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Storia delle Religioni: Un'analisi comparativa delle principali religioni - Prof. Comba, Sintesi del corso di Antropologia della Religione

Riassunto del volume di Lenoir "Piccolo trattato di storia delle religioni"

Tipologia: Sintesi del corso

2018/2019

Caricato il 13/07/2019

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marika_andreoli 🇮🇹

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PICCOLO TRATTATO DI STORIA DELLE RELIGIONI
Lenoir
Prima parte
ALLE ORIGINI RELIGIOSE DELL'UMANITÀ’
1 LA RELIGIONE ORIGINALE
Una delle inumazioni intenzionali più antiche al mondo:
- circa 100.000 anni fa
- Monte del Precipizio, vicino all’attuale Nazareth, nello Stato d’Israele
- donna di una ventina d’anni distesa sul fianco dx in posizione fetale + bambino ai suoi piedi
di circa 6 anni con la testa raggomitolata sul torace
- intorno a loro, forse sui corpi, ocra rossa in abbondanza, indizio di un rituale funebre
Primi rituali di morte
Gli scavi intrapresi all'inizio degli anni 30 dal console francese a Gerusalemme René Neuville a
Qafezh e dall’archeologa britannica Dorothy Garrod a Skhul portarono alla luce una trentina di
tombe, che contenevano corpi per lo più distesi sul fianco, con le gambe flesse, coperti d’ocra.
Insieme ai corpi erano seppelliti una mascella di cinghiale (adulto) o un corno di cervo tra le mani
di un adolescente; questi sono rituali che testimoniano la credenza di una vita dopo la morte
ovvero un mondo invisibile dove si va dopo la morte (oltre la semplice emozione provata anche
dagli animali per la morte).
È in queste tombe vecchie di centomila anni che si osservano i primi attimi di religiosità dell’uomo.
La posizione raggomitolata che viene data ai corpi dei corpi é quella posizione originaria che si ha
quando si è nella pancia della madre e quindi si sa che la morte viene concepita come una
rinascita. La testa è rivolta est ovvero la direzione da cui sorge il sole.
Gli oggetti posti accanto al corpo servono forse per aiutarlo il grande viaggio) oppure per
trattenerlo affettuosamente affinchè non torni a importunare i viventi.
Nel paleolitico medio (più in quello superiore) le tombe contengono selci utilizzati per la difesa
personale, cibo, pietre lavorate con forte significato simbolico. L’altro fatto significativo: che i morti
sono inumati lontano dei viventi. E non è tanto l’odore del cadavere in decomposizione che gli
eventi vogliono evitare quanto il cadavere stesso, probabilmente motivo d’inquietudine o perfino di
terrore.
Ignoriamo: come concepisse la sopravvivenza dei corpi e la credenza in una o più divinità, in spiriti
naturali o ancestrali.
L’arte rupestre
Ci vogliono ancora millenni perché l’uomo scopre un nuovo mezzo espressivo ovvero l’arte, le più
antiche pitture rupestri in ritrovata in Australia e in Tanzania risalgono a oltre 45.000 anni fa→ vere
proprie piccole scene in cui sono presenti animali e uomini.
Oggi sono state scoperte e decine di milioni incisioni paleolitiche, e sono i più voluminosi archivi
posseduti dell’umanità ( “cattedrali”) sulla propria storia prima dell’invenzione della scrittura (cfr.
Emanuel Anati). Ma queste pitture hanno significato?
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PICCOLO TRATTATO DI STORIA DELLE RELIGIONI

Lenoir

Prima parte ALLE ORIGINI RELIGIOSE DELL'UMANITÀ’

1 LA RELIGIONE ORIGINALE

Una delle inumazioni intenzionali più antiche al mondo:

  • circa 100.000 anni fa
  • Monte del Precipizio, vicino all’attuale Nazareth, nello Stato d’Israele
  • donna di una ventina d’anni distesa sul fianco dx in posizione fetale + bambino ai suoi piedi di circa 6 anni con la testa raggomitolata sul torace
  • intorno a loro, forse sui corpi, ocra rossa in abbondanza, indizio di un rituale funebre

Primi rituali di morte Gli scavi intrapresi all'inizio degli anni 30 dal console francese a Gerusalemme René Neuville a Qafezh e dall’archeologa britannica Dorothy Garrod a Skhul portarono alla luce una trentina di tombe, che contenevano corpi per lo più distesi sul fianco, con le gambe flesse, coperti d’ocra. Insieme ai corpi erano seppelliti una mascella di cinghiale (adulto) o un corno di cervo tra le mani di un adolescente; questi sono rituali che testimoniano la credenza di una vita dopo la morte ovvero un mondo invisibile dove si va dopo la morte (oltre la semplice emozione provata anche dagli animali per la morte). È in queste tombe vecchie di centomila anni che si osservano i primi attimi di religiosità dell’uomo. La posizione raggomitolata che viene data ai corpi dei corpi é quella posizione originaria che si ha quando si è nella pancia della madre e quindi si sa che la morte viene concepita come una rinascita. La testa è rivolta est ovvero la direzione da cui sorge il sole. Gli oggetti posti accanto al corpo servono forse per aiutarlo (è il grande viaggio) oppure per trattenerlo affettuosamente affinchè non torni a importunare i viventi. Nel paleolitico medio (più in quello superiore) le tombe contengono selci utilizzati per la difesa personale, cibo, pietre lavorate con forte significato simbolico. L’altro fatto significativo: che i morti sono inumati lontano dei viventi. E non è tanto l’odore del cadavere in decomposizione che gli eventi vogliono evitare quanto il cadavere stesso, probabilmente motivo d’inquietudine o perfino di terrore. Ignoriamo: come concepisse la sopravvivenza dei corpi e la credenza in una o più divinità, in spiriti naturali o ancestrali.

L’arte rupestre Ci vogliono ancora millenni perché l’uomo scopre un nuovo mezzo espressivo ovvero l’arte, le più antiche pitture rupestri in ritrovata in Australia e in Tanzania risalgono a oltre 45.000 anni fa→ vere proprie piccole scene in cui sono presenti animali e uomini. Oggi sono state scoperte e decine di milioni incisioni paleolitiche, e sono i più voluminosi archivi posseduti dell’umanità ( “cattedrali”) sulla propria storia prima dell’invenzione della scrittura (cfr. Emanuel Anati). Ma queste pitture hanno significato?

Alcuni teorici - contro la teoria dell’”arte per l’arte” (Laret) - hanno sviluppato la teoria dell’arte magica: dipingendo scene di caccia, l’uomo sarebbe stato in grado di catturare l’immagine degli animali che voleva cacciare, prima ancora di prenderli in carne e ossa (Reinach e De Breuil). Nel tentativo di dare un senso a questa enorme patrimonio dell’umanità sono state formulate varie ipotesi: espressione dei miti d’origine, ode simbolica alla sessualità, gli animali non sono rappresentanti in quanto tali ma corrispondono agli spiriti animali che scaturiscono dalla roccia, invocati da sciamani (Lommel → Lottes, Lewis-Williams). Localizzazione grotte a favore di questa ipotesi. Le pitture hanno il compito di aprire vie di comunicazione con un altro mondo, quello soprannaturale e la loro presenza nel rituale è essenziale alla sua riuscita.

Il mondo invisibile Il pensiero religioso del paleolitico lo si chiamerà sciamanismo. Lo sciamanismo è una religione della natura sviluppatasi in seno a popolazioni che vivevano in profonda simbiosi con l’ambiente. Esposti alle stagioni, alla pioggia, al sole, questi uomini erano in balia dei fenomeni esterni più grandi di loro: le tempeste, il ritorno della primavera, i terremoti fenomeni di cui oggi conosciamo le cause, che sappiamo perfino prevedere, ma di fronte ai quali essi erano totalmente sopravvenuti. In modo da fornire una spiegazione a questi fenomeni soprannaturali nasce appunto lo sciamanismo: era evidente che la natura sprigiona energia e l’uomo voleva in qualche modo controllarla. Oggi, attraverso le culture sciamaniche sopravvissute (soprattutto in Siberia), é possibile tentare di abbozzare un’idea di ciò che e stata la prima religione dell’umanità. Per sentirsi al sicuro di fronte agli imprevisti, alle minacce, ai pericoli che la natura esercita su di lui, l’uomo darà una sostanza al mondo invisibile. Egli attribuisce un nome a spiriti con i quali può trattare per attirarsi i loro favori. Non sono sacerdoti nel senso in cui intendiamo oggi, ma cacciatori come tutti gli altri che hanno però la facoltà, quando ne nasce l’esigenza, di consultare queste forze che dimenticano di inviare animali o che nascondono il sole dietro le nere nubi.

Una sola religione primitiva Gli uomini del paleolitico hanno avuto sentimenti religiosi di una somiglianza sorprendente. Ma si tratta di un insieme di credenze che hanno un’origine comune: la sopravvivenza dell’anima, l’esistenza di spiriti naturali e di cause soprannaturali che regolano gli avvenimenti naturali, la possibilità di entrare in contatto con tali forze e avviare degli scambi capaci di riportare la normalità nel mondo terreno. Questi tratti comuni fondano le cosiddette religioni sciamaniche. I nostri lontani antenati cacciatori e raccoglitori, hanno sviluppato allo stesso modo una simbologia, una maniera di cogliere capire il mondo circostante (dimostrazione: confronto 164 paesi dove “archivi”). La constatazione più sorprendente è che viene sempre associato al contatto con l’altro mondo, ad esempio l’utilizzo dello danza e le figure maggiormente emblematiche disegnate nelle grotte sono messi in risalto con il rosso (contatto con l’altro mondo), gli animali rappresentati sono tori, serpenti e cervi (assenti i disegni vegetali); gli uomini sono rappresentati nella posizione dell’orante. Un’altra caratteristica quasi universale dell’arte paleolitica è la presenza in fondo ad alcune grotte di impronte di mani appartenenti a una moltitudine di individui, affiancate le une alle altre in un glorioso disordine che hanno dato vita alla nascita di numerose teorie, e la conclusione è che si pensa sia un processo iniziatico di giovani adulti (oppure “chiave” per i “viaggi” nei mondi “altri” degli sciamani).

2. QUANDO DIO ERA UNA DONNA

L’Europa è ancora sotto i ghiacci quando arriva il primo caldo, piano piano l'uomo esce dalle grotte e costruisce abitazione all’aperto (civiltà natufiana, vicino a gerico, periodo cerniera tra paleolitico e neolitico). Le precipitazioni sono abbondanti, il clima è dolce, non mancano i cereali spontanei. L’uomo rimane un cacciatore e raccoglitore ma a differenza dei suoi predecessori va a caccia solo dei piccoli animali e raccoglie cereali. Comincia anche ad addomesticare i primi animali, ha strumenti più sofisticati, scopre l’arte della levigatura utilizzata soprattutto per le sculture intagliate negli ossi che rappresentano figure di animali e per monili di conchiglie e di osso che si trasformano in talismani protettivi. Le condizioni di vita dell’uomo cambieranno in modo radicale: l’uomo delle caverne lascia il posto a quello delle città. Il sentimento religioso emerso decine di anni fa ruota intorno alla comparsa degli dei o piuttosto delle dee perché a quei tempi il dio era femminile. Le preghiere prendono il sopravvento sulle trattative, gli scambi con gli dei si formalizzano attraverso le offerte e sacrifici, vengono istituiti degli spazi sacri.

La dea e il toro Intorno al 10.000 a.e.v., la civiltà natufiana viene progressivamente sostituita da quella khiamiana, che prende il nome dal villaggio di El-Khiam, situato sulle rive del Mar Morto. La tecnica della caccia si arricchisce dell’utilizzo delle frecce e le costruzioni migliorano con abitazioni che non sono più interrate ma vengono costruite direttamente sul suolo. È possibile che i primi tentativi di coltivare la terra risalgono a quest’epoca; ma più probabilmente l’uomo all’inizio diventò allevatore, radunando piccole mandrie vicino a villaggi di poche abitazioni. Quando affina le tecniche agrarie riesce a produrre ciò che vuole diversificando così la propria alimentazione; a seconda delle necessità crea gli strumenti che lo aiutano a dominare l’ambiente in cui vive e a rendersi autosufficiente; e produzioni artistiche servono da filo conduttore per tornare alle origini dell’archeologia religiosa. Tutto questo avviene nel vicino oriente mentre l'Europa non è ancora uscita dal periodo glaciale. La rivoluzione dei simboli è importante, l’uomo è uscito dalla natura: per la prima volta nasce l’idea di una separazione tra il mondo umano e quello naturale. Il sentimento religioso muta, gli spiriti della natura cessano di dominare l’intero paesaggio religioso, la religione si antropomorfizza, modellandosi a immagine dell’uomo ed emergono i primi dei creati a sua immagine. I primi dei sono dee, non potrebbe essere altrimenti: l’uomo come allevatore ha identificato il processo sessuale riproduttivo rimasto fino ad allora enigma, scoprendo così il proprio ruolo attivo, tuttavia la fecondità femminile mantiene suoi occhi un carattere magico e affascinante. Da questo momento si assiste alla diffusione di sculture esclusivamente femminile. Già al paleolitico risalgono statuette e incisioni di donne ma è dibattuto il loro valore religioso. N el neolitico a queste figure femminili sono associate dei tori che incarnano la potenza della forza maschile: sono scolpiti accanto alle dee, i loro crani e le loro corna sono sepolti sotto le abitazioni, come talismani protettivi della virilità mascolina. Con l’evoluzione della sedentarietà si diffonde e si perfeziona l’immagine della grande dea, padrona della vita e dunque del toro. La dea viene rappresentata a gambe aperte, mentre dà alla luce dei tori; viene raffigurata anche seduta su una sedia simile a un trono, con un bambino tra le braccia mentre protegge un toro. La dea con le corna è il destinatario principale del culto domestico; la ritroviamo in maniera magistrale a dominare il Pantheon della civiltà minoica. La raffigurazione della dea naturalmente è mutata a seconda dei luoghi dei periodi, è possibile che nel neolitico ci troviamo di fronte a uno delle prime forme di monoteismo. La dea acquista il

carattere di essere supremo: non è una dea unica come verrà più tardi per il dio dei monoteismi ma sovrasta l’insieme del Pantheon concepito dall’uomo. L’emergere di questa figura padrone è legato lo sviluppo dell’agricoltura. Le religioni sono sempre state legate ai bisogni fondamentali dell’uomo a cominciare da quelli di nutrirsi e proteggersi. Perciò è naturale che la rappresentazione divina più importante sia la donna, che esprime l’essenza della fertilità in quanto essere per eccellenza che dona la vita.

Il sacrificio Mentre gli dei sostituiscono gli spiriti, si avviano i primi rituali relativi al culto e la religione prende corpo a partire da un diffuso sentimento religioso che fino ad allora regolamentava lo spazio del sacro. L’uomo continua a sentirsi inglobato nella natura, l’ordine naturale non viene negato ma interiorizzato ed è l’azione umana, attraverso il rituale religioso, a essere incaricata di mantenere l’ordine di un mondo che viene colto nella sua instabilità e evoluzione. La logica degli scambi e della reciprocità instaurata con gli spiriti non è più in grado di soddisfare gli dei, in questo caso la dea. Quando si rivolge a lei, lo fa per pregarla, per invocare il suo aiuto: trovandosi al di sopra di lui, la dea può aiutarlo come lui stesso aiuta il terreno a diventare fertile e le mandrie a crescere. Gli dei richiedono offerte degne di loro: il pater familias non sacrifica animali selvaggi ma un bestia della mandria e avverrà così in tutta la storia delle religioni. Nel suo “Saggio sul dono” Marcel Mauss, padre dell’etnologia francese ha analizzato minuziosamente la logica sottesa al processo dell’offerta, di cui il sacrificio è l’espressione più alta. Nei popoli primi, sia le popolazioni siberiane sia le toraja di Celebes viene regolarmente organizzato un rituale del dono: il potlatch, che formalizza e materializza i costanti scambi di materie spirituali tra gli individui, i clan, gli spiriti. La tradizione vuole che lo scambio produca abbondanza di ricchezze: incita il ricevente a essere altrettanto generoso ed è per questo motivo che i donatori fanno a gara in generosità. L’offerta di un sacrificio é contraccambia obbligatoriamente e senza economia, al rischio di perdere la faccia. Un dono non può essere rifiutato: è la più grande umiliazione. E’ una regola universale a cui sono tenuti uomini e dei, clan e individui. La funzione del dono rende comprensibile l’aumento dei sacrifici messo in risalto dalle ricerche archeologiche. Il continuo di sacrifici umani nel Vicino Oriente sarà il motivo per cui sapienti vorranno una riforma del culto e poi della teologia.

La violenza e il sacro Non si sacrifica un essere umano come si farebbe con un pollo. All’interno dei gruppi iniziatici il complimento del sacrificio é segno del valore di un uomo, talvolta costituisce una condizione per il suo matrimonio, infatti il cranio della vittima, dopo essere stato ripulito e adornato presiede alle importanti occasioni familiari perché è al suo interno che abitano gli spiriti degli dei convocati. Le vittime sacrificali. Nella maggior parte dei casi le vittime sono scelte al di fuori del clan (altro=ostile), più raramente la vittima appartiene al gruppo (maggiore solennità violenza e aggregazione tra partecipanti). Girard “La violenza e il sacro” : la violenza e il sacro sono inseparabili, il sacrificio non è un atto espiatorio ma un mezzo per allontanare la violenza insita in ciascun gruppo, fornendole uno sfogo ( “operazione di transfer collettivo”) verso un capro espiatorio e proteggendo il clan da questa pulsione profondamente radicata. (Es Abele allevatore e Caino agricoltore) E’ un’operazione per la cui riuscita è necessario che i fedeli non sappiano valutare il ruolo occupato dalla violenza, né le modalità messe in atto per il suo allontanamento → tesi ufficialmente

castigare, secondo un atteggiamento simile agli uomini. Da questo momento i mali non sono più considerati una fatalità: diventano sanzioni, ritorno di colpe commesse nei confronti degli antenati e degli dei. Si afferma un nuovo atteggiamento religioso: l’implorazione di questa entità. I riti, le offerte, le preghiere diventano più frequenti, ma in un’ottica totalmente diversa da quella diffusa nei cacciatori e raccoglitori: ormai non è più l’azione dell’offerta a ristabilire l’ordine delle cose, ma l’antenato o il dio a cui tale offerta viene rivolta e che interviene in seguito alla richiesta. Emerge la nozione di colpa o di peccato: quando i viventi compiono scrupolosamente i propri doveri religiosi e non irritano le entità superiori, esse non hanno motivo di castigarli, adoperandosi piuttosto perché possano godere della loro prodigalità in termini di ricchezza e di salute. Per il momento il bene è ciò che reca vantaggio al gruppo, il male è la colpa, ciò che gli attira l’irritazione degli dei. Non esiste ancora l’idea di salvezza individuale, ma si instaura una morale, indispensabile alla vita del clan. Il furto è senza dubbio punito e il coraggio viene valorizzato. Si può supporre che i guerrieri si pongano sotto la protezione degli dei e invochino gli antenati prima di muovere in difesa dei propri beni. La vittoria, ormai, viene attribuita alle entità protettrici. In queste città in via di ampliamento, il culto, in precedenza limitato all’ambito domestico, si organizza in maniera più globale. Al VII millenio a.e.v. risalgono le tracce dei primi spazi dedicati ai rituali, più vasti delle abitazioni e costruiti diversamente → primi edifici pubblici della storia. Sono caratterizzati da due elementi: una lastra sul suolo destinata al compimento dei sacrifici e un’alta concentrazione di rappresentazioni della dea e del toro. Sembra comunque che non esistesse un clero annesso a questi santuari, perché i rituali, come accade nelle società prime, erano guidati da uno sciamano dotato del dono naturale di comunicare con l’altro mondo, ma che nel resto del tempo svolgeva gli stessi compiti e di ogni altro individuo, presso la propria famiglia.

3. GLI DEI DELLA CITTÀ

I primi gruppi stanziali della Mesopotamia - intorno al IV millennio a. e. v. - sviluppano un'ampia immaginazione. Con molta acqua a disposizione creano sistemi di irrigazione per bagnare (probabilmente avevano appreso l’arte dell’agricoltura nel Vicino Oriente), mattoni con l’argilla per fare le case e navigano il fiume barattando i loro prodotti in cambio di legname. Iniziano a fabbricare il bronzo. La civiltà della mesopotamia prospera e ha bisogno di un consiglio, di capi, di un’organizzazione. Di una gerarchia.

La città-stato Eridu è la prima città di cui abbiamo notizie ( verso il 4 000 a.e.v. 4000 abitanti), le dimensioni delle case non sono uniformi, a conferma dell’esistenza di diseguaglianze sociali. Si iniziarono gli scambi con le popolazioni che abitavano in zone montagnose. E così sono nate le prime transizioni ed è apparsa una classe sociale del tutto nuova ovvero quella dei commercianti che vendevano i prodotti della terra. Al fianco degli agricoltori nascono nuovi mestieri come gli artigiani e gli scribi; i migliori agricoltori assumono personale meno fortunato per farsi aiutare: nascita aristocrazia fondiaria. Per gli abitanti di questa città la prosperità è dovuta agli dei. Vivono in abitazioni di argilla ma con pietre e legname innalzano un primo tempio monumentale sulla sommità di un tell (14 templi → quartiere sacro). La società è patriarcale: le donne devono allevare bambini e coltivare piccoli appezzamenti domestici, e i maschi dirigono e impartiscono ordini → necessità di una divinità virile e protettiva. Venere comincia a scomparire E coesistono molti dei, uno di essi, forse quello della famiglia più potente, è scelto come Dio della città: inizia così il regno di Enki un dio delle acque dolci e delle lavorazioni del terreno al quale è dedicato il tempio. Parallelamente in Mesopotamia si sviluppano altre città stato: Uruk, che assume presto importanza, Ur, Nippur, Kish... La vita si organizza ovunque allo stesso modo come dimostra la ricchezza degli oggetti funerari ritrovati nelle tombe. Il vertice della piramide è occupato dai grandi commercianti e dai proprietari terrieri e dai sacerdoti, a livello intermedio piccoli commercianti, artigiani, scribi e agricoltori, infine le tombe più povere che appartengono alla classe operaia. Verso il 3000 a. e. v. appare un sistema di scrittura che comprende pittogrammi e ideogrammi, fatte su tavolette d’argilla. La tavolette pervenuteci descrivono il funzionamento amministrativo delle città-stato; la gestione è affidata a due consigli paralleli: uno composto da saggi in età avanzata e incaricato di sistemare gli affari quotidiani e l’altro formato da guerrieri, soggetti più giovani, ai quali spetta il trattamento di questioni più importanti, probabilmente connesse alla guerra. I primi piccoli regni appaiono nel 2800 a. ev. v.: ormai è un solo capo a comandare e molto presto si formarono dinastie ereditarie: ● regni politicamente accentrati: Egitto, Fenicia, Grecia ● Indo, Cina, Persia

Così in cielo così in terra La nascita e l’evoluzione degli dei celesti si modellano sulla nascita e sull’evoluzione delle società terrene: ● uomini del paleolitico → non possedendo né beni né classi sociali = omologhi spiriti naturali ● neolitico → supremazia essere umano e dea della fecondità al di sopra degli spiriti antenati

Più il tempio è grande più il Dio è potente, viceversa più il dio è potente, più il tempio deve essere grande. Esattamente ciò che avviene per il re, la cui potenza è proporzionale allo splendore del suo palazzo, di conseguenza palazzi e templi evolvono di pari passo. Vengono aggiunte sale private e di ricevimento, stanze più riservate dove il sovrano, celeste o terreno, può riposare. I templi si ingrandiscono sempre di più e diventano possedimenti auto sufficienti. Da quest'epoca in poi gli uomini non hanno mai cessato di donare agli dei e ai loro sacerdoti, nella convinzione che tali doni costituissero la via migliore per ottenere i favori. E’ verso i tempi che gli uomini si dirigono per le proprie richieste e per il compimento dei rituali collettivi che rinsaldano la società. L’intercessione di un esperto degli dei sembra indispensabile ai fedeli, che non si sentono più all’altezza di parlare direttamente agli dei. Né hanno paura e sono intimiditi dai rituali e dei misteri della religione. Ormai centri religiosi e amministrativi, i templi solo un passaggio obbligato, in quanto nessun aspetto della vita sfugge alla religione. La malattia è considerata un castigo, talvolta un tormento gratuito inflitto da uno spirito malvagio. I sacerdoti dell’antichità sono anche medici, perché per guarire bisogna invocare la presenza degli dei: è sempre all’interno del tempio che intervengono, almeno per i casi più gravi. I primi codici etici vengono formulati nei templi in cui si elabora il dogma. Tutte le costrizioni e i divieti sono stati prolungati dagli dei, i quali nello stesso tempo hanno indicato agli uomini la via da seguire. La disobbedienza, peccato, trasgressione di una legge morale mettono in atto lunghe e complesse liturgie espiatorie, riti di confessione e di perdono condotti a titolo individuale o collettivo. Una serie di tavolette che sono state ritrovate contengono tutti i progetti da mettere in atto nella propria vita per riuscire a essere graditi dalle divinità. In molti casi si tratta degli stessi precetti morali validi ancora oggi: non mentire, essere onesti, essere fedeli alla parola data Ecc.. Tavolette e papiri hanno tramandato preghiere che testimoniano un cambiamento radicale nella elaborazione religiosa: male per spirito cattivo → male per colpa ( responsabilità uomo). Le preghiere sono di perdono e di sentimento, indicano i riti di confezioni da compiere, gli esorcismi da ordinare. L’amministrazione politica pubblica delle raccolte di leggi: il re è il garante dell’applicazione della legge degli dei (Es. codice di Hammurabi,282 articoli, 1700: ogni aspetto della giustizia degli uomini fa riferimento a quella degli dei e prevede pene per ogni delitto).

I servitori degli dei Nasce così una nuova casta sociale, quella dei sacerdoti; il sacerdote è un funzionario degli dei, il mediatore per eccellenza tra il mondo di quaggiù e quello celeste (diversamente lo sciamano delle religioni orali è un cacciatore-raccoglitore). E’ colui che è a contatto con il divino e sa come parlarvi ed è potenzialmente in grado di modificare le sue decisioni. Man mano che i templi si ampliano e i rituali diventano più complessi servire gli dei richiede un personale sempre più numeroso: 1,2 o tre sacerdoti non sono più sufficienti a organizzare il culto. Vengono istituite delle circoscrizioni, si formano delle gerarchie e prende forma una burocrazia sacerdotale. Il legame tra potere civile e potere religioso diventa stretto e oscuro. Il clero è un’autorità essenziale, perché la religione crea vincoli sociali. Sono i re a innalzare i templi e a dotarli, a nominare i sacerdoti di cui scelgono anche la guida. I sacerdoti confermano la legittimità dei re, ma devono vedere la propria confermata da dai re e ciò dà origine a concessioni e compromessi soprattutto da parte del re: nessun potere politico destinato a durare senza l’appoggio del clero (Es. Decisioni importanti con consulto oracolo o sacrificio al tempio sempre più inaccessibile al popolo) L’instaurazione di un sacerdozio ereditario porta una profonda distanza tra i ceti → casta elitaria.

Indovini e esorcisti Avendo delegato ai sommi sacerdoti l’esclusiva di “fare” il sacro ( religione elitaria → classi aristocratiche uniche capaci di comprendere, praticare e rivolgersi a classi superiori), il popolo si accontenta della religiosità popolare che gli viene concessa; i sacerdoti di rango inferiore gestiscono il contatto con la massa dei fedeli. Emerge allora una nuova classe di chierici, a metà strada tra gli sciamani e i sacerdoti: sono gli esorcisti e gli indovini, due funzioni che si confondono a livello basso della gerarchia → sanno fare di tutto, perché ogni cosa, in un modo o nell’altro, rimane legata al mondo celeste Quando i medici falliscono nel tentativo di curare un male gli esorcisti ( gli “scongiuratori”) prendono loro posto con rituali e amuleti, con i quali tentano di scacciare i demoni responsabili della malattia e di suscitare la compassione del dio per il malato. Quando deve essere presa una decisione importante - ad esempio un’alleanza - viene chiamato l’indovino. La lettura dei segni è un linguaggio a tutti gli effetti, provvisto di regole precise e complesse, che danno vita a loro volta a più linguaggi. Con il passare del tempo ci saranno degli indovini astrologi, altri che si dedicheranno all’interpretazione dei sogni, o ancora degli aruspici, che studiano le viscere degli animali sacrificati agli dei. ● Cina → la divinazione diventa uno degli scopi del sacrificio ● Grecia → mantiké = conoscenza del pensiero divino, considerata una scienza esatta fondata sulla traduzione attraverso la logica dei segni inviati dagli dei ● Egitto → meno interessati alla divinazione ma stesso desiderio per le preghiere e le altre formule magiche vendute nei templi e che si supponeva scongiurassero la sorte inviata dagli dei. In ogni modo non si pone ancora la questione del destino: nulla sulla terra, nemmeno la sventura o la minima fortuna, può capitare se non è voluto dagli dei.

La scienza degli dei La scrittura è nata da un imperativo commerciale 5000 anni fa per lasciare traccia delle merci importate ed esportate su tavolette d’argilla. Sono i mesopotamici ad avere l’intuizione di sostituire i pittogrammi con fonemi: unendo due o più simboli diventa possibile rappresentare il nome dell’oggetto e non più solo la sua immagine → si dà vita così alla scrittura cuneiforme. Alla fine del III millennio si stabilisce il legame tra la scrittura e la vita intellettuale. In Egitto appaiono i più antichi testi religiosi definiti “Testi delle piramidi”, incisi sui muri delle tombe-piramidi. La decisione di mettere per iscritto ciò che senza dubbio apparteneva a un’antica tradizione orale si spiega con il fascino esercitato dalla scrittura, il cui aspetto immutabile impressiona, conferendole un aspetto magico. I mesopotamici che hanno scoperto la scrittura attraverso il commercio si fanno meno scrupoli a mettere per iscritto sull’argilla anche testi che esulano dal religioso. I sacerdoti vengono nutriti dai popoli con propri doni, la ricchezza dei tempi li dispensa da preoccupazioni materiali. Perciò hanno tempo di discutere e riflettere. E di qui nasceranno poi i tre tipi di filosofia: le scienze matematiche, la teologia e la scienza della natura. Ma si può anche affermare che la teologia preceda le altre due. Nei suoi primi sviluppi è una teologia povera, che si arricchisce di altri pensieri astratti ai quali dará poi forma, in particolare la filosofia. I sacerdoti inizialmente si sono posti domande concernenti gli dei, le loro gerarchie, la loro potenza, la maniera di venerarli e di condurre i rituali opportuni per ottenerne i favori. In seguito hanno osservato il cielo → primi astrologi. Sono stati anche gli inventori dell’arte delle scienze matematiche per calcolare traiettorie astrologiche e la prima celebre matematica è una sacerdotessa.

4. GLI DEI DEL MONDO

Gli indoeuropei Verso il IV millennio, popolazioni nomadi del Caucaso, che si spostavano tra il Mar Caspio e il Lago d’Aral, addomesticano il cavallo → abbandonano il proprio luogo d’origine per andare a colonizzare altre contrade. Inizialmente si dirigono a sud verso l’Iran e l’Afghanistan, raggiungono le rive del Mediterraneo a est e quelle dell’Atlantico a ovest. La loro migrazione dura secoli e non è collettiva. La colonizzazione non avviene ovunque secondo le stesse modalità: in molte zone è pacifica e in altre è brutale. In molti luoghi gli indoeuropei si integrano così bene che i luoghi in cui si sono stanziati ben presto non si riconosceranno più alcun legame di parentela reciproca. In molti paesi le lingue parlate da differenti popoli hanno le medesime forme sintattiche e soprattutto un vocabolario che ha un’origine in comune: devà → deus → daeva → pitar → pater → father. Le 3 funzioni principali sono la sovranità, la religione, la guerra e poi la produzioni di ricchezze. L’universalità di questa tripartizione funzionale tuttavia si deve ridimensionare: specifica degli indoeuropei, non figura negli schemi di pensiero delle altre civiltà.

La civiltà dell’Indo La scoperta della civiltà antica dell’Indo è relativamente recente: solo all’inizio del XX secolo gli scavi hanno portato alla luce grandi città dall’urbanesimo complesso. Questo vasto territorio era caratterizzato dall’unità religiosa. Come nel Vicino Oriente e in Europa, la coppia dea/toro domina il pantheon. L’assenza di templi non significa l’inesistenza di importanti rituali, è probabile che il culto degli dei si svolgesse all’esterno delle mura, in spazi aperti, come avverrà più tardi nell’India vedica, per essere a diretto contatto con il cielo e le sue divinità. La fine di questa civiltà è misteriosa ed è avvenuta all’improvviso., in concomitanza con l’arrivo, all’inizio del II millennio, di conquistatori indoeuropei che invadono la valle dell’Indo. Il vedismo, religione preinduista dell’india, si sviluppa in seguito alla scomparsa dell’antica civiltà dell’Indo, in una zona ormai priva di città e di scrittura. Non sappiamo se il culto del fuoco o il desiderio di sacrifici cruenti, diffusi nella religione degli indoeuropei, lo fossero anche nel subcontinente indiano prima del loro arrivo, né in quale misura le tradizioni orali dell’Indo siano state integrate nei Veda. Questo libro i Veda, il cui titolo significa “conoscere e vedere”, in realtà una raccolta di 4 libri principali e di opere annesse merita una riflessione nella misura in cui è la sola (e importante) testimonianza del vedismo, una religione e una civiltà che, in assenza di città ci hanno lasciato ben pochi resti archeologici.

  • Rgveda → celebra gli dei del cosmo
  • Samaveda → raccolta di notazioni musicali
  • Yajurveda → riunisce formule utilizzate dal celebrante per invocare un dio o conferire un carattere sacro a un oggetto dandogli un nome esoterico
  • Atharvaveda → sortilegi magici per assicurare lunga vita, amore, ricchezza, vittoria contro i demoni che portano malattie
  • Brahamana → istituiscono i rituali dandone un significato
  • Aranyaka → commenti esoterici
  • Upnisad → speculazioni filosofiche incentrate sulla ricerca della saggezza.
  • Sutra:esegesi colta dei Veda Secondo l’induismo i Veda, che si suppone contenessero tutta la saggezza divina, esistono fin dalla creazione del mondo. La religione vedica è ritualista e i suoi culti, assicurati da un clero numeroso, sono stabiliti dai minimi dettagli. I veda descrivono rituali della durata di giorni, talvolta anni, che si svolgono su aree sacrificali costantemente finanziate dai re e dei nobili e sono dedicati a un vasto pantheon divino, in cui sono presenti divinità importanti, altre “ordinarie” e geni che incarnano gli elementi e le forze della natura. I testi descrivono uno dei riti più sacri: la raccolta, la preparazione e l’assunzione del soma, il nettare dell’immortalità. Accanto questi rituali collettivi, riservati esclusivamente ai sacerdoti, il vedismo ha incluso, come le altre tradizioni religiose politeiste dell’epoca, riti domestici piuttosto misteriosi. Il tratto più sorprendente della struttura religiosa delle società vediche del II millennio a.e.v. si legge tra le righe degli Aranyaka, oscuri commenti dei Veda che interpretano il rituale in senso pienamente simbolico, in opposizione ai Brahmana che lo spiegano in maniera che potremmo definire più fattuale. Il vedismo sembra aver dato vita a un movimento di rinunciatari, probabilmente in reazione agli eccessi ritualistici dei brahmani. Le pratiche dello yoga e dell’ascesi, saranno così inizialmente sviluppate a margine della religione ufficiale e in probabile reazione al Varna, lo statuto di nascita che definisce gli obblighi religiosi.

La Persia degli arii

La stretta parentele tra il vedismo indiano e la religione sviluppata in Persia, non ho nulla di straordinario: perché le due società sono venute a contatto tramite la colonizzazione. È nei Veda che si ritrovano i principali elementi della religione persiana antica. Però disponiamo pochissimi elementi archeologici: tracce probabilmente cancellate nel momento in cui lo zoroastrismo diventa religione di stato + religione che si svolgeva all’aperto, intorno ad un fuoco sacro. Proprio il fuoco è al centro delle credenze arie: è il Dio Atar. Non si trova al vertice della gerarchia anzi occupa una posizione inferiore nel vasto pantheon divino. Ma la funzione che ricopre è molto più importante della sua condizione: è l’unico messaggero delle offerte che gli uomini fanno alle divinità (nella tradizione indiana è chiamato il “cocchiere degli dei”). L’altro elemento è costituito dal sacrificio, necessariamente consumato nel fuoco. La religione persiana é andata nella direzione di un aumento sacrificale compiuto nel corso di minuziosi rituali, lunghi e complessi, condotti dei sacerdoti pagati profumatamente e reclutati in seno a una tribù specifica dell’Ovest del paese, i magi, i cui figli in giovane età cominciano ad apprendere i rituali.

Il pantheon greco In Grecia gli indoeuropei non azzerano la civiltà esistente come accade nell’Indo, ma integrarono i propri schemi con la cultura, la lingua e le religioni presenti per formare gran parte di quello che sarà il futuro pantheon greco dominato da Zeus. La civiltà achea o micenea dagli arii eredita un temperamento guerriero e dei cretesi conservano gli dèi antropomorfi, ai quali vengono assegnate funzioni ben definite e per i quali innalzano templi e organizzano processioni. Da qui inizierà la grande famiglia dell’Olimpo con Zeus, Atena, Artemide, Ermes, Dioniso e a completare ci saranno Afrodite e Apollo. D’altro canto cominciarono a formarsi i racconti dell’Iliade e dell’Odissea. Vede la luce l’idea di eroe: la ricchezza delle tombe si misurerà in base al valore del guerriero. Gli stati

Il terzo elemento del pantheon urbano cinese è costituito dagli antenati della stirpe, ai quali in determinate condizioni viene reso un culto pari a quello degli dei e delle potenze. La prima condizione è la volontà del sovrano, che determina la lunghezza della stirpe ancestrale in funzione della nobiltà della famiglia; la seconda è la sopravvivenza dell’anima che non è eterna ma limitata nel tempo in funzione dello status che ha la persona in vita e dei sacrifici ricevuti dei suoi discendenti per alimentarla. I sacerdoti hanno ruolo solo rituale, sono funzionari piuttosto che mediatori privilegiati con gli dei, preposti alle pratiche sacrificali di cui non hanno l’esclusiva, ma che costituiscono la parte essenziale della loro attività. I sacerdoti assumono anche il ruolo di indovini, sapendo leggere le fenditura sulle ossa piatte di animali o di gusci di tartaruga. Così nascerà la scrittura in Cina (ideogrammi). La divinazione cinese è più sommaria dell’omologa mesopotamica: cerca essenzialmente di determinare il carattere fasto o nefasto di un momento o di un’azione, senza perdersi nei dettagli fattuali che renderanno celebri gli indovini del Vicino Oriente. Fortemente ritualizzata, la religione della Cina antica dedica poco spazio alle speculazioni teologiche: non ci si interroga sull’origine del mondo, ma ci si attiva per mantenere l’ordine in terra, incarnato dal potere dinastico o in cielo.

I maya Nell’America del sud all’inizio del II millennio a.e.v. ebbe inizio la civiltà olmeca. Per un migliaio di anni essa rimase abbastanza rudimentale, ma all’inizio del I millennio comincia a delinearsi un’unità di lingua e cultura, appaiono opera d’arte, principalmente sculture a figura umana. È il momento a cui si fa risalire l’inizio della civiltà Maya, erede di quella precedente che raggiunge il proprio splendore quando inizia la nostra era e che perdura fino alla conquista spagnola nel XVI secolo. La conoscenza che abbiamo di questa civiltà è relativamente incompleta. Si tratta di città meravigliose con le loro piazze, le loro piramide e i loro palazzi che erano edificati in maniera da riprodurre il mondo come era al momento della sua creazione da parte degli dei. Nella religione maya un elemento che colpisce sono le piramidi con gli esterni dipinti di rosso, colore del sole → simbolo delle montagne a un tempo tombe regali e templi. Questi riti pubblici si svolgevano alla presenza indistinta di tutti gli abitanti della città, guerrieri, nobili e contadini. In un’atmosfera gioiosa, essi assistevano agli spettacolari stati di ipnosi raggiunti dal re, trasformato in Dio per annunciare le profezie degli altri dei. Le date degli incontri erano determinate da calendari, i sacerdoti Maya erano astronomi molto esperti. La mitologia maya è complessa come il suo pantheon. La fine del mondo infatti è seguita dalla nascita di un altro mondo, è compito dei sacerdoti collocarli nei cicli e compiere sacrifici necessari a pacificare gli dei dei 13 strati celesti dominati dall’uccello Muan. Gli dei reclamano sangue: il sangue dell’élite, incluso quello del re e delle sue spose e dei bambini le cui lacrime sono di buon augurio per il dio della pioggia. La sopravvivenza dell’anima dopo la morte per un’esigua élite ha fatto sì che non si sviluppò un vero culto degli antenati a parte quello dei sovrani defunti. Sotto l’abitazione in cui erano inumati i defunti della famiglia sono stati ritrovati dei corpi che avevano gemme di giada in bocca e statuette di lungo i fianchi come per accompagnarli nel lungo viaggio verso l’ignoto.

5. PERIODO ASSIALE DELL’UMANITÀ

Lo psichiatra e filosofo tedesco Karl Jaspers nel 1950, nell’opera “Origine e senso della storia” dimostra che alcuni periodi storici ben determinati sono alla base di grossi cambiamenti in campo politico, tecnico, filosofico e religioso. Queste trasformazioni si verificano quasi simultaneamente in diversi luoghi del mondo. Individua 4 cambiamenti: il terzo, quello delle religioni universaliste e della filosofia, segna la nascita spirituale dell’uomo. Lo definisce era assiale della storia dell’umanità, ricavando l’idea di asse, ossia di un senso alla storia, dal filosofo tedesco Hegel. Scaturì da tre fonti: Cina, Indie e Occidente. Il cambiamento assiale avviene tra il VII e V secolo a.e.v. appaiono le religioni soteriologiche che sono rappresentate da personaggi d’eccezione ( “personalità paradigmatiche”) che riflettono sul posto che l’uomo ha nell’universo e rielaborano la morale attribuendole una dimensione etica personale. Per centinaia di millenni l’individuo si è annullato a vantaggio del clan, poi del villaggio e della città. In Egitto comincia a emergere l’idea di una relazione d’amore tra uomo e dio. Anche in altre zone la relazione personale tra uomo e dei ha un ruolo più importante rispetto a quella con i sacerdoti. Si fa strada l’idea di una salvezza individuale e di una felicità post mortem: se l’individuo è amato dagli dei, perché dovrebbe essere condannato per l’eternità? Le nuove religioni che nascono hanno come obiettivo la salvezza nell’aldilà. Queste religioni si dividono in due grandi gruppi: ● le religioni monoteiste (zoroastrismo, giudaismo, cristianesimo e islam) che celebrano un dio unico, elaborano una visione dell’aldilà distinto con un paradiso per i giusti e un inferno per quelli con le colpe e una resurrezione finale; ● le religioni karmiche (in India e estremo oriente) fondate sul credo in un karma che rappresenta il bilancio dei meriti e dei demeriti di ciascuno. Si presentano tutte come religioni etiche, sono la fonte della vita morale. L’era assiale, sul piano politico, coincide con la costruzione dei grandi imperi. In Persia, in India, in Cina, ben presto in Grecia i poteri vengono centralizzati e aspirano all’ universalità ( per gestire territori che diventano sempre più vasti sotto l’effetto di conquiste e colonizzazioni). Le nuove religioni emergenti optano per il principio di universalità: i loro dei non sono quelli degli abitanti della città, ma di tutti gli uomini. I loro rispettivi messaggi, anche se nascono inzone geografiche circoscritte, si rivolgono a esseri umani di ogni provenienza e categoria sociele, i quali, indipendentemente dai determinismi della nascita e dell’eredità, sono identicamente in grado di aspirare alla proposta di salvezza che viene offerta a tutti. Ciascuno è incoraggiato a cercare la propria via spirituale, a scegliere tra il bene e il male e, naturalmente, a optare con adesione personale per la religione del Dio unico. Viene introdotta la conversione, fenomeno inedito, che implica l’abbandono di credenze anteriori a vantaggio di un nuovo credo (scelta libera ma radicale). L’altro fatto inedito che deriva dalla nuova ambizione universalistica è l’emergere del proselitismo che può diventare aggressivo. L’universalismo delle grandi religioni ha sedotto gli imperi che vedono in esse uno strumento per unificare i popoli che avevano sottomesso. Con le religioni della salvezza ognuno può stabilire una r elazione individuale con la divinità o con un’entità universale , perché ciascuno è creato a immagine di Dio (religioni monoteiste) o è una particella dell’anima universale (religioni karmiche). Le prove della vita non sono considerate come un castigo inflitto ma come un mezzo con cui redimere i peccati o un cattivo karma. Nell’Indo a partire dall’VIII secolo a.e.v. si moltiplicano gli “asceti delle foreste”; in Grecia i filosofi tentano, attraverso varie scuole di saggezza, di elaborare una via che conduca alla realizazione individuale. Parallelamente, la Grecia assiste allo sviluppo delle culture iniziatiche o misteriche, le quali, oltre a una grande influenza sui filosofi, avranno la particolarità di essere aperte a tutti, compresi gli schiavi (Es. culto di Orfeo → ricerca della purificazione attraverso i digiuni, l’ascetismo

Seconda parte LE GRANDI VIE DELLA SALVEZZA

6. SAGGEZZE CINESI

Tre dottrine: taoismo, confucianesimo e buddhismo + dottrine anteriori: culto ufficiale dei nobili e sciamanismo contadino. Un adagio cinese afferma che “i tre insegnamenti si riducono a uno solo”. Ciascuna di queste religioni ha una propria storia, proprie credenze e riti, anche se talvolta si sovrappongono.

TAOISMO. Secondo la tradizione Lao-Tzu , il Vecchio maestro, sarebbe stato archivista alla corte degli imperatori Zhou, dove Confucio sarebbe andato a consultarlo. Poi si ritira sulle montagne dell’Ovest, rifugio degli immortali e fu interrogato da un guardiano: gli dettò le 5000 parole del Tao-te Ching , il libro del principio e della virtù. Il Tao è un’opera che non contiene riferimenti storici. I suoi 81 capitoli sono solo aforismi, parole di saggezza che esprimono il tao, principio cosmologico anteriore all’universo e soggiacente al suo movimento, regolamenta l’ordine della natura, il giorno e la notte, l’alternanza delle stagioni, la vita e la morte. “Com’è silente. Come è vacuo. Se ne sta solingo senza mutare, ovunque s’aggira senza correr pericolo, si può dir la madre di quel ch’è sotto il cielo. Io non ne conosco il nome e come appellativo lo dico tao (Via). Inoltre il tao “in eterno non agisce e nulla v’è che non sia fatto”. L’atteggiamento del non intervento è il fulcro di questa dottrina. Concezione universo: in origine, esiste un caos primordiale che contiene dei soffi, giunta a maturità questa matrice si divide: i soffi più leggeri vanno a formare il cielo, quelli più pesanti cadono per dare origine alla terra e si uniscono al centro per rendere eterno il processo della creazione. L’uomo è costituito - come qualunque altra entità- da soffi leggeri e pesanti, oltre a categorie complementari: lo yin, che è freddo, oscuro, principio femminile e lo yang, caldo, luminoso solare, maschile e i loro 5 elementi, ossia fuoco, metallo, acqua, legno e terra. Il corpo umano è il microcosmo, specchio dell’universo che è il macrocosmo e contiene l’universo nella sua totalità (es. la testa è il cielo, i piedi sono la terra, gli occhi sono il sole e la luna ecc.). Allo stesso modo il corpo include i cicli e le divinità, mentre l’universo è un corpo immenso. Bisogna mantenere l’equilibrio tra queste energie per una vita armoniosa, capace di rendere possibile l’accesso all’immortalità, del corpo e dello spirito, che formano un continuum. Osservando la natura, gli iniziati, che aspirano a un ritorno all’unità primordiale, quintessenza dell’equilibrio, apprendono i ritmi e le leggi cosmiche e, conformandosi interiormente a essi, trovano la salvezza, in perfetta armonia con il cosmo. E dato che non bisogna disturbare le leggi della natura, essi predicano la non azione, o non intervento. L’ immortalità non è lo scopo che si prefigge il taoismo, ma è il logico risultato a cui tende. Sviluppano tecniche di longevità nel quadro di religioni misteriche derivate dai culti sciamanici della natura, che si conformano agli equilibri dell’ordine celeste. Il testo fornisce le linee fondamentali del non agire, atteggiamento di conformità alla natura vera e propria degli esseri e delle cose, e a condannare alcuni atteggiamenti reprensibili, in particolare l’amore per le armi. Nel IV secolo a.e.v. il Chuang-tzu esplicita il Tao-te Ching , sviluppando l’immagine dell’immortale che non è bagnato dall’acqua, non è bruciato dal fuoco, cavalca le nuvole e i venti e fa leva sull’esperienza della meditazione estatica per raggiungere il sapere contenuto nell’unità. Appaiono dei trattati, che esplicitano le numerose vie dell’immortalità, e nelle classi popolari prende piede un taoismo esotetico e mistico, con culti che si organizzano intorno agli Immortali, in onore dei quali sono costruiti dei templi per l’iniziazione dei fedeli. A partire dal II secolo il taoismo acquista importanza in contrasto con il taoismo filosofico del Chuang-tzu.

Il vicario di Lao-tzu, afferma che questi gli è apparso per conferirgli il titolo di Maestro celeste e per trasmettergli l’ Alleanza unica e corretta con le potenze , un diagramma cosmologico che divide l’anno luni-solare in tre parti e ventiquattro periodi energetici. Zhan Daoling istituisce la Via dei Maestri celesti, detta anche la Via dell’unità ortodossa e dell’alleanza giurata con le potenze divine, secondo i principi dell’Alleanza. Fonda 24 governatori, ciascuno sotto la direzione di un uomo e una donna per rispettare l’equilibrio dello yin e dello yang, prevede tre assemblee annuali e meditazioni dei maestri su tre livelli e sulle 24 energie cosmiche dei loro corpi che si trasformano in divinità + tre ufficiali incaricati dell’ordine dell’universo: gli dei del Cielo, della Terra e dell’Acqua. Rappresenterà il punto d’inizio per l’organizzazione di un culto caratterizzato da riti privati, cerimonie pubbliche e iniziazioni organizzate da sacerdpoti, elaboratesi nel corso dei secoli giungendo a costruire il taoismo come lo conosciamo oggi, fondato su un’abbondante letteratura che forma il canone taoista. Il taoismo è una tradizione iniziatica, trasmessa nell’incontro tra maestro e discepolo (esattamente come tra Lao-tzu e il gurdiano Yian XI). L’iniziazione è precoce: il bambino entra nel sistema dei registri a 6-7 anni. Apprende la recitazione del Tao, tecniche di concentrazione, controllo del respiro e riceve un primo registro che reca il nome segreto di un generale con la sua descrizione. Il generale è una divinità che abita il corpo, o in maniera più filosofica come un diagramma cosmologico al quale sono legate delle energie, di cui la conoscenza e l’evocazione sono fonti di protezione. Durante l’iniziazione i registri aumentano di numero e l’iniziato riceve i nomi segreti di altri generali, fino a 65, con i rispettivi eserciti di “soldati divini” (Ultimo registro: iniziazione laica = rito di unione sessuale → iniziazione sacerdotale). A ogni nuovo registro aumentano i divieti: regole di vita che riguardano la sfera privata e quella sociale e portano a un’ascesi condotta in accordo con il ciclo del tempo. Fino ad arrivare in tot a 180 regole. Queste pratiche devono essere sostenute da una moralità integerrima, infatti nei testi sacri è stabilito che i peccati sottraggono anni di vita → virtù confuciane: devozione filiale, lealtà verso i superiori, carità MA a condizione che siano praticate con sincerità. Comandamenti di Lao-tzu: pratica della non azione, dolcezza e femminilità ( i tre comandamenti superiori), il “senza parole”, la purezza e la bontà ( i tre comandamenti mediani), infine la lealtà, la moderazione e la modestia (i tre comandamenti inferiori). I libri taoisti sono pieni di biografie di maestri che hanno seguito queste prescrizioni e hanno ottenuto l’immortalità. Il taoismo non è mai stato legato al potere, sono nel V secolo quando diventa religione di stato e ha creato luoghi di culto. Due scuole a dividersi il panorama taoista, ciascuna delle quali opera sotto forma di federazione piuttosto che di chiesa centralizzata: l’Alleanza dell’unità ortodossa e la Scuola della completezza dell’autentico.

CONFUCIANESIMO. Confucio ( ← nome attribuitogli dai gesuiti, K’ung fu-tzu o maestro K’ung) nasce nel 550 a.e.v. e - pur rimasto orfano bambino - essendo nobile prosegue gli studi e si perfeziona nelle sei arti (riti, musica, tiro con l’arco, guida dei carri, scrittura, calcolo). Impara a padroneggiare i testi antichi, la storia e la filosofia. Per un periodo - quando la madre muore -lavora nell’amministrazione pubblica. Si circonda di discepoli ai quali trasmette le proprie conoscenze e fonda la prima scuola pubblica del mondo. Elabora il proprio pensiero e torna a lavorare nell’amministrazione pubblica con l’obiettivo di mettere in pratica le sue idee. Ha grande notorietà ma, di fronte alla corruzione ormai dilagante intorno al principe a causa delle rivalità interne, preferisce l’esilio. Prosegue gli insegnamenti e muore lasciando in eredità i Cinque classici o Ching (Libro: dei mutamenti, delle odi, della storia, le Memorie dei riti e gli Annali della primavera e dell’autunno). Il Lun Yu è l’opera che raccoglie i dialoghi di Confucio con i discepoli, pilastro del pensiero cinese → distacco riguardo a ciò che lo spirito umano non può realmente indagare. Gli dei vanno onorati ma bisogna prenderne le distanze, essi fanno credere agli uomini di essere sotto sorveglianza, favorendo l’autodisciplina. Anche Confucio rispetta il tao, osserva la natura e si conforma ad essa e allo stesso modo non considera gli elementi della natura isolati gli uni dagli altri. Essi sono