

































Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Riassunto Vacanze di pochi vacanze di tutti , libro di sociologia battilani
Tipologia: Sintesi del corso
1 / 41
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!


































Capitolo 1 : TURISMO E SVILUPPO ECONOMICO: UN PROBLEMA APERTO
Il tempo libero: una precondizione. La nascita del turismo e la sua affermazione sono legati al tempo libero. Per i romani, il tempo libero rappresentava una condizione sociale, e veniva rivendicato come diritto; solamente al cittadino nobile era riconosciuto il diritto all'otium. Nel medioevo l'ozio veniva percepito come la causa dei vizi umani; era il lavoro che rendeva l'uomo degno di sé stesso. Nel basso medioevo però, il tempo libero inizia a riacquistare uno spazio nella vita di tutti i giorni e viene fatta una distinzione tra ci ò che èlecito e ci ò che non lo è. Ritornano così di moda le antiche forme turistiche, come i soggiorni termali e le altre attività ludiche. Fino alla rivoluzione industriale non ci fu una netta separazione tra tempo libero e tempo dedicato al lavoro, infatti secondo il sociologo Dumaziender, è sbagliato usare questo termine per le società preindustriali, perch é mancano di due condizioni fondamentali: il lavoro e il tempo libero. In realtà, nella fase iniziale dell'industrializzazione il tempo libero era poco. Nell'800 la vita media non superava i 30/40 anni, oggi invece ha raggiunto gli 80 anni, e in parallelo i sistemi pensionistici hanno creato i presupposti per non lavorare negli ultimi 10-20 anni di vita. Le ore dedicate al lavoro dipendono dalla durata della giornata lavorativa, dalle giornate di ferie retribuite e dalla presenza di feste nazionali. Per quanto riguarda la riduzione dell'orario giornaliero, il processo ha origine nella seconda metà dell'800 grazie alla nascita dei sindacati. Tale processo si accelerò nel periodo fra le due guerre, tanto che nel 1919 fu creato l'Ilo (l'organizzazione mondiale del lavoro) che esortò i paesi membri a standardizzare la durata della giornata lavorativa a 8 ore. Nel corso del 900 infatti, date le condizioni adatte, si passerà da un turismo d'élite a un turismo di massa.
presenti sul territorio);
Nei due modelli che hanno caratterizzato l'Europa (community model e state and community model), lo stato centrale e i vari enti locali hanno un ruolo importante sia nella fase di produzione del prodotto sia nella fase promozione. L'interesse dello stato verso il settore turistico maturò molto lentamente, tanto che nell'800 è quasi assente. Solo nei primi anni del 900, i principali paesi europei iniziarono a dotarsi di organismi nazionali per la promozione turistica; la prima fu la Spagna nel 1905, seguita poi dall'Austria, la Francia e infine anche l'Italia (1919). In Italia fu istituito l'Enit, il quale si impegnò su 3 fronti: l'attività di propaganda all'estero anche con la creazione di agenzie di viaggio, la creazione di scuole alberghiere e la predisposizione di un sistema di statistiche turistiche nazionali. Altro compito importantissimo svolto dallo stato e dagli enti locali è la protezione delle risorse naturali e artistiche attorno alle quali vengono costruiti i prodotti turistici. Esempio di Bagnoli (Napoli): vi fu costruito uno stabilimento termale molto frequentato. L'Ilva, una delle maggiori industrie siderurgiche del paese, scelse di localizzare i suoi nuovi stabilimenti proprio a Bagnoli, approfittando della legge del 1904 sulla rinascita economica di Napoli. La costruzione dell'impianto impedì lo sviluppo turistico, e causò anche la chiusura degli stabilimenti termali esistenti, a causa dell'inquinamento prodotto dall'Ilva.
In questo caso lo stato avrebbe dovuto evitare la costruzione di tale industria, in modo da far crescere il settore turistico dell'area.
Il contributo dell'associazionismo. Oltre allo stato e agli enti locali, anche le associazioni hanno contribuito alla crescita del mercato turistico.
Le associazioni, oltre a creare nuove forme di turismo (turismo montano grazie alla creazione dei club alpini), hanno migliorato l'offerta dei privati arricchendola con proposte aggiuntive per il tempo libero. Hanno contribuito alla tutela delle risorse alla base dello sviluppo turistico, e alla nascita di imprese; infatti molti tour operator sono stati creati da persone che hanno maturato una certa conoscenza all'interno delle associazioni ( know how ). Lo stesso Thomas Cook iniziò la sua attività per organizzare il meeting dell'Associazione contro l'alcolismo di cui faceva parte.
attrezzature turistiche specifiche. Questa fase è interamente dominata dalla domanda);
sposterà i suoi capitali verso il turismo. La protagonista di questa fase è l'offerta);
come la fase d'oro di una località turistica, ma è una fase ricca di insidie perché se non interviene un controllo a livello locale, l'ondata di investimenti può provocare il deterioramento delle risorse naturali);
A questo punto si aprono ci sono due soluzioni:
Molto importante è il ruolo svolto dagli investimenti stranieri nello sviluppo delle attivit à turistiche dei paesi arretrati. Solitamente i turisti stranieri si rivolgono ad agenzie e tour operator del paese di origine per organizzare una vacanza all'estero; tali intermediari, a volte investono direttamente in strutture ricettive nei paesi di destinazione, altre volte invece si assicurano i servizi firmando contratti direttamente con le imprese locali. Quindi i costi e i benefici che i paesi in via di sviluppo ottengono dal turismo, dipendono dalla tipologia di contratti.
Inoltre, non va dimenticato che il turismo, tende a modificare il paesaggio e l'ambiente. Si è fatta un po’di chiarezza su tali problematiche, con un programma di ricerca avviato nel 2005 da una delle agenzie delle Nazioni Unite. Questo studio ha permesso di puntualizzare su vari punti: la presenza di investimenti stranieri nel settore turistico è meno estesa rispetto a quanto si potesse pensare. La ricerca inoltre ha fatto emergere le diverse potenzialit à legate alla presenza di imprese straniere nel settore turistico, dall'introduzione di pratiche e metodi di lavoro più efficienti e a volte più rispettosi dell'ambiente. Tale effetto positivo, dipende anche dalle politiche attuate dai singoli governi.
Capitolo 2 : I PRIMORDI DEL TURISMO Possiamo distinguere due grandi categorie di domanda turistica: i viaggi e la villeggiatura. A esse corrispondono la fruizione di un particolare insieme di servizi turistici. Nel primo caso la primogenitura spetta ai pellegrinaggi del Duecento e del Trecento e soprattutto al Grand Tour. Il concetto di turismo come villeggiatura risale all’impiego del tempo libero nelle ville
caratteristiche e le doti terapeutiche. I romani appresero dai greci l’uso delle acque termali, nonché l’interesse per lo studio delle loro propriet à. Tuttavia, l’aspetto più interessante dell’esperienza romana è la progressiva diffusione di un termalismo mondano, legato al benessere del corpo piuttosto che alla cura delle malattie, e completamente dissociato da componenti religiose. A partire dal II secolo a.C. si era diffusa la moda dei bagni pubblici. La moda delle terme permise al regime imperiale di abituare a una maggiore igiene la gran parte della popolazione. Erano poi presenti anche strutture internamente private, spesso molto più costose di quelle pubbliche. Il bagno era un piacere e nello stesso tempo una cura per il corpo.
Tuttavia, la grande fama delle terme romane e delle città di villeggiatura nate attorno agli stabilimenti era dovuta al fatto che essi si presentavano come i luoghi di ritrovo e di divertimento. Fra uomini e donne non esisteva alcuna separazione negli spogliatoi né nelle vasche e anche gli approcci omosessuali non erano rari. Con la diffusione del cristianesimo si chiuse l’epoca dei bagni: alla cura del corpo e al mito della bellezza si sostituì il primato dello spirito. Questa nuova visione del rapporto fra spirito e corpo portò ben presto alla condanna delle pratiche termali. La pratica del bagno rigenerante, di svago, non scomparve del tutto. La decadenza di questo svago può essere infatti inserita in quel generale fenomeno di ruralizzazione della vita quotidiana che caratterizzò i secoli successivi alla scomparsa dell’impero romano. Il bagno a fini terapeutici o di divertimento sopravvisse invece fra le classi popolari. Tuttavia, non si trattava più di una pratica sociale diffusa; soprattutto queste fonti non avevano più una centralità nell’ambito dello spazio urbano. Occorsero, molti secoli perché le pratiche legate alle acque riconquistassero una loro rispettabilit à sociale ace fra i ceti alti della popolazione e quindi diventassero ancora una volta oggetto di studi e di investimenti: a partire dal XIII - XIV secolo prima la religione poi la medicina iniziarono a rivalutare quanto antico costume romano. La religione, che in un rimo tempo aveva condannato tale pratica, lentamente fece propria arricchendola del simbolismo cristiano: la cura del corpo venne identificata con la purificazione dell’anima e i riti termali. Ormai il cristianesimo era penetrato anche nei miti più profondi della cultura popolare. Nel corso del Trecento iniziarono a comparire anche trattati medici sugli effetti terapeutici dell’idroterapia e della crenoterapia. Progressivamente le stazioni termali, uscite dall’ostracismo del rimo cristianesimo, ritornarono a far parte delle pratiche sociali lecite, ma con una funzione completamente trasformata rispetto all’epoca romana: non più luoghi di piacere e di ritrovo, ma luoghi per la terapia.
diffusione nel IV secolo, quando cessarono le persecuzioni e il cristianesimo divenne la religione degli imperatori;
pellegrinaggi verso Roma. All’inizio si trattò di un fenomeno di devozione popolare, ma quando la chiesa di Roma prevalse sulle altre esso assunse un nuovo significato. Tra il IV e il V secolo la chiesa compose un proprio calendario delle feste che disciplinò l’affluenza dei pellegrini. L’interesse religioso per Roma è grazie alla presenza di numerosissime tombe di martiri. Le mete più importanti erano le catacombe e i numerosi santuari e chiese costruiti tra il IV e il V secolo. Nella fase iniziale il pellegrinaggio mobilitò soprattutto i residenti di Roma e delle regioni limitrofe, tuttavia furono molti anche gli ecclesiastici che arrivarono a Roma, spesso da lontano, per visitare le reliquie dei santi. Successivamente a essi si aggiunsero principi, grandi personaggi e imperatori i cui viaggi avevano sia uno scopo politico o d’affari sia un significato religioso. Ma la fama di Roma, scopo il 1300, si legò soprattutto allo svolgimento dell’anno santo;
Pellegrinaggio legato al culto di Giacomo che attorno all’anno mille il protettore di tutta la Spagna e il simbolo della lotta contro i mori. Compostela è il luogo in cui venne ritrovato il sepolcro di san Giacomo, la cui origine è narrata da molte leggende; esso iniziò ad attirare fedeli sin dal X secolo, che volle in questo modo dare centralit à alla riconquista della Spagna da parte dei cristiani. Infatti, nel Duecento, si propose come il simbolo della lotta contro i mori e divenne meta di pellegrinaggio di coloro che avevano combattuto i musulmani. Il periodo d’oro di Santiago fu il XII secolo.
Oltre a questi fondamentali luoghi di culto il mondo cristiano ha sviluppato nel corso della sua storia centinaia di mete di pellegrinaggio. Un altro fattore che incise sulla diffusione dei luoghi sacri furono le ripetute invasioni dell’Europa occidentale da parte delle popolazioni barbariche, tra il IX e il X secolo.
Il fenomeno del pellegrinaggio non era solamente una pratica religiosa, ma una vera e propria istituzione che in quanto tale godeva del riconoscimento sociale: il pellegrino intraprendeva il suo viaggio con l’approvazione di tutta la società e la tutela delle leggi dell’epoca. Inoltre, le leggi dei vari stati punivano con particolare severità chi derubava e assaliva i viaggiatori, per non dare delle sanzioni ecclesiastiche. Il pellegrinaggio era anche una delle pene che venivano inflitte dai tribunali civili in
genere contro chi aveva commesso peccati contro la chiesa, poiché presentava molti vantaggi, tenendo il condannato lontano dalla città e non costando nulla alla comunità.
Quello medievale fu soprattutto un pellegrinaggio penitenziale poiché chi intraprendeva questo viaggio era motivato dal desiderio di espiare i propri peccati e riguadagnarsi così l salvezza eterna, offrendo un esempio illuminante della compenetrazione fra vita sociale ed elaborazione religiosa che caratterizzò questo periodo storico.
Dalla fine del VI secolo all’inizio del VII la nuova disciplina si diffuse rapidamente nell’area che oggi corrisponde ai paesi evangelizzati. La grande epoca dei pellegrinaggi medievali si concluse nel Trecento quando essi non vennero più imposti per sentenza e quando i viaggi unirono ai motivi religiosi anche ragioni culturali e di puro piacere. I pellegrini si stavano trasformando in semplici viaggiatori, mentre la società europea iniziava il suo percorso di secolarizzazione. Nei secoli successivi il pellegrinaggio perse progressivamente l’appoggio delle istituzioni che nel medioevo avevano contribuito al suo sviluppo, in primo luogo delle autorità ecclesiastiche, poi del mondo culturale, infine dello stato.
Il pellegrinaggio nelle forme in cui esso si era sviluppato nel medioevo, non si conciliava più con il nuovo mondo dell’illuminismo e della rivoluzione industriale. È in quest’ottica con il nuovo sentire e la nuova organizzazione della societ à e dell’economia, che i pellegrinaggi cambiarono aspetto, divenendo intanto viaggi di pochi giorni verso santuari più vicini, e sostituendo inoltre la componente spirituale di riavvicinamento a Dio e il pellegrino di richiesta alla compravendita delle indulgenze.
caratteristiche originarie;
popolare sia la programmazione di precisi interventi da parte delle istituzioni, soprattutto quelle religiose.
In genere la scoperta di una nuova meta di pellegrinaggio è legata al verificarsi di un evento straordinario e in parte casuale come il ritrovamento di reliquie, il verificarsi di apparizioni o la sepoltura di un religioso di grande prestigio. Dal VIII secolo in poi divenne sempre più frequente la dispersione delle reliquie attraverso l’Europa e la loro appropriazione da parte dei privati. Numerosi sono gli esempi di mete di pellegrinaggio sorte con la sepoltura di religiosi: tra le più famose ricordiamo Tours, dove visse e morì San Martino, Canterbury, che raccoglie le spoglie di san Thomas Becket, Padova, che ospita la tomba di Sant’Antonio, e san Giovanni Rotondo, dove si venera Padre Pio. Nel tardo medioevo il pellegrinaggio alle tombe dei santi passò lentamente di moda, sostituto dapprima dalle visite alle statue miracolose e successivamente dalle apparizioni di Maria.
Il verificarsi di un evento miracoloso di per sé non è mai stato sufficiente ad attirare per lunghi periodi di tempo i viaggiatori perché lo sviluppo di una nuova meta presuppone che la notizia si diffonda nel resto del mondo. In ogni caso per poter far sopravvivere nel tempo la notorietà di un santuario, oltre a diffondere le notizie sui miracoli era necessario l’appoggio dia della chiesa sia dello stato. In questo modo è stato attribuito loro prestigio e inoltre essi sono potuti diventare una delle tante mete dei viaggi verso i luoghi sacri organizzati dalle innumerevoli associazioni religiose presenti in Europa. Tutti questi luoghi sono poi accomunati da un forte intervento di tipo urbanistico e architettonico, mirante a creare le condizioni per ricevere e ospitare un numero crescente di fedeli.
Zelanda. La moda dell’esotico assunse a volte un aspetto più culturale: si diffuse una nuova figura di viaggiatore, quella dell’erudito eclettico, archeologo dilettante alla ricerca delle testimonianze delle antiche civiltà. L’Egitto fu uno dei paesi che esercitò il fascino maggiore e l’archeologia rappresentò il principale richiamo. Oggi assistiamo alla diffusione di una nuova tipologia di Grand Tour a scopo educativo: si tratta dei soggiorni a quelle che a metà Seicento portarono verso le università di Padova, Bologna e di tante altre città i giovani aristocratici di tutta l’Europa. L’aspetto del Grand Tour come viaggio culturale e contemporaneamente di svago ha lasciato un’eredità ovvero quello che noi oggi chiamiamo turismo culturale.
Capitolo 3 : LA NASCITA DEL TURISMO MODERNO Sono dette città di villeggiatura, città del tempo libero o ancora città del loisir quelle località in cui le attività economiche dominanti erano fornire alloggio, svago, beni e servizi a clienti sia temporanei sia residenti. La loro nascita è espressione da un lato di una più generale fioritura urbana, dall’altro si una trasformazione del settore turistico. Nell’epoca di questa trasformazione, che pota alla nascita di servizi dedicati a chi si trasferisce in un luogo diverso da quello di residenza per motivi di piacere e allo sviluppo di città la cui struttura urbanistica è pensata in funzione del tempo libero, possiamo collocare la nascita del turismo moderno, anch’esso figlio della rivoluzione industriale e della specializzazione delle attività produttive. Si assiste alla specializzazione non solo dell’offerta ma anche della domanda di servizi per il tempo libero che si concentra in certi luoghi e in determinate stagioni dell’anno. Lo sviluppo del turismo moderno avvenne in Gran Bretagna e fu un fenomeno parallelo all’industrializzazione.
L’attrattiva delle città termali dipendeva molto dalla loro capacità di far divertire i villeggianti. La città termale inglese nel corso del Settecento guidò la transazione dalla cura allo svago per la classe aristocratica e rappresentò un modello sia per le altre località sia per i centri balneari del secolo successivo fu appunto Bath. Essa venne gradualmente occupata dalla classe media e verso il 1770 era già frequentata più da commercianti che da professionisti o aristocratici. Ragioni del successo di Bath: l’offerta di molti momenti e luoghi per lo svago, la presenza di negozi esclusivi che proponevano tutte le novità della moda e la presenza dell’alta società dell’epoca. È evidente che tale fervore verso gli investimenti turistici era stato alimentato da un ambiente propizio anche in termini di domanda di strutture ricettive, ricreative e di beni di lusso. Parte dal successo di Bath è infatti da ricollegare alla sua felice posizione geografica. La sua parabola si consumò nel giro di u secolo. Infatti, con l’inizio dell’Ottocento essa lentamente ritornò a essere una semplice citt à di cura e nel 1830 si presentava essenzialmente come luogo di ritiro per invalidi e anziani. Il declino di Bath per molti aspetti fu inevitabile perché legato al passaggio delle mode: non a caso anche le altre citt à termali seguirono una parabola simile, tutte
soppiantate dal nuovo imperativo della villeggiatura al mare. Il declino non significò la fine delle attivit à di tipo turistico, ma un profondo cambiamento nella clientela. Verso la fine del Settecento la moda della vacanza nelle città termali venne esportata nell’Europa continentale, dove il centro più famoso divenne Spa. Sull’onda dell’esempio inglese il termalismo divenne una moda generalizza in tutti il continente europeo, non solo a Spa. Principi e aristocratici in generale patrocinarono lo sviluppo di numerose località. Spesso le città termali continentali superarono lo splendore di Bath e si proposero per un turismo ancora più esclusivo, come nel caso di Spa.
Èpossibile individuare un tragitto comune dei centri termali mitteleuropei che si compone di una fase iniziale caratterizzata dall’impiego dei medici locali nella pubblicità delle proprietà curative delle acque e dal contemporaneo patrocinio di qualche nobile di alto rango che con la sua presenza portava prestigio alla località assicurando l’arrivo di una clientela selezionata. A questo punto agli operatori economici locali spettava realizzare le prime strutture e avviare il decollo della nuova città del loisir. Nella fase di sviluppo vero e proprio è collocabile nella seconda met à dell’Ottocento l’apporto di capitali regionali o nazionali fu spesso decisivo.
Nell’Europa centrale sia il decollo dia il declino delle località termali avvenne in ritardo di quasi un secolo rispetto ai centri inglesi.
Il turismo balneare invernale si sviluppò in aree arretrate, come appunto le riviere francesi e italiana, la cui economia si fondava sulla pesca e su pochi prodotti agricoli e quindi prive dei capitali necessari per far prosperare un turismo che aveva assunto immediatamente una connotazione internazionale. La distanza fra la comunità locale e i turisti invernali si palesava anche nell’organizzazione dello spazio urbano, dal momento che spesso i quartieri turistici erano separati dal nucleo originario. Inoltre, molti impianti erano stati costruiti grazie all’apporto di capitali parigini o stranieri, soprattutto inglesi.
In tali località il turismo non diventò un corpo estraneo, ma anzi si integrò progressivamente nelle altre attivit à economiche facendo prosperare i settori commerciali e artigianali, garantendo lavoro ai residenti e attirando flussi migratori dalle province limitrofe. La prima guerra mondiale rappresentò un momento di arresto per il ricco turismo se l’alta societ à europea; gli anni Venti e Trenta alzarono il sipario su una realtà sociale profondamente mutata che si rispecchiò immediatamente sui flussi turistici. Al declino del turismo balneare invernale contribuì anche la scoperta della “montagna bianca”.
Se i primi scalatori furono animati da scopi scientifici, ben presto il divertimento divenne la vera e unica regione. La prima meta fu la conquista del monte Bianco la cui cima fu raggiunta nel 1786, dopo venti anni di tentativi. Furono gli inglesi a decretare il successo della montagna. La diffusione di questa pratica fu promossa da numerose associazioni che nacquero in tutta l’Europa proprio con questo scopo. Le associazioni nazionali diedero poi vita a sezioni regionali o provinciali e si impegnarono nella promozione della montagna in ciascun paese europeo.
Nel corso di un secolo l’alpinismo cambiò l’immagine della montagna, rendendola una meta attraente e affascinante. Infatti, se è vero che portò i primi turisti, nello stesso tempo rimase una pratica troppo elitaria per poter garantire lo sviluppo di queste località. Fu comunque per ospitare gli scalatori che nacquero le prime strutture ricettive in quelli che non erano altro che piccolissimi villaggi alpini. A sancire il successo di questo nuovo tipo di turismo non furono però gli scalatori, ma una clientela molto sportiva e assai più varia. Quiete, relax, un contesto rurale e aria pura furono le parole guida della vacanza in montagna nell’Ottocento. La montagna d’estate venne a svolgere una funzione simile, a quella delle coste meridionali in inverno: offrire un clima fresco per superare le calde estati. Ancora una volta furono gli inglesi, in genere il ceto alto borghese a ricercare e portare al successo queste nuove mete dei viaggi curativi e di piacere. Le stazioni climatiche montane si posero come ritrovi mondani del tutto simili a quelli costieri.
Il primo paese in cui si affermò il turismo montano fu la Svizzera, che gi à a metà Ottocento poteva fornire una discreta gamma di strutture ricettive in tutte le principali località. In generale le prime abitazioni ad aprirsi ai turisti furono quelle del pastore protestante o del parroco del paese. L’aspetto più interessante del turismo montano svizzero fu però che l’apertura di piccole locande a gestione famigliare venne ben presto seguita dalla costruzione di grandi e lussuosi alberghi, adatti ad accogliere una clientela internazionale di prestigio e capaci di attirare subito l’attenzione dei nascenti tour operator.
Questa prima stagione d’oro del turismo svizzero si concluse nel 1873, quando la grande depressione internazionale colpì l’Europa e rallentò per diversi anni anche i flussi turistici. Cominciò a farsi sentire la concorrenza delle localit à balneari
francesi. Questa crisi produsse la prima riorganizzazione delle attività nella storia del turismo svizzero: se da un lato tutti applicarono forti riduzioni di prezzo al fine di invogliare una clientela sempre più distratta e anche con minori possibilità economiche, contemporaneamente si cercò di migliorare la qualit à dei soggiorni in montagna attrezzando i villaggi con “divertimenti artificiali”. Soprattutto gli ospiti inglesi diedero un importante contribuito alla svolta sportiva del soggiorno montano. Tuttavia, fu solamente con la scoperta della montagna in inverno che lo sport divenne il nuovo imperativo dei soggiorni in quota. Quando ormai il turismo montano di tipo climatico aveva posto le proprie radici, iniziò il rapido percorso del turismo montano invernale le cui vicende sono strettamente legate al successo degli sport sulla neve. È solo con la diffusione degli sport invernali che tale forma di turismo si affermò.
A partire dal periodo 1860-1870 gli albergatori di diverse località avevano cercato in vario modo di attirare anche in inverno i villeggianti, insistendo sulla salubrità del clima asciutto e sulla piacevolezza delle passeggiate in slitta. Il vero problema restava organizzare il tempo dei villeggianti. Il primo sport amato dai villeggianti non fu lo sci ma il pattinaggio, molto amato dagli inglesi che più di altri affollavano in inverno gli alberghi svizzeri. Altrettanto popolari erano le corse con le slitte per i pendii delle montagne. Lo sci, invece, restò praticamente assente sino al Novecento. Lo sci entrò quindi nell’Europa continentale esclusivamente a scopo di divertimento e all’inizio senza riscuotere un grande successo; fu infatti necessario far arrivare istruttori dalla Norvegia per permettere ai continentali di padroneggiare questo sport.
Sino alla prima guerra mondiale lo sci si collocò in fondo alle preferenze dei turistici che rimasero molto legati al pattinaggio, alle varie forme di slitte e ad altri sport sulla neve che si andavano via via diffondendo. Allo sviluppo del turismo invernale contribuirono anche i primi tour operator inglesi. Se c’è un luogo che pi ù di altri è esemplare del percorso di nascita delle vacanze in montagna questo è Saint-Moritz.
A fine Seicento la località attraversò un secondo periodo di giovinezza. Il villaggio continuò a essere visitato da persone che si curavano con le acque anche nel secolo successivo. Nemmeno la realizzazione del primo stabilimento termale nel 1831, cambiò l’immagine di una localit à in cui l’offerta ricettiva era basata sulle case private in cui non esisteva nessun tipo di attività ricreativa. La svolta nella storia di Saint-Moritz fu rappresentata dalla realizzazione del primo albergo nel 1856, pensato e realizzato per una clientela di ceto elevato. Successivamente l’albergo venne allargato. Saint-Moritz iniziò così a proporsi come un’attraente località di vacanze. La grande depressione che colpì l’economia fra il 1870-1880 risparmiò Saint- Moritz ma stimolò comunque lo sviluppo di strutture ricreative e sportive.
L’amministrazione comunale iniziò a svolgere un ruolo molto pi ù attivo. Lentamente Saint-Moritz si stava trasformando in un vivace e raffinato centro turistico. Los viluppo della stagione invernale rafforzò la nuova immagine della cittadina. Inoltre, la cittadina venne collegata alla rete ferroviaria svizzera, tedesca e francese e si migliorarono le vie di comunicazione con la pianura padana. Il grande afflusso di villeggianti incentivò la creazione di nuovi hotel di lusso. La stagione invernale non superò mai quella estiva in termini di arrivi, ma fu quella che diede il tono alla localit à. Se in estate il 50% dei turisti era svizzero, in inverno a Saint-Moritz si radunava l’aristocrazia di tutta l’Europa.
Il secondo esempio di località turistica montana, completamente inventata viene invece dalla Francia e più precisamente dall’Alta Savoia. Già verso la fine degli anni Trenta lo stato francese aveva cominciato a interrogarsi sul futuro turistico della montagna, incaricando un’apposita commissione di redigere una sorta di elenco dei luoghi in grado di essere trasformati in stazioni sciistiche. Terminata la guerra il progetto ritornò attuale e il 3 maggio 1946 il consiglio municipale autorizzò la reazione di una nuova stazione sciistica nell’ambito di un progetto internamente pubblico che si inseriva nel più vasto programma di ricostruzione e modernizzazione della Francia postbellica. Tra il 1950 e il 1951 il nuovo villaggio prese forma con quartieri commerciali, grandi alberghi, chalet individuali, pensioni, una chiesa, l’arrivo e la partenza per le piste da sci.
Negli Stati Uniti era cominciata la costruzione delle prime grandi stazioni sciistiche e, in particolare, di Sun Valley e di Aspen. Venne individuata un’area, nello stato dell’Idaho, all’epoca senza prospettive economiche e duramente colpita dalla crisi del 1929, ma con pendii e una struttura che ricordavano le alpi europee. Per prima cosa vene assunto un esperto di comunicazione. La notte di Capodanno del 1936 si inaugurò la prima stagione sciistica di Sun Valley, nonché del suo primo lussuoso albergo. Dopo la seconda guerra mondiale la località entrò in una fase di stagnazione, in parte dovuta all’emergere di mete alternative. Ancora una volta fu l’intervento di una grande società a segnare la trasformazione. Negli stessi anni in cui veniva inventata Sun Valley, anche Aspen cominciò a prendere forma. Nata nel 1879 come citt à mineraria, aveva conosciuto un rapido declino dopo il 1893.
Dopo la guerra la sorte delle montagne del Colorado si legò alle vicende dei veterani della 10 th^ Mountain Division i quali, dopo essere rientrati dal fronte europeo, cercarono di far fruttare la conoscenza della montagna e dello sci progettando stazioni sciistiche. Nel corso degli anni Cinquanta, in risposta alla crescente domanda, la Corporation costruì altri tre impianti di risalati e predispose molte nuove piste.
dopo quelli americani, a loro va riconosciuto di aver per primi introdotto il concetto di protezione non tanto del paesaggio quanto l’equilibrio naturale e delle diverse forme di vita presenti al loro interno. Molti parchi naturali europei nacquero a ex riserve di caccia dei sovrani, che in quanto tali erano state sottratte al disboscamento a fini agricoli o per la produzione di legame. È questa, ad esempio, l’origine anche de primi parchi italiani, quello del Gran Paradiso e quello dell’Abruzzo.
Nonostante i fini ricreativi abbiano accompagnato la nascita dei parchi azionali, non si può certo dire che essi siano stati costituiti a scopi turistici. Infatti, i fini di protezione e di tutela degli aspetti naturalistici spesso non si sposano con l’accoglimento di un numero crescente di turisti. D’altra parte, si deve tenere conto del fatto che proprio la presenza di numerosi parchi ha permesso la valorizzazione della natura e ha contribuito a creare una diversa sensibilità ecologica.
Un tentativo di trovare una mediazione fra la finalità ricreativa ed educativa da una parte e quella conservativa dall’altra è rappresentato dalla zonizzazione, cioè dalla divisione dell’intero territorio del parco in zone: alcune di riserva vera e propria alla quale i turisti non possono accedere e altre più antropizzate. Il principio della zonizzazione applicato in tutti i parchi europei ha trovato le sue esecuzioni più felici in Francia e in Gran Bretagna, dove spesso di è riusciti a integrare le esigenze della popolazione residente con quelle della protezione della natura.
In conclusione, possiamo osservare che i parchi sono divenuti templi o monumenti anche per gli europei e sono in grado di esercitare un fascino notevole sui turisti. Tuttavia, i problemi legati alla compatibilità fra le esigenze di tutela naturalistica e quelle di uno sfruttamento turistico delle aree interessate sono tuttora aperti.
Capitolo 4 : IL SECONDO DOPOGUERRA: DAL TURISMO DI MASSA AL TURISMO POSTMODERNO La seconda metà del Novecento è stata una delle epoche pi ù feconde per il settore turistico. Unanime è la convinzione che esso dispieghi tutte le sue potenzialità ed effetti, sia positivi sia negativi, negli anni che seguono il secondo conflitto mondiale. Dagli anni Ottanta i comportamenti dei turisti e le modalità di elaborazione del prodotto turistico avviano una nuova trasformazione che ben presto farà parlare di epoca del turismo postmoderno. Il turismo si conferma (ancora una volta) come un prodotto complesso i cui cambiamenti si associano a nuovi approcci culturali, ma anche a innovazioni tecnologiche e organizzative.
Possiamo riportare la periodizzazione proposta nel 1994 dai geografi Shaw e Williams secondo i quali il turismo di massa è nato in America negli anni 20-30, stimolato dalla diffusione delle ferie retribuite e dell’automobile, in 5 fasi:
Nei primi anni 50 negli Stati Uniti lo sviluppo del trasporto aereo a comanda conobbe un ulteriore sviluppo per effetto delle necessità di trasporto generate dal conflitto coreano. Quello charter è un volo organizzato da una societ à che noleggia un aereo cercando di farlo partire pieno, cioè con quasi tutti i posti occupati. In questo modo può realizzare profitti pur vendendo i biglietti ad un prezzo inferiore a quello praticato dagli aerei di linea.
La comparsa dei charter nel Mediterranei iniziò nell’immediato dopoguerra. Si creò così un insieme di tante piccole compagnie che operavano con vecchi aerei, in genere piuttosto piccoli; spesso erano le stesse agenzie di viaggio che organizzavano i pacchetti tutto compreso noleggiando un piccolo aereo e un corrispondente numero di camere di albergo. Il segmento dei voli charter si muoveva con un ritardo di una generazione rispetto alla navigazione di linea: così ogni innovazione tecnologica del settore aeronautico rappresentava un’opportunità di sviluppo anche per il settore dei charter.
Fu quindi sull’ondata dell’innovazione tecnologica che le compagnie maggiori iniziarono a emergere e a dominare il mercato dei pacchetti vacanze con volo aereo. I pacchetti turistici comprensivi di trasferimento aereo divennero il nuovo fattore di espansione della domanda turistica. La forte crescita dei charter trova conferma nel fatto che già negli anni Settanta essi avevano superato i voli linea nel traffico intraeuropeo.
La principale linea direttrice dei voli charter divenne quella nord-sud, cioè dalla Gran Bretagna e dall’Europa continentale verso i paesi del Mediterraneo, Spagna, Italia e Francia. Il paese che più di ogni riuscì a cogliere le opportunit à di sviluppo offerte dalla nuova organizzazione dei trasferimenti aerei fu la Spagna che passò da un traffico di 153mila viaggiatori nel 1957 ai 12,3milione del 1971. Per capire l’intensità che questo fenomeno assunse in Spagna bisogna ricordare che nel 1971 fra i paesi del Mediterraneo in seconda e in terza posizione si collocavano l’Italia con 2,4 milioni e la Grecia con 1,4 milioni di passeggeri su voli charter.
favore di una visione che fa dell’esperienza turistica un approfondimento e un ampliamento del mondo esperienziale abituale delle persone;
Il primo di tali mutamenti va ricollegato all’evoluzione dei contest urbani e del rapporto fra i residenti e la città verificatisi negli ultimi trent’anni del Novecento. Lo sviluppo turistico degli ultimi due secoli potrebbe essere descritto come l’affermarsi di un diverso modello urbano incentrato sull’attività ricreative e salutiste contrapposto alla città industriale. Negli anni Sessanta e Settante profondi cambiamenti nell’economia e nella cultura cominciarono ad alterare tali specializzazioni: in primo luogo il maggiore benessere e una diversa concezione della qualità della vita imposero la riqualificazione delle città industriali; secondariamente l’avvio di un lungo processo di
Ancora una volta le tendenze del settore turistico sembrano il risultato dell’interazione di fattori di tipo culturale con fattori economici.
Capitolo 5 : IL TURISMO NEL MONDO L’obiettivo di questo capito è quello di far emergere le caratteristiche delle diverse aeree del mondo e il ruolo svolto dal turismo nel loro processo di sviluppo economico.
1. La centralità del Mediterraneo nel turismo novecentesco: il turismo moderno fu essenzialmente un’invenzione europea che poi venne progressivamente imitata negli altri continenti. Tuttavia, sia nell’Ottocento sia nel Novecento l’Europa conservò un suo primato sia nell’invenzione dei prodotti sia nelle quote di mercato internazionali. Solamente negli Stati Uniti riuscirono progressivamente a conquistare una posizione altrettanto importante.
Se nell’Ottocento il paese di riferimento per il turismo europeo fu il Regno Unito, nel Novecento la regione più interessante divenne il Mediterraneo per una molteplicità di ragioni: per la capacità di attrarre i turisti; per l’’impatto che l’attività turistica ebbe sullo sviluppo economico di questi paesi. La Francia è il paese europeo storicamente leader nel settore turistico. Essa fu, assieme all’Italia, la principale meta del turismo culturale all’epoca del Grand Tour, e nell’Ottocento, con l’invenzione della Costa Azzurra, esse diede avvio alla riscoperta del Mediterraneo.
Questa supremazia di confermò nel periodo fra le due prime guerre e venne mantenuta per tutti gli anni Cinquanta. Tuttavia, negli anni Sessanta la Francia fu il primo paese del Mediterraneo a risentire della concorrenza delle nuove destinazioni. Essa fu anche il primo paese ad affrontare il problema della riqualificazione dei prodotti legati al turismo di massa, tanto che nel 1963 lanciò quel grande piano di riqualificazione delle localit à balneari.
Negli anni Ottanta, poi, la Francia fu tra i primi paesi a scoprire la dimensione territoriale dei prodotti turistici e ad avviare un processo di valorizzazione dell’intero patrimonio culturale, ma anche storico ed economico. La Spagna è il classico esempio di un paese nel quale il turismo è stato un “ engine of growth ” poiché dagli anni Sessanta in poi le entrate turistiche hanno rappresentato una quota elevatissima dell’attivo della bilancia commerciale. Il turismo quindi è riuscito a svolgere quel ruolo di sostegno al processo di industrializzazione che un’agricoltura povera e arretrata non avrebbe ai potuto ricoprire. Va precisato che questo è stato possibile solo perché parallelamente di è sviluppato anche il settore industriale.
Fu solamente alla fine del Settecento che anche la Spagna, così come l’Italia meridionale e la Grecia, fu inserita negli itinerari turistici. La nascita di un turismo culturale internazionale fu quasi parallela alla comparsa delle prime località climatiche. Per tutto l’Ottocento la Spagna conservò una posizione marginale nei flussi turistici internazionali, incapace di contrastare la ledearship italiana nel turismo culturale e quella della Riviera francese per i soggiorni climatici. La cattiva qualità delle strutture ricettive, fatta eccezione per i pochissimi gradi centri a livello europeo, e l’inadeguatezza della rete ferroviaria, che allontanava ancor di più la Spagna dalle capitali europee, non contribuivano certo al superamento di questa marginalità. La prima guerra mondiale non interruppe la lenta crescita perché la Spagna, che non vi partecipò, venne pubblicizzata dalle agenzie di viaggio come un rifugio.
Nel periodo fra le due guerre il governo spagnolo maturò la convinzione che occorresse impegnarsi nella promozione del settore turistico: si rivelò uno dei pi ù interventisti d’Europa, guidando la modernizzazione delle infrastrutture sia viarie sia ferroviarie. Anche la seconda repubblica (1931-36) continuò a sostenere l settore, ma l’instabilit à politica, che sfociò nella guerra civile del 1936-39, e la Seconda Guerra Mondiale furono l’origine di una lunga contrazione degli arrivi di turisti stranieri che si protrasse sino agli anni Cinquanta.
Dalla fine dell’Ottocento, parallelamente al turismo internazionale, aveva iniziato a consolidarsi anche quello interno, con propri circuiti separati. Le origini di San Sebastian come centro balneare si possono far risalire a poco dopo il 1830, quando la famiglia reale iniziò a soggiornarvi per lunghi periodi. Essa mutò il proprio stile e le mode della famosa localit à mondana francese, praticando però prezzi contenuti. La guerra civile, che travolse questa regione tra il 1873 e il 1876, ne bloccò lo sviluppo come centro mondano internazionale, ma non impedì la crescita una volta ristabilita la pace. Infatti, gli ultimi decenni dell’Ottocento furono caratterizzati da una prima serie di investimenti che arricchiranno la cittadina. Nemmeno la proibizione del gioco d’azzardo offuscò la fama di San Sebastian, che negli anni Trenta poteva essere inserita fra le dieci pi ù importanti spiagge europee grazie all’immagine poliedrica di stazione balneare, centro di divertimenti, shopping center per l’alta società e base per piccoli viaggi nelle spiagge vicine o nell’entroterra. La stessa Costa Brava non si era ancora sviluppata all’epoca della guerra civile (1936-39), mentre le Baleari erano state appena scoperte. Cosa permise a San Sebastian di distinguersi da tutte le altre località? Contribuirono numerosi fattori: la dotazione non comune di risorse naturali, l’avvento della ferrovia, che la rese una delle località meglio collegate di tutta la Spagna, la vicinanza della Francia, lo status di centro politico e amministrativo, che le permisero di contare su una buona rete di infrastrutture urbane e su di un’amministrazione locale ben organizzata. Nell’Ottocento essi si presentava ai viaggiatori come una città molto progredita.
La svolta nella storia turistica della Spagna viene individuata da molti nel Piano di stabilizzazione del 1959 che segnò la dine della politica autarchica e l’avvio di una politica di incentivo per favorire gli investimenti privati sia nazionali sia stranieri. Successivamente ei piani nazionali si sviluppo del 1964-67 e del 1968-71 assegnarono al turismo un ruolo centrale e fissarono come obiettivi prioritari l’ampliamento della capacità ricettiva spagnola soprattutto nel segmento intermedio.
I turisti europei, prima francesi e inglesi, poi tedeschi, arrivarono sulle spiagge spagnole alla ricerca di sole e di vacanza a basso prezzo. Una quota crescente di voli charter collegò i paesi dell’Europa centrale e del nord alle coste e alle isole spagnole. Negli anni Ottanta anche il turismo balneare spagnolo cominciò a mostrare segni di cedimento. In questa fase la Spagna non si limitò ad avviare un processo di riqualificazione del turismo balneare, ma cominciò a puntare sulla crescita del turismo urbano. Così Bilbao riuscì a lanciarsi fra le grandi mete turistiche urbane europee grazie a un progetto privato che però fu quasi interamente finanziato con denaro del governo basco. Si trattò della costruzione, nel 1997, del Museo Geggenheim di arte contemporanea nell’ambito di un piano complessivo di riqualificazione delle aree industriali dismesse si quella città. Il progetto incontrò una forte opposizione anche perché per finanziarlo si ridussero gli interventi a favore della cultura locale.
Dopo locale, Francia, Spagna e Italia, il quarto paese più importante del Mediterraneo, in termini di flussi turistici, è la Grecia, che iniziò ad attirare una fetta considerevole di turisti stranieri a partire dagli anni Settanta. All’inizio degli anni Settanta erano individuabili due flussi turistici internazionali, uno verso la Grande Atene e uno verso le isole, Corfù, Rodi e Creta. Il turismo locale, in verità non molto sviluppato, non frequentava le stesse località di quello internazionale sia perché i prezzi di alcuni alberghi risultavano inaccessibili sia perché preferiva soluzioni alternative quelli le camere in affitto o le seconde case.
Con la costituzione del governo dittatoriale nel 1967 la promozione del turismo acquisì una maggiore importanza perché divenne il modo di costruirsi una rispettabilità internazionale. La strategia si basò su un aumento degli investimenti pubblici in infrastrutture e sull’incentivazione dell’iniziativa privata, anche straniera, attraverso agevolazioni fiscali.
Una volta caduta la dittatura vennero lanciati i piani quinquennali per lo sviluppo turistico, incentrati sull’incentivazione degli investimenti locali e delle strutture ricettive di piccola dimensione. Questa politica ha effettivamente accompagnato la crescita del turismo internazionale in Grecia, che si è proposta come la nuova meta della vacanza al sole a basso costo e ha favorito lo sviluppo di quello interno, ma ha posto diversi problemi sia di tipo ambientale sia di natura economica. A dispetto dell’importanza che la Grecia riveste nella storia culturale europea, al turismo culturale è sempre stata prestata scarsa attenzione Atene. In questo contesto il turismo culturale non solo non crebbe, ma mostrò spesso una tendenza al declino.
Così il collegamento ferroviario con Filadelfia fu l’origine del successo di Atlantic City come centro del soggiorno del ceto medio. Verso la fine dell’Ottocento anche in Florida e in California comparvero diversi centri balneari, in genere frequentati nei mesi invernali. Come in Europa fu quindi la vicinanza ai maggiori centri urbani degli affari a facilitare il decollo di numerose stazioni balneari.
Nella seconda metà dell’Ottocento esse assunsero un aspetto più popolare. Una certa destinazione di censo fra le diverse spiagge era comunque presente; inoltre, diversamente dell’Europa, era piuttosto forte la segregazione razziale. La vera grande differenza con l’Europa fu però la velocit à con la quale gli americani introdussero divertimenti meccanizzati di grande dimensione, il Luna park.
Ci sono alcune caratteristiche comuni che hanno accompagnato lo sviluppo delle località turistiche americane: in primo luogo il ruolo giocato dalle grandi società private nel promuovere non solo le attività turistiche, ma anche l’immagine complessiva delle singole località; impatto dei mezzi di trasporto nel passaggio dal turismo di é lite a quello di massa. Nelle regioni occidentali degli Stati Uniti il turismo si sviluppò dopo la guerra civile 1865. Fu solamente nel 1870-80 che un numero crescente di ricchi americani si lasciò affascinare dall’idea di visitare il lontano West. Sino al 1880 il Grand Canyon era semplicemente un luogo molto lontano che pochissimi americani conoscevano: quando nel 1882 il primo binario ferroviario attraversò l’Arizona per servire le attivit à minerarie si fermò molto prima di raggiungerlo. I pochi visitatori che coraggiosamente si recavano nel Grand Canyon trovavano ospitalità presso le strutture che gli abitanti del luogo avevano creato per servire i viaggiatori e per integrare le entrate della loro attività principale. Non esistevano una località o una società dominante.
Per Santa Fe l’apporto dall’esterno fu ancora più importante che per il Grand Canyon. Santa Fe, capitale del New Mexico, all’inizio del Novecento non era più il ricco centro commerciale e amministrativo che era stata in passato e si confrontava con i problemi di un’agricoltura povera e di una crescente emigrazione. La cittadina era al di fuori delle grandi vie di comunicazione. La comunità economica aveva cercato nella seconda metà dell’Ottocento di attirare i turisti puntando sul paesaggio, sulla caccia e altre opportunità ricreative ma senza particolare successo sia per la difficile accessibilità sia per la cattiva reputazione in termini di ordine pubblico di cui l’area godeva. La trasformazione di Santa Fe in meta turistica fu dovuta all’inventiva di un promotore culturale angloamericano, Egar L. Hewett, che fece di questa località il centro delle sue vulcaniche attività. Qui nel 1907 fondò la scuola di archeologia americana.
I capitali e le capacità manageriali furono invece portati da John Wagner, che nel 1909 aprì un lussuoso albergo e permise di inserire Santa Fe fra le mete proposte dai tour operator dell’est: la città venne a rappresentare l’altra America. Santa Fe si rivelò così alle é lite americane e negli anni precedenti la prima guerra mondiale una comunit à di scrittori e artisti si insediò in città contribuendo ad accrescere la fama. L’afflusso di capitali e di persone dall’esterno modificò le caratteristiche sociali
miniere, di attività commerciali e manifatturiere, con altissimi livelli di reddito che abitualmente viaggiavano e facevano turismo nei possedimenti inglesi della regione. Le attrazioni turistiche facevano parte di un’area molto ampia e comprendevano il Wankie National Park, la zona archeologica dello Zimbabwe, le cascate Vittoria in Rhodesia, il Krueger National Park in Sudafrica. Del tutto analoga era la situazione dei paesi dell’Africa orientale, Kenya, Tanzania e Uganda, che componevano un unico circuito turistico il quale poteva essere collegato a quello dell’Africa meridionale. Anche in quest’area la popolazione bianca rappresentava il principale centro generatore dei flussi turistici ed esisteva un paese che aveva assunto un ruolo centrale nell’organizzazione del settore, il Kenya. Nel ventennio successivo all’indipendenza questo sistema si sgretolò: il primo a spezzarsi fu il circuito meridionale. Il processo che portò all’indipendenza spezzò questi legami perché i tempi e le modalit à furono molto diversi per ciascuno stato.
Quanto nel 1964 la Rhodesia si trasformò in Zambia e vi fu il passaggio del potere dei bianchi ai neri, il governo della parte meridionale del paese, guidato dalla minoranza bianca, dichiarò unilateralmente l’indipendenza e si costituì come stato autonomo. Questo rappresentò l’inizio di una lunga guerra di liberazione che solo nel 1980 portò al potere la popolazione nere. Le vicende politiche portarono così a spezzare drasticamente i rapporti economici all’interno di tutta l’area nonché a contrarre i flussi turistici. Lo Zambia in pochi anni vide dimezzare gli arrivi turistici che cominceranno a riprendersi solamente negli anni Ottanta. Moltissimi furono i motivi di questo crollo: in primo luogo o stato di tensione; ma altrettanto grave fu lo sgretolamento si tutta la struttura organizzativa precedente che era internazionale e aveva il suo centro nella Rhodesia meridionale. Soprattutto lo Zambia si trovò in difficolt à, perché fu costretto a inventarsi dall’oggi al domani societ à che si occupassero di organizzare e gestire turisti. Nell’area orientale i problemi maggiori si palesarono negli anni Settanta. In Tanzania, Kenya e Uganda la decolonizzazione avvenne in modo piuttosto pacifico tra il 1961 e il 1963, ma a metà del decennio iniziò a deteriorarsi. Il risultato fu una stagnazione quasi decennale del settore turistico in Kenya e di difficolt à anche maggiori negli altri due paesi.
La segmentazione dei vecchi circuiti turistici penalizzò soprattutto i paesi periferici. Infatti, se lo Zimbawe, dopo l’indipendenza, divenne il centro turistico dei flussi regionali dell’Africa meridionale, il Kenya si propose soprattutto come metà del turismo internazionale. Diversamente dallo Zimbabwe che ha dovuto concentrare la sua offerta sulla wildrness (sia caccia grossa sia turismo naturalistico), il Kenya ha potuto sfruttare la grande passione degli europei per le vacanze al mare.
Già a metà degli anni Sessanta, il nuovo governo keniota rispose rapidamente alla crescente domanda di servizi turistici attraverso consistenti investimenti n infrastrutture e strutture ricettive. Le strutture ricettive nacquero un po’ovunque, senza alcuna pianificazione territoriale. Questa prima fase di espansione del turismo vide triplicare in pochi anni gli arrivi dall’estero e conobbe una prima interruzione nel 1973, quando la crisi petrolifera internazionale frenò la corsa alle vacanze esotiche da parte degli europei.
Solamente negli anni Ottanta l’industria turistica riprese a crescere, grazie a un forte aumento dei viaggiatori provenienti dalla Germania. Importante fu il potenziamento delle infrastrutture come il completamento dell’aeroporto internazionale. La politica adottata dalle autorità keniote si mosse su due livelli. Da una parte si adottò una strategia di “porte aperte” al capitale straniero.
L’altro pilastro della politica turistica del paese africano sono stati gli incentivi per stimolare l’occupazione di personale residente e la costituzione di imprese nei settori ritenuti strategici, come quello aereo. Caso dell’Egitto, si può ritenere oggi il leader del settore turistico in Africa. Negli anni che seguirono la conquista dell’indipendenza 1952 il turismo non conobbe alcun sviluppo in Egitto perché il governo puntò soprattutto al potenziamento dell’agricoltura e dell’industria, inoltre adottò una politica di ispirazione socialista che poi sfociò in un intenso programma di nazionalizzazione dell’economia che tenne a lungo lontani i capitali internazionali. Tuttavia, l’avvio del processo di industrializzazione produsse riflessi sulla domanda turistica interna. La guerra arabo-israeliana del 1967-1970 interruppe il processo.
Un radicale cambiamento nella politica economica egiziana con Sadat (1970-81), che inaugurò una politica economica di grande cambiamento, incentrata sull’incentivazione dei capitali privati, la privatizzazione delle imprese pubbliche e l’apertura nei confronti dei capitali stranieri. La novità più importante fu rappresentata dall’avvio della diversificazione del prodotto turistico. L’Egitto, che si era sempre proposto per il solo turismo culturale a cui si aggiungevano le crociere sul Nilo, avviò i primi investimenti nel settore balneare con l’invenzione dal nulla delle località turistiche sul Mar Rosso. La prima destinazione turistica a prendere forma fu Sharm el Sheik. La crescita continua del turismo internazionale in Egitto è stata tuttavia periodicamente interrotta da eventi esterni, quelli che gli economisti chiamerebbero shock esogeni. L’esperienza dei paesi africani ci permette di individuare almeno tre fattori che hanno frenato l’espansione del turismo. Il primo è sicuramente la povertà generalizzata che impedisce la formazione di flussi turistici provenienti dai paesi limitrofi. La maggior parte dei turisti che visitano tali paesi proviene dall’Europa e dall’America e deve sostenere elevati costi di trasporto, il che riduce di molto il bacino della domanda. Potremmo indicare questo problema come quello della lontananza dai centri generatori di domanda turistica.
Vi sono poi limiti legati all’instabilità politica e sociale che ha impedito ai paesi africani di trarre un maggiore profitto dalle trasformazioni avvenute negli ultimi quarant’anni nel settore a livello internazionale. La fragilità di questo settore nel contesto africano è proprio legata al fatto che, mentre le industrie possono continuare a produrre anche in tempo di guerra, i flussi turistici si arrestano non appena si verifica una situazione di crisi.
In terzo luogo, non vanno sottovalutati i problemi igienicosanitari. La diffusione della malaria, la presenza di una varietà di malattie di grande propagazione che ha conosciuto il virus dell’Aids; un contesto igienicosanitario così precario restringe il turismo verso tali aree agli appassionati o a chi può permettersi strutture di alto livello qualitativo. Anche quando il turismo si sviluppa, non sempre produce gli effetti economici e sociali sperati.
In generale il turismo ha spesso incontrato delle forti difficoltà a essere accettato dalla popolazione locale. Il motivo p che esso non solo mette a confronto le popolazioni indigene con culture e stili di vita profondamente diversi, ma vende qualcosa che per la maggior parte degli africani non esiste sottraendo risorse alle attività tradizionali. I problemi maggiori hanno riguardato la convivenza tra turismo balneare e la popolazione di origine waswahili, che viveva sulla costa. I waswahili sono una popolazione di origine africana tradizionalmente impegnata nelle attività mercantili e venuta a contatto con il mondo arabo dal quale aveva mutato, oltre alla religione, l’islam, ance una parte del proprio lessico. Lo sviluppo del turismo balneare ha cambiato radicalmente l’aspetto delle loro cittadine di impronta mussulmana. Al contrario i waswahili hanno sempre rifiutato di lavorare nel settore turistico, ritenendo questo tipo di lavoro troppo simile a quello servile. Le città costiere hanno cambiato rapidamente volto, contaminante non tanto dalle consuetudini sociali degli europei, quanto soprattutto per effetto del grande arrivo di immigranti e della diffusione di fenomeni di devianza come l’alcolismo e la prostituzione, tipici costi sociali sia del turismo dei dell’urbanizzazione. Tutto questo ha resa la situazione sociale della costa africana fortemente instabile.
Due continenti diversi: Seychelles in Africa e le Maldive in Asia. Si tratta di realtà che non avevano alcuna tradizione turistica il confronto tra i due arcipelaghi è interessante perchè, il modello adottato si è rivelato profondamente diverso. Mentre nelle Seychelles l’integrazione fra visitatori e abitanti originari è stata la chiave del successo turistico dell’arcipelago, nelle Maldive il governo ha preferito la realizzazione di enclave in modo da limitare i contatti fra i residenti e i turisti. L’economia dell’arcipelago è sempre stata legata al mare e il settore dei trasporti e la pesca hanno sempre avuto un ruolo centrale. È in questo contesto di un’economia abbastanza povera che negli anni Settanta il turismo mosse i primi passi nl 1972, quando venne realizzata la prima stazione balneare. In questa fase, fu soprattutto il governo a sostenere il costo finanziario legato alla nascita del nuovo settore. Dal 1978 in poi sono diventati progressivamente sempre più importanti gli investimenti dei tour operator europei, l’assistenza tecnica e finanziaria delle organizzazioni internazionali, mentre il governo locale si è ritagliato un ruolo di supervisione, di coordinamento e di controllo degli standard qualitativi dei servizi offerti. Molto grande è poi stato l’impegno dello Stato nella creazione di infrastrutture per garantire i collegamenti fra le diverse isole dei turisti. Nel 1981 venne completato l’aeroporto internazionale di Male. Nell’ambito di questa operazione di valorizzazione turistica vennero selezionare alcune piccole isole disabitate e concesse agli investitori perché le trasformassero in stazioni balneari. La scelta fu quindi di sviluppare il settore sulla base del principio della netta separazione tra residenti e turisti. Il rovescio della medaglia è che i grandi investimenti, spesso finanziati dal governo, la moderna rete di infrastrutture per le comunicazioni aeree e anche i tanti servizi predisposti per i turisti non sono utilizzabile per altre attività economiche e sono inaccessibili alla popolazione. Le Seychelles, l’inizio del turismo moderno risale all’apertura dell’aeroporto internazionale nel 1971: nel giro di un anno la nuova infrastruttura permise di passare da 3 mila a 15 mila arrivi turistici. Negli anni Novanta il turismo aveva assunto una posizione di primo piano nell’economia dell’isola partecipando per ben il 50% alla formazione del Pil. Questo successo è stato il risultato di un approccio positivo da parte della popolazione nei confronti dell’attivit à turistica. Inoltre, il rapporto con i turisti è sempre stato molto buono a dispetto del forte divario economico esistente fra i visitatori e la popolazione e di una diversa tradizione culturale. Gli abitanti delle Seychelles non appartengono a un’unica etnia, ma sono un vero e proprio “cocktail etnico”. Mel Settecento si insediarono i francesi che portarono con sé i propri schiavi africani, successivamente arrivarono e si fermarono qui i mercanti indiani e cinesi e infine giunsero gli inglesi. È da questo insieme di etnie che discendono gli attuali abitanti delle Seychelles: la tolleranza razziale e l’apertura verso una cultura diversa dalla propria è quindi uno degli elementi costituenti di questo stato. L’economia dell’arcipelago si è a lungo basata sulla monocultura della noce di cocco e sulla pesca. Il basso livello di reddito e le scarse opportunità di avanzamento sociale hanno spinto nel secondo dopo guerra molti abitanti delle Seychelles a emigrare in genere in Europa. Il lavoro, però, non è l’unico motivo per emigrare, poiché anche per completare gli studi occorre lasciare l’arcipelago e recarsi all’estero: i giovani delle Seychelles possono contare su borse di studio per frequentare le università straniere, che però vanno restituite se terminati gli studi si accetta un lavoro all’estero invece di ritornare. I turisti nelle Seychelles non vivono in enclave, ma si possono spostare liberamente e avere contatti con la popolazione locale. Questa integrazione ha anche reso più facile e culturalmente accettabile servire gli stranieri. Anche altri elementi hanno reso possibile l’integrazione fra turisti e residenti, in primo luogo un discreto standard di vita. Inoltre, due componenti di base dell’alimentazione sono praticamente disponibili per tutti: il pesce e il riso. Infine, alcuni servizi di base sono forniti a tutta la popolazione, dall’acqua potabile ai trasporti pubblici, dall’educazione di base alla sanità. Tutto ciò ha evitato a formazione di quartieri degradati. In questo contesto il turismo non ha mai assunto un’immagine negativa umiliante, ma al contrario è diventato anche nell’immaginario popolare uno dei principali veicoli per migliorare il tenore di vita. Anche una certa selezione degli investimenti turisti ha contribuito alla buona immagine del settore poiché il governo ha deliberatamente optato per un turismo di é lite e del ceto medio. Inoltre, le strutture turistiche sono state distribuite su tutto il territorio allo scopo di evitare che una loro concentrazione in alcune zone creasse problemi di congestione. Quello delle Seychelles è sicuramente un modello di sviluppo turistico di successo sul piano economico sia sociale ma presenta alcuni elementi di debolezza. In primo luogo, il turismo è diventato la nuova monocultura dell’arcipelago. L’altro motivo di debolezza è legato al fatto che anche le Seychelles, come tutte le isole sviluppatesi turisticamente dopo gli anni