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sintesi del testo filosofie e religioni dell'India nel programma 2020-21 sulle quattro scuole teistiche
Tipologia: Sintesi del corso
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STUDENTE
formule di incantamento (Atharvavedasamhita) I quattro livelli del Veda: raccolte (samhita) (rgveda, yajurveda, samaveda, atharvaveda) 2000-1100 a.C. testi sacerdotali (brahmana) 1100 800 a.C. testi silvestri (aranyaka) 1100 800 a.C. testi iniziatici (upanisad) 800 500 a.C. Nel passaggio dei 4 livelli si passa dal vedico al sanscrito; samitha sono in vedico, brahmana e araniaka in sanscrito vedicheggiante e le upanisad in sanscrito classico.
Temi mitici Tra i vari inni spicca L’inno 10,121 del non essere che identifica quanto sia antico il problema di come l’essere sia scaturito dal non essere. L’inno 10, Inni enigmatici parallelismi con composizioni celtiche irlandesi (le triadi): strumenti di trasmissione degli insegnamenti e allo stesso tempo esercizi di stile letterario gettando le basi per la letteratura d’arte. melodie cantate (Samavedasamhita): contengono le prime notazioni musicali, testi cantati secondo una scala eptatonica con 8000 melodie diverse. formule sacrificali (Yajurvedasamhita) appannaggio del sacerdote sacrificatore. Distinti in due versioni Yajurveda nero (krsna) mescola formule sacrificali e testi sacerdotali Yajurveda bianco (sukla) tiene rigorosamente separate le formule sacrificali con i testi sacerdotali. Suddivise in 5 recensioni che corrispondono a 5 raccolte (samhita) alcune che comprendono più di una branca (sakha) di trasmissione. formule di incantamento (Atharvavedasamhita): posizione secondaria rispetto alle altre 3 raccolte; si riferiscono poco al rituale solenne lasciando spazio a rimedi spicci e riti minori. Gli inni si possono sintetizzare in: inni medici con valore terapeutico ed esorcistico (testi imprecatori, volti a soddisfare favori quotidiani, inni a carattere espiatorio, carmi erotici) inni di carattere speculativo (cosmologico)
Brahmano è il sacerdote o anche insegnamento relativo al brahman Si occupano di colmare almeno in parte le lacune lasciate dalle raccolte; i temi mitici vengono approfonditi e glossati. Spesso le indicazioni rituali sono dettate dai sutra che vengono composti generalmente dopo. Difficoltà di interpretazione da parte degli occidentali perché non si riesce pienamente a cogliere la visione del mondo su cui si basano. “Un brahmana è un testo sacerdotale che segue le Samhita e precede le aranyaka; è la spiegazione di un atto rituale e delle formule (mantra) correlate (passi esplicativi)” (Bhatta Bhaskara)
Nel Rgveda i brahmana sono due: Aitareyabrahmana in 40 letture incentrato sul sacrificio del soma; diviso in otto pentadi ciascuna composta da 5 letture (ritualistico) Kausitakibrahmana in 30 letture; più sistematico, propende per un’interpretazione misticheggiante dei riti. I brahmana affiliati al Samaveda sono più numerosi sono 10 di cui i più importanti sono: Jaiminiyabrahmana (noto anche come brahmana della scuola dei musici) più prolisso del successivo ma con contenuti simili Pancavimsabrahmana: diviso in 25 letture e più laconico e tecnico del precedente. I brahmana dello Yajurveda sono due Tattiriyabrahmana per il nero costituito da 3 libri suddiviso in particole da 10 articoli terminanti con la stessa parola per ogni sezione Satapathabrahmana per il bianco; detto dei 100 sentieri; notevole valore letterario per i temi mitologici e rituali e speculazioni linguistiche; figure che emergono: Yajnavalkya Vajasaneya, Sandilya e del re Janaka. All’Atharvavedasamhita è legato un unico testo sacerdotale, il Gopathabrahmana (brahmana del sentiero della vacche); composta da due parti una di 5 e una di 6 capitoli. Parafrasi o citazioni da altri brahmana
Prosecuzione naturale dei brahmana. Continuum testi sacerdotali-testi silvestri-testi iniziatici (upanisad). I contenuti sono i medesimi ma lo stile passa da quello dei rituali a quello della completa interiorizzazione. Silvestri perché dedicati all’apprendimento nei romitori (rifugio per eremiti) silvestri fuori dal contesto urbano. Due Aranyaka del Rgveda: Aitareya-aranyaka: 5 libri lo stile è di tipo brahmana ellittico con la coordinazione che tiene il luogo della subordinazione. Primo libro di un sacrificio del soma, il secondo contiene un upanisad … Sankaiana-aranyaka: segue il precedente in quanto a contenuto è costituito da 15 letture Gli aranyaka del Samaveda sono in parte compresi nel livello del samhita in parte in quello dei brahmana in parte in quello dell’upanisad Gli aranyaka dello Yajurveda sono due: Taittiriya-aranyaka dello Yajurveda nero è una continuazione del brahmana omonimo; 10 letture Aranyakakanda dello Yajurveda bianco Non sono pervenuti aranyaka dell’Atharvaveda.
Upanisad (ipo sessione sub seduta) reso meglio come: “mezzo per ottenere la conoscenza dell’identità di atman e brahman” il metodo per sradicare la causa della trasmigrazione.
La conoscenza è graduale e passa dalle fasi dell’ascolto, del ragionamento e della meditazione approfondita. I piaceri mondani non sono condannabili, costituiscono il riflesso della suprema felicità dell’essere. Amore per Moglie, marito figli sono cari per amore del Sé. L’amore del Sé non può essere confuso con l’attaccamento nei confronti dell’io. Tre livelli della coscienza: veglia, sonno, sonno profondo, riposano in un 4 stato che li comprende tutti. Il brahman è ciò da cui tutti nascono nel quale tutti vivono e ciò a cui fanno ritorno con la morte. Il suo attributo principale è la beatitudine (ananda). La salvezza dalla rinascita porta al brahman in modo graduale. La terza via è il cammino della residenza di Yama il dio dei morti e porta a una rinascita immediata nel mondo animale o vegetale. 108 Upanisad nel Muktika (sono riportate a pag 45) Elementi filosofici della letteratura upanisadica:
Manaharayana e la Maitrayaniya di contenuto eterogeneo che contempla la distinzione tra due forme del brahman. Allo Yajurveda bianco fanno capo la Brhadaranyaka che ha come protagonista il veggente Yajnavalka e la Isa che tratta dell’inutilità dei riti e coincidentia oppositorum dell’assoluto. Pag51- 52 per approfondire All’Atharvaveda (formule di incantamento), fanno capo la Mundaka che privilegia l’efficacia della gnosi salvifica rispetto alle opere, La Prasna sul soffio vitale, La Mandukya sui 4 atti di coscienza (veglia, sogno, sonno profondo e quarto stato turiya) ognuno correlato a una componente della sillaba sacra om Gaudapada: maestro del maestro di Sankara, fondatore della branca non dualista del vedanta autore del Gaudapadiyakarika (strofe di Gaudapada) La Mundaka : si rivolge ad asceti che effettuano la rasatura del capo (radere a zero le fondamenta dell’errore conoscitivo). Preceduto dalla purificazione attraverso una condotta moralmente pura; l’insegnamento consiste nella conoscenza dell’identità tra atman e brahman. La Prasna (domanda): si compone da 6 quesiti rivolti al maestro Pippaladada altrettanti asceti; riguardano l’origine degli esseri, l’origine e le forme del soffio vitale, la natura del sonno, i conseguimenti cui porta la pratica della pronuncia della sillaba sacra om, le 16 parti dell’uomo. La fisiologia del prana contiene elementi della dottrina della yoga. La Mandukya insiste sull’identità tra atman e brahman e analizza la complessa equivanza tra quest’ultimo e la sillaba sacra om che viene scissa nelle sue componenti a veglia, u sogno, m sonno profondo, l’ultimo stato non corrisponde a un elemento fonetico e viene definito quarto Sé corporeo – veglia –(virat) Sé vitale – sogno (Hiranyagarbha) Sé intellettivo – sonno profondo (Isvara - signore) Sé supremo – quarto stato (pienezza del brahman) Vastusutra: upanisad atharvanica tecnica che costituisce il testo fondamentale per l’iconografia.
Membra del Veda; sutra “aforismi”: letteratura ancillare, sussidiaria e normativa di vario genere Letteratura vedica 18 elementi numero di buon auspicio: 4 Veda 6 vedanga “membra del Veda” 4 upanga “membra secondarie” (purana, nyaya, mimamsa, dharmasastra) 4 upaveda “Veda secondari” (ayurveda, scienza della longevità (medicina), dhanurveda, scienza dell’arco, gandharvaveda, musicologia, arthasastra, politica). I vedanga comprendono: fonetica, metrica, grammatica, etimologia , astronomia, rituale (pubblico e privato), 4 si riferiscono al linguaggio fondamentale per la visione del mondo indiana.
Il Ramayana è la fonte della letteratura d’arte e della devozione. Il Mahabharata funge da modello per i trattati (sastra) sui 4 fini dell’esistenza umana (trivarga: Karma, artha, dharma più il moksa). Il Ramayana “viaggio di Rama” ascritto al vate Valmiki tratta di un principe usurpato del trono e della sposa e delle vicende che portano alla riconquista di entrambi; le vicende secondarie sono molto complesse. Ramanayana è anche detto “teorema ornato primordiale” per la maestria tecnica del suo autore e si trova tra Itihasa e kavya (letteratura d’arte) di cui è antecedente. La figura di Rama passa da eroe ad avatara della divignità suprema Visnu. 24000 strofe Il Mahabharata è ascritto a Vyasa non fa riferimenti a eventi avvenuti nel passato ma a una eredità sempre presente. Il poema parla della guerra tra due famiglie di principi imparentate i Kaurava e i Pandava la cui fine sancisce il passaggio alla quarta era del mondo (quella in cui stiamo vivendo). Composto per accumulazione da una prima versione di 8500 strofe fino a quella definitiva di 100 000. Il grande poema Bahrata che conosciamo è composto da 18 libri parvan suddiviso in 100 parti chiamate anch’esse parvan Il culmine filosofico è dato dalla Bhagavadgita nel parvan 6. Uno dei 5 Pandava è il co-protagonista del poema: Arjuna, figlio del dio Indra. Durante lo scontro è in dubbio se seguire il dovere personale della stirpe dei guerrieri o la norma generale che impone di non levare la mano sui parenti. Perde l’arco e dichiara di non voler combattere, a questo punto gli viene in aiuto il suo auriga che è il dio Krsna. Nasce un lungo dialogo tra i due per 18 letture la cui interpretazione più recente è che sia meglio compiere il proprio dovere anche in modo imperfetto che adempiere bene il bene altrui, essendo quindi lo strumento del volere divino. Bhagavadgita non è solo un’opera etica ma è soprattutto un’opera poetica dando origine al genere letterario delle gita i “canti”. I temi filosofici sono: il tentativo di armonizzare un sistema ateo samkhya con istanze di tipo teistico la distinzione tra campo e conoscitore del campo, ossia tra principio oggettuale e soggettuale La teoria di un principio divino supremo detto purusottama che assume le caratteristiche di una divinità personale krsna. La teoria della discesa sulla terra (avatara) della divinità per preservare il dharma periclante Un complesso rapporto dialettico tra signore supremo e potere di illusione cosmica Parvan minori 88-90 Santiparvan libro della pace: nella cornice di un momento culminante della guerra gli insegnamenti dell’agonizzante bhisma sono il vero oggetto del libro. Il parvan 88 Rajadharmanussasaanparvan libro degli insegnamenti sulle norme che concernono il re contiene una serie di insegnamenti sulla regalità impartiti da Bhisma p.es. strutturazione gerarchica della società, i mali dell’anarchia, la necessità di proteggere il regno dai nemici ecc… Il parvan 89 il libro delle norme da applicarsi in condizioni avverse Il parvan 90 il libro sulle norme relativo alla liberazione parla degi aspetti del dharma rispetto alla liberazione Importante è il poema dedicato a Visnu che rappresenta il culmine dell’opera dal punto di vista filosofico religioso.
Parvan 91-92 libro degli ammaestramenti, insegnamenti di Bhisma che comprende inni a Siva e Visnu non che al Ganga, il Gange, poi ancora norme su matrimoni e riti funebri, le più importanti sono le norme sulle donazioni.
I purana sono lo strumento di educazione religiosa delle donne e dei sudra (i servitori quarta categoria del varna dopo sacerdoti guerrieri e produttori) cui è vietato lo studio del Veda. Sono costituiti da materiale eterogeneo, vere e proprie biblioteche (s.piano) e cominciarono ad essere tramandate per via orale. Il mito eziologico parla del riferimento a un purana primordiale di 1 mld di strofe poi ridotto a 400 000 strofe suddivise in 18 parti (che richiama la suddivisione del Mahabharata), comunque la somma de versetti puranici della tradizione maggiore arriva a 350 000 strofe in 18 mahapurana. I purana contengono i testi che trattano i miti, già trattati nel Veda o nell’Itihasa o del tutto nuovi, tematiche comuni al dahrmasastra (trattatistica sul dharma chiamata anche smrti memoria si occupano di ciò che è bene fare), più in generale sul trivarga (gratificazione - kama, utile – artha e dovere dahrma ) e il moksa liberazione. Ci sono descrizioni a carattere geografico, devozione amorosa, esecuzione di opere pie come il dono, osservazioni di un voto; magnificazioni di luoghi sacri e pratiche venerabili. Elenco 18 opere pag 78.
Interesse filosofico opere Visnupurana, Vayu, Kurmapurana ma è una volgarizzazione di quella sacerdotale, rilievo particolare concezione di spazio e tempo che daranno vita a una cosmologia panindiana. 4.1 Lo spazio Il mondo è eterno senza principio e senza fine soggetto a cicli periodici di manifestazione e dissoluzione , La cosmologia puranica si basa sulla dialettica tra principio soggettuale cosciente purusa e principio oggettuale incosciente prakrti. Il principio della realtà è prakrti (principio oggettuale), brahman (forza che sorregge il mondo) o avyakta (non evoluto). Il purusa embrione aureo o Brahama il demiurgo è il signore supremo che esiste di per sé. Alla fine di un giorno di Brahma sopraggiunge la notte in cui questi riposa e il mondo si trova ad un livello di dissoluzione inferiore (pralaya) che prelude una nuova manifestazione (pratisarga). In questa fase rientrano diversi miti: il frullamento dell’oceano, il mito del diluvio. I livelli di dissoluzione sono 4 (Agnipurana): 1) permanente continua dissoluzione degli esseri mortali, 2) di Brahma distruzione che si verifica alla fine di una età del mondo, 3) del principio oggettuale quello che si ha alla fine di una vita del demiurgo, 4) conclusiva quando il sé individuale atman viene riassorbito nel sé supremo, paramatman. Alla base della cosmologia c’è il desiderio dell’uno di moltiplicarsi. Immagine dell’uovo cosmico si rifà all’avatara di Visnu nano che riconquista il regno degli dei con tre passi e sfonda il guscio dell’uovo con l’alluce facendo penetrare le acque del Gange a depurare il mondo. Gli involucri dell’uovo cosmico sono dal più interno: le acque, il fuoco, il vento, lo spazio, il senso dell’io, l’immanifesto, il principio oggettuale. Nell’uomo c’è un corrispondente dell’uovo che è l’uovo fatto dalla polpetta sacrificale pindanda. Il mondo contenuto nell’uovo di Brahman (brahmanda) ha un axis mundi che è il monte Meru, tronco di cono rovesciato che ha come corrispondente nel microcosmo la colonna vertebrale.
L’anno solare varsa C’è una corrispondenza tra tempo umano e divino: 1 masa umano = 1 ahoratra degli antenati 1 varsa umano = 1 ahoratra degli dei 12000 anni divini =1 grande era; ecc.. pag 84 PARTE TERZA
La definizione e l’uso del termine Hinuismo non è comunemente accettata, ma ha un valore storico in quanto definita dai persiani come quella per indicare gli abitanti in prossimità del fiume Indo non appartenti alle religioni ebrea, islamica e cristiana. Usata successivamente all’interno delle definizioni di religione dell’india nelle sue fasi Vedismo, brahmanesimo e hinduismo
1.1le fonti Le scuole vaisnava riconoscono Visnu (Hari, Visnu, Narayana, Krsna) come la divinità suprema, i seguaci sono i visuiti o vaisnava Tradizione prevalentemente teistica basata sulla lettura esegetica dei Veda, delle upanisad, dei purana, sugli Ithasa con particolare riferimento al testo religioso della Bhagavadgita Esperessione della fede visnuita si trova nel Mahambarata (in particolare Narayanya dello Santiparvan) e nei purana (specialmente Visnu e Bhagavata) e si articola in tre scuole. La produzione letteraria si divide in fonti: tantriche: mitologico ritualistiche principalmente pancaratra e vaikhanasa che prendono il nome di raccolte samitha non tantriche: speculativo devozionali principalmente bhagavata 1.2. La dottrina Per la produzione teistica vaisnava, saiva e sakta è molto difficile separare la componente teologica da quella speculativa (miscela di latte e acqua). Nei testi vaisnava comunque è maggiore la componente teologica che si esplicita nelle concezioni di discesa sulla terra ed emanazioni avatara e vyuha. Visnu è venerato sotto forma dei suoi principali avatara: krsna e Rama Avatara: è una discesa sulla terra della divignità che si manifesta totalmente in forma terrestre o solo in una particola di sé. Nelle varie forme di avatara si afferma quello a 10 membri che va dalla forma animale a semi-ferina a umana: pesce, testuggine, cinghiale, uomo-leone, nano, Parasurama, Rama, Krsna , Buddha, Kalkin. Buddha: fondatore del buddhismo e discesa in terra di Visnu per affrettare la maturazione dei tempi che porterà alla fine di un evo cosmico Kalkin: l’avatara del futuro, figura sinistra che porterà a compimento la catastrofe alla fine del ciclo cosmico.
Krsna è un importante avatara di Visnu, l’auriga di Arjuna nel Bhagavadgita e fa parte di un cosmogramma famigliare complesso i vyuha (emanazioni) Le vyuha di krsna sono 4 Vasudeva (Krsna figlio di Vasudeva), Samkarsana fratello maggiore di Krsna, Pradyumna figlio di Krsna e Aniruddha figlio di Pradyumna. I Vyuha assolvono la funzione cosmologica dei principi di realtà tattva così per esempio Samkarsana unendosi alla Prakrti produce il manas, Pradyumna unendosi al manas produce il senso dell’io ahamkara Lo Yogavasistha è un testo in sanscrito è l’essenza del Ramayana ed è scritto sotto forma di dialogo tra il saggio Vasishtha e il principe Rama Lo Yogavasistha ha una struttura a cornice arretrante per indicare la complessa struttura a nidificazione dei racconti ricchi di metafore (il serpente e la corda come metafora dell’errore, il figlio della donna sterile come metafora dell’impossibilità ecc.). Il testo confonde il lettore che spesso perde la cognizione di chi stia raccontando cosa. Questo effetto è però voluto ed è funzionale al contenuto speculativo per rappresentare alcuni aspetti della dottrina difficili da trasmettere come il fatto che il sogno sia più reale della veglia che la realtà sia una proiezione della mente, che l’identità personale sia soggetta a continue trasformazioni. L’ascolto o la lettura dell’opera sono parte del percorso salvifico; l’orientamento è prevalentemente non dualistico (equivalenza tra bahman e atman). Il processo di conoscenza procede per invalidazione, si ottiene quando ogni livello di conoscenza risulta irreale, niente è come appare, la nostra percezione del mondo è provvisoria. Questo processo non è immediato e deve essere continuamente iterato e la cornice arretrante serve a svelare i livelli sempre più profondi dell’illusione. La stessa struttura narrativa, la suddivisione i libri, giornate e capitoli segue lo scopo del percorso salvifico ed il lettore o l’ascoltatore vive un’esperienza che lo cambia durante la lettura che si libera dalla sensazione illusoria che il modo sia reale (e dal ciclo delle rinascite). Le categorie interpretative sono messe in discussione, ci arriviamo a chiedere se nell’azione sia più importante lo sforzo umano o il destino, se la veglia è più reale del sogno, se la veglia contraddice il sogno o viceversa, se i nostri modelli di interpretazione del reale siano in grado di superare la prova degli eventi trattati. E’ la narrazione a costituire il modello di conoscenza valida, solo le ipotesi contenute nella storia raccontata risultano vere. Il metodo dossografico dello Yogavasistha consiste nel formulare una conclusione definitiva di tutte le conclusioni. Non viene esplicitata una visione del mondo in modo rigido ma anzi l’autore tiene le mani libere attingendo contenuti da altre scuole. Temi trattati: complementarietà tra conoscenza e azione che evolve dalla posizione precedente dell’azione rituale eterna dialettica tra poteri regale e sacrale simboleggiata da guerriero e sacerdote. Lo studio dell’opera garantisce la liberazione moksa. I termini filosofici principali sono: assoluto (brahman), esistenza, modo proprio di essere, grande esistenza (equiparata alla grande consapevolezza) L’assoluto brahman viene individuato nella consapevolezza e nello spazio vuoto della consapevolezza. Si insiste sul ruolo dell’apparenza fallace per cui non tutto quello che si percepisce è reale ma va analizzato criticamente per dargli valore ontologico.
L’evoluzione del mondo dal Pati è una forma di dottrina dell’evoluzione del principio oggettuale e in quanto tale si oppone alla dottrina di evoluzione del brahman. I nomi di Dio sono etimologicamente significativi: Hara – dissolvitore in quando dissolve i legami Siva – benigno in quanto ben disposto nei nostri confronti. I pasu (i principi individuali) per lo sivaismo kasmiro sono espressione della libertà di Dio che volontariamente si autolimita, I pasa – legami sono gli strumenti attraverso i quali avviene la moltiplicazione. Pasu e pasa per le scuole del kasmir quindi sono entità solo secondo una visione mondana, visti nella realtà ultima non hanno alcun valore ontologico. Per lo saivasiddhanta invece considera i pasu come particole spirituali ontologicamente indipendenti mentre i pasa come entità senza principio che non necessitano di essere ulteriormente spiegate. Il signore pati appartiene all’ambito della causa, l’animale pasu è il legame all’ambito degli effetti. Il legame è una maculazione ( mala ) triplice:
L ’attingimento sarà la conoscenza l’ascesi, la perenne presenza di Dio, la fissità dell’attenzione su Rudra, il compimento finale, l’attingimento della perfezione. La forma che assume l’iniziazione sarà la sostanza, il tempo trascorso sotto mentite spoglie, la condotta, l’icona, il maestro Le categorie cosmologiche dello sivaismo kasmiro costituiscono un buon esempio di moltiplicazione degli enti dello hinduismo maturo infatti i 25 tattva diventano 36. Il mondo si può leggere come una progressiva condensazione della coscienza divina che a sua volta è il risultato della progressiva rarefazione della realtà concreta che non viene mai negata, piuttosto sublimata nel divino. Questa dialettica esemplifica le fasi di proiezione e ritrazione del mondo costituita dal ritmo di apertura e chiusura delle palpebre di Siva. Questo può essere interpretato anche in termini fonetici “ghirlanda di suoni” la liberazione può essere interpretata come un caso di vibrazione sonora che si armonizza rivelando il particolare come uguale all’universale. La liberazione non è un processo, ma una realtà autosussistente che occorre solo esplicitare. Kula: famiglia iniziatica Trika: triade di divinità femminili venerate Il principio ispiratore della cosmologia è la manifestazione reale abhasa. Ogni manifestazione divina è reale (non illusoria come nel vivarta vedantico) e universale è particolarizzata solo in quanto contestualizzata nel punto di vista del soggetto conoscente. Durante l’esperienza estetica si rivela l’universalità potenziale della manifestazione concreta nella sua particolarità individuale. La coscienza divina proietta entro di sé il modo costruendo l’illusione di una individualità separata, il processo di liberazione svela il meccanismo e fa riconoscere l’assoluta dipendenza del mondo da Siva e la propria sostanziale identità con il divino. A differenza del brahman upanisadico statico, quello della scuola saiva è dinamico, Siva non è solo coscienza, ma è consapevole di sé , autocoscienza non determinata che emana ogni cosa da sé stessa. I tattva (il fatto di essere quello) sono 36 partendo dal più elevato che è l’immediata trasformazione di Siva si arriva ai più grossolani. Nella discesa verso la corporeità del soggetto umano, il principio divino si affievolisce senza però scomparire del tutto, niente è ontologicamente indipendente da Siva. La progressiva manifestazione di Siva si divide in due cammini: cammino puro composta da 5 tattva corrispondenti a 5 esperienze interiori del soggetto umano e 5 stati di coscienza percepibili almeno in parte dal soggetto comune: primo tattva: sivattva il principio di realtà di Siva, pura soggettività senza alcun riferimento oggettuale; corrisponde allo stato di coscienza transquarto che sta al di là di veglia, sogno, sonno e quarto stato. Secondo tattva: saktitattva legato alla potenza di beatitudine è ancora privo del riferimento oggettuale, ma permette il predicato rappresentabile con l’esperienza “io sono”, corrisponde allo stato di coscienza “quarto”. Terzo tattva: sadasivatattva principio di realtà dello Siva perpetuo, Siva si presenta come il signore mezzo donna, l’Androgino primordiale, legato all’equilibrio tra conoscenza e azione ”io sono questo” dove questo rappresenta l’universo intero ancora indifferenziato ma comunque separato dal soggetto, corrisponde allo stato di sonno. Quarto tattva: isvaratattva incipiente prevalere dell’elemento oggettuale su quello soggettivo, “questo sono io” corrisponde allo stato di sogno, l’universo è presente ma fa parte del sogno di Dio. Quinto tattva: suddhavidyatattva il principio di realtà della grande illusione cosmica, corrisponde allo stato di veglia, le forme che Siva sognava escono da lui e diventano mondo. Qui comincia il cammino impuro
Le tre maculazioni che caratterizzano l’uomo dipendono dall’ essere un individuo (anavamala, maculazione particuliforme), dal meccanismo karmico (karmamala) e dall’ illusione cosmica (mayiyamala). Da un punto di vista della realtà assoluta, i mala assumono un carattere di bipolarità, risultando ora funzioni della potenza di velame ora di quella di grazia del Signore. I mala traggono realtà solo in quanto manifestazione di determinate potenze. La prima maculazione anavamala , “essere un individuo limitato, deriva da Anava che è la funzione della potenza di libertà di Siva che vela la reale natura del Sé, è responsabile della nascita dei soggetti separati da Siva. Può essere definito “ignoranza innata” nel senso di conoscenza limitata ossia di qualcosa in quanto tale ad esclusione di qualsiasi altra cosa; esso è fonte di ogni altra limitazione. È indipendente dalle altre due impurità. Se ne conoscono 7 effetti psicologici:
è anche rappresentazione del suono nasale che mostra lo spegnersi del suono nel bindu. La fiamma è l’agente della dissoluzione ciclica dell’universo. Due funzioni superiori : La mano sinistra inferiore è nella postura del “sigillo della proboscide dell’elefante” il gesto serve da collegamento con i piedi e la correlazione tra le tre funzioni inferiori e superiori, quindi simbologia di relazione e rappresenta il dio proboscidato di Siva. Il piede destro cavalca il dorso del nanetto Muyalaka collegato alla crisi epilettica e al momento di lucidità - estasi precedente alla crisi epilettica quindi è simbolo sia di questo momento che dell’oscuramento successivo a rappresentare la presenza di Siva anche nell’oscuramento più completo questa funzione è nota come occultamento, velame. Il piede sinistro è rivolto verso l’alto e rappresenta la funzione di grazia , si stacca dall’oscuramento dell’illusione cosmica ed è rifugio del devoto. L’esperienza della grazia si manifesta nello yogin quando si rende conto che l’oggetto che percepisce non è distinto dalla coscienza che lo percepisce. Il pensiero della scuola virasaiva si incentra sulla simbologia del linga che sta a fondamento di una gerarchizzazione di sei stati psichici e dà vita a una concezione detta non dualismo qualificato della potenza divina. Il linga (etimologicamente segno) è la simbologia della distinzione tra uomo e donna quindi il pene. Non è solo un simbolo fallico, ma rappresenta il legame tra il divino, l’umano e l’universo, una sintesi tra macrocosmo e microcosmo. Può essere duraturo o momentaneo, stabile o mobile. A volte ci può essere l’immagine del dio che esce da una mandorla che ricorda la supremazia di Siva su Visnu e Brahma tratta da un celebre mito puranico (sfida per vedere dove finiva il linga e uno si tramuta in un uccello e l’altro in un cinghiale per scavare in basso, ma entrambi non trovano la fine…). Ogni linga edificato da mano umana comprende tre parti: la parte di Brahma che è la pietra di fondazione della struttura, la parte di Visnu che è la mediana (la verga propriamente detta) e la parte di Rudra che è la parte superiore. Il piedistallo su cui sono inseriti rappresenta la vulva (yoni). Il linga non è usato come simbolo di fertilità, ma come culmine della potenza virile adoperata per fini ascetici. In effetti è modello per gli asceti per non effondere il seme (esemplificato nella figura del urdhvaretas che ritiene il seme e lo fa risalire lungo la spina dorsale fino alla fontanella del cranio) quindi non come organo di generazione vitale ma energia interiore. .3. Scuole Sakta 3.1 Le fonti Difficilmente riconducibili a uno schema univoco e coerente perché parte della letteratura è andata perduta o disponibile solo in forma manoscritta Pag 610 3.2La dottrina La dottrina sakta ha radici vediche e puraniche e si appoggia soprattutto sulla speculazione saiva. La dottrina sakta prevede il culto della Dea La relazione tra Siva e Sakti (potenza) è simile a quella che intercorre tra prakasa (onnipresente impersonale e non agente) e vimarsa (personale, agente, tale da comprendere in sé i principi coscienti individuali). La Potenza rianima il cadavere, La Dea rappresentata dalla vocale “i” senza la quale Siva sarebbe un cadavere (sava). Nota: nelle scuole precedenti prakasa e vimarsa sono anche luce e riflesso