






Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
riassunto dettagliato del libro di Comba
Tipologia: Dispense
1 / 12
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!







In offerta
I sistemi religiosi sono sistemi di “credenze”: visione religiosa del mondo attraverso rappresentazioni complesse quali simboli, rituali, rappresentazioni artistiche generano una vera epistemologia della società e del mondo. N.B. credenza F 0 E 0supremazia cognitiva e a-scientificità concettuale. La religione può essere intesa come una struttura profonda che regola e ordina le sovrastrutture oppure come un riflesso delle istituzioni sociali (Evoluzione di Dio), gli studi antropologici non potranno mai fornire teorie omogenee e solide, perché la religione ha sempre una marginalità di incertezza dettata sia dal mistero che la avvolge sia dalle interpretazioni antropologiche che sono soggettive come le esperienze emotive delle persone (camminare con i suoi stessi mocassini). Smith pone l’accento sulla pratica religiosa, suggerendo come la religione fosse costituita da ideano verbalizzate incorporate che prendevano forma nella pratica, lo stesso Bourdieu conia la teoria della pratica, spiegando le interconnessioni tra vita religiosa e sociale ; Csordas conia invece il termine incorporazione e spiega come essa sia il motore che spinge a fare esperienze in ambito religioso e come esso muti, attraverso l’esperienza, il corpo umano attraverso l’incorporazione dell’estraneità (condizionamento culturale). Secondo alcuni antropologi, è meglio soffermarsi sulle pratiche rituali (azioni ripetitive che hanno una determinata efficacia) piuttosto che sulla def. Di religione secondo KOLAKOWSKY, in quanto è un termine così ampio come Arte, politica, che non esiste una definizione corretta ed esaustiva: o dicono troppo o troppo poco. Geertz definisce la religione come un sistema culturale composta da concezioni circa l’ordinamento del mondo e da un insieme di stati d’animo (ethos) orientati da ideali morali. Entrambe le componenti (il significato e pratiche) non sono rigide ma flessibili perché con il variare del tempo e della cultura cambia la concezione e la pratica dei sistemi religiosi. Cantwell ha individuato come elementi di qualsiasi espressione religiosa la fede personale e la tradizione culturale: la prima è l’incontro con la sacralità e con il più grande rispetto al quotidiano, il secondo invece cristallizza la fede in forma materiale attraverso la cultura delle generazioni precedenti tramandate alle nuove. Bergson parla di religione come quella reazione difensiva rispetto alla complessità del mondo, una macchina che fabbrica gli dèi e può essere statica che richiama quanto detto (epistemologia) o dinamica identificata con il misticismo che apre la strada alle innovazioni, allo slancio vitale. La religione produce conoscenza rispetto ai saperi (del mondo, sull’esistenza, sul destino…) e ai saper fare (modalità attraverso le quali agiamo nella vita quotidiana). Un sistema religioso è un complesso intreccio di esperienze individuali e di forme strutturate e consolidate di creazioni collettive, un sistema di pratiche, di significati e di concetti in continua trasformazione. Stretto legame tra religione e potere sia nelle società prive di Stato nelle quali ci si deve accostare al potere con la preghiera per una ricerca di visione, sia nelle società con un sistema politico autonomo, dove avviene la
legittimazione del potere per un ordine sociale, la religione e il potere politico hanno l’autorità di influenzare e controllare il comportamento dell’uomo. Se i sistemi religiosi sono epistemici (=produce conoscenza) bisogna definire allora quando un sistema epistemico è religioso quindi urge ricercare una definizione di religione perché la sfera emotiva, personale e rituale possono trovarsi in sistemi che non appartengono alla sfera religiosa. La religione deriva dall’ambito cristiano Occidentale per identificare l’assolutezza dell’esistenza di un unico dio, il termine “religioni” che deriva dal termine religio sta a indicare più una caratteristica interiore che una pratica oggettiva (-> natura etnocentrica del termine). È stato tentato di sostituire la parola religione con fede ma con scarso successo perché non in tutte le religioni esiste la componente fideistica come nucleo centrale della pratica e dell’esperienza religiosa. Una tradizione piuttosto consolidata tende a definire la religione in termini funzionalistici nel contesto sociale, Haviland definisce religione come insieme di credenze e modelli comportamentali attraverso i quali le persone trovano soluzioni a problemi che non possono essere risolti con conoscenze empiriche, Harris la identifica come sovrastruttura di componenti politiche ed economiche. Molti studiosi convergono con la definizione di Geerz: sistema di simboli che opera stabilendo profondi e durevoli stati d’animo e motivazioni negli uomini per mezzo della formulazione di concetti di un ordine generale dell’esistenza e del rivestimento di questi concetti con un’aura di concretezza tale che gli stati d’animo e le motivazioni sembrano realistici. Bowen ritiene che l’elemento comune ai fenomeni studiati sia l’idea che ci sia qualcosa di più nel mondo rispetto a ciò che vediamo e Pals la descrive come credenze e atteggiamenti coerentemente correlati a un ambito soprannaturale. La religione è una categoria priva di divisione tra ciò che è religione e ciò che non lo è e quindi è impossibile stabilire un criterio per l’inclusione o l’esclusione di un determinato fenomeno da questa categoria. L’errore di molti studiosi è stata quella di considerare la complessità della religione di un popolo come il riflesso della complessità dell’organizzazione sociale. Le forme arcaiche di religione sono tutt’altro che semplici perché sono intrisi di credenze, significati, interpretazioni, e culture che sono così lontani da noi che considerarli primitivi significa ridurre in maniera superficiale il complesso senza poterlo comprendere F 0 E 0studi etnografici (incorporazione F 0 E 0 camminare nei mocassini degli altri). Emerge un forte contrasto tra l’autorappresentazione dei popoli indigeni rispetto alle loro pratiche religiose e la rappresentazione di studiosi che osservano analiticamente le loro pratiche e la loro cultura. Questo accade per due motivi:
semplici delle forme più sviluppate, la loro complessità è solo di natura diversa”. A garantire la complessità basta la storia che lega e influenza i comportamenti e la cultura di quel determinato popolo, proprio dalla storicità mauss conia il termine fatto sociale totale: come il Potlatch descritto da Boas che non si presenta come un semplice scambio economico. Il fatto sociale totale esprime la complessità e la sfaccettatura molteplice dei fenomeni sociali. Levi-Strauss mostra come il pensiero umano funzioni in maniera analoga ad ogni società grazie alla sua opera il pensiero selvaggio, legato culturalmente e storicamente a un determinato approccio e unione uomo/natura. Invece per quanto riguarda la religione egli la definsice come <
contrappone all’ordine e alla rigidità della struttura sociale apparendo come uno svincolamento dalla fissità delle categorie. Per Turner il disordine ha un potere creativo e il rituale (disordine che porta ad un nuovo ordine) non ritrae una forma dualistica tra ordine e disordine ma riporta proprio alla trasformazione dell’ordine. Pensiero religioso come modalità di confronto con il mondo.
Griaule si è sempre chiesto l’origine profonda della cosmologia della popolazione Dogon, nel Sudan francese, Ogotemmeli , dopo essersi confrontato con gli anziani convoca Griaule per fornirgli la conoscenza propria degli anziani sulla loro cultura: il concetto profondo di nyama, una sorta di principio mistico di un’energia inconscia e impersonale ripartita in tutti gli esseri viventi (uomini, animali o vegetali), esseri sovrannaturali, cose, oggetti e tutti i frutti associati alla natura. Q m, uesta è un’energia dinamica, ovvero alla morte della persona questa passa dall’animo di un essere umano all’altro per farne il suo nani (colui che offre sacrifici e dalla cui regolarità dipende la continuità dell’anima dello scomparso). Il sacrificio per questa cultura è un meccanismo da comprendere perché nel sacrificio si libera il nyama della vittima per fissarlo su un’altra persona o amuleto. Dalle rivelazioni di Ogotemmeli si scopre la cosmologia Dogon e alcuni tratti importanti sono: l’acqua come emblema di forza vitale e fondamento di tutto ciò che esiste, la parola come simbolo dell’ordine del mondo, di riorganizzazione del mondo e di fertilità della donna, dualità fondamentale dell’essere umano, l’anima è al tempo stesso maschile e femminile. Si scopre così che la cosmologia dei dogon è basata su un complesso patrimonio di saperi, che include un sistema di segni grafici, astronomia, sistemi numerici, saperi di ogni ambito. Il rapporto tra loro e Dio è fondato su sistemi di miti e simboli coerenti tra di loro che spiegano la connessione tra l’ordine del mondo e l’energia impersonale che dà vita al mondo stesso. Clifford critica le ricerche di Griaule perché ritiene che il controllo mediatico di informazioni circa la cultura e la nascita dei dogon sia da accreditare proprio a quest’ultimi (ovvero i Dogon avevano il controllo sul tipo di informazione che rendevano accessibile a Griaule), mentre van Beek mette in discussione il metodo e lo stile di ricerca ma soprattutto l’attendibilità del materiale etnografico pubblicato. Le critiche si concentrano sul ruolo del mito e della mitologia, sull’importanza attribuita al mondo religioso (lui ritiene che non abbia una fondamentale importanza nella vita sociale ma è vista come una sorta di opzione occupazionale degli anziani) sul simbolismo e sui sistemi di classificazione su cui si regge la cultura (che lui ritiene frammentato e poco coerente), sul concetto di nyama e sul rapporto tra religione e organizzazione sociale. Secondo van Beek infatti i Dogon non possedevano alcuna cosmologia. Franz Boas conduce le sue ricerche etnografiche valorizzando la trascrizione fedele e minuziosa degli indigeni, infatti distingueva una descrizione fatta con materiale grezzo ma ottenuto direttamente dai nativi,
malevolo, è un essere ridotto al suo sé primitivo e non conosce alcun principio di ordine. Egli nasce in maniera isolata dal mondo terreno ma con il tempo egli si evolve, diventando consapevole di sé e del mondo che lo circonda. Nel corso del ‘900 l’autobiografia indigena è divenuta un vero e proprio genere letterario; ma in che misura queste opere possono essere considerate come voci che provengono da un diverso universo culturale e fino a che punto invece sono state deformate, modificate, modellate e adattate al mezzo espressivo? Per affrontare almeno in parte questo problema è opportuno prendere in considerazione una delle più note autobiografie: Un indigeno chiamato Black elk (alce nero) nel 1931 in Lakota incontra per caso lo scrittore Neihardt, il quale si trovava òì per scrivere un libro sulla vita del West: Black gli racconta tutta la sua vita, partendo dalla visione fatta a nove anni circa gli Spiriti del tuono , il libro anni dopo fece scalpore perché si venne a sapere che Black Elk nel 1904 fu battezzato come cristiano e tale dettaglio era stato omesso. Tale omissione è stata interpretata come una manipolazione verso lo scrittore. Tuttavia la sua storia è caratterizzata da: visione avuta a nove anni, viaggio in Europa che apre gli occhi di Black Elk sulla complessità del mondo al di fuori del suo mondo, adesione al cristianesimo, con successiva attività di predicatore, e incontro con Neihardt che gli dà la possibilità di ricostruire la propria vicenda e di tra smettere la sua memoria. Il suo racconto era finalizzato a passare i suoi poteri all’ascoltatore, a qualcun altro che potesse esercitarli al meglio per il futuro della sua gente.
Si pensa che i germi della violenza si annidino in molte religioni soprattutto verso chi si oppone alle linee guida della stessa religione, tuttavia esistono anche in ogni religione versi di pace e di coesistenza tra popoli, quindi non è attraverso una esegesi (interpretazione critica dei testi sacri finalizzata alla comprensione del loro significato) che si può risolvere il problema della violenza nella religione. La violenza è parte integrante del genere umano, l’uomo si pone il problema di come poterlo controllare e di evitarne e conseguenze distruttive per la convivenza e la sopravvivenza del nucleo sociale. Secondo Girard la società primitiva è una società prima di sistema giudiziario e quindi aperta al possibile incremento della violenza che compromette la stabilità del gruppo sociale. La violenza in questo caso verrà percepita in forma disumanizzata ovvero sotto le parvenze ingannevoli del sacro, ovvero tutto ciò che l’uomo domina con tanta maggior sicurezza quanto più l’uomo si crede capace di dominarlo (es. tempeste, epidemie…). È la violenza che costituisce il vero cuore e l’anima segreta del sacro. Per allontanare la violenza dalla società è necessario canalizzarla altrove e questo è il meccanismo principale del sacrificio : le vittime sacrificali (doveva essere scelta con criterio: appartenente alla comunità ma in un ambito relativamente marginale come schiavi, bambini…) convoglia su di sé la violenza che dovrebbe ricadere sull’intera comunità. Nel mondo greco antico le vittime sono considerati come pharmakos (vittima che veniva
allontanata dalla collettività portando con sé tutti i mali), bloccano il ciclo di violenza e di vendetta, che reitera incessantemente la prima, rimettono ordine nel sistema sociale, affinchè quest’ultima non sia danneggiata. Burkert nell’opera “ homo necans ” sostiene che il cacciatore scarica il proprio senso di colpa, generato dalla necessità di uccidere per nutrirsi e sopravvivere, ritualizzando l’uccisione in forma di rito sacrificale (sacrificio ≠ caccia). Il sacrificio viene così ad assumere un ruolo centrale come meccanismo di integrazione sociale e fondamento dell’ordine che governa il gruppo sociale. Girard è interessato ai tentativi dell’uomo di canalizzare la violenza mentre Burkert è interessato al tema della caccia, come azione di violenza in/per un processo rituale. Tuttavia per entrambi gli autori la violenza ha a che vedere con il rapporto disordine/ordine, è essenziale per la socialità umana e nasce dai primitivi istinti dell’uomo. Bloch : vi è un indissolubile legame tra violenza e religione la violenza, quest’ultima è il risultato del tentativo di creare il trascendente nella religione e nella politica. -> iniziazione degli Orokaiva : -fase liminale dei giovani (fase tra adolescenza e adultità), - bambini cacciati da “spiriti” giunti dalla foresta, - morte simbolica degli iniziati in cui divengono spiriti, - reclusione nella capanna iniziatica nella foresta dove gli vengono esposte le conoscenze degli anziani e sono chiamati a rispondere a numerose prove, - ritornano nel villaggio come cacciatori adulti F 0 E 0simbolismo rituale (l’uomo è sia preda nel villaggio, sia cacciatore nella foresta). Vedi anche pratiche di uccisione di maiali e di demarcazione di nuovi confini a fine guerra tra villaggi. Bloch vede una forma di creazione dell’ordine basata sulla violenza; il fondamento dell’azione rituale è una forma generale di comprensione della vita, parte innata dell’uomo e prodotto dell’interazione tra esseri umani.
Tuttavia l’aspetto grammaticale non può essere una risposta esaustiva sebbene il discorso religioso si riferisce spesso a molteplici piani della realtà, visibili e non visibili, e non può essere ridotto alla semplice espressione figurativa o analogica. Unisce realtà osservabili con realtà invisibili creando contraddizioni nel pensiero comune, poiché il soprannaturale trascende l’esperienza ordinaria e il ragionamento. Le asserzioni contenute nei discorsi religioni non sono passibili di verifica empirica e i partecipanti al sistema religioso utilizzano modelli cognitivi, impliciti al proprio sistema, per confrontarsi con il mondo e con i problemi di spiegazione. Le teorie cognitiviste (Lawson e McCauley) ritengono che i sistemi religiosi includano modelli cognitivi, accessibili condivisibili e rappresentabili da tutti, capaci di spiegare il mondo. I rituali religiosi si fondono quindi da rappresentazioni cognitive ordinarie (rappresentazione dell’azione comune all’essere umano che ammettono la presenza del sovrumano). Tale concezione costituisce la base di ogni sistema di rappresentazione religiosa. Un esempio è il pensiero antropomorfico : dare caratteristiche umane al sovraumano; meccanismo cognitivo fondamentale nella costruzione di un discorso religioso che permette di porre la religione su un piano di comprensione accessibile all’uomo. Boyer : la spiegazione delle credenze e dei comportamenti religiosi si trova sul funzionamento della mente di ogni essere umano (non solo le menti religiose). Egli ritiene che gli elementi che compongono la maggior parte dei sistemi religiosi (credenze, norme, emozioni…) non siano altro che memi (=unità di cultura che si trasmettono come i geni da una generazione all’altra) aventi la qualità di esseri forniti di un efficiente sistema di istruzione per la loro copiatura da parte degli esseri umani. I concetti religiosi non sono solo basati su meccanismi cognitivi comune e su processi spontanei della mente come l’antropomorfismo, ma contengono anche caratteristiche controintuitive (vanno contro le reali qualità dell’essere umano: non mangiano, non muoiono, possono volare, cambiare forma…) che caratterizzano gli esseri sovraumani come possessori di informazioni rilevanti sulla vita umana di cui gli esseri umani comunemente non dispongono, e capaci quindi di aiutare l’umanità, di causare danni come di evitarli, basandosi sull’esecuzione collettiva di alcuni rituali (es. la montagna nella comunità di Aymara nelle Ande). La religione quindi viene identificata come un sottoprodotto dei sistemi cognitivi umani e tale branca della psicologia spiega che le nozioni religiose risiedono in meccanismi di funzionamento comune a tutte le menti umane, ma di cui gli individui non sono consapevoli. Rimane da spiegare il processo di trasformazione di un sistema di concezioni religiose come la scomparsa graduale del pensiero magico e delle credenze mistiche: Magia F 0 E 0Scienza F 0 E 0Malinowski spiega che la causa principale al ricorso della magia va ricercata in una carenza di conoscenze empiriche e tecniche necessarie a risolvere i problemi quotidiani. La scienza e la tecnologia rendono superflua la magia : più si ha il controllo delle problematiche del quotidiano meno si deve far uso di dispositivi magici. In effetti nel
1500/1600 la magia vede il suo declino con l’avanzamento degli studi scientifici e delle sue rivoluzioni. Paradosso: La magia perse d’importanza in Inghilterra ancora prima degli avanzamenti scientifici; fu l’abbandono della magia a rendere possibile lo sviluppo scientifico e non il contrario. Guthrie : le rappresentazioni antropomorfiche del pensiero religioso costituiscono modelli complessi di descrizione della realtà e il pensiero religioso non si limiti a esprimere alcuni processi cognitivi fondamentali ma costituisce anche un terreno in cui i processi cognitivi umani vengono utilizzati e manipolati al fine di ottenere una visione più ampia e complessa della realtà in cui vive. Il mondo religioso è infatti dotato di una complessità addizionale poiché è popolato da tutti gli oggetti del mondo ordinario ma anche dalle entità che sono unicamente postulate dal discorso religioso. L’importanza degli stati non ordinari di coscienza (sogni, visioni, trance, possessioni…) presente soprattutto nelle forme di religiosità indigena, suggerisce una visione più plasmabile e creativa del rapporto fra processi cognitivi e discorso religioso. Taylor aveva una visione semplicistica secondo cui gli stati non ordinari di coscienza servivano a spiegare l’esistenza dell’ anima , in quanto in tale occasioni si avevano visioni future, i sogni come una fonte di conoscenza e di orientamento, tali stati quindi servono per conoscere meglio e spiegare le nozioni relative al sé e al rapporto con il mondo. Basso: l’esperienza del sogno è vissuta come connessione con la vita futura. Un contatto riuscito con un essere potente è di grande importanza per la persona che ha frequentemente queste esperienze perché dopo un periodo di apprendistato può diventare sciamano (comunità dei Kalapalo in Brasile), ovvero colui che è caratterizzato da conoscenza ottenuta appunto dagli esseri potenti. Possessioni spiritiche come guarigione da una malattia fisica o sociale -> la malattia costituisce spesso uno dei numerosi linguaggi che la possessione utilizza per rappresentare una condizione altra rispetto alla vita quotidiana (violenza strutturale; tarantismo). La possessione può avere diverse forme di espressione e ognuna di esse rivelano anche specifiche modalità di concepire l’uomo e la persona, i meccanismi che operano nell’animo umano che a loro volta sono alla base di diverse modalità di comprensione di sé. Come osserva Bowie il termine sciamanismo viene impiegato in maniera vasta con riferimenti a fenomeni differenti senza alcun tipo di legame tra di loro. Elementi dello sciamanismo ( Wallis ):