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appunti corso a scelta indologia - dio delle frecce
Tipologia: Appunti
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Dio Ganeśa- pronuncia Ganescia (divinità protettrice che rimuove gli ostacoli, che di solito si mette agli esordi delle opere letterarie). Ci sono due nomi per scrivere i nomi indiani: Grafia semplificata Con i segni diacritici che traslitterano esattamente dalla grafia indiana INTRODUZIONE GEOGRAFICA
La prima è l’India prima della partizione, la seconda è l'india di oggi. Prima della partizione c'è un territorio molto più ampio rispetto a quello di oggi. Dimensioni dell'India di oggi: diventata indipendente dalla dominazione britannica dal 15 agosto 1947, è una repubblica indipendente che si chiama Bhārat Gaņarājya (barat= terra dei discendenti di Barat). È grossa circa 15 volte l’Italia, repubblica parlamentare composta da 29 stati e 7 territori dell'unione governati direttamente dal governo centrale (ogni stato ha un proprio parlamento). La capitale dell'India è New Delhi. Lo stato del Telangana è recente, esiste dal 2014 ed è stato ritagliato dal Andhra Pradesh. Ci sono 1 miliardi e 350 milioni di persone che vivono in India. La popolazione è dispersa perché l'india ha delle grandissime città ma la maggior parte della popolazione vive in piccoli centri rurali. A parte New Delhi, le altre megalopoli sono invece creazioni coloniali. Mumbai, Colcata (vecchia Calcutta) e Chennai sono 3 megalopoli di creazione coloniale, non esistevano in passato. Molte città indiane negli ultimi 20/25 anni hanno cambiato nome per togliersi dal passato coloniale: sono stati ripristinati i nomi antichi o comunque i presunti tali. L'india è diventata indipendente dopo decenni di lotta per l'indipendenza: la lotta è stata guidata soprattutto dal partito del congresso che comprendeva Gandhi e il futuro primo ministro. Foto India prima: la parte rosa era territorio governato direttamente dall'Inghilterra, in giallo c'erano i Raja che comunque rispondevano al governo britannico. Il partito del congresso non è mai stato confessionale ma di fatto era composto in maggioranza da Hindu, insieme si è formato un altro partito soprattutto musulmano, la lega musulmana. Secondo questo partito, in una India libera i musulmani che erano una minoranza sarebbero stati schiacciati dagli hindu. La lega ha quindi chiesto al governo inglese (con l’allora lord Mountbatten) un pezzo di territorio per ospitare i musulmani, che fosse loro e non li mettesse in competizione con la maggioranza hindu: la soluzione è stata di ritagliare pezzi di territorio dalla grande India da
Partendo da Nord, abbiamo una corona di montagne molto alte che cingono tutto il nord (Himalaya) che ritroveremo spesso nel mito indiano come un luogo remoto e irraggiungibile dove abitano le divinità. In tutto il contesto hindu, la divinità più importante, Shiva, vive sulle montagne dell'Himalaya. Scendendo troviamo una pianura alluvionale, culla della civiltà indiana: la pianura indo- gangetica. Questa pianura in realtà è formata dal Gange e dal suo maggiore affluente. Il Gange è il fiume sacro dell'India. Gange è in realtà conosciuto in India come Ganga, che è il nome di una dea. Altri fiumi importanti che sono considerati anche loro acque sacre, e che sono tutti femminili. Questa altre acque sacro sono considerate una sorta di replica della Ganga. C'è poi un fiume importantissimo, perché la prima civiltà del continente nasce qui, c'è è l'Indo. Il fiume Indo è quello che dà il nome storicamente all’India. L’India poi si proietta a sud con una penisola dove troviamo montagne più basse, i Ghat, che fanno da bordo all'altopiano del Deccan. il nome Deccan deriva da una parola che significa "sud". Questa varietà geografica implica una grandissima varietà di climi. L’India ha un clima generalmente molto caldo, soprattutto nelle pianure del nord che hanno clima continentale, con grosse escursioni termiche. È un clima fortemente condizionato dai monsoni: la stagione delle piogge, portata dai monsoni, è uno dei soggetti più importanti della poesia indiana. I monsoni sono venti stagionali che arrivano dalla terra o dal mare, i più importanti spirano dal mare e portano le piogge. L'antichità indiana vuole che ci siano 6 stagioni: Fresco fredda, da novembre a febbraio Da marzo a giugno la temperatura diventa sempre più alta, fino anche ai 45 gradi A luglio arrivano le piogge, causate dai monsoni. Queste piogge durano fino a settembre e sono fondamentali perché l’India fino ad oggi ha una economia largamente contadina e di villaggio, che dipende in gran parte non dal sistema di irrigazione artificiale, bensì dalla stagione delle piogge. Tutti gli anni, i monsoni provocano delle alluvioni soprattutto nella zona del delta del Gange LINGUE
Ci sono molte lingue in india: le lingue ufficiali, cioè quelle con cui si studia o della pubblica amministrazione, sono 22. Non esiste una lingua nazionale vera e propria anche se la lingua principale dell'amministrazione, che ha cercato d'imporsi, è la lingua Hindi, studiata a scuola dappertutto. Ci sono poi anche lingue di famiglie linguistiche molto diverse tra loro: lingue tibeto- birmane, lingue del sud (dravidiche) che sono solamente indiane e non sono apparentate con nessun'altra lingua nel mondo, la parte gialla sono poi le lingue indoeuropee, che hanno un'origine comune con le nostre lingue europee. Questo significa che il sanscrito, la lingua tradizionale dell'India antica, è apparentata con latino, greco, celtico ecc. L'idea è che ci siano stati popoli antenati dei parlanti di queste lingue che ad un certo punto sono emigrati a ovest ed a est, creando le varie lingue. L'arrivo di questi migranti rappresenta anche la nascita della civiltà indiana che studiamo noi. In Europa le lingue indoeuropee sono la maggioranza. A fronte di questa differenza linguistica corrisponde anche una differenza di alfabeti: tutti questi alfabeti hanno una origine comune del 3° secolo d.C. RELIGIONE La religione più diffusa è l'hindu (79.8%), poi c'è una percentuale alta di musulmani (14.23%), con circa 172 milioni di credenti e poi cristiani, soprattutto nel sud, che derivano in particolare dalle conquiste coloniali (soprattutto portoghesi). Abbiamo poi altre 3 religioni con percentuali molto basse: sikh, buddisti e jaina. Il buddismo nasce in India: il Buddha è quasi sicuramente un personaggio storico che vive tra il 5° e 4° secolo. Il buddhismo nasce in India e da lì si diffonde gran parte dell’Asia, del sud est asiatico fino in Giappone, ma pian piano in India diventa minoritario. Viene soppiantato inesorabilmente dall'induismo, e quando arrivano i musulmani essi spazzano via gli ultimi buddhisti.
edifici a due e tre piani, di mattoni cotti, un'ottima gestione delle acque (ampia presenza di pozzi, di sistema fognario, mentre oggi molte città indiane non hanno le fogne). Oltre a non avere la letteratura, questa civiltà non aveva nemmeno luoghi di culto. Secondo alcuni libri, questa civiltà sarebbe stata governata da re-sacerdoti ma in realtà non sappiamo chi governava Mohenjo-daro e Harappa. Questa ipotesi è data dal fatto che è stata trovata una statuetta che si pensa fosse di un re sacerdote. Paradosso: abbiamo una letteratura vedica immensa e fino al 3 secolo a.C non abbiamo testimonianze di scrittura in India. L'ipotesi di molti studiosi è che i testi vedici siano stati tramandati a memoria, con una pratica da maestro a discepolo per più di mille anni. Nella civiltà dell’Indo invece abbiamo la scrittura ma non abbiamo letteratura: gli unici segni che potrebbero essere scrittura sono state trovate su dei sigilli. Nonostante ciò però non si conosce ancora che lingua fosse quella della civiltà dell’Indo, nè che cosa ci sia scritto. L'ipotesi degli studiosi è che questa sia una lingua dravidica (Riprendi cosa della migrazione) Uno dei tentativi per interpretare i reperti della civiltà della valle dell’Indo è confrontarli con quelli dell'India storia: l'oggetto più studiato in confronto con la civiltà storica dell'India è un piccolo sigillo che si ritiene possa raffigurare un antenato del dio Shiva. Questa ipotesi deriva dal fatto che abbiamo una figura seduta in una posizione formale e sembra che stia facendo yoga (a gambe incrociate). Shiva non solo è il dio asceta ma è anche il dio dell'immensa potenza erotica, e nel sigillo sembra che il dio sia raffigurato con il fallo eretto, così come viene raffigurato sempre il dio Shiva. Un altro aspetto è che Shiva è chiamato anche "signore degli animali" (cioè signore non solo delle bestie ma di ogni essere vivente) dall'induismo classico: in questo sigillo il dio è contornato dagli animali. Altro aspetto per cui questo potrebbe essere il progenitore di Shiva è che nel volto si sono viste 3 facce, uno frontale e due laterali, come è spesso raffigurato il dio.
Parliamo del capitolo più antico della cultura letteraria indiana, che comprende un grosso corpus letterario religioso che ci parla della religiosità degli antichi arii, che secondo le teorie più accreditate sarebbero penetrati in India e si stabilirono nell’India settentrionale intorno al 1500 a.C, portando religione e lingua proprie. La fase più antica di civiltà indiana ha un duplice aspetto: da una parte ci dà soltanto il pensiero religioso, e soltanto di una élite: i veda infatti ci parlano della concezione religiosa solo dello strato più alto della società. Non è il pensiero dell'intera società ma solo di un sostrato. Il secondo aspetto è che i veda, scritti in questa lingua molto antica e difficile, sono difficili anche di contenuto: alcuni dei testi più antichi sono testi poetici, e danno moltissimo per scontato senza spiegare veramente nulla. Sono indirizzati ad un pubblico che già sapeva di cosa si stava parlando: necessità di una esegesi molto pressante. La religione vedica si basa sul sacrificio alle divinità: ci sono tante divinità nei veda che assomigliano a divinità di altri contesti indoeuropei. Dopo il periodo vedico però questi dei perderanno praticamente ogni importanza, restando però nell'immaginario collettivo. L'importanza dei veda resta però fondamentale perchè da loro, attraverso fasi intermedie, si sviluppa l’induismo che oggi è la religione prevalente in India dalla metà del primo secolo. I veda restano comunque alla base dell’induismo: chi crede alla sacralità dei veda è un hindu ortodosso, mentre chi rifiuta la sacralità dei veda è al di fuori dall’induismo. Nonostante questo, i veda vengono considerati scioruti (che deriva dalla parola ascoltare), sono cioè audizioni: questi testi sono considerati eterni, esistenti da sempre, e uditi all'inizio dei tempi da generazioni di veggenti
che li avrebbero ascoltati e li avrebbero trasmessi agli uomini. Sarebbero quindi testi rivelati ed è per questo che sono così importanti. Il rito vedico si basa sul sacrificio alle divinità sia di piante che di animali: c'è un tipo di sacrificio domestico, ufficiato dal capo famiglia, e poi ci sono sacrifici solenni ufficiati dai sacerdoti. DEI E CONCETTI DEI VEDA Indra: re degli dei, signore dei fulmini, assomiglia a Zeus Varuna: dio dai mille occhi che punisce gli uomini, con lui si vedono le prime avvisaglie di un pensiero etico Asvin (ashvin): deriva da 'asva' (cavallo), sono gemelli, dioscuri, che viaggiano a cavallo. Surya: dio del sole Marut: truppe di dei Agni (senza gn italiana, staccata): dio del fuoco, ma rappresenta anche il fuoco stesso del sacrificio, è il fuoco sacrificale che porta le offerte agli dei Soma (o chiusa)- la parola deriva da 'spremere', è una sostanza vegetale che veniva spremuta da una pianta e veniva offerta e consumata durante il sacrificio. Mitologicamente il grande bevitore di soma è Indra. Non si sa che pianta fosse, ma comunque aveva effetti psicotropi. Vac (c molle)- la parola vedica ha il potere di realizzare le cose. Solo il suono delle parole dei veda fa realizzare le cose: non è importante cosa c'è scritto, bensì la parola ed il suo suono. L'effetto delle parole vediche ha effetto sia sui singoli uomini. Le divinità nei testi vedici sono descritte con forme antropomorfe ma non vengono raffigurati: nei templi non esistevano statue. Da qui non abbiamo edifici sacri o statue, né resti archeologici religiosi, abbiamo solo letteratura. Enoteismo: quando noi abbiamo un inno nei veda che si rivolge ad una divinità, questa diventa la prescelta e la più importante dell’inno. Ogni inno è cosi: ha una divinità più importante a cui è dedicato l'inno. Per cosa si sacrifica agli dei? Per ottenere dei benefici: si chiedono mandrie (è una società di allevatori, quindi le mandrie di animali erano centrali), tanti alimenti, tanti figli maschi, una vita lunga, salute. Nei veda non ci sono i concetti che invece poi entreranno nel concetto indiano per non abbandonarlo più (samsara, karma, reincarnazione ecc). Qui quando si muore non ci si reincarna: si va in paradiso. Importanti allora sono i riti ufficiati dai figli maschi per mantenere in cielo gli antenati. Anche nell'induismo viene tenuta questa pratica, nonostante il concetto di reincarnazione: secondo la religione, dopo la morte si va in paradiso solo per un periodo di tempo, dopo il quale ci si reincarna. I sacrifici vedici hanno l'obiettivo non solo di far avere benefici all'uomo, ma di far andare avanti il mondo intero: far innalzare il sole, far produrre la terra, ecc. Valore cosmico del rito. Questo compito se lo assumono i sacerdoti che sono anche quelli che scrivono i testi (evidentemente non vengono dal cielo). Il genere veda si può applicare a due tipi di testi: possono essere chiamati i 'samhitā' (raccolte). Comprende 4 testi: Rgveda, veda della conoscenza/ inni dei veda Sāmaveda, veda dei canti
animali menzionati sono quelli che vengono sacrificati: cavalli, tori, capre e pecore (i pasu, letto pashu). Lo smembramento del purusa spiega la nascita di un principio sociale che vediamo manifestarsi qui e che resterà fino ad oggi valido nella società indiana. Gli uomini non sono tutti uguali: ci sono quelli più puri, quelli più impuri, più o meno importanti, almeno dal punto di vista rituale. Bocca, braccia, cosce e piedi generano diverse parti della società. A partire da questo inno, la società indiana si divide in 4 classi, che in sanscrito sono dette 'Varna' (parola che significa 'colore'). Queste classi sociali sono, in ordine di importanza sacrale: Brahmana: derivano dalla bocca di purusa. Sono la parte più alta e nobile, detentori della parola sacra, che la creano e la pronunciano. Sanno il sanscrito, trasmettono i testi. Kshatriya: hanno lo kshatra. Hanno il potere politico e bellico, sono i principi e i guerrieri e di solito sono loro che danno il patronato al sacrificio vedico. Derivano dalle braccia di purusa. Vaishya: hanno il potere economico. Sono i commercianti, proprietari terrieri. Derivano dalle cosce Shudra: la maggioranza numerica della società, derivano dai piedi del purusa. Sono i servi di tutti gli altri, i lavoratori. È tutta la popolazione che c'era già in India prima della migrazione e colonizzazione, che sono stati sottomessi. Non hanno voce nei veda è restano a margine nel sistema. Brahmani, Kshatriya e Vaishya sono Arya, mentre gli Shudra non lo sono e quindi non hanno accesso al rito vedico. Varna: abbiamo detto che significa colore. secondo teorie ormai in disuso il colore poteva riferirsi anche a quello della pelle (teoria razziale del colore dei Varna). L'ideale della pelle chiara è presente in tutta la storia dell'India perché è un valore apprezzato. In realtà oggi gli studiosi considerano il colore in base a chi fa parte della classe sociale: Brahmani: bianco, purezza Kshatiya, rosso, violenza Vaishya: giallo/marrone/ocra, colore della terra Shudra: nero, colore più disprezzato Questa divisione in Varna si instaura in questo momento e resterà fino ad oggi. In una serie di libri, Varna viene tradotto con caste: si potrebbe pensare quindi che 4 varna, 4 caste. In realtà no perché la questione delle caste è un'altra cosa: i Varna sono classi, mentre le caste vengono tradotte con la parola sanscrita jati ( giati ), che vuol dire “nascita”. Se nasci in un Varna, non puoi cambiarlo, e questo anche per il jati. La divisione in jati è più recente, non c'è nel rgveda: alcuni testi ci dicono che nascono con la mescolanza per matrimonio dei Varna. Gli studiosi hanno notato che le jati hanno per lo più una base professionale: gente che si sposa tra loro e si accomunano per la professione. Le jati sono a centinaia e non in tutta l’India ci sono le stesse jati: in India ci si sposa tradizionalmente tra jati compatibili. Bisogna tener presente questi altri termini:
Intoccabili: la feccia della società, non si possono toccare perché contaminano. Oggi loro si chiamano da soli 'dalit' (oppressi), perché nella storia gli sono stati negati tutti i diritti. Esclusi dalle comunità abitate, dalla maggior parte dei lavori e a loro sono storicamente riservati i lavori più impuri (pulire fognature, lavorare le carcasse di animali morti per pellame ecc.) legati alla morte o alle impurità del corpo. Fuori casta: termine errato perché anche i dalit hanno le caste. Questo termine, quindi, genera una serie di confusioni perché i dalit hanno un jalit (una casta) ma non hanno un varna (sono 'avarna', con a privativa davanti)
Parliamo del capitolo più antico della letteratura indiana, che comprende un grosso corpus letterario religioso che ci parla della religiosità degli antichi arii. Secondo le teorie più accreditate sarebbero penetrati in India e si sarebbero stabiliti nell’India settentrionale intorno al 1500 a.C, portando religione e lingua proprie. La fase più antica di civiltà indiana ha un duplice aspetto: ci restituisce soltanto il pensiero religioso e soltanto di una élite: i veda infatti ci parlano della concezione religiosa solo dello strato più alto della società. Non è il pensiero dell'intera società ma solo di un sostrato. Il secondo aspetto è che i veda, scritti in questa lingua molto antica e difficile, sono difficili anche di contenuto: alcuni dei testi più antichi sono testi poetici, e danno moltissimo per scontato senza spiegare veramente nulla. Sono indirizzati ad un pubblico che già sapeva di cosa si stesse parlando: necessità di una esegesi molto pressante. La religione vedica si basa sul sacrificio alle divinità: ci sono tante divinità nei veda che assomigliano a divinità di altri contesti indoeuropei. Dopo il periodo vedico però questi dei perderanno praticamente ogni importanza, restando comuque nell'immaginario collettivo. L'importanza dei veda resta però fondamentale perchè da questi, attraverso fasi intermedie, si sviluppa l’induismo che oggi è la religione prevalente in India dalla metà del primo secolo. Chi crede alla sacralità dei veda è un hindu ortodosso, mentre chi rifiuta la sacralità dei veda è al di fuori dell’induismo. Nonostante questo i veda vengono considerati “shruti” (che deriva dalla parola ascoltare), sono cioè audizioni: questi testi sono considerati eterni, esistenti da sempre, e uditi all'inizio dei tempi da generazioni di veggenti che li avrebbero ascoltati e poi trasmessi agli uomini. Sarebbero quindi testi rivelati ed è per questo che sono così importanti. Il rito vedico si basa sul sacrificio alle divinità, sia di piante che di animali: c'è un tipo di sacrificio domestico, ufficiato dal capo famiglia, e poi ci sono sacrifici solenni ufficiati dai sacerdoti. Indra: re degli dei, signore dei fulmini, assomiglia a Zeus Varuna: dio dai mille occhi che punisce gli uomini, con lui si vedono le prime avvisaglie di un pensiero etico. Asvin (ashvin): deriva da 'asva' (cavallo), sono gemelli, dioscuri, che viaggiano a cavallo Surya: dio del sole Marut: truppe di dei Agni (senza gn italiana, staccata): dio del fuoco, ma anche fuoco del sacrificio, è il fuoco sacrificale che porta le offerte agli dei
sulla nascita dell'universo, su come si struttura il mondo e la società. Nel Rgveda ci sono un gruppo di inni di creazione che spiegano come è nato l'universo, di cui questo fa parte. L’india non ha un solo mito di creazione ma ne ha molti, diverse teorie sulla nascita dell'universo. Uno dei motivi che spiega questa diversità è il fatto che l’induismo non ha un papa o una chiesa centrale che stabilisca il giusto e lo sbagliato, ci sono stati solitamente sempre diversi orientamenti contemporanei tra loro. Questo dell’inno è un mito particolarmente famoso e importante perché spiega non solo come è nato l'universo ma anche come è nata e come si struttura la società umana: presuppone che tutto sia nato da un gigante primordiale (Purusa), che viene smembrato e da tutto questo nasce l'universo (visione sacrificale della creazione). (Riprendi foto inno) Puruşa: vuol dire "maschio" ed è un termine sanscrito comune. È il titolo dato dalla traduzione ma in realtà gli inni non hanno titolo. Purusa viene descritto come enorme, infinito, e si dice che è più grande della sua grandezza: queste cose potrebbero sembrarci illogiche ma noi dobbiamo accettarle così perché questi non sono testi filosofici, ma poetici di sacerdoti che hanno le visioni. C'è anche scritto che gli dei esistevano già prima di Purusa, e lo sacrificano. Cosa nasce per primo? Il tempo e le stagioni, che vengono paragonate a cose diverse Legna (estate): del fuoco di agni che porta le offerte Burro fuso (primavera): ingrediente fondamentale del rito vedico e indiano perché veniva usato x alimentare il fuoco del sacrificio Strame d'erba-??? In questo testo non solo gli dei già esistevano prima della creazione, ma anche i sacerdoti, che sono quelli che compiono il sacrificio e che ci raccontano la storia. I metri: metrica con cui sono scritti i veda Denti incisivi: è un principio di classificazione animale che troviamo per tanti secoli. Gli animali nell’India antica sono classificati in base alla dentatura e alle forme degli zoccoli e delle zampe, che implica anche quelli che si possono o non possono mangiare. Gli altri animali menzionati sono quelli che vengono sacrificati: cavalli, tori, capre e pecore (i pasu, letto pashu). Lo smembramento del Purusa spiega la nascita di un principio sociale che vediamo manifestarsi qui e che resterà fino ad oggi valido nella società indiana. Gli uomini non sono tutti uguali: ci sono quelli più puri, quelli più impuri, più o meno importanti, almeno dal punto di vista rituale. Bocca, braccia, cosce e piedi generano diverse parti della società. A partire da questo inno, la società indiana si divide in 4 classi, che in sanscrito sono dette 'Varna' (parola che significa 'colore'). Queste classi sociali sono, in ordine di importanza sacrale: Brahmana: derivano dalla bocca di Purusa. Sono la parte più alta e nobile, detentori della parola sacra, che la creano e la pronunciano. Sanno il sanscrito, trasmettono i testi Kshatriya: hanno lo kshatra. Hanno il potere politico e bellico, sono i principi e i guerrieri e di solito sono loro che danno il patronato al sacrificio vedico. Derivano dalle braccia di Purusa Vaishya: hanno il potere economico. Sono i commercianti, proprietari terrieri. Derivano dalle cosce
Shudra: la maggioranza numerica della società, derivano dai piedi del Purusa. Sono i servi di tutti gli altri, i lavoratori. È tutta la popolazione che c'era già in India prima della migrazione e colonizzazione, che sono stati sottomessi. Non hanno voce nei veda e restano a margine nel sistema Brahmani, Kshatriya e Vaishya sono Arya, mentre gli Shudra non lo sono e quindi non hanno accesso al rito vedico. Varna: abbiamo detto che significa colore; secondo teorie ormai in disuso il colore poteva riferirsi anche a quello della pelle (teoria razziale del colore dei Varna). L'ideale della pelle chiara è presente in tutta la storia dell'India perché è un valore apprezzato. In realtà oggi gli studiosi considerano il colore in base a chi fa parte della classe sociale: Brahmani: Bianco, purezza Kshatiya, Rosso, violenza Vaishya: Giallo/marrone/ocra, colore della terra Shudra: Nero, colore più disprezzato Questa divisione in Varna si instaura in questo momento e resterà fino ad oggi. In una serie di libri, Varna viene tradotto con caste: si potrebbe pensare quindi che 4 Varna, 4 caste. In realtà no perché la questione delle caste è un'altra cosa: i Varna sono CLASSI, le caste vengono tradotte con un'altra parola sanscrita:” jati” (giati), che vuol dire nascita. Se nasci in un Varna, non puoi cambiarlo, e questo anche per il jati. La divisione in jati è più recente, non c'è nel rgveda: alcuni testi ci dicono che nascono con la mescolanza per matrimonio dei Varna. Gli studiosi hanno notato che le jati hanno per lo più una base professionale: gente che si sposa tra loro e si accomunano per la professione. Le jati sono a centinaia e in tutta l’India ci sono le stesse jati: in India ci si sposa tradizionalmente tra jati compatibili. Bisogna tener presente questi altri termini: Intoccabili: la feccia della società, non si possono toccare perché contaminano. Oggi loro si chiamano da soli 'dalit' (oppressi), perché nella storia gli sono stati negati tutti i diritti. Esclusi dalle comunità abitate, dalla maggior parte dei lavori e a loro sono storicamente riservati i lavori più impuri (pulire fognature, lavorare le carcasse di animali morti per pellame ecc) legati alla morte o alle impurità del corpo Fuori casta: termine errato perché anche i dalit hanno le caste. Questo termine, quindi, genera una serie di confusioni perché i dalit hanno un jalit (una casta) ma non hanno un Varna (sono 'avarna', con a privativa davanti)
Giudice della Corte Suprema di Calcutta, è uno dei fondatori della Asiatic Society of Bengal, ed è fra i primi ad affermare e a rendere autorevole l’idea della parentela fra il sanscrito e lingue dell’Europa antica. FRIEDRICH VON SCHLEGEL
la razza dei Dāsa= la parola in sanscrito vuol dire "servo". Chi sono i Dasa? L'ipotesi è che questo genere di imprese di Indra esprime guerre di conquista da parte degli arii che avrebbero assoggettato militarmente delle popolazioni preesistenti, i Dasa. Come un giocatore che ha vinto prende la posta= si allude al gioco dei dadi, molto diffuso nell’India antica. Nel più grande poema epico dell'India antica vediamo anche la scena di un re che perde tutto il suo regno proprio giocando a dadi. Nella concezione del tempo nell’India classica ci sono diverse ere cosmiche, precisamente 4, che si ripetono e che partono dalla più antica; queste ere prendono il nome dal punteggio delle facce dei dadi. Strofa 6 Quello dalle belle labbra= le divinità appunto sono concepite con forme antropomorfe ma non sono raffigurati e non abitano in un luogo, mentre con l’induismo e il buddismo le divinità abiteranno in zone specifiche. È la parola sacra che li chiama. Vediamo il legame di Indra con il soma. Strofa 13 Bevitore di soma= il soma è una sostanza ad oggi misteriosa perché noi non sappiamo che pianta fosse. Qui appare come una bevanda che da forza in battaglia, mentre più avanti berranno alcol. Vajra= parola che vuol dire 'fulmine', ma più avanti significherà anche 'diamante'. Nel buddismo il vajra, soprattutto nella corrente vajraiana, diventerà il simbolo di questa corrente. È raffigurato in mano ad Indra nella cultura antica. Strofa 15 Queste lodi danno un significato alla composizione di questi inni: lo scopo di tutto il sistema sacrificale vedico, nell'individualità, è quello di avere benessere (avere ricompense, salute, figli, una lunga vita, ecc.) LA COLLERA DI VARUNA Varuna è un dio misterioso, oscuro e probabilmente molto antico, quasi un dio-sacerdote. Negli inni rivolti a lui emerge per la prima volta il concetto di colpa. Le prime tracce che troviamo del sentirsi in colpa è di rivolgersi alla divinità sono proprio nei suoi inni. Come è concepito Varuna? E la colpa? Strofa 1 Dice la stessa cosa che hanno detto riguardo ad Indra: enoteismo. Strofa 2 Qui abbiamo un indizio per il quale le cose vanno male e teme di aver commesso uno sbaglio e che quindi Varuna sia in collera con lui. Strofa 3 Non sa il suo peccato, errore involontario. Strofa 5
Ladro, bestiame, vitello, corda= tutti elementi che ci riportano alla economia di allevamento dell'India antica. La colpa, nel sistema vedico, è qualcosa non per forza volontario: può essere un errore rituale, un gesto di impurità, ecc. Colui che introdurrà il concetto di moralità (cioè colpa volontaria) sarà il Buddha. Strofa 6 Qui si dà la colpa a qualcun altro (dadi, alcol, il vecchio, la sbadataggine). Strofa 8 La chiusa è sempre quella: chiedere agli dei una buona vita.
Altro inno cosmogonico che si pone domande sull'origine delle cose. Non c'è né nei veda né più avanti un unico mito di creazione in India, ci sono tante idee concorrenti. Inno del decimo libro del rgveda, una delle parti più recenti del libro, e contiene anche l'inno del Purusa che abbiamo visto. Formato da una serie di domande senza risposta. Strofa 1 Allora= significa alle origini del tutto Ciò che non è e ciò che è= significa che all'inizio di tutto c'era un caos indifferenziato Ci si chiede chi governasse questo caos, se ci fosse un oceano primordiale, ecc. Negli altri miti si vede invece che all'inizio di tutto c'è un grande oceano visto come un serpente. Strofa 2 Qui si ipotizza che in questo caos primordiale ci fosse un principio vitale che è quello che dà origine poi al cosmo. È importante notare che questa parola, tradotta con "ciò" deriva dal sanscrito "tat" ed è il pronome neutro; quindi, si indica un qualcosa né maschile né femminile, che respira senza che l'aria non sia nemmeno creata. Strofa 3 Qui si insiste sulla indistinzione della situazione. Grazie al potere del suo ardore interiore= in tutta la cultura indiana antica, si ipotizza l'esistenza di un potere caldo che dà inizio alla creazione. La vita è calore, e questo potere si può anche accumulare. Ad esempio, gli uomini possono accumularlo tramite l'ascesi per mutare le cose, lanciare maledizioni, ecc. Strofa 4 Viene introdotta una parola che diventerà molto nota che è "kama", che significa “desiderio” (desiderio di creare). Questi poeti di cui si parla non sono altro che i compositori e trasmettitori degli inni vedici. Ci viene detto che il processo di cui si parla nell'inno non è di facile comprensione, la comprensione non è un atto razionale ma mistico. L'inno non vuole spiegare razionalmente ma vuole solo dare degli spunti di meditazione. Strofa 5
Dvija= (dvigia) significa due volte nati. I primi 3 Varna sono sottoposti ad un rito in cui ricevono una consacrazione ulteriore, intorno agli 8-10 anni, chiamato “upanayana”, dove ricevono un cordone sacro ed entrano interamente nella comunità hindu. Questo cordone dovrebbero teoricamente portarlo per tutta la vita, e dovrebbero consacrarsi ogni tot di tempo. Altra cosa importante è la differenza tra varna e jati. Le jati, le caste vere e proprie, sono differenziate anche dai gruppi etnici: alcuni interi villaggi o varietà etniche sono entrate sotto il governo indiano come vere e proprie jati.
C'è poi una piccola preghiera molto nota del rgveda, una specie di mantra. Sāvitrī è il nome femminile per il dio sole, ma letteralmente è l'impulsore. Questo mantra, quindi, è dedicato al dio impulsore. Om= sillaba sacra. La prima frase scritta non fa parte del mantra in realtà. ATHARVAVEDA Gli atharvan sono una categoria di sacerdoti. L'atharvaveda diventa sacro più tardi delle altre 3 raccolte, questo perché contiene molta magia sia bianca che nera ed all'inizio veniva visto, insieme ai sacerdoti, con sospetto. Questi inni accompagnavano incantesimi e manipolazioni. Il materiale è molto antico ma ci sono tracce per cui potrebbe essere stato unito in un periodo successivo. È composto da 731 inni divisi in 20 libri: spesso sono ordinati secondo la lunghezza e gli argomenti trattati. Come distinguiamo la magia dal rituale religioso? Il confine può essere molto sfumato, nella fase più recente del pensiero vedico anche i brahmani che fanno sacrifici si considereranno degli operatori magici. Diventa addirittura coercitivo il rito nei confronti degli dei. Definizione di magia: formule verbali o scritte mediante cui si vuole influire sulla natura delle cose. Un atto magico è fatto da un mago o stregone nell'intento di esercitare influenza positiva o negativa