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Appunti di Indologia, Appunti di Storia dell'India

Sono appunti che ho preso durante le lezioni di indologia del prof. Marco Franceschini nell'anno 2023/2024.

Tipologia: Appunti

2023/2024

Caricato il 12/01/2025

beatrice-pincin
beatrice-pincin 🇮🇹

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INDOLOGIA
L’india entra nella storia attorno alla metà del II millennio a.C. perché in questo
periodo avviene un evento cruciale, ovvero dei gruppi di genti che parlavano lingue
indoeuropee (quindi proveniente dall’area Ucraina) penetrano in India.
Attorno al 1200 a.C. questi gruppi parlanti lingue indoeuropee entrano in india dai
passi che consentono di attraversare la catena himmalayana. Molto lentamente,
queste genti nel corso di 1000 anni si spostano a quello che oggi è sul Pakistan fino
al Bangladesh, disperdendosi su tutta l’india settentrionale.
Queste genti parlano un gruppo di dialetti che vengono oggi chiamati “dialetti velici”.
Queste genti diedero vita al primo grande monumento letterario dell’India: il “veda”
(che significa “sapienza”).
I veda è un insieme (coerente e chiuso) di testi sacri, su questi testi si basa la
cosiddetta religione vedica . Per svariati secoli, per due millenni i veda vengono
conservati e trasmessi unicamente per via orale.
Quell’arco di 1000 anni durante il quale vengono composti i veda vengono detti
periodo vedico”. Nel periodo vedico si stabilisce una suddivisione della società in
4 gruppi:
1) brahmana—sacerdote
2) kshatriya— nobiltà guerriera
3) vaishya—ceti produttivi
4) shudra—servi
Intorno al 900 a.C. si assiste già ad una evoluzione importante della religione vedica:
il periodo medio-vedico.
Nel periodo medio-vedico avviene un cambiamento epocale perché la celebrazione
del rito è ciò che impone all’universo e agli dei di funzionare in un altro modo.
L’universo funziona perché noi quotidianamente celebriamo correttamente i riti che
devono essere celebrati.
Dal punto di vista sociale, i sacerdoti assumono un ruolo di assoluta preminenza
all’interno della società indiana.
Dal punto di vista della storia politica, assistiamo verso la fine del periodo vedico alla
nascita del regno del MAGADHA.
REGNO DEL MAGADHA: diventa il regno di gran lunga più potente dell’India. La
capitale del regno viene spostata a Pataliputra (sarà la capitale dell’india per
1000 anni). Oggi quest’area, che è stata per mille anni il centro della politica
dell’india, oggi è la ragione più povera dell’India.
In questo stesso periodo in cui nasce il regno del Magadha nascono anche due
grandi movimenti religiosi che si oppongono al vedismo: il Jainismo e il
Buddhismo. Queste sono due religioni che si oppongono al vedismo in varie
maniere: rifiutano l’autorità dei Veda e rifiutano l’idea che esista una suddivisione
della società in gruppi sociali.
Il Jainismo e il Buddhismo nei secoli successivi si diffonderanno in tutta l’india ma
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INDOLOGIA

L’india entra nella storia attorno alla metà del II millennio a.C. perché in questo periodo avviene un evento cruciale, ovvero dei gruppi di genti che parlavano lingue indoeuropee (quindi proveniente dall’area Ucraina) penetrano in India. Attorno al 1200 a.C. questi gruppi parlanti lingue indoeuropee entrano in india dai passi che consentono di attraversare la catena himmalayana. Molto lentamente, queste genti nel corso di 1000 anni si spostano a quello che oggi è sul Pakistan fino al Bangladesh, disperdendosi su tutta l’india settentrionale. Queste genti parlano un gruppo di dialetti che vengono oggi chiamati “dialetti velici”. Queste genti diedero vita al primo grande monumento letterario dell’India: il “veda” (che significa “ sapienza ”). I veda è un insieme (coerente e chiuso) di testi sacri, su questi testi si basa la cosiddetta religione vedica. Per svariati secoli, per due millenni i veda vengono conservati e trasmessi unicamente per via orale. Quell’arco di 1000 anni durante il quale vengono composti i veda vengono detti “ periodo vedico ”. Nel periodo vedico si stabilisce una suddivisione della società in 4 gruppi:

  1. brahmana —sacerdote
  2. kshatriya — nobiltà guerriera
  3. vaishya —ceti produttivi
  4. shudra —servi Intorno al 900 a.C. si assiste già ad una evoluzione importante della religione vedica: il periodo medio-vedico. Nel periodo medio-vedico avviene un cambiamento epocale perché la celebrazione del rito è ciò che impone all’universo e agli dei di funzionare in un altro modo. L’universo funziona perché noi quotidianamente celebriamo correttamente i riti che devono essere celebrati. Dal punto di vista sociale, i sacerdoti assumono un ruolo di assoluta preminenza all’interno della società indiana. Dal punto di vista della storia politica, assistiamo verso la fine del periodo vedico alla nascita del regno del MAGADHA. REGNO DEL MAGADHA : diventa il regno di gran lunga più potente dell’India. La capitale del regno viene spostata a Pataliputra (sarà la capitale dell’india per 1000 anni). Oggi quest’area, che è stata per mille anni il centro della politica dell’india, oggi è la ragione più povera dell’India. In questo stesso periodo in cui nasce il regno del Magadha nascono anche due grandi movimenti religiosi che si oppongono al vedismo: il Jainismo e il Buddhismo. Queste sono due religioni che si oppongono al vedismo in varie maniere: rifiutano l’autorità dei Veda e rifiutano l’idea che esista una suddivisione della società in gruppi sociali. Il Jainismo e il Buddhismo nei secoli successivi si diffonderanno in tutta l’india ma

anche al di fuori dell’India. —Il buddismo a partire dal secolo III a.C. aveva iniziato a diffondersi in diverse aree dell’Asia. Di fatto il Buddhismo si disperde in tutta l’Asia. Il buddismo patisce molto il crollo dell’impero (sopratutto per ragioni economiche) e di fatto inizia un crollo in india che lo porterà all’estinzione. Il buddismo si estingue in india nel secolo XIII e poi verrà reintrodotto 80anni fa per ragioni di opportunità politica-sociale. —Il Jainismo è invece una religione che è esistita (ed esiste ancora oggi) fino dal VI secolo a.C. Il jainismo è una religione minoritaria ma che ha una grande importanza in India perché la comunità Jaina è una comunità economicamente importante in India. In india vi è un fiume religioso che cambia il nome nel corso degli anni: cambia tantissimo, per esempio cambiano gli Dei che venivano venerati, sono cambiati i testi sacri. Il passaggio da Vedismo a Induismo è avvenuto senza che in nessuna fase di questa transizione la tradizione emergente rinnegasse quella che l’aveva preceduta. Questa transizione da Vedismo ad Induismo avviene senza rotture, quindi avviene per successive modifiche e nuovi apporti dall’esterno, ma nessuna di queste finalità ha come scopo la soppressione della tradizione religiosa precedente. L’india è stata sempre caratterizzata da una poliedricità in tanti campi. La gran parte della popolazione, la religione vedica è una religione elitaria (I Shudra non devono ascoltare i veda). La religione successiva è invece una religione che tende ad assorbire le tradizioni religiose. Nei secoli successivi, nasce il vero primo grande impero indiano: l’ IMPERO MAURYA : questo periodo viene chiamato “ millennio post-vedico ” o “ periodo brahmanico ”. Seguito dall’ IMPERO GUPTA : è chiamato il “ periodo classico ” dell’india, per gli indiani questo periodo è il periodo di massimo splendore dell’Induismo (è in realtà il periodo in cui l’Induismo nasce).

IL MILLENNIO POST-VEDICO

(500 aC—500 dC circa)

In questi 1000 anni avvengono diverse cose che di fatto formano l’India così come la conosciamo oggi. L’India meridionale nel periodo Vedico era soggetta al nord, nel periodo periodo post- vedico inizia la penetrazione culturale del nord verso il sud e il nord inizia la “ sanscritizzazione del sud ” cioè l’Imposizione della lingua del nord nell’india del

Partiamo con delle informazioni generali sull’India:

Con la parola India noi designiamo due entità diverse: —La repubblica indiana (nata nel 1947): è un’entità politica, una federazione di Stati; —Sub continente indiano (o Asia Meridionale): un’entità culturale più ampia e antica. Un’area caratterizzata da una grandissima varietà e condivisione di valori culturali. Quando parliamo di condivisioni di valori culturali (in senso ampio) è rimasta per millenni posata sull’India come un velo purificatore. E’ una varietà che coinvolge tutti gli aspetti della cultura, a partire dall’aspetto linguistico, storico, religioso. Oggi quest’area che ha una sorta di omogeneità culturale è frammentata politicamente in diverse nazioni: l’Afghanistan e le Maldive sono considerate una sorta di estremo confine. Sono incluse nell’India le odierne nazioni del Pakistan, Bangladesh, Nepal, Srilanka. Il primo articolo della costituzioni Indiana dichiara che L’India è un’unione di Stati. La parola India deriva dal Sanscrito “ Sindhu ” (il fiume “ indo ”). Il termine “India” era usato tradizionalmente per gli stranieri, non è un termine autoctono. Il primo ad usare questo termine fu Erodoto. La fortuna della parola “india” è molto più tarda. L’india è anche caratterizzata dalla penetrazione di diverse civiltà islamiche: quando queste popolazioni formarono un governo sull’India, si trovarono di fronte ad un problema di carattere fiscale. Vi erano tasse per gli islamici e le tasse per i non-islamici (è qui che nasce L’induismo che è una federazione di monoteismi). Gli islamici decisero di usare la parola “ indiani ” tutti coloro che non si erano convertite all’Islam. Quindi la parola “indiana” nasce dalle popolazioni islamiche che sono invasori dell’India. Poi questa parola “India” viene ereditata dagli inglesi e poi viene adottata dalla federazione indiana. Il termine tradizionale che denota tutti gli indiani è Bharat , un termine antico, più usato tra gli indiani per “auto-designarsi”. Bharat è il nome di un re che in un’antichità vertiginosa avrebbe governato sull’India per diversi anni. Quindi i discendenti di questo grande Re furono tutti gli indiani che in qualche modo rivendicano la discendenza di questo mitico Bharat. Altri nomi sono “ Hindustan ”, un termine persiano che significa “la regione degli Hindu”. E’ un termine che entra in uso in India nella prima metà del II millennio. Jambudvipa : letteralmente “ l’isola della mela rosa ” è un alberello che dà un profumo e che secondo la geografia antica indiana, questa è l’India. Al centro di questa serie di cerchi ci stava il monte nero, in cima al quale cresce un alberello di mele rose. Poiché l’India è il circolo più vicino, l’India è l’isola su cui si trova la mela rosa. ( Riascolta questa parte ).

GEOGRAFIA FISICA: L’Asia Meridionale è geograficamente delimitata da un deserto, una prima catena montuosa, la catena Himmalayana e un’altra catena montuosa (che separa di fatto l’India dalla Birmania). Quindi l’India è praticamente isolata dal resto dell’Asia, quindi per questo ha senso chiamarla “Asia meridionale”. Il sistema fluviale del fiume Indu (il primo grande fiume che si trova in india) e il fiume Gange che formano insieme un enorme pianura. (Tutti i nomi dei fiumi in Sanscrito sono nomi femminili, l’unico fiume maschile è il fiume Indu).

LA CIVILTÀ VALLINDA

La civiltà vallinda è la prima grande civiltà del sub continente indiano. E’ una città ancora misteriosa, si è sviluppata a partire dal VI millennio a.C. e ha raggiunto l’apogeo tra il III millennio a.C. e l’inizio del II. Questo significa che la civiltà vallinda è coeva alla civiltà numerica (infatti ci sono prove archeologiche che tra le due città ci furono scambi di carattere commerciale). Al termine del periodo di massimo splendore, la civiltà vallinda declina in maniera rapida: le ragioni non sono chiarissime, resta il fatto che questo declino portò alla definitiva scomparsa. Il nome civiltà vallinda rimanda al fiume Indo (è “ la valle dell’Indo ”) che scorre lungo il territorio (scorre sul confine tra l’India e il Pakistan). La società valida è una società economicamente basata sull’agricoltura e sul commercio ed è avanzata su vari aspetti: sull’estensione territoriale, sull’organizzazione sociale, sull’assetto dello sviluppo urbanistico. Ad oggi, le uniche fonti certe che disponiamo sulla civiltà vallinda sono quelle archeologiche: la civiltà valida è una civiltà preistorica (noi consideriamo storico un fenomeno, una civiltà che ci ha tramandato dei testi scritti: quindi di fatto per noi è storia ciò di cui noi possediamo testi originari, il testo è preistoria). In realtà della civiltà valida noi possediamo dei testi, ma ma non sono ben decifrati. Attorno al 1850, gli inglesi si accorsero che dei mattoni che venivano usate per le ferrovie provenivano da siti archeologici indiani. Per decenni, gli scavi vennero rimandati per motivi economici. Dopo la prima guerra mondiale iniziano gli scavi veri e propri e vengono quasi immediatamente alla luce due grandi città (il direttore di questa archeologia è Marshall): Harappa (una delle più grandi metropoli dell’antichità), Mohenjo- Daro. I primi scavi mettono in luce centri urbani per lo più collocati nel centro del fiume Indo (per questo che noi parliamo di civiltà vallinda). Successivamente, gli scavi continuarono e misero in luce altri siti di grande

egualitaria. Uno di questi indizi ci è dato dalla costruzione di opere di pubblica utilità (pozzi, vasche). Non ci sono grandi evidenze di ricchezza nelle sepolture. Alcuni sono arrivati a parlare di una civiltà pacifica, questo perché sono stati trovati pochi scheletri la cui morte può essere fatta risalire ad atti violenti. Perché finisce la civiltà vallinda? Si pensò inizialmente che la civiltà vallinda fosse distrutta dagli indo-ari (quest’ipotesi venne presto declinata). Le ipotesi che si sono affermate successivamente sono di fatto legate a catastrofi vari: c’è stato un innalzamento dell’area dell’indo, questo ha causato un reflusso delle aree fluviali, di conseguenza abbandono le città e di conseguenza declino della civiltà vallinda. Chi erano questi vallindi? Non lo sappiamo. Quello che abbiamo sono ipotesi di natura linguistica: l’ipotesi più diffusa individua coloro che oggi abitano nell’india meridionale, gli abitanti della civiltà vallinda. Si suppone quindi che abitavano l’intero sub-continente indiano. L’ipotesi è basata su fatti linguistici rilevati nella cultura berica. Abbiamo visto una serie di immagini che rappresentano ritrovamenti: giocattoli, gioielli (collana, pendenti, cavigliera o bracciale), serie di pesi, vasi, tavoletta con una scena di un uomo che lotta con due fiere, un sigillo valendo (con un elemento che sembra un abat-jour). La civiltà vallinda declina all’inizio del secolo II a.C. A prenderne posto saranno gli Area. Sembra quasi che la civiltà vallinda scompaia e che di lei non resti nulla. In realtà alcuni elementi culturali potrebbero essere stati presenti nella civiltà vallinda scompaiono e poi come se riaffiorano: abbiamo visto un sigillo vallindo con una figura in meditazione (lo yoga). Abbiamo visto il Sigilllo di Proto Shiva (sempre in meditazione, porta collane). Quello che faceva pensare a Shiva è il fatto che Shiva è il grande praticante dello Yoga, Shiva è rappresentato spesso dal fallo eretto, shiva inoltre è il signore delle bestie (si vede che questo signore ha una certa famigliarità con le bestie). La svastica è un elemento caratterizzante della civiltà, un motivo che la civiltà indiana successiva ha ereditato da rappresentazioni vallinde. Scrittura vallinda : Come già precedentemente accennato, la civiltà vallinda è ritenuta preistorica poiché non possediamo una scrittura decifrabile: abbiamo soltanto iscrizioni brevissime (tra i 4 e i 5 caratteri) databili tra il 2500 e il 1900 a.C. L’ipotesi tra gli studiosi è che l’élite polito-religioso-culturale della civiltà vallinda potrebbe avere ostacolato l’uso della scrittura nell’area vallinda. Tra gli indizi è che ci sono tante iscrizioni vallinde in Mesopotamia, ma di fatto in India non è mai giunta nessun manufatto riportante un’iscrizione, poi bisogna tenere in considerazione che

le civiltà successive hanno mostrato una forte avversione nei confronti della scrittura. Esistono moltissime teorie riguardo la scrittura vallinda:

  1. Il numero di caratteri rinvenuti non ci permette di classificare la scrittura vallinda in

alcun sistema di scrittura a noi noto (non è sillabica, non è alfabetica, non è epigrafica). Si ipotizza che non fosse una scrittura linguistica ma servisse per altre funzioni.

  1. E’ stato ipotizzato che le iscrizioni rinvenute fossero tentativi di riscrittura di

lingue indo-europee con cui la civiltà vallinda aveva contatto

  1. L’ultima riguarda la possibilità che la nobiltà vallinda avesse limitato la

possibilità di scrittura. I seguenti elementi sono portati a sostengono di questa tesi:

  1. a. La civiltà vallinda era in contatto con la civiltà mesopotamica,

che aveva una propria scrittura. Nonostante questo legame, non solo non abbiamo testimonianze di una scrittura vallinda ma non abbiamo mai rinvenuto manufatti mesopotamici in India; dunque c’era una volontà di eliminazione di qualsiasi traccia di scrittura, anche straniera.

  1. b. La cultura indiana è sempre stata ostile alla scrittura, per

esempio inizialmente era proibito scrivere i Veda (in generale la scrittura del sacro non è mai stata facile a causa del suo intrinseco legame con il potere).

  1. c. La civiltà vallinda si era insediata in un territorio piuttosto

esteso quindi, probabilmente, si parlava di lingue diverse e, di conseguenza, risultava più semplice usare una scrittura comune non linguistica (es. cartelli per noi).

LINGUE INDOEUROPEE E INDOARIE

Non abbiamo attestazioni vere e proprie dei movimenti delle genti europee ma solo ipotesi, tra le quali, la più accreditata è l’ ipotesi dei Kurgan di Maria Gimbutas (anni ‘50). Questa si basa su una combinazione di dati linguistici e archeologici e suppone che gli indo-europei fossero originariamente stanziati nella Russia meridionale, a nord del Mar Nero, Caucaso e Mar Caspio. Avevano alcune caratteristiche comuni: -Parlavano una molteplicità di dialetti; -Erano popolazioni semi-nomadi; -Erano dedite alla caccia e all’agricoltura. Per ragioni a noi ignote, tra il 4500 e il 2500 aC queste popolazioni ad un certo punto iniziano a disperdersi, sia verso ovest che verso est: ad Ovest verso il Portogallo, ad Est fino all’India. Questa è la ragione per cui queste lingue vengono chiamate indoeuropee. A causa della dispersione avviene che la radice comune resta, ma le lingue iniziano ad

-la non violenza (Jainismo e Buddhismo); -la pietà (islam e cristianesimo). L’induismo non si è mai basato su un’ortodossia religiosa e l’assenza di dogmi di carattere dottrinale fa sì che gli sciibati possano chiamarsi induisti. L’induismo è quindi un universo estremamente variegato e cresce grazie a variazioni nel proprio seno, ma anche grazie al rapporto tra tradizioni esterne che inizialmente non fanno parte di questo gruppo. Il fondamentalismo hindu tenta la falsificazione di alcuni elementi storici per portare avanti la propria lotta: tutto ciò però contrasta con le fonti archeologiche, storiche, artistiche e linguistiche in nostro possesso. Queste fazioni alimentano l’odio sociale e religioso e sono una delle cause degli scontri religiosi che esplodono in India. Di seguito alcuni esempi: Il TAJ MAHAL => il nome significa “ corona tra i palazzi ”. E’ una parola persiana che descrive un tempio in nome di Shiva (come dimostrano i corridoi in tipico stile vedico). Quindi l’Islam non è Hindu, ma è Hindu il Buddhismo e il Jainismo. Il Buddhismo e il Jainismo sono nati in realtà in opposizione all’Induismo, rifiutando tutti quei valori che sono tipici dell’Induismo. L’ IMBROGLIO DEL CAVALLO =>I veda conoscono i cavalli, i vallindi no (perché non ne abbiamo attestazione). Di seguito (immagine) la falsifica di un reperto vallinda su una rivista scientifica indiana. AEREI DELL’INDIA ANTICA =>Nel 1923 è stato pubblicato un volume in sanscrito, successivamente ripreso da un’importante rivista scientifica indiana, in cui veniva spiegata in modo dettagliato come venissero costruiti gli aerei durante il periodo vedico. Inoltre, gli articoli recenti sostengono che queste istruzioni antiche fossero state rubate da nemici esterni (generalmente occidentali). BUDDHA ERA INDUISTA LA CIVILTÀ VEDICA IN URSS => Il fatto che un paese russo abbia un nome ritrovato e citato nei Rig Veda giustifica la discendenza di tutte le culture da quella indiana. Il ritrovamento di una statuetta indiana in un villaggio russo basta per giustificare l’idea che tutte le culture discendono da quella indiana. I veda non conoscono l’argento, il cotone, il riso, ma i vallindi si. Questo com’è possibile? La soluzione è che basta pre-datare il veda: basta dire che i vallindi sono discendenti dei veda.

Tutte le civiltà del mondo hanno sulla coscienza degli errori: quelli della civiltà indiana hanno delle discriminazioni orribili. Questi dell’induità negano che ci siano state delle discriminazioni e in questo modo impediscono alla storia di svolgere il loro ruolo principale: fanno in modo che il male non ritorni e cercano di rinforzare ciò che di bene è stato fatto in passato. Per giustificare che la tradizione induista sia nata esclusivamente in India esistono diverse teorie:

  1. gli indo-arei erano genti autoctone dell’India (quindi erano discendenti dei validi);
  2. fanno parte di quell’idea secondo la quale tutto sia uscito dall’india;
  3. tutte le lingue e le tradizioni culturali del mondo sono nate in India.

INDIA STORICA :

L’india entra nella storia con la composizione della cultura vedica. Attorno alla seconda metà del II millennio a.C., questi gruppi di gente che chiamano se stessi Aria (=nobili) penetrano dall’Asia centrale in india. Sono genti nomadi e si spostano dedicandosi alla caccia, alla raccolta ma soprattutto alle razzie. Non solo razzie nel confronto di alte popolazione, ma anche fra di loro. Quando giungono in India, abbiamo visto che la civiltà vallinda è già in fase di declino. E’ certo che ci siano stati scontri con le popolazioni locali perché nel più antico testo della letteratura vedica vengono raccontate delle battaglie dei vallindi. Gli Aria hanno gioco facile a penetrare in India (anche perché la civiltà vallinda stava declinando). Questi Arei apportano in India i fondamenti della civiltà indiana come la consociamo oggi:

  1. iniziano a comporre i veda (una letteratura che ancora oggi è estremamente sacra per gli induisti);
  2. diffondono la lingua vedica (di origine indo-europea, dalla quale nascerà il sanscrito);
  3. apportano anche il pantheon di divinità (che assomiglia molto a quello della civiltà greco-romana),
  4. l’ organizzazione sociale (nel caso degli arei è quadro-tripartita: ovvero un’organizzazione sociale alla quale ai tre gruppi canonici dell’organizzazione sociale indoeuropea, si aggiunge un quarto gruppo che è quello dei servi, un gruppo che viene creato per raggruppare le popolazioni autoctone, che non facevano parte di nessuna delle tre classi originali) [=>*I 4 gruppi sociali: Sacerdoti, sovrani/guerrieri, classi produttive e servi]. Questo millennio vedico è saldamente fondato su valori indo-europei, ma nel periodo post-vedico iniziano ad emergere elementi Arei (cioè elementi culturali di vario genere, in particolare religiosi, che erano parte delle popolazioni che vivevano in india ancora prima dell’arrivo degli Arei).

sovrani/guerrieri -Ksatriya; classi produttive -Vaisya e servi - Sudra). A. b. SAMAVEDA : E’ il veda dei sama: sono quasi tutti inni del Rgveda che sono stati adattati come canti. Il sacerdote principale del Rgveda è l’invocatore. Il Samaveda è la sapienza dei canti liturgici, è posteriore al Rgveda, infatti prende forma all’inizio del I millennio a.C. E’ una raccolta di testi per il canto liturgico e il contenuto è poco significativo. c. YARJUVEDA : E’ un testo dedicato alle forme rituali. Il sacerdote dello Yarjuveda è al contempo protagonista della scena rituale ma è anche il regista (nel senso che è colui che dà ordine agli altri sacerdoti in modo tale che seguano perfettamente le regole del rituale). Possediamo oggi due recensioni: Yarjuveda nero (è la versione più antica, scritto sia in metrica che in prosa); Yarjuvedva bianco (appare solo la parte metrica poiché la prosa è stata eliminata). d. ATHARVAVEDA : I sacerdoti che conoscono questa raccolta, gli atharva, erano temuti poiché considerati stregoni. Il materiale dell’atharvaveda è antichissimo. L’atharvaveda è una raccolta di formule magiche, sortilegi, incantesimi. Il sacro dell’atharvaveda è un sacro che riguarda le malattie (come guarire dalle malattie, amori), è un sacro che riguarda una sfera molto più mondana, più bassa rispetto al resto. E’ per questo che l’atharveda non è stata per un primo periodo accolta all’interno della Samhita e verrà accettata solo alla fine del periodo vedico

  1. I BRAHMANA sono testi, in prosa, di esegesi del rituale vedico: il rituale vedico viene narrato in termini mitici. Sono testi molto ricchi, estremamente opachi e iniziano a divenire trasparenti adesso. Creano una corrispondenza tra dimensione umana e dimensione divina. In generale, è una letteratura abbastanza ostica. I primi brahama vengono composti intorno al IX secolo a.C. Sono importanti perché in questo momento il rito sacrificale assume un’importanza somma che prima non aveva. EVOLUZIONE DEL RITUALE VEDICO: —NEI RGVEDA =>Il rituale a cui fa riferimento il Rgveda è un rituale di spiritualità. Del rituale del Rgveda non sappiamo nulla. Il rituale del Rgveda è un rituale antichissimo. Viene chiesto agli dei di partecipare al rituale attraverso diversi sacrifici e si chiede in cambio un favore (caratteristico dei rituali di ospitalità). Una parte centrale del rito era costituito proprio dal ruolo degli dei. —NEI BRAHMANA=>Il rituale vedico dai brahmani in poi viene definito srauta: ora gli Dei sono solo strumenti rituali, è il rito che regge e determina l’ordine dell’universo. E’ grazie alla celebrazione del rito che l’universo si muove in maniera ordinata: il rito diventa più importante degli dei stessi e i sacerdoti assumono un’importanza vitale e sempre più potere. Sappiamo precisamente come si svolgeva

lo sputa perché possediamo dei manuali rituali, dei copioni per la celebrazione.

  1. Gli ARANYAKA sono una raccolta di speculazioni esoteriche sul rituale: con gli aranyaka si inizia a dire che è vero che la celebrazione del rituale è necessaria, ma si potrebbe celebrare anche dentro di noi il rituale: ci potremmo isolare nella foresta, meditare sugli aranyaka e là da soli, meditando, celebreremo nel nostro cuore il rituale. Si tratta di testi che adombrano una religiosità molto pericolosa dal punto di vista della classe sacerdotale (i sacerdoti si sentono tagliati fuori). Viene messo in crisi il ruolo dei brahman, che senza celebrare il rito solenne, perdono potere religioso e politico.
  2. Le UPANISAD : significa “ sedere in basso/presso qualcuno ”. Sono testi esoterici (quindi segreti, possono essere appresi solo da un cerchio chiuso di persone). Questi testi sono considerati l’inizio della filosofia indiana. La filosofia proposta negli upanisad è la filosofia che di fatto verrà fatta copia da tutte le correnti religiose. Di upanisad ne esistono moltissime, ma solo 14 sono state composte nel periodo vedico (le altre sono state composte successivamente). Questa classe di testi che viene chiamata upanisad è detta anche “vendanta” (=la fine dei veda) oppure “rahassian” (=ovvero “testo segreto”, proprio perché sono testi vedici). Le upanisad vediche non propongono una teoria filosofica, ma sono una serie di intuizioni, illuminazioni proposti da diversi maestri vedici che si pongono alcune domande. Possiamo individuare alcune caratteristiche comuni: —Le upanisad sono evidentemente in rotta di collisione con i testi precedenti: il rituale non serve a nulla. La ritualistica non ha nessun efficacia, ciò che ha efficacia è la conoscenza: si sostituisce il rito con la conoscenza. — la coincidenza tra brahaman e akman : il brahamn (cioè il sacro) è l’essenza dell’universo, è un’essenza che è eterna, immobile, pervade l’intero cosmo. E’ il principio unico che sottende all’intero universo. L’athman è il brahamn che è dentro di noi, è la parte più profonda e intangibile di ciascuno di noi. Al di sopra di questo sostrato c’è il Samsara (“ciò che scorre”) che invece è continuo movimento, è un mondo cangiante e che è illusorio: l’unica realtà vera è il brahman. Il samsara ubbidisce ad una sorta di legge che lo governa chiamata “ karma ” (= “azione”): dice che ciascuna azione che noi compiamo, dà un frutto, avrà una conseguenza. Il problema è che viviamo troppo poco e agiamo troppo, quindi non sempre raccogliamo i frutti delle nostre azioni perché non hanno avuto tempo di produrre effetti. Tutto ciò si accumula nel cosiddetto “carico karmico” che ci trasportiamo di vita in vita: siamo obbligati a morire a rinascere costantemente.

SMRTI VEDICA Dal VIII secondo a.C. si formò una letteratura molto tecnica e similare a quella vedica. A prima vista appare molto eterogenea: in realtà si interessa di diversi argomenti. Sono testi di carattere manualistico. Questa letteratura nel suo complesso viene chiamata SMRTI VEDICA. Oppure questa letteratura viene chiamata “ vedanga ” (nel senso che il veda vero e proprio è il busto, la parte essenziale, e queste sono parti accessori, importanti ma non necessarie all’esistenza dei veda). Infine viene chiamato Sutra (è un tipo di composizione letteraria molto essenziale, sono frasi coincise). Si è creata intorno alla letteratura in Sutra tutta una letteratura commentariale (il momento di commentario è un momento anche di interpretazione). I temi sono abbastanza diversificati ma tutti in funzione del sacrificio: anche la geometria e l’astronomia sono utili per programmare e celebrare il rito vedico.

  1. KALPA-SUTRA Abbiamo dei manuali dedicato al rito Srautra sutra (ovvero il rito solenne), altri al rito domestico ( grhya sutra ) e poi abbiamo i Dharma sutra (i testi che codificano quello che dovrebbe essere il comportamento degli uomini nella società e dovrebbero essere quei testi su cui si baseranno i testi successivi). Poi abbiamo gli Sulva-Sutra (cioè la geometria. La geometria nasce dalla necessità di misurare lo spazio sacro). Il rito è il punto focale di tutta questa letteratura. Il resto della manualistica di questa letteratura riguarda vari aspetti dello studio della lingua:
  2. SIKSA (fonetica);
  3. CHANDAS (metrica);
  4. VYAKARANA (grammatica);
  5. NIRUKTA (etimologia).
  6. JYOTISA (astronomia). In questa manualistica è l’individuare il momento propizio per celebrare il suo rito. Tutti questi manuali hanno il fine di preservare il peccato dei Mantra. La celebrazione del rito vedico è responsabile dell’ordine cosmico. Tutti questi testi hanno il compito di preservare tutti i mantra. Per quel che riguarda la datazione dei testi vedici vediamo che il Rgveda è un testo estremamente elegante, datato al 1500 a.C. Il Rgveda è composto in una lingua arcaica (la lingua successiva del rgveda comincia ad evolvere all’alba del sanscrito). La lingua del Rgveda è lontana dal sanscrito, è una lingua estremamente diversa. Dopo il Rgveda le cose cominciano a semplificarsi sempre di più fino ad arrivare alle Upanisad (500 a.C.). Il Rgveda fa riferimento ad un rituale che noi non conosciamo. Dopo il Rgveda c’è

una svolta i cui campioni sono Yajur-veda, Sama-Veda e Atharva Veda Samhita ==>Il rgveda era comunque una sorta di epopea delle genti indiane, era avvertito come un testo condivisibile da tutti. I riti solenni richiedo la partecipazione di alcuni sacerdoti. Quindi il rito vedico è sempre celebrato su richiesta del committente che paga il sacerdote per la celebrazione. Il prodotto di questo rito è un corpo immortale: il committente entra nel sacrificio come mortale e ne esce rinato dotato di un corpo immortale che gli consentirà di vivere per sempre in un mondo di beatitudine. Ai sacerdoti spetta il pagamento per la loro prestazione. Tra i riti solenni, quelli principali sono legati alla regalità. Poi vi è il rito di un cavallo che mira all’espansione territoriale da parte di un sovrano. Poi ci sono i riti del soma: il soma è una sostanza sacra, è una bevanda sacra di cui sono ghiotti gli Dei, in particolare il Dio della guerra. Non sappiamo a quale sostanza corrispondesse esattamente. Proprio perché il soma è la bevanda degli Dei, il rito del soma è importantissimo: è grazie all’assunzione del soma che il corpo del sacrificio diventa immortale. E’ costruito da una serie di rituali minori che portano fino al rituale più altro che è l’assunzione del Soma. Tutto questo gruppo di persone si sposta dal mondo degli uomini al mondo degli Dei. Giunti nel mondo degli Dei iniziano a lavorarlo, se ne estrae un succo e nel frattempo si invocano gli Dei affinché scendano dal sacrificio. C’è un continuo recitare del mantra, alla fine questo soma viene assunto dal committente (il committente è una persona estremamente ricca che deve pagare tutta la costruzione della struttura, tipicamente è il sovrano), dai sacerdoti e dagli Dei (la loro partecipazione è necessaria alla buona uscita del sacrificio). Perché il rito vedico viene ancora celebrato? Il rito vedico (dopo la fine del periodo vedico) tende a cadere. Alcune grandi dinastie nel IV-V secolo d.C. lo hanno riportato in auge ma si trattava di operazioni politiche. Il rito vedico scompare del tutto, ma in alcune aree estremamente periferiche dell’india continua a sopravvivere. In particolare continua a sopravvivere nel Kerela (una regione sud-ovest dell’India) e una di questa è la sopravvivenza di un clan di sacerdoti di ascendenza vedica che ha mantenuto viva la tradizione vedica. Atiratra vuol dire “oltre la notte” (perché è un rito che non si ferma durante la notte) e “agnicayana” vuol dire “altare” (abbiamo visto la costruzione di questo altare). (((Abbiamo guardato il filmato))) La lingua vedica era una lingua da accento libero (non come il sanscrito) ed era un accento musicale. Per insegnare l’accento, si insegna ad accompagnare l’accento con il movimento delle mani e della testa. Il sacerdote del Rgveda non impara soltanto il rgveda, ma impara anche le diverse

perché perdere tempo a registrare un avvenire che non porta da nessuna parte? perché nella nostra prospettiva, la storia invece ce l’ha. La storia è la registrazione che va dall’inizio alla fine. Nel mondo indiano questa cosa un senso non ce l’ha. Quindi il fatto che da un lato il tempo è ciclico (non c’è un inizio e una fine)e dall’altra parte la cosa che ciò che è realmente esistente non è raccontabile (il brahaman) fa si che la storiografia non venga raccontata. La letteraratura epica e dei kurana sono chiamati la letteratura dei “così davvero fu” cioè una letteratura che narra un dato, un dato che per loro è davvero storia e a noi sembra altro. Per quello che riguarda i Veda, terminalo parlando della breve carrellata delle divinità del Pantheon Greco e che ritornano in periodi successivi. Le divinità Vediche ci sono ma sono a loro volta declassate al ruolo di protagonisti della letteratura, non sono più venerate. La letteratura vedica fa riferimento a divinità che sono già presenti nel Rgveda. Il rgveda è stato riordinato in maniera quasi maniacale (nell’immagine, la parte scura è la parte più antica). Tutta la letteratura vedica prima che il canone fosse messo sotto chiave, è stata riordinata e alla fine del periodo vedico, il corpus vedico venne chiuso definitivamente: non si può più togliere né aggiungere nulla. Il Soma è una i degli elementi più importanti della religiosità vedica. Il rgveda contiene tutti gli Indi rituale, quegli indi che avevamo un uso nel rituale, con tutta una serie di eccezioni presenti nel decimo libro. Le divinità del Rgveda sono quelle principali: ⁃ Agni: il dio del fuoco, il fuoco del sacrificio solenne (quello che fa da intermediario tra gli uomini e gli dei). È anche il fuoco che viene usato per distruggere le roccaforti dei nemici. Agni è il primo fra i sacerdoti perché è colui che in qualche modo celebra per gli Dei. ⁃ Indra : altra divinità che rivaleggia con Agni. È il corrispettivo di Zeus in india, ha diverse sue caratteristiche: è armato di saetta, più tardi verrà identificato con il diamante. Agni è il dio del sacrificio per eccellenza, Indra è il dio della battaglia, della conquista, è gigantesco. Indra è collerico, sopratutto quando è inebriato da abbondanti libagioni di Soma. Gli Dei del Pantheon greco si associano molto spesso, l’Indra si distingue perché a lui è attribuito alcune Gesta, in particolare quella di aver liberato “la luce”, cioè di aver liberato delle bacche che erano state chiuse in una grotta da sacerdoti malvagi. L’altro è quella dell’uccisione di un serpente gigantesco che con le sue spine aveva chiuso le acque e che quindi abbia tenuto a sé tutte le acque. Indra è il Dio della conquista e della guerra per eccellenza ⁃ Varuna: è il Dio della giustizia. Nasce come una sorta di Dio che è legato alle acque e alla Notte. Lui conosce gli errori di ciascuno e conosce le cattive intenzioni di ciascuno e punisce qualcuno per prevenzione a volte. Varuna è anche legato alla notte, quindi è un dio notturno, è onnisciente e vede tutto. Si chiede a Varuna di non venire da noi, di stare alla larga. Molto spesso viene associato a Mitra (che è la parte benevola di Varuna). Varuna in quanto dio della giustizia è colui che conserva, il guardiano dell’ordine cosmico (l’Irta).È una sorta di antecedente di quello che sarà il Dharma. A volte questo Irta sembra una sorta di giustizia che funziona

autonomamente a monte degli Dei. Una cosa interessante è il diverso destino delle due divinità: i Deva e gli Asura. I devi sono gli Dei positivi, gli ausra in india diventano prima gli anti-dei e poi nel periodo post-vedico diventano proprio i demoni. ⁃ Asvin: sono due gemelli, sono i medici celesti, sono sempre amabili e amici degli uomini. Sono valorosi combattenti. ⁃ Parjanya: il Dio della pioggia ⁃ Vayu: il Dio del vento. ⁃ Marut: Divinità che sono entrati nel pantheon indo-areo. ⁃ Yama: il Dio che presiede nel mondo dell’aldilà. È il re del mondo dei morti. ⁃ Usas: una delle poche divinità de pantheon vedico. È l’alba. Non ci sono molti inni dedicati a lei. Nel pantheon Vedico esistono tre divinità solari: -Siria: sole come oggetto astronomico; -Savitri: il sole che più di tutti ci è vicino, che ci scalda; -Visnu: esista già Visnu nel pantheon greco. È una divinità assolutamente marginale e secondaria nel Pantheon Vedico. È nota soltanto perché è il “rischiaratore”, è colui che porta la luce. Visnu è una divinità Marginale. Shiva nel pantheon greco non esiste proprio. Shiva prenderà forma alla fine del periodo vedico. La componente più importante nella figura di Shiva è proprio quella di Rudra. Già nella letteratura vedica post-rgveda, Rudra è talmente tremendo che si chiama Shiva. Nel decimo libro del Rgveda ci sono Indi. Il gioco dei dadi era tipico della cultura vedica. La Arkhaveda è una magia che riguarda il quotidiano. È considerato il primo libro di medicina in India. Per quanto riguarda la storia politica dell’india in questo periodo, noi di fatto ci eravamo fermati con gli Indo-ari e per l’intera durata de periodo vedico queste popolazioni si dispergono da quello che è il Panjab (che è la regione dei fiumi) fino a quello che oggi è il Bangladesh. Quest’avanzata lenta verso est, ha lasciato nel sanscrito una traccia indelebile. Verso la fine del periodo vedico, i clan indo-ari sono per gran parte sedentarizzati e c’è già una nomenclatura. Nascono diversi piccoli stati che poi vanno coagulandosi in 16 Mahajanapadas (ovvero grandi contee). Kosala e Magadha si sono alleate, si sposano tra loro e gli stati si fondano. Nasce un primo regno: il regno del Magadha. Sorge intorno alla metà del secolo VI a.C. La regione del Magadha (nome antico) coindice con l’auttualebstato del Bija. Il Magadha sarà al centro politico della storia indiana, oggi invece il Bija è probabilmente la regione più povera dell’india. Dei sovrani sappiamo poco, in particolare ne conosciamo due: 1) Binghisara 2) il figlio di Binghisara, che si chiama “colui a cui il nemico non è ancora nato”.