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Sandro Botticelli (appunti), Appunti di Elementi di storia dell'arte ed espressioni grafiche

Appunti del liceo su Sandro Botticelli. Fatti al liceo classico durante le lezioni della professoressa Palumbo.

Tipologia: Appunti

2021/2022

Caricato il 03/07/2025

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SANDRO BOTTICELLI
Lui è un artista pienamente rinascimentale e considerato il pittore della linea perché, anche se non
usa la prospettiva e il volume nelle sue opere, i suoi dipinti in particolare quelli legati all’influenza
della filosofia neoplatonica non rappresentano un mondo reale ma un mondo ideale, e quindi è
evidente che la realtà si misura con la geometria e con la prospettiva (non a caso si parla
dell’uomo al centro dell’universo), ma in questo caso si parla di un mondo ideale dove si costruisce
un percorso fatto di idee.
Pittore che più rappresenta la politica culturale della corte medicea ai tempi di Lorenzo il
Magnifico. Lui si era formato nella bottega di Filippo Lippi. Si pensa abbia avuto modo di lavorare
anche alla bottega di Andrea del Verrocchio, stessa bottega in cui si formeranno Leonardo Da
Vinci e Domenico del Ghirlandaio. Quest’ultimo sarà maestro di Michelangelo.!
Andrea del Verrochio realizza la sfera di rame collocata a chiudere la lanterna di Brunelleschi,
collocata nel ‘81.!
Botticelli entra a contatto con la famiglia medici intorno al ’75. Le due sue opere entrambe
esposte agli uzi si pensa siano legate allo stesso committente. Nel caso della “Primavera” il
committente più accreditato è Lorenzo di PierFrancesco De Medici, ovvero il cugino di Lorenzo il
Magnifico. !
Il nonno di Lorenzo il magnifico aveva promosso una politica culturale per sottolineare l’ascesa
politica della famiglia. La sagrestia vecchia viene realizzata dietro questa volontà. !
Politica legata alla fondazione dell’Accademia Platonica, poi nota come neoplatonica promossa
già dal nonno Cosimo il Vecchio e continuata da Lorenzo il magnifico. Promuovevano gli studi di
Patone e dei neoplatonici ellenistici in modo da declinargli un sincretismo cristiano. Nel caso del
“Mercurio” di Donatello, dove il tema biblico è legato a un tema mitologico, anche in questo caso
le forme e i riferimenti a divinità pagana costituiscono una lettura considerata in linea con la
filosofia platonica. Quest’approccio neoplatonico viene anche usato per capire il significato delle
figure presenti nel dipinto nominato la “Primavera”.!
Primavera -> Il modo corretto per leggere l’opera è da destra a sinistra. La scena di Zefiro che
seduce la ninfa Cloris è una metafora per raccontare ciò che capita in natura. La linfa, come si
può osservare, si trasforma in primavera. Il giardino qui presente, che sarebbe il giardino sacro a
venere, vede la presenza di Venere. La divinità fa uno strano movimento, che secondo gli
intellettuali del tempo è un gesto di invito. Sopra la sua testa vi sono Cupido e Eros. Ci sono poi
tre fanciulle danzanti, che sarebbero le tre grazie. Esse rappresentano le tre diverse declinazioni
dell’amore. Grazie alle grazie, l’amore carnale espresso dalla metafora della fecondazione e dal
gesto di Zefiro che trasforma la ninfa Cloris in primavera non è, in realtà, un’esaltazione all’amore
carnale. Infatti si tratta di un percorso iniziatico, che aranca colui che attraverso la filosofia e la
fede intraprende un percorso per redimersi dalle pulsioni carnali e irrazionali per poi giungere alla
figura di Mercurio (qui ragurato con i suoi attributi e il suo bastone che serviva a scacciare le
nubi), che simboleggia il tramite fra il mondo terreno e quello divino. . di Mercurio diventa il tramite
fra il mondo terreno e quello divino. La lettura da destra a sinistra diventa un percorso iniziatico
compiuto per arrivare ad arancarsi dalle pulsioni più irrazionali.!
Si tratta di un’opera legata a una committenza medicea e questo si capisce da diversi elementi.
Nel dipinto per esempio le Grazie indossano dei gioielli di proprietà della famiglia Medici. Un’altra
prova è costituita da dei documenti di epoca successiva che descrivono l’opera presente
all’interno di una delle residenze medicee.!
Dunque si può sicuramente dire che sia stata realizzata per la famiglia Medici. L’ipotesi più
accreditata è che il committente sia stato il cugino di Lorenzo il magnifico perché in quegli anni
era allievo di Marsilio Ficino. L’opera è stata commissionata un po’ come una sorta di promemoria
visivo del percorso di studi e di formazione spirituale che il giovane allievo stava compiendo.
Quasi certamente sono confluite ispirazioni e fonti dierenti rispetto a un’unica fonte. In ogni caso
tutte le ispirazioni sono legate all’ambiente e alla cerchia della filosofia neoplatonica. !
Esiste inoltre un componimento scritto da Agnolo Poliziano (poeta della cerchia neoplatonica)
noto come “la giostra delle istanze di Poliziano”. Nell’evocare e nel raccontare di una festa a
citeranno presenti anche delle giostre (scontri cavallereschi) parla di alcune danza, che evocano
quella delle Grazie. Nella descrizione di queste figure incantatrici è possibile vedere descritte le
Grazie. I volti femminili sono tutti legati a un’unica matrice, a una sorta di bellezza ideale tipica
delle figure femminili di Botticelli. Presente anche se si tratta di madonne. In questa bellezza
ideale si è visto essere ispirato a Simonetta Vespucci, ovvero la donna amata, che era morta
precocemente. Allora in questo mondo ideale la bellezza delle figure femminili è indiscutibile, ma
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SANDRO BOTTICELLI

Lui è un artista pienamente rinascimentale e considerato il pittore della linea perché, anche se non usa la prospettiva e il volume nelle sue opere, i suoi dipinti in particolare quelli legati all’influenza della filosofia neoplatonica non rappresentano un mondo reale ma un mondo ideale, e quindi è evidente che la realtà si misura con la geometria e con la prospettiva (non a caso si parla dell’uomo al centro dell’universo), ma in questo caso si parla di un mondo ideale dove si costruisce un percorso fatto di idee. Pittore che più rappresenta la politica culturale della corte medicea ai tempi di Lorenzo il Magnifico. Lui si era formato nella bottega di Filippo Lippi. Si pensa abbia avuto modo di lavorare anche alla bottega di Andrea del Verrocchio, stessa bottega in cui si formeranno Leonardo Da Vinci e Domenico del Ghirlandaio. Quest’ultimo sarà maestro di Michelangelo. Andrea del Verrochio realizza la sfera di rame collocata a chiudere la lanterna di Brunelleschi, collocata nel ‘81. Botticelli entra a contatto con la famiglia medici intorno al ’75. Le due sue opere entrambe esposte agli uffizi si pensa siano legate allo stesso committente. Nel caso della “Primavera” il committente più accreditato è Lorenzo di PierFrancesco De Medici, ovvero il cugino di Lorenzo il Magnifico. Il nonno di Lorenzo il magnifico aveva promosso una politica culturale per sottolineare l’ascesa politica della famiglia. La sagrestia vecchia viene realizzata dietro questa volontà. Politica legata alla fondazione dell’Accademia Platonica, poi nota come neoplatonica promossa già dal nonno Cosimo il Vecchio e continuata da Lorenzo il magnifico. Promuovevano gli studi di Patone e dei neoplatonici ellenistici in modo da declinargli un sincretismo cristiano. Nel caso del “Mercurio” di Donatello, dove il tema biblico è legato a un tema mitologico, anche in questo caso le forme e i riferimenti a divinità pagana costituiscono una lettura considerata in linea con la filosofia platonica. Quest’approccio neoplatonico viene anche usato per capire il significato delle figure presenti nel dipinto nominato la “Primavera”. Primavera -> Il modo corretto per leggere l’opera è da destra a sinistra. La scena di Zefiro che seduce la ninfa Cloris è una metafora per raccontare ciò che capita in natura. La linfa, come si può osservare, si trasforma in primavera. Il giardino qui presente, che sarebbe il giardino sacro a venere, vede la presenza di Venere. La divinità fa uno strano movimento, che secondo gli intellettuali del tempo è un gesto di invito. Sopra la sua testa vi sono Cupido e Eros. Ci sono poi tre fanciulle danzanti, che sarebbero le tre grazie. Esse rappresentano le tre diverse declinazioni dell’amore. Grazie alle grazie, l’amore carnale espresso dalla metafora della fecondazione e dal gesto di Zefiro che trasforma la ninfa Cloris in primavera non è, in realtà, un’esaltazione all’amore carnale. Infatti si tratta di un percorso iniziatico, che affranca colui che attraverso la filosofia e la fede intraprende un percorso per redimersi dalle pulsioni carnali e irrazionali per poi giungere alla figura di Mercurio (qui raffigurato con i suoi attributi e il suo bastone che serviva a scacciare le nubi), che simboleggia il tramite fra il mondo terreno e quello divino.. di Mercurio diventa il tramite fra il mondo terreno e quello divino. La lettura da destra a sinistra diventa un percorso iniziatico compiuto per arrivare ad affrancarsi dalle pulsioni più irrazionali. Si tratta di un’opera legata a una committenza medicea e questo si capisce da diversi elementi. Nel dipinto per esempio le Grazie indossano dei gioielli di proprietà della famiglia Medici. Un’altra prova è costituita da dei documenti di epoca successiva che descrivono l’opera presente all’interno di una delle residenze medicee. Dunque si può sicuramente dire che sia stata realizzata per la famiglia Medici. L’ipotesi più accreditata è che il committente sia stato il cugino di Lorenzo il magnifico perché in quegli anni era allievo di Marsilio Ficino. L’opera è stata commissionata un po’ come una sorta di promemoria visivo del percorso di studi e di formazione spirituale che il giovane allievo stava compiendo. Quasi certamente sono confluite ispirazioni e fonti differenti rispetto a un’unica fonte. In ogni caso tutte le ispirazioni sono legate all’ambiente e alla cerchia della filosofia neoplatonica. Esiste inoltre un componimento scritto da Agnolo Poliziano (poeta della cerchia neoplatonica) noto come “la giostra delle istanze di Poliziano”. Nell’evocare e nel raccontare di una festa a citeranno presenti anche delle giostre (scontri cavallereschi) parla di alcune danza, che evocano quella delle Grazie. Nella descrizione di queste figure incantatrici è possibile vedere descritte le Grazie. I volti femminili sono tutti legati a un’unica matrice, a una sorta di bellezza ideale tipica delle figure femminili di Botticelli. Presente anche se si tratta di madonne. In questa bellezza ideale si è visto essere ispirato a Simonetta Vespucci, ovvero la donna amata, che era morta precocemente. Allora in questo mondo ideale la bellezza delle figure femminili è indiscutibile, ma

non sono figure vere piuttosto sono ispirate a donne vere che sono trasfigurate in un livello diverso da quello della realtà. Queste figure bellissime sono infatti allungate in particolar modo il loro collo che è lunghissimo. Sappiamo bene che la filosofia neoplatonica non è interessata a rappresentare il mondo fenomenico ossia il mondo abitato dagli uomini e misurabile, ma piuttosto un mondo perfetto e immutabile delle idee. Di conseguenza in questo mondo delle idee non si lavora con una rappresentazione realistica, però dato che questa filosofia è strettamente legata alla filosofia platonica allora, a maggior ragione, è assolutamente corrispondente il pensare che queste figure appartengono alla cultura del Rinascimento: si presenta un ideale di bellezza che va oltre l’esperienza quotidiana. Altri aspetti interessanti che confermano un gioco di influenze sono la filosofia portata avanti da Marsilio Ficino che è una delle fonti di ispirazione, e il componimento poetico di un altro esponente dell’accademia neoplatonica ossia Poliziano che scrisse un componimento poetico in onore di una giostra organizzata da Giuliano de Medici (l’amante di Simonetta Vespucci). Altro aspetto interessante che stabilisce questo intreccio tra modelli e fonti differenti è che il prato fiorito si presenta come una sorta di catalogo botanico (questa passione di ispirarsi ad erbari medievali era tipico dello stile gotico): infatti la fonte usata in questo dipinto per evocare il giardino delle “Esperidi” (ossia il giardino sacro a Venere dove l’armonia e l’eleganza sono sovrane), è rappresentata dal prato fiorito che evoca a sua volta gli arazzi millefiori e poi dai pomi d’oro che in questo caso sono ispirati a delle arance perché nell’occasione del concilio del 1439, tra i molti doni donati alla famiglia Medici da parte di una delegazione dell’impero romano d’Oriente, arrivano a Firenze in un vaso delle piante di arance. Da quel momento nasce, infatti, una passione per questi agrumi che la famiglia Medici porterà avanti nel tempo, ma allo stesso tempo queste arance sono una sorta di status symbol perché sono piante che devono essere riparate in locali con temperature costanti. L’importanza di questo concilio ci permette di stabilire come la storia dell’arte si muove raccogliendo situazioni differenti anche in ambito storico. L’attenzione per la cultura e la lingua greca si avvia grazie al concilio di Firenze dove si tessono relazioni più strette, ma questa attenzione accentua nel 1453 quando cade Costantinopoli in quanto diversi eruditi non trovando più un clima a loro congeniale, decidono di andare in Europa (in particolare in Italia): quindi alcuni importanti intellettuali di cultura bizantina riparano in Italia e questo diventa uno dei motori che porta a definire poi l’accademia neoplatonica. Il neoplatonismo ci permette di capire e di dare un’interpretazione ai dipinti di Piero della Francesca legati alla stretta committenza della famiglia Medici che entra poi in crisi con la morte di Lorenzo il Magnifico e con l’ascesa di Gerolamo Savonarola (colui che porta a chiudere il sincretismo tra cultura pagana e cristiana). E’ interessante vedere come Botticelli segua questa parabola storica: lui è un rappresentante per immagini della raffinata cultura medicea, ma ricordiamo che lui entra in profonda crisi spirituale perché uno dei suoi fratelli entra a far parte dei seguaci (detti “piagnoni”) di Gerolamo Savonarola che predicavano di ritornare a una vita più sobria bruciando tutto ciò che poteva deviare da questa vita più sobria. Inoltre si presume che Botticelli abbia anche bruciato delle sue opere proprio a seguito di questa sua crisi spirituale che lo porta a rivedere il suo operato legato alle committenze medicee dove i temi erano quelli pagani: non è un caso che le sue ultime opere presentano un tema religioso e sono molto drammatiche. La nascita di Venere -> è successiva al dipinto della Primavera e si ipotizza che fu realizzata su tela con tempera magra nel 1484-1485: ha un aspetto più gessoso e si ipotizza essere stata realizzata con una pausa temporale determinata dal fatto che Botticelli tra il 1480 e il 1482 è a Roma insieme ad altri artisti poiché è invitato dal papa Sisto IV della Rovere che fu colui che fece costruire la cappella Sistina e che fece decorare le pareti con affreschi da parte dei più grandi artisti della seconda metà del 1400 tra cui lo stesso Botticelli. Allora proprio per questo stile più gessoso che sembra evocare l’affresco, si ipotizza che siano stati realizzati dopo l’esperienza romana. In questa opera è rappresentata la nascita di Venere che viene sospinta, poi c’è Zefiro che è il vento di primavera e attorno a Venere ci sono i fiori che sembrano margherite perché qualcuno ha ipotizzato il tema della nascita di Venere collegato a una nascita di una esponente della famiglia Medici proprio di nome Margherita. Di nuovo anche in questo dipinto abbiamo una bellezza perfetta secondo le caratteristiche della tradizione classica dove la forma esteriore e quella interiore rivelano una perfetta armonia.