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Riassunto "Vacanze di pochi, vacanze di tutti", Sbobinature di Storia Economica

Riassunti e sbobine manuale di Storia Economica del turismo "Vacanze di pochi, vacanze di tutti"; Prof.ssa Stefania Ecchia

Tipologia: Sbobinature

2022/2023

In vendita dal 30/01/2023

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giulia-giaquinto 🇮🇹

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Vacanze di pochi, vacanze di tutti
RIASSUNTI & SBOBINE
PROF.SSA ECCHIA S.
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Vacanze di pochi, vacanze di tutti

RIASSUNTI & SBOBINE

PROF.SSA ECCHIA S.

INTRODUZIONE

Spesso si tende a fare una distinzione schematica tra i viaggiatori del passato e il turista de nostro tempo, il quale è consumatore di un prodotto standardizzato ed è indifferente ai luoghi e alle persone che incontra. Anche se le motivazioni del viaggio sono variate nel corso delle diverse epoche, i viaggiatori hanno sempre cercato di rendere più confortevole e meno pericoloso possibile il proprio peregrinare e di questo ne sono testimonianza diari di viaggio, guide di carta o a volte anche uomini che svolgevano la funzione di trasmettere informazioni e limitare i pericoli. Basti pensare anche al fatto che ad esempio i pellegrini viaggiavano raramente da soli e, quando l’Europa divenne meno sicura, solo quelli ricchi accompagnati da un numero adeguato di uomini di scorta affrontavano viaggi lunghi a piedi, mentre gli altri ricorrevano ad imprese specializzate come ad esempio alcune società di navigazione veneziane, o ancora ai giovani del Grand Tour che viaggiavano con tutori che a loro volta si preoccupavano di allacciare contatti epistolari con le personalità della città in cui si progettava di sostare a lungo, oppure con amici residenti la residenti. In ogni caso, lo sguardo dei grandtouristi non era sempre profondo e partecipe nei confronti dei paesi attraversati e spesso era segnale di distacco e snobismo simile a quello di molti viaggiatori contemporanei quando si recano nei paesi in via di sviluppo. Del pellegrinaggio si sa inoltre che oltre ad essere un dover morale era spesso anche un’imposizione di legge, a contrario del Gran Tour che sanciva l’appartenenza ad un determinato stato sociale e alla villeggiatura in campagna dell’aristocrazia italiana del ‘700 che serviva come simbolo del buono stato delle finanze familiari. Bisogna però considerare che tutti questi viaggiatori erano pochi ed è questa la differenza essenziale: il loro impatto sull’economia dei luoghi che visitavano era spesso troppo modesto perché ci si potesse preoccupare del loro sentire o fare. Nel ‘900 lo sguardo del turista non è semplicemente cambiato, piuttosto è diventato parte del paesaggio, poiché nelle località in cui gli arrivi turistici superano il numero di residenti, questa presenza non può che cambiare il volto dei luoghi. In questo senso, ulteriore mito da sfatare è la convinzione che il turismo di massa abbia creato un’offerta sempre più omogenea: in realtà, poche epoche storiche hanno conosciuto una differenziazione dei servizi turistici e delle esperienze di viaggio come il Novecento, cioè il secolo del turismo di massa ed infatti si possono comprare prodotti standardizzati e vivere nelle diverse città del mondo con i comfort e la cucina di casa, ma si possono anche scoprire i sapori e il vero tenore di vita dei luoghi che si vogliono visitare. L’unica figura scomparsa è quella dell’ esploratore , ma solamente perché non c’è più terra da esplorare. La standardizzazione di alcuni servizi ha creato una libertà di scelta che nel passato non esisteva ed ha moltiplicato i profili del turista: se in passato il fenomeno turistico poteva essere colto nella sua interezza attraverso la definizione di poche figure, con la nascita del turismo moderno e soprattutto con quello di massa, gli sguardi del turista dono diventati tantissimi e spesso si sono sovrapposti, ma questo non significa che il fenomeno turistico sia rimasto immutato ne corso del tempo, tant’è che dal punto di vista economico si distinguono 4 epoche della storia del turismo:

1. EPOCA DEL PROTOTURISMO Va dall’epoca dell’antica Roma fino all’inizio della Rivoluzione Industriale ed è caratterizzata dalla concomitanza di tre caratteristiche principali: ‑ Consumo di servizi turistici riservato all’élite; ‑ Assenza di strutture ricreative specializzate e autoconsumo dei servizi turistici: chi andava in vacanza sfruttava le seconde case e portava con se i propri schiavi o la propria servitù. Esistevano anche pubblici esercizi che potrebbero essere considerati dei precursori dei moderni alberghi ma erano riservati ai viaggiatori occasionali e godevano spesso di una pessima reputazione o anche ad esempio le strutture ricreative, che però non erano pensate per i turisti ma per la città nel suo complesso; ‑ Scarso impatto economico del fenomeno turistico per via del numero esiguo dei viaggiatori, tant’è che non era distinguibile dalla normale economica domestica. 2. EPOCA DEL TURISMO MODERNO Ha inizio in Gran Bretagna, tra il ‘600 ed il ‘700, quasi in concomitanza l’avvio delle rivoluzione industriale, con il turismo termale. In questa fase il turismo resta un fenomeno d’èlite ma iniziano a comparire le prime strutture specializzate, pensate e realizzate a misura di turista, come ad esempio alberghi e strutture ricreative. Le città che accoglievano i turisti ben presto si differenziarono dalle altre anche da un punto di

Ulteriore problema è quello dell’impatto ambientale: l’esplosione del turismo di massa e la realizzazione delle strutture idonee a ospitarlo generarono negli anni ‘50 le prime preoccupazioni sull'impatto ambientale che le attività turistiche potevano produrre. Le lamentazioni dei turisti per i bei tempi andati, per le pittoresche cittadine divenute realtà urbane non rappresentavano comunque una novità e infatti già molti diari di viaggiatori inglesi ci ricordano che, man mano che i paesi del Mediterraneo si avviavano verso l'industrializzazione e arricchivano di strutture le loro città, aumentava il numero di coloro che rimpiangevano le antiche forme urbane. Nel secondo dopoguerra qualcosa cambiò radicalmente: se fino ad allora le attività turistiche potevano aver risentito delle trasformazioni indotte dall'industrializzazione, in termini di attrattiva dei luoghi, almeno a partire dagli anni ‘50 fu la stessa creazione delle strutture necessarie per ospitare e ricevere i turisti a divenire una causa di deturpazione dell'ambiente. Il rapporto fra attività turistica e ambiente naturale è stato negli ultimi quarant'anni uno dei più conflittuali e oggi è ben lontano dall'essere risolto, nonostante stia maturando la convinzione che le risorse naturali siano una ricchezza per lo sviluppo dell'attività turistica e che quindi la loro tutela potrebbe risultare conveniente anche dal punto di vista economico. Non va poi trascurato l’ impatto sociale prodotto sulle comunità residenti nelle località diventate centri di attrazione turistici dall'arrivo di migliaia di turisti appartenenti a culture profondamente diverse e immensamente più ricchi. Questo problema è emerso soprattutto nei paesi poveri, dove spesso le attività turistiche hanno causato problemi di marginalizzazione delle popolazioni originarie e dove l'afflusso di un denaro facilmente elargito sotto forma di mancia o di elemosina da parte dei viaggiatori ha contribuito a deteriorare l'ambiente sociale, piuttosto che creare nuove opportunità imprenditoriali. Infatti, con il turismo moderno nacquero le strutture dedicate al settore turistico: in altre parole si formò un'offerta turistica che sino alla prima guerra mondiale conservò una dimensione «artigianale», mentre con l'avvento del turismo di massa il settore assunse i tratti di una vera e propria industria; tuttavia come per i beni di consumo, anche per la produzione di ser vizi turistici si delinearono ben presto forme differenziate, in gran parte determinate dalla cultura economica e dal contesto sociale in cui il turismo era cresciuto. Il termine turismo di massa è stato inteso nella duplice accezione di un turismo che si apre a tutte e classi sociali e che propone un prodotto sempre più standardizzato, in realtà esso si è contraddistinto per l'azione di due forze contrapposte: ‑ i tour operator, impegnati in una radicale opera di standardizzazione dei servizi allo scopo di creare economie di scala nella vendita e un profilo ben riconoscibile ai pacchetti venduti in serie; ‑ dall'altro gli operatori locali, soprattutto quelli delle destinazioni che vantavano un'antica tradizione turistica, impegnati in un processo di differenziazione attraverso il quale rafforzare o , difendere la capacita di attrazione delle località in cui svolgevano la loro attività e fidelizzare il cliente. Il turismo standardizzato è quindi solamente una delle forme attraverso le quali si è espresso il turismo di massa. Il prevalere dell'una o dell'altra forma ha coinciso anche con una diversa organizzazione produttiva, si potrebbe dire una diversa tecnologia: località isolate in contrapposizione a sistemi regionali integrati. Emerge chiaramente la presenza di profili nazionali dell'offerta turistica, ad esempio l'offerta turistica americana si è caratterizzata per la presenza di grandi società private che hanno guidato la formazione di bacini turistici integrati di dimensione regionale, i cui confini erano delimitati dall'espansione territoriale delle stesse imprese, mentre la Francia ha seguito un modello basato sulla presenza di imprese di piccola e media dimensione e sul coordinamento e l'intervento dell'amministrazione pubblica mirante alla creazione di sistemi turistici integrati che raggruppassero e mettessero in rete i servizi e le attrazioni turistiche di diverse località fra loro omogenee.

IL MODELLO ITALIANO Viene quindi da chiedersi se ci sia anche un modello italiano di sviluppo turistico: il patrimonio culturale e naturale ha da molti secoli reso il paese meta di ogni tipo di turismo, dai pellegrinaggi ai soggiorni balneari e montani, fino ai viaggi culturali. Il modello che emerge in questo lungo cammino del turismo italiano è quello incentrato sulla piccola e media impresa, sulla presenza di una rete diffusa di associazioni e su amministrazioni pubbliche generalmente interventiste. È questo il percorso che Veneto, Emilia-Romagna, Trentino-Alto Adige, Toscana e Liguria, vale a dire le più importanti regioni turistiche italiane, hanno intrapreso sin dalla fine dell'Ottocento.

L'iniziativa imprenditoriale si è espressa sia nella creazione di strutture ricettive sia, soprattutto, di servizi per riempire il tempo libero dei turisti. Le amministrazioni locali (nei vari livelli comunali, provinciali o regionali dopo il 1970) hanno svolto un ruolo fondamentale nella creazione delle necessarie infrastrutture, ma a volte anche nella difesa del territorio da usi non redditizi attraverso lo strumento del piano regolatore. La presenza delle associazioni ha anche garantito una certa vivacità culturale nelle cittadelle delle vacanze e in molti casi ha contribuito alla difesa delle risorse naturali. Dove per tanti motivi questa molteplicità di soggetti non era presente, il settore turistico non è decollato e, anche se sono sorte strutture ricettive e stabilimenti balneari o impianti di risalita, l'impatto economico è stato molto più contenuto. Questo è il motivo del mancato successo dell'intervento pubblico per lanciare il turismo nel Mezzogiorno, ma anche di tante iniziative imprenditoriali di privati. In assenza di tale molteplicità di soggetti il successo dei singoli investimenti non ha avviato un fenomeno di imitazione in grado di trascinare lo sviluppo dell'intera area ma, al contrario, spesso ha incentivato operazioni di speculazione edilizia che hanno sottratto spazio e risorse alla creazione di strutture turistiche e ricreative di più largo respiro. L'intervento di un unico soggetto ha prodotto risultati positivi solo quando è stato di grandi dimensioni e così ampio da internalizzare un vasto insieme di funzioni. Questo modello italiano di turismo diffuso, basato sull'operare di una molteplicità di soggetti, al pregio di una grande vivacità ha però contrapposto un grave limite, quello dell’incapacità di proporre ai turisti sistemi integrati regionali, limitandosi a valorizzare le singole località. Ci sono però stati una serie di fattori che ne hanno anche facilitato lo sviluppo:

  • trasformazioni culturali e ancora oggi la cultura conserva una posizione fondamentale nella diffusione della pratica turistica e anche per il successo delle mete;
  • conquista del tempo libero da parte di fasce sempre più ampie della popolazione, tanto che lo sviluppo del turismo di massa potrebbe essere descritto come il lento processo di conquista del diritto al tempo libero da parte del ceto medio prima e della classe operaia poi. Nella fase del prototurismo non esiste una demarcazione fra tempo di lavoro e tempo libero, perché esso è connaturato all'appartenenza alle classi alte della società: questa distinzione compare parallelamente alla nascita del turismo moderno, anche se ancora una volta era stata anticipata nelle località termali italiane del ‘300 e ‘400. Anche se il turismo è ancora un fenomeno di élite, esso non coinvolge solamente gli aristocratici ma anche i ricchi borghesi che si ritagliano una pausa nella loro attività lavorativa. Quando poi la disponibilità di tempo libero si estende anche al ceto medio e poi agli operai, si va rapidamente verso il turismo di massa;
  • reddito disponibile : Non è quindi un caso che il turismo nasca in Gran Bretagna, il primo paese ad avviare la rivoluzione industriale e a sperimentarne tutte le conseguenze sia sul piano economico sia su quello dell'organizzazione dello spazio. E non sotprende il fatto che il turismo di massa sia nato nei ruggenti anni ‘20 negli Stati Uniti, mentre si è diffuso solamente nel secondo dopoguerra in Europa.

4) La nascita e l’affermarsi del turismo sono strettamente collegati al tempo libero. Il processo che ha portato al turismo di massa potrebbe essere descritto come una lenta conquista del diritto al tempo libero da parte del ceto medio prima e della classe operaia poi. Presso gli antichi romani il tempo libero non era dato ma da una condizione sociale, e veniva rivendicato come un diritto da parte di uomini destinati, per nascita e per posizione sociale, alle più elevate posizioni sociali e politiche. Solo al cittadino nobile era riconosciuto il diritto all' otium , cioè a un riposo che gli consentisse di ritrovare se stesso, attraverso la letteratura, l'esercizio, fisico, e quant'altro. Nell'alto medioevo l'ozio venne percepito come la causa e il ricettacolo dei vizi umani, perdendo quindi anche presso le classi agiate quella dignità che la cultura classica gli aveva in passato attribuito: ora era il lavoro a conferire dignità all'uomo. Nel basso medioevo le varie espressioni del tempo libero riacquistarono un loro spazio nella vita di ogni giorno e si cominciò a distinguere fra pratiche lecite e no, fra ciò che era onesto e ciò che non lo era, ma comunque venne reintrodotta una dimensione ludica nella vita quotidiana degli uomini. Infatti fra il ‘300 e il ‘400 la società avviò importanti trasformazioni: non solo in alcune parti d'Europa, e in Italia in particolare, nacque l'economia di scambio , ma cominciò anche quel lento processo di secolarizzazione che avrebbe per sempre separato la dimensione religiosa dall'organizzazione della vita di tutti i giorni. Dell'antico ostracismo medievale nei confronti del gioco e in generale dei passatempi restò traccia nei proverbi e nella convinzione che i poveri non avessero la levatura morale necessaria per gestire in modo appropriato il loro tempo di non lavoro. Questa convinzione si trascinò a lungo, tanto che nel ‘700, in piena rivoluzione industriale, solo all'ozio degli aristocratici era riconosciuto un valore sociale, mentre restò diffusa l'opinione che i passatempi del poveri, relegati al regno della dissolutezza, andassero contenuti. I modi di impiego del tempo libero degli aristocratici erano i disparati, dalle grandi mangiate, alle battute di caccia, ai balli alla musica, al teatro, alle attività sportive; in un primo tempo tali attività si svolsero sempre all'interno delle tenute di campagna, poi prevalsero quelle che potevano essere praticato in città. Ovviamente anche le classi popolari potevano usufruire di qualche divertimento: in genere si trattava di fiere e sagre all'insegna delle grandi bevute, che si tenevano nei villaggi in concomitanza di qualche data significativa del calendario rurale. I divertimenti popolari vennero spesso guardati con ostilità e osteggiati da parte dei predicatori, dei datori di lavoro e dei magistrati: facendo leva proprio sull'immoralità dei divertimenti dei poveri, gli industriali inglesi, una volta introdotto il regime di fabbrica, cercarono di contrastare le riduzioni dell'orario di lavoro continuando a sostenere che i lavoratori non avevano la preparazione morale e culturale per poter trarre giovamento dall'ozio: la conquista del tempo libero fu quindi per il ceto operaio anche una lotta per il proprio riconoscimento morale. Sino alla rivoluzione industriale non vi fu una netta separazione tra tempo libero e tempo dedicato al lavoro, tanto che secondo alcuni studiosi è sbagliato usare questo termine per le società preindustriali, mancando in esse due condizioni essenziali del tempo libero moderno:

  1. è solamente con la rivoluzione industriale che le attività sociali hanno cessato di essere regolate interamente dagli obblighi rituali imposti dalla comunità e almeno una parte di esse, il lavoro e il tempo libero, è sfuggita ai riti collettivi;
  2. il lavoro professionale si è staccato dalle altre attività e la sua durata è stata fissata con un limite arbitrario, non regolato dalla natura. Nella fase iniziale dell’industrializzazione il tempo libero era davvero poco: nelle fabbriche si lavorava 3500 ore l’anno e altre 3650 erano destinate alle attività del mangiare e del dormire e per oziare restava solo il 18% del tempo. Se consideriamo che oggi il monte ore lavorativo annuale è inferiore a 1600 ore in EU, è facile rendersi conto del perché nel ‘900 il tempo libero sia stato oggetto di attenzione da parte degli Stati Nazionali. Il monte ore annualmente dedicato al lavoro dipende dalla durata della giornata lavorativa, dalle giornate di ferie retribuite e dalla presenza di feste nazionali: l'interazione di questi tre elementi è all'origine della progressiva riduzione del tempo di lavoro che dalla fine dell'800 a oggi si è verificata in tutti i paesi industrializzati, seppur con differente intensità. In particolare in Europa tale riduzione è stata particolarmente intensa e in generale più rapida che negli Stati Uniti: il risultato di questi andamenti di lungo periodo è che oggi in Europa si lavorano circa 300 ore in meno rispetto agli Stati Uniti, mentre nel 1870 era vero il contrario.

Nel periodo fra le due guerre il processo accelerò: al termine del conflitto numerose forze politiche e sindacali si espressero a favore di una riduzione delle ore di lavoro e nel 1919 fu creato l’ ILO ( Organizzazione mondiale del lavoro ) che già nell'assemblea costitutiva esortò i paesi membri a standardizzare la durata della giornata lavorativa a 8 ore. La crisi del 1929 ebbe importanti ripercussioni perché in diversi paesi (Italia, Francia e Stati Uniti) si ricorse alla riduzione della giornata lavorativa per contenere la diffusione della disoccupazione in Italia e in Francia, attraverso un'apposita normativa e negli Stati Uniti come risultato della moral suasion esercitata dai manager. Dopo la prima guerra mondiale in molti paesi, fra i quali anche l’Italia, si adottò una legislazione che estendeva l’obbligatorietà delle ferie a fasce sempre più ampie di salariati mentre in altri tale diritto venne riconosciuto attraverso contratti collettivi, negli Stati Uniti, al contrario, non vi fu mai alcun riconoscimento legislativo e la concessione delle ferie fu una scelta delle singole aziende, spesso usata come strumento per tenere lontani i loro dipendenti dai sindacati. Dopo la seconda guerra mondiale la lunghezza della giornata lavorativa tornò ad essere superiore negli Stati Uniti rispetto all'Europa, come era sempre stato dal 1890 in poi e così è rimasto sino a oggi. Gli studi più recenti su questo argomento hanno portato l'attenzione su molteplici fattori che potrebbero spiegare la netta differenza fra Europa e Stati Uniti:  secondo alcuni studiosi il monte ore sarebbe più elevato negli Stati Uniti a causa della forte disuguaglianza di reddito che spingerebbe a lavorare molto sia i bassi salari, per incrementare il reddito complessivo, sia gli alti salari perché la riduzione di un'ora di lavoro avrebbe per essi un costo marginale molto alto;  secondo altri ciò sarebbe dovuto alla diffusione dell’etica protestante, soprattutto quella puritana, che pone il lavoro umano al centro dell’agire umano. In Europa invece il monte ore più basso sarebbe il risultato di un forte potere dei sindacati che avrebbe stimolato politiche di riduzione dell'orario di lavoro nonché radicato lo stato sociale. Quello che emerge nel corso del ‘900 è proprio una generalizzata riduzione del tempo di lavoro e la progressiva comparsa delle ferie retribuite, cioè di un periodo che è possibile dedicare al tempo libero pur continuando a essere remunerati.

FATTORI CHE HANNO STIMOLATO L’OFFERTA DI SERVIZI TURISTICI Per comprendere il ruolo storicamente rivestito da stato ed enti locali nello sviluppo del settore turistico occorre partire dalla considerazione che quando si compra o si offre una vacanza in, realtà si acquista o si offre un paniere eterogeneo di beni e servizi fra i quali vanno annoverati la mobilità, il pernottamento, il cibo e un vasto insieme di attività ricreative. Per questa ragione la domanda di servizi turistici viene normalmente soddisfatta da una o più imprese le quali offrono i servizi che consentono al turista di raggiungere una determinata località e poi di utilizzare le opportunità di impiego del tempo libero là presenti. Questo insieme eterogeneo di beni e servizi può trasformarsi in prodotto turistico seguendo molteplici percorsi che storicamente sono stati categorizzati in 3 distinti modelli:

  1. Community model , particolarmente diffuso in Europa. In questo modello l'invenzione del prodotto turistico nonché l’assemblaggio delle sue diverse componenti è il risultato del coordinamento fra i numerosi attori presenti su un territorio, dagli operatori economici alla pubblica amministrazione ai vettori.
  2. Corporate model , di stampo nordamericano; l’invenzione del prodotto turistico e l'attività di promozione sono dominate da un’unica grande impresa che in genere gode di una posizione di leadership nella fornitura di almeno uno dei servizi di base e garantisce la fornitura di tutti quelli inclusi nel prodotto proposto.
  3. State and community model , tipico dell’esperienza francese. Nello state and community model gli operatori del territorio vengono affiancati dallo stato centrale, che si ritaglia compiti di programmazione generale del settore. Gli operatori de Territorio vengono affiancati dallo stato centrale, che si ritaglia compiti or programmazione generale del settore. Nei due modelli che hanno caratterizzato l'esperienza europea (community e state), lo stato centrale e, soprattutto, gli enti locali hanno un ruolo determinante sia nella fase di invenzione del prodotto sia per quanto riguarda la promozione. Sin dai suoi albori il turismo moderno richiese amministrazioni locali interventiste e così nel corso del ‘600 e del ‘700 le autorità locali di Bath realizzarono più volte gli investimenti

Ultima funzione, anch'essa specifica di questo comparto riguardava la protezione delle risorse naturali e artistiche, quali monumenti, siti archeologici, montagne, boschi e le sorgenti termali, che se da soli non possono garantire il successo, restano comunque gli elementi indispensabili per poter avviare lo sfruttamento turistico di una località. La dotazione di tali risorse è in genere frutto di una lunga sedimentazione di scelte operate dall'uomo. Un esempio che può illuminare è quello di Bagnoli , presso Napoli, dove esisteva una potenzialità turistica legata alla presenza di sorgenti attorno alle quali era sorto nel 1845 un primo stabilimento termale. In questo contesto maturò del tutto indipendentemente la decisione dell'Ilva, di realizzare i nuovi stabilimenti proprio a Bagnoli, approfittando dei benefici fiscali della legge 1904 sulla rinascita economica di Napoli: quest'area diveniva così contesa da due settori, quello turistico e quello siderurgico. La costruzione dell'impianto non solo impedì l'ulteriore sviluppo turistico di Bagnoli, ma causò anche la chiusura degli stabilimenti termali esistenti, che non sopravvissero all'inquinamento delle sorgenti prodotto dall'Ilva; poco valse il modesto risarcimento riconosciuto ai proprietari delle terme dopo una lunghissima causa.

Lo stato e gli enti-locali non sono tuttavia le uniche istituzioni ad aver influito sulle sorti del settore turistico, poiché un contributo fondamentale è stato fornito dalle associazioni :  in primo luogo esse hanno contribuito a creare un mercato: in Italia è stato infatti importante l’impegnò di realtà come il TCI o il CAI, la cooperazione di consumo per far conoscere le bellezze del nostro paese agli italiani e soprattutto per creare un'abitudine al viaggio. Le associazioni più che gli investitori privati hanno inventato e creato forme nuove di turismo: è difficile pensare che la montagna sarebbe stata scoperta senza la grande opera di promozione dei diversi club alpini nati tra il 1857 e il 1873 in varie parti d'Europa. Anche la costruzione dell'offerta turistica, tuttavia, è stata spesso incentivata dall'opera di sensibilizzazione delle associazioni di categoria e di promozione turistica create dagli operatori locali.  in secondo luogo hanno migliorato l'offerta dei privati arricchendo la vita sociale delle località turistiche con proposte aggiuntive per il tempo libero, soprattutto dove mancavano le condizioni economiche.  inoltre l'associazionismo, soprattutto ambientalista, ha contribuito alla tutela delle risorse alla base dello sviluppo turistico.  infine hanno stimolato la nascita diretta di imprese for profit , infatti il passaggio dall'associazionismo all'impresa è stato assai frequente: ad esempio molti tour operator sono stati creati da persone che avevano maturato il know bow necessario all'interno di associazioni non profit che organizzavano viaggi di vario tipo per i soci. Il settore turistico quindi sembra più di altri influenzato dalla presenza di un ricco tessuto istituzionale di cui fanno parte sia lo stato e gli enti locali, sia il mondo del non profit e questa presenza è tanto più importante quanto più si va alla ricerca di un turismo ad alto valore aggiunto da un lato o di un turismo soft, cioè a basso impatto ambientale o sociale, dall'altro.

Il cambiamento delle mode relative alle vacanze ha segnato una parallela evoluzione dell'andamento economico delle località turistiche. Questo aspetto ciclico è stato colto attraverso il cosiddetto modello del ciclo di vita , proposto da Butler nel 1980, con l'obiettivo di offrire un'interpretazione delle fasi di ristagno dei centri di vacanza che fornisse delle indicazioni operative. Questo modello era già stato adottato relativamente ai beni di consumo e nella versione adattata alle località turistiche vennero individuate sei fasi: esplorazione, coinvolgimento, sviluppo, consolidamento, stagnazione e infine le due possibilità alternative, dell'ultima fase, declino o rinascita. I. Nella fase di esplorazione una località che non fa parte del circuito turistico, conosciuto, viene scoperta dai primi visitatori. La località non dispone ancora di attrezzature turistiche specifiche e spesso non è nemmeno ben servita dalle vie di comunicazione; i pochi turisti hanno obbligatoriamente molti contatti con la popolazione locale. Questa fase è interamente dominata dalla domanda. II. Grazie alla pubblicità fatta dai primi esploratori e in virtù della realizzazione delle prime infrastrutture si entra nella fase di coinvolgimento , in cui la pressione dei primi turisti spinge il settore pubblico a migliorare le infrastrutture necessarie per la crescita del settore turistico. É questa la fase in cui

l’offerta diventa protagonista, cercando di elaborare un prodotto turistico che si incroci con le esigenze della domanda. III. Il circolo virtuoso dello sviluppo è innescato: progressivamente il numero dei turisti aumenta e può superare quello della popolazione residente. La località ormai entrata nel circuito turistico e se i capitali locali non sono sufficienti interverranno gli investimenti di società esterne specializzate. Questa fase, che può essere descritta come il momento d'oro di una località turistica, si presenta ricca insidie poiché, se non interviene un controllo a livello locale o nazionale, e l'ondata di investimenti può causare il deterioramento delle risorse naturali del luogo e privarlo di quelle caratteristiche che ne costituiscono l’attrattiva. IV. Terminata la fase espansiva, il tasso di crescita dei visitatori comincerà a diminuire la località è ormai completamente affermata nel settore turistico ed entra in una fase di consolidamento. V. Dopo il grande successo si apre quindi uno scenario molto più problematico: poiché il centro turistico ha strutture e caratteristiche legate a un tipo di vacanza che non è più di moda, diventa più, difficile attirare nuovi turisti e le sue sorti sono ormai legate alla conservazione della clientela abituale. É iniziata la fase di stagnazione , che potrebbe anche essere accompagnata dall'insorgere di problemi di tipo ambientale. VI. A questo punto si aprono due possibili soluzioni: ‣ Il declino , in cui l’area cessa di attirare turisti, conservando al massimo una dimensione locale con flussi di villeggianti nel fine settimana; e progressivamente gli impianti turistici vengono trasformati e destinati ad altri usi. ‣ L'altra possibilità è quella di inventare un secondo ciclo, proponendosi come centro di attrazione di tipo inedito. Il rinnovamento di una località località può assumere forme originali e può passare attraverso la costruzione di un casinò, rivolgendosi così a una clientela del tutto nuova, oppure attraverso la realizzazione di impianti per gli sport invernali o di centri congressuali allo scopo di incrementare la durata della stagione turistica e attirare un nuovo mercato. Un esempio è Rimini, che sta cercando di proporsi per il turismo congressuale e per quello culturale, allo scopo di utilizzare le strutture ricettive in periodi dell'anno complementari alla stagione balneare.

Questo modello, utile soprattutto a fini esplicativi, individua anche diversi momenti in cui è importante la collaborazione fra le autorità pubbliche e gli operatori privati: nella fase di coinvolgimento, in cui vanno realizzate le infrastrutture per accogliere i primi viaggiatori, nella fase di sviluppo per conservare le risorse naturali e quindi garantire una maggiore longevità turistica, nella fase di stagnazione per ripensare e riprogettare lo sviluppo turistico della località.

La terziarizzazione dell'economia che ha caratterizzato gli ultimi decenni del ‘900 ha generato un nuovo interesse al settore dei servizi e ha spinto gli studiosi a chiedersi quale ruolo essi possano svolgere nel processo di sviluppo dei paesi arretrati. Che il turismo potesse svolgere una funzione importante nell'economia di un paese era già emerso nelle riflessioni dei pensatori economici del ‘700: Pompeo Neri , economista e ministro per l'economia del Granducato di Toscana dal 1758, individuò nel turismo uno dei settori attraverso i quali fare arrivare la valuta straniera all'interno di un paese e così riequilibrare la bilancia dei pagamenti. Particolarmente significativi sono, a questo proposito, il caso italiano e quello spagnolo, perché in entrambi i paesi, il turismo ha contribuito fortemente al pareggio della bilancia dei pagamenti in anni cruciali per l’industrializzazione: in particolare nel periodo precedente la prima guerra mondiale per l'Italia e negli anni ‘60 e ‘70 per la Spagna. Il positivo esempio dei paesi del Mediterraneo contribuì a diffondere la convinzione che il turismo potesse diventare un importante mezzo per la crescita economica dei paesi in via di sviluppo, proprio perché esso si presentava come un possibile servizio da esportare in un contesto in cui l'avvio del processo di industrializzazione stimolava l'aumento dell'importazione di macchinari e di beni di consumo finali. La capacità del settore di portare nei paesi poveri valuta pregiata non esauriva però le problematiche del suo impatto sull'economia. Non a caso una delle critiche abitualmente rivolte al settore dei paesi poveri era proprio quella di generare un flusso di importazioni talmente elevato da neutralizzare l'effetto positivo sulla bilancia dei pagamenti stessa. Infatti si sosteneva che se un paese è costretto a importare tutto ciò che serve

inoltre la maggior parte delle attività ricettive e ricreative è detenuta da investitori nazionali piuttosto che stranieri.

  1. Secondariamente la ricerca dell'Unctad fa emergere diverse potenzialità connesse alla presenza di imprese straniere nel settore turistico, dall'introduzione di pratiche manageriali e di metodi di lavoro più efficienti e, a volte, anche più rispettosi dell'ambiente, all'inserimento di tali località sulla mappa del turismo internazionale. Un ruolo altrettanto importante lo riveste la presenza di politiche settoriali, dallo stimolo all’imprenditorialità locale, all’impegno nella realizzazione di infrastrutture alla creazione di percorsi formativi per gli operatori.
  2. Un terzo significativo risultato dell'indagine è di aver messo in evidenza che l'impatto del turismo non dipende tanto dalla forma proprietaria quanto dalle caratteristiche di quell’industria.

In sostanza quindi, il turismo può essere un engine of growth e quindi avviare da solo il processo di sviluppo in un Paese arretrato. L'esperienza empirica accumulata sino a oggi ci dice che anche il turismo, al pari dei settori industriali, può essere un protagonista di quel processo di modernizzazione delle Istituzioni sia economiche sia sociali, indispensabili per la crescita economica. Tuttavia, esso da solo non può traghettare un paese da una condizione di arretratezza verso lo sviluppo.

CAPITOLO 2 - I PRIMORDI DEL TURISMO

Possiamo distinguere due grandi categorie di domanda turistica:  Viaggi , dove la primogenitura spetta ai pellegrinaggi del ‘200 e ‘300 e soprattutto al Gran Tour;  Villeggiatura : il concetto di turismo come villeggiatura risale all’impiego del tempo libero nelle ville romane, agli sport campestri dei lord inglesi e alle villeggiature in campagna degli aristocratici europei durante il ‘500 e ‘600. É quindi un turismo stanziale, dedito agli ozi, che sceglie luoghi non urbani.

Vacanze romane fra città d’acque, campagna e viaggi culturali Il concetto di villeggiatura e di ferie era già ben definito in epoca romana: il feriari (essere in ferie) e il rusticari (trasferirsi per qualche tempo in campagna) erano parte integrante della vita sociale dell’antica Roma. Le due mete principali delle vacanze erano la campagna e il mare, corrispondenti a due differenti modi di concepire “l’ozio” che secondo i latini rappresentava il tempo da dedicare a se stessi per recuperare la tranquillità interiore. La vacanza in campagna rappresentava nell'immaginario collettivo il momento della serenità, il modo per distaccarsi dai rumori e dalle ansie dei ritmi cittadini: si diffuse soprattutto a partire dal I secolo a.C. quando Roma era già la capitale frenetica e multietnica di un grande impero. Tale vacanza era in perfetta sintonia con entrambe le filosofie dominanti:  Epicureismo : secondo l'epicureismo, poiché il mondo è senza scopo e ogni cosa è affidata al caso, l'uomo non può avere altro fine che quello di fuggire il dolore e cercare il piacere. Quello a cui fa riferimento Epicuro è il piacere dell'anima, il solo che l'uomo può stabilmente possedere: si tratta del piacere dello studio, dell'ozio e della pacata conversazione;  Stoicismo : faceva della virtù la fonte della libertà dell'uomo: si può godere di una perfetta libertà purché ci si emancipi dai desideri mondani e quindi una vita appartata diventa l'ideale stoico. La vacanza nella villa di campagna rimanda a una visione pacata di villeggiatura, spesa a metà fra l'ozio, cioè la cura di sé, e il lavoro. Le ville sono attrezzate per ogni tipo di attività fisica e di cura del corpo e l’abbronzarsi al sole era ritenuto salutare dai romani, soprattutto per le persone anziane, e faceva parte della pratica delle vacanze; esso precedeva l'immancabile bagno nelle terme pubbliche o nei bagni annessi alla villa. La campagna era comunque soprattutto il rifugio delle persone mature. La solitudine, il desiderio di tranquillità, la contemplazione dei paesaggi rappresentavano una modalità di utilizzo del tempo libero che però non portava moltissimi adepti fra i giovani. Ben diversa è l'immagine della vacanza al mare, la quale aveva come scopo il divertimento sfrenato. Nella seconda metà del I secolo a. C. la costa campana è il centro mondano di villeggiatura più famoso: le cittadine di Baia, Pozzuoli, Miseno sono il ritrovo di tutta l'aristocrazia romana, imperatori compresi. Queste località marittime erano anche dei centri termali: l’area compresa tra Baia e il lago Lucrino era famosa per le sorgenti calde presenti sia sulle colline sia sul litorale e quindi veniva proposto un prodotto sia termale che balneare. Il centro motore della vita mondana delle città d'acqua erano le ville private, dove abitualmente si tenevano cene, feste e spettacoli, oppure ci si ritrovava per una nuotata. L'aristocrazia romana, compresi gli imperatori, intrapresero una sorta di sfida per la costruzione della villa più grande e magnificente oppure più vicina al mare. Seneca non nascose i timori per le conseguenze di tali scelte così come Orazio e già da queste testimonianze si intuisce come a Baia lo sviluppo turistico avesse stimolato un'intensa attività edilizia con conseguente trasformazione del profilo urbanistico e paesaggistico. L'edilizia non fu l'unica attività economica a risentire positivamente dello sviluppo del turismo: anche il settore della produzione di cibi e alimenti poté giovarsi di un notevole sviluppo e così Baia e, in particolare, il lago Lucrino divennero famosi per l'itticoltura e per l'allevamento di ostriche. Il caso di Baia si presenta quindi come un'eccezione all'interno di quello che è stato qui definito proto- turismo. Infatti in questa località non si può certo dire che l'arrivo dei villeggianti non avesse influenzato l’economia e che il turismo non avesse avuto un impatto di tipo economico. Tuttavia, è anche importante sottolinearne l'unicità: infatti essa divenne la meta dell'unico grande centro di generazione di domanda turistica di quell’epoca, vale a dire Roma, la capitale dell'Impero. Baia, come altre località termali, venne presto associata a un'immagine di libertà dei costumi e da un lato attirò le critiche dei moralisti e di una parte del mondo culturale dell'epoca, ma dall'altra ne decretò il successo. Campagna e città d'acqua non furono le uniche mete dei viaggiatori romani: verso la fine del II secolo a. C.

costruire di gratuite per il popolo; il bagno era un piacere e nello stesso tempo una cura per il corpo, tant’è che le terme erano affiancate da palestre attrezzate per la ginnastica e terminata l’attività sportiva, si passava alla sauna e poi al bagno, prima in acqua calda e poi in acqua fredda. La grande fama delle terme romane e delle città di villeggiatura nate attorno agli stabilimenti era dovuta al fatto che essi si presentavano come i luoghi di ritrovo è di divertimento, che affiancavano alle strutture sportive giardini per le passeggiate, biblioteche, musei. Con la diffusione del cristianesimo si chiuse l'epoca dei bagni e alla cura del corpo e al mito della bellezza si sostituì il primato dello spirito e si affermò la mortificazione della carne. Questa nuova visione del rapporto tra spirito e corpo portò ben presto alla condanna delle pratiche termali sia del bagno naturale, sia del bagno artificiale in acqua fredda, calda o trasformata in vapore, che accompagnava le attività delle palestre. La pratica del bagno rigenerante non scomparve del tutto ma venne rinchiusa nei postriboli. La decadenza di questo svago può essere inserita in quel generale fenomeno di ruralizzazione della vita quotidiana che caratterizzó i secoli successivi alla scomparsa dell’impero romano. Il bagno a fini terapeutici o di divertimento sopravvisse invece fra le classi popolari: infatti le sorgenti e le acque con proprietà curative o ritenute tali continuarono a essere frequentate da quelle fasce di popolazione che ancora risentivano dell'influenza dei miti pagani. Anche in questo caso, tuttavia, non si trattava più di una pratica sociale diffusa, quanto della sopravvivenza di antiche conoscenze popolari sugli effetti terapeutici dell'acqua o della ricerca individuale di purificazione spirituale attraverso l’immersione nella natura. È probabilmente proprio questa permanenza del rito del bagno nelle tradizioni popolari che rese possibile la sua riscoperta e rivalutazione nel tardo medioevo. Occorsero, comunque, molti secoli perché le pratiche legate alle acque riconquisteranno una loro rispettabilità sociale anche fra i ceti alti della popolazione e quindi diventassero ancora una volta oggetto di studi e di investimenti: solamente a partire dal XIII-XIV secolo, prima la religione poi la medicina, iniziarono a rivalutare questo antico costume romano. La religione, che in un primo tempo aveva condannato tale pratica, Ientamente la fece propria arricchendola del simbolismo cristiano: la cura del corpo venne identificata con la purificazione dell'anima e i riti termali, quali bagni nell’acqua bollente o fredda, le abluzioni e altro divennero il simbolo dell’espiazione dei peccati. Nel corso del ‘300 iniziarono a comparire anche trattati medici sugli effetti terapeutici dell'idroterapia e della crenoterapia. Progressivamente le stazioni termali, uscite dall'ostracismo del primo cristianesimo, ritornarono a far parte delle pratiche sociali lecite, ma con una funzione completamente trasformata rispetto all'epoca romana: non più luoghi di piacere e di ritrovo, ma luoghi per la terapia, nei quali i ritmi di vita erano scanditi dalle prescrizioni mediche.

La nascita del turismo religioso ed i pellegrinaggi Molto probabilmente la prima forma di turismo a essere praticata nelle diverse civiltà umane, è stato il viaggio a scopo religioso, dato che forme di pellegrinaggio sono infatti state presenti in tutte le società antiche. Nelle prime grandi civiltà della storia, quelle di sumeri, di assirobabilonesi, ittiti e di egizi, potere religioso e politico erano strettamente connessi e le grandi città attiravano migliaia pellegrini in visita sia ai luoghi sacri sia ai rappresentanti del potere. Nell'antica Grecia erano presenti numerosissimi altari e oracoli, tutti mete di pellegrinaggio; ricordiamo, tra gli altri, l'altare di Argos nel Peloponneso e quello di Zeus a Dodona , ma il più famoso era l’oracolo di Apollo a Delfi. Inoltre, il turismo religioso é stato istituzionalizzato in tutte le grandi religioni, dall’induismo al buddhismo, dal cristianesimo all’islam. Il significato del pellegrinaggio cristiano è rintracciabile in quel passo dei Vangeli, in cui un angelo compare alle donne recatesi sul sepolcro di Cristo è le invita a cercarlo nella loro terra e così il viaggio religioso assume la nuova funzione di diffondere in tutto il mondo la fede cristiana. Nella lunga storia del pellegrinaggio cristiano tre mete hanno assunto un valore fondamentale:

  1. Gerusalemme , perla per la presenza del Santo Sepolcro. Il pellegrinaggio verso Gerusalemme conobbe una grande diffusione nel IV secolo, quando cessarono le persecuzioni e il cristianesimo divenne la religione degli imperatori. Questi primi pellegrini non erano semplici credenti, ma uomini di grande spiritualità che ripercorrendo le vie di Gesù e nella pace di luoghi solitari ricercavano un contatto diretto con il loro Dio. Nei secoli successivi il cammino per Gerusalemme iniziò a essere intrapreso anche da aristocratici e semplici fedeli che spesso univano allo scopo penitenziale lo spirito di avventura. Nell'XI secolo, con l'inizio delle crociate, la tipologia del pellegrino cambiò radicalmente:

i crociati erano soprattutto uomini che andavano in guerra e che non disdegnavano né i saccheggi né i furti. Dopo il 1244, quando i crociati persero definitivamente Gerusalemme, raggiungere la Terra Santa divenne sempre più pericoloso sia per l'ostilità delle popolazioni sia per la crescente instabilità politica dell'Europa orientale, tradizionale via di passaggio. I cattolici riprenderanno i viaggi verso Gerusalemme solamente nell'Ottocento;

  1. Roma , città del martirio degli apostoli Paolo e Pietro; Attorno al IV secolo si possono datare, anche i primi pellegrinaggi verso Roma: all'inizio si trattò di un fenomeno di devozione popolare, ma quando la chiesa di Roma prevalse sulle altre esso assunse un nuovo significato. Papi e imperatori si impegnarono a organizzare, sia gli spazi, costruendo basiliche e infrastrutture, sia i templi. Tra il IV e Il V secolo la chiesa compose un proprio calendario delle feste che disciplinò l’affluenza dei pellegrini. L’interesse religioso per Roma é da far risalire alla presenza di numerosissime tombe di martiri cristiani, nelle vicinanze delle quali vennero costruite anche piccole basiliche o oratori. Le mete più importanti erano le catacombe e i numerosi santuari e chiese costruite tra il IV e il V secolo. Nella fase iniziale il pellegrinaggio mobilitò soprattutto i residenti di Roma e delle regioni limitrofe, tuttavia furono molti anche gli ecclesiastici che arrivarono a Roma, spesso da lontano, per visitare le reliquie dei santi. Successivamente a essi si aggiunsero principi, grandi personaggi e imperatori i cui viaggi avevano sia uno scopo politico o d'affari, sia un significato religioso;
  2. Santiago di Compostela , che ospita la tomba di san Giacomo maggiore e inizió ad attirare fedeli a partire dal X secolo. Il successo di questa metà religiosa è legato al culto di san Giacomo maggiore, primo degli apostoli, che attorno all'anno mille diventò il protettore di tutta la Spagna e il simbolo della lotta contro i mori. Compostela é il luogo in cui venne ritrovato il sepolcro di San Giacomo e infatti nel ‘200 esso si propose come il simbolo della lotta contro i mori e divenne meta di pellegrinaggio di coloro che avevano combattuto i mussulmani. Nel corso del ‘600 Santiago cominciò a perdere di importanza in parte per la presenza di tanti altri corpi di santi in tutta la Spagna e in parte per la perdita delle reliquie che, nascoste nel 1589 allo scopo di proteggerle, non vennero più ritrovate. Nel tentativo di riportare al vecchio splendore la meta spagnola i responsabili della cattedrale avviarono un grande intervento di ristrutturazione per adeguare al nuovo gusto barocco la vecchia struttura; da allora in poi pur con un andamento fortemente ciclico la fama di Santiago non si é mai' offuscata completamente e proprio negli ultimi decenni ha conosciuto un nuovo vigore. Oltre a questi tre Fondamentali luoghi di culto il mondo cristiano ha sviluppato nel corso della sua storia centinaia di mete di pellegrinaggio, una prima moltiplicazione delle quali si ebbe nell'VIII e nel IX secolo a seguito della lotta iconoclasta. Un altro fattore che incise sulla diffusione dei luoghi sacri furono le ripetute invasioni dell'Europa occidentale da parte delle popolazioni barbariche, tra il IX e il X secolo: i numerosi eserciti che attraversarono l'Europa in quegli anni compirono razzie in tutti i più importanti santuari, dove proprio per l'afflusso di numerosi pellegrini si trovavano molte ricchezze. Di solito si trattava di santuari locali che in alcuni casi raggiunsero un certo prestigio, perché oltre a divenire luoghi di devozione popolare attirarono anche regnanti e papi che ne fecero un simbolo del loro potere: è il caso della devozione di san Martino a Tours in Francia e della tomba di san Michele Arcangelo nel Gargano. L'epoca tra il XII e il XIII secolo rappresentò l'apogeo del pellegrinaggio cristiano sia perché coinvolse una massa crescente di fedeli sia perché questa pratica conquistò un forte prestigio sociale. Il medioevo fu un'epoca in cui la religione divenne parte integrante di tutti gli aspetti della vita sociale e politica e soprattutto in cui l'elaborazione teorica prodotta in ambito ecclesiastico entrò a far parte della pratica sociale. La comunità cristiana riuscì a impregnare del suo spirito il mondo feudale tanto che l'organizzazione della società, il funzionamento delle istituzioni nonché l’agire quotidiano, avevano tutti un fine trascendente che era la salvezza nel Regno dei cieli. Il pellegrinaggio era una vera e propria istituzione che in quanto tale godeva del riconoscimento sociale: il pellegrino intraprendeva il suo viaggio con l'approvazione di tutta la società e la tutela delle leggi dell’epoca. Prima di partire poteva redigere il suo testamento, nel quale sceglieva gli eredi e gli amministratori dei suoi beni e indicava la durata della sua assenza superata la quale sarebbe stato considerato morto. Era la Chiesa stessa a preoccuparsi che il testamento fosse rispettato e in alcune regioni il clero locale conservava direttamente i beni; in ogni caso le proprietà del pellegrino non potevano essere toccate nemmeno a seguito di una sentenza giudiziaria. Il pellegrinaggio era anche una delle pene che venivano inflitte dai tribunali civili in genere contro chi aveva commesso peccati contro la chiesa, poiché presentava molti vantaggi, tenendo il

Compostela, che legò la sua fortuna nel periodo medievale al fatto di essere eletto a simbolo della lotta contro i mori. Tutti questi luoghi sono poi accomunati da un forte intervento di tipo urbanistico e architettonico, mirante a creare le condizioni per ricevere e ospitare un numero crescente di fedeli; ovunque si è proceduto in breve tempo alla realizzazione di una grande basilica che potesse ospitare tutti i pellegrini in occasione dei riti religiosi e contemporaneamente si sono sviluppate le prime strutture ricettive, spesso gestite da religiosi. Il pellegrinaggio penitenziale per eccellenza fu quello che dal 1300 porta a Roma migliaia di fedeli in occasione dell’anno santo. Con la fine delle crociate nel 1291 si fece strada l'idea di legare l'indulgenza plenaria a un evento straordinario creato dalla chiesa stessa: fu papa Bonifacio VIII a proclamare il primo giubileo nel 130036. Esso venne preceduto da numerosi lavori per la sistemazione delle strade di accesso a Roma allo scopo di facilitare l’arrivo di personaggi importanti e richiamò in Italia circa 200 mila fedeli. Questo primo giubileo ebbe però anche un forte significato político, poiché venne proclamato in una fase di grandi tensioni tra la chiesa, che voleva affermare il proprio potere spirituale universale sull'autorità temporale dei vari regnanti e i nascenti stati nazionali, che proprio in quella fase storica stavano costruendo la propria individualità. Era insomma in atto uno scontro fra ideale teocratico da una parte e affermazione dell'indipendenza delle monarchie dai due grandi poteri universali dell'impero e della chiesa dall'altra. II giubileo del 1300 fu uno dei trionfi del papato medievale e da esso Bonifacio VIII trasse nuova fiducia nella propria potenza e nella propria visione teocratica. I 200 mila pellegrini che raggiunsero Roma durante questo primo anno santo erano ben diversi da quelli del IV secolo: arrivarono anche donne e bambini e questo pose seri problemi organizzativi soprattutto per l'approvvigionamento di cibo, che fu in qualche modo garantito imponendo ai piccoli centri nei dintorni di Roma di inviare giornalmente pane nella capitale e ai pellegrini di portare con sé una certa quantità di alimenti. II secondo giubileo si tenne nel 1350 durante il papato di Clemente VI : anche in questa, occasione affluirono a Roma migliaia di donne, bambini, poveri e ricchi, ma comparve una prima significativa differenziazione di censo, poiché mentre prima i poveri si spostavano in gruppi numerosi sia per motivi di sicurezza sia per rendere più piacevole il viaggio, i ricchi, oltre a cercare soluzioni più confortevoli, spesso evitarono il pellegrinaggio inoltrando domanda di dispensa al papa e sostituendolo con un esborso monetario. Un giubileo importante fu quello del 1450 perché venne proclamato in un momento di debolezza della, chiesa cattolica proclamata da oltre un secolo di lotte interne che ne aveva indebolito non solo il prestigio spirituale, una anche l’autorità nei confronti dei sovrani europei. I giubileo della prima metà del ‘ risentirono di quella fondamentale trasformazione che stava vivendo l'Europa con la nascita della riforma protestante, il grande movimento religioso che cercò di dare risposte a un desiderio di spiritualità interiore e austera che la chiesa romana non era in grado di soddisfare. La riforma protestante assunse spesso l'aspetto di un attacco ad alcune tradizioni consolidate della chiesa cattolica, prima fra tutte le indulgenze, considerate una sorta di compravendita dell'espiazione dei peccati attraverso la quale la chiesa romana si arricchiva. Ovviamente anche il giubileo venne duramente attaccato: i giubilei del 1500, del 1525 e del 1550 risentirono di tale clima e non portarono a Roma molti pellegrini, anche per la mancanza di un adeguato impegno organizzativo da parte delle autorità ecclesiastiche. Tra il 1575 e il 1650 si registrò una nuova fioritura del pellegrinaggio romano: era iniziata l'epoca della controriforma, cioè della risposta della chiesa cattolica alla diffusione del protestantesimo. Questi giubilei assunsero una particolare valenza religiosa e politica per la chiesa romana, la quale in questo modo affermò l'importanza della ritualità collettiva e valorizzò la remissione dei peccati e la penitenza come «momenti pubblici» fondamentali. Proprio per il loro significato di riconferma della supremazia della chiesa di Roma i giubilei della controriforma furono anche molto curati, sul piano organizzativo e pubblicitario. Essenzialmente la macchina organizzativa si muoveva su tre livelli: pubblicazioni, cura del cerimoniale e predisposizione degli alloggi necessari. L'anno santo era scandito da due cerimonie principali: l' apertura e la chiusura della porta santa e lo svolgimento di queste cerimonie implicava un notevole impegno finanziario poiché spesso accorreva preoccuparsi per tempo di far ristrutturare o di costruire ex novo le chiese coinvolte, così come di risistemare le strade. L'aspetto organizzativo più impegnativo era sicuramente la predisposizione di vitto e alloggio per tutte le migliaia di persone che giornalmente si presentavano alle porte della città. La ricezione venne affidata alla rete di enti assistenziali: si trattava di strutture di beneficenza privata e religiosa che erano nate per alti motivi, essenzialmente per assistere. Importantissimo fu da questo punto di

vista il ruolo svolto a Roma dall' Arciconfraternita della Santissima Trinità dei Pellegrini che dal 1550 diede vita a un complesso sistema ricettivo per fornire ospitalità a chi arrivava a Roma. Dalla fine del ‘600 alla metà del ‘700 il fascino dei giubilei si appannò: vi fu un forte calo numerico dei pellegrinaggi e molte critiche, anche all'interno del mondo cattolico, piovvero su questa pratica e in generale sul numero eccessivo di festività del calendario liturgico, che finiva con l'incentivare l'ozio piuttosto che il lavoro. Nel corso dell'800 si tenne solamente il giubileo del 1825, che fu anche l’ultimo anno santo proclamato dalla Roma dei papi. La sua organizzazione fu molto facilitata dalla rete stradale realizzata nel periodo napoleonico e dall’apertura dei due nuovi valichi alpini: il Moncesino e il Sempione. Inoltre, gli alberghi erano ormai divenuti piuttosto confortevoli. Tuttavia esso fu, un giubileo in tono la torei ohie non juse ad attirare pellegrini stranieri: a Roma quasi esclusivamente italiani, appartenenti allo stato pontificio e al regno di Napoli, e tra l'altro si trattó in gran parte di poveri. Il giubileo successivo venne proclamato nel 1200, quando Roma faceva già parte del Regno d'Italia. Per il papa esso rappresentó l’occasione per riaffermare la cristianità di Roma di fronte al nuovo governo laico del giovane stato italiano e per dimostrare al mondo il grande livello di autonomia concessa al papa. I giubilei del ‘900 appartengono già a una nuova epoca turistica: spesso i viaggi sono organizzati da agenzie di viaggio, si può raggiungere Roma in treno, pullman o in aereo e lla durata del pellegrinaggio è molto breve e perfettamente conciliabile con l'attività lavorativa. Per quanto riguarda l'alloggio le confraternite, quasi scomparse, vengono sostituite da appositi comitati e dagli istituti religiosi. Ma l'aspetto più importante dei giubilei del ‘900 è il progressivo coinvolgimento dei fedeli di tutti continenti e la crescente spiritualizzazione dell'evento. Importante fu il giubileo dell'anno 2000: dal punto di vista religioso le innovazioni rilevanti riguardano il nuovo significato dell’indulgenza plenaria, poiché nella Bolla che indice l’anno santo del 2000 é il pontefice a chiedere perdono per tutti i peccati presenti e passati della chiesa.

L’epoca dei “grandtouristi” Dal ‘400 le trasformazioni culturali che portarono prima all'umanesimo e poi al rinascimento diffusero una diversa concezione dell'individuo nella quale l'arte, la cultura e la scienza acquisirono un nuovo ruolo e soprattutto la formazione letteraria e artistica divenne un momento fondamentale nella vita delle classi aristocratiche. Questa rivoluzione culturale cambiò il modo di fare turismo gli itinerari dei viaggi si allontanarono da santuari e luoghi sacri per toccare le città d'arte dell'Europa centrale e mediterranea, poiché i nuovi viaggi non avevano più come obiettivo le indulgenze, ma quello di ricevere una formazione culturale e acquisire una nuova sensibilità artistica o scientifica. Tra il ‘500 e l'800 la moda del Grand Tour si diffuse progressivamente dalla Gran Bretagna alle classi aristocratiche dell'Europa continentale, soprattutto francesi e tedesche, poi all'alta borghesia e infine ad artisti e scrittori. Il giovane studente veniva affiancato durante il viaggio da uno o più tutori che dovevano guidarne l'apprendimento culturale nonché scegliere i maestri nelle varie città in cui si soggiornava. All'inizio aveva in genere una durata piuttosto lunga, che andava a dai 3 ai 4 anni, proprio perché esso doveva garantire la formazione culturale dei giovani ed era concepito come una sorta di scuola itinerante. Era necessario fermarsi per lungo tempo nei nuovi paesi se si voleva imparare la lingua e acquisire le nozioni fondamentali di alcune discipline artistiche; in genere esso rappresentava Il momento conclusivo del percorso di studi. Gli itinerari dell'aristocrazia dell'Europa continentale differivano in parte da quelli inglesi, ma tutti passavano per l'Italia, che divenne una delle mete obbligate. Tale preferenza, traeva origine dal primato culturale dell'Italia, considerata il paese delle 100 città. Nella seconda metà del ‘600 accanto al Grand Tour si diffuse anche la nuova pratica di un lungo soggiorno nei collegi di educazione riservati ai nobili, assai frequenti nelle città italiane sin dall'inizio del secolo; Il successo turistico dell'Italia sino al ‘600 ha quindi la sua origine nell'immagine «di civiltà urbana progredita e creatrice», le università italiane godevano di prestigio internazionale e nella divisione internazionale del lavoro l’Italia figurava come centro propulsore. L'Italia conquistò il primo posto delle preferenze dei grandtouristi, adattandosi bene alla nuova dimensione che in questo secolo il Grand Tour aveva assunto, quella paesaggistica. L'aspetto della formazione culturale passò in secondo piano, sostituito da un atteggiamento più turistico: Il viaggio di piacere attraverso l'Europa offriva la possibilità di vedere ambienti naturali inconsueti, assai diversi da quelli del paese di origine. Emerse un aspetto ludico, sensitivo, naturalistico del viaggio, che mise parzialmente in ombra le motivazioni formative. La trasformazione provocò dei cambiamenti nelle modalità organizzative: la durata del viaggio si ridusse tanto che all'inizio dell'800 difficilmente superava i 4 mesi e cambió la fascia di età riguardando uomini sui 30-40 anni. Anche