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Introduzione alla Psicologia dello Sviluppo: Teorie e Metodi - Prof. D'amico, Sintesi del corso di Psicologia Generale

riassunto psicologia dello sviluppo con la prof. D'Amico

Tipologia: Sintesi del corso

2016/2017

Caricato il 28/10/2017

albaangelini
albaangelini 🇮🇹

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PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO
5CFU Simonetta D’Amico
Lo sviluppo è il cambiamento che avviene con il processo dell’età.
È un cambiamento migliorativo, accrescitivo.
È un PROGRESSO se si considera il periodo dalla nascita all’adolescenza, ma
considerando la persona nell’intero arco di vita osserviamo anche lo sviluppo
come perdita, deterioramento, diminuzione, REGRESSO (età adulta e vecchiaia).
WERNER (1948). Cambiamenti in cui si assiste ad una crescente dierenziazione
delle diverse parti accompagnata da una crescente subordinazione e integrazione
gerarchica (ad esempio quando emozioni o attività motorie vengono controllate
da funzioni della mente).
Lo Sviluppo si caratterizza per la permanenza dei cambiamenti e il loro carattere
sistematico e progressivo.
La crescita è un aumento permanente nella massa del corpo, ma spesso usato
come sinonimo di sviluppo.
L amaturazione è la modicazione provocata soprattutto dal dispiegamento del
materiale genetico (come nella maturazione puberale) e quindi da un programma
innato.
L’apprendimento è il processo mentale attraverso il quale conoscenza e capacità
vengono acquisite.
Nella socializzazione l’acquisizione avviene soprattutto grazie all’educazione.
CARATTERISTICHE DELLO SVILUPPO
Permanenza del cambiamento
Questa caratteristica consente di distinguere i cambiamenti che durano tutta la
vita (camminare usando la coordinazione visivo-spaziale, parlare)
Progressività
Carattere sistematico e progressivo che consente di sistinguere i cambiamenti
incrementali da quelli decrementali.
La p. dello sviluppo studia l’origine, i mutamenti, le trasformazioni che il tempo
produce nel comportamento normale e patologico.
PROCESSI SOTTOSTANTI IL MUTAMENTO
Caratteristiche del mutamento: stabilità e regolarità
QUALI SONO GLI OBIETTIVIDELLA P. DELLO SVILUPPO?
Orientamento descrittivo: rilevare il che cosa e il come del
cambiamento.
Orientamento interpretativo: spiegare perché avvengono i
cambiamenti.
Descrizione e spiegazione formano una teoria che consente di fare delle
predizioni.
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PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO

5CFU Simonetta D’Amico

Lo sviluppo è il cambiamento che avviene con il processo dell’età. È un cambiamento migliorativo, accrescitivo. È un PROGRESSO se si considera il periodo dalla nascita all’adolescenza, ma considerando la persona nell’intero arco di vita osserviamo anche lo sviluppo come perdita, deterioramento, diminuzione, REGRESSO (età adulta e vecchiaia).

WERNER (1948). Cambiamenti in cui si assiste ad una crescente differenziazione delle diverse parti accompagnata da una crescente subordinazione e integrazione gerarchica (ad esempio quando emozioni o attività motorie vengono controllate da funzioni della mente). Lo Sviluppo si caratterizza per la permanenza dei cambiamenti e il loro carattere sistematico e progressivo. La crescita è un aumento permanente nella massa del corpo, ma spesso usato come sinonimo di sviluppo. L amaturazione è la modificazione provocata soprattutto dal dispiegamento del materiale genetico (come nella maturazione puberale) e quindi da un programma innato. L’apprendimento è il processo mentale attraverso il quale conoscenza e capacità vengono acquisite. Nella socializzazione l’acquisizione avviene soprattutto grazie all’educazione.

CARATTERISTICHE DELLO SVILUPPO

  • Permanenza del cambiamento Questa caratteristica consente di distinguere i cambiamenti che durano tutta la vita (camminare usando la coordinazione visivo-spaziale, parlare)
  • Progressività Carattere sistematico e progressivo che consente di sistinguere i cambiamenti incrementali da quelli decrementali.

La p. dello sviluppo studia l’origine, i mutamenti, le trasformazioni che il tempo produce nel comportamento normale e patologico.

PROCESSI SOTTOSTANTI IL MUTAMENTO

  • Caratteristiche del mutamento: stabilità e regolarità

QUALI SONO GLI OBIETTIVIDELLA P. DELLO SVILUPPO?

  • Orientamento descrittivo: rilevare il che cosa e^ il^ come^ del cambiamento.
  • Orientamento interpretativo: spiegare perché avvengono^ i cambiamenti.

Descrizione e spiegazione formano una teoria che consente di fare delle predizioni.

CHE COSA è UNA TEORIA?

  • una teoria scientifica ideale è un insieme di affermazioni interconnesse, definizioni, postulati, costrutti ipotetici, leggi, ipotesi.
  • queste affermazioni sono di solito espresse in una forma verbale o matematica
  • alcune affermazioni sono dedotte logicamente dalle altre.

CHE COSA è UNA TEORIA NELLA REALTà?

  • Una teoria è al tempo stesso una formulazione statica e un fenomeno sociale e psicologico
    • una persona sviluppando o adattando una determinata teoria, abbraccia un insieme di credenze relative e quali domande vale la pena porsiriguardo ad esempio allo sviluppo, quali sono i metodi legittimi per studiare tali questioni e quale è la natura dello sviluppo.
    • ad esempio un freudiano non studierà mai come i ratti premono la barra in situazioni sperimentali controllate e viceversa è improbabile che un teorico dell’apprendimento chieda ai propri soggetti di descrivere i sogni e i ricordi dell’infanzia.

NOMI CONCETTUALI DELLA P. DELLO SVILUPPO

  • Oggetto: che cosa deve costudire(?)
  • Quali sono i processi che determinano il cambiamento. Influenze esterne ed interne.
    • la natura dei cambiamenti determinati dallo sviluppo: sviluppo quantitativo/qualitativo, continuità/discontinuità dello sviluppo.

La nascita della p. scientifica dello sviluppo avviene soltanto verso i primi dell’800.

L’illusione è che è facile conoscere l’infanzia e l’adolescenza perché tutti abbiamo vissuto una infanzia ed una adolescenza. Tutti possiamo osservare figli e allievi durante la loro crescita PERTANTO è possibile generalizzare il comportamento.

I primi studi indiretti sono stati effettuati sugli adulti.

DOMANDA: Il mondo mentale del bambino è uguale a quello dell’adulto o nelle varie età presenta caratteristiche specifiche? Il primo a tentare una risposta a questo quesito fu

  • STANLEY HALL (1844-1920) oggetto : Hall è il primo studioso ad accorgersi che il mondo mentale del bambino è diverso da quello dell’adulto (metafora del continente sconosciuto). Tra il 1820 ed il 1920 raccolse materiale su credenze e atteggiamenti dei bambini, sul mondo inanimato-animato, su comportamenti (giochi, ecc), su vita cognitiva (lettura, scrittura, ecc), su formazione della personalità (obbedienza, ostinazione, ecc)

1891: fondazione della prima rivista di p. dello sviluppo (PEDAGOGICAL SEMINARY) 1904 ADOLESCENCE MONUMENT opera sul significato dell’adolescenza nello sviluppo umano.

metodo : non diretto, ma ricordi di adulti e resoconti di insegnanti e genitori addestrati.

  • GALTON (1822-1911) 1822- oggetto : sviluppo della personalità. Studiò le differenze individuali indagando la relazione tra fattori ereditari e ambientali. 1823- metodo : studi su gemelli monozigoti allevati in ambienti diversi.
  • SIGMOND FREUD (1856-1939) oggetto : studiò solo soggetti adulti lo sviluppo sessuale e affettivo del bambino, le relazioni con i genitori, l’emergere delle componenti della personalità. metodo : ricordi infantile degli adulti, interpretazione dei sogni.
  • BUHLER oggetto : vita mentale del bambino. L’ipotesi era che dei resoconti tramandati oralmente quelli che erano rimasti erano i più vicini alla vita mentale del bambino, al modo di pensare e di sentire. metodo : analisi delle fiabe dei fratelli Grimm.

1920-35. i limiti metodologici delle ricerche portarono gli studiosi ad individuare altre metodologie fondate su un rapporto diretto con i bambini come ad esempio il

DIARIO.

DIARIO:

su figli e nipoti quotidiano a carattere monotematico o su più aspetti (sviluppo senso-motorio, nozioni di oggetto, sviluppo simbolico di Piaget, ecc) punti di forza : era redatto da osservatori esperti punti di debolezza : -risultati non generalizzabili (uno o pochi soggetti) -osservazione possibile solo nei primi anni di vita.

  • GESELL oggetto : motricità, gioco, linguaggio, interazioni sociali. metodo : osservazioni sistematiche su più soggetti dalla nascita a 16 anni.

NASCITA DELLA P. SPERIMENTALE DELLO SVILUPPO Le ricerche basate sulla sola osservazione consentono di fare una descrizione dei comportamenti e non una spiegazione: cioè non vengono spiegate le relazioni di tipo casuale tra comportamenti osservati e fattori scatenanti e/o processi maturativi.

  • Sviluppo percettivo
  • Sviluppo concettuale
  • Motivazione
  • Sviluppo cognitivo
  1. RITORNO DELL’OSSERVAZIONE. Teoria etologica di BOWLY: SVILUPPO AFFETTIVO E LEGAMI DI ATTACCAMENTO.

MODELLI COMPRENSIVI DELLO SVILUPPO:

• PIAGET

• BRUNER

• VIGOTSKJ

• WERNER

• ERIKSON

• BANDURA

• GIBSON

PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO IN ITALIA

  1. inizio ‘900 MARIA MONTESSORI 1823-1950: primi insegnamenti di psicologia dell’età evolutiva 1824-1965: istituto di psicologia dell’età evolutiva a Padova.

PIAGET, VYGOTSKIJ, BRUNER

che succedeva era che sia i bambini che gli adulti si trovavano a vivere negli stessi contesti e fossero in qualche modo inferiti in compiti identici, convivessero e dedicassero la loro giornata sia ad attività lavorative che ad attività ludiche nello stesso identico modo. Diciamo che quello che succedeva in quel periodo era che le attività che si svolgevano tra gli adulti e i bambini fossero attività condivise senza alcuna distinzione di età, né di sesso. Proprio da questo primo periodo cominciano a vedere con l’avvento dei moralisti e dei teologi un’idea anche di bambino come creatura dotata di impulsi sessuali, creatura corrotta dal peccato originale. Quello che si sottolinea era che in qualche modo il bambino fosse inconsapevole di questa sua colpa (la colpa del peccato originale) e ci fosse la necessità di essere salvaguardato dai peccati di corruzione. Allora i moralisti e la scuola teologica in qualche modo cominciano ad individuare la fanciullezza come distinta dagli altri periodi, proprio a partire dalla istituzione dei corsi, dall’istituzione di di quella che era l’istruzione dadeicata ai membri delle famigli abbienti che dovevano in qualche modo far parte del clero. Quindi la fanciullezza rimane una prerogativa dei figli maschi dei ceti abbienti perché erano gli unici che avevano diritto ad accedere ad una istruzione. Ovviamente questa istruzione era data dai precettori e più tardi dai collegi sempre ecclesiastici che si basavano su un concetto di separatezza del bambino, del ragazzo, della famiglia, del resto del mondo, degli adulti e via dicendo. Tra il ‘600 ed il ‘700 si fanno largo queste due concezioni opposte. Una concezione è quella che ha come base appunto l’empirismo (John Locke) in cui la mente e quindi il bambino viene concepito, viene concettualizzato come una tabula rasa sulla quale si può iscrivere quello che io voglio, quindi la dotazione alla nascita è una dotazione che è in qualche modo vuota e sulla quale io posso imprimere quel che voglio e quindi il concetto successivo è quello che la costruzione della mente, la costruzione della conoscenza sarebbe derivata dall’esperienza attraverso quei meccanismi di imitazione, di associazione, ecc. Questo si sposa con quella impronta pedagogica che, ad opera dei teologi, si individuava nella costruzione dei collegi e nelle forme di coercizione nei confronti dei bambini i quali sono visti in qualche modo come soggetti che devono essere plasmati (datemi un bambino e io posso fare di lui quello che voglio, ne posso fare uno scienziato o ne posso fare un ladro ed un assassino). Questa è una delle concettualizzazioni che andava forte a quell’epoca, nello stesso periodo si fa strada invece una nuova visione dell’infanzia, una nuova visione della natura umana. Ricordiamo che le visioni sono quella meccanicista e quella che vede il bambino come soggetto attivo. La natura umana è una natura che si manifesta nel bambino, è una natura fondamentalmente buona. Ricordiamo “Il buon fanciullo” di Rousseau, il romanticismo, la fase positiva. In qualche modo il bambino procede per fasi di sviluppo alla quali partecipa attivamente e non è un passivo recettore ed il passaggio da una fase all’altra è semplicemente delineato da un piano di crescita interno. Questo introduce Piaget. Prima di arrivare a Piaget bisogna dire altre due cose sulla p. dello sviluppo e fondamentalmente sul perché la p. dello sviluppo abbia avuto un grande ritardo nel costruirsi come scienza autonoma rispetto alla p. generale. Perché dell’infanzia, dell’uomo in generale se ne sono occupate e si

occupano tante altre discipline. In particolare dell’infanzia e dei processi di svilupposi è sempre occupata la pedagogia. La pedagogia diciamo che in qualche modo volendo delineare i processi di azione, le metodologie di istruzione, di cura, di allevamento dei bambini ha iniziato ad occuparsi del bambino. Questo in qualche modo ha portato un ritardo sullo sviluppo di teorie esplicite e dirette sui processi psicologici che riguardano lo sviluppo perché i processi pedagogici, la pedagogia e i sistemi che stanno all’interno di quella disciplina si occupano di altri concetti, non dal profilo psicologico e dei processi di sviluppo psicologici del bambino, ma di istruzione, educazione, cure, ecc. Il secondo problema è quello che come abbiamo visto, l’idea di infanzia si è maturata molto tardi avendo come base interpretativa quella che il bambino in realtà era un adulto in miniatura e quindi bisogna semplicemente aspettare, secondo i tratti di maturazione, bisogna semplicemente aspettare che il bimbo maturasse quelle funzioni per svilupparsi a livello adulto. C’è una ulteriore illusione, l’illusione è quella che di fatto sia facile conoscere l’infanzia e l’adolescenza perché noi tutti abbiamo alla nostre spalle un percorso di crescita e quindi possiamo descrivere che cosa siamo stati. Gli adulti stessi in qualche modo, nell’osservazione dei figli e degli allievi durante la loro crescita sono i primi testimoni, i primi osservatori e quindi in qualche modo noi siamo in grado di sapere quello che succede nei nostri processi di crescita. Allora avendo tutte queste informazioni è possibile generalizzare il comportamento: siccome io sono stato bambino posso dire che quello che succede nei processi di sviluppo è questo; siccome io ho allievi e miei figli posso descrivere quello che succede e posso dire direttamente che cosa significhi e che funzionano in un determinato modo. Perché è una illusione? Perché ciascuno di noi ha una propria idea di sviluppo, ciascuno di noi ha la verifica su se stesso e la verifica su che gli sta vicino, ma questo comporta in qualche modo l’illusione di avere, di descrivere scientificamente quelle che sono le tappe e i processi di sviluppo. Per descrivere scientificamente noi sappiamo che dobbiamo fare ricorso a un apparato metodologico e teorico che abbia delle proprie fasi e che declini la disciplina, declini l’oggetto dello studio rispettando i parametri della scientificità che sicuramente non sono quelli dell’occhio ingenuo dell’adulto, del genitore e via dicendo, anche se non sto dicendo che siano sbagliate le idee che noi ci facciamo, ma l’idea che viene direttamente dalla nostra esperienza, la nostra stessa esperienza, quanto può essere generalizzata? Quanto l’esperienza individuale posso essere generalizzata? Posso costruire io la scienza sull’esempio di un casa o di due casi cioè dei miei figli? Assolutamente no! Quindi in qualche modo gli albori della p. dello sviluppo nascono proprio con questa illusione che in qualche modo bastasse descrivere quello che succede negli adulti per avere anche la chiarezza sui processi di sviluppo. In qualche modo alcuni autori tra i quali il primo è sicuramente Stanley Hall, sulla base di alcune sue esperienze cominciano a porsi dei quesiti. Hall si chiede se il mondo mentale del bambino è uguale a quello dell’adulto o nelle varie tappe rappresenta delle caratteristiche differenziate. Stanley Hall in qualche modo inizia uno studio sistematico, a livello tecnico, che si pone sull’adolescenza, in qualche modo inizia per esempio a raccogliere del materiale su quelle che erano le credenze e gli atteggiamenti, i comportamenti,

vuol dire che questi racconti o questi oggetti sono quelli che sono più vicini alla vita mentale del bambino, quindi ci muoviamo verso una assimilazione, siccome quelle sono le cose che piacciono al bambino, sono quelle che i bambini possono comprendere e quelle che i bambini pensano, sentono, dicono., ecc.

Il vero punto di svolta lo abbiamo quando in qualche modo, grazie ad alcuni autori, ad alcuni psicologi ricercatori, si iniziano ad avere delle vere raccolte di dati che si basano sulle analisi, si basano sulla descrizione di bambini o ragazzi. La prima fonte di dati proviene dai diari che sono tenuti, raccolti da alcuni studiosi e sono diari tematici oppure diari in qualche modo più generalizzati. Per esempio ci sono i diari a carattere monotematico. Tra i diari più famosi ci sono quelli che Piaget ha tenuto sui suoi tre figli nei quali essi vengono studiati e descritti in modo quotidiano sullo sviluppo senso motorio, sulla nozione di oggetto, di tempo, di spazio, ecc. Ora, il diario è sicuramente uno strumento molto efficace perché il diario mi da immediatamente conto che io sto studiando di un certo soggetto. I punti di forza di questi diari è che vengono effettuati da operatori esperti, il ricercatore è sicuramente un esperto che si è posto degli obiettivi di ricerca e che cerca di rispondere a questi obiettivi di ricerca. Il problema del diario è che il risultato noi lo possiamo ottenere su un soggetto, non credo che si possa ottenere il diario su più di un soggetto. Piaget stesso lo ha fatto con i suoi figli, ma nei diversi momenti di nascita di questi. Un altro limite è che appunto, data la complessità delle azioni e delle dimensioni dell’individuo, non è possibile trasferire tutte le caratteristiche. Quindi se descrivo le abilità motorie, ad esempio, è difficile che contemporaneamente mi possa concentrare su altre abilità perché ho dei limiti. Il problema è che quindi i dati che derivano da un soggetto sono dati relativi a quel soggetto e sono dati che difficilmente io posso generalizzare all’intero.

Diciamo che GESEL è il primo autore che comincia a studiare in modo sistematico con degli studi longitudinali un numero di soggetti abbastanza elevato su un campo di indagine abbastanza ampio quindi linguaggio, gioco, interazione sociale, ecc ed è il primo che ha utilizzato dei ricercatori esperti per fare queste indagini e ha quindi fornito quelle prime griglie che in qulche modo potevano essere lette sia in verticale che in orizzontale e cioè lungo le diverse fasi da 0 a 16 anni e le diverse componenti. Quindi io posso avere ad esempio a due anni dati che riguardano lo sviluppo del gioco, del linguaggio, ecc, ma possono anche leggere gli sviluppi da 0-16 anni, attraverso una tabella a doppia entrata.

La nascita della p. sperimentale in qualche modo ha portato la psicologia dello sviluppo a muoversi all’interno di paradigmi sperimentali e quindi utilizzando delle metodiche di ricerca come l’esperimento (e l’esperimento in laboratorio) con la possibilità di studiare soltanto i comportamenti manifesti e andando a ricercare cause ed effetti di un determinato comportamento. Quindi dato un comportamento X lo ritrovo se interviene la variabile Y, oppure X deriva da Y, ecc. Quindi questo ha dato allo sviluppo i primi studi proprio in ambito percettivo. In qualche modo questo piano sperimentale comunque è stato anche messo in crisi dall’oggetto specifico di questi studi e cioè l’infanzia e il cambiamento. È difficile

poter spiegare il cambiamento se io ne fisso la descrizione esclusivamente in un momento, in un contesto e attraverso un unico setting quale quello sperimentale. In realtà i temi specifici della psicologia dello sviluppo che riguardano i processi di modificazione in realtà poco si prestano nello studio sperimentale in laboratorio ma molto necessitano di quella che è una metodica più ecologica quale quella portata dalla osservazione.

La p. dello sviluppo se è giovane nel resto del mondo, in Italia lo è ancora di più. La psicologia in generale è giovane, ma se proprio vogliamo parlare di padri o di madri sicuramente possiamo far riferimento alle teorie della Montessori che erano sempre teorie nell’ambito dell’educazione e non certo della psicologia, ma comunque la Montessori ha aperto una grande finestra nel mondo dell’infanzia e diciamo cominciano ad avere proprio i primi insegnamenti tra gli anni ’50 e gli anni ’65 in cui vengono istituiti i corsi di psicologia dell’età evolutiva. La p. dello sviluppo che in realtà oggi definiamo come psicologia del ciclo di vita agli albori era psicologia dell’età evolutiva indicando proprio come l’oggetto di studio fossero i processi di sviluppo nei bambini dalla nascita fino all’adolescenza od alla maggiore età (che all’epoca era 21 anni-1965), il punto di approdo dello sviluppo. Pensate a quanto abbiamo modificato concettualmente le nostre interpretazioni pensando oggi a sviluppo e cambiamento come processi e non stati di raggiungimento, non passaggi di raggiungimento da uno stadio all’altro, ma processi continui che si dispiegano nell’arco della vita e quindi sviluppo e cambiamento non descrivono esclusivamente le primissime fasi in cui è chiaro che ci sono grandi punti di cambiamento, ma descrivono proprio le tappe di vita.

Cominciamo a vedere come questi tre autori, che vengono considerati i padri della psicologia dello sviluppo, intendono lo sviluppo e in particolar modo le basi che accomunano questi autori sono proprio quelle di partire dalla necessità di delineare lo sviluppo cognitivo, quello che maggiormente accomuna questi autori è proprio quello di vedere lo sviluppo cognitivo non come un accumulo di trasformazioni, quindi non come cambiamenti qualitativi. Allora, che cosa è che cambia? Secondo Piget sono le strutture, secondo Vygotskj sono le funzioni, secondo Bruner sono le rappresentazioni della realtà. Quindi nella teoria piagetana il bambino epistemico-culturale, per Vygotsky è culturale, per Bruner il bambino viene invece definito come rapprensentazionale e narrativo. Il pensiero scientifico e il pensiero narrativo sono le basi della teoria di Bruner. Che cosa condividono questi tre teorie? Innanzitutto condividono il fatto che l’uomo abbia una natura attiva piuttosto che reattiva. Questo ancora una volta ci rimanda a quella definizione meccanicista alla base della quale c’è da una parte l’idea che l’essere umano è un meccanismo delle cui parti io posso conoscere le diverse funzioni e che sono parti che meccanicamente si mettono in moto per cui mettendosi in moro una si mettono in moto tutte le altre. La metafora è quella dell’orologio e quindi in qualche modo una visione passiva. Invece, questi autori si avvicinano maggiormente all’idea della natura umana come natura attiva, della mente umana come mente attiva che agisce piuttosto che reagisce. I tre fanno riferimento ad una concezione di mente e di cambiamento come di processo

PIAGET

Un epistemiologo 1896- Psicologo svizzero è il fondatore della EPISTEMIOLOGIA GENETICA. Formazione in camponaturalistico (rapporto con la biologia) e propensione per la classificazione. Le prime ricerche sono condotte per andare a verificare le strutture cognitive che sottostanno alla base degli errori che i bambini compiono.

I primi metodi di studio furono il:

  • Colloquio clinico poi definito colloquio piagetiano
  • Metodo critico: introduzione di oggetti e di prove nel colloquio
  • Osservazione del bambino: inizialmente i propri figli

CONCETTI FONDAMENTALI DELLA TEORIA DI PIAGET:

  • la conoscenza deriva dall’azione
  • sviluppo per stadi
  • vi sono alcune invarianti funzionali.

GLI ASSUNTI BASE DELLA TEORIA DI PIAGET:

  • lo sviluppo è comprensibile all’interno della storia evolutiva della specie, di cui l’organizzazione biologica e psicologica dell’uomo costituisce l’apice
  • l’organismo è attivo e si modifica attraverso gli scambi con l’ambiente.

LA TEORIA DI PIAGET Ipotesi innatista PIAGET RESPINGE IPOTESI AMBIENTALISTA Le strutture cognitive hanno una origine esclusivamente interna

PIAGET PROPONE

Le strutture cognitive hanno una origine esclusivamente ambientale

EPISTEMIOLOGIA GENETICA

APPROCCIO BIOLOGICO

EPISTEMIOLOGIA: è una modalità interdisciplinare di affrontare il problema della conoscenza. Piaget si occupa di un problema essenzialmente epistemiologico, quello della natura della conoscenza. La psicologia dello sviluppo è mediatrice tra biologia e epistemiologia genetica.

EPISTEMIOLOGIA GENETICA

La epistemiologia è lo studio della conoscenza. Per Piaget la epistemiologia è il problema della relazione tra oggetto agente e pensante e gli affetti della sua esperienza (!!). Come facciamo a conoscere una cosa? È possibile che una conoscenza nonsia influenzata dalla natura di colui che conosce? Ci sono delle idee innate oppure la conoscenza deve essere acquisita? GENETICO si riferisce non a quanto è innato, ma q sviluppo ed emergenza. La conoscenza è un processo e non uno stadio.

APPROCCIO BIOLOGICO: l’intelligenza è il mezzo attraverso cui l’uomo si adatta all’ambiente circostante. Tutti gli organismi viventi si adattano all’ambiente secondo il processo di assimilazione permesso dalla struttura biologica. Tale principio può applicarsi anche al pensiero umano. Anche il pensiero si adatta all’ambiente a un livello psicologico. Ipotizza che ci siano modalità generali e universali del potenziamento psioco- fisico. La crescita cognitiva è uguale alla crescita embrionale: una struttura organizzata diventa via via più differenziata dal fluire del tempo.

APRROCCIO BIOLOGICO: le invarianti funzionali:

  • adattamento
  • accomodamento
  • equilibrio
  • organizzazione
  • schemi di azione e strutture mentali

Piaget è un grande padre della p. dello sviluppo. Non è scomparso tanti anni fa ed ha avuto una vita lunghissima in cui è stato superattivo in diversi ambiti scientifici. Viene considerato il fondatore della epistemiologia genetica e cioè in qualche modo di quella scienza che va a studiare i processi di costruzione della conoscenza. Le sue basi sono in ambito naturalistico. In realtà nasce come biologo e diventa psicologo solo successivamente. I suoi primi studi in realtà sono condotti proprio per andare ad identificare le risposte cognitive che sottostanno alla base degli errori che i bambini compiono.

Piaget nasce come primo autore che va ad individuare il pensiero del bambino e dell’adolescente come diverso, completamente diverso dall’adulto, non come adulto incompleto, non come qualcosa che si sta costruendo fino ad arrivare alla versione adulta, ma si postulano diverse forme di pensiero che descrivono le varie fasi di sviluppo.

Un altro dei metodi di Piaget è quello di aver introdotto una nuova metodologia di

modifica con gli scambi con l’ambiente e lo sviluppo consiste nella modificazione di strutture che non sono innate ma che si costruiscono grazie all’attività dell’individuo. Piaget respinge tanto l’ipotesi innatista, quanto quella ambientalista. Secondo l’ipotesi innatista le strutture sono innate ed hanno una origine esclusivamente interna. Secondo l’ipotesi ambientalista le strutture cognitive hanno una origine esclusivamente ambientale cioè si costruiscono esclusivamente dall’esterno. La tesi e la teoria di Piaget viene definita ORGANISMICA sancendo che l’organismo non è passivo recettore delle influenze ambientali, né un veicolo di idee innate, ma è un attivo costruttore delle proprie conoscenze e diciamo l’idea base dei processi di sviluppo cognitivo in Piaget è proprio riassunta in questa definizione: ATTIVO COSTRUTTORE DELLE PROPRIE CONOSCENZE. Questa è una autodefinizione dell’autore: io non sono né l’uno né l’altro essendo il mio problema centrale quella della pro-formazione congiunta di nuove strutture che non sarebbero preformate né nell’ambiente né nel soggetto stesso, ma nel corso degli stadi anteriori del suo sviluppo. È quindi questo concetto di continuità che ni troviamo all’interno della progressione del cambiamento.

Quali sono le caratteristiche salienti della teoria? L’epistemiologia genetica, l’approccio biologico, l’approccio stadiale e il metodo critico.

EPISTEMIOLOGIA GENETICA L’epistemiologia è una modalità interdisciplinare di costruire, di affrontare il problema della conoscenza e piaget avendo una matrice filosofica oltre che biologica se ne appropria portando al centro dei propri interessi lo studio della natura e dell’origine della conoscenza, cioè come fa un bambino a costruirsi un modello di conoscenza, come fa un bambino a costruirsi il modello del mondo, il modello fenomenico cioè il modello degli oggetti, il modello delle relazioni che gli oggetti hanno tra loro, ecc. ma avendo una base in qualche modo biologica la teoria che Piaget va a costruire è una teoria che si sposa sia gli assunti filosofici, quindi di epistemiologia, che gli assunti teologici. È da questo che nasce quella disciplina che si chiama epistenmiologia genetica e quindi la base di studio dell’autore è la conoscenza anche se il problema che pone Piaget nello studio della conoscenza è il seguente: come facciamo a conoscere una cosa? Qual è la relazione tra soggetto percepente e oggetto dell’esperienza? È possibile che una determinata conoscenza non sia in qualche modo influenzata dalla forma che assume quella determinata conoscenza? Ci sono delle conoscenze innate oppure le conoscenze sono acquisite? La conoscenza sotto il profilo genetico viene declinata come processo e non come stato. È la struttura del soggetto che determina quella modalità di conoscenza o l’oggetto determina una necessità di forma di pensiero che sia finalizzata a poter mettere in relazione a come gli oggetti si muovono? Come e quando un bambino comprende che gli oggetti non possono occupare lo stesso spazio? Eccecc

Questo studio della conoscenza porta l’autore a sostenere cha la persona sia parte attiva nel processo di acquisizione e di modificazione e che quindi la persona contribuisce attivamente alla costituzione di queste conoscenze e le conoscenze cambiano con il progredire dello sviluppo cognitivo del bambino. L’approccio biologico che l’autore deriva dalla teoria evoluzionista darwiniana, che in quel periodo erano le teorie che maggiormente venivano accreditate, portano l’autore a dire che l’intelligenza dell’uomo è la forma più alta di adattamento all’ambiente. Sappiamo che l’ambito evoluzionista fa riferimento ai processi attraverso i quali gli organismi si adattano all’ambiente. Nella catena evolutiva i processi di adattamento sono quelli che determinano la sopravvivenza di una specie e la modificazione cioè l’adattamento all’ambiente in modo da consentire la sopravvivenza delle specie che meglio si adattano. La sopravvivenza avvien grazie a delle modificazioni, queste sono le modificazioni che ciascuna specie fa andando a selezionare quegli organismi che sopravvivono ad un determinato ambiente. Questi processi che vengono descritti filogeticamente da specie a specie e nel corso del tempo e ontogeneticamente nel corso di un particolare soggetto che vive in un determinato ambiente, in qualche modo Piaget li ricolloca all’interno della psicologia, li ricolloca per spiegare come l’intelligenza sia la forma più alta di adattamento. I meccanismi che prevedono questo adattamento sono gli stessi meccanismi che gli altri organismi animali in qualche modo mettono in atto e la crescita cognitiva viene confrontata ad una crescita embrionale come strutture che si organizzano e si vanno a sottospecificare e a differenziare nel tempo.

LO SVILUPPO COGNITIVO Funzioni invarianti Struttura variante

  • tendenza all’organizzazione
  • tendenza all’adattamento
  • strutture cognitive fondamentali costituite attraverso funzioni invarianti

APPROCCIO BIOLOGICO Tutti gli organismi viventi si adattano all’ambiente secondo il progetto di assimilazione permesso dalla struttura biologica. Tale principio può applicarsi anche al pensiero umano.

ADATTAMENTO Le strutture degli organismi si modificano continuamente per assolvere a bisogni nuovi o a vecchi che si presentano in condizioni mutate. Interazione di due processi di adattamento:

  • assimilazione: consiste nell’incorporare un nuovo oggetto o una nuova idea all’interno di un concetto o schema di cui già il bambino dispone
  • accomodamento-^ equilibrio:^ l’equilibrio^ è^ la^ tendenza^ ad adattarsi a un oggetto nuovo, a modificare i propri schemi di azione per

Il rapporto tra azione e pensiero viene quindi risolto assegnando alle azioni il ruolo di strumento della conoscenza.

Nel corso dello sviluppo gli schemi d’azione diventano schemi mentali che a loro volta si organizzano in strutture più ampie definite strutture mentali.

APPROCCIO STADIALE Nel corso dello sviluppo si verificano dei cambiamenti strutturali cioè rilevanti, da permettere di individuare delle vere fasi o stadi cioè livelli qualitativamente differenti tra di loro.

Lo sviluppo intellettuale può essere descritto attraverso le modificazioni che avvengono nel passaggio da uno stadio all’altro. Tale processo risulta discontinuo: si passa da stadi di sviluppo più primitivi a stadi più evoluti.

STADI DELLO SVILUPPO COGNITIVO SECONDO PIAGET Stadio sensomotorio

Età Descrizione PENSIERO REATTIVO 0-2 anni A 2 anni comprende il mondo in base a ciò che può fare con gli oggetti e con le informazioni sensoriali PRE-OPERATORIO Pre-logica

2-6 anni Si rappresenta mentalmente gli oggetti e comincia a comprendere la loro classificazione in gruppi OPERATORIO CONCRETO logico 6-12 anni La capacità logica progredisce grazie allo sviluppo di nuove operazioni mentali OPERATORIO FORMALE Ipotetico-deduttivo Dai 12 anni È capace di organizzare le informazioni in modo sistemato e pensa in modo ipotetico-deduttivo

  • SENSO MOTORIO (0-18/24 mesi)
  • Passaggio da un organismo “riflesso” ad uno “riflessivo”.
  • La conoscenza del mondo deriva dai sensi e dalle azioni sugli oggetti
  • Non vi è una rappresentazione mentale degli oggetti
  • Suddiviso in 6 sotto-stadi

INTELLIGENZA SENSO-MOTORIA

Caratterizzata dall’azione dirette che il bambino compie sugli oggetti che vengono manipolati e conosciuti come realtà limitata nel tempo e nello spazio.

  • La risposta del bambino è di tipo sensoriale e motorio
  • Il bambino reagisce all’immediato
  • Non possiede immagini mentali, parole
  1. PRE-OPERATORIO
  • il bambino è in grado di utilizzare i simboli (imitazione differita, gioco simbolico, linguaggio)
  • le azioni mentali non sono ancora sistematiche e coordinate tra loro, viene considerato un solo aspetto alla volta del compito.

In questo periodo i bambino non sanno operare con concetti astratti, ma RAGIONANO SUL QUI ED ORA, su cose fisiche che si possono facilmente rappresentare

ASPETTI STRUTTURALI E CONTENUTI DELLA MENTE:

  • Fenomismo: capacità di rilevare solo ciò che è immediatamente evidente
  • Realismo: attribuire una esistenza reale a fatti ed eventi
  • Animismo. Attribuire ad oggetti caratteristiche psicologiche
  • Artificialismo: il mondo^ fisico creato dall’uomo

RAGIONAMENTO PRE-LOGICO Il ragionamento non è ancora logico perciò i bimbi non sanno compiere né induzioni né deduzioni: compiono ragionamenti trasduttivi.

  1. OPERAZIONI CONCRETE (7-11 anni)
  • Capacità di decretarsi dal proprio punto di vista
  • Il pensiero è organizzato in operazioni formali
    • OPERAZIONI MENTALI: forme interiorizzate di azioni precedentemente sperimentate sul mondo fisico. Sono caratterizzate dalla reversibilità
    • le operazioni sono concrete

TRAGUARDI RAGGIUNTI

  • SEPARAZIONE: abilità di organizzare mentalmente gli elementi per criteri come altezza, peso, tempo, velocità
  • CLASSIFICAZIONE: capacità di classificare gli oggetti in diversi gruppi in base a criteri e di individuare relazioni tra i gruppi
  • IDEA DEL NUMERO: capacità di classificare e di seriare
  • CONSERVAZIONE
  • REVERSIBILITA’ DEL PENSIERO
  1. FORMALE (dagli 11 anni)
  • pensiero al massimo, l’oggetto incui il soggetto riesce a condurre ragionamenti corretti senza necessità di partire da un dato di esperienza