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La teoria di stuart hall sulla codifica e decodifica nel processo di comunicazione, analizzando come i messaggi vengono prodotti, trasmessi e interpretati. Il documento evidenzia l'importanza del contesto sociale e culturale nella comprensione dei messaggi, sottolineando come la decodifica può essere influenzata da fattori come l'ideologia e le esperienze individuali.
Tipologia: Appunti
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Stuart Hall - codifica e decodifica Il processo della comunicazione che ha tradizionalmente concettualizzato la ricerca sulle comunicazioni di massa è stato criticato per essere un circuito chiuso o un loop, per la sua linearità, per il suo concentrarsi sul livello dello scambio del messaggio dall’emittente al destinatario e per l’assenza di una concezione articolata dei diversi momenti. A questo riguardo Stuart Hall afferma che è possibile ed utile concepire invece il processo della comunicazione nei termini di una struttura agonistica complessa , prodotta e mantenuta attraverso l’articolazione di pratiche interconnesse ma distinte: produzione, circolazione, distribuzione/consumo e riproduzione. (analogo allo schema della produzione della merce proposto da Marx nel Capitale ). Questo schema mostra come un circuito continuo possa procedere anche attraverso un passaggio di forme ed evidenzia la specificità delle diverse forme attraverso le quali un prodotto “appare” nel corso del processo. Il circuito del processo della comunicazione = L’oggetto di questi processi sono i significati ed i messaggi che vengono prodotti e rappresentati sotto forma di veicoli simbolici di un genere particolare, organizzati attraverso l’operazione di codifica entro la catena sintagmatica di un discorso e infine fatti circolare e distribuiti nella forma discorsiva del linguaggio. Affinchè il circuito sia completo ed efficace il discorso, una volta realizzato, deve essere tradotto e consumato, ovvero trasformato in pratiche sociali. Pertanto, pur riconoscendo l’assoluta importanza dell’analisi sui contenuti di un discorso, bisogna riconoscere che la trasformazione discorsiva di un evento in un messaggio ha una posizione fondamentale nello scambio comunicativo, è la forma in cui un evento appare nel suo passaggio tra l’emittente e il destinatario. Proprio per questo i processi di codifica e decodifica sono momenti determinati. Un evento storico particolare ad esempio, non può essere trasmesso nella sua forma originaria da un notiziario televisivo, tutti gli eventi possono essere comunicati e quindi diventare eventi comunicativi solo dentro le forme di un determinato tipo di discorso e soltanto dopo essere state soggette alle regole formali di un determinato discorso, in questo caso soltanto nelle forme audiovisive e nel discorso televisivo. Da questa prospettiva Hall caratterizza il processo comunicativo televisivo nel seguente modo: alle strutture produttive istituzionali televisive è richiesto di produrre un programma. La produzione di questo programma costruisce un messaggio. Pertanto, da un certo punto di vista il circuito comunicativo sembrerebbe partire da qui. Chiaramente però, anche il processo produttivo ha un suo aspetto discorsivo poiché anch’esso è inserito in una struttura di significati e di idee. Inoltre, anche se sono le strutture istituzionali produttive a dar vita al discorso televisivo, esse non fanno parte di un sistema chiuso , anch’esse derivano da altre fonti e da altre formazioni discorsive all’interno di una struttura socio-culturale e politica più ampia. Si tratta quindi di un circuito continuo e non lineare. A questo riguardo Elliott ha sottolineato come il pubblico sia allo stesso tempo fonte e ricettore del messaggio televisivo. Pertanto il consumo e la ricezione del messaggio televisivo sono anch’essi momenti del processo produttivo in senso ampio. In questa prospettiva produzione e ricezione sono momenti distinti all’interno del processo comunicativo ma strettamente interconnessi. Le strutture produttive istituzionali televisive utilizzano un codice e producono un messaggio codificato nella forma di un discorso significato , ovvero dotato di senso, successivamente il messaggio, attraverso la sua ricezione da parte del pubblico e la sua decodifica entra a far parte della pratica sociale.
Ma per poter essere efficace (per riuscire a soddisfare un bisogno, a costituire un uso, o ad avere un effetto) questo messaggio deve essere percepito come un discorso significativo e decodificato come tale. Il significato si crea nell’incontro tra un processo di codifica e uno di decodifica. Soltanto i messaggi decodificati come significativi sono efficaci, influenzano, intrattengono, istruiscono, persuadono. Codifica e decodifica possono inoltre non corrispondere, si possono creare dei fraintendimenti, delle distorsioni durante il passaggio dalla codifica alla decodifica. Lo squilibrio tra i codici deriva dalle differenze strutturali, sia di relazione che di posizione tra emittente e pubblico ma anche dall’asimmetria tra i codici della fonte e quelli del ricettore. Hall esplora il rapporto che le immagini hanno con la realtà e la nostra tendenza a scambiare le immagini televisive per la realtà. A questo riguardo sottolinea un’importante distinzione epistemologica che consiste nella differenza tra il messaggio rappresentato e la cosa rappresentata. (le rappresentazioni della violenza in tv non sono violenza ma messaggi sulla violenza). Il segno televisivo è costituito dalla combinazione di 2 tipi di discorso: visivo e uditivo e si tratta di un segno iconico codificato poiché, come sottolinea Pierce, possiede alcune delle proprietà della cosa rappresentata ma non è la cosa rappresentata. Il discorso televisivo infatti traduce un mondo a tre dimensioni in piani bidimensionali e pertanto la rappresentazione di una cosa non potrà mai essere la cosa rappresentata. I codici sono stati fortemente naturalizzati a tal punto da riuscire a nascondere le pratiche di codificazione utilizzate e da riuscire a causare riconoscimenti apparentemente “naturali”, ovvero da riuscire a far pensare al pubblico che il segno visivo mucca sia davvero una mucca e non rappresenti una mucca. Ma i codici naturalizzati in realtà non sono altro che il risultato di un’equivalenza tra la fase della codifica e quella della decodifica nello scambio di un significato, non sono altro che segni visuali riconosciuti universalmente. Hall attua una distinzione analitica tra la denotazione (il significato letterale di un segno, sul quale esiste un consenso quasi universale) e la connotazione (riguarda i significati associati ad un segno). Nel discorso, la maggior parte dei segni mescolano sia aspetti denotativi che connotativi. Nel discorso televisivo i segni sembrano acquisire un valore ideologico, sembrano aprirsi a significati ampi associati ad un segno al livello connotativo. Quindi è al livello connotativo del segno che le ideologie situazionali alterano e trasformano il significato di un segno. Prendendo ad esempio il discorso pubblicitario non esistono rappresentazioni puramente denotative ma qualunque segno visivo connota una qualità, una situazione, un valore o un’inferenza. Nell’esempio di Barthes, il golf indica sempre un indumento caldo a livello denotativo, ma sul livello connotativo può indicare l’attività o il valore del tener caldo, o l’arrivo dell’inverno, un giorno freddo, oppure, nei codici specializzati della moda, può significare anche uno stile informale di abbigliamento, in un codice romantico può voler connotare una lunga passeggiata autunnale nei boschi. Possiamo quindi osservare che i codici connotativi costituiscono i mezzi attraverso i quali il potere, l’interesse e l’ideologia esprimono significati e sono codici che collegano i segni con le “mappe di significato” con cui viene classificata ogni cultura. Qualunque cultura tende ad imporre le sue classificazioni e i suoi discorsi dominanti del mondo sociale, culturale e politico, ovvero i suoi “significati preferiti”. Si tratta di un processo volto ad imporre e a legittimare una decodificazione dell’evento nei limiti delle definizioni dominanti in cui è stato significato in maniera connotativa. Le definizioni dominati sono volte a definire l’orizzonte mentale o l’universo dei significati possibili, di un intero settore di relazioni in una società o cultura e hanno l’obbiettivo di ottenere legittimità, di sembrare in sintonia con ciò che è “naturale”, “inevitabile” e “scontato” sull’ordine sociale. La prima preoccupazione dei produttori televisivi infatti, non è il fraintendimento a livello denotativo di un messaggio (decodifica aberrante), ma il fraintendimento al livello connotativo