lascia dietro di sé quando non lo percepiamo più è da parte dello yogin una raggiunta consapevolezza. Il piede sinistro si proietta verso l'alto rappresenta la funzione nota come “grazia”. il piede proiettato verso l'alto del devoto è la coscienza divina stessa che si auto rivela. Il Dio qualche modo impartisce la sua natura stessa gli uomini che hanno la fortuna di meritarsi, grazie agli infiniti momenti di karman positivo, questo dono eccezionale. Non si può parlare di merito perché anche il più puro dei brahmani non è più vicino a siva del più empio degli intoccabili. l'iniziativa della salvazione parte sempre solo da siva. l'esperienza della grazia da parte dello yogin avviene quando si rende conto che l'oggetto che percepisce non è mi stinto dalla coscienza che lo percepisce. La dipendenza essenziale

La forma soggetta ad adorazione culturale dello siva senza forma è detta “sede del segno” e si manifesta in 6 forme: 1. La manifestazione dell'essere (sat) di Siva, situata nel corpo causale percepita mediante la fede; 2. La manifestazione della coscienza di siva, situata nel corpo sottile percepita mediante la mente; 3. la manifestazione della beatitudine di siva, situata nel corpo grossolano percepita mediante la vista. (tutte queste tre hanno due forme). La liberazione si consegue attraverso sei stati ascendenti di consapevolezza, le sei sedi e le sei discipline.

3 LE SCUOLE SAKTA

3.1 LE FONTI Le tradizioni sakta sono meno facilmente riducibili ad uno schema univoco e coerente rispetto alle altre per il fatto che gran parte della letteratura più antica è andata perduta o è disponibile solo in forma manoscritta. pressoché tutti i testi pretendono di appartenere ha una tradizione definita Kula, con riferimento alla famiglia iniziatica. La Classificazione diffusa è binaria e raggruppa le scuole sakta in due orientamenti: srikula diffuso soprattutto in India meridionale e kalikula originario del kasmir. I due nomi alternativi dei diversi orientamenti, daksinacara e vamacara, condotta di destra e condotta di sinistra, fanno riferimento all'uso simbolico ovvero letterale delle cosiddette “5 emme”, pancamakara, ossia i 5 elementi di base del servizio divino così denominati perché iniziano con tale suono in sanscrito (liquore- madya , carne- mamsa , pesce- matsya , cereali tostati- mudra , coito rituale- maithuna ). Tra i testi di particolare importanza: nihsvasatattvasamhita, il kalotattaratantra. La tradizione kalikula comprende: kalitantra e due tantra di ambiente bengalese. La tradizione kaula in senso generico, ossia non differenziata tra srikula e kalikula, comprende il kularnavatantra .ù I “di gesti di mantrasastra” com prendono opere a carattere enciclopedico, non settarie di orientamento generale; acquisti si possono affiancare altre opere di consultazione, in particolare i lessici specializzati indispensabili per interpretare testi composti in chiave esoterica che hanno un linguaggio criptico. 2.2 LA DOTTRINA

La dottrina sakta ha radici vediche e puraniche e si appoggia soprattutto sulla speculazione saiva. la relazione tra Siva e Sakti è simile a quella che intercorre tra prakasa e vimarsa. la potenza è il primo fremito che rianima il cadavere divino, secondo l'iconografia in cui la dea stante sovrasta il Dio giacente in posizione supina. senza la dea (rappresentata dalla vocale I), siva non è che un cadavere (sava). Se siva è coscienza, la sakti è ciò che assume la forma della coscienza, ciò che rende la coscienza visibile. Brahma, visnu e Rudra sono responsabili rispettivamente della manifestazione, della preservazione e della dissoluzione dell'universo solo in quanto obbediscono alla sakti. anche le funzioni della sakti, come quelle parzialmente analoghe di siva sono 5: manifestazione, attaccamento, esame, inseminazione, dissoluzione. Si riconoscono 36 tattva dello sivaismo agamico, con la semplice inversione gerarchica per cui è la sakti a prevalere su siva in quanto categoria problema e non viceversa. Il jiva (essere umano) sotto l'influsso della maya si considera un soggetto agente autonomo e un fruitore indipendente fino a quando il processo della liberazione non gli rivela la propria totale dipendenza dalla potenza dalla quale non è realmente distinguibile in alcun modo. Si ammette la liberazione in vita raggiungibile attraverso 3 gradi: lode e recitazioni degli anni, meditazione, comprensione di essere il brahman. Crollano le distinzioni sociali, la disciplina è possibile a tutti, comprese le donne. la dimensione fonica del divino, il simbolismo lunisolare e la fisiologia sottile comune allo yoga tantrico assumono grande rilievo: il processo di risveglio della potenza acciambellata alla base della colonna spinale, la kundalini, è parte integrante del percorso salvifico. L'ordine della manifestazione del pensiero sakta procede dal punto di vista fonetico 1. dal sommo signore, il cui potere consiste di essere coscienza e beatitudine, accompagnato dalle kala ; 2. alla potenza, sakti ; 3. al suono ( nada ) nella sua forma Suprema ( para ); 4. Al punto di risonanza ( bindu ) nella sua forma Suprema ( para ); 5. Alla diade costituita dal punto ( bindu ) nella sua forma in un Suprema ( apara ) e dal seme (bija ); 6. per concludersi nel suono ( nada ) nella sua forma non Suprema ( apara ). esistono quindi due stati di bindu e Nada, supremo e non supremo, para e a para. La comparsa della shakti all'inizio della manifestazione dopo la grande tenebra cosmica della dissoluzione è simile al graduale ridestarsi della memoria in un individuo che emerga dal sonno. Il desiderio di rivedere il mondo è associato a un senso di vuoto che costituisce la maya. vi si accompagna un suono indistinto che riempie lo spazio, il paranada, un suono che è sia luce e che rappresenta la prima espressione della volizione divina. Sotto l'influsso della volizione questo suono comincia a concentrarsi in un punto (parabindu) e comincia dispiegarsi

dell'universo (srsti), che implica il riassorbimento dell’universo entro di essa. Lo stato intermedio tra i due estremi è la conservazione dell’universo, il suo stato manifesto ordinario. la coscienza assume prestati: il samvit da solo, senza che il mondo compaia (cit- consapevolezza); il samvit il mondo che in esso risplende come sua auto emanazione (ananda- beatitudine); il samvit, il mondo entro di essere la sua proiezione fuori di esso (iccha- desiderio) = 3 attributi upanisadici del brahman (sat sostituito con iccha). Il mondo esiste entro la libertà di della coscienza divina. quando tale potere è

dormiente, il vimarsa è di solito nel praksa la sakti appare assopita come il

grazioso serpente acciambellato (kundalini) alla base della colonna vertebrale e siva è solo un cadavere in attesa di essere rianimato dalla potenza. Quando il potere è desto è consapevole di sé: la luce del prakasa si riflette nel vimarsa come io completo. Il samvit è sia prakasa sia vimarsa, tanto imminente quanto trascendente. i due aspetti si fondono nel termine “io”, aham, in cui a (primo fonema del sanscrito) rappresenta il prakasa, ah (ultimo fonema) il vimarsa e il punto di condensazione del suono bindu che racchiude in sé tutti i suoni dalla a all’ ah, rappresentato dalla nasale m. L'atto creativo volontario sprezza l'unità del bindu scindendo inanzitutto nel suono detto visarga. Il processo di esteriorizzazione corrisponde alla manifestazione di un non io, all'interno del samvit in quanto puro se. Si tratta della Nescienza radicale. La sakti si presenta in 3 stati distinti: durante il pralaya quando il sé esiste come potenza della consapevolezza; quando il pralaya comincia lasciare il posto allo stato manifesto del mondo sorge una tendenza alla differenziazione differenziazione esiste come potenza di illusione; quando i vipalka sono pienamente sviluppati esiste come principio oggettuale non supremo. La realtà si scinde in oggetto e soggetto. Il processo di manifestazione del mondo attraversa tre fasi che seguono il percorso evolutivo dei 36 tattva: Nella prima fase si ha lo stadio germinale, in cui la realtà non si distingue ancora dalla coscienza, ma esiste solo in potenza ed è rappresentato dai 5 tattva puri; Nella seconda fase intervengono i tattva misti, ossia il sei tattva costituiti da maya e i suoi prodotti. Il puro se oscurato dalla maya e i suoi prodotti, si

manifesta come il tattva , successivo, il purusa, principio soggettivo individuato, soggetto fruitore dell esperienza sensibile. La terza fase prevede l'emergere dei 24 tattva restanti. Anche il manas presenta un duplice aspetto, uno di tipo prakasa in cui la mente si sofferma sugli oggetti, genera una conoscenza priva di costruzioni concettuali è una mera visione; e uno di tipo vimarsa in cui essa discute interiormente sugli oggetti di percezione in un processo di riflessione che coinvolge la memoria delle esperienze passate, genera un giudizio in cui l'oggetto viene conosciuto mediante una conoscenza accompagnata da costruzioni concettuali. Dal punto di vista degli stati di coscienza, lo stato di sonno è compreso nel prakasa, il nero presentarsi del sonno e genera una mera condizione di insensibilità per l'assenza di vimarsa; al contrario lo stato di sveglia è è caratterizzato da vimarsa. la realtà che si manifesta nel sonno è il grande vuoto. La mente fluttua continuamente entro una fra tre condizioni possibili: il concentramento dell'attenzione senza costruzioni concettuali, quando il puro se rimane saldo in quanto luce a se stesso; il sonno, in cui si rivela il grande vuoto; la veglia, quando il prakasa consente la visione degli oggetti rivelando la realtà esterna mediante il contatto sensoriale. Per quanto gli oggetti dell'esperienza siano diversi è unica la consapevolezza che li esperisce, la differenza nell oggetto non provoca alcuna differenza nel modo proprio di presentarsi della consapevolezza. Nella veglia esistono episodi di sonno istantaneo e episodi di samadhi (momenti in cui, restando coscienti, le realtà interna ed esterna spariscono) istantaneo. La liberazione non è un attingimento ma il semplice riconoscimento di una condizione liberata esistente da sempre che veniva in precedenza fraintesa e mal interpretata come schiavitù. Della trasformazione della coscienza (samavit) in soffio vitale (prana) si manifesta in una serie di mondi, sfere di esistenze di coscienza che dipendono dai tattva; risalendo dal livello inferiore a quello superiore i mondi del principio terrestre costituiscono il cosiddetto “uovo di brahma”, i mondi dei principi successivi fino al principio oggettuale costituiscono il cosiddetto “uovo della prakrti”. Alle maculazioni, mala, e ai fonemi sovraintendono alcune potenze dette matrici, matrka. la matrice Suprema è ambika, che si presenta sotto tre aspetti. Le matrici generano in ogni atto conoscitivo una cognizione interiore che mescola la conoscenza con le emozioni, tali matrici sono operanti nello spazio