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Prof. Enrico Comba
La percentuale della popolazione mondiale che si esclude dalla sfera della religione, ovvero l’ambito della non-credenza: questa non credenza è piuttosto variegata, ci sono diversi componenti come atteggiamento agnostico, atteggiamento secolari stico, atteggiamento ateistico. Sono tutti e tre sfere diverse, che possono combinarsi in forme particolari. Al di fuori di quest’area, c’è l’ambito della credenza, nel mondo contemporaneo è maggioritario, molte persone nel mondo tendono a seguire qualche dottrina religiosa. L’ambito più grande del mondo religioso nel contesto mondiale sono le RELIGIONI ABRAMITICHE , ovvero sono le religioni che fanno riferimento a un capostipite comune ovvero Abramo, che è un personaggio della bibbia ebraica, ed è l’antenato fondatore del popolo ebraico. Il fatto che questo aspetto venga condiviso da un’ampia serie di religioni è un dato che ci dice che queste religioni abramitiche sono imparentate tra loro, ovvero sono derivate da un elemento comune ovvero: l’elemento in comune, però, è quello che oggi si presenta piccolo, ed è la piccola sfera della religione EBRAICA o giudaica, che nel mondo oramai è diventata una piccola comunità. La grossa componente delle religioni abramitiche è quella del CRISTIANESIMO : è’ una religione abramitica poiché ha acquisito parte dei testi sacri dell’ebraismo: antico testamento e nuovo testamento. Il mondo cristiano è la religione più diffusa nel mondo, però è una religione che è molto suddivisa al suo interno. Una componente maggiore è compresa dalla CHIESA CATTOLICA, ma ci sono tutta un’altra fascia di altre chiese del mondo cristiano che non sono cattoliche come le CHIESE PROTESTANTI, le quali nascono da una divisione interna al cristianesimo. Un’altra componente importante è quella della CHIESA ORTODOSSA, p un modo per definire il cristianesimo dell’Europa orientale, nasce da una frattura storica nel cristianesimo; in italia vi sono gli immigrati rumeni di religione cristiana ortodossa. Altre componenti è quelle delle CHIESE AFRICANE nate in contesti africani sull’effetto della colonizzazione ed evangelizzazioni degli europei, ma che poi hanno preso un’autonomia. Poi c’è il MOVIMENTO PENTECOSTALE, che si sta sviluppando negli ultimi decenni in aree extra europee. Ci sono le CHIESE ANGLICANE. E altre CHIESE MINORITARIE CRISTIANE come i testimoni di geova, i quaccheri etc.. Un conto è dire cristianesimo, ma in realtà il cristianesimo è una varietà di fenomeni. Non bisogna fare confusioni tra CREDENTE, ovvero colui che crede e che professa una credenza in Dio – CRISTIANO e CATTOLICO. Sono 3 dimensioni diverse che talvolta vengono confuse insieme come se fossero lo stessa cosa. Si può essere credenti ma non cristiani, si può essere cristiani ma non cattolici e avolte si può essere cattolici ma non credenti. Nelle religioni abramitiche c’è una grande parte ovvero l’ ISLAMISMO , è più compatto rispetto al mondo cristiano, presenta due principali ramificazioni importanti: mondo SCIITA e mondo SUNNITA. Religioni dei monoteismi classici, religioni abramitiche corrispondono ai classici monoteismi. Altri fenomeni religiosi: RELIGIONI DARMICHE o del darma, darma vuol dire “via”, “sentiero”, “dottrina”. Se le religioni abramitiche sono delle religioni monoteistiche cioè il cui culto centrale è il rapporto dell’uomo con Dio. Le religioni darmiche, invece, il punto centrale è il concetto di liberazione o salvezza, un modo per trovare una strada per l’assolutezza di vita. Sviluppate nel mondo indiano. Vi è l’ INDUISMO : è una grande religione, confinata dentro ad un contesto ovvero l’India. Ci sono una molteplicità infinita di declinazione di questa religione, poiché l’india è un paese eterogeneo e vasto.
L’altra religione del darma è il BUDDISMO : nasce in india ma non è in india che trova il radicamento principale, ma si diffonde nell’estremo oriente, diventa una religione importante per la Cina, Giappone, Corea, Indocina etc.. importante divisione all’interno del buddismo: BUDDISMO THERAVADA e BUDDISMO MAHAYANA, BUDDISMO ZEN.Un aspetto del buddismo è quello del BUDDISMO TIBETANO, del Dalai Lama, forma particolare di buddismo. C’è un altro mondo religioso nel mondo orientale, estremo oriente: in particolare della Cina. Accanto al mondo cinese, c’è il mondo giapponese, dove vi è il buddismo, ma anche dove c’è lo SCINTOISMO. Infine, c’è una parte delle RELIGIONI INDIGENE. Qui entra in gioco l’antropologia, se ne sono occupati fin ora gli antropologi. Le religioni indigene, sono religioni di quei popoli in contintenti extra europei prima dell’arrivo delle potenze coloniali (ovvero prima del processo dell’evangelizzazione- eliminazione delle religioni locali). Molte di queste religioni sono sopravvissute al colonialismo, testimoniando la presenza di questa dimensione religiosa che però tende ad essere dimenticata. Queste religioni sono importanti perché se non se ne occupano gli antropologi non se ne occuperebbe nessuno perchè sono piccole, lontane e sconosciute ma sono invece da tenere in considerazioni perché se sono prese insieme non sono una componente indifferente. Inoltre, queste religioni ci presentano un enorme serbatoio di variabilità: le grandi religioni per tutta una serie di fenomeni storici hanno teso a ridurre la variabilità, accomunando una serie di elementi o variazioni di principi che però sono comuni, simili. Molti fenomeni religiosi hanno una buona dose di radici storiche alle spalle, poi ci sono una serie di fenomeni religiosi nati negli ultimi anni e che si stanno sviluppando nel mondo. Il mondo religioso è un mondo in continua trasformazione, e ci portano ad osservare fenomeni religiosi recenti: NUOVI MOVIMENTI RELIGIOSI , vi sono molte cose all’interno di questa categoria generale. Ci sono diversi sociologi e antropologi interessati a questa categoria. Si tratta di fenomeni che non si sa fino a che punto definirli religiosi. Altri fenomeni sono quei FENOMENI RELIGISOSI che recuperano elementi del PASSATO , tradizioni religiose più antiche. fenomeno WIKKA. Sviluppato nei paesi di lingua inglese, fa parte di quell’ambito dei fenomeni neopaganesimo ( RELIGIONI NEOPAGANE ), movimenti religiosi che ripropongono in chiave rivisitata, ripropongono tematiche religiose che appartengono al mondo del passato ovvero del mondo pre- crisitano soprattutto dell’Europa del Nord come la Russia, Inghilterra, Paesi baltici. Wikka è una parola ripresa da documenti medievali anglosassoni con cui si identificava la parola witchcraft ovvero stregoneria. Perché parlare di wikka e non di stregoneria? C’è un recupero, ovvero, l’idea che sta alla base di questi movimenti è che quelle forme che sono state perseguitate durante il medioevo e accusate di stregoneria, in realtà erano forme di un culto popolare, di culti della natura legati a una forma di religiosità pre-cristiana e quindi non capiti, demonizzati e perseguitati dalle autorità ecclesiastiche, scomparvero con la cristianizzazione. Questi movimenti si preoccupano di recuperare l’originario senso di questi culti che appunto sono stati demonizzati e trasformati in accuse di stregoneria da parte della chiesa. E’ un recupero della dimensione pre-cristiana. 19-02- Antropologia delle religioni è una parola composta da due termini importanti “ANTROPOLOGIA” e “RELIGIONI”. Incominciamo dalla parola “ ANTROPOLOGIA ” e soprattutto di come l’antropologia studia i fenomeni religiosi, quali strumenti ha a sua disposizione e quali le prospettive impone nello studio dei fenomeni della
certo territorio. Se noi abbiamo il pregiudizio che la religione è una cosa e il resto sono delle cose separate, noi cerchiamo di ritagliare e di vedere dei momenti separati, ovvero il momento dell’offerta religioso, mentre il momento del raccolto lo reputiamo separato. Questa non è la percezione delle persone che vivono in quella realtà, le quali hanno l’idea di compiere una serie di gesti che fanno parte della loro realtà quotidiana, quindi il momento della raccolta non è separato ma è complessivo del momento religioso e noi non possiamo arbitrariamente separare un momento dall’altro. Capire quale è la percezione di quelle persone vuol dire capire la cultura di quel mondo che hanno una visione globale della propria realtà. relatività del linguaggio e dei termini che si impiegano: difficoltà nell’applicazione generalizzata di concetti come rito, divinità, anima, peccato: consapevolezza del fatto che il linguaggio che usiamo è viziato dalle parole che sono diventate comuni che però hanno in sé un loro significato implicito e che spesso noi tendiamo ad adottare senza riflettere sull’implicazioni che questo ha quando ci confrontiamo con situazioni diverse. Quando usiamo questi termini dobbiamo essere consapevoli del significato che questi termini hanno assunto e di verificare se quel significato lì è ancora pertinente quando noi lo usiamo in un contesto culturale diverso. E ci rendiamo conto che quindi a volte questi concetti devono essere rivisti, ampliati e resi più flessibili e più adatti per adattarsi alle diverse situazioni. E’ un lavoro di auto-riflessione sulle categorie che noi utilizziamo. attenzione alla dimensione vissuta e localizzata della religione, rispetto agli schemi più generali, basarsi su fonti scritturali, testi teologici: l’antropologo pone ad esempio attenzione ad un buddismo specifico, e non generale, pone attenzione al buddismo in quella località. Andare a cercare come le persone vivono nel concreto della loro vita quotidiana, e confrontare quelle che poi emerge dai testi sacri. Quindi confrontarsi direttamente con le persone e capire direttamente nel contesto le cose che si vogliono capire. MACRODOMANDE CHE L’ANTROPOLOGIA DELLE RELIGIONI SI PONE:
1. il grado di diversità dei fenomeni religiosi 2. la possibile individuazione di elementi comuni e trasversali nelle varie religioni 3. Relazioni fra religione e altri aspetti del sistema sociale e culturale: la religione non deve essere mai separata dal suo contesto, dalla sua realtà concreta. Quindi il concetto di cultura è un concetto di riferimento per analizzare bene la religione. RUOLO CENTRALE DEL CONCETTO DI CULTURA la religione come elemento acquisito , quindi si impara una certa religione; una religione è per lo più condivisa con altri, quindi fa parte di un sistema e noi comunichiamo di fatto con le persone che ci stanno intorno, è un aspetto pubblico quindi fa parte di momenti che vengono esplicitamente affermati e condivise con altre persone come feste e cerimonie e ha un aspetto specifico di ciascun contesto sociale locale) METODO: 1 - prospettiva transculturale , analisi della diversità basata sulla ricerca sul terreno: diversità indagata attraverso una ricerca diretta ed empirica. Prospettiva che si pone di andare, di vedere e di percorrere le diversità culturali ed è una prospettiva che si basa sulla ricerca sul terreno, ovvero si basa su una ricerca empirica e diretta, ovvero una diversità indagata in modo diretto. 2- continua dialettica tra particolare e generale : cioè tra le cose che emergono dalla ricerca empirica e l’applicazione di concetti, di teorie, di riflessioni di ampia portata che aiutano a collocare i fenomeni da un
punto di vista teorico. Però la teoria a sua volta deve essere sempre supportata dalla ricerca empirica. Quindi c’è un continuo influenzarsi reciproco di teoria e ricerca, non si può fare ricerca empirica senza avere una teoria alle spalle, se no non si sa cosa si sta cercando, d’altra parte non si può sviluppare una teoria senza avere dei supporti basati sulla ricerca empirica 3 - la prospettiva antropologica è caratterizzata da uno sguardo olistico , sguardo globale sul sistema culturale all’interno del quale la religione svolge un ruolo e dove si inserisce come elemento all’interno di altri contesti 4 - relativismo dei concetti e delle nozioni , ovvero la difficoltà di smontare i pregiudizi e gli assunti impliciti della nostra cultura. Tendiamo di considerare normale quello che viviamo, che siamo abituati a fare, pensare e vedere, e rimaniamo colpiti sfavorevolmente quando incontriamo abitudini diverse di fare le cose, di pensarle etc.., è la tendenza implicita che noi abbiamo al pregiudizio, a vedere le cose nel modo negativo quando sono differenti da quello che ci aspetteremmo di vedere. Questo atteggiamento dovrebbe essere superato. L’antropologia è una disciplina che si fonda sulla RICERCA ETNOGRAFICA , è un elemento fondamentale del metodo antropologico e riguarda la dimensione empirica della ricerca antropologica. Ricerca etnografica significa andare a vedere direttamente i fenomeni che si vogliono studiare. Questa indagine si fonda su due obiettivi principali: osservazione empirica/diretta e partecipazione alle attività quotidiane cerca di comprendere la visione che il “nativo” ha del suo mondo ( Malinowski), ovvero cercare di comprendere le persone che ci sono di fronte. ci sono antropologi che hanno dato più importanza all’osservazione diretta e altre che invece hanno dato importanza più alla dimensione del comprendere l’altro. FARE RICERCA ANTROPOLOGICA, COSA VUOL DIRE? Brano tratto da un opera di Charles A. Valentine 1974. Egli ha cercato di descrivere com’è stata la sua esperienza di ricerca in un posto molto strano e molto difficile, quartieri più poveri della città ci Chicago. Cosa vuol dire fare ricerca etnografica/diretta in questo contesto? “ Per cinque anni vivemmo come tutti gli altri Ricerca etnografica significa calarsi in una determinata situazione e quindi sperimentare cosa significa vivere in una determinata condizione. Tutto ciò comporta un grande sforzo e una certa difficoltà ad adattarsi a situazioni a cui non si è abituati, ad affrontare problemi mai affrontati prima d’ora, quindi a provare cose che non appartengono alla propria storia precedente ma che fanno parte del mondo che si vuole indagare. LA RICERCA SUL CAMPO: (schema) Tema della ricerca sul campo, vuol dire quindi andare a fare ricerca diretta tra le persone, ovver significa che ogni antropologo ha una relazione particolare con un certo contesto, non si può fare ricerca sul campo in un posto in generale ma bisogna farla in un punto specifico/area come un villaggio dell’indonesia, una città africana o una realtà di una comunità immigrata a Londra. Studiare quella determinata situazione sul campo vuol dire condividere la lingua, le relazioni sociali, le pratiche e i rituali del gruppo umano studiato almeno per un certo periodo di tempo. La ricerca sul campo in genere si estende per un periodo determinato di tempo, non ci sono degli standard di tempo. Il lavoro etnografico si identifica in antropologia con il lavoro sul campo. Etnografia è il termine che si usa per indicare questa dimensione di ricerca che è tipica dell’antropologia. Etimologia di etnografia deriva da
Questo è un primo modello di ricerca antropologica, ed è quello che possiamo chiamare APPROCCIO ESPLICATIVO l’osservatore, l’antropologo osserva le cose, decide quali sono le cose importanti, descrive le cose in modo oggettivo e sulla base di tutto ciò elabora una produzione scritta. FUNZIONI DELLA RELIGIONE DA UN PUNTO DI VISTA ANTROPOLOGICO: Dal punto di vista esplicativo si cerca di capire come funziona un determinato sistema religioso, quali sono le sue funzioni. Alcune delle risposte:
da determinate altre situazioni che vanno cercate a livello infrastrutturale. Affronta alcuni casi che sembravano andare in contrasto con la sua teoria fenomeno delle vacche sacre in India. Qualcuno che potrebbe voler contestare la mia teoria potrebbe portare alla luce questo argomento dicendomi che tutto dipende dall’infrastruttura, però in india hanno le mucche che sono un ottima risorsa alimentare e non le mangiano per un motivo religioso. Quindi ciò vuol dire che la religione influenza invece i sistemi infrastrutturali e non viceversa. Harris dimostra che ciò non è vero: anche la proibizione di uccidere le vacche sacre in india dipende dalla situazione infrastrutturale, se noi andiamo a vedere la condizione dei contadini in india e la loro situazione del rapporto con l’ambiente e con le risorse capiamo perché si è sviluppato quel tipo di proibizione. Andiamo a cercare le cause materiali che stanno alla base e capiamo perché ci troviamo alcuni tipi di fenomeni. Questo è un modello riduzionistico dei fenomeni e basato su un determinismo, un certo tipo di meccanismi determinano quello che viene. Quindi il pensiero delle persone di come ragionano, di come riflettono diventa qualcosa di marginale. CLAUDE LEVI-STRAUSS: LE STRUTTURE INCONSCE DEL PENSIERO UMANO: Antropologo del 900, fondatore del MODELLO STRUTTURALISTICO. Da valore all’intervento dell’osservatore, colui che interpreta, andare ad indagare sulle strutture inconsce del pensiero umano. Per Levi-strauss è importante:
prospettiva quindi assume importanza la variabilità e la dimensione etnografica. Il compito dell’antropologo è di farsi da interprete ovvero leggere le interpretazione della realtà sociale dei suoi interlocutori. Secondo lui non sono solo gli antropologi che interpretano ma sono innanzitutto le persone della società che interpretano le cose della loro vita, ovvero danno forma attraverso una serie di significati a quello che fanno e dicono. Quindi l’antropologo deve interpretare le interpretazioni che gli attori fanno del loro contesto, della loro vita. Quindi l antropologia è considerata come “ INTERPRETAZIONE DI INTERPRETAZIONI ” Anche questo approccio non è esente da problemi perché il fatto di entrare nella mente degli altri non è semplice, quindi come fare per cogliere le interpretazioni che gli altri fanno della loro realtà? Quindi come interpretiamo le idee altrui? una descrizione etnografica è spesso ”ciò che l etnografo ha ricordato di quanto egli ha capito di ciò che i suoi informatori gli hanno trasmesso di quanto essi stessi hanno capito” Dan Sperber 1979. In tutto ciò è che il rischio è che l’antropologo in realtà ci metta del suo in quello che viene riportato come interpretazione di ciò che le persone pensano. Ci sono una serie di riflessioni per quanto riguarda i problemi nella descrizione delle idee altrui: “ un etnografo tende a riformulare le idee indigene dotandole di una certa mutua coerenza: cosi si è portati a costruire un sistema senza contropartita precisa nel pensiero dei nativi stessi “ G. Lienhardt 1954 L’antropologo tende a dare un’immagine ordinata e coerente delle cose che scrive, quindi tende a modificare le informazioni che ha tenuto. Ci mette mano, ordine e coerenza perché ha l’idea di far capire a coloro che saranno i suoi lettori. Quindi il risultato è ancora il pensiero indigeno o è altro? Riferimento a Shakespeare Tempesta: mago Prospero che ha un servitore che è un selvaggio. Questo sevlaggio viene addomesticato dal potere della sapienza di Pospero il sapiente. Questo confronto tra sapiente e selvaggio si può intravedere una metafora dell’antropologo e dell’ indigeno osservato. Prospero dice siccome il selvaggio non era capace a raccontare le cose come stavano, io mi faccio interprete di quello che tu dici e ti faccio quindi parlare. Ovvero io conosco i tuoi pensieri e li metto in parola scritta. Grosso rischio: le parole sono di Prospero o sono del selvaggio? E i pensieri espresse dalle parole sono dell’uno o dell’altro? Il sospetto è che siano di Prospero anche perché lui stesso dice che il selvaggio non fosse capace nemmeno bene ad articolare i propri pensieri e che quindi fosse lui stesso a dare voce a quello che il selvaggio vorrebbe dire ma non è capace a dire. Quindi il grosso rischio dell’antropologia è di cadere nella trappola di “ UN’ANTROPOLOGIA CHE PARLA DI UN ALTRO ”. L’opera di Marcel Griaule - Dogon, Mali. antropologo francese, periodo coloniale 1940 in Africa. Si concentra su una popolazione, i Dogon, episodio particolare durante la sua ricerca quando incontra un anziano di quella popolazione. Cominciano una serie di dialoghi e l’anziano svela una serie di aspetti, che fino ad allora erano rimasti nascosti allo sguardo dell’antropologo, che riguardavano racconti mitologici/filosofici. L’opera scritta da Griaule è vista come una rivelazione che racconta come un popolo dell’africa si presenta in grado di elaborare un sistema estremamente complesso. Esempio di come un antropologo può far parlare ovvero dare la parola a una popolazione. Il problema sorge: altri studiosi vanno alcuni anni dopo tra i Dogon e ritengono di non trovare più le cose che Giraule aveva riportato nella sua opera. C’è un dubbio nella sua opera: l’opera di Griaule ci dice qualche cosa su quello che pensavano realmente i dogon oppure ci trasmette una versione modificata, adattata e trasformata da Griaul rispetto al pensiero dei Dogon? Oppure ciò che ha raccontato è un pensiero di una
parte delle persone della popolazione e non dell’intero popolo dei Dogon, quindi magari quello scritto era il pensiero di alcuni Dogon e non dell’intera popolazione. E inoltre, quanto è stata organizzata, sistemata e rivisitata l’opera dallo stesso antropologo. TEMA DEL RELATIVISMO CULTURALE: Uno dei grossi punti che emerge nello studio delle religioni è il fare i conti con il relativismo culturale : lo sforzo dell’antropologo è quello di superare a giudicare un qualche cosa che non comprende o che trova strano in modo negativo, quindi deve superare le differenze tra mondi e culture diverse. Questa cosa è più facile a dirsi che a farsi poiché questa cosa lo si vede in maniera particolare quando si tratta di studiare dei fenomeni che hanno a che fare con il mondo religioso come per esempio le CREDENZE APPARENTEMENTE IRRAZIONALI come valutare queste cose? Non è semplice riportare il pensiero di persone che ci raccontano cose che sembrerebbero false e irrazionali (un uomo si trasforma in un orso la notte). Alcune riflessioni fatte dagli antropologi riguarda una relativizzazione del relativismo, deve essere visto come un posizionamento nei confronti di una posizione. L’approccio conoscitivo dell’antropologo non implica la rinuncia alle valutazione e ai giudizi morali. Vedere i sistemi culturali come costruzioni culturali e costruzioni di mondi, ma sono delle realtà che si trasformano nel tempo. il principio dell’antropologia è che i mondi culturali non sono mai reciprocamente incommensurabili ma ci sono dei ponti, possono essere difficili da comprendere certi aspetti di un sistema culturale ma è sempre possibile creare collegamenti tra le culture. Creare quindi la possibilità di una comprensione trans-culturale da una cultura all’altra sono a fondamento dell’antropologia, ponendosi anche tutti i problemi che questa operazione comporta quindi della non immediata trasferire il pensiero di un altro con le parole di un'altra persona. Tema della RIFLESSIVITA ’: nel rendere espliciti i significati intersoggettivi, antropologo e informatore sono costretti ad osservarsi in modo critico, a pensare al modo in cui i membri della propria cultura pensano normalmente alla propria vita. qui nasce quindi un ulteriore approccio APPROCCIO CONDIVISO. IL RUOLO DELL’ANTROPOLOGO non è più il ruolo dominante nel senso esplicativo, ma non è nemmeno lui che si mette nei panni degli altri per interpretare, ma l’antropologia si crea attraverso il dialogo attraverso una dialettica del dare e avere. E da questo incontro e scambio di sguardi e informazioni nasce un maggiore possibilità di creare un’interazione tra contesti culturali diversi. Si diminuisce la differenza tra l’osservatore e l’osservato. Questo nuovo atteggiamento nasce a partire dal periodo post coloniale come riflessione del pensiero post coloniale che è un modo per riconoscere un dato storico ovvero che l’antropologia classica nasce in un contesto coloniale. Questo contesto ha influenzato il loro modo di vedere il rapporto con i loro interlocutori, gli antropologi hanno agito come i rappresentanti di un potere coloniale su popolazioni dominati da poteri coloniali. Con la fine del colonialismo si è messo in discussione una serie di aspetti e ci si è resi conti di quanto ci siano dei residui di questo periodo nell’antropologia. Da queste nuove riflessioni nasce un’ epistemologia del rispetto che si pone una serie di punti: Innanzitutto riconoscere la plausibilità del punto di vista dell’altro. L’altro non ha necessariamente ragione e non devo per forza condividere il punto di vista dell’altro ma considerarlo plausibile quanto il mio punto di vista e quindi riconoscendo la pari dignità. Nell’altro c’è anche una dimensione epistemica anche l’altro con cui mi confronto e cerco di capirne il pensiero ha una capacità di interagire e di interpretare il mondo. Un altro aspetto è che oggi viviamo in una realtà complessa quindi vuol dire che ammettere una pluralità di saperi, non esistono risposte uniche, chiare e facile alle domande ma esistono una molteplicità di risposte, modelli che devono essere fatti interagire. L’antropologo deve collegare e creare dei ponti d trasmissione
diffuso, indistinto e impersonale, che penetra ovunque e può manifestarsi in una molteplicità di modi, o su qualunque altra costruzione ontologica , queste rappresentazioni non si presentano quasi mai slegate e informi, ma come articolate e organizzate in un insieme complesso. Le concezioni religiose si esprimono in simboli, in miti, in forme rituali e rappresentazioni artistiche che formano sistemi generali di orientamento del pensiero e di spiegazione del mondo, di valori ideali e di modelli di riferimento. (La religione è un sistema di credenze, ovvero propone un certo modo di vedere il mondo; quindi la religione è un modello di interpretazione della realtà basato sulla credenza su una serie di componenti o entità che sono presenti nel mondo o al di fuori del mondo, a seconda delle interpretazioni, ma che sono comunque delle entità che non sono immediatamente riconoscibili come tali, come ad esempio: le divinità, entità spirituali etc.. non sono un evidenza empirica ma sono appunto delle credenze che appartengono a determinati schemi di interpretazione della realtà. Questi schemi possono variare molto, dall’idea di una divinità creatrice a quella di una molteplicità di entità che popolano la natura costruzioni ontologiche, ovvero costruzione della realtà, ovvero di che cosa è composta l’esistenza delle cose/ esseri che compongono il mondo. Queste sistemi di credenze si esprimono in una molteplicità diversi come simboli, miti etc..) Tutto ciò non è sufficiente per descrivere che cosa sia un sistema religioso e non è esente da problemi, perché la stessa parola “ credenze ”. Diamo per scontato certe cose con questa parola, ed è proprio dare per scontato che crea il problema. La prima cosa è che quando parliamo di credenze ci rifermiamo ad affermazione sul mondo che non sono supportate da un evidenza empirica, quindi si crede in qualcosa perché non lo si vede direttamente e non fa parte dell’esperienza quotidiana. In quanto tali, queste sono credenze condivise da un determinato gruppo sociale ma non dall’osservatore; quando parliamo di credenze diciamo “quelli credono che”, sottointeso che l’osservatore però sa come sono in realtà le cose. Quando diciamo che una certa popolazione crede negli spiriti della natura, si sottointende che “loro ci credono”, ma io osservatore so che quelle fesserie lì non esistono e quindi attribuisco agli altri la credenza. Quindi, quando si parla di credenze, io osservatore mi distacco un po' dalle cose. Poi, non è tanto comune usare la parola “credenza” per quelle che sono le proprie convinzioni, ma molto spesso si attribuiscono agli altri; “noi sappiamo” e “loro credono”. Questa cosa ci dà una semplice divisione che dà per scontato che noi sappiamo quello che appartiene alla nostra tradizione culturale, mentre, attribuiamo la credenza a quelli che fanno le cose strano e quindi non fanno parte delle nostre abitudini. il fatto che la spiegazione del mondo sia fondata su fondamenti empirici oppure no, non è facile da appurare. Quando noi guardiamo le cose che fanno gli altri, non dobbiamo immaginare che gli altri agiscano sulla base di criteri così tanto diversi da quelli che utilizziamo noi. Esempio: se di fronte ad una situazione di malessere, in una certa zona del mondo si fa il sacrificio di un pollo nei confronti di una divinità, non dobbiamo pensare che quelli sono pazzi, dal loro punto di vista fanno una così perché sanno che in una determinata situazione è usuale comportarsi così; analogamente a quando noi schiacciamo i pulsanti perché sappiamo che si fa così per avere un determinato risultato per accendere la televisione. Il meccanismo che sta dietro queste azioni non è molto diverso ma cambiano i sistemi all’interno del quale le azioni hanno senso oppure no. Quindi dobbiamo smorzare un po' questa rigida divisone tra “sapere” e “credenze. Perché se dovessimo affermare radicalmente che esiste un sapere e poi ci sono delle credenze, dovremmo affermare che soltanto una forma di spiegazione assolutamente scientifica della realtà, è l’unico modo per spiegare il mondo, e tutto il resto è credenza. Quindi dovremmo affermare che le persone vivono in un mondo di credenze, piuttosto che in un mondo di affermazioni scientifiche sulla realtà dei fatti. Le credenze altrui si rivelano spesso come affermazioni sul mondo che non sono supportate da un’adeguata
evidenza empirica e quindi sono condivisi dai membri di un determinato gruppo sociale ma non dall’osservatore: “noi sappiamo”, ma “loro credono”. E’ tuttavia assai difficile stabilire quali siano i criteri attraverso i quali stabilire se una determinata spiegazione del mondo è fondata su adeguati fondamenti empirici oppure no: a meno di escludere dal novero della conoscenza ogni affermazione che non corrisponda ai rigidi parametri scientifici, ma questo significherebbe affermare che solo la conoscenza scientifica ha un valore epistemologico, mentre ogni altra forma di spiegazione della realtà appartiene al novero delle “credenze”, ivi comprese anche le teorie scientifiche desuete o superate. Quindi, infine, ciascuno agisce all’interno di un contesto di riferimento, e in questo contesto ci sono delle forme di conoscenza del mondo che vengono messe in atto nelle diverse situazioni. Modo di affrontare le cose, antropologo CLIFFORD GEERTZ : dà una definizione di religiosa complessa: una delle definizioni più frequentemente riprese è quella di Geertz che dice “ un sistema di simboli che operano o funziona stabilendo profondi, diffusi e durevoli stati d’animo e motivazioni negli uomini per mezzo della formulazione di concetti di un ordine generale dell’esistenza e del rivestimento di questi concetti con un’aura di concretezza tale che gli stati d’animo e le motivazioni sembrano assolutamente realistici”. Geertz in parole semplici ci sta dicendo che: una religione è un sistema di simboli ed è un modo per interpretare il mondo e la condizione dell’uomo, quindi il sistema religioso comprende non soltanto interpretazioni intelleuttalisitche della realtà, ma produce anche degli effetti dal punto di vista emotivo, quegli stati d’animo e motivazioni che fanno parte di un certo modo di vivere la realtà in un certo contesto religioso. E questi stati d’animo sono prodotti attraverso la formulazione di concetti generali dell’esistenza, i quali dicono com’è fatto il mondo, ciò che bene e ciò che è male, chi siamo, etc.. Quindi, infine, una religione è profondamente inserita all’interno del contesto sociale, ovvero del modello culturale di una società. La religione è indissociabile dai modi di vedere il mondo che quel particolare gruppo ha. Quindi c’è una correlazione tra MODELLO RELIGIOSO e MODELLO CULTURALE, che quasi si identificano. Possiamo mettere insieme due contributi che due antropologi del ‘900 hanno dato per quanto riguarda le religioni come sistemi di credenze:
1. Le credenze come senso comune sul mondo e forme di interpretazione del mondo – GEERTZ Cioè molto spesso il modo di interpretare il mondo che noi troviamo in una certa comunità o gruppo umano, non è fatto di interpretazione in quanto tale, ma è composto anche da una serie di elementi che fanno parte del senso comune, ovvero del modo normale di vedere le cose senza applicare per forza una teoria. Quindi anche in campo religioso si fanno certe cose perché fanno parte del senso comune.
Infatti, l’articolazione e la dialettica tra ESPERIENZA e TRADIZIONE , tra espressione individuale e adesione alle norme e ai modelli culturali, è ampiamente variabile e dipende essenzialmente dalla connessione con questa terza sfera di interconnessione, la dimensione del potere, appunto. Nelle società dove esiste un sistema politico autonomo, in cui operano specialisti del controllo sociale, il ruolo della coercizione aumenta considerevolmente: la religione e il potere politico hanno l’autorità di influenzare e controllare in misura significativa il comportamento delle persone e spesso la religione assume il compito di fornire sostegno. (manca un pezzo). Se il cristianesimo medievale si è dimostrato così rigido e diffidente nei confronti di altre forme che esprimevano altre forme religiose, ciò è dovuto al fatto che il cristianesimo medievale era strettamente consolidato in un sistema di potere. E’ la stretta relazione con il potere che fa si che la religione sia più o meno rigida e impegnata nel mantenimento della sua struttura e di reprimere ciò che è diverso rispetto ad essa. Al contrario, se si ha un sistema religioso meno fortemente impregnato di potere, vediamo esperienza diverse senza che ciò venga visto come minaccia al mantenimento di un certo modello di tradizione. La religione è quindi un’astrazione, una categoria priva di confini precisi: è impossibile tracciare una netta linea di divisione tra ciò che è religione e ciò che non lo è, e non è quindi possibile stabilire un criterio univoco per l’inclusione o l’esclusione di un determinato fenomeno da questa categoria; perciò ogni tentativo di definire in modo preciso e non equivoco la religione è del tutto illusorio. Per gli scopi della ricerca possiamo concettualizzare la religione come un insieme di elementi che tendono a comparire insieme con una certa frequenza nei migliori esempi della categoria. Sebbene tutti glie elementi siano attribuibili alla categoria “religione”, non tutti compaiono necessariamente in ogni fenomeno che venga definito “religioso”. In vari casi la religione si pone essenzialmente come modello di ordine e di disciplina, come sistema di “ decomplessificazione ” del mondo e come costruzione di uno schema rigido di interpretazione della realtà. Dal momento che il discorso religioso introduce una relazione tra il “sapere” e il “potere”, quest’ultimo diviene la variabile decisiva nel modo in cui la detenzione di un sapere, il diritto all’enunciazione di un sapere, viene consentito e controllato. Alcune religioni si configurano come sistemi più aperti e flessibili, in cui possono realizzarsi varie forme di rappresentazioni della realtà e varie modalità di confronto e di esplorazione dei limiti del mondo conosciuto, dei confini fra le categorie e le dimensione del reale, dei punti di congiunzione fra ordine e disordine, fra società e natura, fra il sé e l’alterità. Le religioni indigene forniscono un’ampia serie di fenomeni che si TRADIZIONE ESPERIENZA POTERE
prestano bene a una riflessione di questo tipo, dallo sciamanismo ai culti di possessione, dalle narrazioni mitologiche alle elaborazioni cosmologiche e ontologiche, e offrono una casistica molto più varia e differenziata rispetto a quanto non si possa riscontrare nelle grandi religioni universalistiche. Questo giustifica la particolare attenzione che l’antropologia delle religioni rivolge alle piccole religioni, alle religioni locali e alle religioni dei popoli indigeni. 26-02- Domanda : quando è cominciato tutto? Quali sono le forme più antiche di fenomeni religiosi che possiamo riconoscere nella storia? Bisogna fare una premessa metodologica più andiamo indietro nel tempo meno i documenti sono più evidenti. Man mano che si va indietro non ci sono più testimonianze scritte, ma ci rimango le testimonianze materiali. Quindi dobbiamo interpretare questi materiali, non c’è più nessuno che direttamente ci può dire come stanno le cose, rimangono solo queste tracce materiali da interpretare. Dobbiamo sempre ipotizzare, “probabilmente era così”, “dovrebbe essere”. Sulla base di queste ricostruzioni possiamo andare molto indietro nel tempo. Le prime tracce che possiamo ricostruire del pensiero religioso risalgono alla più antica preistoria. Quando parliamo di preistoria, parliamo del periodo prima dello sviluppo della scrittura. La storia incomincia quando compaiono i documenti scritti. Preistoria è un concetto relativo, il passaggio da preistoria e storia cambia di luogo in luogo a seconda dello sviluppo della scrittura. La prima fase: il PALEOLITICO , è la fase più antica e si suddivide in paleolitico inferiore, medio e superiore. Paleolitico è la fase per riconoscere le prime forme di pensiero religioso, propriamente nel paleolitico superiore. Dopo il paleolitico, dopo una fase di transizione mesolitico. Abbiamo la seconda fase importante della preistoria che è la fase del NEOLITICO , anche qui abbiamo dei dati importanti che ci dicono sul mondo religioso.
Il PALEOLITICO fu il primo periodo in cui si sviluppò la tecnologia umana con l’introduzione dei primi strumenti in pietra da parte di diverse specie di ominidi e termina con l’introduzione dell’agricoltura La comparsa delle sepolture , indice di una concezione dell’esistenza oltre la morte, Le popolazioni vivevano di caccia e raccolta, prevalentemente nomadi L’ arte rupestre nelle grotte e la produzione di oggetti scolpiti segna la nascita di un linguaggio simbolico Teoria dello SCIAMANESIMO PREISTORICO , come prima religione dell’umanita , teoria sostenuta da alcuni antropologi IDEA DELL’ESISTENZA DOPO LA MORTE : Posizione fetale dei morti, posizione voluta esplicitamente da coloro che hanno voluto seppellire il cadavere nella tomba e ricorda la posizione del bambino nel ventre materno; quindi dà un’idea di vita dopo la morte come una rinascita. Inoltre, molto spesso accanto al cadavere vengono lasciati degli oggetti sia di uso comune e sia oggetti mai stati usati , molti di questi strumenti erano fatti apposta per essere messi accanto al cadavere. Tutto ciò fa supporre dietro queste azioni un intenzionalità, che si rivolgeva ad un ipotetico mondo dopo la morte , proseguimento dell’esistenza del cadavere dopo la morte. Posizione fetale = alludeva all’idea di rinascita dopo la morte. Molto spesso anche accanto al cadavere vennero trovate
agricoltura e quindi inizia a svelare il mistero della fecondità. Le parete delle tombe iniziano ad essere incise simbolicamente, si incominciano ad innalzare dei monumenti megalitici come il tempio (o santuario ) circolare di Stonehenge strutture con significato cerimoniale, simbolico. I miti religiosi prendono forma: compare una figura di Grande Dea, che indica il posto centrale riconosciuto alla donna in queste culture. Viene data importanza ai cicli cosmici e alle ierogamie rituali.
_- Con i primi villaggi stanziali, accanto ai campi coltivati, sorgono i primi santuari, come Stonehenge
l’agricoltura si sviluppa nella cosiddetta “mezzaluna fertile”, ed è qui che si sviluppano le prime civiltà. l’agricoltura nasce in varie parti del mondo e in fasi e tempi diversi. Cambiano molte cose: cambiano le piante addomesticate: grano, il riso in Cina, e in America mais. E’ nella mezzaluna fertile che si sviluppano le prime civiltà- Mesopotamia, valle del Nilo. Nascono le prime città- stato , spesso costruite intorno a un tempio; distribuzione di culti locali e politeismo ; molteplicità di immagine di dei questo per i vari culi locali e quindi di conseguenza nascita del politeismo legame tra gerarchia sociale e sistema delle divinità (faraone in Egitto); creazione di gerarchia sociale che al suo centro c’è il sovrano come il faraone in Egitto, o il sovrano nell’antica Mesopotamia. Questa figura è inevitabilmente associata al culto della divinità. C’è uno stretto legame tra religione e potere. Più si va in alto nella scala sociale più ci si avvicina al mondo divino. formazione di divinità supreme, legate al potere regale, ci sono divinità più importante di altre perché legate al potere regale e diventano la rappresentazione divina del potere del sovrano ovvero incarna il sovrano. si amplia la distanza tra umano e divino, è soltanto il sovrano che ha dei rapporti possibili con la divinità o i grandi sacerdoti. Comincia a nascere una particolare categoria di persone, come il sacerdote, intermediario tra la società e la divinità. E più la società diventa articolata e complessa e più le divinità diventano meno accessibili e si deve accedere ad essere con queste figure sacerdoti. gli dei sorvegliano il comportamento morale e puniscono le infrazioni Monumenti religiosi, queste civiltà hanno investito molto nel mondo religioso forse perché questo aveva molta importanza simbolica e determinante tanto da richiedere molte ore di lavoro come le piramidi egizie (tombe dei sovrani) ci mostrano importanza del sovrano legato alla divinità. E altrettanto importante sono le torre a gradoni del mondo Mesopotamico, immagini che danno importanza alla cerebralità religiosa = casa del Dio
- quindi nasce la figura del sacerdote, il funzionario degli dei, mediatore per eccellenza del rapporto con il divino. FIGURA PROFESSIONALE DEL SACERDOTE. - indovini ed esorcisti svolgono un ruolo di sostegno per le esigenze quotidiane della popolazione; nascono nuove figure popolari legati ai bisogni della gente e intervengono in caso di malattie e guai. Costituiscono la versione più popolare dell’intermediario con il divino. - sviluppo di sistemi di divinazione; tecniche varie che servono per interrogarsi sul futuro e avere risposte.
La divinazione è stata importante come esaminare le viscere degli animali sacrificati per avere risposte sul futuro.
- Nascita della scrittura e di una letteratura religiosa; con la scrittura si pongono le basi per forme di letteratura religiose che hanno lasciato testimonianze importanti sulle caratteristiche del mondo religioso di queste civiltà. Quindi si incomincia ad avere diretto accesso ai testi scritti e non più solo agli oggetti materiali. Prime forme di scritture erano documenti amministrative, descrivere i bene, categorizzare le merci. In questo contesto si sviluppa una forma di scrittura: ovvero la SCRITTURA CUNEIFORME. SCRITTURA CUNEIFORME scrittura utilizzata in Mesopotamia : EPOPEA DI ATRAHASIS scritta in accadico: le prime forme di scrittura sono i racconti mitologici racconta di come il dio Ea ingiunge all’eroe di Shuruppak di smantellare la propria casa, fatta di canne, e di costruire un battello per sfuggire al diluvio che il dio Enil, infastidito dal rumore delle città, intende mandare per sradicare l’umanità. Atrahasis sale a bordo con la sua famiglia e i suoi animali e ne sigilla l’entrata.l dopo 7 giorni il diluvio cessa, e Atrahasis offre dei sacrifici al dio Ea. Analogia alla storia raccontata nella bibbia ebraica per quanto riguarda la VICENDA DI NOE’ : il protagonista del racconto biblico è Noè. Incaricato da Dio di costruire un’arca per raccogliere tutti gli animali terrestri, all’inizio della catastrofe si rifugia all’interno dell’imbarcazione con la moglie, i figli e le loro mogli. Per 40 giorni e 40 notti la tempesta ricopre la superficie terrestre, fin sopra a tutte le montagne più alte: dopo 40 giorni dio fa cessare vento e pioggia e le acque cominciano a ritirarsi dopo 150 giorni. L’arca, si arena sul Monte Ararat Questo racconto viene anticipato prima della formazione del testo biblico. C’è una parentela tra i due testi e dimostra che alcune cose che appartengono alle religioni storiche hanno le loro origini in epoche molto più antiche da cui sono state elaborate e ricostruite. Due elementi: primo presenza di elementi comuni delle popolazione che abitavano nel vicino oriente, quindi probabilmente il popolo ebraico insieme ad altri popoli di quella regione ha ereditato una serie di elementi comuni che appartenevano alla storia più antica di quell’epoca; secondo influenza diretta il testo della bibbia ebraica fu prodotto nell’esilio babilonese, dopo la distruzione da parte dei babilonesi di Gerusalemme, il popolo ebraico trasferito forzatamente in Mesopotamia e qui gli ebrei sono stati influenzati dalla cultura babilonese, la quale era la diretta erede dalla cultura mesopotamica/accadica/sumerica, dove c’erano questo tipo di racconti. 27-02- Il secondo campo di scoperta, fine 700 e inizi 800: SCOPERTA DEL CAMPO INDOEUROPEO importanza per quanto riguarda gli studi religiosi. Con l’inizio degli studi sulle lingue orientali, gli studiosi, nello specifico i linguisti hanno cominciato ad osservare che alcune lingue dell’oriente, tra cui Iran, india presentavano parentele con alcune lingue antiche come greco , latino e germanico. E dopo alcuni lavori comparativi, linguistica comparativa, si è appurato che queste parentele non sono casuali ma che sono derivate dal fatto che tutte queste lingue derivano da un antenato o ceppo comune, chiamato: L’INDOEUROPO- PROTOINDOEUROPEO. Questa parola indica che c’è una parentela tra il mondo ASIATICO ed EUROPEO. Questa scoperta ha portato ad interrogarsi sulle possibili origini: da dove nasce questa comunanza o parentela di queste lingue? Una delle teorie è che gli indoeuropei costituissero un’originaria popolazione proveniente nell’area dell’Europa orientale, più specificatamente Russia meridionale, e che poi si sono diffusi nel corso del tempo nell‘Europa, area mediterranea, e nel continente asiatico.