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Sistemi di diritto ecclesiastico, Appunti di Diritto Ecclesiastico

Ecco i vari sistemi di diritto ecclesiastico nell'ordinamento italiano

Tipologia: Appunti

2014/2015

Caricato il 25/03/2015

Riesi54f
Riesi54f 🇮🇹

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Il Diritto ecclesiastico
Il diritto ecclesiastico è una branca del diritto statale che tratta di tutte quelle norme che si
occupano del fenomeno religioso direttamente o indirettamente; studia anche le norme di
diritto emanate dalle singole confessioni religiose alle quali il legislatore statale fa rinvio.
Il metodo con cui si studia questo diritto è oltre ad un’analisi del diritto positivo vigente,
anche un metodo storico con cui si studia e analizza il diritto come si è sviluppato, nel
tempo, tra Stato e Chiesa.
Bisogna distinguere il diritto ecclesiastico, che è di matrice statale, dal diritto confessionale; le
confessioni religiose, infatti, hanno dei veri e propri diritti interni (ad esempio la Chiesa
cattolica è dotata di un sistema giuridico che è il diritto canonico, creato ed applicato dalla
Chiesa cattolica, e formato da una parte chiamata “Ius ecclesiasticum publicum”, che si
occupa dei rapporti tra la Chiesa e lo Stato visti dalla parte dell’ecclesia, cioè la Chiesa
cattolica ha un apparato normativo che si occupa di disciplinare l’interfaccia tra lo Stato e la
Chiesa; parte che risulta diversa dal diritto ecclesiastico statale che viene definito “In civitate
positum”).
Per le fonti, si distingue tra quelle di cognizione (la Costituzione, il diritto europeo, le
convenzioni internazionali, le leggi statali, le leggi regionali, i regolamenti), e quelle di
produzione, (l’art 7 e l’art 8 della Costituzione, che sono i due articoli fondamentali da cui si
traggono le norme che disciplinano rispettivamente la Chiesa cattolica e le confessioni di
minoranza).
Nella storia vi furono diversi tipi di rapporti tra Stato e Chiesa.
Il
cesaropapismo
è la prima forma di rapporto tra Stato e Chiesa ed è contraddistinta per
l'unione in un'unica persona del capo dello stato e della chiesa; infatti l'Imperatore svolge
anche il ruolo di Papa, perché difendere l'unità della Chiesa vuol dire difendere l'unità
dell'Impero.
Il Cesaropapismo ebbe inizio con l’editto di Milano (313 d.C.) e cessò in Europa occidentale
con la fine dell'Impero Romano d'Occidente, ma persistette nell'Impero di Bisanzio fino al
suo crollo (1453 d.C.).
Nel 476 d.C. con la caduta dell'Impero Romano d'Occidente scompare la figura dell'Imperatore e si afferma in
modo debole la figura del Papa. La ripresa dell'Occidente si avrà quando sorgerà il Sacro Romano Impero con
Carlo Magno e la sua incoronazione nella notte di Natale da parte del Papa; ciò starà a significare che il Papa è
il tramite tra Dio e l'uomo e, quindi, si trattava di una legittimazione dell'Impero che avrebbe difeso la
religione.
Il Cesaropapismo inizia a cambiare anche con la formazione degli stati nazionali che vedono
nella Chiesa una minaccia alla loro indipendenza. Così inizia un periodo in cui si invertono i
ruoli: è il Papa che cerca di fare anche da Cesare.
Si parla in tal caso di
Teocrazia
: tutto il potere è nelle mani di Dio; l'imperatore è tale solo
perché lo dice il Papa, che rappresenta Gesù sulla terra.
Questo sistema presuppone il concetto di “Potestas directa in temporalibus”: il Papa ha
un'incidenza diretta sia nelle vicende spirituali che in quelle temporali. Da ciò seguiva che:
solo alla Chiesa spettava decidere cosa fosse di propria competenza e cosa dello
Stato;
nel contrasto tra leggi civili ed ecclesiastiche prevalevano le seconde;
nessuna autorità era legittima se il proprio potere non fosse derivato da un'investitura
ecclesiastica;
solo il Papa poteva decidere riguardo la pace e la guerra e poteva disporre di tutte le
cose.
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Il Diritto ecclesiastico

Il diritto ecclesiastico è una branca del diritto statale che tratta di tutte quelle norme che si occupano del fenomeno religioso direttamente o indirettamente; studia anche le norme di diritto emanate dalle singole confessioni religiose alle quali il legislatore statale fa rinvio. Il metodo con cui si studia questo diritto è oltre ad un’analisi del diritto positivo vigente, anche un metodo storico con cui si studia e analizza il diritto come si è sviluppato, nel tempo, tra Stato e Chiesa. Bisogna distinguere il diritto ecclesiastico, che è di matrice statale, dal diritto confessionale; le confessioni religiose, infatti, hanno dei veri e propri diritti interni (ad esempio la Chiesa cattolica è dotata di un sistema giuridico che è il diritto canonico, creato ed applicato dalla Chiesa cattolica, e formato da una parte chiamata “Ius ecclesiasticum publicum” , che si occupa dei rapporti tra la Chiesa e lo Stato visti dalla parte dell’ecclesia, cioè la Chiesa cattolica ha un apparato normativo che si occupa di disciplinare l’interfaccia tra lo Stato e la Chiesa; parte che risulta diversa dal diritto ecclesiastico statale che viene definito “In civitate positum” ). Per le fonti, si distingue tra quelle di cognizione (la Costituzione, il diritto europeo, le convenzioni internazionali, le leggi statali, le leggi regionali, i regolamenti), e quelle di produzione, (l’art 7 e l’art 8 della Costituzione, che sono i due articoli fondamentali da cui si traggono le norme che disciplinano rispettivamente la Chiesa cattolica e le confessioni di minoranza). Nella storia vi furono diversi tipi di rapporti tra Stato e Chiesa. Il cesaropapismo è la prima forma di rapporto tra Stato e Chiesa ed è contraddistinta per l'unione in un'unica persona del capo dello stato e della chiesa; infatti l'Imperatore svolge anche il ruolo di Papa, perché difendere l'unità della Chiesa vuol dire difendere l'unità dell'Impero. Il Cesaropapismo ebbe inizio con l’editto di Milano (313 d.C.) e cessò in Europa occidentale con la fine dell'Impero Romano d'Occidente, ma persistette nell'Impero di Bisanzio fino al suo crollo (1453 d.C.). Nel 476 d.C. con la caduta dell'Impero Romano d'Occidente scompare la figura dell'Imperatore e si afferma in modo debole la figura del Papa. La ripresa dell'Occidente si avrà quando sorgerà il Sacro Romano Impero con Carlo Magno e la sua incoronazione nella notte di Natale da parte del Papa; ciò starà a significare che il Papa è il tramite tra Dio e l'uomo e, quindi, si trattava di una legittimazione dell'Impero che avrebbe difeso la religione. Il Cesaropapismo inizia a cambiare anche con la formazione degli stati nazionali che vedono nella Chiesa una minaccia alla loro indipendenza. Così inizia un periodo in cui si invertono i ruoli: è il Papa che cerca di fare anche da Cesare. Si parla in tal caso di Teocrazia : tutto il potere è nelle mani di Dio; l'imperatore è tale solo perché lo dice il Papa, che rappresenta Gesù sulla terra. Questo sistema presuppone il concetto di “Potestas directa in temporalibus” : il Papa ha un'incidenza diretta sia nelle vicende spirituali che in quelle temporali. Da ciò seguiva che:  solo alla Chiesa spettava decidere cosa fosse di propria competenza e cosa dello Stato;  nel contrasto tra leggi civili ed ecclesiastiche prevalevano le seconde;  nessuna autorità era legittima se il proprio potere non fosse derivato da un'investitura ecclesiastica;  solo il Papa poteva decidere riguardo la pace e la guerra e poteva disporre di tutte le cose.

Poi con lo Scisma d'Occidente si cominciò a delineare la c.d. “Potestas indirecta in temporalibus”, cioè il potere da parte della Chiesa di regolare con le proprie norme anche rapporti civili, di non fare rispettare ai fedeli le norme statali che andassero contro la Chiesa e di evitarne addirittura l'emanazione. Quindi lo Stato diventa il braccio secolare della Chiesa. L'arco temporale della teocrazia va dalla nomina di Gregorio VII (1073 d.C.) alla morte di Bonifacio VIII (1303 d.C.). Il primo Papa teocratico fu Gregorio VII che introducendo delle novità rese il Papato forte. Egli sfruttò alcune concezioni sviluppate da San Tommaso D'Aquino tra diritto divino (positivo) e diritto umano (naturale), affermando la supremazia del primo sul secondo. Infatti il diritto divino è rappresentato dalle Sacre Scritture, il cui unico interprete è il Papa e all'Imperatore non rimane che il solo diritto umano, che è sempre voluto da Dio ma non è scritto su carta, bensì nella natura. Altra novità di Gregorio VII introdotta nel 1073 d.C. fu il celibato dei preti. Fino a tale periodo i preti, prendendo esempio dagli apostoli, potevano in effetti contrarre matrimonio. Anche se il celibato non fu mai voluto da Gesù (perché non si trattava di diritto divino), la Chiesa lo introdusse per salvaguardare il proprio patrimonio, in quanto avere famiglia avrebbe comportato delle difficoltà economiche che avrebbero fatto sì che esso si disperdesse. Gregorio VII inoltre è ricordato per aver cominciato la “lotta per le investiture”. La nomina dei vescovi era un fatto che interessava molto l'Imperatore per via del loro potere temporale. Nel 1122 d.C. con il “Concordato di Worms” (un patto stipulato fra l'Imperatore Enrico V ed il Papa Callisto II) si chiarì che ad investire i vescovi fosse competente il Papa. In seguito, Innocenzo III, suo successore, introdusse la “Translatio Impero”, cioè la possibilità per il Papa di spostare il titolo di Imperatore da una persona all'altra; ciò denotò la massima teocrazia, ossia la sudditanza dell'Imperatore nei confronti del Papa. L’ultimo Papa teocratico fu Bonifacio VIII, che ebbe uno scontro tremendo con il Re di Francia Filippo “Il bello”, il quale mal vedeva un Papa che lo controllasse. Egli infatti vedeva l'autonomia della Chiesa ed il Papa come nemici. Il dissidio tra il Papa ed il Re francese nacque quando Filippo pretese dal clero il pagamento delle tasse al regno come chiunque altro. Dopo un lungo periodo di scontri, il Papa cedette e consentì in modo temporaneo, ma quando Filippo volle imporre la sua giurisdizione sui vescovi francesi, i contrasti ricominciarono. Il culmine dello scontro si ebbe quando il Re fece giudicare Bonifacio eretico da un concilio di giuristi; dopo la morte di quest'ultimo e la morte del Papa successivo venne eletto Papa Clemente V che spostò la sede papale da Roma ad Avignone. Ebbe così inizio la “Cattività Avignonese” (con la quale si concluse la teocrazia). Il Re francese allora ritenne che se finora il Papa era un nemico, ora doveva diventare un suddito. Quando il Papa diventa avignonese, approfittando della debolezza della situazione, e visti i problemi economici in cui versava, decise di distruggere l'ordine dei Templari, i cui beni suscitavano il suo interesse. Infatti l'ordine dei Templari, era un ordine di cavalieri (monaci-guerrieri) che a seguito delle crociate divennero banchieri. Così per impossessarsi delle loro ricchezze le truppe francesi arrestarono e torturarono i Templari. Tuttavia il loro capo, ucciso al rogo, in punta di morte maledisse Papa Clemente e Filippo il Bello dicendo che sarebbero morti entro l'anno, e così avvenne. Nel 1377 la sede del Papato tornò a Roma e nell'anno successivo vennero eletti il Papa e l'AntiPapa. Nel 1409 il Concilio di Pisa elesse un terzo Papa e nel 1415 con il Concilio di Costanza vennero deposti i tre Papi e se ne elesse uno solo.

Nascono così gli stati confessionisti, degli stati organizzati sotto il potere di un principe, che aveva piena potestà sul proprio territorio e, dunque, anche sulla chiesa. In questo periodo con la “Pace di Augusta” (1555 d.C.) si afferma il principio “Cuius regio, eius religio” , cioè l'obbligo del suddito di conformarsi alla confessione del principe del suo stato; principio poi confermato anche nella pace di Vestfalia del 1648. Il giurisdizionalismo rimane in piedi fino ai nostri giorni. Ma un evento importante e storico cambia le cose, ovvero l'Illuminismo , che comincia a puntare l'attenzione sull'individuo, e la teologia non è più un punto di riferimento, ma lo diventa la ragione (la scienza). In questo periodo si registra un nuovo rapporto tra Stato e Chiesa: il Separatismo. Della religione si può fare a meno, e lo Stato può controllarla o disinteressarsene. Per alcuni la separazione è un non-sistema perché ha più interpretazioni: in Francia disinteressamento per la Chiesa, in Messico aggressione contro la Chiesa, negli USA neutralità, cioè indifferenza per la religione. (Di solito, dunque, lo stato separatista è laico). La patria del separatismo è la Francia, con il principio “Libera Chiesa in libero Stato” ripreso in Italia da Cavour. Infatti Stato e Chiesa prendono atto che non possono fare a meno l'uno dell'altra e dunque vi è un incrocio al cui centro vi sono gli individui che fanno parte di entrambi; ragion per cui entrambe regolano determinate materie di interesse comune, chiamate res mixtae. In Italia il separatismo è stato uno strumento politico per superare la c.d. “Questione Romana” nel quadro dell'Unità d'Italia. Essa scoppiò a seguito dell'annessione di Roma al territorio con un atto di forza (con la Breccia di Porta Pia del 1870) e con l'abbattimento dello Stato Pontificio (debellatio) e la conseguente perdita del potere temporale da parte della chiesa. Infatti il Papa non è più Capo dello Stato ma un semplice cittadino. Di conseguenza lo stato per affermare la sua autorità ed incamerare l'enorme patrimonio della chiesa, emanò le “Leggi eversive” (1866/67) sopprimendo tutti gli enti ecclesiastici che riteneva non necessari per soddisfare gli interessi religiosi del popolo e trasferendo il loro patrimonio al demanio. Viene così tolta agli enti la capacità giuridica, non potendo essere più centro di imputazione di diritti e doveri. A salvarsi sono solo gli enti utili come le confraternite, cioè congreghe di laici con fini di culto e pratici (assistenza e beneficienza). Con l'ultima Legge eversiva, la Legge Crispi del 1890, vennero convertite in istituzioni pubbliche, soggette dunque al regime di responsabilità e controllo dello Stato; regime che nel 1988 viene trasformato dalla Corte Costituzionale con sentenza, con cui si afferma che l'art. 1 della Legge Crispi sia costituzionalmente illegittima, perché in contrasto con l'art. 38 Cost.: “L'attività di beneficenza è libera”. Dopo la frattura tra Stato e Chiesa con le Leggi Eversive la Chiesa risponde con le Frodi Pie (Frodi perché la chiesa intesta fittiziamente i propri beni al Priore che è una persona fisica; Pie perché sono volte ad uno scopo religioso, cioè quello di salvare i beni). Ciò però creò dei problemi in quanto i Priori avevano eredi e dunque non tutto tornava alla Chiesa. Questione meridionale: disastrosa condizione economica del sud rispetto alle altre regioni del nord dopo l'Unità d'Italia. Il sud viene annesso militarmente all'Italia di Garibaldi (non c'era dunque italianità), e a causa della leva militare obbligatoria e della tassa sul macinato, nasce il brigantaggio. Al sud i terreni vengono acquistati dai feudatari che costituiscono la nuova borghesia ed i soldi che così ottiene lo Stato vengono investiti al nord. Da un lato la Chiesa minaccia la scomunica per chi acquista terre tolte ad essa, e dall'altro lato lo Stato risponde riconoscendo titoli nobiliari a chi acquista. Quindi la ricchezza si sposta dal sud al nord.

Il Pontefice – riconoscendo che la sovranità territoriale era una garanzia irrinunciabile per l'indipendenza della Chiesa – rifiutò di partecipare alle trattative con il Regno d'Italia per definire il nuovo status della chiesa cattolica. Così lo stato regolò unilateralmente i propri rapporti con la chiesa tramite la “Legge delle guarantigie pontificie” (1871) , che riconobbe:  l'inviolabilità dei Palazzi del Vaticano e del Laterano;  una rendita annua alla chiesa;  l'indipendenza delle gerarchie ecclesiastiche dallo stato. Cavour cercò di far passare le leggi delle Guarantigie come separatiste, ma in realtà erano giurisdizionaliste, in quanto lo Stato cercava di controllare la Chiesa. Tale legge comunque non venne mai accettata dalla chiesa perché in quanto legge unilaterale (votata alla Camera senza i cattolici per via del non-expedit) non offriva garanzie di stabilità, potendo dunque essere modificata in qualsiasi momento (in quanto non sono frutto di un concordato). Quindi nonostante le guarantigie la questione romana rimane aperta. Anche se nella seconda metà dell'800 presero vita il socialismo ed il comunismo con una visione antireligiosa nel 1911 si arrivò al “Patto Gentiloni”, con cui venne rimosso il non expedit (i cattolici non potevano votare) che impegnava i cattolici a sostenere i liberali. Venne infatti fondato da Don Luigi Sturzo il Partito Popolare. Alla fine della prima guerra mondiale, a seguito del disastro economico-sociale, si creò un contrasto tra capitalismo e comunismo. In tale contesto prese vita il fascismo con la Marcia su Roma nel 1922. Mussolini, rendendosi conto che per arrivare al Governo aveva bisogno del consenso, lo trovò nella Chiesa che in quel momento a livello europeo era abbastanza maltrattata e che, quindi, per avere protezione sposò il totalitarismo. Nascono così i Concordati e si arriva alla conciliazione tra Stato e Chiesa con la definizione dei Patti Lateranensi , degli accordi sottoscritti l'11 Febbraio 1929 nel Palazzo di S. Giovanni in Laterano da Mussolini e dal Cardinale Gasparri che – risolvendo in modo definitivo la Questione Romana – costituiscono l'atto normativo fondamentale per regolare i rapporti tra stato italiano e santa sede. Essi si articolavano in tre distinti documenti:  Il Trattato riconosceva la piena soggettività internazionale allo “Stato della Città del Vaticano” attraverso la rinuncia, da parte dello stato italiano, ad una seppur minima estensione di territorio.  Il Concordato , disciplinava le condizioni della Chiesa cattolica in Italia, riconoscendole il libero esercizio del potere spirituale e della giurisdizione in materia ecclesiastica e regolando la posizione giuridica dei vescovi e del clero, il regime del matrimonio canonico nonché la disciplina degli edifici di culto e degli enti ecclesiastici. Si occupa dunque delle res mixtae.  La Convenzione finanziaria , infine, prevedeva un risarcimento di 750 milioni di lire in contanti ed un miliardo in Titoli di Stato al 5% (mai corrisposto) al Papa per la perdita dei territori dello Stato Pontificio occupati dal Regno d'Italia. Venne così risolta la questione romana perché venne creato ex novo lo stato Città del Vaticano nel 1929. Ma visto che nel 1870 venne debellato lo stato pontificio e quindi rimase solo la Santa Sede, ci si chiede com'è possibile che sia stato fatto un trattato internazionale se lo Stato pontificio non c’era più (?) La risposta sta nel fatto che nel 1870 nel comune sentire della comunità internazionale di allora, la Santa Sede veniva considerata come soggetto di diritto