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Antropologia delle religioni. Un'introduzione, E. Comba, Sintesi del corso di Antropologia della Religione

Riassunto del testo Antropologia delle religioni

Tipologia: Sintesi del corso

2019/2020

Caricato il 30/05/2020

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alessia-santoro-13 🇮🇹

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ANTROPOLOGIA DELLE RELIGIONI – ENRICO COMBA
CAPITOLO 1
Le concezioni religiose si esprimono in simboli, in miti, in forme rituali e rappresentazioni artistiche che
formano sistemi generali di orientamento del pensiero e di spiegazione del mondo, di valori ideali e di
modelli.
Sistemi religiosi sistemi di credenze = si identificano con la dimensione ideologica della cultura nel suo
complesso, con la conoscenza delle cose che si crede esistano nel mondo, delle loro proprietà e delle regole
che ne sottendono l’ordinamento e la manipolazione. Le credenze si rivelano come affermazioni sul mondo
che non sono supportate da evidenza empirica e che sono condivise dai membri di un determinato gruppo
sociale (diverso dall’osservatore), quindi rappresentano più che altro delle competenze culturali.
RELIGIONE = SISTEMA :
1. Modello di ispirazione linguistica di Lévi-Strauss: Inteso come manifestazione di particolari
strutture profonde che ne regolano e organizzano la formazione e l’articolazione.
2. Modello elaborato dalla scuola di Durkheim: inteso come riflesso o duplicazione di un altro
sistema, quello delle relazioni e delle istituzioni sociali.
modelli che hanno contribuito allo studio dei fenomeni religiosi.
MA i sistemi religiosi sono complessi e presentano una composizione molteplice e differenziata.
Teoria della pratica (Bourdieu)
Analizzare la dimensione pratica, rituale della religione rispetto agli aspetti teologici, mettere in luce come
la religione può influire sulla vita sociale di una specifica comunità.
Concetto di incorporazione = l’esperienza che l’uomo ha del mondo viene filtrata attraverso il corpo e le
rappresentazioni della realtà vengono formulate a partire da questa primaria esperienza, attraverso modelli
elaborati dalla propria cultura e in base ad essi viene costruita l’esperienza del corpo e della realtà.
dimensione della religione che riguarda l’apprendimento di regole pratiche e di modalità di condotta che
si acquisiscono non tanto attraverso le istruzioni verbali e dottrine, ma agendo e interagendo in un contesto
di relazioni inter-individuali.
SISTEMI RELIGIOSI = sistema di pratiche e di attività individuali e sociali + sistema di riferimenti simbolici e
di spiegazioni del mondo sistema composito e dinamico in cui la tradizione rappresenta un elemento di
ordine, continuità e relativa stabilità, mentre l’esperienza personale porta l’innovazione, il cambiamento e
la creatività (pensiero di Bergson statica/dinamica).
Un sistema religioso è quindi un complesso intreccio di esperienze individuali e di forme più o meno
strutturate e consolidate di creazioni collettive, un sistema di pratiche e di forme standard e un sistema di
significati e di elaborazioni concettuali in continua trasformazione e moltiplicazione.
Dimensione del potere
Potere = visto come un’entità autonoma rispetto all’uomo e alle sue relazioni interindividuali, una fonte di
energia che esiste nell’universo indipendentemente dall’uomo.
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ANTROPOLOGIA DELLE RELIGIONI – ENRICO COMBA

CAPITOLO 1

Le concezioni religiose si esprimono in simboli, in miti, in forme rituali e rappresentazioni artistiche che formano sistemi generali di orientamento del pensiero e di spiegazione del mondo, di valori ideali e di modelli. Sistemi religiosi  sistemi di credenze = si identificano con la dimensione ideologica della cultura nel suo complesso, con la conoscenza delle cose che si crede esistano nel mondo, delle loro proprietà e delle regole che ne sottendono l’ordinamento e la manipolazione. Le credenze si rivelano come affermazioni sul mondo che non sono supportate da evidenza empirica e che sono condivise dai membri di un determinato gruppo sociale (diverso dall’osservatore), quindi rappresentano più che altro delle competenze culturali. RELIGIONE = SISTEMA :

  1. Modello di ispirazione linguistica di Lévi-Strauss : Inteso come manifestazione di particolari strutture profonde che ne regolano e organizzano la formazione e l’articolazione.
  2. Modello elaborato dalla scuola di Durkheim : inteso come riflesso o duplicazione di un altro sistema, quello delle relazioni e delle istituzioni sociali.  modelli che hanno contribuito allo studio dei fenomeni religiosi. MA i sistemi religiosi sono complessi e presentano una composizione molteplice e differenziata. Teoria della pratica (Bourdieu) Analizzare la dimensione pratica, rituale della religione rispetto agli aspetti teologici, mettere in luce come la religione può influire sulla vita sociale di una specifica comunità. Concetto di incorporazione = l’esperienza che l’uomo ha del mondo viene filtrata attraverso il corpo e le rappresentazioni della realtà vengono formulate a partire da questa primaria esperienza, attraverso modelli elaborati dalla propria cultura e in base ad essi viene costruita l’esperienza del corpo e della realtà.  dimensione della religione che riguarda l’apprendimento di regole pratiche e di modalità di condotta che si acquisiscono non tanto attraverso le istruzioni verbali e dottrine, ma agendo e interagendo in un contesto di relazioni inter-individuali. SISTEMI RELIGIOSI = sistema di pratiche e di attività individuali e sociali + sistema di riferimenti simbolici e di spiegazioni del mondo  sistema composito e dinamico in cui la tradizione rappresenta un elemento di ordine, continuità e relativa stabilità, mentre l’esperienza personale porta l’innovazione, il cambiamento e la creatività (pensiero di Bergson statica/dinamica). Un sistema religioso è quindi un complesso intreccio di esperienze individuali e di forme più o meno strutturate e consolidate di creazioni collettive, un sistema di pratiche e di forme standard e un sistema di significati e di elaborazioni concettuali in continua trasformazione e moltiplicazione. Dimensione del potere Potere = visto come un’entità autonoma rispetto all’uomo e alle sue relazioni interindividuali, una fonte di energia che esiste nell’universo indipendentemente dall’uomo.

La religione e il potere politico hanno l’autorità di influenzare e controllare in misura significativa il comportamento delle persone e spesso la religione assume il compito di fornire sostegno e legittimazione al sistema politico.  il potere non è più una forza imprevedibile e inafferrabile che pervade l’universo, ma è una forza incarnata in istituzioni umane. Secondo Gauchet la religione nella sua forma più pura è da ricercare in quel mondo antecedente lo Stato, sopravvissuto solo in alcune aree del mondo; lo sviluppo successivo delle religioni nel corso della storia ha messo in discussione il religioso e ha condotto al disincanto del mondo. Il potere entra in gioco nel momento stesso in cui si costruisce un ordine, si elabora un universo simbolico che rimanda a valori e concezioni ideali. Ma il potere non è un dato universale, è una variabile culturale e si declina in varie modalità a seconda delle strutture sociali dei rapporti interpersonali. Ogni definizione della religione deve essere, fino ad un certo punto, arbitraria e per quanto si tenti di far in modo che sia conforme all’impiego attuale della parola nel linguaggio comune, molte persone riterranno che tale definizione comprenda troppo, o troppo poco, o entrambe le cose  difficile giungere ad una definizione di religione che sia accettata da tutti. Alcune definizioni tratte dai manuali di antropologia culturale e sociale:  Religione in termini funzionalistici, ossia in base alle funzioni che svolge nel contesto sociale; il pensiero religioso traduce quindi le forze incontrollabili della natura in entità simboliche, le quali possono essere affrontate attraverso rituali.  Religione come un insieme di credenze e modelli comportamentali attraverso i quali gli esseri umani si confrontano con problemi che non possono essere risolti applicando le conoscenze tecnologiche o empiriche (Haviland)  Religione come sistema di simboli che opera stabilendo profondi, diffusi e durevoli stati d’animo e motivazioni negli uomini per mezzo della formulazione di concetti di un ordine generale dell’esistenza, concretizzando tali stati d’animo e motivazioni in modo che sembrino realistici (Geertz)  critica di Asad: afferma che una definizione trans-storica ossia comparativa e universale della religione non è efficace.  Religione come interazione istituzionale con esseri sovraumani che rappresenta il rapporto personale con l’ambito meta-empirico.  impossibilità di trovare una definizione monotetica , ossia una definizione che contenga uno o più fattori distintivi che devono ritrovarsi in qualsiasi fenomeno religioso ; si trovano invece molteplici criteri e aspetti che possono dar luogo a diverse combinazioni identificate come religiose. La religione è quindi un’astrazione , una categoria priva di confini precisi: è impossibile dividere nettamente ciò che è religione e ciò che non lo è e quindi non è possibile stabilire un criterio univoco per l’inclusione o l’esclusione di un fenomeno da questa categoria. Ogni tentativo di definire in modo preciso e non equivoco la religione è del tutto illusorio. Complessità religiosa ≠ complessità sociale (modernità o modernizzazione)

Il sacro quindi costituisce un elemento che si trova alla base di tutte le credenze religiose conosciute, sia semplici che complesse. Domanda fondamentale della sua opera: “che cosa ha potuto spingere l’uomo a vedere nel mondo due mondi eterogenei e incomparabili, mentre nell’esperienza sensibile nulla sembrava suggerirgli l’idea di una dualità tanto radicale?” Per rispondere alla domanda, prende in esame il totemismo australiano , che ritiene essere la forma più semplice di religione connessa alla forma più semplice di sistema sociale (basato sulla parentela, clan). Principio totemico = il totem è il simbolo, l’espressione materiale da un lato del dio totemico e dall’altro è il simbolo di questa società determinata che si chiama clan.  idea che la religione è una sorta di culto che la società celebra nei confronti di sé stessa (Durkheim). Le rappresentazioni collettive (teoria della mentalità primitiva, Lévy-Bruhl) Caratteristiche:  Sono comuni ai membri di un determinato gruppo sociale  Si impongono agli individui come qualcosa di esterno e già costituito, provocando in essi sentimenti di rispetto, paura, adorazione ecc.  Queste rappresentazioni non dipendono dall’individuo per la loro esistenza  Non possono essere indagate solo con gli strumenti della psicologia individuale  Presenza di una partecipazione tra gli esseri e gli oggetti legati ad una stessa rappresentazione  partecipazione = principio fondamentale della mentalità primitiva Es: la società Bororo (Brasile) identifica la propria anima in pappagalli rossi (arara); società basata sul dominio femminile della definizione  non si possono considerare come sistemi e fenomeni culturali semplici, facilmente e univocamente interpretabili. Marcel Mauss Passaggio dal modello naturalistico di Durkheim allo studio dei sistemi sociali come sistemi simbolici. Le società esotiche extraeuropee, pur essendo a volte di piccole dimensioni, non sono necessariamente semplici e le loro caratteristiche culturali sono il prodotto di fattori storici e sociali che non possono essere spiegate con il termine “primitive”. Concetto di fatto sociale totale = esprime la complessità e la sfaccettatura molteplice dei fenomeni sociali. Il pensiero di Mauss principale contributo per l’antropologia del Novecento, riconosciuto ed elaborato da Lévi-Strauss nella sua opera La pensée sauvage:  Popoli preletterati come portatori di precise conoscenze del mondo naturale  Pensiero come creatore di un ordine: il pensiero selvaggio non è una fase arcaica del pensiero moderno, bensì essere operano con modalità parzialmente diverse per costruire sulla base dei dati dell’esperienza un universo ordinato e dotato di senso.

 Ambito religioso non come settore distinto e autonomo dei fenomeni culturali, per cui sarebbe individuato come sistema concettuale, identificandolo quindi come “antropomorfismo della natura”.  Trascura tutto ciò che sfugge al sistema di ordinamento, ai fattori che non trovano posto nei sistemi classificatori. La complessità dei sistemi simbolici (Turner) I simboli sono multivocali, possono significare molte cose e avere molteplici connessioni con altri simboli o reti di significato, rimandano a referenti legati al corpo umano e richiamano i principi dell’organizzazione sociale, infine possono essere interpretati secondo diversi livelli di significato: a livello esegetico (quello dell’interpretazione indigena), a livello operazionale (dal modo in cui i simboli vengono impiegati nel loro contesto rituale) e a livello posizionale (del simbolo rispetto ad altri simboli in un contesto globale). L’ordine e il disordine divengono parte integrante della dinamica di ogni società umana; ogni sistema sociale ha bisogno di un periodo di disordine per poter creare un nuovo ordine del mondo e della società. Altri studi sulle società aborigene (in contrasto con Durkheim) Il sistema totemico nel suo complesso fornisce in primo luogo un insieme assoluto di sanzioni per la società che esercita una pressione su tutte le membra manifesto pubblicitario eseguano le azioni stabilite dalle regole dell’organizzazione sociale; in secondo luogo, un insieme di concetti organizzati in un sistema che costituisce un meccanismo per l’integrazione del gruppo. Le conoscenze indigene non sono omogenee e standardizzate, hanno molte differenziazioni tra uomini e donne, tra gruppi locali, tra gruppi di discendenza.. CAPITOLO 3 Comunità dei Dogon (Sudan, Africa) Dieu d’eau di Marcel Griaule Opera che dimostra che il sistema di pensiero delle società africane è all’altezza di quello del mondo antico o dell’Asia e che venivano considerate primitive solo perché poco conosciute e, a volte, disprezzate (basato su testimonianze dirette di alcuni Dogon). Tratti importanti della cultura Dogon:  Nyama = energia inconscia e impersonale ripartita in tutti gli esseri viventi, uomini, animali, vegetali, in tutti gli esseri soprannaturali e anche nelle cose e negli oggetti (energia dinamica: alla morte si sposta nel corpo di un nuovo nato)  l’acqua come emblema di forza vitale e come fondamento di tutto ciò che esiste  la parola come simbolo dell’ordine del mondo e anche connessa alla fertilità delle donne e della terra  la dualità fondamentale dell’essere umano: tutti gli esseri umani nascono con un’anima che è al tempo stesso femminile e maschile  l’ambito religioso ha come base importanti miti: con il loro sistema di miti e simboli sono in grado di trovare una corrispondenza tra la loro organizzazione sociale e l’ordine del mondo, la vita sociale dunque riflette il funzionamento dell’universo.

Secondo Radin la religione viene vista come un importante e caratteristico strumento utilizzato dalla cultura umana per mantenere e promuovere i principali valori vitali che ne garantiscono la sopravvivenza. La religione è quindi un fenomeno complesso e dinamico, che si inscrive in un processo storico continuo, che è soggetto ad ampie variazioni individuali e a diverse interpretazioni a seconda della personalità specifica del soggetto.  per ottenere informazioni più attendibili possibile, occorre prendere in esame dei personaggi religiosi in maniera diretta Es: figura dello Sciamano, ovvero un medico e guaritore, ha potere di curare sé stesso e gli altri. Es: figura del trickster (briccone divino), doppia funzione di benefattore e di buffone, di creatore consapevole di vari aspetti della vita culturale e pasticcione inconsapevole, dalle cui azioni insensate derivano all’umanità particolari innovazioni. Biografia di Black Elk (indigeno nordamericano) E’ considerato uno dei più grandi e venerati uomini sacri o sciamani nella storia dei Lakota. La storia della vita di questo personaggio appare caratterizzata da quattro svolte fondamentali:

  1. Una grande visione avuta in gioventù che gli attribuisce il ruolo di guaritore e uomo sacro
  2. Il viaggio in Europa che gli consente di capire la vastità e la complessità del mondo al di fuori del proprio territorio.
  3. L’adesione al cristianesimo e attività di catechista e predicatore.
  4. L’incontro con lo scrittore Neihardt che gli consente di trasmettere le proprie memorie attraverso un’opera. Il nucleo della sua esperienza religiosa, la visione originaria, rimase il centro propulsivo della sua ricerca spirituale, un nucleo che non avrebbe mai potuto né abbandonare, né dimenticare, né sostituire con le dottrine di una nuova religione. Gli apporti provenienti da religioni diverse e le esperienze e tradizioni spirituali più differenti si giustappongono e si integrano, senza fondersi totalmente, né sostituirsi l’una all’altra. CAPITOLO 4 Alcuni sanguinosi episodi accaduti negli ultimi anni hanno contribuito a diffondere l’idea secondo cui in alcune dottrine e pratiche religiose si annidano i germi della conflittualità, dell’odio e della violenza. Le motivazioni che spingono alcuni individui ad affiliarsi a movimenti di questo genere sono esplicitamente di ordine religioso (es: attentato 11 settembre). La violenza originaria Secondo Girard, la violenza costituisce l’elemento centrale e fondamentale di ogni comunità umana e per questo l’uomo tenta di controllarla affinchè non abbia conseguenze distruttive per la convivenza e la sopravvivenza del nucleo sociale. Per evitare che questo accada, occorre canalizzare la violenza su un soggetto sostitutivo, attraverso il meccanismo del sacrificio ; la violenza viene rappresentata come sovraumana e tenuta a distanza grazie alla pratica sacrificale. Soltanto nell’Antico Testamento inizia a delinearsi un pensiero anti-sacrificale che contribuisce alla modica graduale del sistema rituale religioso.

Secondo Walter Burkert (filologo e studioso della religione greca antica), l’umanità nelle sue fasi più arcaiche si trova collocata tra due sfere: da un lato l’insediamento domestico, descritto in termini di gruppi familiari o tribali, dall’altro lato l’ambiente naturale selvaggio e popolato da animali; il rituale costruisce una sorta di ponte fra questi due ambiti, trasformando la caccia in un modello di azioni rituali stereotipate, rendendo l’uccisione fondamentale per l’essere umano. Il compito della religione è quello di fornire all’uomo uno strumento per superare le difficoltà della vita e per controllare la complessità del reale, infatti l’origine della religione è legata a stati psichici alterati come l’ansia e la paura dell’ignoto (esperienza della paura).  sia per Girard che per Burkert la violenza svolge il ruolo di una forza originaria e primordiale a carattere universale, che rimanda esplicitamente alle origini della socialità e della cultura umana (in particolar modo nelle religioni indigene). Violenza come modalità di quel disordine che percorre tutti i sistemi sociali e culturali elaborati dagli esseri umani e che minaccia costantemente l’ordine e l’equilibrio che garantiscono il mantenimento del sistema stesso. L’iniziazione La categoria riti di iniziazione comprende diverse procedure rituali quali ad esempio i riti di ingresso a particolari settori della società, cerimonie di accesso a particolari cariche pubbliche e rituali che segnano l’ingresso di un giovane nell’età adulta. Es: rito di iniziazione alla vita adulta per gli Orokaiva della Nuova Guinea. Il simbolismo rituale dell’iniziazione mostra la doppia natura che essi attribuiscono all’essere umano espressa dalla trasformazione degli iniziandi: da un lato animali, dall’altro spiriti. Le successive generazioni sono rappresentate come in perpetua oscillazione tra il villaggio e la foresta, tra cacciatore e preda, tra passato e presente  allusione alla natura complessa e contraddittoria dell’esistenza umana. La funzione del rituale è quella di mostrare la struttura complessa del mondo orokaiva basata su rapporti di scambio, fra villaggi diversi, fra uomini e spiriti e fra uomini e animali. Questi riti di iniziazione si inseriscono in una categoria più ampia di modalità rituali chiamata costruzione dell’essere umano che hanno la funzione di assicurare la transizione sociale dall’adolescenza all’età adulta. Tali modalità di transizione possono assumere valenze e forme molto diversificate e spesso sono occasioni per stringere alleanze e ampliare la rete delle relazioni sociali e politiche. E’ possibile quindi interpretare queste attività rituali come modalità di costruzione, in quanto seguono modelli e progetti culturalmente condivisi , e come spazi di riflessione, in quanto permettono di elaborare un sapere e cerca di fornire risposte alle domande centrali del pensiero antropologico. Le logiche sacrificali in culture differenti possono essere molto lontane e divergenti e non è detto che corrispondano ad un unico modello di valore universale. Sacrificio come dono : il sacrificio mette in opera una serie di rappresentazioni del cosmo e di ricreazione delle sue componenti fondamentali, ma anche laddove si parla di condivisione e interazione ovvero scambi e doni , in realtà rappresenta comunque una forma di violenza.

emozioni, passioni. Lévy-Bruhl ritiene che il pensiero dei popoli chiamati “primitivi” fosse caratterizzato da due aspetti distintivi: era prelogico (distinzione dai procedimenti della logica moderna) e mistico poiché coinvolge l’attività mentale con partecipazioni degli oggetti del mondo reale con forze e poteri di ordine spirituale. Le scuole antropologiche americana e britannica hanno cercato di aggirare il problema della definizione e compresenza di forme distinte di pensiero puntando sulla questione linguistica e sulla funzione sociale ed espressiva del pensiero simbolico e delle forme rituali. La teoria cognitivista sviluppata da Thomas Lawson e Robert McCauley, ritiene che i sistemi religiosi includano modelli cognitivi che SEMBRANO spiegare il mondo, ma nega che tali modelli cognitivi siano condizionati dal modo in cui le cose del mondo sono realmente. Il discorso religioso quindi non richiede il ricorso a forme di pensiero alternative o a processi diversi da quelli che ordinano regolarmente la vita quotidiana, e ammette la presenza di agenti sovraumani. Il modello non si interroga sulle modalità che portano all’elaborazione della nozione di agente sovraumano , ma tale concezione costituisce la base di ogni sistema di rappresentazione religiosa, generata dallo schema concettuale specifico di un sistema religioso. Boyer ritiene che gli elementi che compongono la maggior parte dei sistemi religiosi non siano altro che memi (= unità della cultura che si trasmettono come i geni da una generazione all’altra)aventi la qualità di esseri replicabili più di altri, ossia forniti di un più efficiente sistema di istruzioni per la loro copiatura da parte degli umani. Secondo i cognitivisti, il pensiero religioso è riconducibile a meccanismi di funzionamento comuni a tutte le menti umane e non ne costituisce una specifica componente ma soltanto un effetto collaterale, una conseguenza secondaria e trascurabile nell’evoluzione dei processi mentali. Un problema arduo per lo storico è quello di stabilire come un numero consistente di queste credenze sia stato gradualmente abbandonato e le modalità tradizionali di pensiero magico siano state considerate sempre più come forme inefficaci di spiegazione. La scienza e la tecnologia rendono quindi superflua la magia: quanto maggiore è il controllo che gli uomini esercitano sul loro ambiente, tanto minore sarà la tendenza a ricorrere a dispositivi di tipo magico.  in realtà nella civiltà occidentale la magia scomparve prima dell’arrivo della tecnologia, quindi fu semplicemente un favorevole ambiente mentale a rendere possibile il trionfo della tecnologia. Quindi la spiegazione di questo fenomeno che riguarda il sorgere e il modificarsi dei sistemi religiosi deve essere ricercata in eventi e processo che non dipendono dal funzionamento dei processi cognitivi della mente umana. Il mondo religioso è popolato da tutti gli oggetti che compongono il mondo ordinario, ma anche da entità legate unicamente al discorso religioso; esso è pertanto dotato di una complessità addizionale che suggerisce come vi siano più cose al mondo di quante non siano visibili agli occhi (visione più creativa del rapporto tra processi cognitivi e discorso religioso). L’importanza degli stati non ordinari di coscienza nell’origine e sviluppo dei fenomeni religiosi ha condotto all’elaborazione dell’originaria nozione di anima. In molte culture indigene i sogni vengono visti come una fonte di conoscenza e di orientamento. Nelle culture tradizionali indigene delle Pianure, ai sogni veniva attribuita una considerevole fonte di conoscenza e di potere. Il mondo dei sogni quindi dà luogo ovunque a interrogazioni, riflessioni, esplorazioni di vario genere che consentono di ampliare le nozioni relative al sé, al rapporto dell’uomo con

il mondo esterno, agli impulsi e alle emozioni e alla loro relazione con la riflessione e con la coscienza. La stessa nozione del sé risulta paradossale, ambigua, polivalente e composita, in modi che sembrano mettere in crisi la nozione dell’unità e integrità del sé così come viene concepita dal pensiero occidentale. Lo sciamano Moderna creazione dello sciamanismo , gruppi che tentano di ricreare esperienze e pratiche spirituali ispirate alle religioni indigene nel mondo modernizzato dell’Occidente. Occorre sfuggire alle generalizzazioni affrettate e concentrarsi sulla collocazione contestuale delle varie forme di sciamanismo elencando gli elementi distintivi:

  1. Agenti che consapevolmente alterano la propria coscienza
  2. Stati di coscienza alterata che vengono riconosciuti e accettati dalla comunità come pratiche rituali
  3. Il controllo sulla conoscenza relativa a questi stati di coscienza che viene impiegato per effettuare particolari attività sancite socialmente Secondo Lewis , lo sciamanismo si configura come una forma di “addomesticamento” degli spiriti che possiedono lo sciamano, gli spiriti diventano gli aiutanti dello sciamano e possono essere evocati in suo aiuto per sconfiggere gli spiriti ostili, per fornire informazioni, per curare un paziente ecc. Altro modello di Mircea Eliade definisce lo sciamanismo come una delle tecniche arcaiche dell’estasi, attraverso cui lo sciamano (idea del viaggio) diventa esploratore di mondi sconosciuti. Il concetto più vasto di stati di coscienza non ordinaria consente di includere anche altri aspetti come sogni, visioni, capacità di vedere cose nascoste, modalità di percezione non ordinaria ecc. Lo sciamano esercita un controllo sugli spiriti e subisce un ampliamento delle capacità percettive e della consapevolezza; svolge quindi una funzione di mediatore tra il gruppo sociale al quale appartiene e il mondo invisibile dei poteri sovraumani, e per questo anche una funzione di guaritore  specialista della relazione con l’invisibile, da cui può trarre una forma di conoscenza. Principali caratteristiche dell’esperienza sciamanica:  Andare oltre i limiti del conosciuto e del consueto  Uscire dagli schemi imposti dalle tradizioni e dai dogmi culturali  Costruire un sapere su ciò che la maggior parte ignora e impiegare tale sapere per risolvere alcuni problemi che affliggono l’esistenza umana Le religioni costituiscono forme di elaborazione di “visioni del mondo”, modelli che descrivono le origini e la natura del mondo e hanno l’importante funzione di fornire uno schema di orientamento per l’azione dell’uomo nel mondo, collocando l’umanità nel vasto schema del cosmo. Le ricerche antropologiche hanno contribuito a rivelare la diversità, la ricchezza e la complessità delle costruzioni cosmologiche che gli uomini hanno sviluppato nei più diversi contesti culturali e nelle varie epoche storiche. Es: i Navajo (popolazione amerindiana del sud degli Stati Uniti) Secondo i Navajo il mondo originariamente era diviso in diversi piani che costituivano diversi mondi sovrapposti in cui gli esseri primordiali vivevano in pace armonia e felicità; con il tempo il disordine e la discordia penetrano sempre più nel mondo fino ad arrivare alla distruzione, così i sopravvissuti cercano di raggiungere il mondo superiore fino ad arrivare alla meta definitiva sulla superficie terrestre. Qui le