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oscillazione del cuore nel liber di catullo
Tipologia: Appunti
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L’amore per Catullo ha un solo nome: LESBIA.
Protagonista indiscussa della poesia catulliana, incarnazione della devastante potenza dell’eros.
Lo pseudonimo, che rievoca Saffo, la poetessa per eccellenza dell’amore, è sufficiente a creare attorno a lei un alone idealizzante: oltre alla grazia e a una bellezza non comune, sono soprattutto intelligenza, cultura, spirito brillante, modi raffinati ad affascinare il poeta.
Il carme si apre con tre congiuntivi esortativi ( vivamus, amemus, aestimemus ): vivere è amare, vivere pienamente, godersi la vita. I vecchi troppo rigidi, i moralisti ( severiorum ), sono i nemici dell’amore di Catullo, un amore a dispetto delle convenzioni sociali, in contrasto col mos maiorum. L’allitterazione dei suoni r e s , sgradevoli per gli antichi, aumentano il contrasto con lo slancio vitalistico del primo verso. Soles è metonimia per dies (giorni), ma non perde del tutto il senso proprio ( occidere richiama l’immagine del tramonto). Il motivo della caducità della vita umana è sviluppato in un raffinato sistema di antitesi: soles/nox, brevis lux/nox perpetua. Il “catalogo dei baci” si sviluppa per tre versi: la ripetizione delle cifre, introdotte dall’anafora deinde…dein e l’epifora centum conferiscono un ritmo ossessivo. Il termine basium è parola di origine celtica, introdotta da Catullo nella lingua letteraria (in lat. osculum ). Metafora tratta dalla contabilità: conturbare (sottinteso rationes ) significa scombinare i conti, in concreto l’atto di alterare i registri dei conti. Anche facio ( fecerimus ) è usato nell’accezione tecnica della lingua finanziaria (fare il totale). L’ultima parte presenta il tema dell’invidia dei maligni contro la coppia degli amanti felici.
Ille mi par esse deo videtur, ille, si fas est, superare divos, qui sedens adversus identidem te spectat et audit dulce ridentem, misero quod omnis eripit sensus mihi: nam simul te, Lesbia, aspexi, nihil est super mi
lingua sed torpet, tenuis sub artus flamma demanat, sonitu suopte tintinant aures gemina, teguntur lumina nocte. Otium, Catulle, tibi molestum est: otio exultas nimiumque gestis otium et reges prius et beatas perdidit urbes.
CARME 70: PRIMI DUBBI Nulli se dicit mulier mea nubere malle quam mihi, non si se Iuppiter ipse petat. dicit: sed mulier cupido quod dicit amanti, in vento et rapida scribere oportet aqua. La mia donna dice che preferisce non sposarsi con nessuno se non con me, nemmeno se Giove stesso lo chiedesse. Dice: ma ciò che una donna dice ad un amante bramoso, occorre che venga scritto nel vento e sull’acqua vorticosa.
Il sostantivo sostituisce il più frequente puella , però sempre nel significato di donna e non moglie, come anche il verbo nubere che era riferito anche ai rapporti tra gli amanti, non solo tra coniugi. L’anafora del verbo racchiude tutta la consapevolezza della falsità delle parole dell’amata, che promette fedeltà ma non la mantiene, alla quale Catullo associa un proverbio. Il desiderio di Catullo è che l’amore con Lesbia ( mea vita ) sia eterno, duraturo, rafforzato dall’iperbato con amorem , quasi ad “abbracciare” il distico. Il pleonasmo nostrum inter nos sottolinea la reciprocità e la natura esclusiva del legame. La preghiera è sincera ma nello stesso tempo tradisce l’insicurezza di Catullo con l’insistenza sulla sincerità della promessa di Lesbia ( vere , sincere , ex animo ). Il foedus è un patto morale (linguaggio giuridico e politico), con tutti i doveri imposti dal rispetto della fides, valore fondamentale nella civiltà romana(affidabilità, credibilità, onestà), fondante anche del sentimento dell’amicizia ( amicitiae ). Catullo ne sottolinea la sacralità ( sanctus , sancito). Paradossalmente Catullo attribuisce alla sua relazione adulterina le caratteristiche del matrimonio, fondato appunto sulla fides e pietas.
CARME 72: LA VERITÀ Dicebas quondam solum te nosse Catullum, Lesbia, nec prae me velle tenere Iovem. dilexi tum te non tantum ut vulgus amicam, sed pater ut gnatos diligit et generos. nunc te cognovi: quare etsi impensius uror, multo mi tamen es vilior et levior. qui potis est, inquis? quod amantem iniuria talis cogit amare magis, sed bene velle minus.
È la ripresa del carme 70 ( nubere Iuppiter ), ma stavolta senza più alcun dubbio ( nunc te cognovi ).
Catullo ribadisce l’amore fondato sulla pietas, virtù di chi assolve i suoi doveri nei confronti degli altri, soprattutto gli affetti familiari, qui l’amore di un padre verso i figli e i generi.
Il tradimento accresce l’ amare , cioè la passione, ma in proporzione diminuisce la tenerezza che nasce dalla stima, il bene velle , cioè l’amicizia che l’ iuniura (l’offesa del tradimento) subita tronca.
CARME 85: ODI ET AMO Odi et amo. quare id faciam, fortasse requiris. nescio, sed fieri sentio et excrucior. La odio e l'amo. Mi chiedi perché provi ciò? Non lo so, ma mi accade e sono torturato