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Italiani. Visitate l'Italia. (Storia contemporanea IA), Sintesi del corso de Histoire contemporaine

Riassunto del libro "Italiani. Visitate l'italia" (Politiche e dinamiche turistiche in Italia tra le due guerre mondiali)

Typologie: Sintesi del corso

2020/2021

Téléchargé le 31/08/2021

ManuelaGri
ManuelaGri 🇮🇹

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Capitolo 1
1.1 All’origine dell’organizzazione turistica in Italia
I decenni della Belle époque furono caratterizzati da pratiche turistiche elitarie ed
esclusiviste che animavano il mondo della vecchia aristocrazia europea e dell’alta
borghesia industriale e finanziaria incline ad affermare il suo prestigio e la sua ascesa
sociale, sia accedendo a comportamenti e consumi di lusso, sia dando vita a un
progressivo aumento di domanda di evasione.
Il turismo balneare e montano aveva caratterizzato la prima metà dell’Ottocento ma
grazie anche all’ampliamento della rete ferroviaria vi fu lo sviluppo del turismo
urbano nelle maggiori capitali europee favorito anche dalle Esposizioni Universali,
nate per illustrare i progressi della scienza e della tecnologia, che richiamavano
milioni di turisti.
Il modello del Grand Tour era stato ormai sostituito da forme di viaggio che
intendevano soddisfare il desiderio di svago in tutta Europa, pur ricordando che in
Italia vi era un forte ritardo nell’organizzazione turistica e si risentiva di un certo gap
nei flussi turistici interni. Questi flussi nei decenni dopo l’Unità erano stati sostenuti
da organizzazioni private come il Club Alpino Italiano (nato a Torino nel 1963) e il
Touring Club Italiano (nato a Milano nel 1894).
A cavallo tra la fine del secolo e la svolta liberata avviata da Vittorio Emanuele III
dopo il regicidio, lo sviluppo del turismo era legato al processo di modernizzazione
che si era avviato in Italia con la creazione nel 1899 a Como (per opera di Fioroni)
della prima associazione di categoria nel settore turistico, la Società italiana per gli
Albergatori.
Due anni dopo, nel 1901, su idea di Ferraris, veniva creata a Roma l’Associazione
nazionale italiana per il movimento dei forestieri, divenuta poi Pro Italia.
L’Associazione precedeva di qualche anno quanto sarebbe stato realizzato nel 1905
su impulso di Alfonso XII con la creazione della Comisaria regia del turismo in
spagna e le organizzazioni turistiche come le Sociétés de Devéloppement et Syndicats
d’Initiative in Svizzera (1885), i Syndicats d’Initiative in Francia (1889) e le
Kurkommissionen in Austria e in Germania che in Italia acquisivano la
denominazione di Pro Loco.
1.2 Maggiorino Ferraris e l’Associazione nazionale italiana per il
movimento dei forestieri.
Maggiorino Ferraris, politico dell’età liberale, interessato alle nascenti tematiche
turistiche si preoccupa delle conseguenze che una diminuzione del traffico turistico
avrebbe potuto portare sulla bilancia dei pagamenti. Dunque, sottolinea la necessità di
aumentare il traffico su rotaia e attivare delle facilitazioni tariffarie (treni popolari,
biglietti terza classe ecc).
1912: articolo pubblicato sulla Nuova Antologia, intitolato Per le industrie termali e
climatiche d’Italia, il politico piemontese tratta il tema dell’industria del forestiero
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Capitolo 1

1.1 All’origine dell’organizzazione turistica in Italia

I decenni della Belle époque furono caratterizzati da pratiche turistiche elitarie ed esclusiviste che animavano il mondo della vecchia aristocrazia europea e dell’alta borghesia industriale e finanziaria incline ad affermare il suo prestigio e la sua ascesa sociale, sia accedendo a comportamenti e consumi di lusso, sia dando vita a un progressivo aumento di domanda di evasione. Il turismo balneare e montano aveva caratterizzato la prima metà dell’Ottocento ma grazie anche all’ampliamento della rete ferroviaria vi fu lo sviluppo del turismo urbano nelle maggiori capitali europee favorito anche dalle Esposizioni Universali, nate per illustrare i progressi della scienza e della tecnologia, che richiamavano milioni di turisti. Il modello del Grand Tour era stato ormai sostituito da forme di viaggio che intendevano soddisfare il desiderio di svago in tutta Europa, pur ricordando che in Italia vi era un forte ritardo nell’organizzazione turistica e si risentiva di un certo gap nei flussi turistici interni. Questi flussi nei decenni dopo l’Unità erano stati sostenuti da organizzazioni private come il Club Alpino Italiano (nato a Torino nel 1963) e il Touring Club Italiano (nato a Milano nel 1894). A cavallo tra la fine del secolo e la svolta liberata avviata da Vittorio Emanuele III dopo il regicidio, lo sviluppo del turismo era legato al processo di modernizzazione che si era avviato in Italia con la creazione nel 1899 a Como (per opera di Fioroni) della prima associazione di categoria nel settore turistico, la Società italiana per gli Albergatori. Due anni dopo, nel 1901, su idea di Ferraris, veniva creata a Roma l’Associazione nazionale italiana per il movimento dei forestieri, divenuta poi Pro Italia. L’Associazione precedeva di qualche anno quanto sarebbe stato realizzato nel 1905 su impulso di Alfonso XII con la creazione della Comisaria regia del turismo in spagna e le organizzazioni turistiche come le Sociétés de Devéloppement et Syndicats d’Initiative in Svizzera (1885), i Syndicats d’Initiative in Francia (1889) e le Kurkommissionen in Austria e in Germania che in Italia acquisivano la denominazione di Pro Loco.

1.2 Maggiorino Ferraris e l’Associazione nazionale italiana per il

movimento dei forestieri.

Maggiorino Ferraris, politico dell’età liberale, interessato alle nascenti tematiche turistiche si preoccupa delle conseguenze che una diminuzione del traffico turistico avrebbe potuto portare sulla bilancia dei pagamenti. Dunque, sottolinea la necessità di aumentare il traffico su rotaia e attivare delle facilitazioni tariffarie (treni popolari, biglietti terza classe ecc). 1912: articolo pubblicato sulla Nuova Antologia, intitolato Per le industrie termali e climatiche d’Italia , il politico piemontese tratta il tema dell’industria del forestiero

affermando che è una sorgente di reddito e di ricchezza del paese, ma che ha ancora molto da fare. Consapevole del rapporto tra ferrovie e turismo, propone la creazione di un’istituzione specifica per il turismo, che nel 1902 sfocia nella costituzione dell’Associazione per il movimento dei forestieri volta a favorire e agevolare il movimento dei forestieri in tutto il Regno. Tra gli altri fondatori vengono annoverati: Francesco Guicciardini, Luigi Luzzatti, Luigi Rava, Giulio Rubini ecc. Sede centrale a Roma ed eretta in ente morale nel 1903, l’Associazione si diffuse presto anche a Genova, Firenze e Napoli e i cui obiettivi erano l’ampliamento della rete ferroviaria, l’incremento dell’industria alberghiera (soprattutto nei piccoli centri) e occuparsi di questioni sgradite ai turisti come l’ispezione doganale dei bagagli. Luigi Luzzatti: ministro del Tesoro, membro del direttivo dell’Associazione nazionale italiana per il movimento dei forestieri. Poco dopo la legge Rava, per la conservazione di un bene ambientale a rischio come la Pineta Ravenna, si iniziava a dare importanza alle particolarità ambientali e culturali del paese. L’associazione pubblica:  1907: una Guida ufficiale delle stazioni climatiche termali marittime di Italia.  1913: un opuscolo dedicato a Le acque salutari d’Italia  Tra 1913- 1915 un mensile “Monti e marine. Rivista delle stazioni climatiche italiane” Confrontando Italia e Francia per quanto concerne lo sviluppo turistico, si nota che il turismo in Francia muoveva il corrispondente di due miliardi e mezzo di lire contro i seicento milioni dell’Italia. Bisognava curare tutti i dettagli del settore turistico, che avrebbero reso ricercato e gradito il soggiorno nella penisola e diventava sempre più importante in Italia. L’associazione nazionale italiana per il movimento dei forestieri aveva come scopo quello di portare all’attenzione del mondo politico i problemi dell’industria dei forestieri, proponendo di istituire una tassa di soggiorno. Il disegno di legge viene presentato alla camera il 12 maggio 1910 dal ministro delle Finanze, Luigi Facta, con il presidente del Consiglio Luigi Luzzatti. Nel 1910 Luigi Luzzatti approva la legge, la quale concedeva ai comuni dotati di stabilimenti idroterapici o considerati stazioni climatico-balneari di applicare una tassa di soggiorno a carico dei visitatori. Questa tassa doveva essere utilizzata per il finanziamento di opere necessarie, per migliorare l’accoglienza con l’ampliamento dei servizi e per abbellire le località turistiche. Dunque, non poteva essere in alcun modo utilizzate per altre finalità. 1917 Ferraris riprende la sua proposta di creare un ufficio turistico presso la Direzione generale delle Ferrovie, che dà vita ad accesi dibattiti, nei quali intervengono voci autorevoli, ma contrastanti: Luigi Vittorio Bertarelli contrario alla costruzione di un “Ufficio ferroviario”; Filippo Tajani, docente al Politecnico di Milano, riteneva che fosse inopportuno attribuire un

1.4 La nascita dell’ENIT

1919: viene istituita una Commissione presso il ministero per l’industria, il Commercio e il Lavoro con il fine di presentare alcune proposte circa lo sviluppo del movimento dei forestieri e l’incremento dell’industria alberghiera. Dall’ operato della Commissione nasce l’ ENIT (Ente Nazionale per l’Incremento delle Industrie Turistiche) che rappresentava il primo tentativo statale in materia di assetto turistico, tanto da spingere ad affermare che con la sua istituzione venivano poste le basi per lo sviluppo del turismo su vasta scala in Italia. Aveva la sede a Roma, nella zona della stazione Termini, punto strategico perché era il luogo di approdo turistico della capitale. ENTE aveva:  5 membri di nomina governativa;  6 esponenti di associazioni private (3 del TCI, uno della Pro Italia, uno dell’Associazione Italiana Albergatori, uno dell’Unione Nazionale delle Camere di Commercio). L’ENIT veniva finanziato con un contributo dello Stato a carico del bilancio del Ministero dell’Economia Nazionale e con i proventi di una tassa corrisposta mediante l’imposizione della tassa turistica sui conti d’albergo. La Tassa di soggiorno, istituita nel 1910, veniva modificata nel 1920 durante il governo Giolitti che elevava il limite massimo del tributo da 10 a 30 lire e lo estendeva anche a coloro che prendevano temporaneamente dimora nella stazione balneare o climatica, a solo scopo di svago e soggiorno. 1921: abolizione della tassa, la quale viene sostituita da un contributo annuo fisso a carico del bilancio del Ministero dell’Economia Nazionale. La creazione dell’ENIT si legava alla consapevolezza dello Stato liberale, dell’urgente necessità di intervenire nel settore turistico (controllo, studio, programmazione). L’ente stringe i legami con le Ferrovie dello Stato. Da questo accoppiamento nascono pubblicazioni, oltre a quelle già realizzate dalle Ferrovie dello Stato, che vengono inaugurate da un opuscolo Italia , stampato dall’ENIT, tradotto nelle maggiori lingue europee. Nel campo turistico si trattava di riconquistare posizioni perdute nel periodo bellico, di rimettere in piedi l’organizzazione ricettiva e migliorarla ed estenderla nelle zone in cui era meno sviluppata. 1921: L’ENIT afferma la sua presenza sulla scena internazionale allestendo lo stand dedicato all’Italia all’Esposizione del Principato di Monaco che si offriva come vetrina del paese. Partecipava alle Fiere internazionali di Milano e Trieste, alla Mostra internazionale del turismo a New York, e incoraggiava iniziative locali collaborando alla diffusione dell’attività del teatro greco di Siracusa. OBIETTIVO dell’ente: facilitare ogni iniziativa che potesse giovare a una maggiore conoscenza delle risorse turistiche del paese (riprese della Buston Holmes Travelouges).

1.5 Editoria e propaganda turistica

Per diffondere la conoscenza del Belpaese, l’ENIT utilizzava informazioni e dati contenuti in opuscoli come Il clima in Italia , Visitate l’Italia , programmi musicali e soprattutto la Cartina ferroviaria d’Italia e gli Elenchi regionali degli alberghi , mentre nei cinema proiettavano documentari di propaganda turistica realizzati dall’ente stesso. L’impegno nella promozione turistica dell’ente era attestato anche dalle spese nel bilancio con cui venivano finanziati gli interventi per le fiere e per le esposizioni e i sussidi alle Pro Loco. Gli anni Venti, anni di difficoltà economiche, furono importanti per le attività dell’ente che era impegnato nella salvaguardia dei beni paesistici (considerati importanti per una politica turistica). Il clima politico favorevole a ciò, d’altronde la campagna dell’ENIT per la salvaguardia delle Grotte di Postumia precedeva di un anno la legge proposta da Benedetto Croce sulle bellezze naturali e diventava discussione in parlamento nel 1921 da parte di Luigi Rava, autore del primo provvedimento a difesa dell’ambiente e allora Presidente dell’ENIT. Ci furono varie segnalazioni dell’ente alla Direzione Generale delle Belle Arti per la salvaguardia del paesaggio; la costruzione dei parchi nazionali avviata dal regime fascista veniva incoraggiata dall’ENIT nella consapevolezza del valore turistico di queste iniziative. Inoltre, molto significativa era l’azione dell’ente nell’istituzione del Parco Nazionale d’Abruzzo. Dal 1922 al 1927 l’ente pubblica un proprio bollettino mensile, “Le Tourisme en Italie”, destinato agli Uffici di viaggio, dopo il loro distacco dall’ENIT e il loro accorpamento nella Compagnia Italiana Turismo (CIT), la quale era obbligata a destinare i propri utili all’incremento della propaganda svolta dall’ENIT e l’ente diventava un vero e proprio Ufficio Turistico di Stato che alla fine degli anni Venti evidenziava la necessità per l’Italia di attirare i viaggiatori americani, amanti del lusso e delle comodità ma distratti dalla grande promozione turistica degli USA che invitava gli americani a visitare il proprio paese. Alle critiche del ritardo con cui si muoveva l’Italia, l’ENIT risponde con l’invio ai quotidiani di un Notiziario per la stampa , redatto in inglese, francese e tedesco, integrato da un supplemento mensile in lingua inglese Enit News e uno in lingua francese. Oltre a questi mezzi di informazione e diffusione, si affiancavano le Guide d’Italia del TCI che hanno contribuito a far conoscere l’Italia a generazioni di italiani e una serie di pubblicazioni promosse:  dal RACI (Reale Automobile Club d’Italia fondato nel 1927 e dal 1946 ACI – Automobile Club d’Italia);  dal CAI (Club Alpino Italiano fondato nel 1863 da Sella a Torino);  dal Consorzio delle Stazioni di Cura, Soggiorno e Turismo;  dalle Pro Loco Le nuove tecnologie utilizzate dall’ENIT per diffondere notizie di attualità sul movimento dei viaggiatori erano:

Tra 1920-1921 l’ente in collaborazione con i consoli del TCI dava impulso alla creazione delle Pro Loco ( Pro Sardinia , la prima dell’isola). Alla fine del 1921 vi erano 200 Pro Loco in Italia, di cui soltanto 80 legate all’ENIT e contribuivano alla soluzione di problemi locali, dalla propaganda alla tutela dell’ambiente ecc. Dal 1922 e precisamente dal II Congresso Nazionale per il promovimento delle piccole industrie tenutosi a Venezia, le Pro Loco avevano il compito di favorire la rinascita delle industrie del souvenir , prodotti del ricordo, molto ricercati dagli stranieri, per incrementare l’economia locale.

1.8 Le Aziende autonome di cura, di soggiorno e di turismo

Negli anni Venti al centro della discussione sul turismo c’era la questione della ricettività alberghiera sulla quale insisteva l’Associazione fra i comuni di cura a cui si cercava di porre rimedio con la creazione nel 1926 di Aziende autonome nelle località di cura e soggiorno. Già nel 1921 l’ENIT presenta un progetto che prevede il riconoscimento delle stazioni di cura da parte del Ministero dell’Interno, l’applicazione della tassa di soggiorno a carico dei frequentatori e l’investimento dei proventi di questa tassa per incrementare l’offerta turistica delle stazioni di cura e l’estensione di queste disposizioni anche a quelle di soggiorno. La proposta dell’ENIT prendeva forma con l’elevazione di località e territori frequentati da turisti e soggiornanti ad Aziende autonome di cura, soggiorno e turismo. In alcuni centri, particolarmente apprezzati per le loro bellezze naturali o dotati di fonti termali, veniva costituita un’Azienda autonoma del turismo, dotata di personalità giuridica distinta dal Comune, che avrebbe dovuto studiare, valorizzare e realizzare interventi per favorirne lo sviluppo turistico. Il riconoscimento di Azienda autonoma si fondava su requisiti molto ristretti. Non era facile ottenere questa qualifica per i comuni. I comuni ai quali non veniva assegnata questa qualifica sono quelli che non erano meta di turismo internazionale, vale a dire ospitavano soltanto turisti italiani, presentavano un’offerta ricettiva costituita da alloggi privati e non avevano un fattore tributario tale da definire l’importanza turistica del luogo. Durante il VI Congresso nazionale delle stazioni di cura, soggiorno e turismo tenuto nel 1927 ad Abbazia, da Rebucci, presidente del Consorzio dei Comuni di cura, soggiorno e turismo si evidenziavano le differenze tra le località turistiche e quelle straniere e la scarsa valorizzazione delle risorse idroterapiche dell’Italia rispetto ad altri paesi europei. Nel 1931 la riforma della finanza locale cercava di calibrare l’imposta di soggiorno, alle quale molti si sottraevano con cambi fittizi di residenza in determinati periodi dell’anno. L’ENIT si faceva carico della pubblicazione di due opuscoli: Le acque salutari d’Italia e la Bibliografia idrologica italiana a tutto il XVIII secolo (per la conoscenza del patrimonio idrogeologico del paese), e per favorire queste località dal 1922l

l’ENIT organizzava viaggi di istruzione per medici, italiani e stranieri, nelle stazioni maggiori termali italiane.

CAPITOLO 2 Le politiche turistiche del fascismo

2.1 Turismo, nazionalismo, patriottismo

Con il crollo dello stato liberale e il consolidamento del fascismo il turismo assume caratteri e contenuti ideologizzati legati alle direttive del regime. Il turismo era per il fascismo un settore strategico sia sul piano interno che internazionale per la costruzione del consenso nel paese e per veicolare una immagine positiva dell’Italia fascista all’estero. Nel 1923 Angelo Mariotti, studioso del turismo e direttore generale dell’ENIT, scriveva che la politica del turismo mira a dare un’impronta di nazionalismo e di patriottismo per arrivare a delle finalità più spirituali, utili per il prestigio stesso della Nazione. Nell’editoriale Per il turismo degli italiani della rivista “Turismo d’Italia”, si esplicitava la valenza spirituale del turismo come fonte di conoscenza e godimento del patrimonio storico-culturale e naturalistico del paese. (turismo consapevole e non soltanto di piacere). In Italia, però, il turismo rappresentava ancora un lusso. Coloro che si occupavano del fenomeno turistico sostenevano che esso traeva la sua motivazione da due fattori, legati da una correlazione psichica e fisica:

  1. Persona: il fenomeno turistico si riteneva che assolvesse a una serie di bisogni insiti nella natura umana come quelli spirituali intellettuali e corporali, ai quali facevano capo il turismo sportivo, il termalismo, turismo balneare;
  2. Luogo: erano riconnesse le pratiche turistiche legate alla natura, al turismo culturale e a quello ricreativo. Nel 1934 Andrea Pais sulle pagine di “Turismo d’Italia” distingueva il fenomeno turistico da quello più generale degli spostamenti umani, considerando il turista un consumatore ed un distributore di ricchezze.

2.2 L’Opera Nazionale Dopolavoro (OND)

Nel1925 viene istituita l’ Opera nazionale Dopolavoro , sostenuta da Augusto Turati e la cui direzione spettava a Beretta, per dare una spinta alle politiche del turismo nell’Italia fascista e i cui scopi erano:  favorire gite di gruppo a scopo ricreativo culturale;  diffondere la conoscenza dell’Italia da parte degli italiani, sotto un profilo educativo e politico;  aprire nuovi orizzonti intellettuali all’operaio, al contadino. La valorizzazione per scopi ricreativi e di salute delle aree montane dava ristoro ai lavoratori nel corpo e nello spirito, depurandoli dallo stress contadino. Scopo del regime era quello di favorire e intensificare il movimento turistico delle masse lavoratrici grazie anche ad un accordo stipulato tra OND e CIT (Compagnia Italiana Turismo) per organizzare viaggi a basso costo per fasce meno abbienti della

commerciale, conquistando sempre più fama. Attività, come il nuoto, pallavolo e il relax attirano sempre più bagnanti.

2.4 Turismo e fascismo: un iniziale difficile rapporto

All’inizio il regime non era molto aperto verso il turismo, considerato come un fattore di degenerazione del carattere italiano e soprattutto non avendone colto le potenzialità economiche e anche politiche. Nel 1935 Achille Starace, presidente della Federazione Nazionale Escursionistica (FNE), introduce il sabato fascista, a imitazione del sabato inglese, destinato a favorire la mobilitazione rituale delle masse e le pratiche turistiche delle organizzazioni del regime come L’OND, la Gioventù Italiana del Littorio (GIL), L’Opera nazionale Balilla (ONB). Ezio Maria Gray nel 1927 viene eletto presidente della Compagnia Italiana Turismo - CIT- e Fulvio Suvich viene eletto prima presidente dell’ENIT poi nel 1931 al vertice del Commissariato per il Turismo, organismo costituito dal regime per creare una immagine dell’Italia al fine di promuovere il paesaggio, il patrimonio artistico monumentale, la natura, il clima, valori politici, morali, civili e produttivi del regime. Secondo Suvich gli americani erano attratti dall’Italia per le bellezze storico- artistiche, ma anche per la dinamicità che il regime sembrava aver imposto al paese con lo slogan dei “treni in orario” e il mito della romanità. Degli antifascisti, come Gaetano Salvemini, denunciavano come il regime tendesse ad apportare miglioramenti nei luoghi maggiormente frequentati da turisti, utilizzando strumentalmente il turismo per modellare un’immagine positiva dell’Italia. Inizialmente ci fu un’incomprensione del fascismo verso il turismo. Successivamente, nel 1936, il regime riprende una vecchia idea di Arnaldo Mussolini acquistando il complesso di Castrocaro Terme, dato che erano molti gli italiani che frequentavano le acque termali grazie allo sviluppo del termalismo sociale, favorito dalle misure del regime che le offrivano come cura per una serie di patologie. Il modificarsi dell’atteggiamento del regime nei confronti del turismo viene ricollegato alla questione della propaganda fascista diretta verso i paesi stranieri e della esportabilità che proprio durante gli anni Trenta spingeva verso un mutamento di strategie di promozione all’estero. I caratteri del fascismo erano universali, quindi non dovevano essere considerati solo un fatto italiano, ma internazionale. Per attuare tale principio erano importanti i contatti con le istituzioni turistiche straniere, come nel caso della visita di Luis Bolin, direttore generale del Servicio Nacional de Turismo spagnolo e della creazione dei “Centri per stranieri d’informazioni sul Fascismo” da parte della Gioventù italiana del Littorio che fornivano corsi di cultura fascista all’interno dei quali erano previste escursioni per far conoscere ai lavoratori stranieri le bellezze italiane. L’OND, che con il servizio logistico Viaggi e Crociere organizzava viaggi di scambio, a carattere politico e dopolavoristico, che movimentavano flussi turistici dalla Germania all’Italia.

Prima della Anschluss il turismo austriaco si era diretto in modo crescente verso la Venezia Giulia durante gli anni Trenta, ma con l’annessione la Germania vietava l’uscita dei cittadini dall’ex Repubblica Austriaca e quindi i flussi diminuirono notevolmente. Con l’appoggio delle ambasciate e delle rappresentanze consolari si sviluppava la conoscenza dell’Italia mussoliniana all’estero grazie all’incoraggiamento di visite in Italia di personalità straniere di prestigio. Questi viaggi favorivano la divulgazione all’estero di libri sull’Italia fascista, favorendo la traduzione di opere italiane di stampo propagandistico e la proiezione di film. Durante gli anni fra le due guerre mondiali il fascismo era uno dei regimi che si avvaleva del turismo come strumento di diplomazia culturale, mirando a ottenere l’appoggio dei governi stranieri sulla scena internazionale. Durante il VII Congresso internazionale degli organi di propaganda turistica a Roma nel 1932, Fulvio Suvich definisce il turismo come una grande forza morale e di coesione fra le nazioni, sottolineando la necessità di una educazione turistica per le nuove generazioni, contro la superficialità del turismo frettoloso. Anche nella Germania nazista il regime puntava sul turismo come strumento per rafforzare il senso di appartenenza comunitaria e per sviluppare forme di consenso attraverso l’associazione ricreativa nazionalsocialista Kraft durch Freude (KDF-forza attraverso la gioia): istituita a Berlino, 1933, dopo un viaggio in Italia da Robert Ley, presidente dell’organizzazione Deutsche Arbeitsfront, era rimasto colpito dalla pianificazione del tempo libero con la creazione dell’OND. Quella tedesca, a differenza di quella italiana, aveva come obiettivo offrire viaggi e divertimento nel tempo libero non solo ai lavoratori, ma anche ai datori di lavoro per il raggiungimento nella visione totalitaria del regime della Volksgemeinschaft (comunità del lavoro) cioè un valido strumento per la conservazione della pace nel mondo del lavoro, nonché presupposto per un nuovo ordine sociale tedesco. Non mancavano le potenze democratiche che nel periodo interbellico si proponevano come modello positivo per contrastare i regimi totalitari.

2.5 La battaglia per il turismo

La crisi alla fine degli anni Venti colpisce drasticamente anche il turismo in Italia, con una diminuzione dei flussi in entrata ma veniva anche evidenziato che i controlli doganali alle frontiere fossero troppo pressanti e inducessero i turisti a preferire altre città europee. Parallelamente alla “bonifica integrale” e “ bonifica turistica”, attuata dal regime, alla fine degli anni Venti viene lanciata “ la battaglia del turismo” con lo scopo di superare la crisi economica internazionale e presentare misure per aumentare i flussi turistici verso l’Italia, come per esempio la necessità di diminuire i prezzi degli hotel (costosi rispetto a quelli europei, tasse albergatori troppo alte), aumentare l’offerta di attrazioni turistiche artistico-culturali e ricreative e diffondere gli eventi culturali, gli spettacoli culturali, gare sportive, sulla stampa estera.

Le Colonie erano delle vere e proprie piccole città dedicate all’infanzia nelle quali bambini e adolescenti svolgevano attività fisica, sport, giochi, godevano di bagni di sole e di mare e venivano educati al fascismo. Nel 1931 le colonie erano dipendenti dall’Ente Opere Assistenziali (EOA), a cui era affidata la selezione e lo smistamento dei giovani, provenienti da famiglie svantaggiate, orfani di guerra ecc. L’EOA era voluto da Giovanni Giuriati (segretario del PNF) per tenere sotto controllo in maniera più efficiente le iniziative già diffuse a livello locale. Dopo la creazione nel 1937 degli Enti Comunali di Assistenza che sostituivano l’Ente delle Opere Assistenziali, le competenze delle colonie di vacanza spettavano direttamente al partito e all’interno di ogni Federazione provinciale dell’Ufficio federale venivano istituite colonie climatiche e campi estivi. I soggiorni dei bambini e degli adolescenti venivano connotati da un forte aspetto politico e ideologico e dal 1937 con la creazione della GIL (Gioventù Italiana Littorio) viene data sempre più importanza ad alcuni rituali che vengono “militarizzati” come l’alzabandiera, il saluto al re e al duce, l’esecuzione di canti patriottici, ecc… Ovviamente l’entrata in guerra dell’Italia cambia un po’ la situazione delle colonie e nel 1940 le colonie ospitavano principalmente i figli dei coloni italiani che erano stati inviati in Libia; questi bambini che arrivavano in Italia venivano distribuiti nelle varie colonie estive della GIL e queste “vacanze di guerra” potevano durare anche molto tempo e alcuni ne sarebbero usciti solo dopo la fine del conflitto.

2.8 Le istituzioni turistiche

Nel 1926 la legge che istituiva le Aziende autonome delle stazioni di cura, soggiorno e turismo puntava sulla valorizzazione delle autonomie locali ma le spinte sempre più centrifughe puntavano proprio sull’accentramento del potere in materia di competenze turistiche. Dagli anni Trenta al Ministero dell’Interno venivano affidate funzioni rilevanti ma a livello periferico erano i prefetti che assumevano il controllo turistico. Era chiaro che turismo potesse essere utilizzato per la creazione del consenso popolare grazie anche ad associazioni come l’OND e l’ONB che promuovevano una serie di iniziative come i treni popolari, le gite domenicali, le colonie marine, le crociere oltremare, controllando e gestendo il tempo libero delle fasce più povere della popolazione. Nel 1929 l’ENIT, dopo la sua fascistizzazione, assumeva sempre più il carattere di organo statale, modificava la sua denominazione e veniva affiancato nella sua azione di propaganda all’estero da altri enti che promuovevano sul piano internazionale l’immagine dell’Italia come l’Istituto per le Relazioni Culturali all’Estero, gli Istituti Italiani di Cultura, la Società Dante Alighieri. All’ENIT veniva attribuita anche la funzione di diffondere la cultura tecnica inerente alle industrie turistiche, alla quale aveva già dato un forte contributo il TCI con la creazione di scuole alberghiere. Anche a livello universitario vi sono dei riconoscimenti e per esempio viene istituita una cattedra di Economia turistica presso l’Università La Sapienza di Roma.

2.9 Il Commissariato per il Turismo

Nel 1931 viene istituito il Commissariato per il Turismo, prima istituzione pubblica per la governance del settore turistico. Durante la discussione per la sua creazione viene proposto di aumentare lo stanziamento pubblico del fondo per il turismo ricordando che l’ENIT riceveva annualmente un milione e mezzo di lire mentre al Commissariato spettavano quindici milioni di lire. Veniva sottolineata l’esigenza di revisionare la legislazione turistica, soprattutto relativamente alle stazioni di cura, soggiorno e turismo perché era stato riconosciuto un privilegio fiscale a circa 200 località che molto spesso erano dei centri modesti che non erano in grado di istituire un ufficio informazioni per i turisti e finivano anche a causa dell’entità della tassa di soggiorno a essere scarsamente visitati dalla classe impiegatizia sulla quale puntava il regime per sviluppare l’abitudine alle vacanze tra gli italiani. Il Commissariato per il Turismo era un organo di raccordo e di coordinamento, con funzioni direttive e di vigilanza sull’attività dei ministeri, degli enti pubblici e delle organizzazioni private in materia turistica e con il compito di studiare i problemi del turismo e formulare proposte di provvedimenti per lo sviluppo delle attività turistiche. Qualche mese dopo la sua istituzione al Commissariato veniva affiancato il Consiglio Centrale per il Turismo con funzioni consultive e presieduto da Mussolini, mentre al Commissariato venivano attribuite le funzioni del Presidente del Consiglio direttivo dell’ENIT. Fulvio Suvich, dal 1931, si batteva per modificare la denominazione della Federazione nazionale alberghi e turismo in quella di “alberghi e agenzie di viaggio”. Dal 1932 al 1934 il Commissariato veniva retto da Bonardi quando le sue competenze venivano trasferite al Sottosegretario di Stato per la Stampa e la Propaganda, dipendente dalla Presidenza del Consiglio, e nello stesso anno veniva istituita la Direzione Generale per il Turismo (DGT), nel 1937 la Direzione veniva assegnata al Ministero della Cultura Popolare. La Direzione aveva la funzione di vigilare su diverse organizzazioni turistiche statali tra cui il RACI e l’ENITEA, ma anche sugli organi provinciali del turismo e l’ENIT.

2.10 L’organizzazione provinciale

L’ultimo tassello del mosaico istituzionale del turismo è la creazione nel 1932 dei Comitati Provinciali per il Turismo (CPT) presso i Consigli provinciali in quelle province che presentavano “notevoli interessi turistici” e che, presieduti dai prefetti, venivano sostituiti 3 anni dopo dagli Enti Provinciali del Turismo (EPT). La creazione nel 1935 degli Enti provinciali del Turismo presentava nella visione del regime un passo verso “l'organizzazione totalitaria, turistica integrale del paese”. Gli EPT segnavano la fine dell'autonomia delle Aziende autonome. Fin da subito gli EPT

  1. Direzione generale del Turismo (inserita dal 1937 nel Ministero della Cultura Popolare);
  2. l’ENIT fascistizzato;
  3. gli EPT a livello provinciale;
  4. le Aziende autonome di cura, soggiorno e turismo e le Pro Loco. Nel 1934 il settore del turismo veniva inquadrato nell’organizzazione corporativa con la creazione della Corporazione dell’Ospitalità alla quale era affidato il compito di studiare e risolvere i problemi dell’industria turistica, di coordinarne le attività e promuovere accordi con le corporazioni del mare e dell’aria ecc.

2.12 L’Enitea

Nel 1939 viene istituito l’ Ente nazionale Industria turistica e alberghiera con il compito di migliorare le strutture ricettive, in particolare nel Mezzogiorno. L’Ente doveva:  costruire, comprare, affittare, arredare, gestire alberghi e pensioni, rafforzando il capitale investito dagli imprenditori privati e studiando la costruzione e la gestione di nuovi complessi ricettivi. Di fatto, la sua attività a causa della mancanza di capitale si limitava al risanamento di alberghi già esistenti. La creazione dell’ENITEA, seguita all’istituzione dell’Ente per il Credito Alberghiero (1932) e del Comitato per i contributi turistici (1937), rappresentava l’ultima espressione dell’intervento statale nel settore del turismo. A fianco delle istituzioni pubbliche del settore turistico operavano una serie di enti a carattere nazionale aventi finalità diverse come il Reale Automobile Club d’Italia, il CAI a cui lo Stato aveva affidato il soccorso alpino, l’Aereo Club d’Italia e la Lega Navale.

2.13 Turismo e nazionalizzazione delle masse

Negli anni Trenta l’Italia mantiene la sua posizione, rimanendo ai primi posti della graduatoria internazionale, grazie alle sue strutture ricettive. Il regime trovava agio per la propaganda e per la fascistizzazione degli italiani mediante l’organizzazione dopolavoristica destinata a formare in molti di essi il senso del turismo e a organizzare il tempo libero secondo i dettami della dimensione di massa della politica. La “coscienza turistica” veniva individuata nelle forme del turismo sportivo dal CAI e dal TCI, del turismo culturale, religioso e commerciale che muovevano verso santuari e fiere, feste patronali e mercati un grande numero di persone. Il turismo per il regime era il settore in cui il contrasto tra tradizione e modernità veniva risolto attraverso forme di promozione che esaltavano le nuove pratiche turistiche. (sport invernale). Inoltre, per il regime la questione dello sviluppo del turismo non si collegava soltanto alla questione di carattere economico ma anche alla mancanza di una educazione turistica negli italiani, che non veniva impartita nelle scuole e che impediva la reciproca conoscenza dei cittadini.

Ne corso degli anni Trenta vi è un rafforzamento del rapporto tra la pratica sportiva e il turismo di regime, testimoniato dalla collaborazione tra Gruppi universitari fascisti (GUF) e ENIT in occasione dei Giuochi Universitari Internazionali del 1933, che aveva portato alla redazione di un opuscolo nelle maggiori lingue europee. L’opuscolo illustrava l’organizzazione sportiva italiana e le visite turistiche e culturali che gli studenti universitari avrebbero potuto effettuare durante il soggiorno. Il Turismo diventava uno strumento di scambi culturali e di comprensione delle diversi mentalità dei paesi stranieri. L’attività dei GUF per lo sviluppo del Turismo giovanile promuoveva gite culturali, escursioni, crociere, campi estivi grazie ad agevolazioni per gli studenti iscritti. Nell’ultimo quinquennio degli anni Venti il turismo italiano subisce un calo, a causa della crisi che stava colpendo l’Europa. Dopo lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale viene ribadita la funzione educativa del turismo grazie all’editoriale del 1941 della rivista “Turismo d’Italia” (divenuta organo ufficiale dell’OND per il turismo e le arti popolari) nel quale il turismo viene inteso come approfondimento di realtà di aspetti spirituali e materiali di terre e popolazioni, di possibilità e di attitudini di singole regioni.

2.14 I treni popolari e le riduzioni ferroviarie

Grande successo propagandistico avevano i treni speciali celeri per servizi festivi popolari (treni popolari), introdotti dalla politica avviata nel 1931 dal Ministero delle Comunicazioni, diretto da Costanzo Ciano, per favorire il turismo interno e internazionale. Tra 1931 e 1939 i treni popolari diventano un mezzo efficace per diffondere tra gli italiani la pratica del viaggio come la visita delle grandi città, la gita fuori porta, il fine settimana al mare e ai monti, la gita di Ferragosto, menù turistici a prezzo fisso. L’iniziativa inaugurata nel 1931 ebbe un immediato successo in tutta la penisola; per impedire le speculazioni, le Case del fascio delle località turistiche meta delle gite dopolavoristiche avevano il compito di predisporre un attento servizio di vigilanza affinché i prezzi dei vari negozi non venissero aumentati per l’occasione, e di controllare che osterie e trattorie esponessero chiare indicazioni per menu a prezzo fisso o per la formula vivande escluse, che prevedeva il pagamento per l’uso del tavolo e delle bevande, ma non del cibo che veniva portato da casa. Tra il 2 agosto e il 31 dicembre 1931 erano stati 450.000 gli italiani che avevano usufruito del servizio, i treni popolari diventarono una consuetudine pratica in particolari nelle grandi città. Nel 1935 vengono varati dei provvedimenti per incentivare il turismo interno e internazionale, creando buoni benzina e buoni albergo che esentavano i titolari del pagamento dell’imposta richiesta dai comuni di stazione di soggiorno o di cura. Vennero messe in atto agevolazioni, con lo scopo, dopo l’istituzione del sabato fascista, di diffondere la possibilità di viaggiare in ambito regionale interregionale tra i ceti impiegatizi urbani. Per rimediare alla crisi del 1936 le Ferrovie dello Stato riducevano i biglietti di prima classe e quella di seconda per gli stranieri e gli italiani residenti all’estero, che

costruita sul tour nelle zone di guerra nei decenni successivi alla fine del conflitto e aperto le porte a quel fenomeno turistico che la storiografia anglosassone ha definito “dark tourism”. Nel caso italiano la memoria collettiva della grande guerra coglieva il senso e la dimensione della morte di massa che si estrinsecava, non solo in quella che veniva definita una “monumentomania” con l’erezione di monumenti, lapidi, iscrizioni nelle città, ma anche attraverso viaggi compiuti da parte delle famiglie dei caduti alla ricerca delle tombe. I viaggi nelle zone di guerra con itinerari e percorsi prestabiliti non erano neanche in Italia un fenomeno del tutto nuovo dal momento che nell’età liberale il ricordo delle guerre del Risorgimento si era tradotto in pratiche turistiche, di carattere elitario, finalizzate all’uso del tempo libero.

3.2 Le carovane del TCI

Anche in Italia si sviluppano forme di turismo sui campi di battaglia legate alle vicende risorgimentali come le escursioni organizzate dai cari sodalizi sorti dopo l’unità tra cui la Società dei Reduci delle Patrie Battaglie, fondata nel 1868. Il TCI si fece promotore delle escursioni patriottiche, contribuendo a rendere i luoghi emblematici delle vicende nazionali dei siti di interesse turistico, organizzava varie gite con lo scopo di far conoscere l’Italia agli italiani (pellegrinaggio laico in bicicletta nei luoghi e ai monumenti sacri della città); facevano da sfondo alle pratiche legate ai nascenti rituali di massa.

3.3 Le visite ai campi di battaglia sul fronte occidentale

Alla fine della Prima guerra mondiale i visitatori dei campi di battaglia sul fronte occidentale iniziano ad arrivare in Belgio e in Francia. Coloro che potevano permetterselo intraprendevano un viaggio, costoso e difficile, per vedere le tombe dei loro famigliari. Diventava una sorta di pellegrinaggio laico. Venivano assisiti nel viaggio, che prendeva la forma di un tour organizzato da associazioni come la Royal British Legion , nata nel 1920. La Gold Star Mother , fondata nel 1917 negli Stati Uniti organizzava pellegrinaggi sui campi di battaglia europei, viaggi che sarebbero continuati sino alla vigilia del secondo conflitto mondiale, nel 1930 un numero molto alto di madri e donne vedove partecipava al tour. In Italia, in ritardo rispetto ai paesi europei, arrivavano dagli Stati Uniti veterani di guerra e donne affiliate alla Gold Star Mother per visitare le War Zones , vale a dire le zone dove avevano combattuto ed erano caduti i loro compagni e congiunti, segnati dall’esperienza emozionale della morte di massa e legati a essi dalla memoria individuale e collettiva. L’esperienza della guerra, per molti veterani, in un luogo molto lontano dalla propria patri o luogo natio, rappresentava il primo contatto con la realtà e paesi diversi se non addirittura estranei a loro culturalmente e geograficamente. L’esperienza della guerra era stato per molti il primo importante viaggio della loro vita, le cartoline erano i souvenirs.

Nel dopoguerra la ripresa dei flussi turistici veniva rallentata dalle restrizioni ai viaggi transoceanici imposte dalle autorità statunitensi. Al termine del conflitto e il superamento delle difficoltà legate ai trasporti gli americani cominciarono a rifluire in Europa permettendosi alberghi di lusso nelle principali città del Vecchio Continente

3.4 Le “attrattive di ordine sentimentale e di ordine economico” e le

escursioni del TCI

Angelo Mariotti nel 1923 parlava dell’importanza del turismo sui campi di battaglia, i quali assumevano una valenza di “Attrattive di ordine sentimentale e di ordine economico”. Le visite ai campi di battaglia erano favorite dalla svalutazione della lira ma anche dagli incantevoli paesaggi italiani. Al termine della guerra questi campi di battaglia diventano mete turistiche di ex combattenti e di familiari provenienti dalle varie aree del paese alla ricerca nei cimiteri di guerra delle tombe di padri, mariti, fratelli caduti durante la guerra. Il TCI, con la collaborazione del Governatorato Militare della prima Armata, organizzava le escursioni in Italia, per far conoscere agli italiani i nuovi territori e rendere omaggio ai soldati caduti. Nel 1919 il TCI organizzava il primo viaggio verso i campi di battaglia per far conoscere le nuove bellezze della Patria e vedeva la partecipazione di più di mille soci che, partiti da Milano con un treno speciale, raggiungevano le località del Trentino e dell’Alto Adige. Il TCI riusciva a trasportare i partecipanti all’escursione su un centinaio di carri militari, così come era accaduto in Libia nel 1914, lungo un percorso di 517 km, durante il quale gli escursionisti avrebbero vissuto “come i nostri soldati”. Il resoconto dell’escursione viene pubblicato sul “Corriere della Sera” che riportava l’accoglienza entusiastica offerta ai turisti dalle popolazioni nelle zone ad alto tasso di italianità della regione, e una descrizione del paesaggio con i segni lasciati dalla guerra sul territorio, le montagne erose dai fuochi dell’artiglieria, le trincee i reticolati, i baraccamenti, i crateri delle granate, le rovine delle abitazioni e l’immagine del lavoro dei soldati ancora mobilitati per la ricostruzione delle città in territori in attesa dei trattati di pace per la loro annessione al Regno d’Italia. Per promuovere questa particolare pratica turistica nel 1920 il Touring Club dalle pagine della sua rivista invitava a imitare l’esempio francese che nelle zone di guerra si adoperava per promuovere la costruzione di alberghi e ristoranti e metteva a disposizione dei visitatori i baraccamenti dove, durante il conflitto, erano stati alloggiati i soldati e le automobili che erano state requisite per esigenze belliche. Le escursioni, a metà tra una pratica turistica e un pellegrinaggio di guerra, erano corredate di un reportage fotografico realizzato da Vincenzo Aragozzini (uno dei più importanti nella Milano del tempo) e contribuivano a creare in Italia una forma di memoria pubblica, condivisa e collettiva delle Prima guerra mondiale, sulla quale si sarebbe innestato il fascismo. Agli inizi degli anni Venti il turismo nelle aree delle “zone sacre”, cioè i campi di battaglia come erano definiti in un articolo del Corriere della Sera da Angelo Gatti,