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Riassunto dettagliato di 'Le statue bugiarde', utile per l'esame di antropologia sociale tenuto dalla prof. Anna Maria Iuso
Tipologia: Sintesi del corso
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Tutto iniziò con l’abbattimento della statua di Re Giorgio III nel 1776, la statua fu tirata giù con corde e decapitata da cittadini newyorkesi ed era il primo monumento equestre arrivato dalla Gran Bretagna nel 1770, che imponeva ai sudditi il richiamo costante all’autorità del re sulla colonia, fu collocato su un piedistallo di pietra a Bowling Green (Mahnattan). La statua ebbe solo sei anni, nel 1776 il secondo congresso continentale ratificò la dichiarazione d’indipendenza. I newyorkesi si appropriarono del lessico rivoluzionario dei diritti inalienabili della libertà e felicità e quello di rovesciare qualsiasi governo che non permette questi diritti. Allora come oggi i conflitti sulle statue sono lotte di potere che vengono abbattute quando c’è un cambio di regime come gesto iconoclasta delle nuove classi sociali che hanno preso il potere ma quando le statue vengono abbattute da chi il potere non lo ha quei gesti vengono definiti come atti di “vandalismo”. I conflitti sulle statue negli stati uniti assumono caratteristiche specifiche derivanti da tre secoli di colonizzazione da parte delle potenze europee. Questa eredità coloniale è commemorata da una presenza fitta di monumenti nello spazio pubblico che sono diventati l’elemento caratterizzante dei conflitti contemporanei. Altro fattore distintivo del panorama monumentale americano è la schiavitù: la fondazione degli Stati Uniti segna la nascita di una società che si definisce libera e democratica ma che incorpora la schiavitù razziale nella costituzione del 1789 senza però mai nominarla idea contraddittoria della libertà americana es. legge di naturalizzazione del 1790 in base alla quale la cittadinanza era conferita ad ogni persona bianca e libera: immigrati europei bianchi, mentre gli schiavi anche se liberi, erano escluse. La bianchezza è fin dagli inizi dentro le fondamenta degli stati Uniti. Negli ultimi anni i monumenti sono andati oltre il personaggio alla quale l’opera è dedicata e hanno rivelato le motivazioni dietro la loro realizzazione. Indagini hanno dimostrato che il paesaggio monumentale americano commemora maschi bianchi, proprietari di schiavi e guerra e conquista territoriale sono i temi che dominano questo spazio pubblico. Dagli anni 70 del 900 afroamericani hanno cominciato a far parte delle istituzioni politiche e accademiche fino a quel momento inaccessibili per loro e grazie a loro si è ridisegnato un immaginario simbolico attorno a quale si è mosso il movimento interrazziale dopo l’assassinio di George Floyd nel 2020 cercando di creare uno spazio pubblico antirazzista e decolonizzato. Ma in molti casi i provvedimenti di rimozione sono stati bloccati e questi conflitti svelano la non-neutralità dei monumenti commemorativi. Rimuovere un monumento non vuol dire rimuovere la storia perché un monumento non è la storia ma solo una decisione presa da soggetti pubblici per commemorare uno specifico personaggio o evento del passato cambiare o rimuovere vuol dire interpretare diversamente la storia. Le più importanti associazioni di storici professionisti hanno preso posizione sui monumenti pubblici: in un documento dell’American Historical Association si dichiara che un monumento non è la Storia perchè rappresenta solo la decisione presa da soggetti pubblici o privati di commemorare nello spazio pubblico uno specifico personaggio o evento del passato. Rimuovere qualcosa significa rimuovere una interpretazione della storia. Le drammatiche tensioni interne alla società americana sono emerse tutte dall’indagine sull’insurrezione del 6
gennaio 2021 al congresso che segna la punta dell’iceberg della crisi della democrazia più antica del mondo che si riflette sulla scena mondiale. I monumenti pubblici non rappresentano la storia ma la memoria della narrazione scelta da chi la fa erigere. I capitoli sono chiamati scene per evidenziare l’elemento simbolico-testuale della memoria pubblica, una ricerca sull’immaginario razziale e coloniale americano tra l’otto e il novecento, sui conflitti derivanti dall’uso politico della storia. SCENA 1: LA DANZA DELLE STATUE Al Visitor Center di Capitol Hill, l’edificio che ospita il Congresso degli Stati Uniti, la guida può narrare della leggenda delle statue danzanti: una notte di Capodanno verso la fine dell’Ottocento i bronzi e i marmi di personaggi che altri Stati hanno inviato per autorappresentarsi danzano per la celebrazione un altro anno di vita della Repubblica. Si narra con un alone di mistero, più mito che storia che avvolge il particolare gruppo statuario del Campidoglio all’epoca raccolto nella Old Hall of the House, dove vi sono solo 35 dei 100 bronzi e marmi. Queste sono entrate nel dibattito pubblico a seguito delle grandi proteste per l’assassinio di George Floyd nel 2020 e per l’assalto al Campidoglio dei seguaci di Trump del 6 gennaio 2021. E Biden l’anno successivo ha commemorato questo evento proprio nella Hall delle statue danzanti. Queste statue dovrebbero riflettere la bontà del federalismo americano, ma la loro storia evidenzia le continue disuguaglianze e le crisi della democrazia rappresentativa. 1.1 Statue e democrazia americana Il 6 gennaio 2021 una folla di sostenitori di Trump fa irruzione nelle sale del Campidoglio per fermare il conteggio dei voti rubati. Un uomo ha fatto entrare la bandiera ‘Battle Confederate Flag' che non era mai arrivata a palazzo nemmeno negli anni della Guerra civile del 1861. Lo scatto ricostruisce una scena emblematica del vincolo tra libertà e schiavitù nella storia americana. Nella sala all’entrata del senato ci sono due dipinti appesi di due personaggi della guerra civile, un ritratto del senatore del Massachusetts Charles Sumner, dall’altra parte il senatore (?) del South Carolina John Calhoun. La bandiera rende omaggio a otto statue di eroi confederati che ancora oggi sono onorati nella collezione. Nella National Statuary Collection sono raccolte 100 statue ma come è possibile che ancora oggi 8 di queste onorino gli eroi degli stati dell’ex confederazione sudista che si erano separati da quelli dell’unione per difendere il diritto a mantenere esseri umani in schiavitù? Queste statue raccontano la centralità della guerra civile nella storia americana: una legge del 1864 ha istituito questa collezione stabilendo 2 statue per ogni stato, collezione che non nasce insieme al Capitol ma nel bel mezzo della guerra civile. Nel 1864 il Congresso dell’Unione approvò la proposta di legge del rappresentante del vermont Morrill di creare una collezione statuaria che sarebbe stata collocata nella sala dell’ex camera, era opinione nel Nord che una volta stroncata la ribellione tra i Blu e i Grigi, e gli Stati confederati fossero rientrati nell’Unione sarebbero stati fedeli alla Costituzione e avrebbero scelto le due statue di personaggi che volevano onorare. All'inizio dell’Ottocento il grande edificio del capitol divenne la sede del Congresso, i soffitti decorati con immagini storiche e le sale ospitano statue e dipinti dei grandi eventi e i personaggi della narrazione fondativa. la prima pietra di Capitol era stata inaugurata da Washington nel 1793. Dal 1863 la statua of Freedom disegnata da Thomas Crawford 8morto
1.2 Strane coppie Dagli anni Trenta del 900 per il peso eccessivo delle statue, è stato deciso di sistemarle in varie sale e corridoi di Capitol. Le coppie statali possono anche non trovarsi vicine. Grande cambiamento della Statuary Collection avvenne nel 2000 quando viene modificata una legge del 1864 e ora si consente agli stati membri di inviare in sostituzione nuove statue spostando le precedenti questo diede l’opportunità di far arrivare nella collezione politici repubblicani e anche membri di minoranze etniche finora assenti rendendo la collezione più inclusiva (es. statue dei nativi americani sostituzioni che sollevano domande su un’evoluzione degli immaginari razziali e coloniali). Ad esempio è stato aggiunto il bronzo di capo Washakie degli shoshone per il Wyoming in riconoscimento delle sue grandi capacità di negoziazione con l’esercito statunitense, oppure nel 2005 il bronzo di Sarah Winnemucca, scrittrice di etnia paiute per il Nevada, figura onorata per il suo ruolo di interprete negli 1870. La Virginia, a seguito delle grandi proteste di BLM e di grandi cambiamenti politici nello Stato, ha rimosso la statua del generale Lee con quella dell’attivista afroamericana per l’integrazione scolastica Barbara Rose Johns. Questo apre domande importanti e richiamano un contesto più ampio di evoluzione degli immaginari razziali e coloniali. Le statue che onorano personaggi del passato inviano messaggi per il presente. Ad esempio dal 1931 la California è rappresentata dal bronzo di padre Junipero serra e dal 2009 da Ronald regan. Serra, canonizzato santo nel 2015 è stato spesso oggetto di proteste da parte dei nativi americani californiani per i quali il missionario puntò a cancellare la loro cultura che a salvare le anime dei loro antenati. Solo quando lo stato venne completamente colonizzato dai bianchi che Serra divenne importante. In quegli anni lo Spanish Revival Movement Cos'è un'immagine mitica dell'altruismo del missionario spagnolo in cui lo scopo sarebbe stato rendere felici gli indigeni che incontrava, Quale immagine è stata ricostruita dagli studi più recenti sul colonialismo e sul tipo di organizzazione del Lavoro indigeno nelle missioni. Ciò che ci si rimprovera a questo missionario l'avere Imposto con forza da assimilazione della logica coloniale distruggendo così le culture indigene. dopo le grandi proteste del 2020 seguite all'assassinio di George Floyd diverse statue di Serra Sono state rimosse dagli spazi pubblici, Tuttavia il bronzo resta a rappresentare quello stato. La statua di Ronald Reagan ha sostituito quella di King un ministro universalista di metà 800 antischiavista e a favore dell'Unione. secondo il Los Angeles Time entrambe le statue della collezione andrebbero sostituite in quanto non più rappresentative della California del XXI secolo. CAPITOLO 2 - FALSI MITI Nel secondo Capitolo ci spostiamo a Sud dove negli ex Stati confederati i monumenti che onorano gli eroi della nobile “causa perduta” dominano ancora lo spazio perduto. Nel 2020 in Virginia (Richmond), due ballerine afroamericane ballano sul basamento della statua equestre del generale confederato Lee e ora la statua è coperta di graffiti e scritte lasciate dai partecipanti delle proteste del Black Lives Matter. La statua era stata eretta per celebrare la riconquista della supremazia bianca e la segregazione razziale nel sud e ora è divenuta il teatro degli scontri: le ragioni per cui nel presente ci si scaglia contro le statue del passato sono chiare e risalgono ai problemi lasciati irrisolti alla fine della guerra civile che abolì la schiavitù ma non la struttura di potere su cui si fondava. Sono problemi riemersi durante i movimenti per i diritti civili, una rivoluzione rimasta incompiuta e che ha ripreso vita
nel 2020. Le proteste sono partite dagli stati uniti ma si sono diffuse rapidamente negli altri paesi legando la schiavitù con le questioni coloniali. Nel 2021 la statua del generale è stata fatta a pezzi e messi su un camion diretto verso un deposito. il culto del generale inizia 130 anni prima quando, dopo la guerra civile, si è passato dal dolore del lutto dei morti per la guerra a venerare l’orgoglio della loro eredità costruendo il mito della Causa perduta (Lost Cause), che costruì il forte impatto emotivo sulla venerazione dei suoi eroi confederati. la statua del generale a cavallo inaugurata nel 1890 rifletteva l’immagine del potere confederato e rappresentava la gloria militare sudista e non era legato alla lotta contro la schiavitù, così quell’imaginario era slegato da quella pesante eredità schiavista e il lutto dei morti cedeva il posto all’orgoglio autocelebrativo. Gli afroamericani di allora condannarono questa venerazione del generale e si rifiutarono di dare i fondi per l’inaugurazione. La narrazione storica si era trasformata e nella figura del generale non si vedeva più come una figura legata allo schiavismo, ma come un eroe della Virginia che aveva combattuto per i diritti del suo stato. Lee non parlò mai apertamente della schiavitù quindi gli storici sanno le sue posizioni grazie ad una lettera privata alla moglie dove esprimeva paura che la schiavitù facesse più male ai bianchi che ai neri poiché gli ultimi, grazie ad una disciplina benefica, erano levati dalle barbarie e portati verso la civiltà. Le associazioni che nell’Ottocento portarono avanti il mito della lost cause nascosero ciò che stava avvenendo nei territori della ex confederazione comprese le violenze del Ku Klux Klan e commissionarono numerose statue grazie a fondi privati che hanno colonizzato lo spazio pubblico della ex confederazione. Diffusissime erano anche le statue che rappresentavano un soldato semplice senza nome in posizione di riposo monumenti dedicati alla memoria del soldato bianco confederato delle classi sociali inferiori che erano chiamate a identificarsi con le élites del sud post-ricostruzione. Avevano lo scopo di infondere fiducia grazie ad una memoria della guerra centrata sul soldato che era orgoglioso di ricevere ordini dai suoi superiori. I leader cercavano di convincere che chi si era staccato dall’unione non era mai stato un ribelle, ma aveva fatto una secessione legale di chi lottava per le difese delle libertà e diventavano ribelli se si legavano a sindacati che accettavano lavoratori di colore. Nel mito della lost cause infatti si doveva essere orgogliosi di un passato in cui i bianchi poveri vivevano felici e non dovevano pensare di lottare per i diritti degli afroamericani. Anche nel nord si faceva uso dell’immagine del soldato semplice con la divisa blu dell’unione e questa immagine rappresentavano la riconciliazione fra nord e sud: le statue infatti erano spesso e volentieri prodotte dalla stessa fonderia che produceva in maniera industriale e cambiava solo il colore delle divise. Celebrando il soldato bianco non si ricordavano le tantissime vittime dei soldati di colore che si erano uniti volontariamente all’esercito dell’unione (unico monumento celebrativo è il bassorilievo di Boston dove viene celebrato il colonnello Shaw insieme alla sua truppa di soldati di colore), ma nessun monumento celebra per esempio la strage di soldati di colore avvenuta a Fort Pillow che erano stati massacrati e invece risparmiati i bianchi e tenuti prigionieri fare prigionieri anche i soldati di colore avrebbe significato riconoscere il loro ruolo all’interno dell’unione nella guerra e questo non era ammissibile.
sommari e imprigionato. Poi veniva prelevato, linciato pubblicamente e bruciato, pezzi del corpo erano presi come souvenir. In più si scoprì che venivano realizzate cartoline con foto dei linciaggi e dei cadaveri che venivano inviate ad amici e parenti. Negli anni 90 dell’800 la giornalista afroamericana Ida Wells Barnett fece numerose ricerche dove mise in evidenza che negli anni immediatamente successivi alla guerra folle violente e mascherate agivano di notte per intimidire gli elettori neri di andare a votare in prossimità delle scadenze elettorali, a partire dagli anni 80 si cercò una nuova giustificazione a queste violenze che era quindi l’accusa di molestie verso una donna bianca che toglieva anche il sostegno dell’opinione pubblica agli afroamericani. le statue confederate non celebrano le gesta eroiche e militari, ma l’impegno di chi si è battuto per mantenere salda l’istituzione della schiavitù (non ci sono state a personaggi che si sono battuti contro la schiavitù nel sud). Le statue confederate inaugurate a fine ottocento come risposta alla rivoluzione dei diritti civili, sono quindi, statue bugiare. → La libertà della schiavitù era stata conuistata dai combattenti e non concessa dai bianchi. Fin dal 1935, quando uscì il volume black reconstruction dello scienziato sociale afroameriano Du Bois, metteva l’esperienza degli altri afroamericani al centro della narrazione della Guerra civile. Accusava gli storici di aver abbandonato i criteri oggettivi della ricerca scientifica per mettersi al servizio di una bizzarra dottrina razziale che dichiarava la maggioranza degli esseri umani inferiori. Per questo il periodo della Ricostruzione fu una rivoluzione incompiuta, la cui sconfitta riportò di li a poco la supremazia bianca nel sud. Le statue confederate rappresentano la memoria nostalgica di una nobile “causa perduta” del Sud e furono quasi tutte inaugurate nel periodo 1890-1925 quando gli afroamericani vivevano in un regime di segregazione razziale. Le sculture commissionate dall’UDC trasformano il mito in un oggetto materiale sostituendo la storia con la memoria della causa perduta, dell’onore del sud e di schiavisti benevoli come Roberto Lee. Il culto della Lost Cause affonda le sue radici nella ricerca da parte del sud di una giustificazione di nobiltà della sua causa che fu sconfitta dalla guerra civile, quella del sud superiore culturalmente, quella del nord superiore solo per mezzi economici. In questa cultura, la schiavitù era rappresentata come un’istituzione benevola per africani altrimenti selvaggi che sarebbe scomparsa da sè nel momento giusto, si trova nelle statue. Tra le donne dell'UDC che divennero custodi della memoria della nobile causa del Sud un esempio significativo è rappresentato da Mildred Lewis Rutherford della Georgia, si impegnò sul fronte della propaganda scolastica come conferenziera e scrittrice prolifica di testi storici. Ha continuato a plasmare l’immagine pubblica della Guerra civile per decenni organizzando manifestazioni popolari e iniziative per imprimere la narrazione della guerra per i diritti degli Stati. Il confederate Monument nel cimitero nazionale di Arlington, circondato dalle tombe di 267 soldati, c’è un bassorilievo tutte le figure che rappresentano gli elementi ideologici fondativi della causa perduta, tutte immagini in movimento: soldati confederati in azione, gli schiavi fedeli etc. Lynching mob → fenomeno dei linciaggi pubblici, ricorrente in diverse comunità in alcune parti del sud segregato era vista come una punizione esemplare. Intorno al 1890 la giornalista Ida Wells Barnett pubblicò un’indagine accurata basata sull’esame di numerosi casi di linciaggi, mise in evidenza che se negli anni dopo la guerra civile folle agivano in
prossimità delle scadenze elettorali per per terrorizzare i neri e non farli andare a votare. Negli anni 90 l’accusa di stupro della donna bianca era diventata il smbolo di tutto ciò che i bianchi percepivano come fuori posto nella nuova società emersa dopo il periodo della Ricostruzione. Per molti storici i documenti sulla secessione dicono che la preservazione della schiavitù fu la ragione principale per staccarsi dall’Unione presieduta da Lincoln. Le statue confederate inaugurate a fine ottocento, quando si consolidava la segregazione razziale, come memoria pubblica che celebrava la nobile causa perduta, sono statue bugiade. Le statue non commemorano chi compì eroiche gesta militari ma celebrano l’impegno nella causa del Sud di mantenere salda l’istituzione della schiavitù. Parco di Stone Mountain: in Georgia sorge il bassorilievo più grande del mondo e anche il più imponente monumento che onora gli eroi della causa perduta: il generale Stonewall Jackson, il presidente confederato Jefferson Davis e il generale Robert Lee. La storia di questo monte è anche legata alle vicende del KKK che nel 1915 fece di quella montagna il luogo per le adunate attorno alle grandi croci incendiate. Venne progettato nel 1915 ma inaugurato nel 1970 e l’idea di partenza del bassorilievo è stata di un’anziana signora presidente dell'UDC accesa dalla propaganda razzista di quegli anni. La montagna era poi una produttiva cava di granito proprietà di Samuel Hoyt Venable che nella notte del ringraziamento del 1915 andò in cima con altri 15 uomini per bruciare la croce di legno e per giurare fedeltà al nuovo KKK nato nel 1866 da un gruppo di reduci confederati che si mascheravano come fantasmi degli eroi confederati per impedire con la violenza che i neri andassero alle urne. I lavori iniziarono nel 1916 distruggendo tutti i siti cerimoniali indigeni che vi si trovavano nel luogo. Ad oggi il parco è visitato da tantissime persone e non sono mancate proteste ma la sua alterazione o rimozione, impossibile a meno che non si usi della dinamite, è vietata da una legge statale. CAPITOLO 3 - COLOMBO DECAPITATO A partire dal 2020 le statue di Colombo sono state tutte deturpate, imbrattate, rimosse, decapitate ma per capire il perché bisogna ricercare le diverse storie delle statue che sono tanto diverse quanto le motivazioni dei committenti e degli scultori. Le statue di Colombo hanno storie tanto diverse quanto diverse sono state le motivazioni dei committenti e degli scultori, non si tratta di causa perduta rivendicata come heritage, ma esige uno sguardo più lungo che risale al tempo della fondazione della repubblica statunitense. Il grande numero delle statue di Colombo risale alla fondazione della repubblica statunitense quando il navigatore genovese a servizio della corona spagnola, divenne un’icona e uscì dalla storia per farsi mito il navigatore genovese che sotto bandiera spagnola raggiunse le Bahamas convinto di essere approdato nelle Indie non mise in realtà mai piede nel continente statunitense e allora perché le sue statue sono le più presenti qui nei luoghi pubblici? E perché al suo nome sono legate tantissime città compresa la capitale Washington il cui distretto si chiama Disctrict of Columbia? Colombo è un mito fondativo indipendentemente da chi lui fosse realmente, ed è tale grazie all’evoluzione della sua immagine che è plastica e malleabile e perciò di facile appropriazione di gruppi europei diversi in base alle loro esigenze di autorappresentazione nello spazio conquistato nella società americana.
commissionò quindi una statua enorme dedicata a Colombo posizionata in posizione centrale a Central Park e inaugurata nel 1892. Questa statua è differente da quelle inaugurate successivamente perché rappresenta lo sforzo di un gruppo immigrato da poco, denigrato e discriminato, di appropriarsi di un simbolo americano esistente già da un secolo mentre le altre rappresentano una “mitica italianità” superiore sul piano razziale e culturale. slogan della propaganda fascista introdotta negli Stati Uniti. L’appropriazione di Colombo e la celebrazione del Columbus Day (celebrazione della scoperta e parte del processo di assimilazione dei figli degli immigrati), assieme alla propaganda fascista, alimentarono l’ideologia di una superiorità razziale bianca di “stirpe italiana”, diretta discendente dell’impero romano. Il linguaggio razziale fascista trovò quindi facile adesione in quella comunità già avversa agli afroamericani. Vicenda del quindicenne Generoso Pope che arrivato in America poverissimo, divenne poi uno degli uomini più potenti di New York e offrì i suoi servigi a Mussolini usando radio e giornali per veicolare la propaganda fascista in America. Il suo ruolo fu fondamentale nell’introduzione del Columbus Day perché egli era capace di garantire i voti della comunità italo-americana a Roosevelt in cambio dell’istituzione di una festa nazionale dedicata a Colombo (anche se era sostenitore del partito fascista italiano). gli italoamericani acclamavano Mussolini come il “Colombo moderno” che era diventato una vera e propria celebrità negli Stati Uniti e così il Columbus Day a New York era divenuto a tutti gli effetti un evento a sostegno di Mussolini, associato a Colombo perché entrambi “eroi della patria”. Legandosi ai movimenti contro l’integrazione razziale degli afroamericani ai fini di assumere l’identità della classe media americana, gli italo-americani consolidarono il processo di “imbiancamento” e acquisirne i relativi privilegi vicenda di Frank Rizzo, poliziotto figlio di immigrati italiani che arrestò con tecniche della Gestapo molti afroamericani. Una sua statua è stata spruzzata di vernice rossa durante le proteste del BLM e poi fatta rimuovere dall’amministrazione comunale. → Alcune statue rilevano un salto di qualità nell’identificazione di una mitica “italianità” superiore sul piano culturale e razziale. Questo è lo sloga della propaganda fascista introdotta negli Stati Uniti, che segna un definitivo allineamento verso “l’imbiancamento” come white ethnics. Quinto centenario del 1992 ha rappresentato una svolta l’opposizione alla narrazione della scoperta fu partecipata con una nuova presa di coscienza: l’eurocentrismo che investiva le statue fu decostruito con forza. Si intende sottolineare la storia razziale degli stati uniti e favorire la conoscenza fra gli italo americani dei torti inflitti agli afroamericani. A questa lotta contro le commemorazioni si aggiunsero o movimenti per i diritti civili, anticoloniali e antirazzisti emersi negli anni 50 e pacifisti degli anni 70 del 900 (mentre sul versante europeo le proteste furono deboli e la spagna continuava la narrazione della “scoperta”). Second un’indagine condotta nel 1989 la maggioranza si opponeva alle celebrazioni del quinto centenario: più del 70% degli intervistati riteneva che tale data rappresentasse 500 anni di resistenza dei popoli nativi alla colonizzazione europea, il 78% sosteneva l’importanza di promuovere programmi educativi in occasione dell’anniversario, il 19% si dichiarava favorevole ad azioni legali contro gli Stati Uniti con lo scopo di riacquisire le terre sotterranee. il 12 ottobre 1992 ci fu un’enorme protesta dei nativi americani tanto che la grande parata del Columbus Day nella capitale fu cancellata, e da quella data venne rivendicata al suo posto la celebrazione dell’Indigenous Peoples’ Day esaminando le narrazioni, Biden ha parlato di
Basil Russo si scaglia contro la storiografia degli ultimi trenta anni che avrebbe promosso una crociata per riscrivere la storia americana rendendola fuorviante per i loro obiettivi politici e sociali. Al centro della ricostruzione viene collocata la brutalità dei colonizzatori nei confronti degli indigeni e si modifica il lessico perché non si era trattato di scoperta ma di conquista. Con l’assassinio di Gorge Floyd nel 2020 c’è stato il punto di non ritorno e decine di statue di Colombo sono state abbattute così come l’ideologia che rappresentavano. Giugno 2020 a Boston la statua di Colombo viene decapitata, a Miami viene imbrattata con sangue rossa su mani e volto, a Waterbury viene decapitata ma poi restaurata e rimessa a posto per volontà di un referendum cittadino mentre a Chicago la statua viene rimossa dall’amministrazione dalla sindaca afroamericana Lori Lightfoot. Il dibattito continua con la festività del Columbus Day e sulle statue che rappresentano strumenti di orgoglio si può aprire un dibattito senza rimuovere le statue? Una conseguenza dei conflitti emersi dopo l’abbattimento delle statue è un ripensamento radicale su chi si sceglie di celebrare pubblicamente perché glorificare Colombo vuol dire commemorare la colonizzazione europea dei popoli indigeni quando invece andrebbe celebrata la loro sopravvivenza. Questa narrazione è assente e la memoria pubblica delle popolazioni indigene è cancellata e la celebrazione di una festività federale in loro onore potrebbe essere un passo importante nella direzione di riconoscere le radici indigene deli Stati Uniti, nati proprio sull’espropriazione dei loro territori. Di importanza storica è la proclamazione dell’Indigenous Peoples’ Day insieme al Columbus Day fatta dal presidente Biden nel 2021 che riconosce formalmente per la prima volta questa festività in maniera formale. Nel suo discorso non ha dimenticato gli italo-americani cercando una via di “riconciliazione” anche se ci sono molte associazioni italo-americane che sostengono che togliere dal piedistallo Colombo o festeggiare le due feste insieme voglia dire rimuovere l’eredità italo-americana. In più è evidente come a costruire l’identità italiana in America siano prettamente valori maschili mentre sono assenti le centinaia di donne immigrate che hanno contribuito alla storia della comunità. SCENA 4: TEDDY ROOSEVELT ESILIATO 2020: la presidente del museo di storia naturale di New York annuncia la decisione di rimuovere il grande bronzo equestre che raffigura Theodore Roosevelt e le due figure ai lati del cavallo, un indiano americano e un africano che dominava dal 1940 l’entrata del museo. La statua viene rimossa nel 2022 e ricollocata alla biblioteca dedicata a Roosevelt a Medora, Nord Dakota. Fino a qualche anno fa la statua passava quasi inosservata mentre ora ha coinvolto l’opinione pubblica newyorkese in un acceso dibattito sul potere performativo delle immagini, sulla memoria pubblica conflittuale e sulla cancel culture. Alcuni si sono opposti sostenendo che l’Equestrian Theodore Roosevelt Monument è intrinsecamente legato al museo, alla scena culturale newyorkese e alla ricca famiglia Roosevelt. Questa statua rappresenta molti conflitti esistenti tra arte pubblica, scienza razziale, colonizzazione dell’ovest e inizio dell’impero americano e del suo attuale declino. TR è uno dei personaggi fra 800 e 900 più studiate, nato in una antica famiglia di New York, fu proprio suo padre a fondare nel 1819 il museo. TR, appassionato naturalista, partecipava a battute di caccia grossa a bisonti e a elefanti, reperti che collocava poi nel suo museo, alla ricerca di una rude
preparare il paese alla guerra si nota come la memoria pubblica sia costruita in base alle esigenze del presente. sfide iconoclaste - Atti di vandalismo alla statua:
Ma il museo cerca di valorizzare al massimo un’altra statua presente nel museo: un bronzo a misure reali del leader TR seduto su una panchina sulla quale anche i visitatori possono accomodarsi. Ma questa statua da un’immagine completamente opposta a quella della statua equestre rimossa, TR indossa abiti da esploratore-naturalista, è molto più anziano e tranquillo, un po’ sognatore trasformando la sua immagine da cacciatore di grandi animali a pacifico e accogliente naturalista. Nella lobby ci sarebbero state le opere dello scultore Akeley di un gruppo di uomini primitivi in bronzo, basate su degli studi su individui afroamericani presi come modelli. Nel 1940 l’AMNH era organizzato secondo criteri scientifici stabiliti dal paleontologo Osborn. Le esposizioni erano dimostrazioni didattiche della lenta ascesa e della lotta dell’uomo dagli stadi bassi a quelli più elevati. Dal 1880 al 1930 questo spazio fu coinvolto in grandi spedizioni scientifiche planetarie. Il tipo di antropologia del museo durante l’otto e novecento, insieme all’architettura neoclassica, contribuì alla costruzione di un immaginario razziale e coloniale che poneva i vari gruppi umani su una rigida scala gerarchica in base ai principi della scienza evoluzionistica. In una spedizione africana del museo nel 1921 un grande gorilla fu ucciso e imbalsamato per essere portato all’African Hall. Per Osborn, che fu presidente della commissione che assegnò allo scultore Fraser la realizzazione della statua equestre di TR, la gerarchia razziale era chiara: la razza caucasica incarnata dalla figura di un presidente condottiero a cavallo, e i rappresentanti di razze inferiori, la mongolica e la negroide, a piedi ai suoi lati. Ai tempi si sarebbe percepita questa performance visiva di tale gerarchia come ordine naturale delle cose. Il museo di storia naturale di New York ha invece accettato di rivedere, a seguito delle proteste, gli allestimenti nelle sue sale al fine di crearne di più inclusivi introducendo il punto di vista delle popolazioni indigene grazie ad esperti nativi americani. Il 18 gennaio 2022 c’è stata un’operazione di rimozione della statua equestre di TR. E’ evidente il contrasto tra il momento di massima esposizione pubblica dell’inaugurazione e quello di quasi segretezza della rimozione. L’opera è poi stata ricollocata a Medora un paese nel Nord Dakota, non contenti però i firmatari di una petizione che voleva a cancellazione di essa. La biblioteca per Roosevelt V può aiutare a ricontestualizzare e a facilitare discussioni difficili, complesse ed inclusive. Eliminata questa statua l’AMNH cerca di valorizzare un’altra di TR al suo interno, un bronzo seduto su una panchina, un’immagine molto diversa dall'altra. SCENA 5: RIEVOCAZIONI, RIMOZIONI, RESTITUZIONI L’abbattimento della statua di re Giorgio III è la celebrazione di un momento fondativo della nascita della nuova repubblica, così come lo sono l’espulsione delle popolazioni indigene dalle loro terre e la distruzione dei loro luoghi sacri durante l’avanzata dei coloni euroamericani verso ovest. Ma tornando a quella di Colombo all’interno delle proteste del BLM, l’attivista Mike Forcia che si prende la piena responsabilità delle azioni, propone che siano le donne native americane a tirare giù la statua, resa simbolo del potere e perché le donne native americane subiscono più degli uomini gli effetti delle espropriazioni delle terre dai tempi di Colombo e sono costantemente vittime di violenze. l’evento iconoclasta è un evento importante che da visibilità nel presente agli indigeni americani che nelle celebrazioni del Columbus Day non vengono mai coinvolti come cittadini americani a tutti gli effetti. Quel passato resta nel presente dove si cerca una “giustizia riparativa” perché la disuguaglianza delle opportunità, indigenza, degrado, criminalità e repressione violenta sono elementi che
erroneamente rigorosamente Bianchi era associata al possesso di eccellenti doti morali prerequisito del successo economico e sociale. con l'applicazione delle teorie eugenetiche negli Stati Uniti già nel 1924 circa tremila persone avevano subito la sterilizzazione forzata in quello stesso anno lo stato della Virginia approvò il Racial integrity Act che obbligava ogni individuo a dichiarare sul suo certificato matrimoniale se la propria razza fosse bianca o di colore. Grant divideva sommariamente la razza bianca in tre tipologie: Nordica alpina e Mediterranea attribuendo caratteristiche negative ai nordici come gli italiani e gli ebrei, i quali stavano invadendo gli Stati Uniti. Secondo l'avvocato naturalista se non si fosse provveduto a stimolare una crescita di individui superiori in grado di bloccare l'avanzata delle razze inferiori sarebbe avvenuto un suicidio razziale avvicinando così l'abisso della sostituzione delle tipologie nordiche o teutoniche con le razze inferiori non caucasiche. A stroncare queste tesi vi fu l’antropologo ebreo tedesco Franz Boas che lo accuso di aver fondato questa grande razza su nessun fondamento scientifico, e che i meccanismi della mente umana erano uguali dappertutto e l’idea che la razza fosse ereditaria era frutto di un pregiudizio occidentale. Aveva poi dimostrato che le capacità degli immigrati cambiava di generazione in generazione, migliorando al migliorare delle condizioni di vita dimostrando che è l’ambiente che condiziona le caratteristiche fisiche degli individui. Nella sua critica al libro di Grant pubblicata sulla rivista the new Republic Boas non esitò a definirlo dogmatico e pericoloso e a qualificare L'invenzione di una grande razza senza nessun fondamento scientifico, secondo Boas le categorie razziali usate da Grant non avevano alcuna base scientifica dal momento che ogni gruppo umano al suo interno comprende individui tra loro eterogenei. Per tutti gli anni Venti e trenta del Novecento Boas E i suoi allievi antropologi culturali pluralisti si opposero alle leggi restrittive sull'immigrazione straniera a quelle per la segregazione razziale la sterilizzazione coatta e l'abolizione dei matrimoni misti. per questo furono banditi da molte università dove Tali teorie erano egemoni. 2015: vicenda nel South Carolina a Charleston dove il 21enne suprematista Dylann Roof uccide a sangue freddo 9 persone afroamericane riunite in un gruppo di preghiera. Sembra che il giovane abbia scelto questa città per iniziare la sua guerra contro i “neri stupratori di donne bianche”. questa vicenda si inserisce nell’ultimo anno di presidenza di Obama che pur non facendo azioni dirette, ha modificato profondamente il livello simbolico di un’America che cambia togliendo il potere che è sempre stato in mano ai bianchi. Tale opportunità si è trasformata in una paura ossessiva da parte dei suprematisti. Roof infatti durante il processo non dimostrò nessun segno di pentimento convinto che avrebbe ricevuto il perdono per aver tentato di instaurare la supremazia bianca in America ma divenne invece il primo condannato a morte per aver commesso un crimine di odio federale al pari di una strage terroristica. La drammaticità della vicenda sottolinea la sua fame di storia e di uno spazio pubblico colmo di simboli della gloriosa “causa perduta” della confederazione che radicalizza l’ossessione dell’egemonia perduta dissolta nella società multiculturale. Pur non avendo usato volutamente alcuna retorica né tantomeno promosso azioni dirette su questioni razziali la presidenza Obama ha modificato profondamente il livello simbolico: Obama è diventato il simbolo di un'america che cambia di una perdita di potere dell'America bianca di nuovi gruppi etnico razziali che arrivavano al potere da sempre in mano ai Bianchi. Raf è diventato il primo condannato a morte nella storia americana per aver commesso un Federal hate Crime paragonabile ad una strage terroristica. La strage alla A m e Church del 2015 Segna una svolta nella coscienza collettiva della percezione di uno spazio pubblico dominato da simboli della gloriosa causa perduta della confederazione: da allora il conflitto tra chi vuole
rimuovere quei simboli di uno opprimente egemonia razziale bianca e chi radicalizza ancora di più l'ossessione di quell'egemonia perduta è cresciuto. Nel novembre del 2015 Infatti Stone Mountain ospitò un grande raduno di nostalgici neo confederati e riuniti per celebrare Il centenario della rinascita del KKK e l'inizio del progetto del più grande monumento confederato. 2017: Charlottesville, Virginia. Nel campus dell’università si radunarono centinaio di estremisti della destra radicale suprematista, comunità cresciuta su internet dove si diffondono teorie cospiratorie che inneggiano all’odio razziale contro Obama e le minoranze. L’obiettivo è la difesa della statua equestre del generale confederato Robert Lee. La statua corre il rischio di essere rimossa perché nel 2016 una studentessa afroamericana di prima liceo aveva fatto una petizione per farla rimuovere in quanto si sentiva offesa tutte le volte che ci passava davanti perché le ricordava le pene sofferte dai suoi antenati. Venne approvata quindi la decisione di spostarla in un luogo pubblico meno rilevante ma c’è chi si oppose e la difesa della statua diventò un conflitto violento da parte di chi sosteneva che la rimozione della statua avrebbe voluto dire eliminazione dell’eredità bianca deli stati uniti. Nel 2021 la statua venne rimossa, tagliata a pezzi e donata a un museo afroamericano con un progetto di fusione e di uso del bronzo per una nuova scultura pubblica. Ma una causa tentata contro il comune e il museo bloccò il progetto. Gruppi di persone motivati ad uscire allo scoperto dal nuovo presidente Donald Trump galvanizzati dalla sua idea di continuare la costruzione di un muro lungo tutto il confine con il Messico arrivano a charlottesville con l'obiettivo della difesa della statua equestre del generale confederato Robert Lee che si trovava là dal 1924. ora nel 2017 la statua corre il rischio di essere rimossa perché nel marzo del 2016 una studentessa afroamericana Invia al consiglio comunale una petizione con la richiesta di rimuovere da quel parco la statua equestre in quanto si sentiva offesa perché le ricordava le pene sofferte dai suoi Antenati Dopo molte sedute pubbliche si era limitata a raccomandare la rimozione o eventuale ricollocazione del Monumento confederato. Nel febbraio 2017 il consiglio comunale ha provato con un solo voto di maggioranza la proposta di ricollocare la statua in un luogo pubblico meno rilevante punto il clima attorno alla statua diventa sempre più acceso e fin dagli inizi 2017 la difesa del Generale Lee era il cavallo di battaglia delle Campagne per le primarie del repubblicano cori Stewart. Nell'agosto 2017 i militanti della Art Wright la destra alternativa sventolavano le bandiere confederate portando simboli neo nazisti indossando cappucci del KKK. Le scene finali dello scontro con i dimostranti antirazzisti fanno il giro del mondo e sono la chiusura del film di Spike Lee The Black KKKMan punto esempio del potere simbolico che la memoria della confederazione esercita sull'arcipelago dei gruppi della nuova destra. il generale Robert Lee aveva eseguito la sua Virginia nella Secessione è una figura esemplare da onorare e rispettare come costruttore del paese per difendere una statua di un eroe confederato da una possibile rimozione evidenzia la forza del messaggio simbolico o della memoria mitica e tossica della causa perduta. la statua equestre di lì è stata infine rimossa nel 2021 seguendo un progetto di fusione. Ma una causa intentata contro il museo e il comune da una fondazione che salvaguarda la memoria ancestrale confederata ha bloccato il progetto. 5.4 Statue bugiarde: qualche antidoto Sulla collina della città di Montgomery viene inaugurato nel 2018 il primo memoriale negli stati uniti dedicato alle vittime della violenza della supremazia bianca, il National Memorial
monuments Audit Riporta i risultati dell'esame Centinaia di migliaia di fonti pubbliche condensate in database di circa 50.000 monumenti e altri elementi commemorativi negli Stati Uniti il panorama monumentale è dominato da statue di maschi Bianchi di origine Europea. della hit parade dei primi 50 personaggi rappresentati dai monumenti il 50% è proprietario di schiavi e si tratta di tutti uomini bianchi celebrati per imprese e belliche e conquista di territori. i monumenti cambiano nel tempo che certe figure storiche si evolvono poiché la ricerca storica mette in luce aspetti che richiedono la loro uscita dallo spazio pubblico come lavorativo: un monumento muore ne nasce un altro punto da Questo deriva un invito alla partecipazione comunitaria per ridefinire l'uso dello spazio pubblico Perché i monumenti possono essere immaginati come l'incontro di Passato presente e futuro. l'agenda del Melon Foundation è ispirata dall'intreccio tra giustizia sociale e scienze umanistiche. La presidente della fondazione è stata invitata dal Presidente Obama a leggere una sua poesia nella cerimonia di inaugurazione, non persegue il successo individuale ma crea spazio per comunità di artisti, l'idea che segue nella direzione della fondazione è che il talento è distribuito equamente in tutti i gruppi umani del globo terrestre ma l'accesso alle opportunità per svilupparlo non lo è. dal 2015 almeno 18 stati hanno discusso progetti di legge che vietano la rimozione di monumenti pubblici. il conflitto tra chi crede che rimuovere un monumento significa cancellare la storia e chi invece è convinto che la rimozione invii un messaggio di cambiamento dell'uso dello spazio pubblico continua. Per questo il conflitto sulla storia dei monumenti pubblici fornisce una buona lente per monitorare la crisi dell'immaginario razziale e coloniale dell'Occidente e non solo: le statue bugiarde, se interrogate da chi conosce la loro storia raccontano la verità.