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Saggio di Contini alla Cognizione di Gadda, Schemi e mappe concettuali di Letteratura Contemporanea

Si tratta dei concetti espressi in soldoni da Contini nel suo saggio alla Cognizione del Dolore di Gadda, presente nelle edizioni '70/'71

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2024/2025

Caricato il 22/09/2025

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Il saggio di Gianfranco Contini è una densa introduzione critica alla Cognizione del dolore di
Carlo Emilio Gadda, letta in relazione tanto al vissuto dell’autore quanto a tradizioni letterarie
di lungo corso (da Dante a Proust, da Manzoni a Musil)
1. Parallelismi e premesse
Contini apre con un confronto fra la Cognizione del dolore e la Recherche di Proust,
in particolare con l’episodio di Mademoiselle Vinteuil.
In entrambi i casi compaiono figure che mettono in scena un
oltraggio simbolico alla
figura paterna
, legato a dinamiche di amore/odio filiale.
Ci si interroga sul carattere autobiografico di simili rappresentazioni: i loro tratti
mostruosi sono plausibili solo se visti come proiezioni dell’esperienza personale dello
scrittore.
Così come Proust si nasconde dietro i suoi personaggi, anche Gadda proietta se stesso
in Gonzalo Pirobutirro, protagonista del romanzo.
2. Autobiografia e chiave di lettura
Gonzalo non è un personaggio inventato, ma la condensazione delle esperienze di
Gadda: la guerra, la morte del fratello, l’emigrazione, il mestiere di ingegnere, le
difficoltà da scrittore.
Definirlo “romanzo a chiave” sarebbe riduttivo: la “chiave” qui è un passe-partout che
apre ogni serratura, perché tutto è confessione autobiografica, seppur trasposta.
Persino l’ambientazione pseudo-sudamericana (il Maradagal, la Brianza trasfigurata) è
solo un velo esotico che maschera la realtà lombarda conosciuta dall’autore.
3. Tema centrale: l’odio filiale e la nevrosi
Nucleo del romanzo: l’astio di Gonzalo verso la madre, fino al gesto estremo del
calpestare il ritratto paterno.
Ma le motivazioni appaiono sproporzionate e grottesche: risentimenti per spese
familiari, indulgenze domestiche, piccoli torti quotidiani.
Questo squilibrio rivela che la radice del dolore è una nevrosi originaria, un trauma
infantile da carenza d’affetto che persiste e si autoalimenta come un “bozzolo
allergico”.
La madre (“la Signora”) è ritratta in negativo, come ombra dolente: spingersi oltre
avrebbe significato per Gadda affrontare la propria nevrosi fino in fondo, con il rischio di
far crollare il fragile equilibrio.
4. Funzione della scrittura
A differenza di Dante (che sublima l’odio nella giustizia divina) o di Proust (che
trasforma il dolore in conoscenza scientifica delle leggi interiori), Gadda non riesce a
trasfigurare del tutto la sua nevrosi.
Tuttavia trova una via di salvezza: l’umorismo icastico, la comicità erudito-plebea che
rettifica l’angoscia in rappresentazione.
Laddove ci si aspetterebbe solo tenebra e disperazione, irrompono pezzi di bravura
comici, macaronici, quasi rabelaisiani: un modo inconscio ma efficace per purgare
l’animo.
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Il saggio di Gianfranco Contini è una densa introduzione critica alla Cognizione del dolore di Carlo Emilio Gadda, letta in relazione tanto al vissuto dell’autore quanto a tradizioni letterarie di lungo corso (da Dante a Proust, da Manzoni a Musil)

  1. Parallelismi e premesse  Contini apre con un confronto fra la Cognizione del dolore e la Recherche di Proust, in particolare con l’episodio di Mademoiselle Vinteuil.

 In entrambi i casi compaiono figure che mettono in scena un oltraggio simbolico alla

figura paterna, legato a dinamiche di amore/odio filiale.

 Ci si interroga sul carattere autobiografico di simili rappresentazioni: i loro tratti mostruosi sono plausibili solo se visti come proiezioni dell’esperienza personale dello scrittore.  Così come Proust si nasconde dietro i suoi personaggi, anche Gadda proietta se stesso in Gonzalo Pirobutirro, protagonista del romanzo.

  1. Autobiografia e chiave di lettura  Gonzalo non è un personaggio inventato, ma la condensazione delle esperienze di Gadda: la guerra, la morte del fratello, l’emigrazione, il mestiere di ingegnere, le difficoltà da scrittore.  Definirlo “romanzo a chiave” sarebbe riduttivo: la “chiave” qui è un passe-partout che apre ogni serratura, perché tutto è confessione autobiografica, seppur trasposta.  Persino l’ambientazione pseudo-sudamericana (il Maradagal, la Brianza trasfigurata) è solo un velo esotico che maschera la realtà lombarda conosciuta dall’autore.
  2. Tema centrale: l’odio filiale e la nevrosi  Nucleo del romanzo: l’astio di Gonzalo verso la madre, fino al gesto estremo del calpestare il ritratto paterno.  Ma le motivazioni appaiono sproporzionate e grottesche: risentimenti per spese familiari, indulgenze domestiche, piccoli torti quotidiani.  Questo squilibrio rivela che la radice del dolore è una nevrosi originaria , un trauma infantile da carenza d’affetto che persiste e si autoalimenta come un “bozzolo allergico”.  La madre (“la Signora”) è ritratta in negativo, come ombra dolente: spingersi oltre avrebbe significato per Gadda affrontare la propria nevrosi fino in fondo, con il rischio di far crollare il fragile equilibrio.
  3. Funzione della scrittura  A differenza di Dante (che sublima l’odio nella giustizia divina) o di Proust (che trasforma il dolore in conoscenza scientifica delle leggi interiori), Gadda non riesce a trasfigurare del tutto la sua nevrosi.  Tuttavia trova una via di salvezza: l’ umorismo icastico , la comicità erudito-plebea che rettifica l’angoscia in rappresentazione.  Laddove ci si aspetterebbe solo tenebra e disperazione, irrompono pezzi di bravura comici, macaronici, quasi rabelaisiani: un modo inconscio ma efficace per purgare l’animo.
  1. Il frammento narrativo e la lirica

 La forma incompiuta della Cognizione del dolore (come del Pasticciaccio) non è solo

accidente, ma parte della poetica di Gadda: frammenti narrativi nutriti da un temperamento lirico.

 Il romanzo si chiude con versi di un’antica poesia vociana, Autunno: segno che la

narrativa di Gadda deriva più dal poème en prose che dal romanzo tradizionale.

 Gadda non è narratore “di vite altrui” né di vicende concluse, ma scrittore del presente vissuto , che esplode in rappresentazione, colore, espressività.  La sua scrittura nasce da una macerazione elegiaca, ma si compie nel gesto lirico e nel caleidoscopio linguistico.

  1. Conclusione di Contini  L’arte di Gadda non è romanzo realistico, né narrativa tonale o intimista, ma un atto lirico che combina nevrosi personale e salvezza umoristica.  La sua rappresentazione del dolore non raggiunge la catarsi pura dei grandi modelli (Dante, Proust), ma si libera nella forza comica e artigianale della lingua.  In ciò risiede il paradosso: una materia psichica tormentata e freudiana che trova espressione in forme comiche e macaroniche, capaci di dare sollievo all’autore e al lettore. La seconda metà dell’introduzione alla “Cognizione del dolore” di Gianfranco Contini, si concentra soprattutto su due grandi questioni: lo stile linguistico di Gadda e la sua collocazione nella tradizione italiana ed europea.
  2. Il caos espressivo e le due polarità  Contini parte da un passo particolarmente indecifrabile del romanzo: esempio della “tenebra delle cose e delle anime”, cioè della compattezza oscura della scrittura gaddiana.  Questo fondo di caos vischioso e simbolista (memoria, eredità, dolore ancestrale) funge da sfondo extrastorico.  Su questo sfondo cupo si staglia, in contrasto, la vena comico-parodica liberatoria , fatta di macchiette, caricature e bozzetti linguistici.  La dialettica è semplice: fondo di dolore e tenebra ↔ esplosione comica e caricaturale.
  3. Differenza dall’espressionismo mitteleuropeo  La “dinamica” di Gadda non è quella dei tedeschi come Benn, cioè un vero espressionismo mitteleuropeo.  L’unico episodio comparabile è la “sarabanda degli arricchiti” (con il celebre

pitecantropi-granoturco).

 La vera misura gaddiana è piuttosto quella del poème en prose : immagini liriche, dagherrotipi di memoria, tramonti lombardi, pezzi romani.  Da qui la distinzione: il Gadda narratore nasce sempre da un fondo lirico , non da un vero movimento narrativo drammatico.

  1. Conclusione di Contini  Gadda non è l’unico responsabile dell’esplosione dialettale ed espressivistica del secondo Novecento, ma ne è il capoluogo simbolico : un punto di riferimento, come una capitale che raccoglie spinte divergenti.  Attorno a lui l’Italia linguistica contemporanea è una camera di risonanza pronta ad accogliere e amplificare la sua voce.  La sua rappresentatività è duplice: o come continuatore della grande tradizione espressiva e dialettale italiana, o come autore che incarna le tensioni linguistiche e culturali del dopoguerra. In sintesi: questa seconda parte dell’“Introduzione” spiega che la grandezza e unicità di Gadda non stanno solo nella nevrosi autobiografica o nell’umorismo parodico (come visto nella prima parte), ma anche nel suo laboratorio linguistico espressionistico , che lo collega a una tradizione italiana antichissima (da Dante a Folengo a Dossi) e insieme lo rende rappresentativo della crisi e sperimentazione linguistica del Novecento europeo e italiano.