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Sofocle - Biografia e opere, Appunti di Greco

Ampia analisi di Sofocle comprendente: -Biografia -Stile -Tutte le tragedie

Tipologia: Appunti

2022/2023

In vendita dal 30/04/2023

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Sofocle (496-406 a.C)
Biografia
Nacque nel demo di Colono, nei pressi di Atene; attivo politicamente e militarmente,
partecipò a diversi eventi politici della sua città, fu infatti stratego almeno due volte.
Sofocle fu sicuramente molto religioso, al punto da ospitare in casa sua un altare in
onore del dio Asclepio, dio della medicina; dalle sue opere si evince però un
atteggiamento di dubbio verso gli dei della tradizione e verso la loro giustizia; gli dei
assumono dunque nelle opere di Sofocle un ruolo secondario, di sfondo, lasciando
spazio alle vicende umane.
In tutte le sue opere emerge la pressante domanda: "perché l’uomo soffre?”,
specialmente quando a soffrire è un uomo pio.
Dolore che in Sofocle, diversamente da Eschilo, non rappresenta motivo di
apprendimento o di crescita.
Le opere
Tutte le tragedie di Sofocle attingono al mito della tradizione epica, quindi Omero e i
sei poemi del ciclo epico troiano, di cui ci sono pervenuti brevi frammenti e riassunti.
Gli antichi attribuivano a Sofocle un repertorio di 123 opere, tuttavia ce ne sono
pervenute solo 7 per intero e frammenti di un dramma satiresco dal titolo “Cercatori
di tracce”.
I drammi sono:
-Aiace (450-445 a.C)
-Trachinie (450-445 a.C)
-Antigone (442 a.C)
-Edipo Re (415-411 a.C.)
-Elettra (420-410 a.C)
-Filottete (409 a.C)
-Edipo a Colono (composta nel 406 a.C, ma rappresentata postuma)
Distinguiamo tragedie con struttura a dittico, quindi muniti di una struttura
bipartita, ossia Aiace, Trachinie e Antigone, e a struttura unicaria, le restanti 4.
L’eroe tragico in Sofocle
La centralità dell’eroe tragico è prominente, testimoni i titoli delle tragedie, quasi
tutti (eccetto le Trachinie) fanno infatti riferimento al protagonista della tragedia.
L’eroe Sofocleo è psicologicamente complesso: è capace di maturare, in grado di
assumere consapevolezza del proprio destino via via che il dramma procede (ne è un
esempio lampante Edipo, che prende consapevolezza del suo parricidio e incesto, e
decide di accecarsi e auto-esiliarsi ).
Questo spessore psicologico è ignoto ai protagonisti Eschilei.
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Scarica Sofocle - Biografia e opere e più Appunti in PDF di Greco solo su Docsity!

Sofocle (496-406 a.C)

Biografia

Nacque nel demo di Colono, nei pressi di Atene; attivo politicamente e militarmente, partecipò a diversi eventi politici della sua città, fu infatti stratego almeno due volte. Sofocle fu sicuramente molto religioso, al punto da ospitare in casa sua un altare in onore del dio Asclepio, dio della medicina; dalle sue opere si evince però un atteggiamento di dubbio verso gli dei della tradizione e verso la loro giustizia; gli dei assumono dunque nelle opere di Sofocle un ruolo secondario, di sfondo, lasciando spazio alle vicende umane. In tutte le sue opere emerge la pressante domanda: "perché l’uomo soffre?”, specialmente quando a soffrire è un uomo pio. Dolore che in Sofocle, diversamente da Eschilo, non rappresenta motivo di apprendimento o di crescita.

Le opere

Tutte le tragedie di Sofocle attingono al mito della tradizione epica, quindi Omero e i sei poemi del ciclo epico troiano, di cui ci sono pervenuti brevi frammenti e riassunti. Gli antichi attribuivano a Sofocle un repertorio di 123 opere, tuttavia ce ne sono pervenute solo 7 per intero e frammenti di un dramma satiresco dal titolo “Cercatori di tracce”. I drammi sono: -Aiace (450-445 a.C) -Trachinie (450-445 a.C) -Antigone (442 a.C) -Edipo Re (415-411 a.C.) -Elettra (420-410 a.C) -Filottete (409 a.C) -Edipo a Colono (composta nel 406 a.C, ma rappresentata postuma) Distinguiamo tragedie con struttura a dittico, quindi muniti di una struttura bipartita, ossia Aiace, Trachinie e Antigone, e a struttura unicaria, le restanti 4.

L’eroe tragico in Sofocle

La centralità dell’eroe tragico è prominente, testimoni i titoli delle tragedie, quasi tutti (eccetto le Trachinie) fanno infatti riferimento al protagonista della tragedia. L’eroe Sofocleo è psicologicamente complesso: è capace di maturare, in grado di assumere consapevolezza del proprio destino via via che il dramma procede (ne è un esempio lampante Edipo, che prende consapevolezza del suo parricidio e incesto, e decide di accecarsi e auto-esiliarsi ). Questo spessore psicologico è ignoto ai protagonisti Eschilei.

L’eroe Sofocleo è un eroe che soffre, spesso emarginato e solo (caratteristica rintracciabile soprattutto in Elettra e Filottete). Mentre i protagonisti del teatro di Eschilo soffrivano per delle colpe, commesse da loro o ereditarie, in Sofocle l’uomo soffre e non si sa perché soffra, incarnando bene l’immagine dell’uomo di tutti i tempi: qualunque uomo, dal più povero al più ricco, soffre inevitabilmente.

L’ironia tragica

Per ironia tragica si intende il contrasto tra la consapevolezza da parte del pubblico e dell’autore di ciò che è successo e di ciò che sta per accadere e l’inconsapevolezza del protagonista (Edipo re maggiore esempio).

L’Aiace

Aiace era un guerriero Acheo che aveva partecipato alla guerra di Troia, il quale alla morte di Achille aveva preteso le sue armi, in segno di rispetto verso la sua forza ma, gli Atridi, assegnarono le armi del guerriero ad Ulisse. Aiace, offeso da questo affronto, cerca vendetta e, uscito dalla sua tenda, decide di fare strage dei guerrieri Achei e degli Atridi. Atena però si impossessa della sua mente e così Aiace, invece di uccidere i greci, fa strage di buoi. Rinsavito, Aiace si vergogna della sua azione; né le parole di Tecmessa, la sua amante, né quelle del figlio riusciranno a impedirlo dall’uccidersi: Aiace, spintosi sulla riva del mare, si infilzerà con la sua spada. Nella seconda parte vi è una discussione tra gli Atridi (Agamennone e Menelao) che vorrebbero che il suo corpo fosse dato in pasto ai cani, e il fratello Teucro e Ulisse, che intercedono affinché egli riceva una degna sepoltura. Ulisse, benché rivale di Aiace, si batte perché egli venga seppellito poiché gli riconosce i meriti di guerriero. La tragedia si conclude con la sepoltura di Aiace.

Le Trachinie

Il titolo dell’opera proviene dal Coro, costituito dalle donne di Trachis, villaggio dell’antica Grecia. Nella prima della tragedia domina la figura di Deianira, moglie di Eracle. La seconda è dominata da Eracle stesso. Eracle è dipinto da Sofocle come un personaggio proteso all’auto-affermazione di sé, disinteressato delle sofferenze di coloro vicino a lui. La tragedia ha inizio con Deianira che attende l’arrivo del marito di ritorno da una delle sue imprese. Eracle torna con a seguito un gruppo di schiave, tra le quali spicca Iole, di cui egli è innamorato.

La tragedia si apre con un’assemblea di cittadini che si lamentano per la pestilenza che imperversa a Tebe. Lo stesso Edipo, da buon re qual è, è deciso a estirpare la causa di questa pestilenza che tormenta la sua città. Così Edipo manda da una parte a chiamare Tiresia, dall’altra invia Creonte a Delfi per interrogare l’oracolo. Il dio risponde: la città è contaminata a causa della morte, rimasta impunita, del suo vecchio re Laio; si deve trovare il colpevole. Edipo sospetta del cognato Creonte e del profeta Tiresia, che, interrogato, si era rifiutato di rispondere; anzi, aveva imputato allo stesso Edipo quel delitto. A questa situazione dà esito Giocasta, già moglie di Laio e convolata poi, in seguito alla sua morte, a seconde nozze con Edipo, con cui intanto aveva concepito 4 figli: Eteocle, Polinice, Antigone e Ismene. Giocasta invita il marito a non dare ascolto a nessun oracolo e a nessun profeta; anche a Laio, sostiene, il dio aveva detto che sarebbe stato ucciso da suo figlio, e invece l'unico figlio di Laio morì appena nato. Lo stesso Edipo aveva avuto un oracolo che gli aveva predetto come un giorno egli avrebbe ucciso suo padre e si sarebbe unito alla madre. Per scongiurare questo presagio Edipo fugge da Corinto ma, sulla strada verso Tebe, si imbatte in Laio e, a causa di una lite, lo uccide, avverando la profezia. Proprio allora giunge notizia che Polibo, padre di Edipo, è morto nella sua terra di Corinto. Ma un vecchio servo della casa di Laio solleva infine, tra dolorose reticenze, ogni velo: Edipo è figlio di Laio, che lo espose neonato sulle balze del monte Citerone affinché morisse; qui il piccino fu raccolto da Polibo, che lo adottò come suo e lo crebbe a Corinto. Edipo, udendo il racconto e rendendosi conto di quel che è accaduto, si trafigge gli occhi con due fibbie, e diventa cieco, mentre Giocasta si strangola con un laccio. Creonte viene eletto re di Tebe.

L’Elettra

Elettra era una delle due figlie femmine di Agamennone e Clitemnestra, l’altra figlia era Crisotemi. Elettra serba rancore e odio verso la madre e l’amante di lei, Egisto, dal momento che, dopo l’uccisione del padre, avevano ridotto lei a una semplice schiava. Elettra attende il ritorno del fratello Oreste per potersi vendicare. Oreste fa infine ritorno, accompagnato dal suo pedagogo e dal suo amico Pilade e, una volta fattosi riconoscere da Elettra, concepiranno insieme la vendetta. Mentre nelle Coefore di Eschilo si rappresenta la colpa di matricidio compiuta da Oreste, nella tragedia Sofoclea non c'è alcuna colpa, ma solo il dramma della protagonista Elettra, che non si sente più padrona nella sua stessa casa.

Il Filottete

Filottete era un guerriero acheo che avrebbe dovuto prendere parte alla spedizione verso Troia se non che, durante il viaggio verso Troia, fu morso da una vipera, che gli provocò una ferita dolorosa e maleodorante. Fu così abbandonato dai suoi stessi compagni sull’isola deserta di Lemno. Filottete trascorrerà tutti i dieci anni della guerra sull’isola e, solo al volgere della guerra, Ulisse e Neottolemo si recheranno sull’isola, poiché un oracolo aveva predetto che Troia sarebbe caduta solo grazie all’arco di Filottete, che in precedenza era anche appartenuto a Eracle. Ulisse e Neottolemo cercano quindi di estorcere l’arco a Filottete con l’inganno, essendo consapevoli che egli non gliel’avrebbe mai dato volontariamente. Neottolemo, figlio di Achille, avrebbe dovuto dapprima mostrarsi amico nei confronti di Filottete, ingannandolo dicendogli come anche lui odiasse i capi achei. In un momento in cui Filottete è in preda al delirio per via della ferita, egli sviene e Neottolemo può così rubargli l’arco. Ecco che giunge Ulisse sulla scena e prova a fuggire col bottino ma, quando Filottete si sveglia e si accorge che il suo arco è stato rubato si abbandona a gridi di disperazione, avendo perso quell’unica cosa che lo legava al sé del passato. Neottolemo si impietosisce, si pente di ciò che ha commesso e gli racconta come stanno realmente le cose per riacquistare la sua fiducia. Il figlio del pelide Achille allora costringe Ulisse a cedere l’arco al suo legittimo proprietario: scoppia una lite fra i due ed è a quel punto che appare un deus ex machina, nello specifico Eracle, il quale rivolgendosi a Filottete dice che egli dovrà seguire i greci a Troia poiché contribuirà alla vittoria sulla città e, soprattutto, verrà guarito.

Edipo a Colono

Edipo, vecchio, morente, ramingo e cieco, è accompagnato da Antigone fino a Colono, luogo dove morirà. In questo luogo verrà accolto dal re di Atene: Teseo. Poco dopo sopraggiungeranno da Tebe prima la figlia Ismene, che è venuta come messaggera per riferire ciò che stava accadendo nella città e, successivamente, Creonte, re di Tebe, che chiede aiuto allo stesso Edipo. Giungerà a Colono anche Polinice cercando di ingraziarsi le simpatie del padre ma Edipo, piuttosto che aiutarli, scaglierà una maledizione contro i figli, Eteone e Polinice, condannandoli a uccidersi a vicenda. Dopo questo episodio Edipo si avvia, guidato da Teseo, al bosco sacro delle Eumenidi, dove morirà. Teseo dirà che l’uomo era morto per sparizione improvvisa, come se gli dei lo avessero accolto tra di loro. Da quel momento in poi Edipo diventerà protettore della città di Atene. In questa tragedia si nota la contrapposizione tra la Tebe maledetta e l’Atene destinata a prosperare.