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Riassunto del libro per esame
Tipologia: Sintesi del corso
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Antropologia delle religioni
Esperienza religiosa e tradizione
I sistemi religiosi possono essere considerati sistemi di credenze. Le concezioni religiose si esprimono in simboli, miti, forme rituali e rappresentazioni artistiche che formano sistemi generali di orientamento del pensiero e di spiegazione del mondo.
La religione è l’epistemologia di una società, il suo particolare sistema di spiegazione dell’zione di universo e delle sue componenti.
La concezione di credenza comporta una più o meno precisa implicazione emotiva e un’adesione di fede, tuttavia però questa concezione non è dimostrabile. L’ambito della credenza si identifica con quanto ogni membro di una società “sa “ o conosce delle strutture di significato che compongono la sua cultura e le sue competenze culturali.
La religione costituisce un sistema nel più ampio contesto del complesso culturale e sciale di cui fa parte e come tale può essere interpretato:
Una religione comprende una visione del mondo, un sistema delle credenze più ampiamente diffuse, specialmente quelle che sono trasmesse dalla trazione, un insieme di concezioni di ordine generale dell’esistenza che forniscono le cornici più ampie per l’interpretazione della realtà per dare significato al mondo e alla vita del mondo.
Pierre Bourdieu 1972 , teoria della pratica : come strumento per mettere in luce le interconnessioni tra religione e altri domini della vita sociale. Una pratica religiosa può influire sulla vita sociale di una comunità in vari modi.
Incorporazione : tale nozione si è affermata in antropologia grazie a Csordas, si fonda sull’assunto secondo il quale l’esperienza che l’uomo ha nel mondo viene filtrata attraverso il corpo e le rappresentazioni della realtà vengono formulate a partire da questa esperienza. In pratica gli esseri umani seguono dei modelli e programmi elaborati dalla loro cultura e in base ad essi costruiscono la propria esperienza del corpo e della realtà.
ì Il pensiero religioso sorge un base ad un senso di alterità incorporata che nasce proprio dal senso di estraneità che si prova nei confronti di alcuni aspetti del proprio sé. VI è una dimensione della religione che riguarda l’apprendimento di pratiche e di modalità di condotta che si acquisiscono agendo e interagendo in un contesto di relazioni interindividuali.
Rituali: sono azioni codificate e ripetitive che rivelano un tipo di efficacia, come ad esempio curare un malato seppellire un defunto etc. Il rituale, modalità di espressione religiosa, è interpretato come processo, performance e composto da strutture dell’esperienza.
a. (^) Sistema di pratiche e di attività individuali e sociali
b. Sistema di riferimenti simbolici e di spiegazioni del mondo.
La dimensione religiosa non può essere disgiunta dalle relazioni e le istituzioni sociali Smith, individua come elementi portanti di qualsiasi espressione religiosa due fattori:
Henri Bergson, riteneva che la religione fosse una sorta di reazione difensiva dell’uomo nei confronti della complessità della natura e della mancanza del senso dell’esistenza, la religione dà quindi all’uomo la consolazione di una protezione nei confronti dell’imprevedibilità (statica). Vi è un'altra dimensione detta dinamica che identifica con il misticismo che apre la strada alle innovazioni , alla creatività e allo slancio vitale dell’uomo.
Un sistema religioso è quindi un complesso intreccio di esperienze individuali e di forme più o meno strutturate e consolidate di creazioni collettive, un sistema di pratiche e di forme standardizzate.
Conoscenza e potere
La costruzione della conoscenza va vista come costruzione sociale e culturale e come possibilità di indagine ed esplorazione personale. La nozione che i sistemi producano conoscenza può essere messa in evidenza identificando tali sistemi come sistemi epistemici= costruzioni umane e culturali che tendono a creare un ordine attraverso il quale interpretare il mondo ed agire sulla realtà.
Ogni sistema comprende il potere : in molte società il potere è visto come un’entità autonoma rispetto all’uomo e alle sue relazioni interindividuali, una fonte di energia che esiste nell’universo indipendentemente dagli uomini e non si produce ne accumula in seguito alle loro relazioni. Esso rientra nell’ordine naturale dell’universo. Ad esso ci si deve accostare con la preghiera e la supplica
Il potere entra in gioco nel momento stesso in cui si costruisce un ordine, si elabora un universo simbolico, che rimanda a valori e a concezioni ideali. È una variabile culturale e si declina in una varietà di modi a seconda della strutture sociali e della configurazione dei rapporti interpersonali.
Che cos’è la religione?
Se i sistemi religiosi sono ritenuti epistemici rimane da capire quando un sistema epistemico è considerato religioso. La religione, ovvero la parola, l’idea e l’ambito che designa, rappresenta una creazione del tutto originale che solo l’Occidente ha concepito e sviluppato in seguito alla sua conversione al Cristianesimo.
gli antropologi hanno la verità in tasca mentre i popoli indigeni non fanno altro che riprodurre vecchi stereotipi allo scopo di promuovere interessi di parte.
Il rapporto di popoli indigeni con antropologi soprattutto in Nord America è stato costellato di forti tensioni.
La parte più sgradevole del saggio di Kuper riguarda il fatto che i popoli indigeni costituiscono una minaccia per il mondo moderno perché le linee convenzionali su cui muovono coloro che intendono giustificare le richieste dei popoli indigeni si fondano su nozioni obsolete.
Le religioni dei popoli indigeni non costituiscono una categoria particolare di fenomeni, bensì un insieme di elaborazioni culturali il cui sviluppo storico si è compiuto in modo relativamente indipendente e autonomo e che in parte è sopravvissuto fino ad oggi. Questi sistemi religiosi sono molto complessi.
Sistemi epistemici che includono riflessioni cosmologiche, sociologiche, antropologiche, teologiche etc.
Rappresentano un campo di studio di grande rilevanza.
Un’epistemologia del rispetto
esistono forme plurali di conoscenza e le religioni costituiscono una di queste forme di produzione di un sapere. lo studioso delle religioni deve tenere in considerazione il modo in cui coloro che partecipano a quella forma di religione vedono se stessi e il proprio agire nel mondo.
La religione in quanto sistema di pratiche e di orientamenti del comportamento può essere studiata con un approccio esplicativo, che tenda a metterne in luce le funzioni sociali, il legame con la struttura della società i conflitti e le tensioni. La religione come sistema di simboli si presta ad un’analisi interpretativa.
Occorre dunque una certa umiltà rispetto al proprio punto di vista e una disponibilità a riconoscere almeno in parte il punto di vista dell’altro.
Robert Segal parla di :
Smart parla del compito dello studioso delle religioni che tenta di camminare nei mocassini degli altri. Tale metafora implica il rispetto nei confronti degli altri , esso implica che si riconosca la dignità dell’altro.
La religione come la cultura è sempre qualcosa di pubblico, aperto e messo in opera e negoziato in forma collettiva.
Esplorare la complessità
L’antropologia delle religioni è sollecitata a liberarsi delle nozioni ereditate dal primitivismo del Novecento secondo cui le culture e le religioni dei popoli extraeuropei presentavano caratteristiche semplici, arcaiche, elementari e infantili.
Le religioni indigene assumo in questo caso un ruolo decisivo: per permettere una dislocazione maggiore rispetto alle grandi religioni e perché presentano esempi di sistemi religiosi in cui il ruolo dell’istituzione religiosa è molto più fluido e diffuso.
La ricerca delle forme elementari
Opera di Durkheim Les formes elemntaires de la vie rfeligieuse costituisce un vero e proprio classico, in questo lavoro egli insiste sull’opposizione scaro e profano come elemento entrale per la definizione del fenomeno religioso.
Studi sugli aborigeni australiani : essi sono rappresentano la forma più semplice di organizzazione sociale concepibile, tipica delle società antiche è la solidarietà meccanica in cui il comportamento era imposto da regole collettive che gravavano sull’intera comunità concepita come un tutto inscindibile. Il grado minimo di questa società è rappresentato dal clan.
Toteismo australiano che ritiene essere la forma più semplice di religione connessa alla forma più semplice di sistema sociale, quello basato sulla parentela.
Ogni elemento della realtà si trova collocato in un intreccio tra due principi contrapposti: il primo prende il nome di bope e include tutti i processi del cambiamento fisico, della crescita e della generazione; il secondo aroe riguarda l’aspetto immutabile e definito nelle sue forme percepibiliper i Bororo la vita umana richiede l’interazione di entrambi.
Mauss e la strada verso la complessità
Le rappresentazioni collettive non sono multivocali e non possono essere ricondotti a un senso unico conforme alla realtà.
La complementarietà tra approccio filologico e sociologico costituisce la grande originalità della sua opera.
Le società primitive sono complesse in ragione della loro storia, pertanto la storicità caratterizza tutti i fatti sociali.
Fatto sociale totale= non si tratta solo odi uno scambio economico bensì è religioso, mitologico e sciamanico poiché i capi che vi si impegnano rappresentano, incarnano gli antenati e gli dèi dei quali portano il nome. Esprime dunque la complessità e la sfaccettatura molteplice dei fenomeni sociali.
Inoltre, la magia è considerata un’istituzione sociale che incorpora un sistema di credenze e comporta delle aspettative sociale. Ne consegue che deve essere indagata a diversi livelli.
Con Mauss giunge a termine l’idea dei primitivi , una creazione dell’antropologia evoluzionista che influenza il pensiero di Durkehim. Egli mostra come le caratteristiche culturali delle società extraeuropee sono il prodotto di fattori storici e sociali.
Non è attraverso la semplificazione che si può arrivare alla comprensione dei fenomeni (forma elementare) ma piuttosto si deve postulare l’esistenza di qualcosa di più complesso e nascosto di cui si deve andare alla ricerca. L’analisi deve avanzare o cercare di risalire fino alla complessità originaria del fenomeno da studiare.
L’ordine dei simboli e il potere del disordine
La continuità del pensiero di Mauss e di Levi-Strauss è stata ampiamente sottolineata. Lèvi -Strauss ha contribuito in maniera decisiva a mostrare come il concetto di toteismo fosse una costruzione artificiosa e arbitraria e come il pensiero umano funzioni in maniera analoga in ogni società elaborando dei sistemi tassonomici per dare significato al mondo.
Opera La penseè sauvage : le rappresentazioni simboliche sono interpretate come il prodotto di un pensiero classificatorio e analogo per molti aspetti a quello scientifico. Questi popoli sono portatori di precise conoscenze del mondo naturale. Le conquiste intellettuali dell’umanità sono state rese possibili grazie alle peculiarità del pensiero selvaggio.
Opera in modo più aderente alle qualità sensibili, si mantiene più vicino al rapporto immediato dell’uomo con la natura = scienza del concreto.
Il rapporto uomo/natura e natura/cultura assumono un’importanza determinante: gli aspetti religiosi sono presi in considerazione solo dopo. Egli ignora la relazione tra religione e simbolismo da una parte, e struttura sociale vista come ordine morale dall’altra.
Tende ad enfatizzare l’aspetto di elaborazioni sistematiche e ordinate dal pensiero umano.
Diversa è Douglas, antropologa inglese, sulle nozioni di purezza e impurità e sui riti che implicano l’identificazione o l’eliminazione di ciò che è proibito, contaminante. Lo sporco si identifica con un elemento di disordine e rimanda così ad un sistema di ordinamento del mondo e della società.
La riflessione riconduce a interrogarsi sulla natura intellettuale e cognitiva dei sistemi di pensiero dei popoli indigeni e sulla loro capacità di costruire universi di significato che diano ordine al mondo. Al tempo stesso essa pone l’accento sul potere simbolico del disordine.
Attraverso le forme di disordine mentale, come i sogni, molti rituali si propongono di mettere in luce verità e poteri che sono inaccessibili al pensiero cosciente. Pertanto, postula 2 forme di religione:
La complessità dei sistemi simbolici è il punto di partenza di Turner il simbolo rappresenta un elemento entro un sistema di comunicazione, è l’unità di base del linguaggio simbolico. Esso non è però un’unità elementare. Il simbolo a differenza del segno ha sempre un lato oscuro, sconosciuto e non formulato. Il compito è quello di scoprire tale lato nascosto.
Ogni simbolo può significare molte cose e avere molteplici connessioni con altri simboli:
I simboli producono anche degli effetti emozionale e di qui che emerge il conflitto tra individuo e società.
L’analisi dei riti di iniziazione sottolinea la dialettica tra individuo e società, ponendo attenzione alla fase liminale in cui gli iniziati non sono più quello che erano e non sono ancora quello che saranno alla fine.
Tratti importanti della comunità:
Dieu d’eau (1848) è il tentativo di Griaule di restituirela narrazione di Ogotemmeli. Emerge così che i dogon possiedono un complesso patrimonio di saperi che include un sistema di segni grafici, un’astronomia di calendari, sistema numerico, un tale sapere che ingloba tutto.
Il mito viene interpretato dai dogon come storia vera , la struttura dell’insieme e le varie correlazioni e corrispondenze sono chiarite attraverso il mito che dimostra la coerenza del pensiero indigeno che si esprime nell’organizzazione sociale, familiare, economica e tecnica.
Miti essoterici , corrispondo ad una conoscenza superficiale comune alla gran parte della popolazione, quelli esoterici paralleli a questi presentano altre identificazioni più ampie.
Le opere di Griaule vennero criticate:
a. Clifford, pensava che il lavoro di Griaule era ricondotto alla situazione coloniale in cui le su ricerche vanno condotte e che va interpretato come una situazione di negoziazione tra un popolo africano sotto il dominio coloniale e uno studioso le cui posizioni a riguardo erano ambivalenti. Quindi i suoi scritti esprimono una verità negoziata.
b. Van Beek, mise in discussione la stessa attendibilità del materiale etnografico pubblicato. Uno dei puti essenziali della sua critica consiste nel fatto che la descrizione dei dogon appare come un’anomalia nella letteratura etnografica africana: un simile sistema non è mai stato rivelato da nessun altro popolo africano. Secondo Van Beek i Dogon non possiedono alcun racconto mitico vero e proprio relativo alla creazione del mondo. Infine, l’astronomia sembra non avere grande importanza nella religione.
I Dogon conoscevano Sirio come stella doppia (o tripla) su cui era organizzata anche una delle più importanti cerimonie. Però la celebrazione della cerimonia sigu venne calcolata in diversi modi e nessuna di queste contemplava le stelle. Pertanto egli pensava che fosse stato Griaule stesso a trasformare le conoscenze dei Dogon sulle stelle.
Inoltre, egli affermava che i Dogon conoscono dei miti che sono però connessi alle origini storiche dei villaggi ma non con la creazione del mondo. Non sono segreti ma fanno parte di un sapere pubblico condiviso da tutti. Non vi è quindi alcun segreto all’interno della società dogon.
Anche la nozione di nymana venne messa in discussione da Van Beek che riteneva fosse stata forgiata in base alle aspettative di Griaule riguardanti una nozione di forza vitale. Gli informatori di Beek indicavano come parallela la nozione di panga = forza fisica e muscolare.
Le critiche di Beek tendono a mostrare come vede la religione: occupazione per gli individui anziani.
La cultura attraverso gli occhi del nativo
Boas fondatore della scuola antropologica americana, la sua opera è scarsamente presa in considerazione a causa della scarsa sistematicità dei suoi lavori. L’influenza da lui esercitata nel Novecento è stata enorme.
Ricerche nell’Oregon, nella parte più settentrionale del British Columbua, in particolare nell’isola di Vancouver e nel villaggio di Fort Rupert popoli Kwakiult. Egli distingueva nel suo materiale:
Il lavoro etnografico di Boas fu reso possibile grazie al contributo di Hunt, il suo principale informatore. Egli fu in senso proprio un compagno nella collaborazione etnografica. Aveva scelto di vivere nella comunità indigena e di condividere i costumi e le attività= osservazione partecipante.
Religione, individuo e società
L’unica opera di Boas è in realtà una raccolta di testi in lingua indigena con traduzione inglese che presenta una serie di esperienze o testimoniante sul mondo religioso nativo.
definisce la religione come quel gruppo di concetti ed azioni che scaturiscono dalla relazione dell’individuo con il mondo esterno. I due punti fondamentali sono:
La linea di confine tra scienza e religione è variabile da una cultura all’altra. I concetti religiosi caratteristici delle religioni native americane vengono distinti in due categorie:
a. Quelli pertinenti all’individuo , comprendono la concezione dell’esistenza di un potere magico, qualità meravigliose, che si crede esistano
b. (^) Quelli che si riferiscono all’organizzazione sociale e alla tradizione culturale. In particolare rientra in questo campo la dimensione ritualistica della religione. La mitologia include gran parte della visione del mondo di una popolazione ma ne riflette solo in misura limitata e parziale la vita tribale e l’organizzazione sociale. Miti e rituali sono parti di un sistema culturale che si perpetua da una generazione all’altra e costituiscono i quadri di riferimento principali.
La prospettiva di Boas poneva l’accento sulla complessità : come gli elementi che influenzavano il pensiero umano fossero complicati. Lo studio dei fenomeni veniva inserito all’interno di tale problematica: l’influenza delle forme culturali sul modo in cui l’individuo agisce e rappresenta le proprie esperienze.
Sciamani e bricconi mitologici
Le concezioni di Boas trovano sviluppo nell’opera di Paul Radin la natura del fenomeno religioso è costituita da due componenti:
La violenza originaria
Girard pensava che la violenza costituisse l’elemento centrale e fondamentale di ogni comunità umana. Per allontanarla dalla comunità è necessario scaricarla, su un oggetto sostitutivo in maniera che non sia dannosa o pericolosa per l’intera umanità sacrificio. La vittima deve però essere scelta con attenzione e criterio, deve appartenere alla comunità ma in un ambito marginale. Esso serve a proteggere la comunità dalla violenza.
Quindi, la violenza viene rappresentata come sovraumana e in questo modo tenuta a distanza, allontanata grazie al sacrificio.
Soltanto nell’Antico Testamento inizia a farsi strada un pensiero anti-sacrificale che contribuisce alla modificazione del sistema rituale e religioso: prima con il passaggio dal sacrificio umano a quello animale e poi con l’istituzione della Pasqua che mette l’accento non sull’immolazione della vittima ma sul pasto comune.
Infine, abbiamo la rinuncia a qualsiasi sacrificio portato a compimento nei Vangeli. Solo con il cristianesimo si crea una censura con i miti e i riti diffusi in ogni parte del mondo.
Simile alla posizione di Girard abbiamo Burkert c he ha dedicato diverse opere all’analisi del ruolo sacrificale. Il sacrificio viene ad assumere un ruolo centrale come meccanismo di integrazione sociale e fondamento dell’ordine che governa il gruppo sociale. Nel rito sacrificale l’uomo provoca e sperimenta la morte. Nella sua ricostruzione l’umanità si troverebbe tra:
Il rituale costituisce una sorta di ponte tra questi due ambiti. Secondo la sua visione l’uccisione diventa fondamentale per l’essere umano in quanto essere sociale. Anche per Girard l’atto di uccidere è essenziale per la socialità umana, ciò in cui differisce è che per Burket è assassinio fin dall’inizio. Egli è affascinato dal tema della caccia e da come questa attività possa aver influenzato lo sviluppo della cultura umana.
La religione costituisce un’innovazione nell’evoluzione umana e fornisce alla specie un vantaggio selettivo. Il merito più grande è quello di fornire all’uomo uno strumento che consenta di superare le difficoltà nella vita: uno strumento affine al linguaggio che si colloca nella comunicazione.
La serietà della religione può essere avvicinata attraverso l’esperienza della paura. Il grande apporto è quello comunque di aiutare l’uomo a superare la dominante paura della morte.
Bloch ha proposto una teoria generale che si fonda sul legame tra religione e violenza. La violenza è essa stessa il risultato del tentativo di creare il trascendente nella religione e nella politica. I rituali creano un'altra realtà e nei riti di iniziazione viene spesso rappresentata l’uccisione degli iniziandi, la loro morte simbolica, permette loro di penetrare in questa forma di vita alternativa. Secondo Bloch le soluzioni adottate dal rituale sono politicamente insoddisfacenti.
La violenza è quindi un prodotto inevitabile nell’elaborazione della ritualità.
L’iniziazione
La presenza dei riti di iniziazione costituisce uno dei tratti distintivi dell’immagine delle religioni indigene. Si da per scontato che tali procedure implichino prove e sofferenze fisiche che lasciano segni indelebili sul corpo degli iniziati.
ES: riti per l’ingresso nel mondo degli adulti. Bloch sceglie come esempio il rito di iniziazione nella vita adulta per gli Orokaiva della Nuova Guinea: il rito è segnato dall’ingresso nel villaggio di personaggi cha hanno delle maschere terrificanti che rappresentano gli spiriti dei antenati e in particolare dei defunti del villaggio. Assalgono i bambini mentre i genitori pregano che non vengano uccisi.
Dopo un periodo di reclusione nella capanna iniziatica i giovani ritornano nella villaggio trasformati: se nella fase iniziale vengono cacciati dagli spiriti come se fossero animali selvatici, ora, si presentano come cacciatori e uccisori dei maiali. Da prede a cacciatori (da maiali a spiriti).
Egli vede una forma di creazione dell’ordine basata sulla violenza che a sua volta si proietta come violenza di rimbalzo.
Altri autori hanno sostenuto che questi fenomeni si inseriscono in una categoria più ampia di modalità di rituali di costruzione dell’essere umano che hanno la funzione di assicurare cerimonialmente la transazione sociale dell’adolescenza l mondo adulto. Questa esigenza di seconda rinascita è stata definita antropo- poiesi: la necessità di avviare meccanismi di modellamento e di trasformazione dell’essere umano è una caratteristica di ogni società.
Tale modalità di transazione può assumere valenze e forme diverse. Molto spesso i riti di passaggio sono anche occasioni per stringere alleanze, per ampliare la rete di relazioni sociali e politiche.
Il sacrificio e la caccia
esso è essenzialmente espressione di violenza e tale violenza si annida nel cuore stesso del fenomeno religioso. Si presenta sotto una grande varietà di aspetti e di configurazioni.
Un tema ricorrente è quello di identificazione di colui che offre il sacrificio con la vittima:
■ Tra i Neur si riscontra l’idea di un’equivalenza tra uomini e bestiame, e l’unico piano in cui vi è qualcosa che possa chiamarsi equivalenza è quello dove uomini e animali sono cose dello stesso ordine. Secondo Bloch le prove a sostegno della presenza di una forma di auto-identificazione con la vittima sembrano preponderanti e strettamente collegate all’idea del sacrificio come dono.
■ Dinka, Bloch osserva come questo popolo del Sudan tenda a stabilire una stretta connessione tra uomini e bestiame, essi concepiscono una natura duplice dell’essere umano composto al tempo stesso di una forza vitale e fertilità che li unisce al bestiame e da una dimensione che si manifesta nella parola. Il sacrificio si configura come una rappresentazione del cosmo: la vittima intera corrisponde alla solidarietà unitaria degli esseri umani nella loro comune relazione con il divino, mentre la divisione della carne corrisponde alla differenziazione sociale delle persone e dei gruppi che vi prendono parte.
Tra i popoli della costa pacifica della British Columbia, così come tra i popoli della Pianure nordamericane, erano diffuse forme cerimoniali durante le quali i guerrieri mostravano il proprio coraggio, l’insensibilità al dolore fisico, e un’incontenibile aggressività.
ES: popoli amerindiani delle Pianure avevano elaborato un complesso simbolismo guerriero incentrato sulla figura del lupo, per assumere le caratteristiche del predatore selvaggio e potente e del cane , che esprimeva la possibilità di acquietare la condotta aggressiva e anti-sociale.
Credenze e razionalità
Il principale teorico che si è posto il problema dell’esistenza di forme alternative di pensiero è stato Levy-Bruhl: la vita mentale degli esseri umani è dominata da rappresentazioni collettive intese come il prodotto di un determinato ambiente sociale e di specifiche istituzioni sociali. Queste rappresentazioni sono stati complessi che includono sentimenti, emozioni o passioni riguardo l’oggetto rappresentato.
Riteneva che il pensiero dei popoli primitivi fosse diverso da quello moderno e caratterizzato da un aspetto prelogico e mistico. Questo pensiero non è quindi trasparente all’osservatore.
oggi questo autore è considerato un autore inattuale e da evitare. Ad egli è stato rimproverato di aver sottolineato in modo indebito una differenza radicale tra pensiero moderno e quello dei popoli extraeuropei.
Boas, ha sottolineato come il pensiero sia influenzato dalla lingua e dalle sue forme grammaticali che svolgono un ruolo determinante nella formazione di classificazioni e di categorie semantiche, sono un prodotto automatico derivato dall’uso del linguaggio.
Il discorso religioso si riferisce spesso a molteplici piani della realtà e non può essere ridotto alla semplice espressione figurativa o analogica. Esso a volte può avanzare argomentazioni che sono contrarie al senso comune o all’esperienza empirica.
Meccanismi cognitivi
I partecipanti a un sistema religioso utilizzano modelli cognitivi impliciti nel sistema religioso per confrontarsi con il mondo e con i problemi che esso presenta.
Teoria cognitivista di Lawson e McCauley: il discorso religioso è il prodotto di un equipaggiamento cognitivo fondamentale comune a tutti gli esseri umani e non richiede il ricorso a forme di pensiero alternative o a processi diversi che ordinano la vita quotidiana di ciascuno. Il loro modello stabilisce che l’agente sovraumano costituisce la base di ogni sistema di rappresentazione religiosa
Guthrie, ritiene che le rappresentazioni antropomorfe, cioè la tendenza di attribuire caratteristiche umane e personali al mondo non-umano, siano spontanee e naturai per il pensiero umano. Egli ritiene che l’antropomorfismo sia una conseguenza delle modalità operative del nostro sistema cognitivo.
Boyer, ritiene che gli elementi che compongono la maggior parte dei sistemi religiosi non siano altro che memi (unità della cultura che si trasmettono come i geni da una generazione all’altra, permettono agli individui di comportarsi in un certo modo).
Pertanto, il pensiero religioso è riconducibile, secondo i cognitivisti, a meccanismi di funzionamento comuni a tutte le menti umane e non ne costituisce una specifica componente ma soltanto un effetto collaterale, una conseguenza secondaria.
Il ricorso alla magia va ricercato in una carenza di conoscenze empiriche e tecniche volte a risolvere i problemi quotidiani.
Il declino della magia avvenne in concomitanza con la crescita delle scienze naturali e sociali.
Tuttavia, fu l’abbandono della magia che rese possibile lo sviluppo della tecnologia.
Una conseguenza dell’approccio cognitivo ai sistemi religiosi è quello di restituire il potere alla scienza.
Il mondo religioso è popolato da tutti gli oggetti che compongono il mondo ordinario ma anche da entità esclusive del mondo religioso.
Ciò che mostra l’angelo dei sogni
In molte culture indigene i sogni vengono visti come una fonte di conoscenza e di orientamento. Spesso si invita ogni singolo individuo a cercare un messaggio trasmesso attraverso sogni o visioni.
Basso ha osservato come l’esperienza del sogno sia ritenuta strettamente connessa con la vita futura del sognatore.
Tra i Kapalo del Brasile, la comparsa di esseri sovraumani e potenti durante il sogno offre l’opportunità di acquisire diretta conoscenza di questi esseri, che la persona può utilizzare nelle proprie attività sociali. Così i sogni forniscono la conoscenza individuale della realtà spirituale che si combina con la conoscenza comune che forniscono i miti sulla natura della realtà spirituale Kracke.
Nelle culture tradizionali delle Pianure, i sogni venivano considerati la principale fonte di conoscenza e di potere. L’episteme, rappresenta un sistema di conoscenze condiviso dall’individuo e dalla comunità.
L’atto del sognare suggerisce di per sé la nozione o la possibilità di una moltiplicazione delle componenti della personalità. La nozione stessa del sé risulta ambigua, in modi che sembrano mettere in crisi la nozione dell’unità e integrità del sé così come viene concepita dal pensiero occidentale.
Molte forme di possessione presentano delle funzioni terapeutiche., durante la possessione vengono messi in gioco degli aspetti della psiche che non compaiono nelle dinamiche dell’attore quotidiano: il comportamento è spesso stereotipato e definito.
Le concezioni africane della persona possono dunque attribuire a spiriti e divinità il compito di rappresentare un altro ordine di realtà.
■ Makuna dell’Amazzonia , ogni forma materiale e ogni attività pratica hanno la propria controparte nel mondo degli he. Gli spiriti delle piante, degli animali e degli esseri umani possono prendere una varietà di forme e penetrare in tal modo nelle diverse sfere del mondo della vita, manifestandosi come differenti classi di esseri. Compito dello sciamano è quello di regolare questo flusso di energia vitale e assicurare la riproduzione ordinata delle diverse categorie. Il rapporto tra umani e animali richiede l’intervento dello sciamano per regolare gli scambi e le interazioni tra due ambiti distinti ma al tempo stesso intrecciati.
Gli umani si nutrono attraverso il processo di benedizione del cibo che trasforma le persone-animali in cibo commestibile e affermano in tal modo la propria umanità.
Questi esempi testimoniano come i sistemi di descrizione del mondo siano articolati strumenti per interpretare la realtà e per ordinarie e guidare gli interventi dell’uomo sulla realtà. Gli esseri umani individuano luoghi e aspetti del territorio per creare dei punti di contatto tra la dimensione umana e quella non umana.