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L'evoluzione del turismo, dall'età dell'oro al turismo postmoderno, analizzando i fattori che influenzano l'attrattività delle destinazioni, l'impatto del turismo sul territorio e le trasformazioni economiche e sociali generate. Approfondisce le caratteristiche del turismo di massa e postmoderno, evidenziando la ricerca di esperienze autentiche e la valorizzazione del territorio. Esamina anche il ruolo delle infrastrutture e delle strategie di sviluppo turistico, con un focus sulla sostenibilità e la responsabilità nel settore turistico. Infine, analizza l'impatto economico del turismo attraverso la spesa diretta, indiretta e indotta, e le trasformazioni dell'identità del viaggiatore nel contesto del turismo globale. Una panoramica completa e dettagliata delle dinamiche del turismo contemporaneo.
Tipologia: Appunti
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Il turismo non è astratto, è legato ad un periodo storico. L’evoluzione del turismo può essere suddivisa cronologicamente in 4 grandi periodi:
Chi compie questo viaggio lo fa in compagnia di un accompagnatore che lo aiuta a mediare il contatto diretto con le testimonianze delle civiltà del Rinascimento italiano e con quella dell’antichità classica Il Grand Tour è una scuola di vita sotto diversi punti di vista perchè il giovane rampollo aristocratico si allontana dal controllo sociale della famiglia. Per il giovane il viaggio diventa così anche un momento di “fuga” dagli obblighi familiari che gli consente di frequentare dei luoghi d'incontro non abituali per gli aristocratici come, ad esempio, le taverne. Man mano che avanziamo nel ‘700 si verificano dei cambiamenti importanti nel Grand Tour:
Si tratta di luoghi alla moda, adatti a illuminare una posizione sociale esclusiva, peraltro rapidamente minacciata dal desiderio d’imitazione degli esclusi, dotati di strutture ricettive accoglienti e di molteplici forme di intrattenimento importanti per la vita sociale. In questo periodo i soggiorni sono stagionali/mesi e non brevi periodi come adesso. Le città delle vacanze sono inizialmente le città termali. Si tratta di località in cui c’è un’attrattiva naturale attorno alla quale sorge un’area urbana arricchita dalla presenza di diversi servizi turistici. Nelle stazioni termali destinate ad assumere una dimensione internazionale (che sono quelle di più successo ed attirano clientela da tutta Europa), la validità terapeutica delle acque non è però disgiunta dalla necessitò di offrire ai malati, veri o presunti, un’intensa e vivace vita sociale unita alla fondamentale presenza, quando la legge non lo vieta, di spazi aperti anche al gioco d’azzardo: i Kursaal e i casinò (spazio per le cure e poi area per lo svago). Le città termali hanno quindi 3 edifici fondamentali che ne definiscono lo sviluppo spaziale Lo stabilimento termale modernamente attrezzato per consentire la pratica terapeutica. Il kursaal, cioè uno spazio per la vita sociale, è il luogo deputato attorno al quale ruotano i momenti mondani di chi soggiorna alle terme. Il grande albergo anch’esso importante non solo per l’ospitalità che offre ma anche per la vita sociale presente al suo interno. Una stazione termale offre un prodotto turistico che è la risultante di tre tipologie di servizi turistici:
La città termale divenne infatti una città-teatro, miscuglio di distinzione sociale e di spazi verdi atti a rigenerare: strade, piazze, luoghi pubblici furono il palcoscenico sul quale andò in scena lo spettacolo di una società dell’ozio e della sua sociabilità. Bath si presentò quindi come un caso paradigmatico. Bath fu però anche un esempio significativo di quanto andava germogliando nella società inglese del Settecento tanto che, a fine secolo, essa venne frequentata, più che per la salute, per gli svaghi che erano sempre disponibili e venivano erogati in abbondante quantità. La pratica abituale del gioco d’azzardo risultò essere una notevole attrattiva. Soprattutto se proposta all’interno della stazione termale, come a Bath Nella Pump Room, i curisti, intesi come coloro che, per effettuare le cure necessitano di trasferirsi, praticando di fatto un’attività anche turistica, nella stazione termale, ebbero la possibilità di bere le acque termali usufruendo di un ambiente fattosi sempre più elegante. Il rito delle “acque” avvenne invece passeggiando e conversando accompagnati dalle note musicali diffuse dall’apposita orchestra. Cosa c’è alla base del successo di Bath? Ci sono gli attori contabili, gli investitori che intuiscono questa realtà. Ad azionare le leve che disegnarono la parabola dello sviluppo settecentesco di Bath provvidero anche gli attori economici coinvolti nell’ampio progetto di trasformazione urbanistica. Si registrò l’utilizzo di capitali esterni sia per finanziare i lavori che per acquisire i materiali da adoperare per costruire gli edifici. Determinante risultò poi il coinvolgimento degli imprenditori locali che, pungolati da una lcientela borghese ansiosa di consumare un’offerta fatta di svaghi e divertimenti, si affrettarono a mettere a loro disposizione strutture termali, alberghi, camere in affitto, negozi, ristoranti. Tali fattori di sviluppo, caratterizzati dalle future destinazioni termali, saranno sempre più presenti in un’offerta che unì così le proprietà terapeutiche a quelle del loisir. Il declino di Bath è dovuto alla sua assidua frequentazione e perdita di esclusività. UN MODELLO DI SVILUPPO Il modello termale definito a Bath trovò quindi una larga diffusione nell’Europa dell’Ottocento durando nel suo momento di massimo splendore, fino alla Prima guerra mondiale. Se le strutture per le cure e lo svago risultarono determinanti, altrettanto lo furono i frequentatori: re e principi, personalità di rilievo in grado di attivare dei meccanismi di imitazione sociale. Questa clientela ha un seguito, e questo inficia (positivamente o negativamente) sulla località termale. In questo periodo storico le stazioni termali hanno successo in base a chi li frequenta. Tali presenze, però, per funzionare come fattori di attrazione, necessitarono di essere poste all’interno di una più ampia azione di promozione della stazione. Il primo fattore di sviluppo fu l’invenzione, attribuibile a Richard “Beau” Nash, dell’idea di una sorta di casinò termale necessario per aumentare, con il gioco d’azzardo, l’attrattiva ludica della destinazione. Il secondo riguardò invece il passaggio, ben evidente a Bath, che fece del soggiorno termale una pratica non solo curativa, ma anche di distrazione legata ad attività mondane. Proprio la mondanità si definì attorno alle feste, agli spettacoli, alle danze e, naturalmente all’autorizzato gioco d’azzardo. Progressivamente alcuni Stati, per attività legate all’interno, impediscono il gioco d’azzardo. Nel momento in cui in determinati Stato il gioco d’azzardo viene considerato illegale le stazioni termali perdono la loro attrattività a favore di stabilimenti termali in Stati in cui il gioco d’azzardo è tollerato. Questo fattore rende il gioco d’azzardo un elemento importante. Il terzo aspetto, comune a quasi tutto il continente, europeo, risultò invece di natura legislativa. Il Parlamento inglese, nel 1745, proibì infatti il gioco della roulette: una scelta determinata sia da ragioni morali che di odine pubblico. La conseguenza? Il crollo delle rendite derivate dal gioco rese perciò impossibile l’organizzazione delle varie manifestazioni mondane. Allo stesso tempo, i giocatori britannici privati della loro distrazione principale, si diressero verso il più accogliente Continente. Da Bath si passa a Spa (Sud del Belgio)
La montagna inizia ad interessare, a livello turistico, abbastanza tardi perché i viaggiatori del Grand Tour la vedono solo come un ostacolo. Il superamento delle Alpi è infatti l’ultima prova da superare prima di arrivare in Italia. All’inizio dell’Ottocento, i consolidati canoni della visione classica dell’ambiente alpino si ritraggono lasciando così spazio all’emergere di quelli modellati dalle inquietudini romantiche che trovano, negli aspri e selvaggi paesaggi montani, un forte appagamento. Importante, inizialmente, è l’interesse scientifico dei naturalisti che esplorano le Alpi. Con la fine del XVIII secolo, il desiderio, da parte dei naturalisti-scienziati, di conoscere il mondo alpino ancora incontaminato cresce infatti velocemente. A darne testimonianza provvedono i resoconti di viaggio settecenteschi che riportano, senza dividerle nettamente come sarebbe invece avvenuto nel secolo seguente, una serie di osservazioni di natura scientifica, naturalistica, paesaggistica, sociale, economica. Le pagine dei naturalisti non tralasciano però anche di riportare delle informazioni relative agli aspetti del viaggio materiale lungo gli itinerari alpini. Sui taccuini dei viaggiatori illuminati s’incastonano così le tante annotazioni su: ospitalità, mezzi di trasporto, bagagli, rischi e disagi presenti, tempi di percorrenza e costi dei singoli servizi (Viaggio materiale). L’interesse turistico inizia a manifestarsi dalla seconda metà del Settecento quando arrivano, nelle località alpine, alcuni inglesi che sono attratti da un’ideale sportivo e non più scientifico: scalare le vette. Le Alpi incominciano così ad avere un richiamo internazionale con alcuni viaggiatori (sempre in numero ridotto) che vedono nei villaggi alpini una meta. Un mutamento della percezione delle Alpi che si definirà però chiaramente solo dalla metà del secolo successivo e che porterà quindi a separare l’alpinismo ed i soggiorni climatici estivi dal viaggio naturalistico e culturale. Questo percorso sfocerà nella grande stagione ottocentesca del viaggio e del turismo alpino. Tra le Alpi si definiscono quindi delle stazioni climatiche estive: luoghi di riposo e svago. In base alle indicazioni dei medici, la montagna estiva è infatti uno spazio in cui si può andare a passeggiare approfittando del clima fresco. I membri delle classi agiate soggiornano quindi nei villaggi che iniziano così ad avere degli alberghi e delle zone di ritrovo: nasce l’idea della montagna come luogo di soggiorno. Non c’è però l’interesse per conoscere la natura: la montagna è infatti una scenografia per la cura e lo svago. Iniziano ad essere costruite funivie, ferrovie ed attrazioni artificiali adatte per la vita sociale e mondana. Attrattive artificiali: biblioteche tematiche alpine, gallerie al coperto per il passeggio e la conversazione, giardini, spettacoli musicali e attività sportive. Idea di una stazione alpina estiva: «Sempre in Svizzera, Interlaken, a soli 566 metri di altitudine tra il lago di Thun e il lago di Brienz, offre fin dall’Ottocento la possibilità di passeggiare sul lungolago e di raggiungere le stazioni sciistiche, anche se non con le comodità di oggi né altrettanto rapidamente. È presto riconosciuta come uno dei luoghi simbolo delle Alpi del xix secolo, sintesi di due visioni della montagna tra loro contrapposte: il carattere «urbano», seppur pittoresco, di parchi, promenade e servizi a disposizione del pubblico, e la natura selvaggia, e diversamente pittoresca, delle montagne circostanti e dei ghiacciai dello Jungfrau. (…) Il grand hotel per eccellenza della città è, dalla fine del xix secolo, l’Hotel Victoria-Jungfrau. Una delle strutture piú iconiche della Svizzera è frutto dell’unione di due precedenti alberghi: l’Hotel Jungfrau, costruito dall’architetto Horace Édouard Davinet nel 1864, e l’Hotel Victoria, al quale lo stesso Davinet e Friedrich Stauder lavorano nel 1864-65, ridisegnando completamente una precedente Pension Victoria. L’Hotel Victoria diventa ben presto un luogo d’incontro per l’élite». (A. Martini, M. Francesconi, La moda della vacanza. Luoghi e storie 18601939, Einaudi, Torino, 2021, p. 23) La montagna si trasforma nuovamente offrendo un altro tipo di esperienza turistica: l’inverno. Nella seconda metà dell’Ottocento, infine, avviene un ulteriore passaggio che segue quelli generati dall’alpinismo e dai benefici terapeutici e climatici. La diffusione degli sport invernali porterà infatti le stazioni climatiche montane ad avere una doppia stagione: estiva (maggio/giugno – metà settembre) ed invernale (inizia a dicembre) ➔ Per l’evoluzione del turismo montano vedi: P. Battilani, Vacanze di Pochi, cit., pp.120- 130
Nell’evoluzione del turismo montano che ha il suo fulcro nella Svizzera sono, inizialmente, gli inglesi che fano conoscere le Alpi come destinazioni nuove adatte anche per i soggiorni curativi e, in seguito, non prive di opportunità di svago. Le stazioni climatiche montane si sviluppano quindi seguendo il percorso evolutivo delle stazioni termali e balneari europee offrendo anche, in alcuni casi, la presenza di stabilimenti termali. Il primo paese in cui si definisce il turismo montano moderno è, come già detto, la Svizzera che, nell’Ottocento, attrae i viaggiatori per i suoi paesaggi e per la sua notevole organizzazione dei servizi. Gli alberghi offrono infatti balconi e terrazze che permettono di ammirare il paesaggio. Nel campo del turismo, l’interazione tra paesaggio alpino e ospitalità in molti casi di alto livello veicola infatti la costruzione di realtà turistiche nuove. Queste ultime, nel teatro alpino della Svizzera, danno inizio ad una serie di trasformazioni di natura spaziale, storica, sociale ed economica, destinate poi a ricomporsi in un mosaico unitario. Da tali realtà turisticamente rimodellate scaturirà, infine, una nuova esperienza della geografia delle Alpi. Le aree montane, che saranno rese accessibili grazie all’evoluzione della rete dei trasporti, diventeranno perciò maggiormente fruibili anche in seguito alla diffusione di nuovi modelli di ospitalità orientati sia dalla ricerca della comodità che della distinzione sociale. «Sorgono impianti termali e sanatori, ma nasce anche l’alpinismo e un nuovo sport invernale come lo sci. Si sviluppa un turismo che, come in ogni altra località di villeggiatura d’Europa, produce i propri simboli: ville e alberghi, seggiovie e impianti sportivi, solarium e funivie. Montagne e valli alpine in pochi decenni divengono il luogo di «costruzione della modernità» attraverso la realizzazione di un modello insediativo e turistico «che lascia senza fiato per l’intensità e la portata», in cui si concentrano interessi economici diversificati. L’apoteosi si raggiunge tra la seconda metà del secolo e l’inizio del Novecento». (A. Martini, M. Francesconi, La moda della vacanza…, cit., p. 67). I motivi per frequentare turisticamente la montagna sono quindi quelli sportivi, alpinismo e sci, uniti alle escursioni ed alla salute a partire dalla presenza di una rete di sanatori. Il soggiorno in montagna, inizialmente, è quindi una vacanza climatica estiva destinata però ad evolversi e trasformarsi a partire dalla fine dell’Ottocento. «Il gusto per la vacanza ad alta quota, che si sviluppa solo all’inizio del Novecento, è strettamente legato alla pratica degli sport invernali. Abbandonati i confortevoli hotel delle vallate, i primi alpinisti non solo professionisti – tra cui numerose signore – si inerpicano lungo scoscesi crinali, a piedi o a dorso di mulo. Ad animarli è la passione per le imprese sportive, il culto della sfida fisica, lo spirito di competizione, nonché il «piacere di scelte eccentriche e controcorrente». (A. Martini, M. Francesconi, La moda della vacanza…, cit. p. 71). Al pari delle altre destinazioni turistiche anche quelle montane si evolvono generando un modello di riferimento che, allo scadere del turismo moderno, può essere così riassunto. «Ovunque sorgono grandi residenze per la villeggiatura e chalet per il weekend, ristoranti panoramici, funivie, impianti sportivi, rifugi e alberghi: tutti per lo piú uguali, segno inconfondibile di una moda e di un gusto che si replicano un po’ dappertutto». (A. Martini, M. Francesconi, La moda della vacanza…, cit. p. 88). IL RAPPORTO TRA TURISTI E ABITANTI DELLA MONTAGNA Nel contesto montano Svizzero, in particolare, ed in quello delle Alpi, in generale, si verifica quindi un incontro tra i rappresentanti del mondo urbano con quelli degli spazi alpini. Tale interazione sociale ed economica non manca di generare, con l’incremento della presenza dei turisti, delle problematiche legate all’impatto sociale del turismo relativo ad un territorio. La presenza dei turisti nei villaggi alpini viene presto percepita come un problema riguardante, come fatto negativo, un cambiamento dei comportamenti degli abitanti locali. « Depuis lors la petite maison du docteur de Zermatt a fait place à un grand et bel hôtel, où l'on est fort bien logé, diton. La cuisine s'est singulièrement perfectionnée; on y dine confortablement et le mouton n'est plus le seul et unique mets. - Mais comme balance de ces agréments, on a des touristes! » (E. Desor, Excursions et séjours dans les glaciers et les hautes régions des Alpes de M. Agassiz et de ses compagnons de voyage, (Précédé d'une notice sur les glaciers, par L. Agassiz), Neuchâtel, Paris, 1844, p. 81). Lo scienziato e naturalista, originario di Bad Homburg, Edouard Desor (1811-1882) fa del suo soggiorno a Zermatt un osservatorio privilegiato per formulare alcune riflessioni sull’evoluzione del movimento dei forestieri tra le Alpi.
«Fra il 1880 e la Prima guerra mondiale l’Europa viene letteralmente invasa da milioni di dépliant, opuscoli, manifesti pubblicitari, libri, fotografie panoramiche, cartoline illustrate che costituiscono la prima e piú perfetta strategia pubblicitaria per avvicinare il turismo montano al «grande» pubblico. Il successo è garantito e ha una portata inaspettata. In Svizzera – da subito all’avanguardia, con grandi alberghi d’alta quota oltre i duemila metri che si affiancano ai confortevoli hotel di fondovalle – il numero dei turisti passa dai 40 000 nel 1848, ai 700 000 del 1880, a un milione nel 1890, fino ad arrivare a ben quattro milioni alla vigilia della Prima guerra mondiale». (A. Martini, M. Francesconi, La moda della vacanza…, cit., p. 68). Fin dall’apparire del turismo moderno, il movimento dei flussi turistici è orientato dall’immagine che, attraverso la promozione, costruiscono le stazioni climatiche. L’immagine non è però costante dato che essa varia, positivamente o negativamente, nel corso del tempo. L’Immagine turistica è quindi quella che si associa riferendosi ad un territorio-destinazione Nel processo di costruzione e sedimentazione di tale immagine sono importanti le diverse strategie, intenzionali e non, di promozione che coinvolgono, nel corso del tempo, la destinazione. A costruire l’immagine di una destinazione turistica contribuiscono:
Il ciclo di vita della località turistica serve a rappresentare, in forma schematica, un fenomeno reale. Il ciclo è suddiviso in sette fasi. La prima parte del ciclo, FASE ESPANSIVA, è articolata in 4 momenti: esplorazione, coinvolgimento, sviluppo, consolidamento. La seconda parte del ciclo, FASE RECESSIVA, è articolata in 3 momenti: stagnazione, declino, rinnovamento. Il modello del ciclo di vit è applicabile ad ogni destinazione turistica. Nelle diverse fasi, attraverso l’utilizzo del modello si riesce così efficacemente ad idenificare la presenza, ed il ruolo, dei diversi attori economici e sociali, sia di natura privata che pubblica, coinvolti nello sviluppo turistico del territorio.Allo stesso tempo, si può cogliere l’evoluzione del livello dell’offerta, del posizionamento della destinazione e dell’impatto territoriale del turismo. Un ultimo indicatore interessante, in un’ottica di comunicazione, il modello lo offre consentendo di rilevare anche il livello delle iniziative promozionali che sono da attivare in ogni singola fase. ➔ Prima fase: ESPLORAZIONE Interessa una località ancora priva di attrezzature turistiche, scomoda da raggiungere, ma ricca di attrattive naturali e/0 artificiali, che è meta di sparuti gruppi di viaggiatori Il luogo è quindi incontaminato, mentre i contatti dei turisti con la popolazione locale sono normali e frequenti. È il momento che coincide con l’invenzione del luogo turistico. In questa fase l’offerta turistica è nulla dato che non ci sono strutture turistiche. Il territorio non ha nessuna posizione sul mercato turistico. L’impatto del turismo sul territorio è quindi sostanzialmente nullo. Non ci sono iniziative promozionali dato che i turisti arrivano casualmente. Il passaparola è l’unico strumento di comunicazione dato che sono assenti le strategie promozionali. ➔ Seconda fase: COINVOLGIMENTO La fama della località si amplia grazie alla funzione comunicativa. Diventa importante l’intervento privato, con investimenti per l’impianto di strutture turistiche, e di pubblico, sia per realizzare le infrastrutture indispensabili che per organizzare una qualche forma di politica del settore. Inizia ad essere presente un’offerta di strutture turistiche a partire dal settore ricettivo. Si delineano i mercati di provenienza dei flussi turistici. Sono attivate le prime iniziative di comunicazione: strategie di marketing per accrescere la conoscenza della destinazione e far aumentare il numero delle presenze in loco. I turisti hanno un impatto economico sul territorio. ➔ Terza fase: SVILUPPO La destinazione attira turisti e investimenti, anche esterni, in modo costante e crescente: un risultato che è il frutto della sinergia tra imprenditori e amministratori. Il prodotto-destinazione ha un posizionamento preciso sul mercato, mentre è presente un tessuto variegato d’imprese turistiche attive sul territorio. In questa fase così delicata, la situazione può però sfuggire di mano: facilmente si arriva al sovraffollamento, allo scadere della qualità dei servizi e all’alterazione definitiva del paesaggio urbano e culturale. Aumenta anche la necessità di adottare delle strategie promozionali: per fare continuare la crescita dei turisti è infatti importante investire nell’attività promozionale che diveenta così centrale nel processo di sviluppo della destinazione. ➔ Quarta fase: CONSOLIDAMENTO La fase si raggiunge quando si è in presenza di un’offerta turistica consolidata e diffusa. La destinazione è pienamente posizionata anche se si registra l’assestamento degli arrivi. L’impatto del turismo sul territorio è evidente a partire dal lato paesaggistico. In questa fase, l’attività promozionale diventa ancora più importante sia per sostenere il livello degli arrivi che per destagionalizzare le presenze. Il consolidamento è il momento conclusivo della fase espansiva prima che inizi la fase di descrescita. ➔ Quinta fase: STAGNAZIONE Con il calo delle presenze, la località entra nella fase della stagnazione in cui tratti possono essere così riassunti:
A Nizza i comportamenti adottati da chi soggiorna in inverno fanno emergere la necessità di creare un mondo protetto, sicuro ed urbanisticamente progettato per soddisfare le esigenze di chi giunge da un contesto economico, culturale e sociale nettamente differente. Il caso di Nizza s’inserisce nel più ampio tema del turismo balneare invernale ed estivo in riviera. «(…) La scoperta della costa meridionale francese avviene nel corso del xix secolo e si deve soprattutto all’aristocrazia russa e inglese, che apprezza il clima mite degli inverni mediterranei e la vegetazione lussureggiante, considerata per questo «esotica». Solo dal 1887 si parla di «Costa Azzurra», grazie alla felice definizione di Stéphen Liégeard, poeta, scrittore e avvocato di Digione. Com’era già accaduto nel Nord, all’origine dei maggiori cambiamenti ci sono le esigenze di lusso e sofisticata eleganza dei visitatori che frequentano la costa. D’inverno, s’intende». A. Martini, M. Francesconi, La moda della vacanza, cit., pp. 116117. Per la Costa Azzurra: pp. 116-135. Vedi pagine dell’evoluzione della Costa azzurra (da p.107 a 135) NIZZA: DESTINAZIONE BALNEARE E INVERNALE Nizza diventa importante, dalla Seconda metà del 1700, quando inizia ad essere frequentata da alcuni inglesi che arrivano in modo abbastanza casuale nell’ambito del Grand Tour. Attraversare i passi alpini, come il colle di Tenda, nei mesi invernali, era difficile quindi, questi mesi, era meglio trascorrerli sfruttando il clima mite di Nizza. In primavera sarebbe poi stato possibile valicare il colle di Tenda e raggiunger l’Italia. Chi è in grado di influenzare le scelte dei britannici indirizzandoli verso il Mediterraneo? Scrittori come Tobias Smollet. Gli scrittori, in generale, influenzano infatti i lettori grazie alle descrizioni che fanno dei paesaggi e della vita presente nel luogo dove soggiornano. Smollet fa un’azione involontaria di marketing perché nel suo resoconto dedicato agli anni trascorsi in Francia e Italia dà dei consigli pratici. Scrive, tra le alte cose, che Nizza è molto gradevole ed economica per un inglese che può trascorrervi la stagione invernale (ottobre-maggio) spendendo poco e stando bene. Non nobile, ma medico, lo scozzese Tobias Smollett arrivò a Nizza alla fine di novembre del 1763. Autore del Roderick Random , pubblicato nel 1748, Smollett, nato a Cardross nel 1721, laureatosi in medicina a Glasgow, si trasferì poi a Londra alla ricerca della gloria letteraria. A 42 anni intraprese il viaggio verso il Sud, spinto in questo dalla malatti, la tubercolosi, e dalla morte della figlia 15enne. Si trattò quindi di un’esperienza diversa da quelle dell’ordinario Grand Tour dalla quale egli trasse comunque i Travels through France and Italy dati alle stampe nel 1766. Smollett, autore anche del romanzo epistolare Humprey Clinker , pubblicato nel 1771, morì in quello stesso anno, a Livorno. LA COSTRUZIONE DI UN MONDO La separazione dei soggiornanti invernali, gli hivernants , rispetto al territorio storico della città del Regno di Sardegna di Nizza è efficiacemente descritta, ad esempio, da Charles Dupaty (1746-1788) nella quarta delle sue Lettres sur l’Italie en 1785. “Les maisons de campagne des environs de Nice sont peuplées d’Anglais, de Français, d’Allemands. Chacune est une colonie. C’est là que, de tous les pays du monde, l’on fuit l’hiver; Nice, pendant l’hiver, est une espèce de serre pour les santés délicates”. (Dupaty, 1788, p. 18). Essi vivono con gruppi della propria lingua, fuori dalla città. Per usare una categoria della sociologia del turismo, gli hivernants non manifestano la voglia di conoscere il retroscena la vita reale del territorio che li ha accolti nelle loro migrazioni stagionali. Il clima, la vegetazione, le passeggiate nei dintorni, soddisfano infatti abbondantemente la ricerca di cure per il corpo e lo spirito che è alla base dell’arrivo dei villeggianti invernali. Il soggiorno invernale a Nizza, negli ultimi decenni del ‘700, non è però ancora una vetrina elitaria pullulante di svaghi dove esibire, e rafforzare, da parte dei ceti sociali più elevati, la propria immagine sociale. Le virtù terapeutiche di Nizza risultano, inizialmente, prive o quasi dagli aspetti più noti del loisir, teatri, casinò, strutture d’accoglienza, tali da generare distrazioni e distinzione sociale, lasciando ancora prevalere l’aspetto curativo del soggiorno. Alla fine del ‘700 possiamo così identificare, a Nizza, tre spazi urbani che risultano essere ben distinti.
La città vecchia, ai piedi del castello, della planimetrica irregolare che non suscita per gli stranieri, nessun interesse. La zona residenziale aristocratica sviluppatasi, verso l’Italia, nel XVIII secolo tra il corso d’acqua del Paillon, il mare e il castello. Si tratta della nuova città aristocratica, scelta come residenza anche da alcuni stranieri. Una zona collegata dal cammino di Ponchettes, terminato nel 1790, al porto di Lympia. L’area interessata dalla trasformazione direttamente collegata alla presenza fissa degli hivernants è la zona sorta oltre il Paillon, verso il Var e la Francia. Tale zona è identificata della Croix-de-Marbre. La zona si caratterizza per la presenza di un insieme di abitazioni sparse nel verde della campagna e dei giardini approntate per alloggiare gli hivernants. Un’idea di organizzazione dello spazio, quest’ultima, che può perciò essere letta non solo come un enclave turistica separata. La Croix-de-Marbre rappresenta infatti la realizzazione tangibile di un bisogno della società illuminata di costruire delle città nuove, dalla pianta regolare e razionale, rifugendo così dai vecchi nuclei urbani. Inoltre, partendo da questa trasformazione della società e del territorio indotta, dalla seconda metà del ‘700, dall’”invenzione” della stagione invernale meditterranea, si evincerà che il soggiorno climatico presente nella ville d’hiver contiene già in sé tutte le potenzialità attribuite al turismo come volano del cambiamento economico e sociale. La presenza degli hivernants agisce infatti come un fattore di progresso per il territorio di Nizza. Si ha una fase iniziale dello sviluppo che continuerà nell’Ottocento. Con questa separazione spaziale, i gruppi dei villeggianti stranieri possono certamente approfittare delle posiitve condizioni climatiche della Riviera anche se, a partire proprio dalle ricadute economiche generate dalla loro costante presenza, essi finiscono per dare inizio ad un lento, quanto inarrestabile, processo di trasformazione, non solo urbanistico, ma anche economico e sociale del territorio. L’influenza esercitata da queste presenze regolari si estende così anche alla realtà che li ha accolti. I villeggianti stranieri a Nizza si presentano suddivisi, al loro interno, in colonie separate, con alberghi, chiese per i diversi culti, attività ricreative e banche. Quello della separazione spaziale, che nel turismo contemporaneo darà origine al modello dell’enclave turistica, risulta perciò un passaggio obbligato attraverso il quale ricreare, nei limiti del possibile, abitudini e condizioni di vita presenti nel paese di provenienzza dei flussi turistici. I membri dei diversi gruppi di hivernants del Nord Europa presenti a Nizza scrivono perciò, con i loro comportamenti, una pagina importante per la storia della successiva evoluzione del turismo moderno sulle coste del Mediterraneo. Negli ultimi decenni del XVIII secolo, la città nuova di Nizza si manifesta quindi come una enclave sostanzialmente pura plasmata dall’azione di una comunità impermeabile ai contatti con la popolazione locale al di là di quelli ritenuti indispensabili per ragioni di servizio o legati alle transazioni di natura economica. Nell’800 caratterizzato dal progressivo lancio di Nizza tra le destinazioni elitarie continentali, al fronte potenziale offerto ddal quadro climatico e paesaggistico si somma un secondo fattore rivelatosi determinante per la costruzione della ville d’hiver: il loisir. Dal punto di vista pratico, esso si tradurrà in un ventaglio di proposte di svago originatesi, a partire dallo spazio al di là del Paillon, per proseguire con un vero e proprio processo di modernizzazione turistica che, a partire dalla seconda metà del XIX secolo, verrà sorretto da una trama di edifici pensati per meglio rendere Nizza una destinazione attraente nell’orizzonte internazionale delel stazioni climatiche invernali. Nei primi decenni dell’800 la trasformazione di Nizza in ville d’hiver sarà ormai un fatto evidente che si paleserà agli occhi dei viaggiatori. Tra questi il traduttore e scrittore torinese Davide Bertolotti che coglierà bene gli aspetti climatici presenti tralasciando però quelli dell’organizzazzione socio-spaziale degli hivernants. «Francesi, Tedeschi, Russi, Polacchi ed altri stranieri vengono pure in Nizza per fuggire i ghiacci e le brume. Imperciocchè della clemenza del cielo di Nizza ragionano i viaggiatori di tutte le nazioni. Essi n’esaltano la molle e tepida aria, il mar placido, il verde degli alberi, il vario colore dell’erbe, de’ fiori, de’ frutti, i casini che la circondano, i grati suoi luoghi di diporto, il vivo splendore delle sue notti, il dilettevole scintillare degli astri. Dà questa felice piaggia, essi dicono, sempre bandito è il rigido inverno. Perpetua primavera vi gode il suolo che in ogni stagione fiori e frutta figlia e produce. Qui, benchè soprastanti sieno le Alpi, di rado cade neve, o subito sciogliesi. Nizza in somma è una specie di cedraja invernale per gl’infermicci» (Bertolotti D., Viaggio nella Liguria marittima, tomo 1, Torino, Pomba, 1834, pp. 113 - 114).
Si affacciano sul mondo del turismo i ceti medio-bassi che erano stati esclusi dai movimenti turistici precedenti d’impronta elitaria. Se, ad esempio, in una destinazione turistica, gli alberghi presenti sono solo tutti di alto livello è ovvio che una fascia di popolazione, per motivi economici, non può soggiornarvi. L’aumento del numero di coloro che praticano il turismo comporta quindi un incremento quantitativo della società dei viaggiatori. L’incremento quantitativo si traduce però anche in un abbassamento del livello della preparazione culturale dei turisti in cerca, in larga parte, solo di un prodotto incentrato sulla componente dello svago.
Posso differenziare una destinazione turistica da quelle concorrenti attraverso la comunicazione costruendone quindi un’immagine forte e unica. L’idea di fondo è infatti quella del superamento del monoprodotto turistico indifferenziato, identificabile con quello di base presente in ogni destinazione: mare, terme, montagna. La necessità di adottare tali strategie nasce dalla duplice necessità di innalzare la qualità del prodotto turistico e di renderlo (o farlo percepire) come differente, unico e, quindi, maggiormente competitivo sul mercato. Differenziando il prodotto-destinazione aumento anche il livello di fidelizzazione dei turisti che tendono così a ritornare nella destinazione. MODELLI DEL TURISMO DI MASSA Il turismo di massa ha un forte impatto negativo sul territorio e sulle comunità locali che accolgono i turisti. La presenza continuativa dei turisti genera infatti dei cambiamenti nella comunità locale che li accoglie. E’ quindi un turismo invasivo che consuma le risorse ambientali dando vita così ad un forte impatto sui territori coinvolti. L’impatto del turismo non è perciò solo economico, ma anche sociale. ➔ SOGLIA CRITICA Indica il momento in cui la presenza dei turisti crea irritazione e causa quindi un abbassamento del livello di soddisfazione, per la loro presenza, da parte della popolazione locale. Possono quindi crearsi delle forme di conflitto tra la popolazione locale e i turisti (Riguarda le fasi a partire dal consolidamento). La presenza dei turisti diventa troppo invasiva, strade e mezzi pubblici, ad esempio, sono affollati. Per tale motivo, la presenza massiccia dei turisti viene accettata con difficoltà sempre crescenti. Una piccola isola, ad esempio, ha una soglia critica molto bassa rispetto ad una grande città. La soglia critica dipende infatti dalla conformazione/estensione/fragilità del territorio che riceve i flussi turistici. Quali indicatori dobbiamo prendere in cosideraizone per capire l’intensità dell’impatto sociale? Alcuni fattori importanti perr definire l’impatto sociale del turismo sono riassumibili in:
Nel turismo postmoderno si hanno sempre le classiche forme di turismo (balneare, montano, termale, delle città d’arte e dei laghi) che vengono però declinate in forme esperienziale più elaborate. L’offerta turistica diventa così sempre più variegata e complessa. Il turismo postmoderno è un turismo di piccoli gruppi legati dalla condivisione di un interesse comune. Esso si basa sulla soggettività e sulla propensione individuale a vivere esperienze diverse. Se lo analizziamo sotto il profilo culturale notiamo che, nel turismo postmoderno, si supera l’idea della vacanza vista come evasione e divertimento tipica del turismo di massa. La vacanza diventa quindi un’occasione che offre la possibilità di conoscere altre culture: un’esperienza più completa e maggiormente elaborata. Nel turismo postmoderno cambia anche la durata dellal vacanza. Si tende infatti a puntare su vacanze più brevi, ma diffuse nel corso dell’anno. Il tempo libero è utilizzato per soffisfare esperienze differenti: turismo sportivo, culturale, benessere. Le esperienze si traducono, ad esempio, in brevi soggiorni, facendo sì che, in periodi non di alta stagione, si generino comunque dei flussi turistici. Si viaggia quindi, come già detto, durante tutto l’anno (destagionalizzazione) andando alla ricerca di esperienze diverse a seconda dei vari periodi dell’anno. Nel turismo postmoderno diventa molto importante la riscoperta del territorio. Si registra infatti la ricerca di esperienze autentiche (non quelle del turismo di massa), che permettono la turista di conoscere la realtà locale di un territorio con la sua cultura e la sua identità: autenticità dell’esperienza turistica. Il turista vuole uscire dall’enclave, non vuole più stare con gli altri turisti, dato che desidera interagire con i residenti e conoscere, quindi, il loro vissuto quotidiano e non quello definibile come turistico. Per tale motivo è ovvio che nascano delle nuove forme di turismo. Nuovi territori, prima poco attraenti per i turisti, vengono ora valorizzati. In questa valorizzazione rientra, ad esempio, l’aspetto delle città d’arte, che diventano importanti grazie anche alla riscoperta dei centri storici ed alla loro pedonalizzazione, senza però trascursare l’interesse del turismo culturale per i borghi anch’essi oggetti di progetti di recupero architettonico e di valorizzazione. Elenchiamo un numero esaustivo di tipi di turismo:
Il modello di business adottato permette così di commericalizzare, tramite una forte campagna di marketing, i biglietti ad un prezzo molto basso. Questo modello di business, nella sua fase iniziale si basa: