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Appunti di Linguistica informatica, Università di Verona, Appunti di Linguistica

Appunti del corso "Linguistica informatica", aa. 2022-2023. Gli appunti sono ordinati per macro-argomenti: sintassi, morfologia, fonetica e fonologia, lessico, pragmatica, sociolinguistica, assegnazione del genere, scrittura, unicode. Corso di Laurea in Lingue e letterature per l'editoria e i media digitali, Università di Verona.

Tipologia: Appunti

2022/2023

In vendita dal 06/09/2024

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martina-valentino-12 🇮🇹

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ASSEGNAZIONE DEL GENERE
Film -> sostantivo maschile variabile.
Quando la parola è usata in italiano le prime volte, era femminile -> cambia nel corso del tempo -> si
fa un'indagine -> automaticamente il parlante italiano descrive un nome come maschile o femminile
-> cosa produce questa scelta?
In generale l'assegnazione prevede:
corrispettivo di traduzione -> pellicola è femminile, quindi film potrebbe essere visto come f. 1.
la parola potrebbe essere adattata alla fonologia italiana -> se finisce in a -> femminile (in 2.
genere).
In realtà ci sono studi che vedono come questo non succeda automaticamente. Ci sono diversi fattori di
carattere fonologico. Se i nomi in questioni ricordano una specifica grammatica italiana si potrebbe
favorire una scelta rispetto ad un'altra. In realtà ci sono anche fattori semantici o di genere.
Un oggetto non ha una realtà sessuata quindi si applicano altri fattori. -> in un lessico le parole sono
associate tra loro (es. sinonimi, contrari, iperonimia..) -> organizzazione tassonomica.
es. Ferrari -> cognome maschile -> ma la Ferrari (azienda) è femminile. Questo perchè si pensa a
casa automobilistica, che è femminile. Le conoscenze sono collegate al lessico.
film è associato a cinema x molto tempo, che è maschile.
Il maschile deriva dal neutro singolare quindi è possibile che sia meno marcato e più disponibile.
Il femminile deriva dal neutro plurale -> per questo ha un'info morfosintattica in più rispetto al
singolare -> + marcato.
es. il pronome maschile singolare è utilizzato di default -> Sì, loro lo sono. -> in caso di funzione
anaforica.
Una qualunque parola percepita da un bambino x la prima volta -> il bambino non ha appigli ad una
conoscenza generale diversamente dall'adulto. -> come il bambino assegna il genere?
Si ragiona sui termini che ricorrono senza articolo in quanto questo è un chiaro indicatore di genere.
I nomi di città mostrano una certa preferenza per il maschile. (es. di Milano si parla al maschile).
La prima cosa dietro l'assegnazione di genere è dove il termine è collocato nella conoscenza. (ci si può
riferire alla città, o al castello di milano..)
Probabilmente ad un certo punto, film è stato sancito dalla cultura generale come un termine maschile
x questioni multifattoriali.
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ASSEGNAZIONE DEL GENERE

Film -> sostantivo maschile variabile. Quando la parola è usata in italiano le prime volte, era femminile -> cambia nel corso del tempo -> si fa un'indagine -> automaticamente il parlante italiano descrive un nome come maschile o femminile -> cosa produce questa scelta? In generale l'assegnazione prevede:

  1. corrispettivo di traduzione -> pellicola è femminile, quindi film potrebbe essere visto come f.
  2. la parola potrebbe essere adattata alla fonologia italiana -> se finisce in a -> femminile (in genere). In realtà ci sono studi che vedono come questo non succeda automaticamente. Ci sono diversi fattori di carattere fonologico. Se i nomi in questioni ricordano una specifica grammatica italiana si potrebbe favorire una scelta rispetto ad un'altra. In realtà ci sono anche fattori semantici o di genere. Un oggetto non ha una realtà sessuata quindi si applicano altri fattori. -> in un lessico le parole sono associate tra loro (es. sinonimi, contrari, iperonimia..) -> organizzazione tassonomica.
  • es. Ferrari -> cognome maschile -> ma la Ferrari (azienda) è femminile. Questo perchè si pensa a casa automobilistica, che è femminile. Le conoscenze sono collegate al lessico.
  • film è associato a cinema x molto tempo, che è maschile.
  • Il maschile deriva dal neutro singolare quindi è possibile che sia meno marcato e più disponibile.
  • Il femminile deriva dal neutro plurale -> per questo ha un'info morfosintattica in più rispetto al singolare -> + marcato. es. il pronome maschile singolare è utilizzato di default -> Sì, loro lo sono. -> in caso di funzione anaforica. Una qualunque parola percepita da un bambino x la prima volta -> il bambino non ha appigli ad una conoscenza generale diversamente dall'adulto. -> come il bambino assegna il genere? Si ragiona sui termini che ricorrono senza articolo in quanto questo è un chiaro indicatore di genere. I nomi di città mostrano una certa preferenza per il maschile. (es. di Milano si parla al maschile). La prima cosa dietro l'assegnazione di genere è dove il termine è collocato nella conoscenza. (ci si può riferire alla città, o al castello di milano..) Probabilmente ad un certo punto, film è stato sancito dalla cultura generale come un termine maschile x questioni multifattoriali.

APPARATO FONATORIO

Attività principali dell'appartato fonatorio:

  • vibrazione glottidale : produce suono, interessa le corde vocali;
  • avvicinamento/contatto : produce rumore e fruscio, interessa le cavità faringale e orale, e organi articolatori quali la lingua, il velo palatino, la mandibola, le labbra. L'emissione di parole e suoni dalla bocca è frutto dell'avvicinamento dei margini liberi delle corde vocali e della vibrazione di queste indotta dal passaggio dell'aria attraverso la glottide. La FONETICA è una disciplina con intenti descrittivi e pratici. Da un altro lato fornisce una classificazione delle unità di suono linguistico che sono possibili nelle lingue naturali. Fornisce inoltre procedure convenzionali per la trascrizione delle unità di suono possibili. Descrive:
  • le articolazioni -> individua i punti in cui si creano i suoni, vibrazioni, modalità in cui il suono si produce. -> fonetica articolatoria. é descritto il movimento degli organi articolatori e le sue conseguenze.
  • le proprietà fisico-acustiche -> il suono nella sua natura. -> movimento ondulatorio che ha a che fare con le particelle e una propagazione di energia.
  • i correlati percettivi dei suoni linguistici -> sensazione che noi abbiamo relativamente ad un suono. é coinvolto il sistema nervoso periferico -> sensorio e motorio. VOCALI Nella produzione delle vocali normalmente abbiamo vibrazione e il tratto vocale è libero. Tuttavia la cavità orale è modificabile producendo lievi restringimenti che non formano ancora veri e propri ostacoli. La cavità orale è la principale cassa di risonanza delle vocali. A volte interviene anche la cavità nasale. Le vocali possono essere:
  • orali
  • nasali L'organo che modifica la cavità orale è principalmente la lingua , un muscolo che ha la capacità di compiere movimenti molto piccoli. La posizione che assume la lingua produce varie modificazioni della cavità che classifichiamo in base alla localizzazione della modificazione e alla posizione delle labbra. La lingua può innalzarsi e restringere leggermente la cavità nella parte posteriore, in quella centrale o in quella anteriore. La restrizione può essere in grado maggiore o minore a secondo di quanto alta sia la posizione della parte della lingua che si muove. Distinguiamo quattro gradi di altezza o apertura. Le vocali quindi sono:

CONSONANTI

L' ostacolo può essere caratterizzato da:

  • frizione (avvicinamento degli articolatori) -> avvicinamento molto marcato ma senza contatto
  • esplosione (contatto e quindi occlusione) -> si genera una pressione con immediato rilascio (espl.) 3 fasi :
  • impostazione
  • tenuta -> importante soprattutto nell'esplosione
  • soluzione Come proprietà delle consonanti, a livello introduttivo, si considerano:
  • la sonorità
  • luogo di articolazione -> punto in cui si produce l'ostacolo
  • modo di articolazione Il grado di restingimento può essere:
  • totale (occlusive - esplosive - plosive [N.B. il blocco impedisce la vibrazione)
  • maggiore (differenza di pressione fra le due cavità (sotto o sopra il punto di restringimento - produzione di rumore [fruscio])
  • minore (senza differenza di pressione supra/infra, non si produce rumore -> approssimanti)

Le sonoranti si distinguono dalle fricative per la diversità di pressione fra l'aria che precede il punto di restringimento e quella che segue (cioè fra aria interna ed esterna).

  • Per le sonoranti la pressione interna è simile a quella esterna
  • per le fricative (e le occlusive) la pressione interna è maggiore di quella esterna. Un restringimento che causa tale differenza di pressione si definisce ostruzione e la classe dei suoni con questa caratteristica si chiamerà classe delle ostruenti. Le ostruenti quindi includono:
  • fricative
  • occlusive consonanti non polmonari non prodotte con il flusso espiratorio proveniente dai polmoni. Si considerano due categorie:
  • eiettive -> occlusive che si producono innalzando la laringe e comprimendo così l'aria nel tratto compreso fra la laringe stessa e il punto di occlusione nel tratto vocale.
  • ingressive -> si suddividono in due ulteriori categorie: ◦ implosive -> abbassamento della laringe prima della soluzione, cioè del rilascio degli articolatori ◦ avulsive (click) -> movimenti degli articolatori che causano un risucchio dell'aria creando rumore. La differenza fra consonanti sonore, sorde e aspirate risiede nella quantità di tempo che intercorre fra impostazione e tenuta dell'occlusiva e il momento in cui comincia una vibrazione delle corde vocali rispetto alla fase di soluzione. [ es. una consonante sonora occlusiva -> dal momento in cui c'è il rilascio al momento in cui comincia la vibrazione laringea, passa un tempo molto breve. Se il tempo è + lungo, la consonante è sorda. Se il tempo è ancora maggiore percepiamo una sorta di aspirazione. ]

Si prenda come esempio la coppia di parole italiane: pane e cane.

  • Nelle espressioni fonetiche [ˈpa:ne] e [ˈka:ne] la mente riconosce molte caratteristiche identiche e distingue 4 segmenti.
  • Identifica ben tre segmenti identici perché ricorrono con uguali caratteristiche. Anche l'accento è lo stesso (cade sulla prima sillaba). Ma anche [p] e [k] sono molto simili. Ma fra questi due segmenti c'è la differenza di luogo di articolazione. -> Una sola differenza nei tratti è funzionale alla distinzione di segni linguistici (ergo di significati). Ciò che è fonemico è funzionale alla distinzione dei significati. Sono fonemici i segmenti che si distinguono dagli altri in virtù di tratti distintivi funzionali, detti tratti pertinenti. In senso segmentale chiamiamo quindi fonema il segmento distintivo. Un segmento è distintivo grazie a uno o più tratti distintivi. Varianti [ʀ] e [r] sono entrambi 'trilli' e questa è l'informazione pertinente, la diversità di luogo di articolazione rientra in una tolleranza e non induce confusione. Tutte le diversità nei quattro foni [ʀ] [ɹ] [ɾ] [r] non solo sono fonologicamente non distintive, esse sono anche non sistematiche. Il rapporto fra /r/ e [ʀ] [ɹ] [ɾ] [r] è un esempio di rapporto fra 'astratto' e 'concreto', o, forse meglio, fra 'conoscenza' ed 'esecuzione'. I quattro eventi fonetici in questione sono conosciuti sotto un'unica specie: il fonema /r/. Vi è quindi una discrepanza fra il livello astratto e quello concreto. Abbiamo già indicato, prima, che le diversità sono da imputare a differenze di tipo geografico (diatopico), sociale (diastratico), temporale (diacronico) etc. [ˈlɛ:mo] [ˈʀɛ:mo] [ˈɹɛ:mo] [ˈɾɛ:mo] La seconda, terza e l'ultima sequenza fonetica si differenziano solo per ragioni fonetiche, non sono identificate come parole diverse dell'italiano. La prima, invece, si distingue come parola diversa, anche se non ne conosciamo il significato (di fatto non esiste in italiano). [ʀ] [ɹ] [ɾ] sono tutte possibili varianti di un unico fonema italiano, che rappresentiamo così: /r/.
    • In italiano, come nelle altre lingue, non c'è una corrispondenza biunivoca necessaria fra fono e fonema.
    • Ognuno pronuncia di volta in volta con differenze più o meno evidenti, un certo fonema in modo diverso, ma non così diverso da finire con l'essere confuso con un altro fonema. Non ci sono motivazioni strettamente fonematiche, che riguardino cioè, la combinazione posizionale dei suoni. Le motivazioni sono infatti esterne alla fonologia della lingua. Si tratta di abitudini regionali, provinciali, a volte di paese, oppure di abitudini legate all'ambiente socio-culturale. Sono varianti geolinguistiche o sociolinguistiche. Si tratta, dal punto di vista fonologico, di varianti libere.

Alcune diversità non distintive sono invece sistematiche. Anche le nasali dipendono molto dal contesto in cui si trovano. VARIANTI Fenomeni di variazione a cui possono essere soggetti i fonemi per motivazioni di carattere combinatorio e contestuale. FENOMENI FONOLOGICI

  • Ogni parlante ha memorizzato un lessico mentale. Nel lessico le parole sono memorizzate con un certa rappresentazione fonologica, che chiameremo rappresentazione soggiacente , perché da questa rappresentazione derivano le realizzazioni concrete.
  • Fra rappresentazione soggiacente e realizzazione concreta intervengono delle condizioni e delle regole che condizionano e descrivono la loro relazione.
  • La realizzazione può variare spesso a causa dell' interazione articolatoria nella catena del parlato (interferenza), oppure per l'interazione fra i sistemi della lingua, cioè fra i livelli di analisi. Alcuni fenomeni infatti possono essere visti e studiati da due punti di vista, che sono così interrelati che, spesso, si è creato un punto di vista detto 'morfo-fonologico' (o morfofonemico). ◦ Quando si assimilano i suoni nella catena articolatoria si va a semplificare l'intero processo in - Caso A: il fonema /s/ varia liberamente per il tratto di sonorità. La variazione non è sistematica (dipende da fattori esterni) - Caso B: il fonema /s/ si realizza sonoro se seguito da consonante sonora, sordo se seguito da consonante sorda o se in attacco di sillaba seguito immediatamente da vocale. Il caso B è sistematico, perché la realizzazione sonora e quella sorda sono condizionate da contesti precisi. Nelle condizioni indicate dalle formule, la realizzazione sorda o sonora (rispettivamente) è sempre predicibile. -> variazione combinatoria. Dunque [s] e [z] non sono in opposizione fonemica (non sono contrastivi) in contesto intervocalico (caso A). Non sono in opposizione fonemica nemmeno davanti a consonante, perché la realizzazione sorda si avrà solo se la consonante è sorda e la sonora solo se è sonora. In altre parole il trato di sonorità di /s/ dipende da quello della consonante seguente (per questo si dice che è predicibile dal contesto).
  • Varianti LIBERE -> non dipendono dal contesto fonematico o prettamente linguistico. Sono in ditribuzione libera
  • Varianti COMBINATORIE -> sono in distribuzione complementare. Laddove c'è una variante, non può essercene un'altra. Le varianti fonologiche sono dette allofoni. Gli allofoni quindi o sono sistematici o non lo sono a seconda di come sia regolata la loro distribuzione.

LESSEMI E FORME DI CITAZIONE

Ogni colonna raccoglie forme proprie di singole parole. Le colonne raccolgono le forme che le parole assumono nella flessione, vale a dire le forme che il codice impone nei contesti sintattici, a seconda che la parola svolga in una frase la funzione di soggetto, complemento oggetto.. Nella prima riga di ogni colonna riconosciamo le parole per come le troviamo indicate nei vocabolari. La parola 'amore' possiede due forme: amore per il singolare, amori per il plurale. La parola 'amare' possiede molte forme a seconda del modo, del tempo, del numero, della persona (a volte anche del genere). Questi valori, come vedremo, sono gerarchici: ciò significa che vi sono tre persone per ogni numero (tre per il singolare, tre per il plurale), quindi 6 forme flesse per persona e numero per ogni tempo di modo (de)finito (tranne che per l'imperativo). Quando si usa l'una o l'altra forma? A seconda della situazione di enunciazione: vi sono diversi valori contestuali quali persona e numero (chi parla, chi ascolta, di cosa di parla), e in alcuni casi genere. Vi son inoltre delle regole di accordo e di reggenza, che determinano valori cotestuali o sintagmatici, come numero e genere per gli aggettivi e alcuni aggetivi pronominali (accordo), caso per alcuni pronomi, uso delle preposizioni volute da verbi o nomi, modi del verbo etc. (reggenza). Non è il vocabolario stampato che ci permette di ricondurre all'unità lessicale le varie forme, ma la mente, che riconduce ad unità di significato le forme parola che incontra o produce nelle frasi. Tali unità mentali sono denominate 'lessemi'. Trattandosi di una realtà mentale, e quindi per noi astratta, come possiamo distinguere un lessema da un altro? Noi possiamo usare solo forme-parola, perché ogni lessema è un insieme di forme-parola. Viene quindi selezionata una di queste forme-parola per intendere l'unità nel lessico mentale. Tecnicamente questa forma-parola scelta per convenzione a definire il lessema viene denominata 'forma di citazione'. Si badi che l'uso di forme di citazione non è necessariamente normato, è solo convenzionale. La lingua è un sistema dotato di funzione metalinguistica e quindi ogni comunità linguistica, anche se non ha sviluppato istituzioni normative, può convenire nella scelta delle forme di citazione. Il lemma è quindi la voce che guida l'ordinamento della lista di voci dei vocabolari, facilitandone la consultazione. Il modello definito per i lessici dell'italiano definisce le caratteristiche morfologiche che la forma deve soddisfare per essere usata come lemma.

LESSICO - composizione statistica In italiano nomi, verbi ed aggettivi rappresentano la maggioranza del vocabolario di base (7mila lessemi) e quello esteso (260mila lessemi). Le categorie con bassa frequenza sono quelle che hanno a che fare con relazioni interne linguistiche (es. articoli, prep, cong.) Nomi -> 60% -> ognuno di questi sarà accompagnato tendenzialmente da un articolo. Le parole che hanno funzione grammaticale sono tendenzialmente corte ma ricorreranno maggiormente nelle frasi. Al lessico fondamentale, composto di poco più di 2000 unità, appartengono quei lessemi che costituiscono circa il 90% di qualunque testo italiano. Si tratta per lo più di lessemi grammaticali. Il lessico di alto uso è costituito da quei 2500-3000 lessemi di frequenza immediatamente inferiore: voci come abbassare, alimento o africano, o come veneziano, zampa e zappare. I 2300 lessemi di alta disponibilità (da abbraccio, accavallare, accogliente a zampogna, zoppicare e zoppo) corrispondono a «parole che può accaderci di non dire né tanto meno di scrivere mai o quasi mai, ma legate a oggetti, fatti, esperienze ben noti a tutte le persone adulte nella vita quotidiana». Forchetta, ad es., è un lessema di alta disponibilità: pensiamo alla forchetta quando l’abbiamo davanti, a tavola o in cucina, e cioè proprio in quelle occasioni nelle quali capita più spesso di indicarla a gesti che di chiamarla col suo nome. LEGGE DI ZIPF

  • La legge di Zipf è stata ampiamente utilizzata per spiegare la frequenza delle parole in una lingua. Essa afferma che le parole più frequentemente usate si ripetono due volte più spesso delle seconde e così via. Questo è stato riscontrato in molte lingue, tra cui l'inglese, lo spagnolo e il tedesco. Possono esserci anche tante parole con stessa frequenza.
  • La linea obliqua nera immaginaria ritiene l'esistenza di una formula matematica che permette di predire la frequenza della parola di rango inferiore se si conosce quella superiore. Questo succede ad eccezione delle prime e delle ultime frequenze. Es. In pinocchio la parola con + frequenza è "e", poi "di", "che".. Le prime 10 sono parole grammaticali. La 11esima è Pinocchio. Poi altre parole grammaticali, poi burattino. La distribuzione di queste parole è la stessa di quella trovata nella novella di Verga. La frequenza della 4parola è 1/4 della freq. massima. Questa distribuzione si applica a diversi campi, anche a livello sociale: es. ricchezza, popolazione

SCRITTURA

  • sistema che permette e regola la produzione, la ricezione e l’interpretazione di messaggi in una lingua storico-naturale.
  • Molte civiltà hanno sviluppato tipi di scrittura che non sono propriamente sistemi di conversione grafica della lingua naturale. Queste realtà ci hanno insegnato a capire meglio come funziona una scrittura e ad apprezzarne il valore visuale al di là della funzione vicaria («che sostituisce, fa le veci di qlcu. o di qlco » e in quanto tale è stata pensata come secondaria inferiore alla lingua naturale. La lingua scritta è un caso speciale del tipo che avevamo chiamato metalinguaggio funzionale semplificato. LINGUAGGIO : capacità metacomunicativa, insieme di fenomeni orientati intorno al tema della comunicazione. Il linguaggio umano è strutturato attraverso segni linguistici. Non si capisce se gli altri linguaggi ce l'abbiano o meno, ad eccezione delle lingue inventate (es. esperanto -> cerca di mimare le lingue umane trovando una convenzione relativa ad un'unica lingua che comprenda le caratteristiche di tutte le altre -> è un linguaggio artificiale). I primi studi compiuti sulle scimmie fornirono la sconsolante constatazione che non erano capaci di usare un linguaggio proposizionale, ossia di parlare e ribadendo che erano limitate ad un "linguaggio emozionale", gestuale e non strutturato. Un' esperienza, che si rivelerà in seguito foriera di nuovi fecondi spunti per la ricerca, è stata quella dell'educazione di un gruppo di scimpanzé da parte dei Rumbaugh. -> gli scimpanzé non reagivano al linguaggio parlato umano ma solo a quello simbolico. I Rumbaugh ebbero l'idea di provare con i bonobo (Pan paniscus, impropriamente noti anche come scimpanzé pigmei. I risultati furono subito eccezionali: Kanzi usava la tastiera spontaneamente (a differenza degli scimpanzé), e, quando aveva un vocabolario ancora limitato a sole 35 parole, avvenne che mentre i ricercatori parlavano inglese tra di loro riconobbe spontaneamente una parola e la riprodusse sulla sua tastiera. Le esperienze che abbiamo esaminato fino ad ora evidenziano che alcune specie animali (almeno i bonobo e gli scimpanzé) pur non possedendo in natura un linguaggio strutturato come l'umano (o possedendolo con le "caratteristiche umane" assai ridotte), sono tuttavia in grado di impararlo naturalmente e di utilizzarlo rudimentalmente. LINGUAGGIO NATURALE : animale, umano, dei batteri. ARTIFICIALE : informatici, lingue inventate, metalinguaggi funzionali (scrittura) e codici. Ricorsività e dipendenza dalla struttura sono caratteristiche tipiche del linguaggio umano.
  • La dipendenza dalla struttura è qualcosa che la nostra mente fa in modo inaccessibile alla nostra coscienza -> proprietà del linguaggio umano di cui noi non siamo consapevoli. ( es. stabilire in una frase qual è il soggetto , conoscere i costituenti di una frase ).
  • ACCORDO = proprietà che lega soggetto e predicato. La parte principale del predicato (il verbo) è coniugato x persona e numero con gli stessi valori di uno solo dei costituenti della frase.
  • La nostra mente non vede una successione lineare bensì strutture. è in grado di riconoscere quegli elementi che ricevono determinato valore in funzione della struttura in cui sono inseriti e non in base alla funzione. ◦ [ I professori = sintagma nominale -> art. + nomeconsigliano i libri = sintagma verbale -> verbo + sintagma nominale (art. + nome)]

Se ho un sistema in cui ad ogni simbolo corrisponde un significato (e non una parola), posso usare lo stesso simbolo x infinito numero di lingue. Se elimino gli elementi morfologici e di carattere grammaticale, non avrei neanche il problema di scontrarmi con lingue morfologicamente diverse. Dunque una scrittura è una qualche tecnica che produce messaggi. Che tipo di tecnica sia e che tipo di messaggi produca è cosa che viene trattata da un disciplina che potremmo chiamare ‘ grammatologia ’. schema di Sampson -> In questa tipologia la prima distinzione è quella tra scritture "linguistiche", ossia codici glottografici (quello che viene ricodificato è effettivamente una lingua naturale) e scritture "non linguistiche" od imperfette, ossia codici semasiografici (rappresentano una serie di concetti, non di per sé riferibili ad una data struttura linguistica -> riguarda non necessariamente una lingua umana). Questi semasiografici sono una specie di "scrittura non scrittura": infatti non sono propriamente un metalinguaggio funzionale semplificato di una lingua naturale, ma un sistema di segnali autonomo, cui può essere agganciata la funzione mnemonica di narrazioni più linguistiche. Semasiografia significa ‘grafia (scrittura) che indica’, cioè dà indizi riguardo conoscenze che sono da ricostruire in base agli indizi appunto che si riesce a ricavare da una certa istanza grafica per come ci si presenta. Le semasiografie hanno un certo grado di sistematicità. Esse spesso sembrano piuttosto delle raccolte di disegni dai quali si può ricavare un contenuto, ma non un messagio finito. In altre parole esse rappresenterebbero un contenuto non espresso da un preciso messaggio linguistico finito, ma ricostruibile, ed esprimibile a seconda dell’interpretazione che si riesce a dare. Questo tipo di documentazione a volte presenta alcuni elementi grafici ricorrenti. Questi potrebbero rappresentare un qualche tipo di segno codificato. -> mantiene una certa funzione di base indipendentemente dal contesto, in virtù di una certa conoscenza condivisa e convenzionale. I documenti semasiografici tuttavia mostrano molti segni che, o ricorrono una sola volta o, di volta in volta, caso per caso, possono assumere una funzione diversa a seconda del contesto in cui sono calati. Alcuni elementi sono iconici: la rappresentazione più o meno stilizzata di una persona è riconoscibile proprio perché assomiglia a una persona. Mostra alcune caratteristiche visibili (statura eretta, due braccia). lettera cheyenne -> due figure umane direttamente affacciate: una tipica posizione reciproca che assumiamo nei contesti di scambio linguistico. Le figure umane sono iconiche. La loro disposizione e le linee che da esse si dipartono sono elementi indessicali, ci danno cioè degli indizi. Dalla bocca della figura di sinistra escono delle righe nella direzione della figura di destra connesse a una figura umana più piccola e a una linea curva che si gira nella direzione della figura di sinistra stessa. Ci sono poi dei cerchiolini. Questi potrebbero essere interpretati come icone o come indizi. Ma come facciamo a sapere che si tratta di una lettera? Lo sappiamo perché qualcuno ci ha raccontato la storia di questo biglietto. Un certo cheyenne di nome ‘Due Tartarughe’ dice a un altro cheyenne ‘Piccolo Uomo’ di

tornare da lui. Per fare ciò gli manda una certa somma di denaro (espressa dalla somma dei cerchiolini). Il disegno non può ricalcare niente di visibile. Riproduce piuttosto un certo modo di pensare che cosa sia un nome proprio. Ciò dipende evidentemente da come qualcuno ha cercato di rappresentare una cosa astratta come un nome proprio, e dal fatto che altri sono in grado di riconoscerlo. Il riconoscimento avviene in questi casi in due (o tre) modi possibili. O si tratta di una convezione simbolica, che va imparata da tutti allo stesso modo, o si tratta di qualcosa che, grazie a una cultura condivisa, si riesce a intuire con una certa facilità e in modo ristretto. Nel primo caso si parla di simbolo, nel secondo di indizio. Sia come sia, questo esempio di semasiografia contiene anche degli elementi il cui valore si è rivelato indipendente dal contesto del singolo documento. Ritroviamo tali elementi infatti in altri documenti di comunità native americane, non cheyenne, e vi riconosciamo la medesima funzione. Le linee che collegano la testa delle due figure umane ai disegni sopra di loro ricorrono anche in altri documenti di comunità americane native non cheyenne con la medesima funzione, quella di indicare il nome della persona. Per capire che certi disegni collegati da un linea a una parte di una certa figura hanno una funzione costante serve un principio di convenzionalità e di codificazione. Non è però qualcosa di codificato in assoluto; sembra piuttosto un’abitudine condivisa che per quelle culture era accettabile come un mezzo da cui intuire facilmente le intenzioni di chi le disegnava in quel modo. La seconda divisione proposta da Sampson indica le scritture glottografiche. La parola ‘glottografia’ significa, più o meno, ‘grafia, cioè scrittura, di lingua’.

  • è il tipo di scrittura di cui siamo più consapevoli in quanto tale. In altre parole se pensiamo a una scrittura è molto probabile che pensiamo a una glottografia, in particolare a un alfabeto e segnatamente il nostro.
  • Spesso lingua e alfabeto vengono scambiati nel parlare comune. Si sente dire, per esempio, la lingua cirillica, o il cinese è una lingua con gli ideogrammi, e cose così.
  • In realtà sappiamo bene che la lingua è una cosa diversa dalla scrittura ad essa legata. Una lingua esiste indipendentemente dalla scirttura, una scrittura (glottografica) non esiste indipendentemente dalla lingua, e ciò per definizione (altrimenti non sarebbe glottografica).
  • Una scrittura di solito definisce (o è definita da) un spazio articolato in regioni, di cui ne ricordiamo almeno due: una regione glottografica e una visuografica. UNICODE ha il compito di codificare i simboli delle scritture, alfabeto latino, cirillico ecc. -> fornisce punto di codice standard (carattere) x ogni singola lettera. I sistemi di scrittura sono presi come codice e poi vengono ricodificati. Quindi nel processo dell'ingegnerizzazione dei testi è coinvolto un processo ricorsivo, riguardante la ricodifica. Codice lingua umana -> scrittura lingua umana (codice) -> UNICODE.

L'IPA codifica i suoni di tutte le lingue e non di una sola in particolare. Supera la specificità di ogni singolo alfabeto. L'alfabeto italiano alle figure attribuisce valori fonemici e non fonetici. Es. per la stessa lettera dell'alfabeto italiano, troviamo due lettere nell'IPA. L'alfabeto italiano dà il numero dei fonemi che hanno valore distintivo. Quelli fonetici sono puramente descrittivi e non legati ad una funzione descrittiva. In cinese invece, si può applicare. un valore distintivo (aspirazione) che è distintivo (mentre in italiano no).

  • Ogni alfabeto quindi prende i suoni che sono funzionali alla specifica lingua e scarta quelli che invece non sono necessari. -> codifica unità di II articolazione.
  • Il sistema sillabico usa come unità grafematica la sillaba. -> il suono è sempre uguale.
  • Gli alfasillabari (detti anche "albugida" usando le prime 4 sillabe del sillabario etiopico) costituiscono un altro tipo di scrittura sillabica, meno "pura" in quanto le componenti della sillaba non sono arbitrarie: ogni sillaba è composta da grafi consonantici + grafi vocalici, ma in realtà le vocali non hanno lo stesso status delle consonanti, sono solo dei diacritici alle consonanti Se la "c" è seguita da i o e -> sarà ʧ, altrimenti k. I fonemi nasali se seguiti da consonante assumono il valore di luogo di articolazione della consonante. Una lingua storico-naturale come l’italiano, il latino o una qualunque altra, è caratterizzata come codice. Contiene infatti una serie di parole e di altri elementi più piccoli, il cui significato è stabile nello spazio e nel tempo. Due proprietà del linguaggio umano che si riferiscono in particolare alla natura di codice delle lingue sono l’arbitrarietà e la doppia articolazione.
  • L’ arbritarietà caratterizza i segni delle lingue come simboli: il rapporto fra suono e significato è arbitrario, cioè determinato, liberamente da condizioni naturali, dall’arbitrio umano. I simboli si costituiscono in codici quando il rapporto suono-significato è convenzionale, cioè quando un insieme di persone si ritrova nelle medesime conoscenze, cioè le condivide grazie al fatto di averle apprese dalle generazioni precedenti. I codici sono realtà internamente articolate in unità discrete (secondo alcuni studiosi esistono anche linguaggi continui, non internamente articolati, ma questo non ci riguarda, in quanto le lingue umane sono codici discreti). Un codice articolato produce messaggi articolati. In fonologia la mente riconosce nel continuum della realtà sonora percepita, una sequenza di unità discrete, cioè distinte le une dalle altre e ricorrenti, e le riconduce a unità funzionali alla articolazione dei significati -> ‘fonemi’. La composizione dei fonemi produce diverse unità finite di rango superiore (cioè più estese) caratterizzate da una precisa sequenza finita di fonemi. Anche queste unità sono distinte le une dalle altre e sono ricorrenti, ma si distinguono grosso modo in due tipi. Alcune continuano ad essere unità non dotate di significato (tipicamente le sillabe), altre invece differiscono in quanto portano significato (tipicamente le parole). Le unità che portano significato sono i segni linguistici. Le parole sono segni linguistici. Esistono però, come abbiamo visto in morfologia, unità intermedie fra le parole e i fonemi e anch’esse sono segni linguistici, cioè suoni dotati di un qualche tipo di significato. -> ‘morfemi’. La composizione dei morfemi produce diverse unità finite di rango superiore caratterizzate quindi da un precisa combinatoria di morfemi. Le ‘parole’ sono tipicamente queste unità caratterizzate dalla combinatoria dei morfemi per quanto riguarda il loro significato e dalla combinatoria delle sillabe per quanto riguarda il puro aspetto fonologico. I morfemi possono combinarsi per addizione in sequenze finite: sfruttano così la semplice linearità delle sequenze di fonemi. Quando le parole si formano in questo modo si parla di morfologia concatenativa: i morfemi si combinano in catene (cioè sequenze non interrompibili). Altre volte il codice sfrutta altre possibilità, non concatenative, come quando si mutano all’interno di una parola alcuni suoni ottenendo una nuova parola o una sua particolare forma.

Il valore che si ottiene è comunque dato dalla somma dei valori dei morfemi.

  • Si prenda il verbo ‘vedere’. La forma ‘vedo’ differisce da ‘vedi’ soltanto per l’ultimo suono, una -o oppure una -i. Il valore semantico di base, cioè la visione, viene indicato da ved-, e resta costante, mentre -o e -i contribuiscono rispettivamente apportando i valori ‘prima persona singolare’ e ‘seconda persona singolare’: interpretiamo quindi le sequenze ved+o e ved+i come (grosso modo) ‘visione+io’ e ‘visione+tu’.
  • Se prendiamo ora la forma ‘vidi’, notiamo due fatti interessanti. La radice, cioè quella parte che indica, nel nostro caso, ‘visione’, è mutata, in quanto fra la v- e la -d- ora c’è la -i- invece della -e-: ‘vid-’ si contrappone a ‘ved-’ per il valore di tempo grammaticale, indicando nella fattispecie, come sappiamo, il passato remoto. Noterete inoltre che la -i- ora non indica più la seconda persona singolare, ma la prima. Questo è un fenomeno di morfologia non concatenativa, perché le parole sono formate con la sostituzione (o anche la cancellazione o l’aggiunta) di suoni all’interno dell’espressione, senza aggiungere, prima o dopo, nulla. le espressioni linguistiche sono formate da sequenze finite di suoni, diverse le une dalle altre a seconda di quali fonemi sono stati usati e di come sono stati ordinati. Tali sequenze finite di suoni sono dotate di signifcato. Tuttavia tali unità non sono necessariamente delle parole, ma possono essere unità più piccole, combinando le quali formiamo quelle unità che riconosciamo come parole. Tali unità più piccole sono formative, cioè sono usate per formare le parole, e tecnicamente si definiscono ‘morfemi’. Osserviamo quindi una doppia combinatoria: in prima istanza una combinatoria delle unità dotate di signifcato, cioè le parole o le unità formative (i morfemi); sotto questa, però, è attiva una combinatoria di suoni, riconosciuti in quanto unità non (ancora) dotate di significato. DOPPIA ARTICOLAZIONE Tutto ciò caratterizza le lingue come codici doppiamente articolati.
  • La nozione di articolazione del linguaggio va ad ogni modo precisata, e va notato che essa si manifesta su due piani diversi: ciascuna delle unità che risultano da una prima articolazione è in effetti articolata a sua volta in unità di altro tipo. La prima articolazione del linguaggio è quella secondo cui ogni fatto d’esperienza che si debba trasmettere, ogni bisogno che si desideri far conoscere ad altri, si analizza in una serie di unità dotate ciascuna di una forma vocale e di un senso. Se soffro di dolori alla testa posso manifestare questo fatto con delle grida; queste possono essere involontarie, e in tal caso riguardano la fisiologia; ma possono anche essere più o meno volute e destinate a far conoscere le mie sofferenze a chi mi è vicino. Ma ciò non basta ancora perché si abbia una comunicazione linguistica; ogni grido è inanalizzabile e corrisponde all’insieme, inanalizzato, della sensazione dolorosa. La situazione è invece completamente diversa se pronuncio la frase ho mal di testa; qui nessuna delle unità successive ho, mal, di, testa, corrisponde a quello che il mio dolore ha di specifico, anzi ognuna di esse può trovarsi in contesti diversi per comunicare fatti d’esperienza diversi: mal, ad es., in chi mal fa, male aspetta, e testa in essere alla testa.
  • Ognuna di queste unità di prima articolazione presenta, come si è visto, un senso e una forma vocale (o fonica). Nessuna di queste unità è analizzabile in unità successive minori dotate di senso: l’insieme testa vuol dire ‘testa’, e non si possono attribuire per es. a te- e a -sta due sensi distinti la cui somma sia equivalente a ‘testa’. Ma la forma vocale è invece analizzabile in una successione di unità di cui ciascuna contribuisce a distinguere testa per es. da altre unità come resta, tasta. Si tratta della seconda articolazione. -> se dovessimo far corrispondere a ogni unità significativa minima una produzione vocale specifica bisognerebbe distinguerne migliaia, ciò che sarebbe incompatibile con le possibilità articolatorie. Grazie alla seconda articolazione le lingue possono accontentasi di qualche decina di produzioni foniche distinte che vengono combinate per ottenere la forma vocale delle unità di prima articolazione.