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Storia medievale. Rinaldo Comba , Appunti di Storia Medievale

Appunti e riassunti del libro di Storia Medievale del prof.Rinaldo Comba. Utili per esame di Storia Medievale

Tipologia: Appunti

2015/2016

In vendita dal 31/05/2016

Mattia8800
Mattia8800 🇮🇹

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Storia Medievale
Capitolo 1. Le strutture del mondo antico
1. Uno sguardo d’insieme
Nei primi secoli dell’era cristiana una parte relativamente ristretta del continente euro-asiatico era occupata da
popolazioni prevalentemente dedite all’agricoltura e stanziate per lo più in pianure. Si trovava in una fascia a clima
temperato caldo che andava dalle coste della Britannia e della penisola iberica al Mar della Cina. Dai bacini del Nilo,
del Tigri e dell’Eufrate le città si erano diffuse a Nord fino ai corsi del Reno e del Danubio e ai monti del Caucaso, a
Sud fino si deserti dell’Africa e dell’Arabia. A Nord e a Sud di questi confini vivevano popoli nomadi o semi-nomadi
dediti alla pastorizia, ma attratti dal benessere economico delle aree più sviluppate.
N.B: Questi popoli erano considerati inferiori dai Greci e dai Romani che li definivano “barbari” (dal greco bàrbaros,
forestiero, sinonimo di non “civile”) vs “civitas” (città, collettività urbana).
Area Mediterranea: caratterizzata da un rigoglioso sviluppo urbano. Le conquiste di Roma avevano introdotto le città
anche in aree che ne erano prive; le città romane infatti, originate da un accampamento militare, erano i cardini su cui si
poggiavano le strutture portanti dell’Impero. Tutta l’organizzazione politico-amministrative era basata sui centri urbani,
che svolgevano importanti funzioni difensive.
Mediterraneo: “cuore” commerciale dell’Impero. Nonostante questo la civiltà romana rimaneva una civiltà agricola.
I gruppi dirigenti erano reclutati nei ceti medio-alti della popolazione urbana, caratterizzati dal possesso di latifondi e
dotati di una solida formazione intellettuale. (Senatori e Cavalieri erano gli ordini più potenti e controllavano i posti-
chiave dell’amministrazione imperiale).
2. L'agricoltura romana: il clima, i suoli, le tecniche
Inizio dell’era cristiana: 50 milioni di abitanti
Due fattori geografici che incidevano sulle caratteristiche dell’agricoltura:
1. Nell’area mediterranea il clima eccessivamente asciutto e la natura del suolo non sono favorevoli allo sviluppo
di una grande civiltà agricola;
2. La scarsità di terreni pianeggianti facilmente irrigabili, ciò, però, non impediva lo sviluppo della cerealicoltura.
(Cereali, vite e ulivo). L’elemento base era il campo permanente e la produzione di grano si basava sulla
rotazione biennale delle colture.
Inoltre la regione non era destinata ad accogliere grandi allevamenti per la poca presenza di ricchi prati; erano
confinati nei saltus, zone aride o montuose, destinate al pascolo. Questo comportava una separazione fra
colture (ager) e allevamento (saltus).
N.B: L’importanza secondaria dell’allevamento influenzava le abitudini alimentari, i prodotti dell’allevamento avevano
un peso meno rilevante rispetto a cereali, vite e olio.
A causa della separazione fra ager e saltus la concimazione dei terreni era carente; per sopperire a questa carenza e al
clima troppo secco i contadini elaborano una tecnica particolare che oggi viene chiamata “aridocoltura o dry farming ”,
cioè coltivazione asciutta. Il problema principale era conservare l’umidità del terreno, attraverso l’aratro leggera
sottoponevano i campi ad arature ripetute (incrociate) per evitare che le erbacce sottraessero l’acqua e gli elementi
nutritivi alla coltura.
Nelle pianure umide dell’Europa settentrionale invece veniva utilizzato un aratro ad avantreno.
3. Le campagne: paesaggi, aziende agrarie, produzioni, traffici
Grazie all’ordine, alla pace e all’efficienza dell’amministrazione romana si verificarono profonde trasformazioni
economiche in tutto l’Occidente:
La popolazione crebbe
La produzione aumentò
Gli scambi per via marittima e fluviale si intensificarono
Lo sviluppo economico era subordinato alle esigenze di Roma, principale mercato urbano dell’Impero.
In molte zone europee il paesaggio conserva ancora numerose tracce di confini e di strade antiche tracciate da
agrimensori romani secondo una pianta a scacchiera costituita da quadrati di 200 iugeri romani (50 ettari circa).
Venivano chiamati “centurie” perché 100 volte più grandi dei lotti di 2 iugeri che la tradizione vuole assegnati da
Romolo.
La romanizzazione è testimoniata dall’enorme diffusione delle villae rustiche romane. Costituivano i centri di
conduzione di grandi aziende agrarie e svolgevano un ruolo importante nella commercializzazione dei prodotti agricoli.
Successivamente con il periodo di pace e la mancanza di schiavi ci fu la suddivisione in due parti della grande
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Storia Medievale

Capitolo 1. Le strutture del mondo antico

1. Uno sguardo d’insieme

Nei primi secoli dell’era cristiana una parte relativamente ristretta del continente euro-asiatico era occupata da popolazioni prevalentemente dedite all’agricoltura e stanziate per lo più in pianure. Si trovava in una fascia a clima temperato caldo che andava dalle coste della Britannia e della penisola iberica al Mar della Cina. Dai bacini del Nilo, del Tigri e dell’Eufrate le città si erano diffuse a Nord fino ai corsi del Reno e del Danubio e ai monti del Caucaso, a Sud fino si deserti dell’Africa e dell’Arabia. A Nord e a Sud di questi confini vivevano popoli nomadi o semi-nomadi dediti alla pastorizia, ma attratti dal benessere economico delle aree più sviluppate. N.B: Questi popoli erano considerati inferiori dai Greci e dai Romani che li definivano “barbari” (dal greco bàrbaros, forestiero, sinonimo di non “civile”) vs “ civitas ” (città, collettività urbana). Area Mediterranea: caratterizzata da un rigoglioso sviluppo urbano. Le conquiste di Roma avevano introdotto le città anche in aree che ne erano prive; le città romane infatti, originate da un accampamento militare, erano i cardini su cui si poggiavano le strutture portanti dell’Impero. Tutta l’organizzazione politico-amministrative era basata sui centri urbani, che svolgevano importanti funzioni difensive. Mediterraneo: “cuore” commerciale dell’Impero. Nonostante questo la civiltà romana rimaneva una civiltà agricola. I gruppi dirigenti erano reclutati nei ceti medio-alti della popolazione urbana, caratterizzati dal possesso di latifondi e dotati di una solida formazione intellettuale. (Senatori e Cavalieri erano gli ordini più potenti e controllavano i posti- chiave dell’amministrazione imperiale).

2. L'agricoltura romana: il clima, i suoli, le tecniche

Inizio dell’era cristiana: 50 milioni di abitanti Due fattori geografici che incidevano sulle caratteristiche dell’agricoltura:

1. Nell’area mediterranea il clima eccessivamente asciutto e la natura del suolo non sono favorevoli allo sviluppo

di una grande civiltà agricola;

2. La scarsità di terreni pianeggianti facilmente irrigabili, ciò, però, non impediva lo sviluppo della cerealicoltura.

(Cereali, vite e ulivo). L’elemento base era il campo permanente e la produzione di grano si basava sulla rotazione biennale delle colture. Inoltre la regione non era destinata ad accogliere grandi allevamenti per la poca presenza di ricchi prati; erano confinati nei saltus , zone aride o montuose, destinate al pascolo. Questo comportava una separazione fra colture ( ager ) e allevamento ( saltus ). N.B: L’importanza secondaria dell’allevamento influenzava le abitudini alimentari, i prodotti dell’allevamento avevano un peso meno rilevante rispetto a cereali, vite e olio. A causa della separazione fra ager e saltus la concimazione dei terreni era carente; per sopperire a questa carenza e al clima troppo secco i contadini elaborano una tecnica particolare che oggi viene chiamata “aridocoltura o dry farming ”, cioè coltivazione asciutta. Il problema principale era conservare l’umidità del terreno, attraverso l’aratro leggera sottoponevano i campi ad arature ripetute (incrociate) per evitare che le erbacce sottraessero l’acqua e gli elementi nutritivi alla coltura. Nelle pianure umide dell’Europa settentrionale invece veniva utilizzato un aratro ad avantreno.

3. Le campagne: paesaggi, aziende agrarie, produzioni, traffici

Grazie all’ordine, alla pace e all’efficienza dell’amministrazione romana si verificarono profonde trasformazioni economiche in tutto l’Occidente:

  • La popolazione crebbe
  • La produzione aumentò
  • Gli scambi per via marittima e fluviale si intensificarono Lo sviluppo economico era subordinato alle esigenze di Roma, principale mercato urbano dell’Impero. In molte zone europee il paesaggio conserva ancora numerose tracce di confini e di strade antiche tracciate da agrimensori romani secondo una pianta a scacchiera costituita da quadrati di 200 iugeri romani (50 ettari circa). Venivano chiamati “centurie” perché 100 volte più grandi dei lotti di 2 iugeri che la tradizione vuole assegnati da Romolo. La romanizzazione è testimoniata dall’enorme diffusione delle villae rustiche romane. Costituivano i centri di conduzione di grandi aziende agrarie e svolgevano un ruolo importante nella commercializzazione dei prodotti agricoli. Successivamente con il periodo di pace e la mancanza di schiavi ci fu la suddivisione in due parti della grande

proprietà, di cui l’una gestita direttamente dal proprietario e l’altra divisa in aziende minori che avrebbero dovuto consegnare al padrone una parte dei prodotti del suolo e piccole somme in denaro o a prestare un certo numero di giornate di lavoro sulle terre padronali.

4. Le città come fondamento della dominazione romana

Le città costituivano il fondamento della dominazione romana, l’immenso Impero coordinato da Roma si caratterizzava per il ruolo centrale che in tutti i campi svolgevano le città. Ogni città offriva a tutti delle condizioni di vita che venivano considerate come indispensabili all’esistenza di una persona civile. La maggior parte delle città svolgeva la funzione di polo di sviluppo delle campagne circostanti. La città era un centro di produzione e di scambi ma soprattutto era un centro di coordinamento e di organizzazione politico-amministrativa. Roma nata come città-Stato aveva attirato nella propria orbita altre collettività urbane, che avevano però conservato i loro magistrati elettivi. I Consigli municipali amministravano gli affari della città, inoltre assolvevano varie mansioni anche per il distretto, cioè il territorio che apparteneva alla città. Il loro operato era controllato dai governatori delle province e dai funzionari imperiali che ricevevano le proteste delle popolazioni locali. Funzione militare: dal III secolo furono potenziate le fortificazioni e le mura. Funzione religiosa: edifici di culto più importanti e il corpo dei sacerdoti; per i cristiani risiedeva in città l’importantissima figura del vescovo. Dai tempi di Costantino essi stabilirono le loro residenze in città trasformandole in età medievale nel centro delle diocesi.

5. I ceti sociali dominanti e l’importanza dell’aristocrazia senatoria

Nel I secolo a.C la maggior parte di coloro che godevano della cittadinanza romana era formata da italici. All’inizio del III secolo la cittadinanza fu conferita a tutti gli abitanti liberi dell’Impero. Fra coloro che godevano della cittadinanza emergevano due prestigiosi ordini sociali, quello dei senatori e quello dei cavalieri, caratterizzati dal possesso di latifondi. Entravano in Senato i figli dei senatori che avevano già ricoperto alcune cariche cittadine di Roma e che erano cooptati nel Senato stesso con deliberazione di quanti già ne erano membri. Era possibile esservi accolti grazie ad una decisione imperiale. L’aristocrazia senatoria era ereditaria ed era dotata di enormi ricchezze fondiarie distribuite in più parti dell’Impero. Inoltre era un’aristocrazia coltissima basata sugli studi letterari e filosofici. Al ceto dei cavalieri ( equites ) era possibile accedervi soltanto per volontà dell’Imperatore. Sceglieva i cavalieri fra i curiales , cioè fra i cittadini romani che costituivano le singole aristocrazie municipali. Il ceto dei cavalieri scomparve all’inizio del IV secolo, perché Costantino consentì a gran parte dei cavalieri di accedere all’ordine senatorio. Alla metà del secolo si distinsero tre ranghi di senatori: Clarissimi, Spectabiles e Illustres. Attraverso il controllo delle magistrature cittadine e il servizio nella burocrazia imperiale Esso egemonizzavano l’intera vita politica, economica e culturale del mondo romano. I ceti egemonici erano dotati di una vasta cultura filosofico- letteraria e giuridico-amministrativa.

6. La formazione dei gruppi dirigenti e la trasmissione della cultura classica

Come nelle regioni di lingua greca, l’insegnamento si articolava in tre tipi di scuola: scuola elementare, scuola del grammatico e scuola del retore. Nella scuola elementare (7-11/12) il bambino imparava a leggere, a scrivere e a far di conto; veniva poi affidato ad un grammatico, che gli insegnava a parlare e a scrivere bene e lo iniziava alla conoscenza degli autori classici. Verso i 15/16 anni il giovane che avesse voluto approfondire le regole del discorso latino andava a scuola di retorica (l’arte oratoria, di parlare e di scrivere in modo persuasivo). --> buon oratore o avvocato. Lo studio dell’eloquenza era importantissimo nell’educazione romana. (Quintiliano I secoli d.C). Nel corso del IV secolo il ruolo dell’insegnamento privato fu essenzialmente pratico: preparare per l’Impero funzionari e impiegati competenti. La loro clientela era costituita dai rampolli dell’aristocrazia urbana. I due tratti fondamentali della cultura greco-romana trasmessa nelle scuole dell’Impero sono:

  • Essa era urbana e cittadina;
  • Costituiva una prosecuzione di quella ellenistica, cioè scaturiva da quella civiltà essenzialmente greca che aveva caratterizzato i regni sorti nel IV secolo a.C. Dalla dissoluzione dell’Impero di Alessandro Magno.

Da quel momento la cultura greca si era diffusa nel mondo mediterraneo e aveva influenzato profondamente quella Latina. La civiltà greco-romana che ne era nata era condivisa da tutti coloro che nei confini del grande impero di Roma vivevano una vita civile o urbana.

7. Le culture ellenizzate delle aristocrazie e le religioni greco-orientali

La riforma fiscale era indispensabile se si volevano assicurare all’esercito un reclutamento stabile e risorse regolari. Diocleziano ordinò di effettuare un inventario completo di tutte le risorse economiche dell’Impero e basò il suo sistema di riscossione su due imposte: quella fondiaria ( annona ) e quella personale; L’unità di imposizione fondiaria, variabile in rapporto alla qualità dei terreni e delle colture, era chiamata iugum (la quantità dei terreni arabili da una coppia di buoi); L’unità di imposizione personale, colpiva la quantità di manodopera disponibile ( caput ). N.b: l’ annona veniva riscossa in natura per assicurare all’esercito le necessarie provviste di viveri. La revisione della tassazione dal 312 avvenne ogni quindici anni anziché ogni cinque. (Indizione)

4. Coloni e latifondisti: i rapporti sociali nelle campagne

Il colono era libero di fronte al grande proprietario, ma non poteva cambiare lavoro. (S ervus terrae) --> legge è nata nel 393 da Teodosio (379-395). La grande proprietà terriera crebbe notevolmente e divenne un’importante struttura di inquadramento della società. Gli agricoltori liberi si comendavano a lui, cioè si raccomandavano, mettendosi sotto la sua protezione e impegnandosi ad obbedirgli; in questo modo entravano a far parte della sua clientela offrendogli i loro servigi. N.b: i latifondi erano esonerati dal pagamento delle imposte. Moti di ribellione nelle campagne: uno dei più importanti fu quello dei Bagaude o Bacaude (in Gallia). I ribelli videro i barbari come alleati o liberatori, invece una parte dei coloni fu sempre solidale con l’aristocrazia senatoria la quale trovò costante appoggio nell’episcopato cattolico e frequenti soluzioni di compromesso con i barbari.

5. Oriente e Occidente

Costantino fondò sulle rive del Bosforo una nuova capitale (Costantinopoli), considerata la “nuova Roma”. Vi erano numerose differenze fra l’Impero d’Oriente è quello d’Occidente, e in particolare controversie religiose. La situazione economica si modificò in favore dell’Oriente, meno colpito dalla crisi. La separazione fra le due parti dell’Impero divenne più profonda alla morte di Teodosio (395), che designò a succedergli i due figli Onorio e Arcadio: al primo l’ Occidente con capitale Milano, al secondo l’Oriente con capitale Costantinopoli. Il contrasto fra i due imperi era tale che Costantinopoli inviò come alleati ( foederati ), nell’Illirico rivendicato da Onorio, i Visigoti. --> popolazione germanica. N.b: veniva inaugurato un nuovo schema politico --> deviare le popolazioni germaniche verso Occidente in modo da alleggerire la pressione barbarica sulla parte orientale.

6. Il legame fra cristianesimo e impero

Diocleziano tentò di eliminare le organizzazioni cristiane. I suoi tentativi fallimentari aprirono le porte ad un importante editto di tolleranza, emanato nel 313 a Milano dagli augusti Costantino e Licinio. Nonostante l’organizzazione dei cristiani fosse molto solida essi non rappresentavano una minoranza sovversiva; si dimostravano interessati a soccorrere i poveri e ad occuparsi dei problemi interiori delle persone così da offrire aiuto all’imperatore, responsabile della pace sociale. Nell’età di Costantino la politica di avvicinamento imperiale al cattolicesimo avvenne a tre livelli:

  • Riconoscimento della piena libertà di culto + restituzione dei luoghi di culto e i beni di cui erano stati privati;
  • Concessione di numerosi privilegi alle comunità cristiane e al clero. (Esonero per i sacerdoti cattolici del pagamento delle imposte, Domenica giorno festivo obbligatorio, costruzione di grandi basiliche);
  • Intervento nelle controversie dottrinali, per mantenere l’unità dell’episcopato;

325: Costantino convocò a Nicea un’assemblea generale dei vescovi della cristianità ( Concilio ecumenico ) per porre fine alla controversia trinitaria. In questa disputa si contrapposero la dottrina del prete Ario (Padre superiore al Figlio) e la dottrina di Atanasio (Figlio stessa natura del Padre). Al concilio partecipò Costantino, non battezzato, condannò all’esilio Ario e impose come dottrina ufficiale quella di Atanasio.

7. L’episcopato e l’Impero nelle dispute teologiche

La politica imperiale successiva al concilio di Nicea fu caratterizzata da due fatti rilevanti:

  • I frequenti cambiamenti di orientamento degli imperatori nelle questioni teologiche;
  • Il sostegno totale offerto alla nuova religione dalla fine del IV secolo.

N.b: Costanzo II (337-361) favorì l’arianesimo e giunse ad annullare le deliberazioni di Nicea. La diffusione dell’arianesimo tra i popoli germanici favorì la separazione fra la popolazione romana e i Germani anche dopo la conquista barbarica dell’Impero d’Occidente. Durante il regno di Giuliano (361-363) si verificò un periodo politeista. Egli battezzato rinnegò la fede cristiana e fu soprannominato l’ apostata. (Rinnegatore della Fede). Teodosio (379-395) nel 381 fede di nuovo prevalere, in un concilio ecumenico radunatosi a Costantinopoli, le decisioni di Nicea. Il Cristianesimo divenne l’unica religione riconosciuta dall’Impero. Nuova disputa religiosa sulla natura di Cristo:

  • Nestorio, patriarca di Costantinopoli, sostiene la doppia natura di Cristo, uomo e divino;

Concilio di Efeso (431): natura unica, divina e umana, in Cristo. Da qui nacque ad Alessandria e si sviluppò in Egitto e in Siria il monofisismo. Attribuiva a Cristo una sola persona sola, una natura sola--> quella divina. A condannare il monoteismo fu il Concilio di Calcedonia (451): riconobbe al patriarca di Costantinopoli il primo posto fra le Chiese orientali e al vescovo di Roma una sopra di supremazia onorifica rispetto agli altri vescovi.

8. Il rafforzamento del vescovo di Roma e l’espansione dei patrimoni ecclesiastici

L’ordinamento delle Chiese cristiane di adeguò alla ripartizione amministrative dell’impero e le sedi episcopali si raggrupparono sotto i metropoliti; Soprattutto in Occidente i vescovi si coordinarono in materia disciplinare e teologica attorno alla Chiesa di Roma. L’imperatore d’Occidente, Valentiniano III (425-455), aveva riconosciuto ufficialmente alla Chiesa romana quella superiorità nelle questioni di giurisdizione ecclesiastica che essa rivendicava da tempo. Nel IV e V secolo le donazione pie provenienti dai numerosi fedeli di alto livello sociale favorirono l’espansione dei patrimoni ecclesiastici (Secondo quanto scritto da Salviano di Marsiglia). Spettava al vescovo la gestione del patrimonio di una chiesa episcopale, egli ne traeva i mezzi per organizzare un clero più numeroso e attività assistenziali adeguate al moltiplicarsi dei fedeli. Era necessario istruire i sacerdoti nell’uso di tecniche elementari di persuasione per poter penetrare nelle campagne.

Capitolo 3. Ai confini dell’Impero: il mondo delle popolazioni a struttura

tribale

1. Altri mondi

Fin dal II secolo l’Impero era minacciato dalla pressione crescente delle popolazioni germaniche che abitavano ai suoi confini settentrionali. Questa pressione crebbe nell’ultimo trentennio del IV secolo in seguito alla migrazione degli Unni verso occidente. Questi popoli o erano nomadi (Unni) o erano semi-nomadi che praticavano poco l’agricoltura (Germani). Essi per carenze di viveri razziavano le regioni occupate dai sedentari entro i confini dell’Impero. La loro organizzazione sociale era basata sulla tribù. Il mondo germanico entrò in contatto con il mondo romano e incominciò a trasformarsi fin dai primi secoli dell’era cristiana. Nel IV secolo intere popolazioni si convertirono al cristianesimo ariano (Goti).

2. Nomadi e Imperi. I movimenti degli Unni e l’inizio delle “grandi migrazione di popoli”

Gli spostamenti dei nomadi erano stati ostacolati dagli sforzi dei grandi imperi che avevano rafforzato militarmente le regioni di confine (Impero cinese – Grande Muraglia, Impero Romani – Limes ). Queste immense imprese difensive arginarono le rovinose aggressioni dei nomadi. Unni: popolo nomade, al comando di Attila, creò un grande impero. Negli ultimi decenni del IV secolo ci furono numerosi attacchi delle popolazioni germaniche all’Impero romano, essi avevano una causa precisa: lo spostamento degli Unni dall’Asia centrale verso le steppe della Russia meridionale ( circa). Esse erano occupate a Est del Don dai Sàrmati e a Ovest dai Goti. Dannosi per l’Impero romano furono gli spostamenti dei Visigoti: la popolazione germanica che nel 387 sconfisse e uccise in battaglia ad Adrianopoli l’Imperatore Valente e che nel 410 giunse a saccheggiare Roma. (Periodo delle invasioni barbariche o delle grandi migrazioni di popoli).

3. Steppe e deserti: gli spazi e la vita dei pastori nomadi

Le popolazioni delle steppe e dei deserti avevano superato lo stadio di sviluppo delle società primitive però erano ancora soggette alle costruzioni ambientali. La loro esistenza dipendeva in modo quasi totale dalla distribuzione nello

9. Le milizie germaniche nell’Impero tra la fine del IV e i primi anni del V secolo

Nel corso del IV secolo il numero degli ufficiali di origine barbarica che salirono anche di gradi più alti crebbe. Da qui i Germani entrarono in Senato. (Vicenda di Stilicone). Dopo questo periodo l’Oriente non tollerò più né la presenza dei foederati germanici armati entro l’Impero, né l’accaparramento delle alte cariche militari da parte di troppi ufficiali di origine barbarica.

Capitolo 4. L’Occidente nel V e VI secolo: i regni romano-germanici

1. Gli aspetti-chiave

Nel V secolo le popolazioni germaniche stanziate a Est del Reno e a Nord del Danubio si riversarono entro i confini dell’Impero Occidente. La parte Orientale si conservò compatta e divenne sempre più anti-germanica; invece nella parte Occidentale le strutture statali unitarie crollarono. L’insediamento barbarico diede origine alla nascita di regni romano-germanici:

  • La storia di questi ruota intorno al problema dei rapporti con l’aristocrazia senatoria e l’episcopato cattolico;
  • Con l’insediamento nell’Impero i Germani imitarono i modi di vita delle popolazioni locali e si trasformarono a livello politico e amministrativo;
  • I re Germani utilizzarono il modello amministrativo romano adattandolo alle nuove esigenze;

2. La “prima generazione” di regni romano-barbarici (prima metà del V secolo)

I Visigoti furono il primo regno romano-barbarico, dopo aver saccheggiato Roma nel 410, si stabilirono nel 418 nella Gallia sud-occidentale. Successivamente anche i Suebi (accettati come alleati dall’Impero) costituirono un regno che occupava quasi tutta la penisola iberica. I Vandali invece occuparono l’Africa nel 435. I Burgundi nel 400 si stanziarono in Renania, nel 436 vollero estendersi verso ovest ma furono fermati dai romani. Si trasferirono, sotto il regime dell’ospitalità, nell’odierna Savoia. Fu questa la “prima generazione” di regni romano- barbarici. N.b: sistema dell’ hospitalitas --> insediamento definitivo dei soldati germanici su una parte delle terre dei proprietari terrieri romani.

3. Il sostegno dei federati germanici di fronte al pericolo unno

La politica di convergenza fra Romani e barbari portò due grandi risultati per la coperte di Ravenna:

  • Sistemò i suoi pericolosi federati barbarici in regioni distanti dalla penisola italiana;
  • Nei momenti di maggior pericolo ottenne da essi sostegno militare; N.b: quest’alleanza fu indispensabile nel corso del V secolo per contrastare la minaccia unna. (Ezio vs Attila) Nel 451 con un esercito composto da federati soprattutto Visigoti, Ezio riuscì a battere Attila ai Campi Catalauni (Troyes in Gallia). Nel 451 Attila entrò in Italia devastando il Friuli e distruggendo Aquileia, i cui abitanti si rifugiarono sulle isole della laguna formando i primi nuclei di Venezia. Avanzarono fino al Mincio e trovarono Papa Leone I, inviato dall’imperatore Valentiniano III, Attila si ritirò. L’impero Unni si sfasciò dopo la sua morte nel 453.

4. Odoacre e il primo dominio germanico in Italia

Roma fu saccheggiata dai Vandali di Genserico (455), stabiliti a Cartagine. L’ultimo imperatore di Roma Romolo Augustolo (475) fu deposto nel 476 da Odoacre, un ufficiale di origine scura eletto re delle genti germaniche in Italia da truppe in rivolta che volevano ottenere gli stessi privilegi dei federati. Odoacre intrattenne buoni rapporti con l’aristocrazia senatoria. Riconobbe come unico imperatore quello d’Oriente, si tratta di un modello di convivenza fra il potere militare germanico e il predominio economico del ceto senatorio.

5. I regni romano-barbarici: caratteristiche e linee evolutive

480: Odoacre, re dei Germani stanziati in Italia. Inoltre sopravvivevano i regni romano-barbarici (Vandali, Visigoti, Suebi, Burgundi). I Vandali dopo aver confiscato le terre ai proprietari romani e perseguitato i cattolici furono sconfitti dai bizantini tra il 533 e il 534, fine del dominio in Africa. Nei regni latino-germanici il re esercitava la propria autorità su regioni definite che conservano strutture amministrative ereditate dall’Impero. In ambito giuridico vi era un doppio diritto nazionale. Rapporto bipolare regno-popolo; binomio regno-nobiltà.

6. Il regno Franco

Il regno in cui la convergenza fra capi militari germanici e latifondisti gallo-romani risultò più profonda, fu quello Franco. Assunsero una fisionomia unitaria a partire dal 482, quando Clodoveo divenne re di Tournai. Egli sarebbe disceso da Meroveo (dinastia dei Merovingi). Clodoveo ampliò i propri domini occupando gran parte della Gallia. Alla sua morte i franchi controllavano un territorio che si estendeva dall’Atlantico e dai Pirenei fino al di là del Reno. Qualche anno dopo sia il regno burgundo che la Provenza furono incorporati a quello Franco. Con la conversione di Clodoveo i Franchi ottennero l’appoggio dei vertici sociali del mondo gallo-romano. Padroni di tutta la Gallia imponevano attraverso l’eribanno (l’ingiunzione di presentarsi all’esercito) il servizio militare a tutti gli abitanti di condizione libera, sia romani sia barbari. Per governare imitarono anche le istituzioni romane.

7. Teodorico e il regno degli Ostrogoti in Italia

489: Teodorico, re goto educato alla corte imperiale, su incarico dell’imperatore Zenone, condusse gli Ostrogoti dal medio Danubio in Italia. Odoacre fu battuto e abbandonato dall’aristocrazia e dall’episcopato (493). Lo stanziamento avvenne attraverso il sistema dell’ospitalità. Nacquero due sistemi amministrativi paralleli, il legame fra i due sistemi era assicurato dalla persona del principe, re per gli uni, rappresentante dell’Impero per gli altri. L’emanazione, da parte dell’imperatore Giustino I (518-527), di severe misure contro la dissidenza religiosa provocò in Italia una certa tensione fra i Goti, ariani, e i cattolici. Con i fallimenti delle iniziative diplomatiche di Teodorico, egli abbandonò la sua vecchia politica conciliante verso l’imperatore e la Chiesa romana, inoltre colpì i senatori che gli apparivano più favorevoli a Bisanzio. Papa Giovanni I fu incarcerato, questo portò ad una grave tensione fra i Goti e la popolazione romano-cattolica. Teodorico morì nel 526. Sua figlia Amalasunta cercò di comporre il contrasto con i Romano-latini. Fece appello a suo cugino profondamente romanizzato, Teodato, e lo associò al governo, ma questi la fece imprigionare e poi uccidere. Giustiniano, nuovo imperatore, avviò la riconquista dell’Italia.

8. Che cosa resta di Roma? Evoluzione e indebolimento delle strutture del mondo romano

La sopravvivenza della romanità fu possibile grazie alla larga diffusione del regime dell’ospitalità. Questo regime presupponeva la conservazione delle strutture amministrative, agrarie, politiche e sociali precedenti. La conservazione di molte istituzioni antiche fu anche il risultato dell’ammirazione delle popolazioni barbariche. L’organizzazione fiscale, fiore all’occhiello della società romana, si indebolì moltissimo e fu causa di numerose rivolte da parte della popolazione romana che si sentiva oppressa dalle continue tassazioni. Anche le città perdono di importanza. Resta comunque il centro di una circoscrizione pubblica o ecclesiastica: vi risiedono un rappresentante del re e un vescovo. La sua consistenza demografica è fortemente ridotta, ma essa rimane un punto di riferimento amministrativo e commerciale importante.

9. Il regno della scuola antica e la nascita delle scuole cristiane

La scuola antica, pilastro portante della civiltà greco-romana, regredisce a mano a mano che l’assimilazione dell’aristocrazia romana con l’elemento germanico procede: il VII secolo segna la sua definitiva scomparsa. La cultura greco-romana è trasmessa da alcuni letterati cristiani che li utilizzano per ampliare le loro conoscenze: le lettere classiche passano al servizio della cultura cristiana. Nell’ambito degli episcopati e delle parrocchie nascono scuole cristiane destinate alla formazione dei chierici, dove si studia quasi soltanto la Bibbia, il testo per eccellenza, trasmesso da Dio stesso agli uomini. In questi secoli la cultura antica, urbana e aristocratica, si trasforma lentamente in una cultura cristiana ed ecclesiastica.

Capitolo 5. L’impero restaurato di Giustiniano

1. La civiltà bizantina

Giustiniano intendeva restaurare l’impero universale di Roma. Egli cercava di realizzare un impero coincidente con il mondo cattolico. Le guerre di conquista furono effettuate appoggiandosi ai latifondisti e ai gruppi di mercanti interessati al commercio internazionale. Il regno vandalo fu occupato fra il 533 e il 534; la riconquista ricreò anche i rapporti sociali anteriori all’occupazione dei Vandali, che scomparvero come popolo. Il recupero dell’Italia fu avviato nel 535 da Belisario, il fidatissimo collaboratore di Giustiniano, che aveva rioccupato la provincia d’Africa. Il regno foto era però molto più solido di quello vandalo. Dopo vent'anni di battaglie l’Italia fu recuperata dagli eserciti bizantini guidati da Nareste, generale di Giustiniano. Le grandi conquiste di Giustiniano furono concluse da una spedizione in Spagna che strappò ai Visigoti la parte sud-orientale della penisola iberica (544).

6. L’Impero restaurato: pressione fiscale, centralizzazione e riorganizzazione legislativa

Con la riconquista dell’Italia e di parte dell’Africa e della Spagna, Bisanzio dimostrò di saper assolvere una posizione di garanzia nel Mediterraneo per la sicurezza delle comunicazioni navali. Ne vennero favorite le attività commerciali; un ulteriore impulso fu dato dall’apertura dei commerci con la Cina, che liberarono Bisanzio dalla pesante tutela persiana sui traffici con l’estremo Oriente. Dal punto di vista economico l’opera di Giustiniano si articola in tre livelli:

  • Riscossione regolare delle imposte; la forte pressione fiscale divenne una caratteristica costante dell’impero bizantino;
  • Centralizzazione e potenziamento della burocrazia;
  • Riorganizzazione totale della legislazione, diede un fondamento giuridico al potere autocratico dell’imperatore, la cui volontà fu dichiarata legge suprema; Triboniano raccolse tutto quanto poteva venire utilizzato dell’antica legislazione romana --> Corpus iuris civilis, comprende: le Istituzioni (trattato di diritto), il Codice Giustinianeo (raccolta di tutti gli editti), le Pandette o Digesto (sentenze dei più autorevoli giudici) e le Novelle (leggi promulgate da Giustiniano). Fu alla base della legislazione bizantina e influenzò moltissimo la legislazione europea.

7. Luci e ombre dell’opera di Giustiniano

Procopio di Cesarea critica moltissimo Giustiniano (fu emarginato dalla vita di corte dopo lunghi anni di Fedele servizio). Il bilancio sulla sua politica è solamente in parte attivo; ottenne alcuni risultati sul piano commerciale e legislativo, ma le sue riforme non riuscirono ad operare una rigenerazione del vecchio Stato romano.

8. Fra VI e VII secolo: travagli interni e ridimensionamento territoriale

Due fenomeni di grande rilievo:

  • Crisi interna provocata da guerre civili e da rivolte popolari e militari;
  • (^) Incapacità di difendere le frontiere dalle minacce di Persiani, Avari e Slavi in Oriente, Visigoti e Longobardi in Occidente. L’impero dispiegò tutte le sue forze per difendersi, ma nonostante questo l’Italia fu occupata dai Longobardi a partire dal 568. Cordova fu ripresa definitivamente dai Visigoti nel 584. Mentre gli Slavi nel 580 occuparono i territori bizantini nei Balcani, gli Avari penetrarono nell’Europa centrale.

9. Il sorgere dell’ordinamento “tematico” e la ripresa di Bisanzio

L’imperatore Maurizio raggruppò nelle due luogotenenze militari, o esarcati, di Ravenna e di Cartagine, quanto rimaneva delle province d’Italia e d’Africa. L’amministrazione politica fu affidata agli esarchi, che dovevano provvedere alla difesa delle milizie locali. Eraclio (610-641), uno dei più grandi imperatori della storia bizantina. Dovette difendersi dagli attacchi dei Persiani in Asia Minore, egli la suddivise in circoscrizioni definite temi. Il “tema” era un’unità amministrativa a carattere militare con a capo un generale. Ai soldati furono attribuiti in proprietà privata ereditaria dei fondi, in cambio del servizio militare. La riorganizzazione dell’esercito ebbe conseguenze importantissime; Eraclio riuscì a sconfiggere i Persiani e a riconquistare tutti i territori appartenuti all’Impero.

Capitolo 6. In Oriente: il sorgere della potenza araba e le trasformazioni

dell’impero bizantino

1. Ragioni e conseguenze di un’espansione

Nella prima metà del VII secolo la predicazione di Maometto, ispirata al giudaismo e al cristianesimo, diede origine all’Islam:

  • L’Islam riuscì a trasformare le tribù beduine del deserto, in perenne lotta fra di loro, in un popolo unito dalla fede;
  • Questo popolo si trasformò in un popolo di conquistatori, con i successori di Maometto nasce la “guerra santa”;
  • L’espansione araba, estesa a molte isole mediterranee, fu un fatto di rilevanza fondamentale nella storia. Il dominio arabo strinse l’Europa in una “grande tenaglia” che si estendeva dalla penisola iberica fino all’Armenia. Nella maggior parte delle regioni le dominazioni sassanide e bizantina non godevano del favore delle popolazioni locali, gli arabi combattevano contro imperi indeboliti da lacerazioni interne. La società è retta da un’amministrazione centrale efficiente coordinata da un “successore” di Maometto chiamato califfo. Attraverso l’esempio bizantino essi prendono a modello la solidità di uno Stato come quello romano e il potere dei monarchi orientali. Mentre la potenza e la civiltà araba di sviluppano, l’Impero d’Oriente subisce gravi amputazioni territoriali.

2. L’Arabia pre-islamica

Tra la fine del VI secolo e l’inizio del VII secolo la penisola arabica era abitata solamente a Sud da una popolazione sedentaria di agricoltori (Penisola molto arida). Il resto era deserto percorso dai nomadi, chiamati beduini arabi, il cui nome poi si estese a tutti gli abitanti della penisola. Erano divisi in tribù, guidate da capi eletti fra gli anziani; erano politeisti e adoravano numerose divinità, ogni tribù era dotata di propri dèi e di santuari. In essi si integravano le attività religiose e commerciali. (Pellegrinaggi, fiere). Alla Mecca, sede di un importante santuario, la Kaaba, che si voleva costruito da Abramo e dal figlio Ismaele. Nella Kaaba erano considerati più di trecento idoli oggetti di culto e in particolare la “pietra nera” meteorite venerato da molte tribù arabe. Alla Mecca un’oligarchia di famiglie dei Quraysh controllavano i commerci e i pellegrinaggi. L’Arabia era un mondo in trasformazione.

3. Il primo messaggio religioso di Maometto

La predicazione di Maometto ebbe inizio attorno al 610 alla Mecca, centro religioso e commerciale. Maometto parlava in nome di Allah, una divinità mecca a che egli presentava come il Dio unico: unicità di Dio. Allah gli era apparso e gli aveva comunicato i messaggi da trasmettere agli uomini. --> Allah, creatore di tutto, è infinitamente buono e potente; l’uomo deve essergli riconoscente, adorarlo, sottomettersi a lui ( Islam, sottomissione totale alla volontà divina). Il castigo eterno spetta agli ingrati e ai ricchi che non si “sottomettono” e non si “purificano” donando ai poveri parte delle loro ricchezze. Maometto rispettava i riti del popolo purché fossero dedicati ad Allah e riconosceva come legittima la ricchezza purché non procurata mediante l’usura e usata a buon fine. L’Islam andò incontro all’opposizione dei Quraysh, preoccupati sia dalla composizione sociale della comunità musulmana, sia dalla predicazione anti-politeistica del profeta. Colpiva gli interessi economici del clan, per questo fu perseguitata. Nel 622 Maometto e la sua comunità religiosa abbandonando La Mecca e si trasferirono a Yatrib, che successivamente prese il nome di Medina (città del profeta): fu questa l’ ègira (fuga, migrazione) che segnò l’inizio dell’era musulmana.

4. Il superamento dell’ordinamento tribale della società araba

Morte di Maometto (632). Tre momenti successivi:

  • Rottura dei legami originari con il giudaismo e il cristianesimo. Il profeta proclamò che la vera fede era quella di Abramo, costruttore della Kaaba, un “vero credente, né ebreo, né cristiano, ma semplicemente un uomo sottomesso all’autorità di Dio” (in arabo muslim, musulmano). Durante le loro preghiere i musulmani non avrebbero più dovuto rivolgersi verso Gerusalemme ma verso la Kaaba.
  • Il ricongiungimento alla tradizione beduina della razzia. Per sopravvivere conducevano attività di brigantaggio contro le carovane dirette alla Mecca e colpivano così il punto più vitale dell’economia. Il primo, decisivo scontro militare, avvenne nel 624 a Badr, a sud-ovest di Medina, dove i musulmani sconfissero una grossa carovana di mercanti qurayshiti. La razzia fu elevata al ruolo di guerra santa ( gihad ) contro i nemici dell’Islam, che divenne un elemento fondamentale di raccordo con il mondo dei beduini.
  • (^) Nel 630 le truppe del profeta si impadronirono di La Mecca ed egli entrò nella Kaaba distruggendo i numerosi idoli. Alla morte di Maometto l’Arabia risultava unita. In meno di un decennio le antiche tradizioni tribali erano state superate e si andavano più chiaramente coordinando attorno all’autorità del profeta. La vita degli Arabi era stata modificata in profondità, ma erano rimasti i costumi religiosi e sociali più radicati nelle loro tradizioni e nelle strutture economiche caratteristiche della vita nel deserto.

In Africa conquistatore Cartagine in mano ai bizantini e nei primi secoli del VIII secolo il Maghreb fu interamente conquistato. Da qui nel 711 le truppe arabe passarono in Spagna e distrussero il regno Visigoto, la conquista della Settimania (Francia meridionale) chiuse la seconda fase delle conquiste arabe. Le conquiste arabe strapparono alla cristianità il dominio incontrastato del Mediterraneo. Il mondo musulmano era diviso da lotte politiche-religiose, che costituivano in origine un prolungamento naturale dei vecchi contrasti fra le tribù. Le tensioni sfociarono nel 750 in una rivolta armata, guidata dalla famiglia meccana degli Abbasidi, che si impadronì del califfato fino al 1258. Gli Ommayadi sconfitti si rifugiarono in Spagna e trasformarono l’emirato locale di Cordova in un regno indipendente. Anche in Africa nacquero degli emirati indipendenti che nel X secolo caddero sotto il controllo della dinastia sciita dei Fatimidi con sede al Cairo. Fu un’ulteriore conferma della rottura dell’unità islamica.

9. La società musulmana nell’età degli Abbasidi

All’inizio dell’VIII secolo il califfo ommayade Abd-al-Malik (685-705) avviò un processo di arabizzazione dell’amministrazione pubblica: l’arabo divenne la lingua ufficiale e funzionari arabi-musulmani furono immessi negli uffici. Nel 695 si coniarono le prime monete d’oro e d’argento musulmane. L’uso di una lingua comune e di un’amministrazione coerente e centralizzata costituì una caratteristica fondamentale del mondo musulmano. I campi militari in cui gli Arabi si erano originariamente insediati divennero grossi centri amministrativi e commerciali, si arricchirono di nuovi sobborghi e si affiancarono per importanza alle città bizantine. Furono fondate nuove città come Baghdad sulle rive del Tigri, che divenne la capitale del mondo abbaside. Nell’età abbaside l’incontro della tradizione araba con la cultura delle città bizantine originò una sintesi unitaria che prolungò e rinnovò la cultura ellenistica. Diedero particolari contributi nei settori dell’astronomia e della matematica. La loro produzione scientifica e filosofica ebbe importanza anche nella maturazione culturale dell’Europa basso-medievale. (Cifre arabe, rielaborazione del pensiero platonico e aristotelico operate da Avicenna e Averroè).

10. L’impero bizantino dal VII al X secolo

Nell’VIII e IX secolo l’impero bizantino perse tutti i territori della penisola italiana e in Sicilia. Nella penisola balcanica ristabilirono il controllo sulle regioni più vitali. Sul fronte orientale con la vittoria sugli Arabi che assediavano Costantinopoli (717-718) bloccarono la loro espansione. Vi furono cambiamenti profondi nell’amministrazione centrale e provinciale: le vecchie prefetture del pretorio furono sostituite da quattro ministeri ( logotesie ), degli affari interni ed esteri, dell’esercito, delle finanze e degli affari imperiali. L’amministrazione dei temi, estesi a tutto lo Stato, fu centralizzata. La struttura della proprietà fu modificata dalle perdite territoriali, la grande aristocrazia fondiaria fu privata definitivamente dei beni posseduti, molti andarono in rovina. Si costituirono così gruppi di soldati e di contadini liberi che diventarono la forza economica dell’Impero. Era florida invece la proprietà terriera dei monasteri e della Chiesa che fu combattuta dal potere imperiale. Il dissidio fra Chiesa e impero ebbe momenti di grande tensione durante l’ iconoclastia. Il culto delle icone era diffusissimo fra il popolo ed era una grande fonte di ricchezza per la Chiesa. Il culto islamico era contrario alla rappresentazione di immagini sacre e fu sostenuto anche dall’imperatore Leone III l’Isaurico (717-741), convinto che non si potessero difendere i confini d’Oriente dagli Arabi senza l’appoggio delle popolazioni locali anche esse di religione islamica. Nel 726 vietò il culto delle immagini, accusate di favorire l’idolatria, e ne ordinò la distruzione provocando l’opposizione del papato. Verso la metà del IX secolo il pericolo arabo cessò e successivamente l’impero bizantino vide una forte ricrescita sotto tutto gli aspetti.

Capitolo 7. Sintesi romano-germaniche nell’Europa del VII e VIII secolo

1. Fusione di due mondi

Nel VII e VIII secolo i musulmani avanzano: dopo l’Africa settentrionale conquistano la penisola iberica. Il cristianesimo penetra lentamente in Inghilterra e in Germania grazie alla predicazione dei monaci. Il baricentro dell’Europa cristiana di sposta nel grande regno creato dai Franchi. Sono importanti alcune trasformazioni che interessano i principali regni romano-germanici:

  • La fusione nell’antica Gallia dei due mondi, romano e germanico, che si sono incontrati al tempo delle grandi invasioni;
  • La maturazione di un processo simile anche in altri regni, come quello dei Longobardi, che, insediandosi nella penisola italiana (568), hanno distrutto il ceto settentrionale;
  • La nascita nel regno franco del vassallaggio, obbligo speciale di fedeltà verso un potente, che assicura il reclutamento dei cavalieri in un momento in cui occorre difendersi dagli Arabi.

Grazie al vassallaggio la potente famiglia dei Pipinidi, che controlla le cariche di “maestro di palazzo” nei vari regni franchi, dispone di un’ampia clientela militare che la rende così forte da consentirle di impadronirsi dell’autorità regia a scapito della dinastia merovingia.

2. L’evangelizzazione della Britannia e l’importanza del monachesimo anglosassone

L’evangelizzazione dell’Irlanda avvenne a opera dei monaci celtico-irlandesi; oltre che in quell’isola si attivarono anche nelle regioni occidentali della Britannia. Nel tentativo di evangelizzare anche le regioni centro-orientali Papa Gregorio Magno (590-604) nel 596 inviò nell’isola un gruppo di monaci benedettini guidati dall’abate Agostino che divenne arcivescovo di Canterbury. L’opera fu ripresa poi dall’intervento dei monaci celti che si stabilirono a Lindsfarne (634). Grazie a Gregorio Magno il monachesimo benedettino diventò uno strumento di evangelizzazione; La rapida conversione degli Anglosassoni mostra la grande abilità dei monaci nel diffondere la religione cattolica nelle campagne, ancora dominate dal politeismo; La fusione nella Britannia del VII secolo della dedizione benedettina al papato con lo zelo missionario dei monaci irlandesi; Il territorio anglosassone fu diviso in diocesi (greco-romano) e a capo di ogni diocesi fu posto un vescovo che era pure abate di un monastero (Irlanda). L’importanza storica del monachesimo anglosassone è nella sua capacità di influire fortemente sugli orientamenti religiosi e sulle strutture ecclesiastiche del continente.

3. Ripresa e scomparsa del regno Visigoto

Anche nel regno visigoto la superiorità culturale del mondo di tradizione romana portò un grande re, Recaredo (586-601), a convertirsi con tutto il suo popolo dall’arianesimo al cattolicesimo. Radunati in concilio, sotto la presidenza del re e con la partecipazione della grande aristocrazia militare, i vescovi emanavano norme (canoni) aventi una finalità religiosa e politica, che disciplinavano la vita di chierici e di laici. Fu particolarmente importante la fusione fra l’aristocrazia romano-iberica e quella visigota. L’espressione più chiara di questa fusione fu l’unità giuridica del regno. Ad attuarla fu il Liber iudiciorum pubblicato da re Rescesvindo (653-672). Si ispirava sia al diritto romano sia a quello germanico. Il regno però non fu in grado di resistere all’attacco dei musulmani (711), che lo ridussero in pochi anni sotto la loro autorità e fecero della penisola iberica la base principale dei loro attacchi all’Occidente.

4. Il regno Franco: l’anarchia merovingia e il suo superamento

Durante le lotte di successione avvenute nel VI secolo fra i re Merovingi, emerse una nuova geografia della Gallia, che si trovò divisa in quattro regioni: l’Austrasia a nord-est, la Neustrasia a nord-ovest, l’Aquitania e la Burgundia; fra il VI e VIII secolo la concentrazione del potere passò nelle mani dei capi dell’aristocrazia mentre l’aristocrazia militare si fondeva con quanto rimaneva del ceto senatorio. L’aristocrazia gallo-romana imitava sempre di più le forme di vita militare proprie dell’aristocrazia franca. Dalla loro assimilazione nacque una nuova aristocrazia legata alla terra e decisa ad approfittare della debolezza del potere centrale. Fra i maestri di palazzo i più potenti erano quelli di Austrasia ed in particolare la dinastia pipinide, che traeva origine da Pipino di Landen, maggiordomo d’Austrasia ai tempi di Dagoberto. Fra VII e VIII secolo, l’unico erede fu Pipino di Heristal (morto nel 714) che vinse la Neustrasia nel 687 e divenne l’unico maestro di palazzo dei regni di Austrasia, Neustria e Burgundia. Un suo figlio illegittimo, Carlo Martello (morto nel 741), assicurò alla dinastia autorità e prestigio battendo a Poitiers nel 732 i musulmani di Spagna. Ad impadronirsi della corona fu un figlio di Carlo, Pipino il Breve. Si fece eleggere re da un’assemblea di grandi, poi si fece consacrare da un vescovo che agiva in stretto collegamento con il papato, San Bonifacio.

5. La riforma dell’episcopato franco e l’intesa fra Carolingi e papato

I Pipinidi erano molto forti per due motivi: l’alleanza strettissima con il papato e la forza della loro clientela militare. I Pipinidi affidarono l’incarico di convocare un sinodo che riordinasse le strutture ecclesiastiche del loro paese a San Bonifacio, che aveva organizzato in episcopati strettamente legati al papato i territori germanici dove aveva operato come missionario. La riforma della Chiesa avvenne in numerosi concili; Bonifacio diede grande importanza al coordinamento dell’episcopato franco con la Chiesa di Roma.

6. La monarchia franca: la formazione della potente clientela militare dei Pipinidi

Ai tempi di Carlo Martello i Franchi erano poco inclini ad abbandonare la gestione dei loro fondi. Il vecchio esercito di popolo era in grande crisi, per garantire il reclutamento dei cavalieri si cercò di legarli al potere politico mediante uno speciale rapporto di fedeltà militare, il vassallaggio. Era vassallo di un re o di qualche potente il cavaliere che si

La vita economica e sociale fra il VI e il X secolo fu caratterizzata da alcuni aspetti fondamentali:

  • Il grande incontro culturale fra Romani e Germani, non si trattò solo di una fusione a livello di strutture agrarie ma anche a livello di abitudini alimentari;
  • Scarsa densità demografica;
  • Questo provocò ad una scomparsa delle città, esse erano profondamente legate alla campagna;
  • Il commercio nel Mediterraneo divenne meno importante e si ridussero gli scambi internazionali. Perno dell’economia divennero le grandi aziende agrarie;
  • La storia della Curtis è importante dal punto di vista istituzionale.

2. I fattori ambientali e il ruolo della foresta

La diversità fra il paesaggio germanico e quello romanizzato era legata a queste profonde differenze fra le tradizioni alimentari germaniche e quelle romane. Queste differenze si erano attenuate in secoli di vicinanza e di scambi commerciali lungo le frontiere del Reno e del Danubio. Tra il VII e l’VIII secolo la distinzione fra i due sistemi si ridusse progressivamente. Nell’economia rurale del Medioevo lo sfruttamento delle aree forestali svolse un ruolo fondamentale. Si può distinguere fra la foresta colonizzata e quella rimasta allo stato selvaggio. Sia la caccia che la pesca costituivano un fattore integrante per l’economia domestica. I nuclei dei villaggi erano costituti da mansi, cioè da appezzamenti cinti da una palizzata o da una siepe viva, vicina gli uni agli altri.

3. Le conoscenze tecniche e gli strumenti della produzione agricola

“Innovazioni tecniche”:

a. L’aratro a versoio. Importante diffusione nell’Europa settentrionale;

b. Mulino ad acqua. Diffusione nel IX secolo, già conosciuto dai romani;

c. Collare di spalla e ferratura degli so cali per i cavalli;

d. Uso della rotazione triennale;

N.b: alla base della rotazione triennale vi è la distinzione fra cereali invernali e primaverili. Un vero e proprio problema era la concimazione, poco abbondante a causa dell’insufficienza dell’allevamento.

4. Gli uomini e il loro numero

Basso livello demografico e flagelli naturali i molto ricorrenti; l’Europa soffrì nell’alto Medioevo di un sotto popolamento cronico. Solamente dall’VIII secolo fino al X secolo si ha una tendenza alla crescita demografica.

5. La struttura della proprietà: mansi e ville

Manso acquistò il significato di unità di conduzione agricola adeguata alle forze produttive e ai bisogni di una famiglia. Spesso, i mansi meglio provvisti di campi sono indicati dalle fonti come mansi “ingenuili” (affidati a liberti), gli altri come “servili” (affidati a schiavi). Molti mansi erano incorporati nella grande proprietà: erano unità di conduzione e basi di ripartizione degli oneri contadini. Tra il IV e il V secolo si verifica la diffusione del latifondo. La villa si articolava in due parti: il dominicum e il massaricium. La prima era gestita direttamente dal proprietario, la seconda era frazionata in mansi, dati in concessione ai contadini. La corte era il centro di conduzione delle terre gestite direttamente dal padrone, divenne sinonimo di villa, e successivamente la grande azienda agraria fu chiamata dagli storici “azienda curtense”.

6. L’economia della grande proprietà

Il problema principale per gli amministratori di una corte era quello della manodopera. La condizione giuridica degli schiavi era quella di Roma antica o dei popoli barbari. Ai concessionari dei mansi, liberi o schiavi, venivano richiesti quattro tipi di impegni:

  • La consegna periodica alla corte di una certa quantità di prodotti lavorati ricavati dal manso in concessione;
  • La prestazione di corvées (richiesta, requisizione), colpivano una sola unità di lavoro per ogni manso;
  • Le incombenze chiamate “notti”, che mettevano il concessionario a disposizione del padrone senza la sicurezza di poter rientrare a casa ogni sera;
  • Il pagamento di canoni annui in denaro o in natura.

N.b: le corvées sono il perno del regime curtense. È soprattutto l’attività artigianale e commerciale delle grandi proprietà a smentire che l’economia “curtense” rendesse inutile l’uso della moneta. Una parte di questa produzione eccedente il consumo dei signori e dei contadini era destinata al commercio.

7. Il grande proprietario come “Dominus”: La “signoria fondiaria”

La villa non era solamente un’unità aziendale, ma un gruppo sociale dipendente da un padrone: era quindi un organismo di comando o signoria che aveva una sua amministrazione. Il proprietario era un dominus, un capo. Il potere coercitivo che il proprietario utilizzava è chiamato dagli storici “signoria fondiaria” La tutela del signore sui contadini si estese a partire dal IX secolo.

8. I circuiti commerciali e la monetazione argentea

Due tipi di transazioni prevalevano nell’Occidente carolingio: le transazioni locali e il commercio tra regioni che avevano risorse complementari. I prodotti agricoli, dell’allevamento e della pesca davano vita agli scambi interregionali. Gli scambi a lunga distanza invece erano meno intensi. Un riflesso materiale delle modificazioni intervenute nel commercio prima della metà dell’VIII secolo si ha nella diffusione crescente della monetazione argentea e nella riforma del sistema monetario, iniziata da Pipino il Breve e compiuta da Carlo Magno. Fu abbandonato l’uso delle monete d’oro per sostituirlo con l’argento.

9. La geografia degli scambi e il ruolo delle città

Nella geografia degli scambi si individuano tre aree distinte: il Mediterraneo, l’Europa continentale e l’Europa settentrionale e orientale. Significativo fu lo sviluppo di Venezia che aveva avuto origine dall’insediamento degli abitanti di vecchie città romane del Veneto, rifugiatasi sulla laguna al tempo dell’invasione longobarda. Nel IX secolo Venezia era una potenza marittima nascente, nel X secolo aveva numerose colonie. Nel IX e X secolo gran parte degli scambi commerciali a lunga distanza avvenivano per vie terrestri o fluviali.

Capitolo 9. Le dimensioni essenziali e quotidiane dell’esistenza

1. L’alto Medioevo: modi di vivere e atteggiamenti verso il mondo profondamente diversi dagli attuali

Nell’alto Medioevo la misura del tempo era vaga e per la gente comune le conoscenze temporali si estendevano alla realtà corrente o al passato recente. Anche il concetto di spazio ha subìto un’evoluzione molto importante. Nell’evoluzione dei modi di pensare e di concepire il il tempo, lo spazio che ci circonda, la famiglia, ha svolto un ruolo decisivo il cristianesimo.

2. I tempi della vita quotidiana

Durante tutto l’alto Medioevo i mezzi per misurare il tempo erano: le meridiane solari, le candele, gli orologi a sabbia, o clessidre, e quelli ad acqua. I sistemi di calcolo erano variabili a seconda delle regioni; anche le ore erano di durata diseguale; Le conoscenze temporali delle persone comuni si riferivano al presente, ai propri ricordi, al passato prossimo; Il tempo medievale era un tempo agricolo, scandito dai ritmi naturali, poiché tutta la società viveva delle terre che lavorava o che possedeva. L’eterno ritorno delle stagioni si trovava al centro della vita spirituale delle popolazioni.

3. Il cristianesimo: una nuova visione del tempo

Con la conversione al cristianesimo dell’Occidente medievale ci furono due importanti trasformazioni:

  • L’adattamento del calendario, basato sui ritmi stagionali;
  • La riorganizzazione delle idee temporali;

Capitolo 10. La sintesi romano-germanica più compiuta: l’impero

carolingio

1. Gli aspetti principali

La storia dell’Occidente europeo fra la metà dell’ VIII secolo e la metà del IX è segnata dalla creazione del grande impero di Carlo Magno.

  • Alleanza fra il papato e Pipino il Breve, stretta intorno alla metà dell’ VIII secolo. Alla Chiesa di Roma consentì di difendersi dal regno longobardo e di trovare appoggio politico per la diffusione del cristianesimo. Ai re carolingi invece fornì gli strumenti per assimilare culturalmente un impero vastissimo sottomesso con le armi;
  • Il vasto impero creato da Carlo Magno era un impero franco-cattolico che gravitava sulla valle del Reno, mentre quello romano gravitava sul Mediterraneo;
  • Le strutture politico-amministrative, le risorse finanziarie, il potere centrale erano lontani dall’efficiente organizzazione di Roma. Era un impero politicamente fragile;
  • L’impero carolingio costituì la realizzazione più compiuta di quella sintesi romano-germanica che si era delineata durante l’età merovingia. Si rafforzarono e si consolidarono i legami politico-religiosi che caratterizzarono la storia del regno franco;

2. Carlo Magno: una personalità forte e tenace, sintesi della tradizione germanica e di quella romana

Morte di Pipino il Breve (768): i suoi due figli, Carlo e Carlomanno, ebbero un regno e il titolo di rex Francorum, Carlo ebbe il nord-est dell’Austrasia, la Neustria e la parte marittima dell’Aquitania. Carlomanno morì nel 771, Carlo ricostruì l’unità del regno. Carlo era un esempio vivente della sintesi culturale sviluppatasi dall’incontro latino-germanico dopo le invasioni. Dopo aver riorganizzato l’esercito le guerre non ebbero più carattere difensivo ma furono guerre di conquista. (Politica espansionistica).

3. L’estensione delle frontiere franche

Principali linee direttrici di espansione:

  • Gallia meridionale: Musulmani (Mori o Saraceni) nel 778 massacrarono la retroguardia francese sui Pirenei a Roncisvalle. Tra l’ 801 e l’ 813 conquistò la Navarra e la Catalogna, con capitale Barcellona, divennero la marca Hispanica.
  • Penisola italiana: il re longobardo Desiderio (756-774) attaccò il ducato di Roma, papa Adriano I (772-795) fece appello ai Franchi, che assediarono Pavia. Con la caduta di Pavia (774) e la scomparsa della dinastia regia longobarda Carlo aggiunse il titolo di rex Longobardorum --> continuità fra l’antico e il nuovo regno longobardo. Fu una novità la trasformazione del gasindiato nell’istituto analogo del vassallaggio che fu applicato anche ai Longobardi entrati a far parte della clientela militare dei Carolingi;
  • Frontiere settentrionali: minaccia dei Sassoni. Lotta che durò dal 772 all’ 804. I Sassoni furono convertiti e legati profondamente all’Europa romano-cattolica.
  • Frontiere orientali: riconquista e confisca della Baviera. Gli Avari crollarono quando, nel 795-796, con due campagne militari, Carlo si impadronì del loro ring (il campo, sede del loro re). Accettarono prima la conversione e poi la pacificazione;

Alla periferia dell’impero Carlo esercitava il suo protettorato sulla Navarra, sui regni slavi della valle dell’Elba, sulla dominazione papale, sul ducato longobardo di Benevento. Gli unici legami di questi popoli erano la fede religiosa e il riconoscimento di un unico re. Nel 806 Carlo suddivise il regno fra i suoi tre figli, dopo la sua morte (8149 il regno pervenne integralmente a Ludovico il Pio.

4. La restaurazione imperiale

I Franchi si trovarono a competere con l’impero bizantino che non aveva mai abbandonato il sogno di riconquistare l’Italia.

S.Pietro a Roma nel Natale dell’ 800: cerimonia solenne di incoronazione di Carlo Magno da parte del papa. Diventando imperatore il re franco si riallacciava alla nozione di “impero cristiano”: un solo regno nei cieli e un solo capo sulla Terra. Divenne così un impero franco-germanico e romano-cattolico. (Aquisgrana, dove risiedeva Carlo e Roma). N.b: la restaurazione imperiale non fu ben vista presso Bisanzio, si giunse ad un accordo nell’ 812 in cambio della rinuncia alle pretese franche su Venezia: l’imperatore d’Oriente riconobbe il titolo imperiale di Carlo, chiamandolo “fratello”.

5. L'inquadramento ecclesiastico e religioso della società carolingia

La restaurazione dell’impero corrispose ad un rafforzamento del connubio Franco-papale. Tutta la politica ecclesiastica di Carlo fu ispirata da questa alleanza e da questa necessità; disciplinò le chiese e i monasteri attraverso l’estensione della riforma della Chiesa franca, avviata da S.Bonifacio; inoltre diedi sostegno alla predicazione dei missionari al di là delle frontiere. --> il clero fu sottoposto al controllo imperiale. N.b: sopravvivevano in Germania, vecchie pratiche politeiste che la Chiesa non riusciva ad eliminare. La società carolingia venne inquadrata unitariamente secondo gli schemi che già avevano ispirato la riforma dell’episcopato franco e fu diffuso i matrimonio cristiano. Il sostegno alle missioni cattoliche che operavano al di là delle frontiere non fu applicato solo nei confronti dei Sassoni, ma divenne una costante della politica carolingia. --> la propaganda cattolica era destinata a scontrarsi con quella ortodossa appoggiata da Bisanzio.

6. L’amministrazione imperiale: il vassallaggio e lo Stato

Carlo Magno interveniva nei settori della vita pubblica per mezzo di leggi, dette capitolari perché costituite da una serie di brevi articoli ( capitula ) emanati nel corso delle assemblee generali dei grandi. Il governo centrale era costituito dal palazzo, cioè dall’imperatore e dal suo seguito. Carlo risiedeva ad Aquisgrana, ma frequentava anche residenze secondarie --> mancanza di una capitale fissa. Amministrazione locale: Carlo estese ai paesi conquistati la suddivisione amministrativa per comitati che i Pipinidi avevano ereditato dall’età merovingia. I comitati e le marche, ai confini, furono affidati a funzionari regi. La funzione più importante era quella di amministrare la giustizia, in più erano posti sotto osservazione dai missi, invitati del re che esercitavano funzioni ispettive. Utilizzò come ufficiali regi i latifondisti guerrieri che lo avevano seguito nelle imprese più vittoriose --> scelse i funzionari pubblici tra i capi militari che erano già suoi vassalli. Il vassallaggio divenne così un elemento di coesione del regno. N.b: anche l’immunità fu utilizzata come strumento di governo, godevano di immunità le chiese vescovili e le potenti abbazie, Carlo le sottomise a dei controlli e impose loro la designazione di agenti laici, ai quali era affidato l’esercizio del potere di banno.

7. L'imperatore e la classe dirigente

Il problema principale della politica carolingia fu quello di instaurare una vita statale e di trasformare il maggior numero possibile di vassalli del re in una classe dirigente responsabile. Con il Capitulare de villis ci fu un tentativo di raddrizzare la confusa e corrotta gestione dei latifondi appartenenti al fisco regio. Nel campo economico Carlo si occupò del problema dei prezzi delle derrate agricole. Nel 794 fu fissato il prezzo dei prodotti agricoli di prima necessità e si stabilì che tale prezzo avrebbe dovuto valere soprattutto nei tempi di carestia. (Divieto di usura e di strozzinaggio). Nel lungo periodo la politica carolingia di risolse in un fallimento. “Rinascita carolingia” --> a corte fu costituita un’accademia, l’istruzione doveva mirare a creare dei buoni funzionari o dei buoni preti. Carlo restituì a queste scuole un livello intellettuale e un prestigio molto elevato.

8. Gli ultimi carolingi: la difficile articolazione in più regni dell’impero

814: Carlo morì, Ludovico il Pio ereditò il potere. Nell’ Ordinatio Imperii Ludovico proclamò nel 817 l’unita dell’impero e designò il primogenito Lotario come suo successore. A ciascuno degli altri figli affidò un regno. 840: morte di Ludovico. I tre figli sopravvissuti alle lotte fratricide furono Lotario, Ludovico e Carlo. Gli ultimi due si allearono contro Lotario e lo sconfissero, stipularono a Strasburgo un’alleanza difensiva “giuramento di Strasburgo” (842). --> due aree geografiche distinte (Francia e Germania). Lotario dovette accettare il tratto di Verdun (843) e spartire il potere con i fratelli, pur mantenendo il titolo imperiale. A Ludovico andò la parte orientale, a Carlo la parte occidentale, a Lotario invece la parte mediana. La carica politica dell’Occidente cristiano si impose solo a livello teorico.

9. La spaccatura dell’impero carolingio in un’area politica francese e una tedesca