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Patrizia Battilani- Sintesi "Vacanze di pochi, vacanze di tutti: l'evoluzione del turismo europeo"
Tipologia: Sintesi del corso
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Caricato il 14/10/2019
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Il pellegrinaggio oltre ad avere un dovere morale spesso era anche un'imposizione di legge; il Grand Tour sanciva l'apparteneza a un determinato stato sociale ( l'upper class inglese) o a un gruppo ( il mondo degli artisti ). Tutti questi viaggiatori erano pochi, ed è questa la differenza sostanziale perchè l'impatto sull'economia dei luoghi che visitavano era spesso troppo modesto per i loro canoni. Il Novecento è considerato il secolo del turismo di massa, dove si possono comprare prodotti standardizzati oppure si può scegliere di scoprire il vero tenore di vita dei luoghi che si vogliono visitare. L'unica figura scomparsa è quella dell'esploratore a causa della standardizzazione di alcuni servizi, in primo luogo i voli aerei e la conseguente diminuzione dei costi, che hanno creato una libertà di scelta che nel passato non esisteva moltiplicando i profili del turista. È possibile identificare 4 epoche diverse del fenomeno turistico:
soprattutto nei paesi poveri dove spesso le attività turistiche hanno causato problemi di marginalizzazione delle popolazione originarie. Il turismo di massa è contraddistinto dall'azione di due forze contrapposte: da un lato i tour operator , impegnati in una radicale opera di stardardizzazione dei servizi allo scopo di creare economie in scala nella vendita, dall'altro gli operatori locali impegnati in un processo di differenziazione attraverso il quale rafforzare o difendere la capacità di attrazione delle località in cui svolgevano la loro attività e fidelizzare il cliente. L'offerta turistica americana si è caratterizzata per la presenza di grandi società private che hanno guidato la formazione di bacini turistici, la Francia ha seguito un modello basato sulla presenza di imprese di piccola e media dimensione, il modello del turismo italiano invece è incentrato sulla piccola e media impresa, sulla presenza di una rete diffusa di associazioni e su amministrazioni pubbliche. La presenza delle associazioni ha anche garantito una certa vivacità culturale nelle cittadelle delle vacanze e in molti casi ha contribuito alla difesa delle risorse naturali. Dove questa molteplicità di soggetti non era presente, il settore turistico non è decollato, questo è il motivo del mancato successo per lanciare il turismo nel Mezzogiorno. Questo modello italiano del turismo diffuso ha però contrapposto un grave limite, quello dell'incapacità di proporre ai turisti sistemi integrati regionali, limitandosi a valorizzare le singole località. I fattori che hanno facilitato lo sviluppo di questo settore sono:
in questa fase dove vi è un migliormento delle infrastrutture. In questa fase l'offerta diventa protagonista. Si allarga così la comunità dei turisti
L'analisi input-output permette di offrire una diversa ottica evidenziando i paesi ritardatari. In molte realtà il turismo straniero si è diffuso in anticipo sulla domanda locale generando problematiche di tipo sia economico che sociale. Infatti i turisti stranieri abitualmente si rivolgono ad agenzie e a tour operator del paese di origine, quindi i costi e i benefici che i paesi in via di sviluppo ottengono dal turismo internazionale dipendono dalle caratteristiche di tali contatti. Tali investimenti sono diventati veicoli per la diffusione di comportamenti di stile " occidentale ". Nel 2005 una delle agenzie delle Nazioni Unite (Unctad) ha permesso di puntualizzare tre elementi: In primo luogo la presenza di investimenti stranieri nel settore turistico è risultata molto meno estesa di quanto si potesse pensare. Inolte la maggior parte delle attività ricettive e ricreative è detenuta da investitori nazionali piuttosto che stranieri. Secondariamente la ricerca fa emergere diverse potenzialità connesse alla presenza di imprese straniere nel settore turistico, dall'introduzione di pratiche managerialie di metodi di lavoro più efficienti e più rispettosi dell'ambiente. I paesi di più antica tradizione turistica ( esempio, Egitto ) si rivelano più capaci di imitare le innovazioni introdotte dalle imprese straniere più avanzate. Un ruolo importante lo riveste la presenza di politiche settoriali ( impegno nella realizzazione di infrastutture ad esempio). Infine un terzo significativo risultato dell'indagine è di aver messo in evidenza che l'impatto del turismo non dipende tanto dalla forma proprietaria ( e quindi gli investimenti siano locali o meno) quanto dalle caratteristiche di quell'industria. CAP. 3 Sono città di villeggiatura quelle città in cui le attività economiche dominanti erano fornire alloggio, svago, beni e servizi a clienti sia temporanei sia residenti. La loro nascita è espressione da un lato di una espansione urbana, dall'altro di una trasformazione del settore turistico. Lo sviluppo del turismo moderno, anticipato dalla prima rinascita termale fra XIII e XVI sec. in varie città europee. L'invenzione delle città delle vacanze comincerà in Inghilterra nella seconda metà del Seicento. Questo passaggio dalle ville private di campagna allo spazio urbano potrebbe essere indicato come il momento di svolta in cui collocare la nascita del turismo moderno. Il primo esempio di turismo moderno fu quello termale, che nacque in Gran Bretagna verso la fine del Seicento e conobbe il suo sviluppo maggiore tra la metà del Settecento e l'inizio dell'Ottocento. Dopo alcuni secoli di declino, nel basso medioevo le cure termali ritornarono di moda in diverse regioni d'Europa, fra cui anche l'italia ( Francia, Svizzera e Boemia) senza però che nessuna località si trasformasse in una meta interazionale. In Inghilterra la città termale più importante è Bath, la cui storia come centro di villeggiatura può essere fatta iniziare già nel Cinquecento. L'elemento medico-curativo restò assolutamente predominante. Mancavano ancora a Bath non solo i servizi ricreativi, ma anche le fondamentalistrutture igienico-sanitarie, come le fognature. Malgrado vi fossero 11 locande e diversi alloggi privati, i viaggiatori lamentavano spesso la mancanza di camere libere nei periodi di alta stagione. Il quadro cominciò a cambiare all'iniziomdel Seicento quando si intensificarono sia gli investimenti dei privati sia l'intervento della pubblica amministrazione. Bath continuò ad esercitare nel tempo un certo fascino presso i nobili inglesi. A fine Seicento la sua capacità ricettiva era più che raddoppiata. Gradualmente l'enfasi si spostò dalla cura ai divertimenti: è con questa dotazione di strutture e di fama che Bath si avviò verso quello che è stato considerato il suo periodo d'oro: il Settecento. L'innovazione degli inglesi fu di dimostrare questi centri di cura in città di villeggiatura, specializzati nel ricevere e far divertire i turisti. In particolare tre strutture segnarono la trasformazione dal luogo di cura a centro di villeggiatura: il parco termale, la diffusione di strutture ricreative come teatri, ristoranti in prossimità dello stabilimento e infine gli alberghi di grandi dimensioni. La città termale inglese rappresentò un modello sia per le altre località sia per i centri balneari del secolo successivo. Luogo di incontro di tutta l'aristocrazia inglese, essa venne gradualmente occupata dalla classe media, dai commercianti
precoce sviluppo industriale ed economico che comportarono trasformazioni culturali e sociali Gli inglesi iniziarono prima di altri a cunsumare servizi turistici perchè addottarono uno stile di vita che portava a separare nettamente non solo il tempo di lavoro da quello dell'ozio, ma anche i luoghi di lavoro da quelli per il tempo libero. L'altra conseguenza del precoce sviluppo fu la formazione di un ceto borghese sufficientemente ricco e numeroso da generale e sostenere un livello di domanda turistica. In tutta Europa c'erano gli aristocratici, ma solo la Gran Bretagna poteva vantare già all'epoca una classe media. La presenza dell'aristocrazia continuò a conferire prestigio, ma furono i grandi numeri, con l'arrivo del ceto medio appunto, a creare un mercato sufficientemente ampio e a garantire la prosperità del turismo moderno. Il secondo gruppo di fenomeni è collegato a quella trasformazione dei consumi, delle conoscenze e dell'immaginario collettivo che portò i vacanzieri inglesi a privilegiare il soggiorno in certi luoghi, perchè i primi turisti inglesi scelsero di fare villeggiatura nelle località termali e quindi le abbandonarono per le città balneari, per restare poi affascinati dalle montagne alpine. È la scienza medica a guidare progressivamente alla conquista dell'acqua termale e poi all'aria di mare nell'Ottocento. Vi è una diffusione del desiderio di impiegare il tempo libero in un contesto urbano. Importante fu l'impiego finanziario dei proprietari terrieri e degli imprenditori insieme alla costruzione e sviluppo delle ferrovie. Per molto tempo le spiaggie del Mediterraneo non esercitarono alcuna attrattiva e solamente nel Novecento, mentre la fama delle città balneari inglesi scemava, i piccoli paesi che sorgevano lungo le coste di questo mare acquisirono un grande prestigio internazionale. Ripercorrendo le tappe di tale processo vediamo che nella prima fase vi è la nascita dei centri balneari sul mare del Nord e sul mar Baltico. Anche nei territori tedeschi la creazione delle località balneari venne preceduta dalla diffusione dei dettami medici sul ruolo dell'acqua fredda e dell'aria di mare. Questi nuovi luoghi di soggiorno furono il frutto di una pianificazione e riproduzione fedele al modello di Brighton. Il loro minore successo può essere imputato alle diverse abitudini dell'aristocrazia centro-europea ma anche alla forte competizione esercitata dalle stazioni termali che in queste zone si svilupparono quasi contemporaneamente a quelle balneari. La prima grande stazione balneare del Mediterraneo a inserirsi nel circuito internazionae fu la francese Sète , visto che i turisti cercavano un mare freddo, essa si offrì per il turismo invernale. La stagione durava da ottobre ad aprile, poi all'inizio di maggio le località mediterranee si svuotavano. Esse offrivano un mare simile a quello già noto agli inglesi, ma in un altro periodo dell'anno, in pratica inventarono un nuovo prodotto turistico. Il fatto di insistere su una stagione differente permise a tali località di non entrare mai in competizione diretta con le coste fredde del mare del Nord. Anche lo sviluppo di Sète venne preceduto dalla diffusione dei nuovi dettami medici sulle qualità terapeutiche dell'aria di mare e dei bagni tiepidi e infine il sole: non a caso i medici di Montpellier furono i primi a riconoscere gli effetti benefici dei raggi solari in Francia. Nel frattempo il bagno freddo stava passando di moda. Il momento d'oro delle località francesi iniziò nella seconda metà dell'Ottocento e nel giro di pochi decenni la Costa Azzurra e una parte della riviera italiana divennero i salons d'Euope. Cannes, Nizza, Montecarlo, Mentone e Sanremo si trasformarono da piccoli villaggi agricoli nelle mete invernali più famose e alla moda degli aristocratici europei ai quali poi si aggiunsero quelli americani: era un turismo di élite fatto di grandi alberghi e di personaggi famosi. S trattava di un turismo che si caratterizzava per soggiorni lunghi e per la richiesta di strutture ricreative e ricettive di prestigio. I centri del Mediterraneo si distaccarono dai modelli dell'Europa centro-settentrionale, incentrati sulla moda della borghesia locale, proprio per la clientela cosmopolita. Il turismo balneare invernale rappresentò una svolta significativa poichè esso si sviluppò in aree arretrate la cui economia si fondava sulla pesca e su pochi prodotti agricoli e quindi prive dei
capitali necessari per far prosperare un turismo che aveva assunto immediatamente una connotazione internazionale. Inoltre molti impianti erano stati costruiti grazie all'apporto di capitali stranieri, soprattutto inglesi. Esemplare è il caso di Nizza dove la sua grande espansione si basava sulla realizzazione di grandi alberghi e di strutture di lusso, tra i quali i casinò grazie proprio ai capitali stranieri. La prima guerra mondiale rappresentò un momento di arresto per il ricco turismo dell'alta società europea; gli anni Venti e Trenta alzarono il sipario su una realtà sociale profondamente mutata. Al declino del turismo balneare invernale contribuì anche la scoperta della " montagna bianca" e degli sport invernali. Negli ultimi decenni del Settecento mentre i turisti già affollavano le spiagge dell'Europa settentrionale la gente del sud si immergeva nelle acque calde delle proprie coste senza ricercare alcun effetto benefico, se non un pò di sollievo dalla calura e il puro divertimento. I grandturisti inglesi e continentali descrissero stupiti questo diverso modello di bagno. La scienza medica scoprì le funzioni benefiche dell'aria di mare e del sole. L'attribuzione di una funzione benefica al sole modificò lentamente anche il rapporto con la spiaggia, che era stata quasi completamente trascurata dai villeggianti nel corso dell'Ottocento. Alla fine del secolo la diffusione delle sabbiature ( bagni di sabbia calda) fece da battistrada a un rapporto più stretto con la spiaggia. Negli anni Venti e Trenta nacque il mito dell'abbronzatura e la spiaggia assunse un ruolo centrale nella vita balneare ---> il bagno perse la funzione terapeutica e divenne un momento di svago. Con la crescita delle località mediterranee le stazioni balneari del nord vennero relegate al turismo locale. Il turismo di élite non rappresentava più il fulcro economico di questa industria ma fu testimone della nascita del turismo della classe media la quale sceglieva soluzioni meno costose come pensioni e alberghetti. Lo sviluppo del turismo montano fu preceduto da una ricostruzione dell'immagine della montagna e dei suoi abitanti, poichè era rimasta imprigionata nelle descrizioni fornite dai geografi romani, che l'avevano dipinta come un luogo brutto, spaventoso e abitato da popoli barbari. Un primo tentativo di modificare l'immaginario collettivo fu nel 1500 con l'umanesimo e il rinascimento. Il riscatto della montagna si ebbe nel Settecento grazie a, sia all'entrata in crisi dell'estetica e del classicismo che alla rivoluzione scientifica. La montagna e l'ambiente naturale in generale divennero il nuovo laboratorio degli esperimenti e delle osservazioni scientifiche. Infine con la nascita del mito del buon selvaggio ( Rousseau) i montanari acquisirono un'immagine positiva di una popolazione sana e semplice. L'alpinismo fu il precursone del turismo, i primi scalatori furono animati da scopi scientifici. Dal 1760 al 1865 centinaia di appassionati si diedero appuntamento ai piedi dei monti più alti. Furono gli inglesi a decretare il successo della montagna, la loro passione per le scalate non aveva motivazioni di ordine scientifico ma bensì sportivo. Rimase però una pratica elitaria per poter garantire lo sviluppo di queste località. Incominciarono a nacquere le prime strutture ricettivi per ospitare gli scalatori, prima fu a Chamonix , oggi in territorio francese. Seguirono ben presto i villaggi ai piedi delle Alpi svizzere, che nell'Ottocento seppero porsi come le località più importanti per il turismo montano internazionale. A sancire il successo di questo nuovo tipo di turismo fù una clientela molto meno sportiva rispetto agli scalatori e assai più varia. Ancora una volta furono gli inglesi, in genere il ceto alto borghese, a ricercare e portare al successo queste nuove mete dei viaggi curativi e di piacere. Il primo paese in cui si affermò il turismo montano fù in Svizzera. In generale le prime abitazioni ad aprirsi ai turisti furono quelle del pastore protestante o del parroco del paese, poi anche le famiglie con case di una certa dimensione iniziarono a predisporre qualche
L'invenzione del parco fu il risultato di una molteplicità di elementi. Il primo luogo in un paese giovane, privo di testimonianze artistiche di alto valore attorno alle quale riendicare un'identità culturale e storica, l'ambiente naturale, assunsero lo stesso significato che per un europeo aveva l'arte rinascimentale o l'impressionismo. Tuttavia anche il desiderio di conservare una testimonianza di come erano gli Stati Uniti in origine è stato importante. L'ambiente naturale era stato modificato e a volte annullato. La vittoria dei coloni americani sull'ambiente aveva bisogno di una sua testimonianza storica e la conservazione dei paesaggi originari rispondeva a una precisa esigenza: tramandare alle generazioni future questo ricordo. La prima area di grandi dimensioni a diventare oggetto di tutela fu la Yosemite Valley nel 1864, con lo scopo di creare un luogo in cui entrare in contatto con la natura selvaggia. Qualche anno dopo fu creato quello dello Yellowstone ( 1872) al quale seguì la riserva delle cascate del Niagara. I grandi parchi americani nacquero ben prima che si affermasse la cultura della protezione dell'ambiente. La storia dello Yellowstone più di altre può aiutarci a comprendere la mille contraddizioni fra le quali si affermò una cultura della protezione ambientale negli Stati Uniti e come si spostò con il turismo naturalistico. Un gruppo di cittadini del Montana suggerirono per la prima volta la protezione. Nel 1872 il primo Parco nazionale americano venne istituito. I primi decenni di vita dello Yellowstone furono segnati da lunghe battaglie fra i difensori del concetto di parco e i portatori di interessi privati. Vi fù la richiesta di estendere all'interno del parco la propria rete ferroviaria allo scopo di acquisire il monopolio sull'accesso al parco e di utilizzare la cascate sullo Yellowstone per produrre energia elettrica--> progetto respinto. La seconda fu relativa alla lotta contro i cacciatori di frodo. Quando ormai i bisonti sopravvissuti non erano che 25, si decise di concentrare la loro presenza in zone protette allo scopo di grantirne se non altro la riproduzione. Con la legge del 1916 sui parchi nazionali si istituì il National Park Service (Nps), un ufficio autonomo. Nel frattempo i visitatori dei parchi, in particolare quelli dello Yellowstone, erano notevolmente aumentati. Negli anni Venti e Trenta lo Yellowstone si dotò sia di una rete stradale interna sia di un insieme di strutture ricettive di genere rustico. Il periodo fra le due guerre mondiali radicò in modo definitivo i parchi nella cultura americana e fece della loro frequentazione un diffuso modello di vacanza. Negli anni Sessanta il Nps cercò di intensificare i rapporti con la comunità scientifica sia assumendo personale con una formazione di tipo scientifico sia avviando progetti di ricerca. In Europa invece l'amore per il paesaggio assunse forme diverse e non portò alla costruzione di aree protette. I primi parchi nazionali vennero istituiti in Svezia nel 1909, e in Svizzera. Nei primi anni Venti alti parchi vennero realizzati in Germania, in Italia, in Norvegia e in Polonia. Anche se i parchi europei nacquero dopo quelli americani, a loro va riconosciuto di aver per imi introdotto il concetto di protezione dell'equilibrio naturale. Dal punto di vista pratico molti parchi naturali europei nacquero da ex riserve di caccia dei sovrani. Ad esempio, l'origine dei primi due parchi italiani, quello del Gran Paradiso e quello d'Abruzzo. Nonostante i fini ricreativi abbiano accompagnato la nascita dei parchi naturali non si può dire che essi siano stati istituiti per scopi turistici. La Zozzazione è la divisione dell'intero territorio del parco in zone.