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Riassunto Rinaldo Comba Storia medievale, Sintesi del corso di Storia Medievale

Riassunto Storia Medievale rinaldo comba

Tipologia: Sintesi del corso

2014/2015
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Caricato il 10/06/2015

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RIASSUNTO: STORIA MEDIEVALE – R. Comba
FRA MONDO ANTICO E MEDIOEVO
1. Le strutture del mondo antico
2. L’impero fra III e V secolo
3. Ai confini dell’impero: il mondo delle popolazioni a struttura tribale
4. L’Occidente nel V e VI secolo: i regni romano-germanici
5. L’impero restaurato di Giustiniano
L’ALTO MEDIOEVO
6. In Oriente: il sorgere della potenza araba e le trasformazioni dell’impero bizantino
7. Sintesi romano-germaniche nell’Europa del VII e VIII secolo
8. Economia e società in Europa occidentale dal VI al X secolo
9. Le dimensioni essenziali e quotidiane dell’esistenza
10. La sintesi romano-germanica più compiuta: l’impero carolingio
11. Il dissolversi dell’impero e le origini dello sviluppo signorile
L’APOGEO DEL MEDIOEVO
12. Lo sviluppo delle campagne
13. Lo sviluppo commerciale e urbano e il movimento comunale
14. Il risveglio della cultura
15. Nuove dimensioni dell’esistenza
16. Il movimento per la riforma ecclesiastica e la crociata
17. Le origini della ricostruzione politica: le grandi monarchie dell’Occidente
18. L’ambizioso progetto ierocratico di papa Innocenzo III
19. Processi di costruzione statale nell’Europa del XIII secolo
IL BASSO MEDIOEVO
20. Le difficoltà economiche e sociali delle campagne
21. La vita economica e sociale delle città, l’artigianato e il commercio
22. Crisi e tentativi di riforma delle istituzioni ecclesiastiche
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Riassunto: “Storia Medievale” di R. Comba
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RIASSUNTO: STORIA MEDIEVALE – R. Comba

FRA MONDO ANTICO E MEDIOEVO

  1. Le strutture del mondo antico
  2. L’impero fra III e V secolo
  3. Ai confini dell’impero: il mondo delle popolazioni a struttura tribale
  4. L’Occidente nel V e VI secolo: i regni romano-germanici
  5. L’impero restaurato di Giustiniano

L’ALTO MEDIOEVO

  1. In Oriente: il sorgere della potenza araba e le trasformazioni dell’impero bizantino
  2. Sintesi romano-germaniche nell’Europa del VII e VIII secolo
  3. Economia e società in Europa occidentale dal VI al X secolo
  4. Le dimensioni essenziali e quotidiane dell’esistenza
  5. La sintesi romano-germanica più compiuta: l’impero carolingio
  6. Il dissolversi dell’impero e le origini dello sviluppo signorile

L’APOGEO DEL MEDIOEVO

  1. Lo sviluppo delle campagne
  2. Lo sviluppo commerciale e urbano e il movimento comunale
  3. Il risveglio della cultura
  4. Nuove dimensioni dell’esistenza
  5. Il movimento per la riforma ecclesiastica e la crociata
  6. Le origini della ricostruzione politica: le grandi monarchie dell’Occidente
  7. L’ambizioso progetto ierocratico di papa Innocenzo III
  8. Processi di costruzione statale nell’Europa del XIII secolo

IL BASSO MEDIOEVO

  1. Le difficoltà economiche e sociali delle campagne
  2. La vita economica e sociale delle città, l’artigianato e il commercio
  3. Crisi e tentativi di riforma delle istituzioni ecclesiastiche

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  1. L’Italia del Trecento e Quattrocento: la formazione degli Stati regionali
  2. Il primo Rinascimento
  3. L’Europa del Trecento e Quattrocento: il rafforzamento degli Stati

PARTE PRIMA: FRA MONDO ANTICO E MEDIOEVO

1. Le strutture del mondo antico

Nei primi secoli dell’era cristiana una parte relativamente ristretta del continente euroasiatico era occupata da popolazioni prevalentemente dedite all’agricoltura e stanziate per lo più in pianure: le città, costruite grazie alla diffusione dell’impero romano, erano il centro delle popolazioni sedentarie, mentre a nord e a sud di esse vivevano popolazioni nomadi (“barbari”, definizione data dai Greci). Il Mediterraneo era il cuore commerciale dell’impero romano, che, nonostante i numerosi traffici commerciali, rimaneva comunque una società agricola. L’organizzazione politico-amministrativa dell’impero era collocata nelle città, ed era affidata ai ceti medio-alti della popolazione, ossia a coloro che possedevano delle terre (senatori e cavalieri). la cultura, la capacità di organizzazione e le attitudini al comando di questi ceti resero gli aristocratici convertiti al cristianesimo dei punti di riferimento molto importanti anche nelle comunità cristiane. Fu l’influenza culturale di questi convertiti a far adottare alla nuova religione lingua e modi di pensare della cultura greco-romana.

AGRICOLTURA ROMANA l’impero romano, all’inizio dell’era cristiana, aveva una popolazione di circa 50 milioni di abitanti, e l’attività principale era quella agricola, nonostante il clima asciutto e la natura del suolo dell’area mediterranea non fossero del tutto favorevoli allo sviluppo di una civiltà agricola. L’alimentazione era basata su cereali, vino e olio, dal momento che la pastorizia aveva un ruolo secondario rispetto all’agricoltura: l’ ager (il terreno coltivato, di solito in zone pianeggianti) e il saltus (il terreno per la pastorizia, di solito in zone aride e montuose) erano piuttosto separati, e ciò faceva in modo che la concimazione dei terreni destinati all’agricoltura fosse carente. Come tecniche di aridocultura, era diffuso l’aratro romano, che veniva usato facendo un’aratura incrociata, per mantenere il terreno umido e privo di erbacce, ed era diffusa per la coltivazione del grano la rotazione biennale delle colture. La grande forza-lavoro richiesta dall’agricoltura era composta soprattutto dai numerosi schiavi. Grazie all’ordine, alla pace e all’efficienza dell’amministrazione romana si verificarono profonde trasformazioni economiche in tutto l’Occidente: la popolazione crebbe, così come la produzione, le varie regioni si specializzarono in un settore determinato dell’agricoltura e ci fu uno sviluppo del commercio, via marittima e fluviale soprattutto. Lo sviluppo economico era però subordinato alle esigenze di Roma, che importava la maggior parte dei prodotti di cui necessitava. La romanizzazione è testimoniata dall’enorme diffusione delle villae rustiche romane, che erano delle vere e proprie aziende agricole e quindi anche commerciali, che inizialmente si servivano della forza-lavoro della schiavitù. Con la pace romana si ridusse l’afflusso di prigionieri di guerra, e dunque il numero degli schiavi: allora la villa venne frazionata: una parte era gestita direttamente dal proprietario, mentre l’altra era divisa in aziende minori date in gestione a coloni, schiavi liberti o servi casati, che davano al padrone una parte dei prodotti agricoli e una somma in denaro.

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Diversamente da quanto avveniva nel culto ufficiale romano, le cui cerimonie erano puramente esteriori, le religioni greco-orientali proponevano pratiche di espiazione e contatti con le divinità che garantissero l’immortalità individuale. I culti più diffusi erano quelli della Gran Madre Cibele, il mitraismo (culto del dio solare Mitra), e il culto di Giove Dolicheno (legionario con ascia e fulmine). La società romana, caratterizzata da profondi dislivelli sociali, trovò nelle religioni un modo per superarli, anche se i fedeli erano comunque inquadrati intorno a gerarchie, ai cui vertici stavano persone reclutate tra gli aristocratici.

IL CRISTIANESIMO il cristianesimo, come le altre religioni greco-orientali, organizzò nel corso del tempo una propria gerarchia e sviluppò la propria dottrina attingendo largamente all’aristocratica cultura ellenistico-romana. Le prime comunità cristiane erano unite dalla fede ma non avevano un organo centrale, e si deicavano alla preghiera, alla penitenza e al reclutamento di nuovi fedeli. Vi erano gli apostoli, o profeti, che predicavano la fine del mondo, il ritorno di Cristo e l’istaurazione di un regno di perfetta giustizia. Rispetto agli altri messaggi filosofici e religiosi di origine orientale, la diffusione del messaggio cristiano era avvantaggiata dalla diaspora (dispersione) nel mondo del popolo ebraico.

Come avvenne il fenomeno dell’adozione della cultura ellenistico-romana? L’irradiazione del messaggio cristiano avvenne, prima che nelle campagne, in città, presso tutti i ceti sociali, aristocrazie comprese. Gli aristocratici assunsero funzioni sacerdotali e direttive nelle comunità cristiane, in virtù della loro istruzione e della loro competenza. Poiché l’aristocrazia era imbevuta di cultura ellenistica, quest’ultima acquisì una posizione di predominio anche nelle comunità cristiane. I cristiani erano convinti che le divergenze dottrinali rompessero l’unità dei fedeli, perciò si dedicarono nei secoli ad un lavoro intellettuale sulla parola divina: i testi sacri furono interpretati alla luce della riflessione filosofica, propria della cultura ellenistico-romana. Cattolicesimo = grande apparato di idee e atteggiamenti, ispirato a principi di universalità, che fu ereditato dai secoli successivi. Le varie comunità cristiane, o Chiese, subirono nel tempo una lunga evoluzione dal punto di vista organizzativo: emersero i sorveglianti/ episkopoi o anziani/ presbyteroi , dediti al culto liturgico e alla predicazione, affiancati da assistenti/ diakonoi. Al vertice della gerarchia della Chiesa di ogni comunità vi esa il vescovo/ episkopos , reclutato dal ceto aristocratico. Allo Stato romano i cristiani dovevano apparire come una forza sovversiva in espansione, per il legame originario con il popolo ebraico, per il rifiuto di venerare la persona dell’imperatore e per il mistero di cui si circondavano.

  1. L’impero fra III e V secolo

CAMBIAMENTI III secolo: l’impero romano attraversa una crisi profonda, attraverso guerre civili, disordini, pressioni di popolazioni nomadi ai confini. Diocleziano e Costantino cercano di riformare le strutture statali minate dalla crisi: riformano le strutture amministrative, l’esercito, l’organizzazione fiscale. Tuttavia le maggiori imposte che permettono allo Stato di sopravvivere, opprimono i piccoli contadini, che si indebitano e abbandonano le terre, o sono legati alla terra dallo Stato o dai latifondisti.

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Il cristianesimo diviene religione di Stato e vengono perseguitati dissidenti e non fedeli, poiché il potere politico si è reso conto di poter ricevere sostegno da questo culto. L’organizzazione ecclesiastica coincide sempre di più con le ripartizioni amministrative dell’impero.

DIOCLEZIANO anarchia militare: dal 235 al 284, periodo caratterizzato da continue ribellioni dei capi militari, le legioni eleggevano e deponevano imperatori, senza nessun controllo da parte del senato, mentre delle spedizioni di barbari mettevano in pericolo l’integrità stessa dell’impero. Nel 284 divenne imperatore Diocleziano, il quale cercò di evitare le guerre di successione e di dividere il potere di un impero così vasto, creando un nuovo sistema di governo, la tetrachia. Il potere imperiale venne diviso fra due imperatori, dei quali uno (Diocleziano) avrebbe governato l’Oriente, l’altro (Massimiano) l’Occidente, comunque rispettando l’unità dell’impero. Ciascuno dei due imperatori si servì di un “cesare”, un aiutante che gli sarebbe succeduto dopo la morte. Tuttavia quando Diocleziano nel 305 si ritirò a vita privata, ci furono nuove guerre per la successione, che dopo alcuni anni videro l’elezione di Licinio (Oriente) e Costantino (Occidente). Nel 324 Costantino vinse Licinio e rimase unico imperatore romano fino alla morte, avvenuta nel

Diocleziano, inoltre, divise l’impero in quattro prefetture: quella delle Gallie, dell’Italia, dell’Illirico e dell’Oriente. Ciascuna di esse era suddivisa in 12 diocesi, governate da vicarii , che comprendevano un certo numero di provincae. In ognuna di queste il potere militare fu affidato ad un comandante, e completamente separato dal potere civile (affidato ai praeses ). In questo modo Diocleziano assegnava ai governatori un piccolo numero di soldati, assicurandosene la subordinazione. Altre due grandi riforme attuate da Diocleziano: militare e fiscale. Creò un grande esercito di manovra (formato da comitatenses ), stanziato nelle grandi città e pronto ad intervenire ovunque in caso di bisogno. Ai confini venne stanziata una milizia territoriale costituita da limitanei. I latifondisti erano tenuti a fornire soldati oppure a pagare una tassa. Per quanto riguarda la riforma fiscale, l’imperatore basò il sistema di riscossione su due imposte già note: quella fondiaria ( annona , chiamata poi iugatio ) e quella personale ( capitatio ). L’annona veniva riscossa in natura per assicurare all’esercito le necessarie provviste di viveri, nonostante la svalutazione della moneta. Per quanto riguarda i rapporti sociali nelle campagne, avvennero importanti trasformazioni: la concentrazione delle terre e l’incremento del potere dei grandi proprietari fondiari; il peggioramento della sorte dei coloni, che diventarono servi della gleba (legge del 393 di Teodosio); l’istaurarsi di un rapporto di solidarietà tra piccoli contadini e latifondisti ( accomandazione o commendatio ), che impedì alle rivolte contadine (es. quella dei Bacaude) di avere successo. Inoltre vi era l’ immunità , ossia l’esonero dal pagamento delle imposte dei latifondi, nel caso di proprietà fiscali ossia di terreni statali, venduti o donati a persone (l’imposta fiscale era legata al terreno e non al proprietario). Nel tempo, alcuni membri dell’aristocrazia senatoria, proprietari di “villae”, godettero di di immunità giudiziaria, e si circondarono di armati detti “ buccellarii ”.

ORIENTE E OCCIDENTE Costantinò fondò una nuova Roma: Costantinopoli, capitale dell’impero d’oriente, dotata di un proprio senato. Le due parti dell’impero erano diverse sia dal punto di vista sociale, che culturale, politico ed economico. La separazione fra esse sfociò in rottura dell’unità imperiale alla morte di Teodosio (395), che designò come successori i figli Onorio ed Arcadio, l’uno ad Occidente (capitale Milano), l’altro ad Oriente (capitale Costantinopoli). Il contrasto era tale che Costantinopoli inviò come alleati, nell’Illirico rivendicato da Onorio, i Visigoti. Questa mossa fu fatta con l’intento di deviare

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  1. Ai confini dell’impero: il mondo delle popolazioni a struttura tribale

Fin dal II secolo l’impero romano era minacciato dalla crescente pressione delle popolazioni nomadi o seminomadi germaniche, come i Germani e gli Unni, che spesso razziavano i paesi entro i confini dell’impero. I Germani erano una popolazione di seminomadi, che praticavano assai poco l’agricoltura; erano organizzato socialmente in tribù, e i tre organismi politici fondamentali erano:

  • il consiglio dei capi delle tribù,
  • quello dei capi di guerra,
  • l’assemblea dei guerrieri. Questo sistema fu scardinato da tre fattori:
  1. una differenziazione sociale crescente la società germanica cominciò a differenziarsi per il contatto con la civiltà urbana dei sedentari romanizzati stanziati a sud del Reno, attraverso anche scambi commerciali e l’arruolamento di mercenari barbari nell’esercito romano. Inoltre nel IV secolo i Goti si convertirono al cristianesimo (traduzione della Bibbia nella lingua del popolo goto)
  2. la nascita della figura del re, al posto dei capi di guerra
  3. lo sviluppo di un’aristocrazie guerriera, dotata di clientele armate

Prima del IV secolo d.C. le popolazioni nomadi vivevano nei territori lasciati liberi dai grandi imperi, come quello romano, cinese o indiano, che avevano creato imprese difensive (es. la grande muraglia) per arginare i loro attacchi. Tuttavia dal IV secolo i barbari cominciarono ad attaccare i grandi imperi e a vincerli. Nel V secolo il popolo unno, al comando di Attila, aveva creato una grande potenza militare; essi si sposarono dall’Asia centrale verso le steppe della Russia meridionale, e la loro migrazione creò una serie di spostamenti a catena degli altri popoli. Per l’impero romano la popolazione più dannosa fu quella dei Visigoti: nel 378 sconfisse e uccise in battaglia ad Adrianopoli lo stesso imperatore Valente e nel 410 giunse a saccheggiare Roma.

I NOMADI DELLE STEPPE la vita delle popolazioni nomadi delle steppe e dei deserti dipendeva dalla distribuzione nello spazio e nel tempo delle risorse spontanee. Erano per lo più dedite all’allevamento, si vestivano di pelli, mangiavano carne, latte, e si dedicavano alla caccia, alla raccolta e alla razzia. Vivevano su abitazioni mobili costruite su carri.

GLI UNNI La società unna era organizzata in tribù, formate da clan (gruppi di famiglie), non c’erano particolari classi sociali, ,a in periodo di guerra venivano eletti dei capi di guerra tramite un’assemblea a cui partecipavano a cavallo tutti gli uomini adulti. Dunque la società era molto arretrata, in che modo sono riusciti a mettere in ginocchio l’impero romano? Nel 376 gli Unni riuscirono, con l’aiuto degli Alani, a sottomettere gli Ostrogoti, che erano una popolazione dedita all’agricoltura sedentaria: sfruttano la loro attività agricola per sostentare il loro esercito.

I GERMANI con il nome di Germani si indica un complesso di popolazioni che, alla metà del IV secolo, occupava le vaste regioni a nord dell’impero tra il mar del Nord e il mar Nero: Sassoni, Danesi, Frisoni, etc. insomma erano popolazioni molto diversificate fra loro, anche dal punto di vista linguistico. Essi non erano del tutto nomadi, praticavano la caccia e la raccolta, ma

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conoscevano le tecniche base di agricoltura, tessitura, lavorazione dei metalli e ceramiche, inoltre commerciavano con il mondo romano, soprattutto attraverso il baratto. La razzia era considerata un’attività economica, che permetteva loro di sostentare anche in periodi di carestia. La loro economia era fragile (importante!). Di tanto in tanto le popolazioni germaniche abbandonavano il territorio che occupavano da anni, trasferendosi a centinaia di km di distanza (etnogenesi). Nel I secolo a.C. (descrizione di Giulio Cesare ) il clan costituiva l’entità di base della società dei Germani. Essi non conoscevano proprietà privata della terra, ma possedevano solo schiavi e bestiame. Le istituzioni che avevano erano:

  • il consiglio dei capi, che distribuiva ai vari clan le terre da coltivare, lasciandone una parte a maggese (dunque non c’erano disuguaglianze sociali, perché l’aratura, la mietitura e il raccolto erano in comune)
  • assemblea dei guerrieri, convocata solo in caso di guerra per eleggere i condottieri
  • consiglio dei capi di guerra. Non esistevano istituzioni di carattere coercitivo. Nel I secolo d.C. (descrizione di Tacito ): il clan non costituiva più l’entità basilare della società germanica, era scomparsa l’abitudine di lavorare la terra comune: la distribuzione del terreno avveniva secondo il rango, cioè il suolo arabile era distribuito fra singoli individui secondo il prestigio e la ricchezza di ognuno. Perciò si nota una differenziazione economica e sociale degli individui, la famiglia monogamica si rafforzò ai danni del clan.

LA NASCITA DEI RE ELETTIVI E LA FORMAZIONE DELLE CLIENTELE ARMATE Alla fine del I secolo d.C. l’assemblea dei guerrieri, in caso di guerra, eleggeva non più un certo numero di capi di guerra, ma un capo solo, il re, che era quindi elettivo, scelto solo per la durata di una guerra, e non aveva alcun potere coercitivo. Nel frattempo, emergeva una nuova istituzione, quella delle clientele armate ( comitatus ): i capi sceglievano un proprio manipolo di uomini armati a loro legati ( comites ), di cui si servivano per fare razzie; il bottino si divideva fra loro, e ciò incrementò le disparità economiche fra gli individui; inoltre il potere militare del capo si rese parzialmente indipendente dal controllo dell’assemblea degli armati. Nel IV e V secolo, le popolazioni germaniche avevano due fondamentali istituzioni: il re e l’assemblea del popolo in armi, seppure ogni popolazione continuava a differire dalle altre. Un altro fenomeno importante: i barbari erano reclutati e stipendiati dall’esercito romano.

LA TRASMISSIONE DELLA CULTURA PRESSO I GERMANI L’educazione che i Germani impartivano ai propri figli era in armonia con le esigenze della loro bellicosa società agricolo pastorale, quindi profondamente diversa dall’educazione che, nello stesso periodo, ricevevano i rampolli dell’aristocrazia romana si trattava di una rude educazione di contadini e di guerrieri, privilegiando gli esercizi fisici e allenandosi alla destrezza. Non esistevano scuole, la cultura dei Germani era prevalentemente orale, anche se possedevano un tipo di scrittura: la scrittura runica , utilizzata soltanto dai sacerdoti. Tuttavia i Germani, a contatto con il mondo romano, subirono un processo di acculturazione; i primi popoli ad avere rapporti intensi con i romani furono i Goti, presso i quali incominciò a diffondersi il cristianesimo fin dall’età costantiniana; il gotico fu la prima delle lingue germaniche ad assurgere al rango di lingua letteraria (traduzione della Bibbia da parte del vescovo Ufila). La religione dei Germani era politeista, avevano però credenze molto elementari, culturalmente molto inferiori rispetto al cristianesimo.

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  1. Regno dei Suebi: si stanziarono su 3/5 della penisola iberica. I Vandali invece abbandonarono la Spagna e si stanziarono in Africa, dove furono accettati come federati nel
  2. Gallia settentrionale 436 fine del primo regno burgundo (i Burgunti dalla Renania volevano estendersi ad ovest, ma furono ostacolati da un generale romano). I Burgundi si trasferirono nell’odierna Savoia. La corte imperiale si era trasferita a Ravenna, perché naturalmente difesa dalle paludi che la circondavano. Da una parte cerca di opporre i popoli germanici l’uno all’altro, dall’altra riconosceva loro la qualifica di foederati , permettendo loro di conservare il loro diritto e le organizzazioni autonome. Il regime dell’ hospitalitas (scopo: provvedere al sostentamento dei Germani) funzionari e soldati venivano muniti sia di buoni alimentari per l’approvvigionamento nei magazzini pubblici dell’annona, sia di carte di alloggio che prevedevano la requisizione temporanea di un terzo delle abitazioni, cosa che si trasformò in uno insediamento definitivo dei soldati germanici su una parte delle terre dei proprietari romani: i proprietari dovettero cedere un terzo dei loro possedimenti ai barbari.
  • RISULTATO: la corte imperiale riuscì a sistemare i federati barbarici in regioni distanti dalla penisola italiana e nei momenti di maggior pericolo ottenne da essi un sostegno militare prezioso

IL PERICOLO UNNO Metà del V secolo l’impero unno guidato da Attila era un colosso dai piedi di argilla: un grande impero (dal Caucaso ai confini della Francia e Danimarca), ma senza una struttura politica e amministrativa solida e senza capacità produttive proprie. Attila fu sconfitto da Ezio nel 451 ai Campi Catalauni. Attila continuò ad avanzare nel nord Italia (Friuli e Veneto), ma fu fermato dal papa Leone I: Attila si ritirò temendo un attacco di Bisanzio ai suoi domini orientali. L’impero unno si sfasciò dopo la morte di Attila nel 453. ODOACRE E IL PRIMO DOMINIO GERMANICO IN ITALIA In Italia non vi erano stanziamenti di barbari, ma la preponderanza dell’elemento germanico in molti settori dell’esercito faceva sentire tutto il suo peso. Gli imperatori erano tali solo di nome. L’ultimo imperatore romano fu Romolo Augustolo, che nel 476 (data di inizio del Medioevo) fu deposto da Odoacre, un ufficiale di origine scira eletto re delle genti germaniche in Italia da truppe in rivolta che volevano ottenere gli stessi privilegi dei federati. Anche se le insegne imperiali furono rimandate a Bisanzio, l’impero non era unito, e la deposizione di Romolo Augustolo significava il tramonto effettivo dell’autorità imperiale in Occidente (vedi cartina pag. 57) Odoacre riuscì ad avere ottimi rapporti con l’aristocrazia senatoria (che aveva grossa influenza sulla popolazione rurale e sui piccoli possessori). Egli riconobbe come unico imperatore quello d’Oriente e collaborò con la burocrazia di Ravenna esercitando, nella calma, la dittatura militare in Italia. Non fu un regime sovvertitore né a livello sociale né a livello politico- amministrativo: convivenza fra potere militare germanico e predominio economico del ceto senatorio.

CARATTERISTICHE E LINEE EVOLUTIVE DEI REGNI ROMANO-BARBARICI

  • Regno dei Vandali Tunisia, Algeria, Sicilia, Sardegna, Corsica, Baleari
  • Regno dei Visigoti regioni orientali e centromeridionali della Spagna + Gallia meridionale 10
  • Regno dei Suebi regioni nord occidentali della penisola iberica
  • Regno dei Burgundi bacino del Rodano Oltre ad essi esistevano, soprattutto in Gallia e in Britannia, entità minori.

Alcuni di questi regni non riuscirono a sopravvivere oltre la metà del VI secolo, per problemi religiosi e di rapporti con il ceto senatorio. I vandali perseguitarono i cattolici, e ciò provocò l’intervento militare bizantino che pose fine al loro dominio africano nel 533-534. Ebbero maggiore stabilità e durata quei regni in cui si attuò una politica di compromesso con i latifondisti di tradizione romana e soprattutto dove i germani si convertirono al cattolicesimo (es. Franchi). Innalzamento dei re germanici a nuove funzioni, non più solo capo militare, ma capo anche su strutture amministrative territoriali ereditate dall’impero; si applicava il regime della personalità delle leggi (su un territorio in cui coabitano popolazioni con leggi diverse, ogni persona deve seguire la legislazione del proprio popolo). Anticamente il rapporto regno popolo era bipolare: il popolo armato era autonomo di fronte al potere regio; tuttavia questa bipolarità si trasformò nel binomio regno-nobiltà.

IL REGNO FRANCO Ne 476 i Franchi erano organizzati in tanti piccoli regni; assunsero una fisionomia unitaria dal 482, anno in cui Clodoveo diventò re del regno di Tournai e ampliò i propri domini occupando gran parte della Gllia, ad esclusione delle zone mediterranee (vedi cartina pag. 60). Furono i buoni rapporti con l’aristocrazia gallo-romanza e soprattutto con l’episcopato cattolico a favorire l’espansione territoriale Clodoveo si convertì al cattolicesimo, ed acquisì responsabilità ignote al mondo germanico e a forme accentrate di potere di carattere statale; padroni di tutta la Gallia, essi imponevano attraverso l’eribanno (ingiunzione di presentarsi all’esercito) il servizio militare a tutti gli abitanti di condizione libera, sia romani che barbari. Per governare imitarono le istituzioni romane: la corte, la guardia di antrustioni (guerrieri domestici), le circoscrizioni. I rappresentati nominati dal re venivano ricompensati con donazioni di terre (nasce una classe di grandi signori franchi, parallela a quella del ceto senatorio).

TEODORICO E IL REGNO DEGLI OSTROGOTI IN ITALIA Nel 489 Teodorico condusse gli Ostrogoti dal medio Danubio in Italia. Lo stanziamento avvenne con il sistema dell’ hospitalitas. Si creò a livello sociale un parallelismo di sistemi amministrativi, uniti dalla persona del principe, re per gli uni e imperatore per gli altri. Grande equilibrio, anche a livello religioso, almeno inizialmente. Tuttavia l’imperatore Giustino I (518-527) emanò misure contro la dissidenza religiosa, creando tensione fra goti, ariani e cattolici. Allora Teodorico, che mirava all’egemonia sugli stati romano- barbarici dell’Occidente, abbandonò la politica conciliante e attaccò i senatori che sembravano favorevoli a Bisanzio (Boezio e Simmaco), e incarcerò anche il papa Giovanni I. La morte di Teodorico nel 526 lasciò aperto alle ambizioni dell’Oriente un regno in crisi.

EVOLUZIONE E INDEBOLIMENTO DELLE STRUTTURE DEL MONDO ROMANO La sopravvivenza della romanità fu possibile grazie soprattutto alla larga diffusione del regime dell’ospitalità, che presupponeva la conservazione delle strutture amministrative, agrarie, politiche e sociali in cambio di proprietà concesse ai barbari. Bisogna anche aggiungere che i barbari erano sprovvisti di organizzazioni di questo tipo, le ammiravano e se ne servirono. 11

  1. L’impero restaurato di Giustiniano

LA CIVILTA’ BIZANTINA

Nel VI secolo la differenziazione fra l’Occidente e l’Oriente dell’impero romano è molto avanzata in tutti i campi, economico, sociale, istituzionale. A sua volta, l’impero d’oriente appare sempre più diverso dal vecchio stato romano l’impero d’oriente si configura come caratterizzato da una civiltà specifica, la civiltà bizantina.

Il mondo bizantino trova le se origini nell’età di Diocleziano e Costantino, per tre motivi: a. Le riforme dei due imperatori mutarono la struttura della società romana b. La religione cristiana divenne una componente fondamentale c. Furono gettate le basi di un legame profondo tra stato e chiesa La forte struttura statale e la cultura ellenistico-romana sopravvissero nell’impero bizantino, accanto alla religione cristiana e ad uno stretto legame stato-chiesa cesaropapismo: l’imperatore tendeva ad assumere responsabilità e competenze anche in campo spirituale. L’impero bizantino disponeva di una solida burocrazia, di un sistema fiscale efficientissimo, di un esercito permanente, di scuole e di una flotta. I bizantini erano consapevoli della eredità greco- romana ma rimasero comunque aperti agli stimoli culturali di altri popoli.

PROBLEMI ETNICI E RELIGIOSI NEL V E VI SECOLO Problema germanico gli Ostrogoti stanziati in Pannonia (Ugheria) ala metà del V secolo minacciavano la penisola balcanica. Tuttavia il re Teodorico fu convinto a dirigersi in Occidente per abbattere Odoacre. Il problema isaurico ribellione dei capi isaurici (etnia dell’asia minore, non barbara), che vennero deportati in massa. Il problema religioso in questo territorio era molto diffusa la dottrina monofisita, soggetta a persecuzioni. Nel 482 si tentò di accordarla con quella fissata nei concili ecumenici proclamando L’ Henotikon , editto dell’unione. Ciò provocò uno scisma tra Roma e Costantinopoli, durato trent’anni. I vari imperatori si comportavano in modo diverso di fronte al problema religioso; forte impegno nell’evangelizzazione. La chiesa di Roma trovò in Giustiniano non solo un protettore, ma un capo estremamente ferno che ne fece una fedele collaboratrice; tuttavia la sua politica religiosa fallì, perché i monofisiti non si placarono.

EREMI E CENOBI Il monachesimo, molto importante in questo periodo, ebbe origine dalle esperienze religiose degli eremiti che fra il III e il IV secolo praticavano una vita ascetica di isolamento individuale, di rinunce e meditazione nei deserti dell’Egitto. La scelta di una vita ascetica, cioè di mortificazione delle passioni e di esercizio dello spirito,nasceva dal desiderio di realizzare un ideale di martirio che sostituisse quello del sangue, reso impossibile dalla fine delle persecuzioni. Successivamente si diffusero i cenobi, cioè comunità monastiche desiderose di incarnare, mediante pratiche ascetiche e meditative, l’ideale evangelico di perfezione e penitenza. In Occidente queste pratiche si diffusero soprattutto in Irlanda: quest’isola venne evangelizzata da san Patrizio e dai sui discepoli dal 432.

LA REGOLA BENEDETTINA

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Regola che Benedetto da Norcia compose per i suoi monaci di Montecassino nei primi decenni del VI secolo: ■ Il senso della misura: esistenza equilibrata, senza austerità corporali eccessive ■ L’importanza dello studio delle Sacre Scritture: creazione di biblioteche, scuole, scriptoria dove venivano ricopiati in manoscritti ■ Importanza del lavoro manuale, come forma di ascesi; monastero come centro economico e produttivo, autosufficiente.

IL RINVIGORIMENTO DELL’IDEA IMPERIALE ROMANA E LE RICONQUISTE DI GIUSTINIANO L’alleanza di Giustiniano con il papa e la politica di unità del mondo cattolico erano una condizione necessaria all’attuazione di un grandioso progetto di riconquista dell’Occidente: progetto di restaurazione dell’impero di Roma, coincidente con il mondo cattolico. Le guerre di riconquista furono effettuate appoggiandosi ai latifondisti e ai gruppi d mercanti interessati al commercio internazionale. Riconquista del regno vandalo fra il 533 e il 543. I vandali scomparvero come popolo, l’Africa venne portata sotto il dominio dell’impero e si ricrearono i rapporti sociali anteriori all’occupazione barbara. La guerra greco-gotica riconquista dell’Italia nel 535 avviata da Belisario (collaboratore di Giustiniano). I goti avevano un regno solido, e la guerra fu pesantissima e lunga 20 anni. Anche qui la restaurazione imperiale significò restaurazione degl antichi rapporti sociali. La spedizione in Spagna la parte sud-orientale della penisola iberica nel 554 fu sottratta ai Visigoti, così il Mediterraneo tornò ad essere un mare interno all’impero.

L’IMPERO RESTURATO Vedi cartina pag. 73 l’opera di Giustiniano di articolò in tre livelli: ▲ Riscossione regolare delle imposte, che provocò indebitamento contadino e estensione dei latifondi a danno della piccola proprietà ▲ Centralizzazione e potenziamento della burocrazia. No rinnovamento radicale. ▲ Riorganizzazione totale della legislazione: essa diede un fondamento giuridico al potere assoluto dell’imperatore, la cui volontà fu dichiarata legge suprema. Corpus Iuris Civilis , che fu alla base della legislazione bizantina per quasi un millennio e influenzò moltissimo tutta la legislazione europea (a partire dal XII secolo).

FRA VI E VII SECOLO: TRAVAGLI INTERNI E RIDIMENSIONAMENTO

TERRITORIALE

La vita dell’impero bizantino fu caratterizzata tra la fine del VI e l’inizio del VII secolo da due fenomeni di grande rilievo:

  • Grave crisi interna provocata da guerre civili e rivolte popolari e militari
  • Incapacità di difendere le frontiere dalle minacce dei Persiani, Avari, Slavi in Oriente, Visigoti e Longobardi in Occidente Dunque molti dei territori dell’impero vennero sottratti dai barbari, perfino l’italia fu occupata in gran parte dai Longobardi a partire dal 568. Inoltre la popolazione mongola degli Avari si stanziò nei Balcani e portò alla creazione degli stati slavi in queste regioni. Tutto ciò determinò uno spostamento del baricentro dell’impero verso Oriente. 14

PARTE SECONDA: L’ALTO MEDIOEVO

6. IN ORIENTE: IL SORGERE DELLA POTENZA ARABA E LE

TRASFORMAZIONI DELL’IMPERO BIZANTINO

Prima metà del VII secolo: predicazione di Maometto, nascita della religione islamica. Caratteristiche e conseguenze:

  • Le bellicose tribù beduine si trasformarono in un unico popolo unito dalla fede e guidato da un solo capo
  • Arabi = Popolo di conquistatori, razziavano i territori nemici motivandolo come “guerra santa”. Riuscirono a conquistare immensi territori, impero che va dalle sponde dell’Indo all’Atlantico
  • L’espansione araba riguardò il Mediterraneo, sul quale aveva sempre dominato la cristianità, ora nelle mani degli arabi. Conseguenza: spostamento del cuore politico ed economico della cristianità verso settentrione. La conquista araba fu facilitata dal fatto che nella maggior parte delle regioni la dominazione bizantina non era benvoluta a causa della pressione fiscale e delle persecuzioni religiose contro i monofisiti. Gli arabi riuscirono non solo a conquistare un vasto impero, ma anche a controllarlo per un lungo periodo, grazie ad un’amministrazione centrale efficiente, coordinata da un successore di Maometto, chiamato califfo , che da elettivi diventano ereditari. L’impero d’oriente perde molti territori, diventando sempre di più uno Stato Greco.

L’ARABIA PREISLAMICA Tra la fine del VI e l’inizio del VII secolo la penisola arabica era costituita prevalentemente da una popolazione nomade, i beduini, pochi e stanziati a sud erano gli agricoltori sedentari. La società era di tipo tribale, nel campo religioso la realtà era disomogenea: gli arabi erano politeisti, ma vi erano anche monoteisti come ebrei e cristiani; le attività religiose e commerciali si integravano presso i santuari, luoghi di incontro fra nomadi e sedentari; il santuario più importante era la Kaaba presso la Mecca, costruito da Abramo e Ismaele. La predicazione di Maometto ebbe inizio intorno al 610 alla Mecca, il centro religioso e commerciale dove più vive erano le contraddizioni derivanti dai cambiamenti che si verificavano nella società araba tradizionale: l’uso della moneta aveva accentuato il divario tra aristocrazia dei mercanti e artigiani e schiavi. Il nuovo messaggio religioso non intendeva scardinare i pilastri della società araba e le sue pratiche culturali, Maometto rispettava i riti del popolo purchè fossero dedicati ad Allah, e riteneva legittima la ricchezza purchè non procurata tramite l’usura. Maometto era però contrastato dai Quraysh, gli aristocratici della Mecca, che perseguitavano i maomettani. Nel 622 Maometto e la sua comunità religiosa abbandonarono la Mecca e si trasferirono a Yatrib (Medina): l’ egira segnò inizio dell’era musulmana; egli diventò da predicatore disprezzato a veggente e uomo di stato.

Tre aspetti del processo di arabizzazione dell’Islam (622 – 632):

  1. Differenziazione dal giudaismo e dal cristianesimo: Maometto stabilì che la vera fede era quella di Abramo, che aveva costruito la Kaaba, e non era né ebreo né cristiano, ma “muslim” cioè un uomo sottomesso all’autorità di Dio; i musulmani avrebbero dovuto 16

rivolgere le loro preghiere verso la Kaaba, non più verso Gerusalemme, il venerdì prese il posto del sabato ebraico e il ramadan divenne il mese del digiuno. Insomma l’islam ruppe le proprie origini giudaico-cristiane.

  1. Dalla razzia alla guerra santa: da sempre i beduini praticavano attività di brigantaggio contro le carovane dirette alla Mecca, ma la razzia lentamente fu elevata al ruolo di guerra santa, ghiad , contro i nemici dell’islam, e divenne un elemento fondamentale di raccordo con il mondo dei beduini.
  2. La conquista della Mecca, avvenuta nel 630 ad opera delle truppe di Maometto, senza guerra ma con sottomissione spontanea dei mercanti, che lo ritennero l’unico modo per salvare la preminenza di cui godevano nella città. Alla morte di Maometto, 632, per la prima volta nella storia l’Arabia risultava unita e si trovava in uno stadio politico superiore a quello dell’organizzazione tribale.

L’ISLAM E LA SOCIETA’ ARABA Le leggi dell’islam si fondavano sugli insegnamenti di Maometto, che furono tramandati oralmente e poi trascritti nel 653 nel Corano, a cui venne aggiunta la “sunna”, per definire una regola di governo. Nel campo economico, il Corano non condannava la proprietà, il commercio, la locazione, il lavoro salariato, ma soltanto l’usura e i guadagni esorbitanti. L’islam era una religione monoteista senza compromessi, che impediva il sorgere di questioni dottrinarie. L’islamismo accettò il mondo dei beduini, modificandolo e disciplinandolo; accettò alcuni riti e simboli del mondo preislamico (Kaaba, pellegrinaggio) ed elevò l’uso beduino della razzia a guerra santa; tuttavia Maometto non pensava che l’islam si dovesse propagare con la spada, la guerra santa avrebbe dovuto essere un impegno occasionale, ma furono i suoi successori a proporla come dovere al mondo arabo.

LA PRIMA FASE DELL’ESPANSIONE Maometto morì senza indicare un successore, allora ci furono tre fazioni: a. I “Compagni” del profeta, volevano scegliere uno dei primi seguaci b. I “Legittimisti” o Sciiti, che volevano un criterio dinastico e far eleggere il cugino di Maometto Alì c. I Sunniti, che sostenevano la più potente delle famiglie aristocratiche dei Quraysh Nei trent’anni che seguirono la morte del profeta, tutte e tre le fazioni riuscirono a far eleggere almeno un successore di Maometto, un califfo califfato elettivo, caratterizzato da violenze e contrasti interni. L’espansionismo arabo era un mezzo per far tacere i contrasti interni fra le tribù avide di bottino. La guerra santa ebbe subito successo, e a pagarne le spese furono l’impero bizantino e quello persiano. Due motivi essenziali spiegano la celerità delle loro conquiste: il crescente entusiasmo dei guerrieri arabi e la debolezza degli avversari (che non erano così scontenti di liberarsi dei bizantini). Vedi cartina pag. 88

L’AMMINISTRAZIONE DEI TERRITORI CONQUISTATI Gli arabi si trovarono di fronte al problema di amministrare un grande impero, di dover codificare e adattare le leggi.

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La grande aristocrazia fondiaria fu privata definitivamente dei beni posseduti a causa delle conquiste arabe; si sviluppò una piccola proprietà di contadini che affiancò quella degli “ stratioi ”, soldati. Er invece florida la proprietà terriere dei monasteri e della Chiesa, esente dalle tasse, per questo combattuta dal potere imperiale. Il dissidio tra Chiesa e impero ebbe momenti di acuta tensione durante l’iconoclastia (lotta contro il culto delle icone): il culto delle icone era molto diffuso tra il popolo ed era fonte di ricchezza per i monaci, mentre contrari alle icone erano le regioni orientali dell’impero, su influssi giudaici e islamici; l’imperatore Leone III l’Isaurico (717 – 741) si oppose al papa abbracciando l’iconoclastica (per motivi politici: mirava a coinvolgere nella difesa dello stato contro gli arabi le popolazioni delle regioni orientali) crisi che cessò verso la metà del IX secolo, quando cessò il pericolo arabo. Nel secolo e mezzo che seguì l’iconoclastia, alcune linee di tendenza si rovesciarono: i confini balcanici furono riportati al Danubio, venne riconquistata Creta, furono evangelizzare le popolazioni slave l’impero ridiventò una grande potenza mediterranea.

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  1. Sintesi romano-germaniche nell’Europa del VII e VIII secolo

Tra il VII e VIII secolo il Mediterraneo cessa di essere l’area in cui pulsa il cuore politico ed economico della cristianità; il baricentro Dell’Europa cristiana si sposta nel grande regno creato dai Franchi. Tratti evolutivi dei regni romano-germanici:

  • Fusione nell’antica Gallia del mondo romano e quello germanico
  • Nuovi regni, come quello dei Longobardi nella penisola italiana: viene distrutto il ceto senatoriale
  • Nel regno franco nasce il vassallaggio, obbligo speciale di fedeltà ad un potente.
  • Conversione al cattolicesimo delle popolazioni germaniche
  • Fusione dell’aristocrazia militare germanica con l’aristocrazia terriera dei romani Ascesa dei Pipinidi: il vassallaggio consente alla famiglia dei Pipinidi, che controlla le cariche di “maestro di palazzo” nei vari regni franchi, di disporre di un’ampia clientela militare, che le consente con l’aiuto del papato di impadronirsi dell’autorità regia a scapito della dinastia merovingica.

L’EVANGELIZZAZIONE DELLA BRITANNIA E L’IMPORTANZA DEL MONACHESIMO ANGLOSASONE Lo spostamento del baricentro dell’Europa romano-cattolica verso nord-ovest fu dovuto (oltre ai musulmani) a due fattori: a. La tenace opera di conversione delle popolazioni delle isole britanniche e delle aree germaniche b. Ruolo guida assunto dal regno franco Evangelizzazione dei monaci celtico-irlandesi, durante il VI secolo, e in seguito della Britannia ad opera dei monaci benedettini. Poco dopo la metà del VII secolo l’Inghilterra era completamente cristianizzata. Caratteristiche della conversione degli anglosassoni avviata dal papa Gregorio Magno: ▲ Il monachesimo benedettino diventò uno strumento di evangelizazione ▲ I monaci erano molto abili nel diffondere la religione cattolica: utilizzavano come chiese cristiane i templi delle divinità locali, trasformarono i sacrifici e i banchetti rituali in celebrazioni di martiri e santi ▲ (^) VII secolo fusione di benedettini e monaci irlandesi missionari ▲ Il territorio anglosassone fu suddiviso in diocesi, ai cui vertici stavano i vescovi (abati di monastero).

RIPRESA E SCOMPARSA DEL REGNO VISIGOTO Nel regno visigoto, il re Recaredo nel 589 convertì se stesso e il suo regno dall’arianesimo al cattolicesimo; nei Concili di Toledo, i vescovi emanavano norme aventi finalità religiosa e politica, che disciplinavano la vita sia di chierici che di laici, creando un connubio tra regno e sacerdozio. Il Liber iudiciorum fu pubblicato dal re Rescesvindo (653 – 672), e si ispirava sia al diritto romano che a quello germanico: per la prima volta un testo legislativo superava il regime della personalità delle leggi e realizzava la fusione giuridica di romani e germani. Tuttavia il regno non resistette agli arabi, che nel 711 lo conquistarono.

IL REGNO FRANCO

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