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Riassunto "Vacanze di pochi vacanze di tutti" P. BATTILANI, Sintesi del corso di Storia Economica

Riassunto del libro "Vacanze di pochi vacanze di tutti" di P. Battilani. Corso di STORIA ECONOMICA DEL TURISMO 2019/2020 del Professore Marco Teodori, con alcune integrazioni delle slide.

Tipologia: Sintesi del corso

2019/2020

In vendita dal 23/06/2020

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TURISMO E SVILUPPO ECONOMICO: UN PROBLEMA APERTO
CAPITOLO 1
Nel primo paragrafo si analizzeranno i fattori che hanno stimolato la domanda di servizi turistici nel lungo
periodo, vale a dire l’aumento del reddito pro capite e del tempo libero; nel secondo si porterà l’attenzione
all’offerta di servizi turistici analizzando il contributo fornito da stato ed enti locali al successo delle località
turistiche. Nel terzo paragrafo, invece, si proporrà il modello del ciclo di vita delle località turistiche;
nell’ultimo si offrirà una lettura sul contributo che il turismo ha storicamente dato allo sviluppo economico dei
vari paesi.
I FATTORI CHE HANNO STIMOLATO LA DOMANDA DI SERVIZI TURISTICI:
I fattori che hanno stimolato la domanda turistica sono l’aumento del reddito pro capite e la disponibilità di
tempo libero; mentre i fattori che hanno stimolato l’offerta turistica sono l’intervento pubblico e
l’associazionismo.
Il reddito e la curva di Engel:
Tra i fattori economici che influenzano i consumi turistici il ruolo più importante va attribuito al reddito: le
statistiche sui consumi mettono infatti in evidenza che la spesa turistica diventa importante solo quando il
reddito supera una certa soglia, che ovviamente può essere diversa da un paese all’altro, da un’epoca all’altra
e in base ai tipi di turismo. L’industrializzazione
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e l’aumento del reddito nazionale hanno progressivamente
ampliato le fasce sociali in grado di raggiungere tale soglia, permettendo così la crescita del settore. Le vicende
del turismo inglese da questo punto di vista sono esemplari: in un primo tempo solo gli aristocratici si
trasferivano in estate nelle città termali, poi arrivarono i borghesi, infine gli operai specializzati nell’industria
tessile (che erano gli operai con i salari più elevati). La comparsa di nuovi consumatori di turismo ha permesso
lo sviluppo progressivo delle città per le vacanze. Il turismo di massa è stato infatti reso possibile nel mondo
contemporaneo proprio dal fatto che sono aumentate le remunerazioni del lavoro dipendente, consentendo
anche a questa fascia sociale di iniziare a consumare servizi turistici.
Uno dei primi tentavi di legare l’andamento del reddito e della domanda turistica consistette nel collegarla alla
curva di Engel, il quale, statista inglese, pubblicò uno studio nel quale affermava che “ più povera è una
famiglia, maggiore sarà la proporzione della sua spesa totale destinata all’acquisto di generi alimentari” e
analogamente “più ricca è una nazione, minore sarà la proporzione di generi alimentari nella spesa totale”.
Questa regolarità statistica, che legava la domanda di beni non tanto al loro prezzo quanto al reddito dei
consumatori è stata poi utilizzata nella teoria economica marginalista utilizzata per spiegare: il declino del
settore agricolo rispetto a quello industriale (infatti all’aumentare del reddito cala la quota spesa per i prodotti
agricoli rispetto a quella spesa per prodotti industriali); e il successivo incremento del settore dei servizi rispetto
a quello industriale (l’ulteriore aumento del reddito fa diminuire la spesa per prodotti industriali rispetto a
quella per i servizi). Questi studi suggeriscono che a diversi livelli di reddito corrispondono diverse elasticità
della domanda per le varie tipologie di beni e servizi. Pertanto il cambiamento nella composizione della spesa
è trainato dalla diversa elasticità della domanda rispetto al reddito: in particolare i servizi turistici
presenterebbero un’elasticità elevata aumentando in modo più che proporzionale a fronte di un incremento del
reddito. In conclusione il processo di sviluppo economico innescato dall’industrializzazione produce
l’aumento del reddito, via via che il reddito aumenta crescono in misura più che proporzionale le componenti
della domanda caratterizzate da elasticità più elevata; con un certo livello di reddito la maggiore elasticità della
domanda di servizi turistici produrrebbe un aumento della quota dei consumi turistici rispetto a quelli totali.
Questo approccio è stato criticato, ma quello che ci interessa sottolineare in un’analisi storica di lungo periodo
è il fatto che il turismo moderno, sicuramente nato come bene di lusso, nel secondo dopoguerra si è poi
trasformato in un bene normale, se non addirittura di prima necessità. La nascita del turismo di massa ha
prodotto non solo un aumento generalizzato dei consumi turistici, ma anche una notevole segmentazione del
mercato o, detto in altri termini, una profonda differenziazione dell’offerta turistica, sempre più mirata a fasce
precise di consumatori.
Il reddito non è comunque stato l’unico fattore determinante per la grande esplosione turistica del secondo
dopoguerra, poiché si è spesso intrecciato con altri fattori socialmente rilevanti, tra cui va sicuramente ricordato
il fenomeno dell’urbanizzazione. L’industrializzazione ha prodotto anche un aumento notevolissimo della
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L’innalzamento del reddito nazionale è un fenomeno storicamente legato al processo di industrializzazione.
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TURISMO E SVILUPPO ECONOMICO: UN PROBLEMA APERTO

CAPITOLO 1

Nel primo paragrafo si analizzeranno i fattori che hanno stimolato la domanda di servizi turistici nel lungo periodo, vale a dire l’aumento del reddito pro capite e del tempo libero; nel secondo si porterà l’attenzione all’offerta di servizi turistici analizzando il contributo fornito da stato ed enti locali al successo delle località turistiche. Nel terzo paragrafo, invece, si proporrà il modello del ciclo di vita delle località turistiche; nell’ultimo si offrirà una lettura sul contributo che il turismo ha storicamente dato allo sviluppo economico dei vari paesi.

I FATTORI CHE HANNO STIMOLATO LA DOMANDA DI SERVIZI TURISTICI:

I fattori che hanno stimolato la domanda turistica sono l’aumento del reddito pro capite e la disponibilità di tempo libero; mentre i fattori che hanno stimolato l’offerta turistica sono l’intervento pubblico e

l’associazionismo.

Il reddito e la curva di Engel:

Tra i fattori economici che influenzano i consumi turistici il ruolo più importante va attribuito al reddito : le statistiche sui consumi mettono infatti in evidenza che la spesa turistica diventa importante solo quando il reddito supera una certa soglia, che ovviamente può essere diversa da un paese all’altro, da un’epoca all’altra e in base ai tipi di turismo. L’industrializzazione 1 e l’aumento del reddito nazionale hanno progressivamente ampliato le fasce sociali in grado di raggiungere tale soglia, permettendo così la crescita del settore. Le vicende del turismo inglese da questo punto di vista sono esemplari: in un primo tempo solo gli aristocratici si trasferivano in estate nelle città termali, poi arrivarono i borghesi, infine gli operai specializzati nell’industria tessile (che erano gli operai con i salari più elevati). La comparsa di nuovi consumatori di turismo ha permesso lo sviluppo progressivo delle città per le vacanze. Il turismo di massa è stato infatti reso possibile nel mondo contemporaneo proprio dal fatto che sono aumentate le remunerazioni del lavoro dipendente, consentendo anche a questa fascia sociale di iniziare a consumare servizi turistici. Uno dei primi tentavi di legare l’andamento del reddito e della domanda turistica consistette nel collegarla alla curva di Engel, il quale, statista inglese, pubblicò uno studio nel quale affermava che “ più povera è una famiglia, maggiore sarà la proporzione della sua spesa totale destinata all’acquisto di generi alimentari” e analogamente “più ricca è una nazione, minore sarà la proporzione di generi alimentari nella spesa totale”. Questa regolarità statistica, che legava la domanda di beni non tanto al loro prezzo quanto al reddito dei consumatori è stata poi utilizzata nella teoria economica marginalista utilizzata per spiegare: il declino del settore agricolo rispetto a quello industriale (infatti all’aumentare del reddito cala la quota spesa per i prodotti agricoli rispetto a quella spesa per prodotti industriali); e il successivo incremento del settore dei servizi rispetto a quello industriale (l’ulteriore aumento del reddito fa diminuire la spesa per prodotti industriali rispetto a quella per i servizi). Questi studi suggeriscono che a diversi livelli di reddito corrispondono diverse elasticità della domanda per le varie tipologie di beni e servizi. Pertanto il cambiamento nella composizione della spesa è trainato dalla diversa elasticità della domanda rispetto al reddito: in particolare i servizi turistici presenterebbero un’elasticità elevata aumentando in modo più che proporzionale a fronte di un incremento del reddito. In conclusione il processo di sviluppo economico innescato dall’industrializzazione produce l’aumento del reddito, via via che il reddito aumenta crescono in misura più che proporzionale le componenti della domanda caratterizzate da elasticità più elevata; con un certo livello di reddito la maggiore elasticità della domanda di servizi turistici produrrebbe un aumento della quota dei consumi turistici rispetto a quelli totali. Questo approccio è stato criticato, ma quello che ci interessa sottolineare in un’analisi storica di lungo periodo è il fatto che il turismo moderno, sicuramente nato come bene di lusso, nel secondo dopoguerra si è poi trasformato in un bene normale, se non addirittura di prima necessità. La nascita del turismo di massa ha prodotto non solo un aumento generalizzato dei consumi turistici, ma anche una notevole segmentazione del mercato o, detto in altri termini, una profonda differenziazione dell’offerta turistica, sempre più mirata a fasce precise di consumatori. Il reddito non è comunque stato l’unico fattore determinante per la grande esplosione turistica del secondo dopoguerra, poiché si è spesso intrecciato con altri fattori socialmente rilevanti, tra cui va sicuramente ricordato il fenomeno dell’ urbanizzazione. L’industrializzazione ha prodotto anche un aumento notevolissimo della (^1) L’innalzamento del reddito nazionale è un fenomeno storicamente legato al processo di industrializzazione.

percentuale di persone che vive in città. Vivere in ambienti urbani rappresenta di per sé uno dei fattori che generano il desiderio di andare in vacanza. E’ opportuno poi anche ricordare anche un altro fattore di tipo economico che ha influito sulle vicende del settore: i prezzi relativi , che nel caso della domanda di turismo internazionale comprendono anche gli effetti legati alle svalutazioni o rivalutazioni della moneta. Nell’epoca del turismo di massa essi hanno assunto un importante funzione competitiva. L’Italia ha risentito in più occasioni della competizione di prezzo di paesi come la ex Jugoslavia, la Grecia e la Spagna che, meno dotati di infrastrutture e con un costo del lavoro più basso, offrivano vacanze al mare a basso prezzo. D’altro canto la debolezza della lira, che si è manifestata con frequenti svalutazioni, ha spesso ridotto il costo di una vacanza nel nostro paese per uno straniero facilitando l’arrivo di molti turisti, recuperando quindi la competitività.

Il tempo libero: una precondizione

La nascita e l’affermarsi del turismo sono strettamente collegati al tempo libero. Presso gli antichi romani il tempo libero non era dato da una ripartizione del tempo operata dai singoli individui, ma come un diritto da parte di uomini destinati, per nascita e per posizione sociale, alle più elevate posizioni sociali e politiche. Solo al cittadino nobile, costretto a farsi carico della tensione degli affari pubblici, era riconosciuto il diritto all’ otium , cioè a un riposo che gli consentisse di ritrovare sè stesso, attraverso la letteratura, l’esercizio fisico e quant’altro. Nell’alto medioevo l’ozio venne percepito come la causa e il ricettacolo dei vizi umani, perdendo quindi anche presso le classi agiate quella dignità che la cultura classica gli aveva in passato attribuito: ora era il lavoro a conferire dignità all’uomo e non la possibilità di praticare l’ozio. Tutto ciò provocò il progressivo abbandono di gran parte delle attività sociali ricreative, fatta eccezione per quelle di significato religioso. Non è un caso che in tale epoca, tra le tante forme di turismo che i popoli antichi avevano praticato, fosse sopravvissuto solamente il pellegrinaggio. Nel basso medioevo le varie espressioni del tempo libero riacquistarono un loro spazio nella vita di ogni giorno e si cominciò a distinguere fra pratiche lecite e non. Infatti, fra il 300 e il 400 la società avviò importanti trasformazioni: ritornarono così di moda antiche forme turistiche come i soggiorni termali e molte altre attività ludiche che poi riceveranno un pieno riconoscimento in epoca rinascimentale. Dell’antico ostracismo medievale nei confronti del gioco e in generale dei passatempi restò traccia nei proverbi e nella convinzione che i poveri non avessero la levatura morale necessaria per gestire in modo appropriato il loro tempo di non lavoro. Questa convinzione si trascinò a lungo, tanto che nel 700, in piena rivoluzione industriale, solo all’ozio degli aristocratici era riconosciuto un valore sociale, mentre restò diffusa l’opinione che i passatempi dei poveri andassero contenuti. I modi di impiego del tempo libero degli aristocratici erano i più disparati, dalle grandi mangiate, alle battute di caccia, ai balli, alla musica al teatro. Ovviamente anche le classi popolari potevano usufruire di qualche divertimento: in genere si trattava di fiere e sagre all’insegna delle grandi bevute che si tenevano nei villaggi in concomitanza di qualche data significativa del calendario rurale. I divertimenti popolari restarono comunque guardati con ostilità e osteggiati da parte dei predicatori, dei datori di lavoro e dei magistrati: facendo leva proprio sull’immoralità dei divertimenti dei poveri, gli industriali inglesi, una volta introdotto il regime di fabbrica, cercarono di contrastare le riduzioni dell’orario di lavoro continuando a sostenere che i lavoratori non avevano la preparazione morale e culturale per poter trarre giovamento dall’ozio. La conquista del tempo libero fu quindi per il ceto operaio anche una lotta per il proprio riconoscimento sociale. Sino alla rivoluzione industriale non vi fu una netta separazione tra tempo libero e tempo dedicato al lavoro, successivamente grazie alla rivoluzione industriale si produsse una netta separazione tra tempo del lavoro e tempo libero. Nelle fasi iniziali dell’industrializzazione il tempo libero diventa esiguo, ma con il passare degli anni subì un progressivo aumento. Altri aspetti di cui bisogna tener conto sono il progressivo aumento dell’età media e la conseguente nascita e sviluppo dei sistemi pensionistici. Il monte ore annualmente dedicato al lavoro dipende dalla durata della giornata lavorativa, dalle giornate di ferie retribuite e dalla presenza delle feste nazionali: l’interazione di questi tre elementi è all’origine della progressiva riduzione del tempo di lavoro che alla fine dell’800 a oggi si è verificata in tutti i paesi industrializzati, seppur con differente intensità. In particolare, in Europa, tale riduzione è stata particolarmente intensa e più sviluppata rispetto agli Stati Uniti: infatti oltreoceano le ore lavorative sono maggiori, ad eccezione degli anni 30 in cui il monte ore lavorativo degli Stati Uniti è stato inferiore a quello europeo a causa della grande crisi del 1929 che ebbe ripercussioni in diversi paesi e porto alla riduzione della giornata lavorativa per contenere la diffusione della disoccupazione. Per quanto riguarda la riduzione dell’orario giornaliero l’origine del processo va collocato nella seconda metà dell’800 come risultato congiunto della diffusione dei sindacati e del progressivo affermarsi del suffragio universale che modificò le maggioranze parlamentari e facilità l’approvazione di leggi a tutela dei lavoratori. Nel periodo fra le due guerre il processo accelerò: al termine del conflitto numerose forze politiche e sindacali

Un’altra funzione riservata allo Stato e agli Enti locali è la protezione delle risorse naturali, artistiche e archeologiche attorno alle quali spesso vengono costruiti i prodotti turistici. Questi, se da soli non possono garantire il successo restano comunque gli elementi indispensabili per poter avviare lo sfruttamento turistico di una località.

Il contributo dell’associazionismo:

Lo stato e gli enti locali non sono tuttavia le uniche istituzione ad aver influito sulle sorti del settore turistico, poiché un contributo fondamentale è stato fornito dalle associazioni. In particolare, per associazione si intende « un ente caratterizzato dall’organizzazione di più persone al fine di perseguire uno scopo comune non di lucro, anche se può talvolta svolgere un’attività economica per destinarne gli utili al conseguimento dello scopo in sé stesso non lucrativo». Le associazioni hanno contribuito a: a) creare una domanda turistica, ovvero a creare un mercato b) migliorare l’offerta turistica c) tutelare le risorse fondamentali per lo sviluppo turistico d) stimolare la nascita di imprese turistiche. In primo luogo, esse hanno contribuito a creare un mercato , infatti le associazioni hanno creato e inventato nuove forme di turismo: ad esempio è difficile pensare che la montagna sarebbe stata scoperta senza la grande opera di promozione dei diversi club alpini; alcuni esempi per l’Italia sono il Touring Club Italiano e il Club alpino italiano. In secondo luogo, hanno contribuito al miglioramento dell’offerta turistica : in molti casi le associazioni ricreative o sportive locali hanno fornito occasioni per l’impiego del tempo libero dei villeggianti; questo è stato un contributo fondamentale nelle località dove non sussistevano ancora le condizioni economiche che inducessero gli imprenditori a sviluppare l’offerta dei servizi ricreativi con il conseguente effetto di rendere il soggiorno ai turisti più gradevole e accrescere l’attrattività delle località turistiche. Inoltre, l’associazionismo, soprattutto ambientalista, ha contribuito alla tutela delle risorse ambientali e culturali. Spesso queste forme di associazionismo tendono ad ostacolare lo sviluppo turistico perché lottano contro la realizzazione di insediamenti turistici ed infrastrutture in quanto incidono pesantemente sull’ambiente e sul paesaggio ma, al tempo stesso, proprio contrastando il depauperamento ambientale contribuiscono in molti casi a preservare in molte aree quelle potenzialità turistiche che verrebbero altrimenti pesantemente alterate da interventi invasivi. Infine, hanno stimolato la nascita diretta di imprese for profit , infatti il passaggio dall’associazionismo all’impresa è stato assai frequente: ad esempio, molti tour operator sono stati creati da persone che avevano maturato il know how necessario all’interno di associazioni non profit che organizzavano viaggi di vario tipo per i soci. Possiamo quindi concludere che il settore turistico sembra più di altri influenzato dalla presenza di un ricco tessuto istituzionale di cui fanno parte sia lo stato e gli enti locali sia il mondo del non profit.

Moda-cultura e il ciclo di vita delle località turistiche:

Nell’andamento economico delle località turistiche è in genere possibile individuare alcune fasi tipiche ricorrenti, le quali si susseguono parallelamente all’evoluzione delle mode prodotte dai mutamenti culturali che caratterizzano la domanda turistica. Tale evoluzione ciclica è stata evidenziata facendo ricorso al modello del ciclo di vita delle località turistiche (resort cycle) proposto da Butler nel 1980. Il modello prevede 6 fasi distinte:

  1. esplorazione : nella fase dell’esplorazione una località che non fa parte del circuito turistico conosciuto viene scoperta dai primi visitatori. La località non dispone ancora di attrezzature turistiche specifiche e spesso non è nemmeno ben servita dalle vie di comunicazione. I pochi turisti che giungono in quella destinazione è perché hanno contatti con la popolazione locale.
  2. coinvolgimento : grazie alla pubblicità fatta dai primi suoi esploratori e in virtù della realizzazione delle prime infrastrutture si entra nella fase del coinvolgimento, in cui la pressione dei primi turisti spinge il settore pubblico a migliorare le infrastrutture necessarie per la crescita del settore turistico e allo stesso modo fa il settore privato. E’ questa la fase in cui l’offerta diventa protagonista , cercando di elaborare un prodotto turistico che si incroci con le esigenze della domanda. Ad esempio, a Sanremo quando si iniziò ad allargare la comunità dei turisti l’amministrazione pubblica cercò di migliorare il

soggiorno dei turisti approvando una lunga serie di interventi dall’acqua potabile alla pulizia delle strade, mentre i privati iniziarono a investire in strutture ricettive.

  1. sviluppo : in questa fase il numero dei turisti aumenta e può superare addirittura quello della popolazione residente. La località è ormai entrata nel circuito turistico. Questa fase, che può essere descritta come il momento d’oro di una località turistica, si presenta ricca di insidie poiché, se non interviene un controllo a livello locale o nazionale, l’ondata di investimenti può causare il deterioramento delle risorse naturali del luogo e privarlo di quelle caratteristiche che ne costituivano l’attrattiva.
  2. consolidamento : terminata la fase espansiva, il tasso di crescita dei visitatori comincerà a diminuire: la località è ormai completamente affermata nel settore turistico ed entra in una fase di consolidamento.
  3. stagnazione: in cui la località turistica non è più di moda e diventa quindi difficile attirare nuovi turisti pertanto le sorti della località sono ormai legate alla conservazione della clientela abituale.
  4. A questo punto si aprono due soluzioni il declino o il rinnovamento. Nel caso di declino l’area cessa di attirare turisti, conservando al massimo una dimensione locali con flussi di villeggianti il fine settimana. L’altra possibilità è quella di diventare un secondo ciclo, proponendosi come centro di attrazione di tipo inedito. Il rinnovamento di una località può assumere forme originali e può passare attraverso la costruzione di un casinò, rivolgendosi così a una clientela del tutto nuova, oppure attraverso la realizzazione di impianti per gli sport invernali o di centri congressuali, allo scopo di incrementare la durata della stagione turistica e attirare un nuovo mercato. Si è già che le vicende di numerosi centri turistici rientrano abbastanza fedelmente negli schemi proposti dal modello del ciclo di vita, ma non altrettanto si può dire per le località che sono state create del nulla grazie agli investimenti di grandi società come ad esempio i tour operator. Viene subito in mente quindi la Costa Smeralda, il cui processo di crescita è stato completamente indotto dall’esterno con capitale straniero.

Il contributo del turismo allo sviluppo economico:

Che il turismo potesse svolgere una funzione importante nell’economia di un paese era già emerso nelle riflessioni dei pensatori economici del 700, ad esempio Pompeo Neri, economista del granducato di toscana, individuò nel turismo uno dei settori attraverso i quali far arrivare valuta straniera all’interno di un paese e così riequilibrare la bilancia dei pagamenti. Tale consapevolezza si rafforzò nei due secoli successivi, tanto da spingere i governi dei principali paesi turistici a elaborare politiche a favore dello sviluppo del settore. Particolarmente significativi sono il caso italiano e quello spagnolo perché in entrambi i paesi il turismo ha contribuito al pareggio della bilancia dei pagamenti. La capacità del settore di portare nei paesi poveri valuta pregiata non esauriva però le problematiche del suo impatto sull’economia. Non a caso una delle critiche abitualmente rivolte al settore nei paesi poveri era proprio quella di generare un flusso di importazioni talmente levato da neutralizzare l’effetto positivo sulla bilancia dei pagamenti stessa. Infatti, si sosteneva che se un paese è costretto ad importare tutto ciò che serve per fornire i servizi di ospitalità e intrattenimento ai turisti, allora il suo impatto complessivo sull’economia rischia di essere non positivo. Uno strumento più accurato per verificare gli effetti del turismo sul sistema economico è il moltiplicatore turistico del reddito MTR: esso misura quanto aumenta il reddito in una determinata area geografica quando un turista proveniente dall’esterno arriva in quell’area e spende per ottenere servizi turistici o altri beni e servizi. La spesa del turista viene quindi considerata una variabile esogena e pertanto indipendente dall’economia del paese che lo ospita. In tale ambito vengono presi in considerazione 3 livelli di spesa che viene effettuata dal turista straniero:

  • Spesa diretta: quella del turista per alberghi, ristoranti, trasporto e altri servizi turistici
  • Spesa indiretta: è la spesa generata dal settore degli alberghi, dei ristoranti ecc. al fine di fornire i servizi turistici.
  • Spesa indotta: quella di coloro che hanno ritratto un reddito aggiuntivo derivante dalla spesa diretta e indiretta e che lo utilizzano in parte nell’acquisto di ulteriori beni e servizi finali nel paese in esame. I modelli di moltiplicatore turistico del reddito MTR possono derivare sia dal moltiplicatore keynesiano il quale ha il vantaggio di utilizzare un numero ridotto di variabili; oppure dal modello di analisi input-output di Leontief, il quale da risultati più ricchi ma richiede una base dati statistica molto più ampia.

I PRIMORDI DEL TURISMO – IL PROTURISMO

CAPITOLO 2

Possiamo distinguere due grandi categorie di domanda turistica: i viaggi e la villeggiatura. Ad esse corrisponde la fruizione di un particolare insieme di servizi turistici che si sono consolidati nel corso di un diverso percorso storico. Nel primo caso la primogenitura spetta ai pellegrinaggi del Duecento e del Trecento e soprattutto al Grand Tour, cioè l’istituzione del viaggio erudito e di formazione dei giovani nobiluomini europei che si diffuse in Europa a partire dal ‘500. Il concetto di turismo come villeggiatura risale, invece, all’impiego del tempo libero nelle ville romane, agli sport campestri dei lord inglesi, alle villeggiature in campagna degli aristocratici europei nel corso del ‘500 e del ‘600. Si tratta, in particolare, di un turismo che associa all’attrattiva naturale di certi luoghi la presenza di svaghi, ed è un turismo di tipo stanziale, dedito agli ozi, che sceglie luoghi non urbani.

Vacanze romane fra città d’acqua, campagna e viaggi culturali.

Il concetto di villeggiatura e di ferie era ben definito in epoca romana; i feriari (l’essere in ferie) e i rusticari (il trasferirisi per qualche tempo in campagna) erano parte integrante della vita sociale dell’antica Roma. Le due mete principali delle vacanze erano la campagna e il mare, corrispondenti non tanto a due diversi luoghi quanto a due differenti modi di concepire l’ozio, che secondo i latini rappresentava il tempo da dedicare a se stessi per recuperare la tranquillità interiore. La vacanza in campagna rappresentava nell’immaginario collettivo il momento della serenità, il modo per distaccarsi dai rumori e dalle ansie dei ritmi cittadini; si diffuse soprattutto a partire dal I secondo a.C. quando Roma era già la capitale frenetica e multietnica di un grande impero. Tale vacanza era in perfetta armonia con entrambe le filosofie dominanti: l’epicureismo e lo stoicismo. Secondo l’epicureismo, poiché il mondo è senza scopo ogni cosa è affidata al caso, l’uomo non può avere altro fine che quello di fuggire il dolore e cercare il piacere. Quello a cui fa riferimento Epicuro è il piacere dell’anima, il solo che l’uomo può stabilmente possedere: si tratta del piacere dello studio, dell’amicizia disinteressata, dell’ozio e della pacata conversazione. Ancor di più la vacanza in campagna era in sintonia con lo stoicismo, che faceva della virtù la fonte della libertà dell’uomo: si può godere di una perfetta libertà purchè si emancipi dai desideri mondani e quindi una vita appartata diventa l’ideale stoico (Seneca). La campagna era comunque e soprattutto il rifugio delle persone mature. La solitudine, il desiderio di tranquillità, la contemplazione dei paesaggi rappresentavano una modalità di utilizzo del tempo libero che non trovava moltissimo adepti fra i giovani. Ben diversa è l’immagine della vacanza al mare, la quale aveva come scopo non tanto la pace interiore quanto il divertimento sfrenato. Molto spesso queste località marittime erano anche dei centri termali: quindi quello che veniva proposto era un prodotto che associava alla presenza del mare quella di numerosi stabilimenti termali. Il centro motore della vita mondana delle città d’acqua erano le ville private: i luoghi del divertimento collettivo erano dunque rigidamente privati e si accedeva su invito. L’aristocrazia romana, compresi gli imperatori, intrapresero una sorta di sfida per la costruzione della villa più grande e magnificente oppure più vicina al mare. Tuttavia, ciò ha stimolato un’intensa attività edilizia con conseguente trasformazione del profilo urbanistico e paesaggistico. Nonostante ciò l’edilizia non fu l’unica attività economica a risentire positivamente dello sviluppo del turismo. Anche il settore della produzione di cibi e alimenti potè giovarsi di un notevole sviluppo: così alcuni luoghi divennero famosi per l’itticoltura o per l’allevamento delle ostriche. Campagna e città d’acqua non furono le uniche mete dei viaggiatori romani: verso la fine del II secolo a.C. iniziò a svilupparsi un movimento turistico che potremmo definire di tipo culturale: i paesi orientali e la Grecia in particolare divennero meta di una vera e propria corrente turistica alimentata da letterati, artisti e uomini politici. Le località preferite erano le città monumentali come Alessandria, Efesi e Rodi e le famose scuole di Alessandria della Grecia e dell’Asia Minore, dove si formavano i giovani aristocratici romani. I fattori che resero possibile lo sviluppo del turismo in epoca romana furono, in primo luogo, la condizione di relativa tranquillità e di garanzia della c.s. pax romana, la quale, oltre ad essere alla

base della ripresa degli scambi commerciali, creò anche le condizioni per la diffusione dei viaggi. Altrettanto importante fu il livello di sviluppo economico e sociale raggiunto da quella civiltà che seppe garantire un aumento della qualità della vita. In secondo luogo, ciò che rese effettivamente possibile la diffusione dei viaggi fu la dotazione di infrastrutture: in particolare la formidabile rete stradale che collegava Roma a tutto il mondo conosciuto. Quando tutte queste condizioni vennero meno, anche il turismo progressivamente scomparve: la villeggiatura, che era un’abitudine ancora radicata nel III secolo d.C. con il successivo declino dell’impero e le sempre più frequenti invasioni barbariche cessò completamente. Le ville si trasformarono da luoghi di piacere in luoghi di difesa e assunsero l’aspetto della fortezza. Il turismo itinerante si contrasse e quello che restò fu guidato da motivazioni profondamente diverse da quelle del passato: sarà infatti il sentimento religioso, diffusosi con il cristianesimo, a caratterizzare il turismo europeo medievale.

La passione per le terme:

Fra le abitudini romane almeno una merita una trattazione più dettagliata, perché sopravviverà a lungo tanto da accompagnare la nascita del turismo moderno: la passione per le terme. L’efficacia delle acque termali nella cura delle malattie era ben nota nell’Antica Grecia, dove spesso le fonti veniva collegate a una divinità. I romani appresero dai Greci l’uso delle acque termali, nonché l’interesse per lo studio delle loro proprietà; anche nell’esperienza romana l’effetto terapeutico si incrociava con il culto a una qualche divinità. Tuttavia, l’aspetto più interessante dell’esperienza romana è la progressiva diffusione di un termalismo mondano, legato al benessere del corpo piuttosto che alla cura delle malattie e completamente dissociato da componenti religiose. A partire dal II secolo a.C. si era diffusa la moda dei bagni pubblici, in genere essi erano dati in appalto a un impresario il quale riscuoteva il biglietto di ingresso. Il bagno era un piacere e nello stesso tempo una cura per il corpo. Le terme erano affiancate da palestre attrezzate per la ginnastica e per vari tipi di giochi. Tuttavia, la grande fama delle terme romane era dovuta al fatto che essi si presentavano come i luoghi di ritrovo e di divertimento, che affiancavano alle strutture sportive giardini per le passeggiate, biblioteche e musei. Con la diffusione del cristianesimo si chiuse l’epoca dei bagni: alla cura del corpo e al mito della bellezza si sostituì il primato dello spirito e si affermò la mortificazione della carne. Questa nuova visione portò ben preso alla condanna delle pratiche termali e nel tempo si assistette anche alla decadenza e alla scomparsa degli edifici termali urbani tuttavia, le terme non scomparirono del tutto poiché sopravvisserò soprattutto in ambito rurale e il loro uso era circoscritto alle classi popolari. E probabilmente, proprio questa permanenza del rito del bagno nelle tradizioni popolari rese possibile la sua riscoperta e rivalutazione nel tardo medioevo. La rivalutazione del termalismo è legata soprattutto a due ordini di fattori: gli studi medici attraverso i trattati di idroterapia e un nuovo atteggiamento della religione cristiana dove il bagno inizia ad essere associato alla purificazione dei peccati in chiave simbolica e le proprietà terapeutiche dell’acqua sono attribuite ai santi. Progressivamente, quindi, le pratiche termali, uscite dall’ostracismo del primo cristianesimo, ritornarono a far parte delle pratiche sociali lecite, ma con una funzione completamente trasformata rispetto all’epoca romana.

La nascita del turismo religioso:

Molto probabilmente la prima forma di turismo a essere praticata nelle diverse civiltà umane è stato il viaggio a scopo religioso e per questo motivo, il turismo religioso, può essere considerato la prima forma di turismo praticata. Nelle prime grandi civiltà della storia, quelle di sumeri, assirobabilonesi, ittiti e egizi, il potere religioso e politico erano strettamente connessi e le grandi città attiravano migliaia di pellegrini in visita sia ai luoghi sacri sia ai rappresentati del potere. Nell’antica Grecia erano presenti numerosissimi altari e oracoli, tutte mete di pellegrinaggio; ricordiamo ad esempio l’oracolo di Apollo a Delfi. Inoltre, il turismo religioso è stato istituzionalizzato in tutte le grandi religioni dall’induismo, al buddhismo e al cristianesimo. Le tre mete fondamentali del pellegrinaggio cristiano erano Gerusalemme, Roma e Santiago De Compostela.

supremazia della chiesa di Roma i giubilei della controfirma furono anche molto curati sul piano organizzativo e pubblicitario attraverso le varie pubblicazioni come i trattati dottrinali e le guide, una particolare attenzione e cura del cerimoniale e per la predisposizione degli alloggi necessari. Dalla fine del 600 alla metà del 700 il fascino dei giubilei si appannò determinando un calo nei pellegrinaggi, riducendosi anche la partecipazione delle classi colte europee. Nell’800 si tenne solamente un giubileo, tuttavia, esso fu un giubileo in tono minore che non riuscì ad attirare pellegrini stranieri: a Roma arrivarono quasi esclusivamente italiani. Il Giubileo successivo venne proclamato nel ‘900 quando Roma faceva già parte del Regno d’Italia. I giubilei del 900 appartengono già a una nuova epoca turistica: spesso i viaggi sono organizzati da agenzie di viaggio, si può raggiungere Roma in treno, in pullman o in aereo, la durata del pellegrinaggio è molto breve e perfettamente conciliabile con l’attività lavorativa. Ma l’aspetto più importante dei giubilei del ‘900 è il progressivo coinvolgimento dei fedeli di tutti i continenti e la crescente spiritualizzazione dell’evento

L’epoca dei “grandtouristi”:

Dal 1400 le trasformazioni culturali che portarono prima all’umanesimo e poi al rinascimento diffusero una diversa concezione dell’individua nella quale l’arte, la cultura e la scienza acquisirono un nuovo ruolo e soprattutto la formazione letteraria e artistica divenne un momento fondamentale nella vita delle classi aristocratiche. Questa rivoluzione culturale cambiò il modo di fare turismo: gli itinerari dei viaggi si allontanarono da santuari e luoghi sacri per toccare le città d’arte dell’Europa centrale e mediterranea, poiché i nuovi viaggi non avevano più come obiettivo le indulgenze, ma quello di ricevere una formazione culturale e acquisire una nuova sensibilità artistica e scientifica. Tra il ‘500 e l’800 la moda del Grand Tour si diffuse progressivamente dalla Gran Bretagna all’Europa continentale. I ceti sociali coinvolti erano dapprima l’aristocrazia inglese, dove i giovani venivano formati per essere cittadini del mondo, poi anche quella continentale soprattutto francese e tedesca per arrivare poi anche alla alta borghesia e agli intellettuali. Nel corso dei secoli il Grand Tour modificò parte delle sue caratteristiche. All’inizio aveva in genere una durata piuttosto lunga che andava dai 3 ai 4 anni, proprio perché esso doveva garantire la formazione culturale dei giovani ed era concepito come una sorta di scuola itinerante. Successivamente la durata diminuì. Per quanto riguarda gli itinerari dell’aristocrazia dell’Europa Centrale essi differenziavano in parte da quelli inglesi, ma tutti passavano per l’Italia poiché considerata un centro propulsore della cultura mondiale, sede di prestigiose università e anche tra i principali motori dell’economia europea. Nella seconda metà del ‘600 accanto al Grand Tour si diffuse anche la nuova pratica di un lungo soggiorno nei collegi di educazione riservati ai nobili. Nel corso del ‘700 l’Italia e il Mediterraneo in generale veniva visti come delle aree socialmente ed economicamente arretrate, tuttavia conservava ancora il primato grazie anche grazie suoi valori paesaggistici. Emersi un aspetto ludico, sensitivo, naturalistico del viaggio che mise parzialmente in ombra le motivazioni formative. La trasformazione provocò dei cambiamenti nella modalità organizzative: la durata del viaggio si ridusse tanto che all’inizio dell’800 difficilmente superava i 4 mesi e cambiò anche la fascia d’età, riguardando non più i ragazzi di 20 – 30 anni, ma uomini sui 30 – 40 anni. Anche lo status sociale di chi si metteva in viaggio non fu più lo stesso: ai giovani aristocratici altoborghesi si erano affiancati scrittori, artisti, filosofi e rappresentanti delle classi medie. Nel corso dell’ 800 il Grand Tour attraverso l’Europa continentale passò di moda, sostituito da altre maniere di trascorrere la vacanza e fare turismo, ma anche soppiantato da itinerari che toccavano nuove mete: gli aristocratici inglesi non confinavano più i loro viaggi all’Europa, ma cominciarono a girare il mondo o meglio a visitare le loro colonie alla ricerca di un esotismo che le città europee non potevano di certo garantire. Una delle mete preferite divenne l’India. La moda dell’esotico assunse a volte un aspetto più culturale: si diffuse una nuova figura di viaggiatore, quella dell’erudito eclettico, archeologo dilettante alla ricerca delle testimonianze delle antiche civiltà. L’Egitto fu uno dei paesi che esercitò il fascino maggiore e l’archeologia rappresentò il principale richiamo. La moda del Grand Tour europeo sopravviveva ormai solo grazie agli

americani benestanti che iniziarono a viaggiare verso i centri europei alla ricerca di testimonianze architettoniche e artistiche. La lunga storia del Grand Tour merita un’ultima annotazione. Oggi assistiamo alla diffusione di una nuova tipologia di Grand Tour a scopo educativo: si tratta dei soggiorni presso le università straniere e tutta quella parte del turismo culturale diluito ora in piccoli viaggi brevi di 3-4 giorni.

LA NASCITA DEL TURISMO MODERNO

CAPITOLO 3

La nascita del turismo moderno coincide con l’apparizione delle città del tempo libero anche dette città di villeggiatura o ancora città di loisir e sono quelle località in cui le attività economiche dominanti sono il fornire l’alloggio, lo svago, i beni e servizi a clienti sia residenti sia ai non residenti. Le caratteristiche principali della città di villeggiatura sono:

  1. specializzazione dell’offerta: quella dedicata specificamente ai turisti acquista una propria fisionomia nell’ambito del settore dei servizi e si assiste quindi alla nascita di un vero e proprio settore turistico;
  2. specializzazione della domanda: tende via via a concentrarsi in determinate località in certi periodi dell’anno;
  3. evoluzione della struttura urbanistica e dell’immagine architettonica delle città in relazione della presenza turistica: si costruiscono appositamente edifici e infrastrutture per offrire alloggio e svago dei turisti. Lo sviluppo del turismo moderno, anticipato dalla prima rinascita termale, avvenne in Gran Bretagna e fu un fenomeno parallelo all’industrializzazione. Le città termali inglesi: Il Grand Tour, considerato il suo fine educativo, per gli inglesi non era in realtà una modalità di impiego del tempo libero. Il primo esempio di turismo moderno fu quello termale, che nacque in Gran Bretagna verso la fine del ‘600 e conobbe il suo sviluppo maggiore tra la meta del ‘700 e gli inizi dell’800, epoca in cui la villeggiatura nei centri alla moda equivaleva al riconoscimento dello status sociale raggiunto. Già nel ‘ alcune sorgenti in Gran Bretagna divennero famose grazie alle proprietà curative che veniva attribuite al valore divino e spesso erano diventate anche luoghi di culto cattolico. Tuttavia, con lo scisma anglicano (rottura della Chiesa d’Inghilterra da quella cattolica di Roma nel 1534) le autorità britanniche vietarono la frequentazione delle fonti termali nel Paese n quanto ritenuta anche un’espressione del culto cattolico. Ciò portò molti inglesi benestanti a recarsi alle terme di Spa in Belgio comportando conseguentemente una fuoriuscita di denaro dal Regno e il turismo termale diventava spesso anche un pretesto per la fuoriuscita di dissidenti cattolici inglesi che fuggivano dal Paese perché perseguitati a causa del loro credo. Per evitare tali effetti indesiderati furono in seguito apportate decise correzioni alla politica nei confronti del termalismo: in particolare a fine del ‘ a fine ‘500 fu revocato il divieto di frequentare le fonti termali britanniche; furono poi introdotte restrizioni per gli espatri dal Paese e la corona inglese, inoltre, investì ingenti risorse per promuovere le fonti termali nazionali finanziando studiosi e scrittori affinché ne esaltassero attrattive ed efficacia terapeutica. Gli effetti del nuovo corso non tardarono a farsi sentire così si avviò la progressiva moltiplicazione dei centri termali su l territorio britannico che si protrasse fino al termine del ‘600 ed oltre. In Inghilterra la città termale più famosa è stata Bath , le cui acque erano già famose sin dall’epoca preromana. In età moderna la frequentazione delle terme di Bath riprese grazie agli studi scientifici ed in particolare quando fu pubblicato il primo trattato medico sulle proprietà curative delle fonti. Ad alimentarne la frequentazione furono anche il patrocinio di nobili e il grande numero di membri della nobiltà che la frequentavano. All’epoca, tuttavia, vi erano poche strutture ricettive, mancavano ancora le infrastrutture e i servizi ricreativi ed il prevalente fattore attrattivo erano ancora le finalità terapeutiche delle acque. Il quadro cominciò a cambiare

Come località balneare Scarborough non avrebbe avuto rivali per tutto il Settecento, fino a quando però nell’800 si sviluppò Brighton che diventerà il massimo esempio di centro balneare alla moda. Alla fine del 700 Brighton era ancora un piccolo comune di pescatori, ma alla fine del ‘700 vennero fatti i primi interventi migliorativi quali la bonifica delle zone paludose, imboschimento e la pavimentazione delle strade e la costruzione di residenze con vista sul mare. Iniziò così, nell’800, la sua fase di maggiore sviluppo ed in breve tempo Brighton diventò la più importante città di villeggiatura dell’Inghilterra. Alla sua fama contribuì il patrocinio e la frequentazione da parte dei membri della famiglia reale e i dettami medici del tempo i quali ritenevano che il bagno salutare era quello effettuato nelle acque fredde. Al sole non veniva ancora attribuita alcuna funzione terapeutica e così la maggior parte dei villeggianti preferiva limitarsi a passeggiate lungo la spiaggia. Il centro della vita turistica era nella cittadina che negli anni muta sia nell’aspetto urbanistico che architettonico in funzione turistica. A metà dell’800, soprattutto grazie alla diffusione della ferrovia, si diffondono altri centri balneari, in genere si tratta di località minori che sfruttano la popolarità di Brighton e hanno una clientela meno di élite e la ricettività è meno lussuosa. La maggior parte sono localizzate nel Sussez, nel Kent e nel Devon. Tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900 si sviluppano nuovi centri balneari nelle provincie inglesi e nel Galles: fu in queste nuove aree che la domanda turistica delle classi lavoratrici divenne effettivamente importante diventando un’anticipazione del turismo di massa. Tra queste la località più famose è stata Blackpool, la prima nel mondo ad avere una clientela popolare. Con la Prima Guerra Mondiale si interrompe la proliferazione dei centri balneari. Ci sarà una ripresa nel primo dopoguerra negli anni Venti e Trenta ma in tono minori. In questa fase si registrano tassi di crescita più elevati in località minori spesso localizzate ai margini dei primi grandi insediamenti. Il loro successo dipese dalla capacità di offrire servizi che per qualità e per prezzo si adattavano bene alle esigenze delle famiglie degli impiegati e degli operai specializzati, ed è quindi legalo al diffondersi dell’abitudine alle vacanze anche tra i ceti sociale intermedi e popolari. Nel secondo dopoguerra iniziò un lento declino per tutte le città balneari inglesi. Le ragioni erano molteplici, in gran parte legate alle nuove caratteristiche della domanda turistica: il sole era divenuto un elemento importante della villeggiatura al mare e inoltre aerei, pullman e treni permettevano facilmente di raggiungere le località di villeggiatura del Mediterraneo. Il centro di gravità del turismo si era ormai spostato altrove, ben lontano dalla Gran Bretagna. Perché proprio gli inglesi inventarono il turismo: È innegabile il primato inglese nella creazione del turismo moderno, sia che si consideri il Grand Tour sia che si parli delle città di villeggiatura: viene quindi spontaneo chiedersi il perché. Il Grand Tour nacque in Gran Bretagna, le spiegazioni economiche ci dicono che era una pratica diffusa all’interno dell’aristocrazia perché era una pratica estremamente costosa, prevedeva un soggiorno di 3 – 4 anni in paesi lontani. Si diffuse poi nell’aristocrazia tedesca, francese e olandese, ma fu poco praticata dai nobili italiani e spagnoli. Ora gli inglesi iniziano la pratica del Gran Tour perché, prima di tutto l’aristocrazia inglese era molto attratta dal primato culturale dall’Europa continentale ed inoltre gli inglesi avevano una sufficiente umiltà intellettuale che li spingeva ad apprende (questo grazie anche al fatto che negli ambienti culturali inglesi ci fu la notevole diffusione del metodo induttivo, ovvero quel metodo che ci dice che è proprio dall’osservazione dei fenomeni che noi ricaviamo la conoscenza del fenomeno stesso (Bacone)). Il viaggio quindi era visto proprio come uno strumento di conoscenza, quindi i giovani nobili che viaggiano sono spinti da una proposta culturale che si basa su quelle che erano i sentimenti culturali in voga nell’ambiente culturale inglese. Quindi in sostanza si viaggia per imparare. In seguito, il Grand Tour si evolve passando dal viaggio di istruzione al viaggio di piacere, di scoperta artistica e di collezionismo d’arte. Quindi nel tempo cambiano le motivazioni del viaggio e gli itinerari, ma quello che permane è l’abitudine al viaggio che ormai rimane parte della cultura inglese. Per quanto riguarda le città delle vacanze , i primi frequentatori furono gli aristocratici inglesi, ma l’aristocrazia viene poi successivamente imitata dall’alta borghesia e via via dal ceto medio. L’alta borghesia

prima e il ceto medio poi imitando le pratiche turistiche della nobiltà cercano lo svago, ma anche il riconoscimento sociale ossia si dedicano a pratiche che fino ad un certo momento erano state pratiche distintive della nobiltà e volendo somigliare alla nobiltà ne copiano gli atteggiamenti riguardo al turismo. Quindi in alcuni casi andare in vacanza acquisiva uno status sociale che poi poteva essere spendibile anche nel mondo degli affari. Ora venendo alle spiegazioni del primato brittanico ci sono 2 grandi gruppi di spiegazioni:

  1. una è basata prevalentemente su quello che sono stati gli sviluppi economici della Gran Bretagna e quindi il fatto che è stata il primo paese a vedere la rivoluzione industriale.
  2. un altro fattore ha a che fare con tutta una serie di trasformazioni culturali e sociali. La rivoluzione industriale ebbe effetti profondi non soltanto sull’economia ma anche sulla società e fu anche un elemento che favorì l’urbanizzazione dei luoghi del tempo libero. La creazione delle città delle vacanze significava spostare gli svaghi e il divertimento in città, che per la classe nobiliare fino a quel momento si era manifestato soprattutto nelle campagne. Un altro elemento interessante è che con lo sviluppo economico legato alla rivoluzione industriale si forma nelle maggiori città industrializzate un ceto medio con maggiore potere d’acquisto, molto consistente da un punto di vista numerico, e con un potere d’acquisto tale da consentirgli di esprimere una domanda turistica. Vi fu quindi con il tempo uno spostamento del motore dell’economia: dalle campagne alla città, questo si riflette anche sui luoghi dello svago che passano dalle campagne alle città, e legato all’industrializzazione c’è anche una separazione del tempo del lavoro e del tempo libero: quindi progressivamente si assiste a questa evoluzione. La somma di tutti questi fattori porta al risultato che gli inglesi soprattutto i ceti elevati sono i primi a diventare consumatori veri e propri dei servizi turistici. Per quanto riguarda la formazione del ceto borghese con un potere d’acquisto più consistente tanto da riuscire ad esprimere una domanda turistica questo rappresante un elemento fondamentale in quanto da un punto di vista quantitativo il valore complessivo della domanda di servizi turistici si eleva di molto nel momento in cui si affacciano al turismo non più soltanto i nobili ma anche le classi borghesi e il ceto medio. Quindi il successo delle città di villeggiatura, se inizialmente si deve alla nobiltà, nelle fasi successive è legato moltissimo anche ai ceti borghesi. Per quanto riguarda le trasformazioni culturali e sociali: la scienza medica inizia ad associare la vacanza a finalità terapeutiche dandole quindi una giustificazione morale. In particolare, nel ‘500 il bagno era considerato una prerogativa delle classi inferiori e veniva visto come qualcosa di immorale, dal ‘700 si diffonde la pratica del balnearismo per scopi terapeutici e nel corso dell’800 si inizia a frequentare il mare grazie ai benefici legati al respirare l’aria marina. Quindi complessivamente si inizia a guardare alla natura, grazie alla scienza medica, in un modo nuovo non più prevalentemente nemica ma anche come possibile fonte di salute, a questa si associa poi la preferenza per l’impiego del tempo libero in contesti urbani. L’insieme di tali fattori produce la nascita delle vacanze termali e poi marine. Vediamo quindi come sia molto stretto il legame tra scienza medica e mode turistiche. Per comprendere meglio la forza di questo legame è bene tener presente come la possibilità di curare le malattie era all’epoca decisamente scarsa a causa dell’arretratezza medica e di quella farmaceutica. Quindi non potendo fare ricorso a cure mediche o farmaceutiche nasce il richiamo che esprimevano i trattamenti termali e in genere climatici qualora fossero stati ritenuti utili dai medici. Esemplare, a questo riguardo, è il caso della tubercolosi e in generale delle malattie polmonari. Questo tipo di affezioni hanno avuto un ruolo importante nella diffusione dei soggiorni marini e in montagna in base all’opinioni che particolari condizioni dell’aria e del clima fossero salutari. In conclusione, quindi la Gran Bretagna è il paese nel quale nasce per la prima volta una domanda consistente di servizi turistici, in corrispondenza di questa domanda troviamo la nascita di un’offerta di servizi turistici specializzati. All’inizio è una domanda soprattutto locale perché i trasporti erano lenti, scomodi e costosi, fatto sta che le città di villeggiatura tendono a nascere non molto lontane dai grandi centri di generatori di domanda (Londra). Nel momento successivo assumono una certa importanza le linee ferroviarie che iniziarono ad essere utilizzate anche per portare i villeggianti, favorendo poi anche lo spostamento dei ceti medi e operai. Nella creazione dei centri turistici hanno avuto poi un ruolo importante i proprietari terrieri, gli imprenditori locali e le pubbliche amministrazioni.

Kursaal riproducono in generale quello che a Bath furono i parchi termali, sono dei grandi edifici concepiti come uno stabilimento termale, vengono costruiti sulla spiaggia e spesso si prolungano con dei cortili anche all’interno del mare, ma anche se il nome evocherebbe il significato di sala di cura in realtà non vi si svolge alcuna attività terapeutica, ma ha soltanto funzioni ricreative, quindi rappresenta un modo di attrarre i turisti che intendo usufruire della risorsa marina e allo stesso tempo rappresenta il fulcro della socializzazione, del divertimento e di tutto ciò che può rendere gradevole un periodo di tempo trascorso vicino al mare. iii. Spostandoci in Spagna , le località balneari spagnole che nascono in questa fase si trovano sul Golfo di Biscaglia, ovvero le coste settentrionali, queste località si trovano essenzialmente nei Paesi Bassi. Le aree sono ben frequentate sia dall’aristocrazia che dai reali spagnoli però il successo nel complesso è contenuto anche perché risultano essere abbastanza lontane dal centro generatore di domanda che è Madrid. Per quanto riguarda la fase 3 questa vede lo sviluppo dei primi centri di balnearismo invernale sulle coste del Mediterraneo. La prima stazione balneare con frequentazioni internazionali fu Séte. Inizialmente si tratta della stessa forma di balnearismo britannico con l’unica variante che la località di Séte affacciava su un mare caldo ma d’inverno. All’inizio si trattava di un piccolissimo segmento di mercato e ancora una volta gli iniziatori di questa nuova modalità di turismo balneare furono gli inglesi che arrivarono sulle coste balneari della Francia a “svernare” in un clima decisamente più mite rispetto a quello del loro paese. La stagione turistica andava da Ottobre ad Aprile, la stagionalità è tale per cui non andava in concorrenza con le altre. Il modello evolutivo è ancora una volta simile al modello dei centri balneari e termali inglesi: si inizia con soggiorni a finalità terapeutiche e oltre al bagno inizia ad assumere un’importanza significativa dal punto di vista terapeutico il respirare aria marina e nel corso del tempo acquista un suo significato terapeutico anche l’esposizione al sole. Però anche qui, come è accaduto per Bath e per Brighton, si inizia con un turismo che ha un input terapeutico ma negli anni quello che tende a prevalere è la domanda di svaghi e di divertimenti. Il periodo d’oro del turismo invernale sul mar Mediterraneo inizia nel corso della seconda metà dell’800, agli inglesi iniziano ad aggiungersi anche esponenti della borghesia francese e gli aristocratici in cerca di divertimenti. Se inizialmente la prima meta di questi flussi turistici era Séte, nel giro di pochi decenni le mete si moltiplicano dalla riviera francese alla riviera italiana, diventando mete invernali dell’elite internazionale, quindi non si rivolgevano soltanto ad un pubblico locale, ma anzi prevaleva una clientela internazionale. (Cannes, Nizza, Montecarlo e Sanremo). In generale si tratta di un turismo fatto di soggiorni di lunga durata e conseguentemente non ci stupisce il fatto che nel giro degli anni vengono costruite strutture ricettive e ricreative di elevato prestigio. Anche in questo caso le amministrazioni locali si danno molto da fare per migliorare la qualità dei servizi urbani e le infrastrutture. Lo sviluppo del turismo balneare invernale porta ad un mutamento dei caratteri socio- economici: i villaggi di piccole dimensioni diventarono località turistiche internazionali. A differenza delle città di vacanze britanniche qui nello sviluppo prevalgono capitali esterni: parigini o stranieri. Nello sviluppo di questi centri c’è poi una distinzione tra comunità locale e turisti soprattutto nell’organizzazione degli spazi urbani: infatti spesso i quartieri turistici sono separati dai nuclei urbani originari. La prima guerra mondiale arresta buona parte del turismo europee d’élite andando ad intaccare anche il turismo balneare. Dopo il conflitto negli anni 20 e 30 i flussi riprendono ma la realtà è profondamente mutata: il turismo balneare non scompare del tutto, infatti esiste ancora oggi, però a livello % rispetto a quello che è il totale del movimento turistico quello balneare diventa una componente minoritaria ciò significa che nel frattempo si stanno sviluppando altre forme di turismo tra le quali è possibile annoverare anche la moda del turismo montano. Per quanto riguarda la fase 4 essa vede ancora una volta protagonista il Mediterraneo però cambia la stagionalità: non più in inverno come nella 3 fase, ma d’estate. Arriviamo sostanzialmente a una forma di turismo balneare che noi conosciamo oggi. Il turismo balneare invernale aveva fatto da apripista per la frequentazione delle coste del Mediterraneo e così facendo si era creato un nuovo segmento di mercato e aveva fatto si che i turisti si avvicinassero alle coste del Mediterraneo. Questo avvicinamento alle coste del

Mediterraneo in realtà è frutto anche di un’evoluzione culturale promossa dai nuovi criteri estetici creati da pittori e scrittori. A partire dalla fine del ‘700 si diffonde una nuova immagine del paesaggio marino mediterraneo, il mare e le coste mediterranee divengono parte dei canoni della bellezza naturale ideale. La svolta decisiva che segnò l’inizio della loro grande popolarità fu il diffondersi della cultura del sole. Proprio la scienza medica che nel corso del 600 e del 700 aveva bocciato le calde acque meridionali ne accompagnò il riscatto, scoprendo le funzioni benefiche dell’aria di mare e del sole: ancora una volta quindi erano stati i dettami medici a guidare le trasformazioni. A fine ‘800 inizia a diffondersi la pratica delle sabbiature calde e nel ‘900 il bagno tende a perdere le sue finalità terapeutiche diventando una pratica volta allo svago e al benessere aperta a tutti i ceti sociali, iniziano a comparire le prime strutture permanenti per creare zone d’ombra (vele, tende e ombrelloni). Questa evoluzione del balnearismo non è contemporanea ovunque, poiché già nel primo decennio del ‘ mentre le spiagge degli Stati Uniti accoglievano migliaia di turisti, in molti stabilimenti dell’Italia meriodionale la spiaggia era priva di strutture e rappresentava solamente il luogo per qualche camminata. La fase di svolta, ovvero la fase in cui anche sul Mediterraneo il mare inizia ad essere vissuto più o meno come lo si vive attualmente, avviene negli anni Venti e Trenta grazie anche all’affermarsi della moda dell’abbronzatura. La scoperta del sole rivoluzionò la mappa del turismo balneare e delle stagioni, facendo sì che le coste del Mediterraneo iniziassero a ospitare un numero crescente di villeggianti anche nei mesi più caldi dell’anno: per la prima volta esse si posero in competizione con le fredde rive del Mare del Nord e ne uscirono vincitrici e le stazioni balneari del Nord vennero relegate al turismo locale. Nel ‘900 le nascenti località turistiche del Mediterraneo si prepararono ad accogliere ospiti profondamenti diversi da quelli del passato perché il turismo di élite non rappresentava più il fulcro economico di questa industria. Infatti, il periodo fra le due guerre non lanciò solamente la moda del sole, ma fu testimone della nascita del turismo della classe media: il ceto impiegatizio divenne il nuovo protagonista del turismo in tutta l’Europa. Il principale flusso turistico non passava più dai grandi alberghi, ma sceglieva soluzioni meno costose come pensioni e alberghetti. Purtroppo, però, con lo scoppio della seconda guerra mondiale si bloccarono per oltre un decennio questi sviluppi di turismo di massa, ma in ogni caso si trattava solamente di un rinvio perché questa evoluzione riprese dopo la 2 guerra mondiale. L’invenzione della montagna: Lo sviluppo del turismo montano fu preceduto da una plurisecolare ricostruzione dell’immagine della montagna e dei suoi abitanti, poiché per oltre un millennio essa era rimasta imprigionate nelle descrizioni fornite dai geografi e dai poeti romani, che l’avevano dipinta come un luogo brutto, spaventoso e abitato da popoli barbari e crudeli. Un primo tentativo di modificare l’immaginario collettivo della montagna si ebbe solamente con l’umanesimo e il rinascimento i cui esponenti cercarono di visitarla. Ma i canoni estetici del tempo, legati alla perfezione delle forme classiche, continuarono a trasmettere un’immagine negativa dei monti, che restarono sempre esclusi da tutti gli itinerari turistici del Grand Tour. Il riscatto della montagna iniziò nel ‘700, secolo in cui la frattura con il passato si espresse su tre diversi piani. In primo luogo, entrò in crisi l’estetica del classicismo: alla perfezione delle forme si sostituì l’amore per il caotico e l’informa e la montagna diventò per la prima volta bella e suggestiva. Secondariamente, il procedere della rivoluzione scientifica permise lo studio della natura: la montagna e l’ambiente naturale in generale divennero il nuovo laboratorio degli esperimenti e delle osservazioni scientifiche. Infine, con la nascita del mito del buon selvaggio, reso celebre dagli scritti del filosofo francese Rousseau, i montanari acquisirono l’immagine positiva di una popolazione sana, semplice e non corrotta dalle abitudini della vita cittadina. Furono queste trasformazioni culturali a portare in montagna i primi cittadini, che in generale erano poeti, letterati e scienziati. Anche qui furono gli inglesi a decretare il successo della montagna. La loro passione per le scalate non aveva motivazioni di ordine scientifico, ma sportivo e traeva origine dallo spirito di avventura e dell’amore per il rischio diffusi in un ceto sociale ricco. Mentre per gli inglesi l’alpinismo divenne una vera e

preferenze paesaggistiche compiutosi in Europa all’inizio dell’800 che vede una nuova concezione romantica della natura e il desiderio di scoprire luoghi selvaggi non contaminati dalla presenza dell’uomo. In prima fila in questa evoluzione ci sono ancora una volta i britannici di classe sociale medio-alta che iniziarono a riscoprire i laghi e l’ambiente naturale. Ma i veri inventori della vacanza naturalistica nei parchi furono gli americani. I parchi naturali americani sono frutto di fattori identitari legati a due necessità:

  1. individuare simboli per la costruzione di un’identità comune : in particolare gli Stati Uniti, essendo un paese giovane e privo di testimonianze artistiche di alto valore attorno alle quali rivendicare un’identità culturale storica, l’ambiente naturale e soprattutto la sua codificazione all’interno di un parco assunsero lo stesso significato che per un europeo aveva l’arte rinascimentale o l’impressionismo. La valorizzazione di questi straordinari monumenti naturali rientrò, quindi, in un processo di costruzione della propria identità culturale.
  2. conservare testimonianze dell’ambiente naturale originario : gli Stati Uniti sono sostanzialmente un paese in cui il territorio presenta un’abbondanza di risorse naturali che difficilmente è possibile trovare in altri paesi. L’ambiente naturale di quel paese è stato stravolto da un progressivo processo di colonizzazione (sfruttamento delle terre), però proprio la colonizzazione veniva ritenuta un’opera addirittura epica che andava tramandata anche per i motivi identitari. Ora per mostrare quanto era stata ampia e intensa questa opera di colonizzazione del paese l’unico modo per trasmettere ai posteri le dimensioni di questa opera di colonizzazione era quello di conservare dei brandelli di ambiente naturale e originario e questa conservazione passava attraverso la creazione di parchi naturali. Quindi sostanzialmente in un contesto che veniva trasformato dall’attività umana si lasciavano dei brandelli di ambiente naturale in modo da evidenziare quanto profonda e meritevole di ammirazione fosse questa opera di trasformazione di quel territorio. Al governo federale iniziano ad arrivare le prime richieste di conservazione dei monumenti naturali più importanti intorno agli anni Venti e Trenta dell’800. La prima iniziativa risale al 1832 quando il governo federale crea la prima riserva in un’area dove erano presenti delle sorgenti calde: la Hot Springs Reservation. Andando avanti negli anni si arriva a prendere in esame la protezione di aree notevolmente ampie: la prima grande area oggetto di tutela fu la Yosemite Valley in California, ma il primo parco vero e proprio su un’area che si estendeva su tre stati il Wyoming, Montana e Idaho, fu proprio il parco di Yellowstone e qualche anno dopo seguì la riserva delle Cascate del Niagara. Queste istanze di protezione del paesaggio che hanno portato alla creazione dei primi parchi sono delle istanze che si manifestano molto molto prima che si affermasse una cultura di protezione ambientale. Conseguentemente, se noi guardiamo con gli occhi di oggi al modo in cui vennero gestite questa fase iniziali della storia dei parchi statunitensi, notiamo che vi furono degli atteggiamenti molto contradditori nella gestione complessiva dei parchi ad esempio riguardo la regolamentazione delle attività che erano consentite all’interno dei parchi: dentro i parchi permanevano la caccia, la pesca, le attività minerarie ecc. E ripercorrendo le vicende dello Yellowston ritroviamo proprio l’evoluzione della gestione in relazione al progressivo, anche se lento, maturare di una cultura di protezione naturale. Il caso Yellowston: Le prime istanze per proteggere questa area naturale le avanzarono i cittadini del Montana alla metà dell’800. Wahshinton manda 3 missioni scientifiche per andare a verificare la straordinarietà di questo ambiente naturale e in effetti le relazioni di queste missioni scientifiche attestano proprio la particolarità della natura di quest’area. Per accelerare il processo di sviluppo di quell’area un’importante società ferroviaria aveva interesse a trasportare turisti e visitatori attraverso le proprie linee ferroviarie e premette per la costituzione del parco, il quale venne istituito nel 1872 e per 5 anni non ricevette nessun finanziamento e il soprintendete nominato fu iniziato a pagare solamente 5 anni dopo. Considerata l’estesa area del parco il personale era insufficiente così si decise di ricorrere all’esercito per contrastare il bracconaggio e il vandalismo. Negli anni ci fu un passo avanti per la tutela dei parchi, in particolare nel 1916 venne istituito il National Park Service , nel periodo tra la 1 e la 2 guerra mondiale il sistema dei parchi statunitense ricevette un rafforzamento da un punto di vista

organizzativo e soprattutto la frequentazione dei visitatori nei parchi diventa una presenza molto radicata all’interno della cultura americana. Il modello di vacanza nei parchi nazionali diventa sempre più diffuso tra la popolazione. Negli anni ’20 arrivano maggiori finanziamenti per il National Park Service e il Yellowstone viene dotato, grazie a questi finanziamenti, di una rete stradale interna e di strutture ricettive in armonia con l’ambiente. Negli anni ’30 poi il National Park Service potrà contare anche sui fondi del New Deal (nel ’ scoppia la depressione e dai primi anni 30 vennero attuate alcune politiche economiche per fronteggiare questa depressione che prevedevano ingenti finanziamenti statali per un piano di lavori pubblici determinando un modo per ridurre la disoccupazione e immettere risorse all’interno del sistema finanziario, parte di questi lavori pubblici ebbero anche a fare con i parchi naturali) anche Yellowston approfitta di questi finanziamenti aumentando il numero dei dipendenti, migliorando il sistema stradale interno e creando molti centri di visita e molti campeggi. Sempre negli anni ’30 il National Park Service adotta nuovi indirizzi nella gestione dei parchi: limitando la costruzione di strade non necessarie, si iniziano a coinvolgere i biologi nella gestione e programmazione delle attività, vengono incentivate nuove ricerche sull’ambiente naturale dei parchi, vengono creati nuovi parchi. Con la 2 Guerra Mondiale i visitatori e i finanziamenti si riducono notevolmente, ma quello che avviene dopo la fine della 2 guerra mondiale è qualcosa di straordinario in termini di aumento dei flussi. Il crescente flusso di visitatori portò a considerare l’idea che il turismo sarebbe potuto essere il principale modo per finanziare i progetti di conservazione naturalistica. Questo tipo di impostazione portò all’elaborazione di un piano decennale “ mission 66 ” che scelse di dare una priorità alla fruizione dei parchi rispetto alla conservazione (maggiore sarà il numero dei turisti maggiori saranno le entrate dei parchi quindi maggiori sarà la possibilità di finanziare le attività di conservazione), questo però rappresentò un incentivo alla costruzione di strade e servizi per i visitatori, tuttavia si cercò di confinare le infrastruttura in zone delimitate mantenendo allo stato naturale il resto dei parchi. Pochi anni dopo, però, vennero elaborati alcuni rapporti che sottolinearono quanto questo approccio presentasse dei limiti: gli esperti dissero che mancava nei parchi una vera e propria politica di protezione al punto che per rafforzare il monitoraggio della situazione dei parchi fu proposta la costituzione di un servizio di ricerca scientifica indipendente dal NPS. Nella seconda metà degli anni ’ qualcosa mutò nella politica di gestione dei parchi: vennero avviate alcune sperimentazioni (ad esempio a Yellowston cessò la caccia all’alce) e vennero avviati dei progetti per rinaturalizzare il comportamento degli animali. La cosa interessante è che un approccio improntato sulla maggiore tutela naturalistica non ebbe un effetto negativo sui flussi dei visitatori che continuarono a crescere sia a Yellowston sia negli altri parchi del national park service. Un rallentamento della crescita delle visite ci fu nel corso degli anni ’90 che in alcuni casi vide addirittura un arresto della crescita dei visitatori. I parchi europei: Nella storia europea è possibile trovare esempi di aree naturali, ma per i parchi veri e propri sarà necessario attendere il XX secolo. I primi parchi li troviamo in Svevia, In Svizzera, in Spagna, nell’unione Sovietica, seguono poi la Germania e l’Italia con il Grand Paradiso, il Circeo (1934-35) e lo Stelvio. I parchi europei nascono dopo i parchi americani ma si basano su un concetto di protezione più evoluto che mira non soltanto a salvaguardare il paesaggio ma anche l’ecosistema e le varie forme di vita che sono presenti in queste aree che vengono protette. Anche se tutto ciò non significa che nei parchi europei il rapporto tra turismo, attività economiche e aree protette non abbia presentato diversi tipi di criticità, in ogni caso le attività economiche che vengono svolte dentro un parco naturale presentano delle criticità. Il fatto di poter fruire però del parco è comunque fondamentale non soltanto per garantire che vengano espletate le finalità ricreative dei turisti ma è importante poter fruire dei parchi anche per salvaguardare più in generale la natura: nel senso che frequentando il parco le persone vengono stimolate alla creazione e alla diffusione di una sensibilità ecologica che porterà ad una protezione dell’intero ambiente. Per trovare un compromesso tra fruizione e protezione si è fatto ricorso alla c.d. zoonizzazione : in genere vengono individuate all’interno dei parchi delle zone nelle quali è vietato l’accesso e altre zone in cui sono permesse attività turistiche sotto particolari condizioni. Il principio della zonizzazione ha trovato le realizzazioni più riuscite nei parchi francese e britannici. In Italia il riferimento legislativo è rappresentato sulla legge quadro sulle aree protette del 1991.