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corso di Indologia, Prof. Cinzia Pieruccini
Tipologia: Appunti
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L'india chiama sè stessa Bharat =terra dei discendenti di Mahabharata. Mahabharata era un eroe mitico considerato capostipite di tutti gli indiani. Il più grande poema dell'india si chiama "il grande poema dei discendenti di bharata" e questo poema fa la storia per la concezione indiana. Oggi l'India si chiama la terra dei Bharati. Il termine india deriva dal nome del fiume Indo, nella lingua antica si chiama Sindhu (in persiano la s cade); i greci l'hanno sentita chiamare il paese degli Hindo, quindi Hindoi e attraverso questo percorso è arrivato a noi il nome India. La religione degli indiani è l'hinduismo. Ma questo nome proviene dall'occidente. Bharat Ganarajva= Repubblica dell'India le tre città maggiori dell'India, fondate e ingrandite dagli inglesi che hanno cambiato nome (tra parentesi come vengono chiamate oggi): ➢ Bombay (Mumbai) ➢ Calcutta (Kolkata, pronuncia colcatta) ➢ Madras (Chennai) questo cambio di nome è stato effettuato perchè i politici indiani vollero togliersi di dosso le scorie del colonialismo inglese. Altre città: ➢ Benares (Banaras) concetto partizione dell'India (vedi appunti di arte dell'india) 17/ Il domino della compagnia delle indie e della corona inglese dura dal 1757 per 200 anni. Dalla fine dell'800 l'India lotta con gli inglesi per l'indipendenza. Tra i protagonisti è Gandhi. Il partito del Congresso è tuttora uno dei partiti più importanti, non è al governo al momento ma uno dei partiti maggioritari e questo partito a cui si appoggia anche Gandhi si proclama areligioso, ma si proclama il partito di tutti gli indiani. La costituzione dell'India nel 1950? la proclama laica. La maggior parte degli appartenenti al partito sono Hindu. In India però ci sono anche musulmani nel momento delle lotte dell'indipendenza. Intorno al 1200 ci sono invasioni di persone che giungono dall'Asia centrale. Il Khyber Pass è in una catena di montagne piuttosto alte a nord, è importante perchè tutti gli invasori dell'India passano da lì e anche i musulmani con velocità conquisteranno l'India settentrionale e in quello centrale. Da questo secolo in poi si stabilisce una classe dominante musulmana e molti indiani si convertono all'islam: ➢ per opportunismo politico ➢ la società indiana è divisa in caste e quelle più basse (i fuoricasta) hanno l'interesse a convertirsi all'Islam che è in teoria una religione egualitaria. la maggior parte dei sovrani non obbligano la gente a convertirsi ma al massimo impongono la testatico=tassa ad personam=istituzione molto usata riservata ai popoli che si considerano alla pari, con la quale possono continuare a stare nell'area. Al momento delle lotte di indipendenza il partito del Congresso si definisce areligioso ma i componenti sono perlopiù Hindu quindi si forma un'altro partito (Lega islamica, con a capo Ali Jinnah) il quale si rivolge ai musulmani indiani alimentando nei loro confronti la paura che in un'India indipendente sotto il congresso o in un paese con maggioranza Hindu che la parte musulmana dell'India possa essere marginata. Quindi accettano la proposta di riservare una parte di India storica specificatamente per i musulmani.
Da questa decisione l'india viene spartita. Quindi viene creato il Pakistan che all'inizio è una mostruosità. All'inizio India e Pakistan sono in una specie di guerra fredda continua. Il Pakistan viene concepito come diviso in 2: nel 47 viene creato il Pakistan occidentale e il Pakistan orientale con capitale Islamabad. Nel 1971 la parte del Pakistan orientale fa una guerra per diventare indipendente dal Pakistan occidentale e diventa Bangladesh (storicamente Bengala). Bangladesh = paese dei Bengalesi (desh=paese) C'è stato un esodo: i musulmani per paura di rimanere schiacciati dagli Hindu in India anche se avevano vissuto in modo armonioso per secoli, c'è stato uno scoppio di irrazionalità quindi i musulmani dell'India settentrionale sono emigrati in Pakistan, gli Hindu e i Sikh sono emigrati verso l'India e questo è costato milioni di morti perchè si sono scatenate delle inconcepibili seti di sangue che hanno attraversato persone che erano vicine di case per: ➢ interessi materiali: le proprietà vengono lasciate libere dai possidenti facevano gola ➢ odi personali ➢ treni fantasmi carichi di morti tutto questo non era prevedibile perchè per secoli le due comunità religiose erano vissute a fianco a fianco parlando la stessa lingua. Questa ferita ha segnato molto la popolazione in particolare la città di Delhi. Discorso su Punjab (vedi arte dell'india) il Punjab è la culla della prima India storica: la terra dei 5 fiumi , essi sono : ➢ Indo + affluenti La lingua La costituzione indiana del 1950 ha deciso che la lingua ufficiale doveva essere la lingua Hindi affiancata dall'inglese in cui comunque la costituzione dà la possibilità di scrivere i documenti ufficiali. Gli indologi tendono a dire la Hindi, al femminile. La Hindi è scritta nell'alfabeto devanagari (=l'alfabeto della città degli dei). I vari stati hanno ottenuto di poter usare accanto alla Hindi la propria lingua locale nei doc ufficiali, fino ad arrivare a 22 lingue ufficiali che si possono usare nei documenti. Non c'è una lingua nazionale. Alcune lingue si scrivono con lo stesso alfabeto ma le altre con alfabeti diversi. Immagine : banconota da 10 rupie
Lingua si possono trovare due sistemi di scrittura:
letteratura sacra in sanscrito che viene tramandata, studiata e insegnata dalla parte colta di questa classe sociale che è la depositaria del sapere tradizionale dell'india antica. Questa fetta di brahmani vengono chiamati pandit (=istruiti). Gli inglesi entrano con loro in contatto e scoprono il sanscrito e scoprono che i pandit sono i depositari di una letteratura antichissima, che viene chiamata Veda. Veda vuol dire scienza, sapere. Quando si enunciano i verbi sanscriti non con la prima persona singolare ma per radici quindi "dalla radice verbale...." in questo la radice è vid. È un'enorme raccolta di testi scritti in sanscrito arcaico e questo corpus letterario che è molto antico è quello con cui vengono a contatto i più illuminati personaggi dall'occidente. Da una parte deriva il riconoscimento di parentela linguistica, e che in questa parte antichissima Hindu viene identificata l'essenza stessa dell'indianità e che condiziona a lungo gli studi sull'India. La letteratura vedica o quella sanscrita diventano la Cultura indiana, che apparte molto antica, senza tempo. Tutto questo ignorando molte cose, come ad esempio i secoli di cultura indo-islamica. Questi testi si cerca di datarli e questa letteratura vedica viene datata da Max Muller. Una buona parte della storia dell'india vaga nelle nebbie. Scrivono molto di letteratura, ma non hanno attenzione per la storia in senso occidentale, non tramandano la storia, se lo fanno accade sporadicamente. Scrivono una storia simbolica come ad esempio il Mahabharata. Il massimo poeta sanscrito Kalidasa non si sa quando sia vissuto, si hanno delle leggende ma non una biografia anche se si potrebbe collocare intorno al IV-V secolo. Il primo re Ashoka di cui abbiamo certezza storica è perchè scrive degli editti di cui sappiamo le date. Per datare ciò che avviene prima è un andare all'indietro. I Veda sappiamo siano uno seguito all'altro quindi si è andato indietro per un tempo ragionevole di secoli e sulla base di un'analisi linguistica, si è arrivati a una fase che presupponeva che questi primi testi vedici fossero stati composti dal 1500 al 1300 a.C. e questo è il periodo in cui comincia la civiltà indiana storica. Questa letteratura vedica non era scritta, era tramandata a memoria per molti secoli dal pandit. Si presume che siano stati messi per iscritto quando sono arrivati i musulmani. Il maestro sapeva a memoria e insegnava al discepolo. Ad esempio la Ṛgveda ha una sola versione perchè era così sacra da essere tramandata così dal 2 millennio a.C. Perchè questi testi sono in una lingua apparentata a quella dell'Europa? A questo punto si fa un'ipotesi: data la situazione storica del sanscrito come lingua indoeuropea, e le lingue successive fino ad oggi dell'India settentrionale sono di matrice definita indoeuropea, si presuppone che ci sia stata una migrazione di popoli che doveva stare in qualche punto intermedio tra India e Europa che in epoca diversa intorno al 1500 a.C sia migrata verso est e ovest portando una lingua comune o più di una, che localmente si sono differenziate. L'antico iranico, il sanscrito, il latino, lingue germaniche ecc ecc. Quindi in mezzo all'Europa e l'India in questo luogo mitico delle pianure della Russia meridionale si sono diffusi questi popoli. Questi chiamavano sè stessi Arya =nobili, signori quindi le lingue dell'India settentrionale vengono chiamate indoarie. In italiano gli arya li chiamiamo arii ; in inglese invece vengono chiamati arians. Questa parola dà origine alla parola "ariano" ma non centra nulla con gli indiani perchè è stata creata dai nazi-fascisti. Il fatto che le due parole coincidano fa sì che spesso nelle cattive traduzioni li chiamino ariani ma è sbagliata. Alla fine dell'800 serpeggiava un discorso razziale: quando gli studiosi inglesi che sono arrivati a studiare il sanscrito e ha proclamato questa parentela linguistica tra indiani del nord e europei, gli indiani ne erano molto felici. Gli indiani avevano un grosso complesso di inferiorità nei confronti degli inglesi perchè era evidente la superiorità tecnologica. Quindi gli indiani hanno accolto con piacere il discorso della parentela linguistica. Questo discorso razziale è stato estirpato a fatica. Dal 1500-1300 a.C al 300 a.C vengono distribuiti i testi Veda. Alcuni invece li collocano intorno al 3000 a.C ma non è corretto. Sono state fatte varie ipotesi per la datazione. Mentre si pensava che la civiltà indiana fosse cominciata in quest'epoca, a un certo punto all'inizio del 900 si è scoperto che era iniziata molto
1500 crolla perchè significa che c'erano dei popoli che parlavano una lingua indoeuropea già prima. La questione ha delle ripercussioni: ha delle connotazioni politiche molto importanti. Se pensiamo che questa civiltà parla una lingua indoeuropea, bisognerebbe retrodatare la letteratura vedica. Questa che esprime una forma di religione molto raffinata, la esprime in una lingua indoeuropea e che quindi questi popoli ci fossero già nel III millennio a.C. la civiltà dell'Indo e quella dei testi vedici sono molto diverse. La prima è una civiltà urbana molto sviluppata, che non conosceva il cavallo; mentre i personaggi vedici erano molto violenti e aggressivi, guerrieri su carri da guerra che distruggono le cittadelle. Paradosso: la civiltà indiana comincia con la letteratura vedica. Questa letteratura è composta da gruppi di testi che si succedono cronologicamente a gruppi: ● Samhita (=raccolte): Rgveda "veda degli inni", Samaveda "veda dei canti",Yajurveda "veda delle formule", Atharvaveda "veda dei sacerdoti Atharva": sono raccolte di inni rivolti a un pantheon di divinità e venivano recitati durante i riti ● Brahmana "testi sul brahmari"; sono in prosa e trattano i riti ● Aranyaka "testi della foresta" ● Upanisad "dottrine riservate" anche se sono espressione di una religiosità diversa, e anche se i riti e le credenze di questa fase sono diverse rispetto all'induismo, per gli Hindu questi testi sono sacri fino a oggi. Questi testi sono considerati ṥruti (=rivelazione; ma non è un dio che li ha rivelati; "Shru"=ascoltare; i testi sono stati ascoltati da figure di veggenti che si chiamano rishi i quali hanno udito queste parole sacre e le hanno trasmesse agli uomini. Per gli Hindu questa letteratura è sacra. I veda hanno una lingua così antica che non li comprende nessuno. Questa letteratura è molto difficile, raffinata dal punto di vista poetico anche se non era il loro intento e parla di questioni che non conosciamo. La parte più antica fa allusioni a miti che la gente conosceva ma noi no, quindi vi è un processo di ricostruzione. Per gli Hindu comunque questi sono sacri. Questi inni venivano recitati durante i sacrifici. C'erano due tipi di riti:
gli Ashvin (gemelli simili ai Dioscuri), Soma (divinità e sostanza sacrificale; radice "su" = sprema; è una pianta che viene spremuta e viene identificata con una luna come una coppa che si svuota e si riempie; si pensa che fosse una pianta inebriante o allucinogena). Nel Kerala ancora oggi fanno riti con questa sostanza. Dyaus pitar (equivalente di Zeus o Iupiter) Nb_le parole che terminano in a lunga sono femminili, in a breve maschili la parola che definisce tutte queste divinità e che definirà in tutta la storia indiana è deva (=dio, da una radice div cioè luminoso). Questo pantheon è tipicamente maschile. Ci sono divinità femminili ma contano pochissimo. Enoteismo (o catenoteismo): "gli dei uno a uno", ci dice che quando leggiamo gli inni vedici a Indra, il poeta vedico esalta il dio come se ci fosse solo lui. Li trattano al singolare. È un atteggiamento molto diverso da un semplice politeismo. 24/ Rgveda Parliamo di un Inno famosissimo che fa parte dello strato più recente della composizione del Rgveda, cioè che il Rgveda essendo comunque il più antico non è stato composto in un periodo ristretto. I linguisti hanno potuto vedere nell'evoluzione della lingua hanno riconosciuto strati più antichi e recenti. Ci sono alcuni inni (quelli più emozionanti, più interessanti per noi) vengono chiamati inni speculativi, che si interrogano sulla natura dell'esistenza e fanno parte di quello che è considerata la parte più recente del Rgveda. Più recente pensiamo al 1000-900 a.C il Rgveda è una raccolta di inni (Rg=inni) ed è composta da 1028 inni. Si ha un totale di circa 10500 strofe. In genere vengono chiamate, perchè divise su più righe, strofe. Le strofe sono tradizionalmente chiamati mantra. È una parola che attraversa tutta la cultura indiana. Ci sono molti tipi di mantra, da queste strofe fino a formule più recenti. I mantra sono formule, brevi frasi in generale che si ritengono dotati di una particolare potenza, tra il sacro e il magico. Sono parole dotate di una forza particolare, possono ottenere dei risultati quindi mantra nei riti magici, ma anche per la meditazione perchè aumentano il potere psichico. L'etimologia è interessante: una parola sanscrita con finale " -tra " indica un suffisso di strumento (come nella parola metro, strumento per misurare). Man =pensare, mantra è una parola che indica "strumento di pensiero". Il Rgveda è diviso in 10 libri (10 raccolte) e i volumi si chiamano Mandala. Mandala è una parola anch'essa molto importante con molti significati. Letteralmente vuol dire "cerchio" e nel caso del Rgveda "10 cerchi, 10 raccolte". Indica totalità. Più tardi nei secoli il termine Mandala indicherà tipicamente dei disegni (accezione buddhista) che hanno come base il cerchio, ma essi sono molto complessi e vogliono essere una specie di riproduzione ideale dell'universo con tutte le parti e le divinità o esseri superiori che presiedono queste parti. Questi sono supporti grafici che servono alla meditazione, guardando e ripercorrendo sotto la guida di un maestro. Il nono mandala è quasi tutto dedicato al culto del Soma, la bevanda sacra. Leggiamo un inno: è una lettura difficile, ci sono figure mitiche non spiegate, venivano rivolte a una platea che sapeva di cosa di parlava. Le gesta di Indra (II, 12) s.1-2 Indra è il re degli dei. È un dio guerriero che protesse con il suo valore. I due mondi sono la terra e il cielo. Avremo varie suddivisioni dei mondi: i 3 mondi, sotterranei, terra e cielo oppure terra, atmosfera e cielo. Ciò che per noi è un continuum può essere concepito come un trimundio. Questi inni quando parlano di una divinità, la lodano, per l'autore dell'inno questa divinità è sempre quella superiore, non è uno fra tanti (enoteismo), caratteritstica in tutta la cultura indiana. Quando si occupano di una cosa l'ottica è solo su quello. "quello che.......questo è Indra": si ha l'allusione evidente a un mito che ci porta dal caos al cosmo,
Questo è l'orizzonte di richiesta: una buona vita sulla terra. La collera di Varuna (VIII, 86) Varuna è un dio eminentemente tenebroso, preoccupante. Indra è molto importante, è il re degli dei ma è come se questo Varuna fosse una specie di sovrano decaduto, come se in un'epoca forse anteriore alla stesura del Rgveda il sovrano di tutti gli dei fosse Varuna. Questo Varuna è il dio per cui nel pensiero indiano inizia a emergere una specie di idea della colpa, del peccato. Ha milioni di occhi e vede tutto ciò che fa l'uomo e lo punisce se pecca. Ma cos'è il peccato in quest'epoca? Prima di essere una cosa propriamente etica, in questa fase e per molto tempo nell'Induismo il peccato è anche lo sbaglio involontario: una sostanza che si attacca, ma non ha a che fare solo con la volontarietà. E questo si lega a tutta una serie di riti di purificazione (bagno nelle vasche, nel Gange) che lavano via il peccato anche quello involontario. s.1 vengono espresse le stesse gesta di Indra a Varuna. s.2 c'è qualcosa che non va tra il poeta e la divinità. s.3 questa persona non sa il suo peccato s.4 autonomo nel tuo potere = onnipotente s.5 Vasistha = nome del poeta, veggente vedico; il compositore a cui si attribuiscono molti Veda. s.5-6 l'idea di peccato è di qualcosa di involontario che si può fare persino nel sonno. Il peccato è stato fatto e Varuna è in collera con il poeta s.8 queste divinità passano di moda venendo sostituite da quelle moderne, ma questi dei restano nel mito come guardiani ad esempio dei punti cardinali e Varuna diventa il dio dell'ovest e presiede all'oceano quindi il dio dell'acqua. Varuna è armato di un laccio che si chiama pasha con cui acchiappa i malfattori e manda una malattia (punizione di Varuna) che oggi viene identificata con la gotta. Purusa (pronuncia pùrusha) – (X,90) Inno tratto dal libro X del Rgveda quindi la parte più recente dei testi, e raccoglie una serie di inni speculativi o alcuni inni di creazione. Gli indiani come tutti i popoli antichi si sono interrogati su come è venuto in essere il mondo. Mentre la tradizione giudaico-cristiana ha un mito di creazione, l'India non ha un solo mito di creazione ma ne elabora diversi. Sono da una parte tentativi di trovare risposta, ma dall'altra non cercano di trovare per forza un'unità nella molteplicità quindi che diversi poeti-filosofi forniscono diverse proposte. Questo inno ci mostra come tutto quello che esiste è il risultato dello smembramento in termini sacrificali di una specie di grande uomo primordiale. C'è un'umanizzazione dell'esistente. Da questo enorme inidividuo all'inizio di tempi avviene uno smembramento e da lui ha origine tutto ciò che esiste. C'è un mito germanico molto simile, che probabilmente è un mito indoeuropeo. Il titolo di questi inni viene dato dal traduttore non dal creatore. Purusa vuol dire maschio, non uomo primordiale. Parla anche dell'origine della società degli uomini, non solo della semplice creazione delle cose. Ma per capire dove va a parare questo inno bisogna fare una premessa: l'organizzazione delle caste (vedi appunti di arte india 24/02). i vari varna nascono dalle parti smembrate di questo uomo primordiale: i brahmana ad esempio nascono dalla testa, gli sutra dai piedi. Quello che ci spiega questo inno che è valido fino ad oggi è che la società umana è divisa in 4 classi sociali. Ogni classe sociale ha un colore simbolico:
primoministro indiano, fa quello che ha capito tutto e dice cose inesatte. Dice che i colori dei varna li chiama caste e dice che dipende dal colore della pelle, una classificazione razziale della società. Quelli più scuri sono quelli sottomessi. Non è vero perchè i colori sono simbolici. Le popolazioni di lingua dravidica o quelli originari non sono neri africani, ma più scuri ed è il risultato di invasioni e da un sistema nato più tardi rispetto al discorso dei varna ma insieme a quello dei varna ha condizionato la società dando caratteristiche anche ai gruppi sociali, che è il sistema delle caste vere e proprie. La parola casta (di origine portoghese, che arrivano in India a colonizzare) si traduce in indiano jati (=nascita). Storicamente emergono più tardi rispetto ai varna, cioè a partire dall'India medioevale (la chiamiamo così per definire un periodo storico che può coincidere con il nostro Medioevo). Sono rappresentate in modo discontinuo dal punto di vista territoriale. Le caste e le sottocaste nascono su base professionale. Nei testi più antichi è molto ostracizzata la commistione di varna, cioè non si dovrebbe sposare tra varna diversi o comunque è permesso un matrimonio in cui lo sposo è di uno status sociale più alto rispetto alla moglie. Il matrimonio che va per il verso giusto in cui lo sposo è di uno status più elevato e anloma (=che va per il verso del pelo); il pratiloma (=va contropelo) che non avviene in quel modo. Le jati di solito fanno parte di un varna. Sia nella divisione più antica dei varna che nelle jati più recente ci si può sposare solo su coppie compatibili. Ci si sposa o tra jati uguali, o simili, o pari, o compatibili. Fino ad oggi la pelle chiara è segno di bellezza in India ma non è un'idea moderna, non è un influsso del colonialismo. Fin dalla più antica letteratura sanscrita l'ideale di bellezza è la pelle chiara. La prova che non sono state abolite le caste è che fin dalla nascita dell'India indipendente l'India ha abolito l'intoccabilità, ma ha soprattutto fatto un programma di riscasso delle caste più svantaggiate elencandole e riservando per legge posti nelle scuole o nelle amministrazioni il posto a queste per evitare che le caste più elevate potessero prendere tutti i posti. È in corso la protesta di un gruppo sociale jat che si stanno ribellando che nel territorio vicino a Delhi le caste svantaggiate hanno benefici che li danneggerebbero. Questa protesta sta tagliando l'acqua nella città di Delhi la quale alimenta gli acquedotti della città. I " fuoricasta " o intoccabili, gente infima nella gerarchia sociale: la società indiana ha una gerarchia in termini di purezza, si ritiene che alcune cose contaminino. Le caste più alte per poter essere guide spirituali, intellettuali hanno l'esigenza di conservarsi puri: c'è un aspetto etico che si sviluppa man mano (condotta etica), ma l'origine di questo non è etico ma si rifà a un concetto più materiale cioè che il contatto con la morte e la sporcizia contaminano. Se si viene in contatto in modo involontario con sporcizia e morte bisogna fare riti di espiazione. È importante il concetto di acqua sacra. Il bagno nelle acque purifica sia corpo che spirito. Il concetto di purezza condiziona fino ad oggi la società indiana. La casta alta necessita di igiene personale, quindi i lavori considerati contaminanti cioè che hanno a che fare con la pulizia delle strade, i macellai, lavoratori della pelle, addetti al lavoro funerario sono stati relegati alla gente considerata impura. Questi fuoricasta sono coloro che fino a oggi nell'India tradizionale (del passato e rurale) fanno il lavoro sporco. Intoccabili perchè stavano in parti separate di villaggi e non dovevano entrare in contatto con l'altra popolazione. Il problema è che questi fuoricasta non è che non hanno le jati, ma non hanno il varna. Vengono oggi chiamati dalit (oppressi). 29/ Il fenomeno delle caste ovvero delle jati è tipicamente indiano. La classificazione in varna anch'essa è tipicamente indiana. Essa si basa su alcune funzioni sociali che includono l'accesso a gruppi religiosi. Studi fatti nel corso del secolo scorso dalla prima metà del 900, Stig Wikander e Georges Dumezil hanno identificato nella religiosità dei popoli parlanti lingue indoeuropee hanno identificato questa suddivisione dei primi 3 membri delle funzioni divine. Dumezil ha studiato la
grazie a sè stesso diventa l'Uno, l'unica cosa che c'è. Ardore interiore: ardore (=tapas oppure tejas) è una sorta di forza calda che verrà chiamata normalmente tapas (tap=riscaldarsi, in latino tepor) che si può guadagnare; gli uomini possono accumularla praticanto ascetismo, mortificando la carna con digiuni, posizioni obbligate, sessioni meditative ecc. Si ritiene che mortificando la carne si accumuli un potere, che è una specie di fuoco interiore. s.4 "in principio fu il desiderio che si mosse..": questo Uno dà origine alle cose perchè lo desidera. Kama = desiderio; questo desiderio genera; i poeti sono coloro che compongono l'inno (autocitazione) s.5 corda che si rifà al tracciato sull'area sacrificale; aspetto femminile di sotto e aspetto fecondante di sopra. Il dio pieno di potere ascetico e pieno di erotismo è Shiva. Shiva viene raffigurato nei templi dal linga che è l'immagine trascendente del dio. Linga = segno. Dal punto di vista religioso la parola indica un simbolo fallico. È un segno della completezza del divino, il maschile e femminile che indicano l'unità e che creano l'esistente. s.6 finale con un insieme di punti di domanda. Si legge come una visione di un poeta che non sa dare risposte. L'inno ci dice che gli dei in realtà sono venuti dopo quest'Uno. Sono stati anch'essi creati. s.7 non si sa se vi è un altro essere ancora superiore. Siamo intorno al 1000-900 a.C per la stesura di questi inni. Atharvaveda è antico quanto gli altri testi, la raccolta però è stata fatta in epoca più recente delle altre ma non sappiamo datarla per due motivi:
Atharvaveda: il veda dei sacerdoti Atharvan qui si tratta di un incantesimo d'amore, uno di quelli che definiamo come strikarmani ("faccende delle donne"). s.2 ripetizione tipica delle formule magiche s.3 "ma io mai ami lui" lei lo vuole ai suoi piedi, ma lei non vuole innamorarsi s.4 Marut è la divinità dei venti; Agni è la divinità del fuoco: sono invocati gli elementi, il vento è associato con la follia, il disordine mentale; mentre il fuoco significa ardere d'amore. I. inno di quella che consideriamo come magia nera; la magia bianca per ottenere un beneficio, qualcosa di buono; quella nera di nuocere a qualcuno. s.1 i Padri sono gli antenati; in questa fase della cultura indiana l'uomo che muore va in cielo e va a far parte dei padri e riti appositi dai discendenti lo tengono in cielo; questi riti si fanno anche oggi: se nella fase antica la gente rimaneva in cielo tenuta dai riti, quando nasce il discorso della reincarnazione i padri stanno in cielo per un periodo e poi tornnao sulla terra s.2 Yama è il dio dei morti; uno dei primi uomini identificati nel mito indiano. Non c'è un solo mito di creazione o un mito unico che ci dice chi sia stato il primo uomo. È il primo a morire e per cui diventa il dio dei morti. "sta legata nella casa....." significa che non si sposa mai s.4 antichi veggenti (Asita, Kasypa, Gaya) l'Atharvaveda contiene anche inni sacrificali, cosmogonici, nuziali in occasione delle nozzi solenni. I valori di un cambiamento religioso fondamentale , della cocezione della vita indiana Ogni strato di testi della raccolta vedica commenta quello precedente. I brahmana dall'VIII sec sono molti e commentano i sacrifici, rappresenta gli inni recitati durante i sacrifici. Questi testi in prosa sono commenti sacerdotali, che cercano di spiegare perchè, come, in quale momento è nato quel determinato sacrificio e qualche mito per capire il contenuto degli inni. Il brahman è un termine da cui deriva il termine brahmani. La derivazione in sanscrito si fa mediante apofonia: si cambia la quantità di una sillaba interna per fare un derivato. Se dico Peleo, "pelide achille" è un derivato mediante suffisso. In sanscrito rafforzo una sillaba. Brahman è il potere del sacrificio che ha di operare sul reale e che è a pannaggio dei brahmani. Gli Aranyaka (i testi della foresta): erano testi che servivano per un committente per operare un sacrificio. C'è un periodo che si colloca tra IV-V sec. a.C ed è un periodo di enorme mutamento religioso presso vari popoli (Confucio e Buddha nello stesso periodo). La foresta è il luogo in cui si va dove singoli individui sono insoddisfatti di questa forma di religiosità rituali, vanno a praticare ascesi e cercare risposte più soddisfacenti. Questo movimento della foresta di lega a un periodo di cui sappiamo che avviene l'urbanizzazione dell'India settentrionale, nascono quindi le prime città. Viene definita come seconda urbanizzazione (la prima è quella della Valle dell'Indo però questa è morta) ma è la prima veramente storica e avviene nella zona della piana Indo-Gangetica. In questo periodo c'è un movimento di persone, di uomini che viene definito movimento degli shramana , termine generico per definire in generale gli asceti. La parola viene da una radice sanscrita shram=far fatica, impegnarsi. In questo periodo ci sono degli uomini insoddisfatti di questo rituale brahmanico, in qui il rituale è diventato qualcosa di meccanico monopolizzato dalle classi sacerdotali. Il rituale è complicatissimo che attraverso gesti simbolici i brahmani si incaricano di far andare avanti il mondo. Se non si fanno i riti come dicono, l'ordine cosmico precipita nel caos. Questa religione diventa evidentemente insoddisfacente per molte persone. Ci sono quindi questi movimenti di individui che abbandonano questi centri urbani che si stavano
moksa (pronuncia moksha): dalla radice muk=liberarsi; l'equivalente in termini buddhisti è il nirvana. Etimologicamente nirvana=spegnersi. Mentre nella parola hindu si ha il termine di liberazione. Per le persone dotate di una spiritualità più prepotente, il fine non è rinascere ma liberarsi, di non rinascere più e di trovarsi in una condizione che non è mai definita dai testi perchè indefinibile, l'ineffabile, che è definita come permeata di beatitudine. È suprema ed eterna, il superamento di tutta la sofferenza del mondo. In questa concezione c'è ideale di pessimismo generale per la continua ciclicità della morte. Diverse correnti nate in questo periodo si dissolvono, altre avranno fortuna. 1) Brahmanesimo : assorbe queste idee nuove che sono samsara, karman, moksa. Lo fa partendo dai testi delle Upanisad. Le più antiche risalgono al VII sec a.C le più recenti IV-III sec a.C. Upanisad è una forma letteraria, quindi poi vengono continuamente scritte nel corso dei secoli. Ci sono Upanisad di tutte le epoche, ma in genere si parla di quelle antiche. Upanisad di solito è tradotta: Upanisad=sedersi vicino in basso, che indica la posizione del discepolo ai piedi del maestro. Già dal nome queste dottrine fanno vedere la trasmissione orale ed è esoterica e riservata. Riportano il funzionamento del cosmo rapportato a come funziona l'uomo. Dalle Upanisad emergono anche i concetti di:
La filosofia indiana è sempre un commento di testi precedenti. È una peculiare concezione del sapere che si trova variamente rappresentata ma nel caso specifico è come se si volesse dire che non si vuole affermare niente di nuovo: la verità è già stata enunciata, i veda sono la verità. Quello che hanno detto i maestri del passato è la verità. In molti testi di vario tipo si trova un approccio interessante perchè all'inizio questi testi dicono che il dio creatore (Brahma) quando ha creato l'esistente ha creato anche questa scienza. Concetto di creazione: non c'è un dio creatore come l'antico testamento; quando usiamo creazione nel mito e nelle concezioni dell'Induismo non è un dio che dice "creo", ma la parola che esprime la creazione è sarga =emanazione. Dio emana da sì, non crea dal nulla. La divinit pone in alto ciò che già esiste. Quando la divinità ha creato tutto l'esistente ha creato anche la scienza, in 10 milioni di strofe. Il veggente l'ha ascoltata e l'ha ridotta a 100mila strofe, per farla arrivare all'intelletto umano. L'autore del trattato dice io ho raccolto questo testo ridotto e ora lo espongo. L'idea è che le cose esistano già. La concezione della scienza in India è che l'uomo non inventi nulla: l'uomo è un ignorante che deve scoprire ciò che già c'è, deve recuperare un sapere. Questo si lega molto al discorso di come si sviluppa il pensiero filosofico. I filosofi prendono testi consacrati dalla tradizione, già accettati e li commentano. In questi commenti sviluppano il loro pensiero su una tradizione precedente. Si hanno commenti di testi importanti fatti da diversi filosofi e dicono cose differenti. Si riallacciano comunque a una tradizione, nell'India classica nessuno diceva qualcosa di nuovo. Il vedanta è un sistema filosofico è molto complesso e si sviluppa fino all'epoca Mugal, con studiosi che prenderanno posizioni diverse sulla natura del brahman e il rapporto tra brahman e divinità e anima personale (in che rapporto stanno le anime con questo assoluto). Questa essenza indicibile alla base di tutto l'esistente è il brahman secondo i pensatori. Pensatori come Santara introduranno per spiegare la relazione con ciò che vediamo e il brahman il concetto di maya (=illusione), noi vediamo le cose in un certo modo perchè siamo vittime di un'illusione. Le Upanisad non sono un testo filosofico ma dicono cose di vario genere e non intende spiegare sistematicamente le cose. Chāndogya Upaniṣad, VI.
Str.7 L'Upanisad ipotizza un quarto stato che si chiama turiya =quarto, che va oltre il sonno senza sogni. Quando sperimentiamo questo stato che è uno stato di comunione con l'atman è uno stadio transitorio. Invece c'è un quarto modo della conoscenza che è una situazione stabile da cui non si ritorna. Si considera come quarto modo di essere quello che è privo di conoscenza empirica, delle cose interiori, esteriori e entrambe. Va oltre. Siccome l'atman va oltre ogni definizione empirica, il linguaggio non può definirlo. Non si può descrivere e quindi le Upanisad lo descrivono per negazioni. Non è duale=non ci sono determinazioni si parla di due livelli di conoscenza: