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appunti del corso di indologia, Schemi e mappe concettuali di Storia dell'India

appunti del corso di indologia

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2019/2020

Caricato il 02/02/2026

cecilia-gavazzoni
cecilia-gavazzoni 🇮🇹

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12/02/19
L'India oggi è un'entità immensa. Con il termine partizione si intende la nascita del 
Pakistan. L'India come la conosciamo oggi nasce nel 1947, quando le viene concessa 
l'indipendenza dal dominio inglese. Tra i negoziatori delle trattative che hanno preceduto 
questo evento c'erano anche islamici della popolazione indiana (la parte di popolazione che 
deriva dalle invasioni musulmane del '500). La lega islamica riesce ad ottenere di ritagliare 
dal territorio storico dell'India il Pakistan (paki: "puro", quindi "terra dei puri"). Il Pakistan 
inizialmente era diviso in due parti, una parte occidentale e una orientale (il Bangladesh poi 
otterrà l'indipendenza dal Pakistan), e quando avvenne questa partizione la gente cominciò 
ad emigrare, il che diede origine a stragi (ferita ancora aperta tra India e Pakistan). 
In India c'è violenza per i conflitti ecc, ma è il paese in cui nasce il concetto di non-violenza, 
praticata da una parte dell'India.
L'India viene chiamata "sub continente indiano" o "South Asia" da noi occidentali, mentre il 
suo nome ufficiale è "bharat" (gli indiani si ritengono infatti discendenti di Bharat). L'India è 
una Repubblica Costituzionale Parlamentare Federale composta da 29 stati.
13/02/19
La geografia fisica dell'India è molto particolare; ci sono montagne molto alte che "chiudono" 
l'India. Il punto di contatto tra l'India e l'esterno è il cosiddetto "Khyber pass" che ha 
permesso l'accesso in India agli invasori. C'è una grande pianura alluvionale, dove si 
trovano i grandi fiumi che costituirono l'ossatura dei primi regni indiani (il più importante è 
il Gange, il fiume sacro dell'India) e sono tutti di genere femminile, tranne un paio, tant'è 
vero che sono venerati come dee. Poi si trova una catena montuosa che va dal nord al sud 
del Deccan (che significa appunto "sud") e vi è l'Altopiano del Deccan con le montagne Ghat 
("scalinate"). C'è una grande varietà climatica, con un clima molto continentale a nord e 
tropicale a sud; in sostanza è un clima molto caldo (la stagione fresca va da ottobre a 
febbraio, poi fino a giugno la temperatura arriva fino ai 40°/45°). Con l'arrivo dei monsoni la 
temperatura cambia (monsone: "stagione delle piogge", il principale è l'Ette che arriva da 
sud-ovest ed è un vento estivo).
L'economia indiana si basa principalmente sull'agricoltura, ed essendo molto limitati i 
sistemi di irrigazione, i monsoni sono fondamentali. 
Di tutta la popolazione, il 90% circa vive ancora isolata nelle campagne, e sono le cosiddette 
tribù classificate, gli Adivasi ("abitanti originari"), che rappresentano una sorta di substrato 
originale e si trovano soprattutto nelle zone centrali. 
La popolazione di oggi sull'afferenza religiosa: la maggioranza è induista (79,80%), poi ci 
sono i musulmani (14,23%), i cristiani (2,30%), ci sono pochi buddisti (0,70%) perchè il 
buddismo ad un certo punto scompare, cedendo il passo all'induismo; il buddismo quindi 
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Indologia

L'India oggi è un'entità immensa. Con il termine partizione si intende la nascita del Pakistan. L'India come la conosciamo oggi nasce nel 1947, quando le viene concessa l'indipendenza dal dominio inglese. Tra i negoziatori delle trattative che hanno preceduto questo evento c'erano anche islamici della popolazione indiana (la parte di popolazione che deriva dalle invasioni musulmane del '500). La lega islamica riesce ad ottenere di ritagliare dal territorio storico dell'India il Pakistan ( paki : "puro", quindi "terra dei puri"). Il Pakistan inizialmente era diviso in due parti, una parte occidentale e una orientale (il Bangladesh poi otterrà l'indipendenza dal Pakistan), e quando avvenne questa partizione la gente cominciò ad emigrare, il che diede origine a stragi (ferita ancora aperta tra India e Pakistan). In India c'è violenza per i conflitti ecc, ma è il paese in cui nasce il concetto di non-violenza, praticata da una parte dell'India. L'India viene chiamata "sub continente indiano" o "South Asia" da noi occidentali, mentre il suo nome ufficiale è "bharat" (gli indiani si ritengono infatti discendenti di Bharat). L'India è una Repubblica Costituzionale Parlamentare Federale composta da 29 stati. 13/02/ La geografia fisica dell'India è molto particolare; ci sono montagne molto alte che "chiudono" l'India. Il punto di contatto tra l'India e l'esterno è il cosiddetto "Khyber pass" che ha permesso l'accesso in India agli invasori. C'è una grande pianura alluvionale, dove si trovano i grandi fiumi che costituirono l'ossatura dei primi regni indiani (il più importante è il Gange, il fiume sacro dell'India) e sono tutti di genere femminile, tranne un paio, tant'è vero che sono venerati come dee. Poi si trova una catena montuosa che va dal nord al sud del Deccan (che significa appunto "sud") e vi è l'Altopiano del Deccan con le montagne Ghat ("scalinate"). C'è una grande varietà climatica, con un clima molto continentale a nord e tropicale a sud; in sostanza è un clima molto caldo (la stagione fresca va da ottobre a febbraio, poi fino a giugno la temperatura arriva fino ai 40°/45°). Con l'arrivo dei monsoni la temperatura cambia (monsone: "stagione delle piogge", il principale è l'Ette che arriva da sud-ovest ed è un vento estivo). L'economia indiana si basa principalmente sull'agricoltura, ed essendo molto limitati i sistemi di irrigazione, i monsoni sono fondamentali. Di tutta la popolazione, il 90% circa vive ancora isolata nelle campagne, e sono le cosiddette tribù classificate, gli Adivasi ("abitanti originari"), che rappresentano una sorta di substrato originale e si trovano soprattutto nelle zone centrali. La popolazione di oggi sull'afferenza religiosa : la maggioranza è induista (79,80%), poi ci sono i musulmani (14,23%), i cristiani (2,30%), ci sono pochi buddisti (0,70%) perchè il buddismo ad un certo punto scompare, cedendo il passo all'induismo; il buddismo quindi

"si ritira" nella zona in cui è nato, finchè anche i grandi monasteri buddisti vengono distrutti. Quindi alcuni buddisti si trovano nel Ladak (un pezzo di Tibet), mentre la maggior parte dei buddisti rimasti sono "di ritorno" poichè nel 1950 viene fatta una protesta per la forte gerarchia dell'India (i cosiddetti "fuori casta" o "intoccabili" fanno parte della fascia più bassa) e di conseguenza, come ribellione all'intoccabilità, vengono promosse le conversioni al buddismo. Sono presenti anche il sikhismo (1,72%), una religione monoteista tipica del Punjab (ci sono molte comunità Sikh in Italia), ed infine i jain (0,37%), una religione che nasce nello stesso periodo del buddismo molto fiorente nell'India antica e medievale. La comunità Jaina è molto importante culturalmente perchè i Jaina furono tra i primi a promuovere la dottrina della non-violenza e del vegetarianismo (molto diffuso nel Guiabarat); i testi Jaina vietano molte attività lavorative poichè sostengono che tali attività possano in qualche modo nuocere ad altri esseri viventi (ad esempio l'agricoltura). Questo ha fatto sì che storicamente i Jaina si occupassero di attività che nuocessero meno ad altri; paradossalmente divennero banchieri, gioiellieri, creando una comunità molto ricca sia culturalmente sia economicamente. Le lingue ufficiali riconosciute in India sono 22; l'Hindi è la lingua principale. Nelle zone marginali ci sono lingue di tipo tibeto-birmano che si trovano "per caso" in India. Al nord ci sono lingue di origine indoeuropea (infatti le lingue moderne derivano da lingue antiche, il sanscrito è simile al latino); perciò le lingue antiche dell'Europa sono geneticamente imparentate alle lingue antiche dell'India, ed hanno origine comune perchè probabilmente dal 3° millennio a.C. ci sono state popolazioni a metà fra l'Europa e l'India che hanno iniziato a migrare verso est e verso ovest. Al sud ci sono le lingue dravidiche che esistono esclusivamente in India. L'India ha anche diversi alfabeti, non solo lingue diverse; il devanagari è l'alfabeto più diffuso. La storia La prima forma di civiltà in India fu totalmente diversa da quella di oggi; è stata scoperta 100 anni fa. Fra gli ultimi anni dell'800 e i primi del '900 l'India era dominata dagli inglesi e questi decenni servirono agli inglesi per esplorare il luogo in cerca di resti archeologici (l'archeologia non nacque in India, ma venne importata dagli inglesi). Infatti gli inglesi nel 1861 fondarono l'Ente Archeologico dell'India. Anni dopo vennero inviati archeologi a Mohenjo-daro e ad Harappa, e nel giro di pochi mesi (nel 1924) si trovarono davanti ai resti di una grande civiltà: la Civiltà della Valle dell'Indo, che durò dal 2600 a.C. al 1900 a.C. ed era una civiltà urbana molto avanzata con condizioni di vita molto confortevoli (strade ortogonali, bagni, sistema fognario perfezionato). Non sono stati però ritrovati degli scritti, anche se si sa che questa civiltà conosceva la scrittura grazie ad alcuni manufatti con sigilli che recano caratteri di scrittura, tutt'ora non ancora decifrati (potrebbe essere una lingua indoeuropea, ma è poco probabile poiché bisognerebbe spostare tutta la cronologia dei resti, mentre è molto probabile che fosse una lingua dravidica). 18/02/ La scoperta della civiltà dell'India storica è avvenuta prima della scoperta della Civiltà della Valle dell'Indo. Nel 1757 l'India diventa colonia inglese (con l'East Indian Company, nata però come impresa commerciale, diventato poi dominio territoriale). Gli inglesi si trovano a comandare

distrutta da fenomeni atmosferici, quali inondazioni o desertificazioni di alcuni territori. Secondo altre ipotesi la migrazione non avvenne nel 1500 a.C., ma molto prima e quindi nella Civiltà della Valle dell'Indo si parlava già una lingua indoeuropea (tesi poco accettata); secondo una terza ipotesi gli indoeuropei vengono dall'India (il che è assolutamente impossibile). La migrazione è la tesi più attendibile. Inoltre il sanscrito non è la madre di tutte le lingue, bensì è la lingua indoeuropea più antica di cui abbiamo una letteratura così vasta. Gli indiani vedici chiamano se stessi "arya", che vuol dire "nobili", in italiano "arii", in iglese "aryans", termine che in italiano non deve essere tradotto come "ariani", poichè questo termine ha connotazione nazi-fascista. Anche gli indiani vedici che attraversarono l'Iran si chiamano arri o atya. Per definire gli indiani di lingua e cultura vedica si usa il termine "indoarii". 19/02/ Le Samhita sono inni usati durante i riti, ovvero i sacrifici agli dei. Esistono due tipi di sacrifici; un sacrificio domestico (ufficiato dal capo-famiglia quotidianamente nel fuoco domestico->dio Agni, messaggero divino che porta le offerte agli dei) e i sacrifici solenni (ufficiati dai sacerdoti brahmani). Durante i sacrifici venivano fatte sia offerte vegetali (gramaglie e in particolare il succo di una pianta che dava effetti allucinogeni: divinità Soma, a cui è dedicato il 9° libro della raccolta Rgveda), che animali (Pashu: bovini e ovini, poiché non c'era ancora la concezione del vegetarianismo). Questi riti con il tempo diventano sempre più importanti perché ci si rivolge alle divinità, ed ovviamente, trovandoci in un mondo arcaico, si riteneva che l'anno dovesse svolgersi in modo regolare con i suoi cambiamenti climatici, senza distruzioni, in modo che la comunità umana potesse prosperare e quindi l'uomo si rivolgeva al divino per essere "aiutato". Attraverso corrispondenza simboliche, intervenendo su un oggetto alla portata del sacerdote, si pensa che si possa influire sugli avvenimenti cosmici. Il rito vedico è molto complicato, ogni atto richiede di essere interpretato come un atto che "tiene in ordine" il mondo. Proprio perché i sacrifici diventano molto importanti, anche la classe dei Brahmani diventa sempre più influente, tant'è vero che detengono il potere. Rgveda Viene chiamata "Rgveda" la raccolta più antica delle Samhita vediche, contenente un corpus di circa 1028 inni divisi in 10 libri ("mandala": cerchi). E' poesia scritta in una fase molto arcaica del sanscrito, inoltre contiene continue allusioni a miti o eventi a noi sconosciuto, perciò è un tipo di lettura molto difficile. In questi inni, ma in generale nella cultura indiana, ci si rivolge a moltissime divinità (che vengono indicate con diversi nomi), ma le trattano ognuna come se fosse la suprema (enoteismo< teoria di Muller). Testo "Le gesta di Indra" Indra era il re degli dei ed un guerriero molto forte armato della folgore.

  1. due mondi= terra e cielo
  2. ci troviamo di fronte ad un mito di creazione; la terra era instabile ed il cielo era unito alla terra, non c'era separazione finché non intervenne Indra.
  3. c'è un altro mito, quello di un serpente (Vritra o Vala) che ha racchiuso le acque in

caverne, acque che quindi non possono irrigare le terre degli uomini. I 7 fiumi (più comunemente 5, nel Punjab: regione dell'India settentrionale). Le vacche sono molto importanti per il mondo vedico perché fanno parte dell'economia, tramite la produzione di latte e di burro chiarificato, per essere conservato anche al caldo(chiamato ghrita o ghee). La vacca è una metafora per indicare le divinità femminili o entità sempre femminili molto preziose.

  1. Dasa: "servi", popolazioni che abitavano le pianure dell'India settentrionale e che sono state assoggettate dagli Arii.
  2. le divinità sono antropomorfe ("dalle belle labbra") e lo sappiamo proprio grazie a questi testi, poiché di questo periodo non ci sono statue o raffigurazioni.
  3. Indra non è solo un guerriero, ma beve il Soma e ha tra le mani il Vajra: "fulmine" (nel buddismo himalayano diventa strumento di preghiera e assume anche il significato di "diamante").
  4. chiusa spesso presente negli inni, in cui il cantore si rivolge alla divinità stessa; viene fatta una richiesta di benessere terreno (abbondanz di figli umani, che servivano per il lavoro, ma anche per i sacrifici). Testo "La collera di Varuna" Varuna era una divinità tenebrosa, era ancora più antico di Indra. Il nome può derivare da Uranos (dio della volta celeste), ma anche dal serpente Vala (quello che trattiene); egli è armato di cappio (pasha) e ci si rivolge a questa divinità per farsi perdonare le proprie colpe.
  5. stesso mito di creazione simile a quello di Indra. 2 e 3) le cose stanno andando male perché ho peccato, ti chiedo di farmi capire dove ho sbagliato.
  6. Vasistha: uno dei veggenti vedici (rishi) che ha udito gli inni e li ha trasmessi agli uomini. Continui paragoni presi da un mondo di allevatori.
  7. accenno al gioco dei dadi, pratica molto frequente. 20/02/ Testo "Purusa" Questo inno si trova nel 10° mandala, il libro che racchiude gli inni cosmogonici. "Purusa" significa uomo, infatti questo inno parla di un grande uomo primordiale, il cui smembramento sacrificale porta alla creazione di tutto ciò che esiste. Il mito della creazione dà anche origine alla società.
  8. era enorme, più grande della terra.
  9. è il signore degli dei; gli dei crescono con il cibo sacrificale (la vittima sacrificale è un "sostituto" di colui che compie il sacrificio).
  10. egli ha dato origine a tutto ciò che esiste.
  11. "Viraj": forza, splendore (non è chiaro cosa voglia dire).
  12. la creazione è presentata come opera degli dei che sacrificarono Purusa (il che è una contraddizione se viene specificato in precedenza che Purusa era il signore degli dei e ha creato ogni cosa, ma queste contraddizioni sono spesso presenti nei testi indiani). Gli dei creano il tempo. le 3 stagioni fondamentali, ovvero autunno, primavera ed estate. Il sacrificio vedico pretende di influire sui processi cosmici ("bandhu": queste correlazioni tra oggetti sacrificati e il loro intervento sui processi cosmici).
  13. la vittima veniva posata su erbe particolari; dei: "deva", "Sadhya": divinità minori non

Sono 731 inni divisi in libri; ci sono inni magici, ma anche speculativi e inni agli dei. Questa raccolta è più moderna dei Rgveda (perché la divisione in varna è data per scontato e ci sono tracce concrete del fatto che le migrazioni sono arrivate fino a nord). "Strikarmani": riti delle donne--> karmani: azione/sacrificio. Sono un gruppo di inni nell'Atharvaveda di incantesimi d'amore in cui vengono fatte parlare delle donne (non si sa se venissero realmente recitati da donne).

  1. Apsaras: fanciulle, cortigiane celesti, prostitute di alto borgo. Yama: dio dei morti. 25/02/ La raccolta Upanisad denota un cambiamento di visuale che diventa la porta d'ingresso dell'induismo. Dopo la parte della letteratura vedica antica basata sul sacrificio religioso (sempre più autonomo), inizia un periodo tra VII e VI secolo a.C. in cui nascono nuovi correnti di pensiero come evoluzione del mondo vedico o come "eresie", ma ci sono "basi" in comune. Questo è un periodo di grandi trasformazioni; intorno al '600 si formano le prime città nell'India settentrionale. La civiltà degli Arya, inizialmente di allevatori, si stabilizza dell'India settentrionale (pianura attraversata da fiumi). Queste persone sono una minoranza, non si sa quanto queste popolazioni migranti si siano "mischiate" ai popoli già presenti (questa migrazione è ipotetica, non è documentata). Questi popoli man mano si spostano verso est perché vi è una terra più fertile (iniziano ad usare strumenti di ferro). Inizialmente era una comunità agricola, dal '600 si formano le prime città->urbanizzazione che si fonda su un surplus economico. L'economia urbana si basa sul fatto che i prodotti agricoli crescano, diventando oggetto di scambio mercantile (la gente vive di commercio). Le prime città sono rette da sovrani, che regnano su piccoli regni, e la città rappresenta la capitale del regno (nel 320 a.C. nascerà una dinastia di imperatori). Nascono le strade, vie di comunicazione tra i vari regni; questa seconda urbanizzazione è vista come motivo di cambiamento di idee che avviene in questo periodo. Nella città la gente deve farsi strada per conto suo (mentre prima nelle comunità la famiglia era posta al centro, non l'individuo), viene data importanza all'individuo, non c'è più la sicurezza del clan. Emerge l'iniziativa dell'individuo in campo economico con maggiore libertà di pensiero. Gli studiosi mettono in relazione il cambiamento economico con il maggiore individualismo. Sorgono iniziative individuali di diffusione del proprio pensiero (es. Buddismo, tra V e IV secolo). Nascono nuove ideologie e nuovi pensieri. Shramana: liberi pensatori itineranti, asceti erranti-> persone che rifiutano il rito vedico e vanno alla ricerca di risposte e di cose nuove; la vita umana non viene più vista come unica, bensì come un ciclo continuo. Samsara: "mondo umano" o "scorrimento", la vita si ripete. Karman: "azione" o "sacrificio" nel pensiero vedico; oggi rappresenta l'ideologia secondo la quale un essere vivente non può fare a meno di agire, e può compiere azioni buone, malvagie o neutre (es. respirare, azioni involontarie). Tutte le azioni formano un "accumulo", non vanno perse. Nulla di ciò che si fa è esente da risultati o conseguenze. In ogni vita bisogna smaltire il karma accumulato nella vita precedente. Tutto esiste da sempre, non esiste il concetto di creazione o di inizio. Lo scopo è quello di raggiungere la liberazione dal ciclo dell'esistenza (moksa o mukti). Nirvana: "estinzione".

Le correnti religiose che nascono in questo periodo tendono al pessimismo; la vita umana viene vista come esperienza dolorosa, nasce il concetto di impermanenza, di non durabilità, tutto è effimero. Si ricerca una situazione di stabilità->liberazione, condizione di beatitudine eterna (Nirvana), che però non viene descritta poiché indescrivibile a parole. I jivanmukta sono i "già liberati in vita". UPANISAD Le Upanisad sono un gruppo di testi antichi o vedici (formano la continuazione della letteratura antica) di 13/14 scritti che vanno dal VII al IV o III secolo a.C. Ognuna ha il proprio nome; ci sono molte Upanisad successive, poiché con il tempo diventa un genere a sé, e sono raccolte in genere di 52 o 108 Upanisad (numeri di buon auspicio). Upanisad è una parola femminile che significa "sedersi ai piedi di un maestro". Sono state composte in un'area vasta dell'India settentrionale, dall'Alta Valle dell'Indo all'area dell'attuale Bihar. Le Upanisad più antiche sono in prosa, quelle più recenti in versi. Le redazione di questi testi è avvenuta e avviene per mano brahmanica (potere sacro) o degli Ksatriya (guerrieri, potere politico). Hanno enorme importanza perché da questi testi si svilupperà l'induismo e questi testi verranno continuamente ripresi e commentati da filosofi e letterati indiani. Il commento è molto importante poiché il commentatore riesce a far "dire al testo ciò che vuole". 26/02/ Nelle Samhita si parla di correlazione tra microcosmo, il mondo degli uomini e macrocosmo; tali bandu permettevano al rito vedico di operare durante il rito, nella presunzione che così si operasse anche sul cosmo. Con le Upanisad l'interesse si sposta sempre sul tentare di stabilire correlazioni, ma sono legate all'uomo, all'individuo, l'interesse è incentrato sull'individuo. Tutte le correlazioni (es. calore della vita e calore del sole) sono dei tentativi di dare una ratio unitaria all'esistente, e spesso si basano su assonanze (parole che si assomigliano). Brahman e Atman-> due concetti che stanno alla base dell'induismo. Brahman: "potere del sacrificio"; nelle Upanisad i pensatori postulano che ci sia un principio unificatore di tutto l'esistente che è al di là di tutte le determinazioni, uno spirito universale di cui quello che vediamo è una manifestazione secondaria. Questo spirito è immutabile (da qui si svilupperà l'idea secondo la quale tutto ciò che vediamo è illusione). Questo spirito prende il nome di Brahman. Atman: "anima"; ognuno di noi partecipa di questo Brahman universale. Per tutta la visione indiana l'Atman non è né pensiero né mente (che fanno invece parte della materia, di forme più sottili della materia), bensì è imperturbabile, non cambia mai, è l'essenza ultima che si trova nel nostro cuore; per ottenere la liberazione bisogna ritornare indietro e identificarsi con questo Atman, rifluendo nel Brahman universale, raggiungendo così la beatitudine. Jnana: "conoscenza" che porta al processo liberatorio, è una conoscenza mistica, intuitiva, data da un addestramento personale (es. yoga). Testo la "Chandogya" Padre che insegna al figlio. Nyagrodha: "che cresce verso il basso", tipo di ficus, pianta più strepitosa dell'universo.

padre di Siddharta voleva che il figlio divenisse sovrano e non asceta, perciò decide di rinchiuderlo nella reggia circondandolo di tutti i tipi di piaceri. Ad un certo punto però Siddharta decide di uscire, lo chiede al padre e quest'ultimo, pur essendo tentennante, decide di concederglielo, ma fa "sgombrare" la città da tutto ciò che potesse sembrare al figlio spiacevole. Gli dei però intervengono, e quando Siddharta si reca al di fuori della reggia si trova davanti all'immagine di un vecchio, un malato e un morto (immagini create dagli dei). Siddharta chiede all'auriga di spiegargli chi fossero queste persone, e l'uomo spiega al principe che tutti faranno la fine di queste tre persone, poiché tutti invecchiano, si ammalano ed infine muoiono. Siddharta, sconvolto, si reca comunque in un parco e conosce un asceta. Da quel momento decide di non voler più vivere in quel modo e la notte stessa decide di fuggire dalla reggia. Si unisce ad una serie di Brahmani nella foresta che però non gli danno le risposte di cui a bisogno; questi Brahmani praticano il digiuno, così anche il Buddha digiuna, riducendosi in condizioni scheletriche. Egli decide quindi che il digiuno non ha senso per la ricerca di verità superiori, poiché anche il corpo deve star bene (messaggio equilibrato) e perciò decide di allontanarsi dai Brahmani e di intraprendere un percorso meditativo in solitudine, finché non raggiunge l'illuminazione sotto un ficus religiosa ("pipal"). Il Buddha ha capito la natura del dolore e come superarlo. All'inizio il Buddha non sa se trasmettere ad altri il proprio insegnamento, ma poi decide di farlo e di recarsi a Sarnath (il parco delle gazzelle) dove si trovano i suoi vecchi compagni di ascesi. Il Buddha si reca quindi in questo parco ed enuncia il suo primo sermone ("discorso del parco delle gazzelle" o anche chiamato "discorso della messa in moto della ruota della legge"-> ruota della legge= dharmachakra). Con il buddismo abbiamo una delle prime fondazioni di una vera e propria comunità monastica (inizialmente però non voleva che vi partecipassero anche le donne). Il buddismo inizialmente non era vegetariano, semplicemente l'animale non doveva essere stato ucciso appositamente, ma bisognava solo accettare quello che veniva offerto da mangiare. 5/3/ Il buddismo ha varie sfaccettature derivate dal buddismo antico; le tre grandi correnti del buddismo nate in India sono:

  • Theravada ("dottrina degli anziani")
  • Mahayana ("grande veicolo")
  • Vajrayana ("veicolo di diamante") Bodhisattva: "colui che ha sostanziato di illuminazione", sono coloro che rinunciano a diventare Buddha per aiutare la gente comune. La dinastia Maurya (320-185 a.e.c) La dinastia Maurya è stata la prima dinastia indiana; il re Asoka è considerato patrono e diffusore del buddismo. A Sri Lanka il buddismo si diffonde molto presto, infatti le testimonianze più antiche del buddismo vengono proprio da qui. Il Canone Pali è il più antico del buddismo; "pali" è il nome che si da alla lingua in cui è scritto (lingua "parlata"). E' diviso in 3 canestri:
  • Vinaya Pitaka: le regole per il Sangha.
  • Sutta Pitaka: discorsi del Buddha.
  • Abhidhamma Pitaka: insegnamenti superiori. Testo "Discorso della messa in moto della ruota del Dhamma" "Così ho udito. Un tempo il Beato soggiornava a Isipatana, presso Baranasi, nel Parco delle gazzelle. Qui il beato si risolve al gruppo dei cinque asceti mendicanti (bhikkhu): "O monaci, coloro che hanno abbandonato la vita mondana non devono indulgere ai due estremi. Quali sono questi due estremi? Un estremo è il dedicarsi al godimento dei piaceri sensuali: questo comportamento è infimo, villano, volgare, ignobile e vano. L'altro estremo è il dedicarsi alla mortificazione di se stessi: questo comportamento è doloroso, ignobile e vano. Evitando questi due estremi, o monaci, il Tathagata ha realizzato il 'sentiero di mezzo' (majjhima patipada) che produce la visione e la conoscenza, e che guida alla calma, alla perfetta conoscenza, al perfetto risveglio, al nibbana. E cos'è mai, o monaci, questo 'sentiero di mezzo' realizzato dal Tathagata che produce la visione e gnosi, e che guida alla calma, alla perfetta conoscenza, al perfetto risveglio, al nibbana? Esso è il Nobile ottuplice sentiero, ovvero la retta visione, la retta intenzione, la retta parola, la retta azione, il retto modo di vivere, il retto sforzo, la retta presenza mentale e la retta concentrazione. Questo, o monaci, è 'il sentiero di mezzo' realizzato dal Tathagata che produce la visione e la conoscenza, e che guida alla calma, alla perfetta conoscenza, al perfetto risveglio, al nibbana. Questa, o monaci, è la nobile verità del dolore (dukkha): la nascita è dolore, la vecchiezza è dolore, la malattia è dolore, la morte è dolore, l'unione con ciò che è discaro è dolore, la separazione da ciò che è caro è dolore, il non ottenere ciò che si desidera è dolore. In breve, i cinque aggregati (khandha) che rappresentano la base dell'attaccamento all'esistenza, sono dolore. Questa, o monaci, è la nobile verità dell'origine del dolore (dukkhasamudaya): l'origine del dolore s'identifica con la brama (tanha), la quale conduce a nuove esistenze, è congiunta col diletto e con la concupiscenza, e trova appagamento ora qua ora là. Esiste la brama per il godimento degli oggetti dei sensi, la brama per l'esistenza e la brama per la non-esistenza. Questa, o monaci, è la nobile verità della cessazione del dolore (dukkhanirodha): la cessazione del dolore è l'estinzione, il completo svanimento, l'abbandono, il rifiuto di questa brama, la liberazione e il distacco da essa. Questa, o monaci, è la Nobile verità del sentiero che conduce alla cessazione del dolore (dukkhanirodhagamini patipada): esso è il Nobile ottuplice sentiero, ovvero retta visione, retta intenzione, retta parola, retta azione, retto modo di vivere, retto sforzo, retta presenza mentale e retta concentrazione. Ma non appena, o monaci, questa visione cosciente delle Quattro nobili verità fu ben purificata, allora io dichiarai al mondo, con i suoi deva, Mara, Brahma, con le intere generazioni di asceti, di brahmana, di esseri considerati divini e di uomini, dichiarai -dico- di aver perfettamente ottenuto il supremo e perfetto risveglio. La conoscenza e la visione sorsero in me: 'La liberazione è per me inamovibile. Questa è l'ultima nascita. Ora non esiste più una nuova esistenza.'" Questo disse il Beato ed i cinque asceti mendicanti, colmi di gioia, esultarono alle parole del Beato. Il venerabile Kondanna, proprio mentre questo insegnamento veniva pronunciato, ottenne la limpida e immacolata visione del Dhamma: 'Tutto quel che è soggetto alla nascita è destinato all'estinzione.'" -Chakravartin: "colui che mette in moto la ruota", ruota del carro da guerra. -Baranasi: parco delle gazzelle. -Bhikkhu: "quelli che mendicano", vengono chiamati così i monaci buddisti. -Sentiero di mezzo: giusta misura, messaggio equilibrato. -Tathagata: "quello che è diventato così".

volontariamente, nel senso che Asoka tenta di mettere insieme valori che vadano bene per un grande impero multietnico e multireligioso. Kalinga fu una regione conquistata in seguito ad una battaglia molto sanguinosa-> Asoka si pentì di questa strage e lo iscrisse nell'editto di Kalinga. Testo "Re XIII"-> Editto di Kalinga "Nell'ottavo anni di regno il re Piyadassi caro agli Dei ha conquistato il paese dei Kalinga. Di là furono deportate centocinquantamila persone; centomila furono uccise; molte centinaia di migliaia perirono. Ora che il paese dei Kalinga è assoggettato, il re attende con fervore alla pratica della Pietà, all'amore della Pietà, all'insegnamento della Pietà. Tale è la penitenza del re caro agli Dei per aver sottomesso i Kalinga; perché la conquista di un paese indipendente è strage, morte, cattività di uomini; e ciò è fonte di pena e deplorazione per il re caro agli Dei. Ma ancor più penoso per il re caro agli Dei è il pensare che quel paese è abitato da brahmani e asceti e da seguaci di altre religioni e da laici, i quali praticano riverenza agli anziani, alla madre e al padre, obbedienza ai maestri, gentilezza, affetto e rispetto verso gli amici, i parenti, i compagni e i familiari, gli schiavi e i domestici; ed essi hanno subìto offesa, o uccisione, o separazione dai loro cari; e quelli che non hanno perduto i loro affetti e i beni soffrono per la sventura, il danno, l'offesa che ha colpito amici, parenti, compagni, familiari. Che ciò ricada su tutti gli uomini è un pensiero tormentoso per il re caro agli Dei: non v'è luogo in cui non vi siano cultori di una religione o di un'altra. Ora, qualunque sia stato, e anche cento o mille volte minore, il numero degli abitanti del paese dei Kalinga uccisi o periti o deportati, persiste l'angoscia nel re caro agli Dei; e se è stata fatta un'offesa, il re caro agli Dei pensa che egli debba sopportarne il peso quanto è possibile. Anche delle genti che vivono in selve nei domini del re caro agli Dei questi ha compassione e le tratta benevolmente; e anche a loro si è data notizia del pentimento e insieme del potere del re caro agli Dei, affinché mostrino pentimento e non vengano sterminati. Il re caro agli Dei desidera infatti che tutti gli esseri abbiano sicurezza, dominio di sé, equanimità, gentilezza. E' questa la vittoria che il re caro agli Dei considera la più importante: la vittoria della Pietà." -Nell'ottavo anno-> 1^ datazione sicura dell'India antica. -Genti che vivono in selve-> tribali, gli "adivasi", ovvero i primi abitanti. -Vittoria della pietà. Testo "Re XII" "Il re Piyadassi caro agli Dei rende onore a tutte le religioni, così a quelle di asceti come a quelle di laici, con liberalità e varie forme di ossequio. Ma egli non pensa tanto alla liberalità o agli onori quanto al reale progresso che può compiersi in tutte le religioni, Il progresso reale ha forme diverse, ma sua radice è la moderazione nell'esaltare la propria religione come nel criticare l'altrui religione; e il parlarne sia ben meditato, e vi sia rispetto. Si deve sempre rispetto alle religioni altrui. Agendo in questo modo si esalta la propria religione e non si fa offesa alle altre; agendo diversamente si fa ingiuria alla propria religione e alle altre." -Il re rispetta tutte le religioni->MESSAGGIO DI TOLLERANZA. Testo "Re I" "Questo editto della Pietà è stato qui iscritto per ordine del re Piyadassi caro agli Dei. Qui

non si deve offrire in sacrificio alcun essere animato mettendolo a morte. Né si deve permettere che molta folla si raduni in festa, perché il re Piyadassi caro agli Dei vede manifestarsi molta inclinazione al male nelle feste popolari. Vi sono tuttavia certe feste di popolo che il re Piyadassi giudica buone. Prima d'ora nelle cucine del re Piyadassi caro agli Dei venivano uccisi animali a centinaia di migliaia per i pasti quotidiani; ma ora, dacché è stato iscritto questo editto della Pietà, soltanto tre animali vengono uccisi per i pasti: due pavoni, una gazzella; e la gazzella non più di consueto. In avvenire anche questi tre animali non saranno più uccisi." -Contro i sacrifici degli animali-> rifiuto del sacrificio che diventerà tipico degli asceti brahmanici; culto della NON-VIOLENZA ("ahimsa": desiderio di non uccidere). Essa non si lega al vegetarianismo. Testo "Re V" "Il re Piyadassi caro agli Dei così ha detto: 'Nel ventesimosesto anno del mio regno ho prescritto che non devono esser uccisi questi animali: pappagallo, alzavola, volpoca, oca selvatica, nottola, formica, tartaruga d'acqua, gambero, razza, tartaruga e porcospino, scoiattolo, barasinga (?), lucertola, mangusta, rinoceronte, piccione bianco, piccione domestico e ogni quadrupede che non si utilizza e non si mangia. Inoltre la capra e la pecora e la scrofa pregne o allattanti non devono essere uccise, e neppure alcuno dei loro piccoli nati da meno di sei mesi. Neppure deve castrarsi il gallo. Non si deve bruciare un cumulo di paglia in cui sono esseri viventi; né dar fuoco ad un bosco senza ragione o per far danno. Un vivente non deve nutrirsi con un vivente.'" 11/3/ Il jainismo "Jaina": aggettivo riferito al sanscrito; deriva da "jina" che significa "vincitore", ed è così vengono chiamati così i santi profeti del jainismo oltre al nome di "tirthamkara", ovvero quelli che portano da qui ad una verità superiore. Secondo il jainismo i tirthamkara furono 24 e vengono tutti rappresentati allo stesso modo, ovvero in piedi o seduti in posizione meditativa, nudi (per rappresentare l'ascetismo assoluto), con le spalle squadrate. "Kayotsarga": abbandono del corpo, ovvero la posizione in piedi immobile e l'aggiunta di una pianta rampicante cresciuta intorno al corpo (forma di mortificazione del corpo). Vardhamana Mahavira ("grande eroe", 599-527 a.e.c), detto il Jina, fu il fondatore storico del jainismo; conobbe il Buddha, perciò in base alla datazione di quest'ultimo cambia quella del Jina. La storia del Buddha è affine a quella del Jina, infatti anche il Jina fu uno ksatriya. I princìpi fondamentali del jainismo: -Tirthamkara: "creatori del guado". -Digambara: "vestiti d'aria", sono nudi. -Svetambara: "vestiti di bianco". Questi ultimi due ebbero dei contrasti che formarono uno scisma; si riconoscono per il modo di vestire. Classificazione della realtà:

Testi normativi brahmanici: -Sutra -Sastra Fondamentali: -Manusmrti (Manava-Dharmasastra): sul dharma (II secolo circa) -Arthasastra: sull'artha del regno (forse II-III secolo) -Kamasutra: sul kama (III secolo circa) 12/3/ Brahmanesimo (periodo vedico) Si basa sul sacrificio e sul predominio della classe brahmanica. Induismo Non ha un periodo preciso, ma nasce quando affiorano le grandi divinità che vengono inglobate diventando LE divinità. Ogni fedele ha un dio supremo, le altre divinità poi sono “minori”. Dharma: legge innata, connaturata all’esistente, regge il mondo. Dharmasutra e Dharmashastra-> comprendono tutti gli studi sulla dottrina dei 4 stadi della vita, sono testi scritti da un “primo uomo” (smriti: memoria) Dharmasutra: testi più antichi, “sutra”->filo, collana. Indica un insieme di versetti molto brevi per essere imparati a memoria. Dharmashastra: testi più recenti, “trattati sul dharma”, poesie da imparare a memoria. In questi testi, che si rivolgono agli arya e rappresentano un modo di reagire all’ascetismo, si sostiene che l’uomo durante la vita debba adempiere a vari scopi (dottrina degli scopi della vita->trivarga o purusharta: scopi dell’uomo). Il kama (desiderio/soddisfazione del desiderio) è il primo scopo (desiderio primario sessuale), sposarsi e soddisfare il proprio desiderio sessuale; su questo primo scopo abbiamo il trattato “Kamasutra” (in cui sono presenti anche importanti notizie sulla società). Poi c’è l’artha, il dharma ed infine il moksa, ovvero la liberazione, la fine del sannyasin. Arthasastra: trattato particolare. E’ rivolto al re, prende in esame come il re deve governare affinché il suo regno prosperi. Al re viene consigliato di tutto pur di far prosperare il proprio regno. I brahmani armonizzano le proprie idee con forme e religioni diverse, infatti le divinità maggiori dell’induismo (Visnu e i suoi avatara Krsna e Rama, Siva e Devi nelle sue varie manifestazioni) vengono assorbiti dal brahamenesimo che si apre a nuovi culti più popolari. Viene analizzato il rapporto tra credente e divinità (bhakti: devozione), non più il sacrificio.

Testi fondamentali dell’induismo: Poemi epici (itihasa: storia, così fu) -Ramayana (V sec a.e.c.- III e.c. circa) -Mahabharata (IV sec a.e.c.- IV sec e.c. circa) -Purana (testi antichi dal V sec circa) Visnu (quello che pervade) è la divinità maggiore dell’induismo, viene venerato con i suoi avatara; in genere viene raffigurato sdraiato con i suoi avatara in blu, con tante braccia disteso su un grosso serpente (naga: cobra, animale sacro raffigurato con tante teste chiamato anche “shesha”: il resto, oppure “ananta”: infinito). Dall’ombelico di Visnu nasce un fiore di loto (fiore venerato in India di buon auspicio, simboleggia generazione e purezza) su cui si dorma il dio che ha dato inizio alla creazione del mondo (Brahma, dio creatore per eccellenza dell’induismo). Visnu si manifesta sulla terra tramite i suoi 10 avatara: -Matsya, il Pesce -Kurma, la Tartaruga -Varaha, il Cinghiale -Narasimha, l’uomo-leone -Vamana, il nano -Paraurama, Rama con la scure -Rama, principe di Ayodhya -Krsna -Buddha -Kalkin (avatara del futuro) (Rama e Krsna onorate come divinità a sé) Trimurti (le 3 divinità principali dell’induismo): Brahma: creazione Visnu: mantenimento Siva: distruzione I poemi epici (itihasa: “così fu/ storia”) comprendono storie insignificanti di uomini che si sono intrecciate a quelle degli dei. Sia i Ramayana che i Mahabharata trattano gli avatara di Visnu, i Purana invece sono vere e proprie enciclopedie; la loro datazione è dubbia, e ha come punto d’arrivo l’epoca degli imperatori Gupta. Dinastia Maurya Dinastia Kusana: popoli iranici provenienti da nord-ovest, impero multietnico, il sovrano più importante è Kaniska (considerato protettore del buddismo). Dinastia Gupta (320-550 circa): edificò edifici di pietra, consolidò l’induismo ed è la dinastia della classicità->periodo classico: culmine culturale in cui vengono stabiliti dei modelli. E’ in questo periodo che si definiscono i canoni estetici, letterari, religiosi e iconografici, ovvero tutto ciò che ora fa parte dell’induismo. E’ l’ultima fase della letteratura epica, vengono raccolti i Purana ed è da questo periodo che proviene il massimo poeta dell’India classica,

“nero, blu, l’oscuro” e probabilmente il colore della pelle di Siva deriva da qui. Mito della gola blu Mito in cui si dice che si è perso il nettare dell’immortalità (amrita: ambrosia), bisogna recuperarla, perciò dei Deva si mettono d’accordo con gli Asura (antidei); sono di solito in lotta tra loro, in questo mito però si mettono d’accordo per recuperare l’amrita. Frullano l’oceano primordiale di latte per ricavare ambrosia, prendono montagna e serpente e usano l’animale come corda e fanno girare la montagna per frullare l’oceano di latte. Ad un certo punto accade che ad un certo punto come sottoprodotto di questo frullato si produce un veleno potentissimo che minaccia di sconvolgere l’universo. Siva si offre volontario e beve questo veleno, da quel momento ha la gola blu e viene chiamato “Siva Nilakantha”, ovvero “gola blu” appunto. Mito della Ganga Il Gange è il fiume che scorre nell’India settentrionale ed è caro all’induismo. Il mito vuole che una volta scorresse soltanto in cielo (adesso scorre in 3 posti: in cielo dove c’è la Via Lattea, sulla terra e sottoterra). Questo fiume viene chiamato “Ganga” (i fiumi in India son femminili). Un personaggio pratica ascesi per far scendere la Ganga dal cielo sulla terra per la cenere dei defunti. Infatti le ceneri vengono buttate nel Gange; la Ganga è un fiume celeste così poderoso che se scendesse direttamente sulla terra causerebbe danni. Siva si propone di far scorrere la Ganga dal cielo per i capelli di Siva sulla terra e così fa. Infatti spesso viene raffigurato con una scia del fiume sopra la terra. La Ganga scende dall’Hymalaya (“casa delle nevi”) e questo fatto è importante perché Siva ama la montagna e in particolare proprio questa da cui nasce il Gange. La danza di Siva Siva danza in tutta la sua iconografia in diverse posizioni, con tantissime braccia. Il mondo si distrugge, si dissolve e poi si ricrea, la danza di Siva è il tempo del mondo. E’ una danza terribile perché porta il mondo verso una ciclica distruzione. Immagina slide a destra Aureola di fuoco, capelli che girano tutto attorno e alla fine di una ciocca si trova Ganga, personificata. Le mani: una ha in mano un tamburello (il suono è il segnale dell’inizio dell’emanazione della divinità). La danza del dio è scandita dal ritmo del mondo, del tempo, del tamburello. In un’altra mano c’è il fuoco simbolo della distruzione; una mano è in posizione di “non temere” e si rivolge ai fedeli. Un’altra mano indica un piede sollevato, che significa di non aver paura e di affidarsi a Siva, di prendere rifugio ai suoi piedi e Siva aiuterà i fedeli. Ai piedi, Siva schiaccia un essere deforme chiamato in sanscrito “Apasmara Purusha” (“uomo della dimenticanza”) che è il demone della dimenticanza, dell’ignoranza- >l’idea è che l’ignoranza umana, in senso salvifico, è concepita dall’induismo come una dimenticanza. Noi tutti siamo divini, nella cavità del nostro cuore si trova il divino, l’anima, c’è Siva (ci sono diverse interpretazioni su Siva, che è anche anima, solo Siva o solo anima). Noi abbiamo natura divina e possiamo arrivare alla consapevolezza di questa cosa solo se ci liberiamo di tutta la materia (anche il pensiero è considerato tale). Se ci liberiamo di tutto questo possiamo arrivare alla nostra natura divina, ma noi lo abbiamo scordato, non ci ricordiamo di avere anche una natura divina. Quindi Siva schiaccia questa dimenticanza. “Shaiva Siddhanta” (la verità ultima scivaita).

“La storia di Siva e Parvati (Kumarasambhava)” a cura di Giuliano Boccali. La letteratura classica indiana è una corrente che debutta nel II secolo a.e.c. quindi questa poesia si connota non per la ristrettezza di periodi ritenuti perfetti da servire da modello, ma perché corrispondono a determinati requisiti. Il requisito decisivo è l’intento di suscitare nei fruitori è quello di suscitare la contemplazione, la così detta “arte per l’arte”, l’esperienza del bello. Mahakavya o sargabandha: nomi usati per designare l’opera ovvero un poema lungo o un insieme di canti, ha una ricca varietà di metri, corrispondenza a canoni tematici, stilistici e retorici molto precisi e definiti dalla trattatistica, varietà lessicale, ecc… Il poema di Kalidasa è a cavallo fra la fine del IV e l’inizio del V secolo, la dinastia al potere è quella dei Gupta, è una storia d’amore fortunata, mentre l’antefatto è molto triste. Primo antefatto: Siva sposa in prime nozze una delle figlie del patriarca Daksa che si chiama Sati (“la fedele, la vera”); Siva non piace alle famiglie perché non se ne conosce le origini, frequenta luoghi corrotti, indossa abiti orripilanti. Daksa perciò non invita ad un rito la figlia e Siva, e Sati si offende, quindi si presenta comunque al rito e si brucia grazie all’energia accumulata con la pratica ascetica per protestare contro il padre (si pensa in India che l’ascesi “tapas” accumuli un calore, un’energia in chi la pratica). A questo punto esplode l’ira si Siva, il quale assume una delle sue forme più terrificanti (Virabhadra) e decapita il suocero che cade nel fuoco del sacrificio, diventando la vittima sacrificale e con questo viene purificato. Daksa rinasce con una testa di caprone, ma questa vendetta non pacifica Siva, il quale si carica sulle spalle la moglie e vaga impazzito per l’universo. Visnu da lontano con la sua arma, il disco, fa a pezzi quello che resta di Sati e dove ognuno di questi pezzi cade nasce una città santa consacrata alla Dea (57 luoghi). Siva decide di ritirarsi, folle di dolore, su un picco hymalayano per meditare a lungo. Altro antefatto: il demone Taraka si è impadronito dell’universo (tramite un favore chiesto a Brahma, ovvero quello di non poter essere ucciso da nessuno degli dei). Gli dei si recano da Brahma , il quale è al corrente della situazione, lo supplicano di far qualcosa, e Brahma sentenzia che lui non può far nulla perché gliel’ha dato lui il potere a Taraka, però un figlio nato da Siva e dalla reincarnazione di Sati sarà in grado di debellare Taraka (perché il potere di Taraka valeva solo per gli dei esistenti). Siva è sul picco hymalayano a meditare. Sati si reincarna nella figlia di Hymalaya e la sua sposa, una ninfa celeste: Parvati (chiamata anche Uma). Primo canto: si apre con la celebrazione di Hymalaya nelle prime 17 strofe (descritto come grande montagna da Kalidasa-> i poemi classici indiani non puntano tanto sulla trama, quanto su una serie di descrizioni che appartengono a quattro grandi ambiti e che sono obbligatorie: la natura, l’amore, la regalità e la vita politica, ed infine la guerra). La reincarnazione di Sati (chiamata Parvati) quando compie 16 anni raggiunge una bellezza perfetta (credenza indiana); qui inizia la descrizione della bellezza di Parvati, dalle unghie dei piedi all’apice del capo (descrizione con motivi canonici che verranno usate per le descrizioni di bellezze femminili). Vi sono strofe erotiche e soavi.