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Manuale Rinaldo comba , Appunti di Storia Medievale

Riassunto del manuale Rinaldo comba

Tipologia: Appunti

2014/2015

Caricato il 22/09/2015

jhonny111
jhonny111 🇮🇹

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RIASSUNTO: STORIA MEDIEVALE – R. Comba
FRA MONDO ANTICO E MEDIOEVO
1. Le strutture del mondo antico
2. L’impero fra III e V secolo
3. Ai conni dell’impero: il mondo delle popolazioni a struttura tribale
4. L’Occidente nel V e VI secolo: i regni romano-germanici
5. L’impero restaurato di Giustiniano
L’ALTO MEDIOEVO
6. In Oriente: il sorgere della potenza araba e le trasformazioni dell’impero
bizantino
7. Sintesi romano-germaniche nell’Europa del VII e VIII secolo
8. Economia e società in Europa occidentale dal VI al X secolo
9. Le dimensioni essenziali e quotidiane dell’esistenza
10.La sintesi romano-germanica più compiuta: l’impero carolingio
11.Il dissolversi dell’impero e le origini dello sviluppo signorile
L’APOGEO DEL MEDIOEVO
12.Lo sviluppo delle campagne
13.Lo sviluppo commerciale e urbano e il movimento comunale
14.Il risveglio della cultura
15.Nuove dimensioni dell’esistenza
16.Il movimento per la riforma ecclesiastica e la crociata
17.Le origini della ricostruzione politica: le grandi monarchie dell’Occidente
18.L’ambizioso progetto ierocratico di papa Innocenzo III
19.Processi di costruzione statale nell’Europa del XIII secolo
IL BASSO MEDIOEVO
20.Le dicoltà economiche e sociali delle campagne
21.La vita economica e sociale delle città, l’artigianato e il commercio
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Riassunto: “Storia Medievale” di R. Comba
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RIASSUNTO: STORIA MEDIEVALE – R. Comba

FRA MONDO ANTICO E MEDIOEVO

  1. Le strutture del mondo antico
  2. L’impero fra III e V secolo
  3. (^) Ai confini dell’impero: il mondo delle popolazioni a struttura tribale
  4. L’Occidente nel V e VI secolo: i regni romano-germanici
  5. L’impero restaurato di Giustiniano

L’ALTO MEDIOEVO

  1. In Oriente: il sorgere della potenza araba e le trasformazioni dell’impero bizantino
  2. Sintesi romano-germaniche nell’Europa del VII e VIII secolo
  3. Economia e società in Europa occidentale dal VI al X secolo
  4. Le dimensioni essenziali e quotidiane dell’esistenza
  5. La sintesi romano-germanica più compiuta: l’impero carolingio
  6. (^) Il dissolversi dell’impero e le origini dello sviluppo signorile

L’APOGEO DEL MEDIOEVO

  1. Lo sviluppo delle campagne
  2. Lo sviluppo commerciale e urbano e il movimento comunale
  3. Il risveglio della cultura
  4. Nuove dimensioni dell’esistenza
  5. Il movimento per la riforma ecclesiastica e la crociata
  6. Le origini della ricostruzione politica: le grandi monarchie dell’Occidente
  7. L’ambizioso progetto ierocratico di papa Innocenzo III
  8. Processi di costruzione statale nell’Europa del XIII secolo

IL BASSO MEDIOEVO

  1. Le difficoltà economiche e sociali delle campagne
  2. La vita economica e sociale delle città, l’artigianato e il commercio

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  1. Crisi e tentativi di riforma delle istituzioni ecclesiastiche
  2. L’Italia del Trecento e Quattrocento: la formazione degli Stati regionali
  3. Il primo Rinascimento
  4. L’Europa del Trecento e Quattrocento: il rafforzamento degli Stati

PARTE PRIMA: FRA MONDO ANTICO E

MEDIOEVO

1. Le strutture del mondo antico

Nei primi secoli dell’era cristiana una parte relativamente ristretta del continente euroasiatico era occupata da popolazioni prevalentemente dedite all’agricoltura e stanziate per lo più in pianure: le città, costruite grazie alla diffusione dell’impero romano, erano il centro delle popolazioni sedentarie, mentre a nord e a sud di esse vivevano popolazioni nomadi (“barbari”, definizione data dai Greci). Il Mediterraneo era il cuore commerciale dell’impero romano, che, nonostante i numerosi traffici commerciali, rimaneva comunque una società agricola. L’organizzazione politico-amministrativa dell’impero era collocata nelle città, ed era affidata ai ceti medio-alti della popolazione, ossia a coloro che possedevano delle terre (senatori e cavalieri). F 0E 0la cultura, la capacità di organizzazione e le attitudini al comando di questi ceti resero gli aristocratici convertiti al cristianesimo dei punti di riferimento molto importanti anche nelle comunità cristiane. Fu l’influenza culturale di questi convertiti a far adottare alla nuova religione lingua e modi di pensare della cultura greco-romana.

AGRICOLTURA ROMANA F 0E 0 l’impero romano, all’inizio dell’era cristiana, aveva una popolazione di circa 50 milioni di abitanti, e l’attività principale era quella agricola, nonostante il clima asciutto e la natura del suolo dell’area mediterranea non fossero del tutto favorevoli allo sviluppo di una civiltà agricola. L’alimentazione era basata su cereali, vino e olio, dal momento che la pastorizia aveva un ruolo secondario rispetto all’agricoltura: l’ ager (il terreno coltivato, di solito in zone pianeggianti) e il saltus (il terreno per la pastorizia, di solito in zone aride e montuose) erano piuttosto separati, e ciò faceva in modo che la concimazione dei terreni destinati all’agricoltura fosse carente. Come tecniche di aridocultura, era diffuso l’aratro romano, che veniva usato facendo un’aratura incrociata, per mantenere il terreno umido e privo di erbacce, ed era diffusa per la coltivazione del grano la rotazione biennale delle colture. La

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cavalieri. Allora si presentò la necessità di articolare meglio i ceti aristocratici, che erano ora diventati popolatissimi: si distinsero tre ranghi senatori, Clarissimi, Spectabiles, Illustres. Essi egemonizzavano l’intera vita economica, sociale e culturale del mondo romano. L’educazione romana dell’età imperiale, come quella greca, era articolata in tre tipi di scuola: quella elementare, quella del grammatico, quella del retore. Lo studio dell’eloquenza era importantissimo. I primi gradi di scuola erano presenti in ogni città, mentre gli ultimi solo nelle città più importanti. Le scuole erano gestite a spese della municipalità, e vi accedevano i rampolli dell’aristocrazia urbana, mentre i figli delle grandi famiglie senatorie erano affidati a precettori privati. Roma ebbe il merito di diffondere la cultura scritta nei paesi più remoti dell’impero, che però rimase sempre privilegio dei ceti più alti. Due tratti fondamentali della cultura greco-romana nelle scuole dell’impero: era urbana e cittadina; era una prosecuzione di quella ellenistica. L’ellenismo è la civiltà greca del IV secolo a.C., cioè successiva alla morte di Alessandro Magno, che influenzò moltissimo la civiltà latina. La civiltà greco-romana che ne era nata era condivisa da tutti coloro che nei confini dell’impero romano vivevano una vita civile/urbana; in tutto il mondo greco-romano si leggeva lo stesso genere di libri, si ammiravano le stesse opere teatrali, si impartivano gli stessi insegnamenti letterari, di retorica, di morale/etica.

RELIGIONI GRECO-ORIENTALI F 0E 0 nell’età imperiale era vivissima la ricerca di esperienze religiose nuove e di nuove risposte alle domande che l’uomo si poneva sulla morte e sulla via ultraterrena. Ciò favorì la diffusione delle religioni orientali o greco-orientali, non solo presso i ceti subalterni, ma anche presso l’aristocrazia, che diede a questi culti lingua, concetti e forme della cultura ellenizzante del tempo. Diversamente da quanto avveniva nel culto ufficiale romano, le cui cerimonie erano puramente esteriori, le religioni greco-orientali proponevano pratiche di espiazione e contatti con le divinità che garantissero l’immortalità individuale. I culti più diffusi erano quelli della Gran Madre Cibele, il mitraismo (culto del dio solare Mitra), e il culto di Giove Dolicheno (legionario con ascia e fulmine). La società romana, caratterizzata da profondi dislivelli sociali, trovò nelle religioni un modo per superarli, anche se i fedeli erano comunque inquadrati intorno a gerarchie, ai cui vertici stavano persone reclutate tra gli aristocratici.

IL CRISTIANESIMO F 0E 0 il cristianesimo, come le altre religioni greco-orientali, organizzò nel corso del tempo una propria gerarchia e sviluppò la propria dottrina attingendo largamente all’aristocratica cultura ellenistico-romana. Le prime comunità cristiane erano unite dalla fede ma non avevano un organo centrale, e si deicavano alla preghiera, alla penitenza e al reclutamento di nuovi fedeli. Vi erano gli apostoli, o profeti, che predicavano la fine del mondo, il ritorno di Cristo e l’istaurazione di un regno di perfetta giustizia. Rispetto agli altri messaggi filosofici e religiosi di origine orientale, la diffusione del messaggio cristiano era avvantaggiata dalla diaspora (dispersione) nel mondo del popolo ebraico.

Come avvenne il fenomeno dell’adozione della cultura ellenistico-romana?

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L’irradiazione del messaggio cristiano avvenne, prima che nelle campagne, in città, presso tutti i ceti sociali, aristocrazie comprese. Gli aristocratici assunsero funzioni sacerdotali e direttive nelle comunità cristiane, in virtù della loro istruzione e della loro competenza. Poiché l’aristocrazia era imbevuta di cultura ellenistica, quest’ultima acquisì una posizione di predominio anche nelle comunità cristiane. I cristiani erano convinti che le divergenze dottrinali rompessero l’unità dei fedeli, perciò si dedicarono nei secoli ad un lavoro intellettuale sulla parola divina: i testi sacri furono interpretati alla luce della riflessione filosofica, propria della cultura ellenistico-romana. Cattolicesimo = grande apparato di idee e atteggiamenti, ispirato a principi di universalità, che fu ereditato dai secoli successivi. Le varie comunità cristiane, o Chiese, subirono nel tempo una lunga evoluzione dal punto di vista organizzativo: emersero i sorveglianti/ episkopoi o anziani/ presbyteroi , dediti al culto liturgico e alla predicazione, affiancati da assistenti/ diakonoi. Al vertice della gerarchia della Chiesa di ogni comunità vi esa il vescovo/ episkopos , reclutato dal ceto aristocratico. Allo Stato romano i cristiani dovevano apparire come una forza sovversiva in espansione, per il legame originario con il popolo ebraico, per il rifiuto di venerare la persona dell’imperatore e per il mistero di cui si circondavano.

  1. L’impero fra III e V secolo

CAMBIAMENTI F 0E 0 III secolo: l’impero romano attraversa una crisi profonda, attraverso guerre civili, disordini, pressioni di popolazioni nomadi ai confini. Diocleziano e Costantino cercano di riformare le strutture statali minate dalla crisi: riformano le strutture amministrative, l’esercito, l’organizzazione fiscale. Tuttavia le maggiori imposte che permettono allo Stato di sopravvivere, opprimono i piccoli contadini, che si indebitano e abbandonano le terre, o sono legati alla terra dallo Stato o dai latifondisti. Il cristianesimo diviene religione di Stato e vengono perseguitati dissidenti e non fedeli, poiché il potere politico si è reso conto di poter ricevere sostegno da questo culto. L’organizzazione ecclesiastica coincide sempre di più con le ripartizioni amministrative dell’impero.

DIOCLEZIANO F 0E 0 anarchia militare: dal 235 al 284, periodo caratterizzato da continue ribellioni dei capi militari, le legioni eleggevano e deponevano imperatori, senza nessun controllo da parte del senato, mentre delle spedizioni di barbari mettevano in pericolo l’integrità stessa dell’impero. Nel 284 divenne imperatore Diocleziano, il quale cercò di evitare le guerre di successione e di dividere il potere di un impero così vasto, creando un nuovo

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(capitale Costantinopoli). Il contrasto era tale che Costantinopoli inviò come alleati, nell’Illirico rivendicato da Onorio, i Visigoti. Questa mossa fu fatta con l’intento di deviare le popolazioni germaniche verso l’Occidente, in modo da alleggerire la pressione barbarica sulla parte orientale. L’impero si sentiva già debole di fronte all’irruzione dei barbari.

LEGAME FRA CRISTIANESIMO ED IMPERO F 0E 0 editto di Milano 313 emanato dagli augusti Costantino e Licinio: tolleranza verso la religione cristiana. Ciò segnò la fine delle persecuzioni e l’apertura di una nuova politica imperiale. Ciò avvenne perché si constatò l’impossibilità di debellare la comunità cristiana e la consapevolezza che essa non era sovversiva (es. si preoccupava delle condizioni di vita degli schiavi, ma non metteva in discussione l’istituzione della schiavitù). Dunque l’imperatore guardò al cristianesimo come ad un possibile aiutante verso la pace sociale. Nell’età di Costantino la politica di avvicinamento imperiale al cattolicesimo avvenne a tre livelli diversi:

  1. Libertà di culto
  2. Privilegi alle comunità cristiane (esenzione alle imposte per i sacerdoti cattolici, domenica come giorno festivo obbligatorio, concessione di patrimoni per le grandi basiliche)
  3. Intervento nelle controversie teologiche (riguardo alle controversie sulla natura di Dio e del Cristo che contrapponevano fra loro i vescovi). 325 concilio di Nicea (Concilio ecumenico), indetto da Costantino: assemblea generale dei vescovi per porre fine alla controversia della trinità, per la quale si opponevano le teorie di Ario e di Atanasio. Condanna dell’arianesimo. Dopo il concilio di Nicea, la politica imperiale fu caratterizzata dai frequenti cambiamenti di orientamento degli imperatori nelle questioni teologiche (es. Costanzo II favorì l’arianesimo, che si diffuse soprattutto presso i popolo germanici e favorì la separazione di essi con la popolazione romana), e dal sostegno totale offerto alla nuova religione dalla fine del IV secolo: con un editto nel 380 Teodosio stabilì che la religione cristiana era l’unica religione riconosciuta dall’impero, limitando successivamente i culti non cristiani, finchè il politeismo venne perseguitato come paganesimo. Concilio di Efeso nel 431, in cui si sconfisse il nestorianesimo, ossia l’ideologia per la quale Cristo era composto da due persone distinte corrispondenti alle due nature, quella divina e quella umana. Ad Alessandria nacque una nuova dottrina: il monofisismo, che riconosceva a Cristo una sola persona e una sola natura, quella divina. Il monofisismo fu condannato dal Concilio di Calcedonia nel 451, nel quale si riconobbe il patriarca di Costantinopoli come superiore a quelli delle altre chiese orientali, e venne riconosciuta al vescovo di Roma una supremazia onorifica rispetto agli altri vescovi.

Conseguenze dell’alleanza fra episcopato e potere politico: 73

  • L’ordinamento delle Chiese cristiane si adeguò alle ripartizioni amministrative dell’impero, e le sedi episcopali si raggrupparono sotto i metropoliti ;
  • I vescovi, soprattutto in Occidente, si coordinarono in materia disciplinare e teologica attorno alla Chiesa di Roma, che l’imperatore Valentiniano III riconobbe come superiore in questioni di giurisdizione ecclesiastica; Le donazioni dei fedeli (per teoria di Salviano di Marsiglia) favorirono l’espansione dei patrimoni ecclesiastici, che diventarono inalienabili. I vescovi erano titolari dei patrimoni ecclesiastici, e iniziarono un lavoro di evangelizzazione metodica delle campagne.
  1. Ai confini dell’impero: il mondo delle popolazioni a struttura tribale

Fin dal II secolo l’impero romano era minacciato dalla crescente pressione delle popolazioni nomadi o seminomadi germaniche, come i Germani e gli Unni, che spesso razziavano i paesi entro i confini dell’impero. I Germani erano una popolazione di seminomadi, che praticavano assai poco l’agricoltura; erano organizzato socialmente in tribù, e i tre organismi politici fondamentali erano:

  • il consiglio dei capi delle tribù,
  • quello dei capi di guerra,
  • l’assemblea dei guerrieri. Questo sistema fu scardinato da tre fattori:
  1. una differenziazione sociale crescente F 0E 0la società germanica cominciò a differenziarsi per il contatto con la civiltà urbana dei sedentari romanizzati stanziati a sud del Reno, attraverso anche scambi commerciali e l’arruolamento di mercenari barbari nell’esercito romano. Inoltre nel IV secolo i Goti si convertirono al cristianesimo (traduzione della Bibbia nella lingua del popolo goto)
  2. la nascita della figura del re, al posto dei capi di guerra
  3. lo sviluppo di un’aristocrazie guerriera, dotata di clientele armate

Prima del IV secolo d.C. le popolazioni nomadi vivevano nei territori lasciati liberi dai grandi imperi, come quello romano, cinese o indiano, che avevano creato imprese difensive (es. la grande muraglia) per arginare i loro attacchi. Tuttavia dal IV secolo i barbari cominciarono ad attaccare i grandi imperi e a vincerli. Nel V secolo il popolo unno, al comando di Attila, aveva creato una grande potenza militare; essi si sposarono dall’Asia centrale verso le steppe della Russia meridionale, e la loro migrazione creò una serie di spostamenti a catena degli altri popoli.

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arabile era distribuito fra singoli individui secondo il prestigio e la ricchezza di ognuno. Perciò si nota una differenziazione economica e sociale degli individui, la famiglia monogamica si rafforzò ai danni del clan.

LA NASCITA DEI RE ELETTIVI E LA FORMAZIONE DELLE CLIENTELE ARMATE Alla fine del I secolo d.C. l’assemblea dei guerrieri, in caso di guerra, eleggeva non più un certo numero di capi di guerra, ma un capo solo, il re, che era quindi elettivo, scelto solo per la durata di una guerra, e non aveva alcun potere coercitivo. Nel frattempo, emergeva una nuova istituzione, quella delle clientele armate ( comitatus ): i capi sceglievano un proprio manipolo di uomini armati a loro legati ( comites ), di cui si servivano per fare razzie; il bottino si divideva fra loro, e ciò incrementò le disparità economiche fra gli individui; inoltre il potere militare del capo si rese parzialmente indipendente dal controllo dell’assemblea degli armati. Nel IV e V secolo, le popolazioni germaniche avevano due fondamentali istituzioni: il re e l’assemblea del popolo in armi, seppure ogni popolazione continuava a differire dalle altre. Un altro fenomeno importante: i barbari erano reclutati e stipendiati dall’esercito romano.

LA TRASMISSIONE DELLA CULTURA PRESSO I GERMANI L’educazione che i Germani impartivano ai propri figli era in armonia con le esigenze della loro bellicosa società agricolo pastorale, quindi profondamente diversa dall’educazione che, nello stesso periodo, ricevevano i rampolli dell’aristocrazia romana F 0E 0si trattava di una rude educazione di contadini e di guerrieri, privilegiando gli esercizi fisici e allenandosi alla destrezza. Non esistevano scuole, la cultura dei Germani era prevalentemente orale, anche se possedevano un tipo di scrittura: la scrittura runica , utilizzata soltanto dai sacerdoti. Tuttavia i Germani, a contatto con il mondo romano, subirono un processo di acculturazione; i primi popoli ad avere rapporti intensi con i romani furono i Goti, presso i quali incominciò a diffondersi il cristianesimo fin dall’età costantiniana; il gotico fu la prima delle lingue germaniche ad assurgere al rango di lingua letteraria (traduzione della Bibbia da parte del vescovo Ufila). La religione dei Germani era politeista, avevano però credenze molto elementari, culturalmente molto inferiori rispetto al cristianesimo.

LE MILIZIE GERMANICHE NELL’IMPERO (FINE IV – INIZIO V SECOLO) I Germani non premevano sul mondo romano soltanto dall’esterno. Crebbe nel corso del IV secolo il numero degli ufficiali di origine barbarica, che salirono anche ai gradi più alti, fino al comando supremo. Di conseguenza, poiché l’aver ricoperto certi gradi alti della gerarchia militare conferiva il diritto di diventare senatore, i Germani entrarono anche nel Senato F 0E 0si formò un

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antagonismo di carattere etnico e culturale fra gli ufficiali militari e gli ufficiali civili, e l’imperatore si trovò al vertice di un apparato eterogeneo caratterizzato da diverse tensioni. Stilicone era figlio di un generale vandalo al servizio dell’impero, e aveva seguito la carriera militare fino al grado supremo collaborando con l’imperatore Teodosio: si sposò con una nipote dell’imperatore, dimostrando che i romani potevano superare i pregiudizi di carattere etnico. Morto l’imperatore, Stilicone si trovò ad ereditare la sostanza del potere imperiale, e dovette cercare un accordo con l’aristocrazia senatoria e cercare una politica conciliante verso i Visigoti di Alarico: li vinse e poi tentò di legarli come alleati. Ciò sembrò un tradimento, l’imperatore Onorio passò al partito antigermanico e Silicone venne ucciso. In Oriente la politica antigermanica era ancora più forte che in Occidente: qui non si tollerarono più né la presenza dei foederati germanici armati entro l’impero, né l’accaparramento di alte cariche militari da parte di troppi ufficiali di origine barbarica. La crisi dell’esercito che seguì la morte di Stilicone lasciò aperta ad Alarico (Visigoti) la via per il saccheggio di Roma, nel 410.

  1. L’occidente nel V e VI secolo: i regni romano- barbarici

Nel V secolo la marea di popolazioni germaniche stanziate a est del Reno e a nord del Danubio si riversò entro i confini dell’impero d’Occidente e ne cambiò la storia per sempre. Mentre, infatti, l’Oriente si conservò compatto e antigermanico, nell’Occidente le strutture statali dell’impero crollarono: qui nacquero i regni romano- barbarici.

  • Problema religioso F 0E 0la fede ariana dei Germani era un modo per conservare la propria identità culturale. L’episcopato cattolico si sforzò di convertirli, a partire dalla conversione dei re. Riuscirono a convertire il re dei Franchi Clodoveo: il regno franco, favorito dagli stretti rapporti fra l’aristocrazia militare barbarica, quella galloromanza e l’episcopato cattolico, divenne il regno più solido.
  • Con l’insediamento nell’impero, i Germani imitarono i modi di vita delle popolazioni locali e si trasformarono da contadini guerrieri in proprietari terrieri (le aristocrazie militari divennero aristocrazie fondiarie, i capi militari diventarono guide politiche)
  • I Germani utilizzarono l’apparato amministrativo romano (istituzioni amministrative ed ecclesiastiche), adattandolo. Tuttavia la scuola pubblica e l’organizzazione fiscale cedettero lentamente, fino a scomparire nel VII secolo.
  • (^) Dall’incontro fra Germani e popolazioni locali nacque il mondo medievale. 73

Bisanzio, l’impero non era unito, e la deposizione di Romolo Augustolo significava il tramonto effettivo dell’autorità imperiale in Occidente (vedi cartina pag. 57) Odoacre riuscì ad avere ottimi rapporti con l’aristocrazia senatoria (che aveva grossa influenza sulla popolazione rurale e sui piccoli possessori). Egli riconobbe come unico imperatore quello d’Oriente e collaborò con la burocrazia di Ravenna esercitando, nella calma, la dittatura militare in Italia. Non fu un regime sovvertitore né a livello sociale né a livello politico-amministrativo: convivenza fra potere militare germanico e predominio economico del ceto senatorio.

CARATTERISTICHE E LINEE EVOLUTIVE DEI REGNI ROMANO-BARBARICI

  • Regno dei Vandali F 0E 0Tunisia, Algeria, Sicilia, Sardegna, Corsica, Baleari
  • Regno dei Visigoti F 0E 0regioni orientali e centromeridionali della Spagna + Gallia meridionale
  • Regno dei Suebi F 0E 0regioni nord occidentali della penisola iberica
  • (^) Regno dei Burgundi F 0E 0bacino del Rodano Oltre ad essi esistevano, soprattutto in Gallia e in Britannia, entità minori.

Alcuni di questi regni non riuscirono a sopravvivere oltre la metà del VI secolo, per problemi religiosi e di rapporti con il ceto senatorio. I vandali perseguitarono i cattolici, e ciò provocò l’intervento militare bizantino che pose fine al loro dominio africano nel 533-534. Ebbero maggiore stabilità e durata quei regni in cui si attuò una politica di compromesso con i latifondisti di tradizione romana e soprattutto dove i germani si convertirono al cattolicesimo (es. Franchi). Innalzamento dei re germanici a nuove funzioni, non più solo capo militare, ma capo anche su strutture amministrative territoriali ereditate dall’impero; si applicava il regime della personalità delle leggi (su un territorio in cui coabitano popolazioni con leggi diverse, ogni persona deve seguire la legislazione del proprio popolo). Anticamente il rapporto regno popolo era bipolare: il popolo armato era autonomo di fronte al potere regio; tuttavia questa bipolarità si trasformò nel binomio regno-nobiltà.

IL REGNO FRANCO Ne 476 i Franchi erano organizzati in tanti piccoli regni; assunsero una fisionomia unitaria dal 482, anno in cui Clodoveo diventò re del regno di Tournai e ampliò i propri domini occupando gran parte della Gllia, ad esclusione delle zone mediterranee (vedi cartina pag. 60). Furono i buoni rapporti con l’aristocrazia gallo-romanza e soprattutto con l’episcopato cattolico a favorire l’espansione territoriale F 0E 0Clodoveo si convertì al cattolicesimo, ed acquisì responsabilità ignote al mondo germanico e a

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forme accentrate di potere di carattere statale; padroni di tutta la Gallia, essi imponevano attraverso l’eribanno (ingiunzione di presentarsi all’esercito) il servizio militare a tutti gli abitanti di condizione libera, sia romani che barbari. Per governare imitarono le istituzioni romane: la corte, la guardia di antrustioni (guerrieri domestici), le circoscrizioni. I rappresentati nominati dal re venivano ricompensati con donazioni di terre (nasce una classe di grandi signori franchi, parallela a quella del ceto senatorio).

TEODORICO E IL REGNO DEGLI OSTROGOTI IN ITALIA Nel 489 Teodorico condusse gli Ostrogoti dal medio Danubio in Italia. Lo stanziamento avvenne con il sistema dell’ hospitalitas. Si creò a livello sociale un parallelismo di sistemi amministrativi, uniti dalla persona del principe, re per gli uni e imperatore per gli altri. Grande equilibrio, anche a livello religioso, almeno inizialmente. Tuttavia l’imperatore Giustino I (518-527) emanò misure contro la dissidenza religiosa, creando tensione fra goti, ariani e cattolici. Allora Teodorico, che mirava all’egemonia sugli stati romano-barbarici dell’Occidente, abbandonò la politica conciliante e attaccò i senatori che sembravano favorevoli a Bisanzio (Boezio e Simmaco), e incarcerò anche il papa Giovanni I. La morte di Teodorico nel 526 lasciò aperto alle ambizioni dell’Oriente un regno in crisi.

EVOLUZIONE E INDEBOLIMENTO DELLE STRUTTURE DEL MONDO ROMANO La sopravvivenza della romanità fu possibile grazie soprattutto alla larga diffusione del regime dell’ospitalità, che presupponeva la conservazione delle strutture amministrative, agrarie, politiche e sociali in cambio di proprietà concesse ai barbari. Bisogna anche aggiungere che i barbari erano sprovvisti di organizzazioni di questo tipo, le ammiravano e se ne servirono. I regni conservavano ovunque l’imposta fondiaria, completamente a carico della popolazione romana in quanto clero e germani ne erano esclusi F 0E 0rivolte e sommosse fiscali F 0E 0la fiscalità (il pilastro su cui si fondava lo stato romano) era in crollo. Le città, altro importante pilastro dello stato romano, persero di importanza, scomparendo come centri di consumo. Nascono nuove capitali politiche, centro delle corti, ma non riescono a diventare centri amministrativi. Dunque le città sopravvissero come centri di circoscrizioni pubbliche o ecclesiastiche.

IL REGRESSO DELLA SCUOLA ANTICA E NASCITA DELLE SCUOLE CRISTIANE La scuola antica, pilastro portante della civiltà greco-romana, regredisce a mano a mano che l’assimilazione dell’aristocrazia romana con l’elemento germanico procede, il VII secolo segna la sua definitiva scomparsa.

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L’impero restaurato di Giustiniano

LA CIVILTA’ BIZANTINA

Nel VI secolo la differenziazione fra l’Occidente e l’Oriente dell’impero romano è molto avanzata in tutti i campi, economico, sociale, istituzionale. A sua volta, l’impero d’oriente appare sempre più diverso dal vecchio stato romano^ F 0E 0 l’impero d’oriente si configura come caratterizzato da una civiltà specifica, la civiltà bizantina.

Il mondo bizantino trova le se origini nell’età di Diocleziano e Costantino, per tre motivi: a. (^) Le riforme dei due imperatori mutarono la struttura della società romana b. La religione cristiana divenne una componente fondamentale c. Furono gettate le basi di un legame profondo tra stato e chiesa La forte struttura statale e la cultura ellenistico-romana sopravvissero nell’impero bizantino, accanto alla religione cristiana e ad uno stretto legame stato-chiesa F 0E 0 cesaropapismo: l’imperatore tendeva ad assumere responsabilità e competenze anche in campo spirituale. L’impero bizantino disponeva di una solida burocrazia, di un sistema fiscale efficientissimo, di un esercito permanente, di scuole e di una flotta. I bizantini erano consapevoli della eredità greco-romana ma rimasero comunque aperti agli stimoli culturali di altri popoli.

PROBLEMI ETNICI E RELIGIOSI NEL V E VI SECOLO Problema germanico F 0E 0gli Ostrogoti stanziati in Pannonia (Ugheria) ala metà del V secolo minacciavano la penisola balcanica. Tuttavia il re Teodorico fu convinto a dirigersi in Occidente per abbattere Odoacre. Il problema isaurico F 0E 0ribellione dei capi isaurici (etnia dell’asia minore, non barbara), che vennero deportati in massa. Il problema religioso F 0E 0in questo territorio era molto diffusa la dottrina monofisita, soggetta a persecuzioni. Nel 482 si tentò di accordarla con quella fissata nei concili ecumenici proclamando L’ Henotikon , editto dell’unione. Ciò provocò uno scisma tra Roma e Costantinopoli, durato trent’anni. I vari imperatori si comportavano in modo diverso di fronte al problema religioso; forte impegno nell’evangelizzazione. La chiesa di Roma trovò in Giustiniano non solo un protettore, ma un capo estremamente ferno che ne fece una fedele collaboratrice; tuttavia la sua politica religiosa fallì, perché i monofisiti non si placarono.

EREMI E CENOBI Il monachesimo, molto importante in questo periodo, ebbe origine dalle esperienze religiose degli eremiti che fra il III e il IV secolo praticavano una vita ascetica di isolamento individuale, di rinunce e meditazione nei deserti dell’Egitto. La scelta di una vita ascetica, cioè di mortificazione delle passioni e

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di esercizio dello spirito,nasceva dal desiderio di realizzare un ideale di martirio che sostituisse quello del sangue, reso impossibile dalla fine delle persecuzioni. Successivamente si diffusero i cenobi, cioè comunità monastiche desiderose di incarnare, mediante pratiche ascetiche e meditative, l’ideale evangelico di perfezione e penitenza. In Occidente queste pratiche si diffusero soprattutto in Irlanda: quest’isola venne evangelizzata da san Patrizio e dai sui discepoli dal 432.

LA REGOLA BENEDETTINA Regola che Benedetto da Norcia compose per i suoi monaci di Montecassino nei primi decenni del VI secolo: ■ Il senso della misura: esistenza equilibrata, senza austerità corporali eccessive ■ L’importanza dello studio delle Sacre Scritture: creazione di biblioteche, scuole, scriptoria dove venivano ricopiati in manoscritti ■ Importanza del lavoro manuale, come forma di ascesi; monastero come centro economico e produttivo, autosufficiente.

IL RINVIGORIMENTO DELL’IDEA IMPERIALE ROMANA E LE RICONQUISTE DI GIUSTINIANO L’alleanza di Giustiniano con il papa e la politica di unità del mondo cattolico erano una condizione necessaria all’attuazione di un grandioso progetto di riconquista dell’Occidente: progetto di restaurazione dell’impero di Roma, coincidente con il mondo cattolico. Le guerre di riconquista furono effettuate appoggiandosi ai latifondisti e ai gruppi d mercanti interessati al commercio internazionale. Riconquista del regno vandalo F 0E 0fra il 533 e il 543. I vandali scomparvero come popolo, l’Africa venne portata sotto il dominio dell’impero e si ricrearono i rapporti sociali anteriori all’occupazione barbara. La guerra greco-gotica F 0E 0 riconquista dell’Italia nel 535 avviata da Belisario (collaboratore di Giustiniano). I goti avevano un regno solido, e la guerra fu pesantissima e lunga 20 anni. Anche qui la restaurazione imperiale significò restaurazione degl antichi rapporti sociali. La spedizione in Spagna F 0E 0la parte sud-orientale della penisola iberica nel 554 fu sottratta ai Visigoti, così il Mediterraneo tornò ad essere un mare interno all’impero.

L’IMPERO RESTURATO Vedi cartina pag. 73 l’opera di Giustiniano di articolò in tre livelli: ▲ Riscossione regolare delle imposte, che provocò indebitamento contadino e estensione dei latifondi a danno della piccola proprietà ▲ Centralizzazione e potenziamento della burocrazia. No rinnovamento radicale.

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PARTE SECONDA: L’ALTO MEDIOEVO

6. IN ORIENTE: IL SORGERE DELLA POTENZA ARABA

E LE TRASFORMAZIONI DELL’IMPERO BIZANTINO

Prima metà del VII secolo: predicazione di Maometto, nascita della religione islamica. Caratteristiche e conseguenze:

  • Le bellicose tribù beduine si trasformarono in un unico popolo unito dalla fede e guidato da un solo capo
  • Arabi = Popolo di conquistatori, razziavano i territori nemici motivandolo come “guerra santa”. Riuscirono a conquistare immensi territori, impero che va dalle sponde dell’Indo all’Atlantico
  • L’espansione araba riguardò il Mediterraneo, sul quale aveva sempre dominato la cristianità, ora nelle mani degli arabi. Conseguenza: spostamento del cuore politico ed economico della cristianità verso settentrione. La conquista araba fu facilitata dal fatto che nella maggior parte delle regioni la dominazione bizantina non era benvoluta a causa della pressione fiscale e delle persecuzioni religiose contro i monofisiti. Gli arabi riuscirono non solo a conquistare un vasto impero, ma anche a controllarlo per un lungo periodo, grazie ad un’amministrazione centrale efficiente, coordinata da un successore di Maometto, chiamato califfo , che da elettivi diventano ereditari. L’impero d’oriente perde molti territori, diventando sempre di più uno Stato Greco.

L’ARABIA PREISLAMICA Tra la fine del VI e l’inizio del VII secolo la penisola arabica era costituita prevalentemente da una popolazione nomade, i beduini, pochi e stanziati a sud erano gli agricoltori sedentari. La società era di tipo tribale, nel campo religioso la realtà era disomogenea: gli arabi erano politeisti, ma vi erano anche monoteisti come ebrei e cristiani; le attività religiose e commerciali si integravano presso i santuari, luoghi di incontro fra nomadi e sedentari; il santuario più importante era la Kaaba presso la Mecca, costruito da Abramo e Ismaele. La predicazione di Maometto ebbe inizio intorno al 610 alla Mecca, il centro religioso e commerciale dove più vive erano le contraddizioni derivanti dai cambiamenti che si verificavano nella società araba tradizionale: l’uso della moneta aveva accentuato il divario tra aristocrazia dei mercanti e artigiani e schiavi. Il nuovo messaggio religioso non intendeva scardinare i pilastri della società araba e le sue pratiche culturali, Maometto rispettava i riti del popolo purchè fossero dedicati ad Allah, e riteneva legittima la ricchezza purchè non

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