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Appunti di Filosofia: Rappresentazioni Sociali e Verità - Prof. Cestari, Appunti di Cultural Studies

Analisi della rappresentazione e verità attraverso Cartesio, Kant, Durkheim e Moscovici. Focus sulle rappresentazioni sociali, il loro ruolo nel senso comune e identità, e l'influenza digitale su durata e impatto. Esame di habitus di Bourdieu e dinamiche di potere, culminando con Spivak sulla rappresentazione dei subalterni. Panoramica critica delle teorie della rappresentazione, sfide e implicazioni per la comprensione della realtà sociale e individuale. Risorsa preziosa per studenti e studiosi interessati alle dinamiche tra pensiero, società e potere.

Tipologia: Appunti

2024/2025

Caricato il 18/07/2025

elisa-martinatto
elisa-martinatto 🇮🇹

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STUDI CULTURALI
11.02.2025
RAPPRESENTAZIONI
Tema molto importante.
Che cosa sono le rappresentazioni del mondo rispetto al mondo. Se non sono eguali al mondo
vuol dire che il nostro modo di vedere il mondo influenza come noi reagiamo rispetto al mondo
. Es. se ci troviamo davanti di fronte ad una situazione, ma siamo di cattivo umore, vediamo la
cosa in modo negativo (rispetto a quando siamo di buon umore).
Il problema della rappresentazione e della sua verità
René Magritte - il tradimento delle immagini (ceci n’est pas une pipe) [ (simil concetto a 公孙龙 -
马非马) ] —> è la rappresentazione di una pipa, non la pipa stessa.
-Siamo abituati ad associare un’immagine a qualcosa di reale.
-Titolo molto indicativo —> il nostro cervello associa al disegno la pipa reale, la scritta fa
capire che è solo un disegno; le immagini tradiscono la nostra percezione della realtà (la
scritta dice che non è una pipa) + tradiscono le aspettative (mi aspetto una pipa e invece è
solo un’immagine di una pipa).
-TRADIMENTO’: parola che fa riferimento anche al tradimento di un patto, un accordo. Es.
accordo tacito fra autore e lettore (che legge si aspetta che ciò che viene scritto abbia
almeno un po’ di verità —> lo si per scontato, non partiamo dall’idea che ci vogliano
fregare).
-PATTO MIMETICO”: mimetico deriva damimesis’: patto tra lettore e scrittore
secondo cui il lettore si fida di ciò che lo scrittore scrive, pensando che ci sia
almeno un po’ di verità. -> la rappresentazione che ho davanti, è fedele alla
realtà?
=> le rappresentazioni sono vere o false? Problema filosofico lunghissimo.
LA RAPPRESENTAZIONE IN FILOSOFIA
-estremamente complicata e spinosa
-Per Cartesio e sinonimo di ‘idea’: si riferisce ad una realtà in sè (la cosa rappresentata), ma ha
la sua realtà nello spirito (nel nostro cervello)
-Idea che si riferisce ad un oggetto (esterno) che è reale rispetto all’ oggetto interno (spirito,
pensiero) —> c’è una differenza molto netta fra ciò che è interno alla nostra mente e ciò che
esterno (mondo, oggetti)
-La rappresentazione non è appartenente all’ esterno (realtà), ma appartiene alla mente
-Magritte - la condizione umana (dietro il quadro potrebbe esserci qualsiasi cosa) -> è la
condizione umana non avere certezze, se le rappresentazioni sono o no fedeli al mondo
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STUDI CULTURALI

RAPPRESENTAZIONI

Tema molto importante. Che cosa sono le rappresentazioni del mondo rispetto al mondo. Se non sono eguali al mondo vuol dire che il nostro modo di vedere il mondo influenza come noi reagiamo rispetto al mondo

. Es. se ci troviamo davanti di fronte ad una situazione, ma siamo di cattivo umore, vediamo la cosa in modo negativo (rispetto a quando siamo di buon umore). Il problema della rappresentazione e della sua verità René Magritte - il tradimento delle immagini (ceci n’est pas une pipe) [ (simil concetto a 公孙龙 - 白 马非马 ) ] —> è la rappresentazione di una pipa, non la pipa stessa_._

- Siamo abituati ad associare un’immagine a qualcosa di reale.

- Titolo molto indicativo —> il nostro cervello associa al disegno la pipa reale, la scritta fa

capire che è solo un disegno; le immagini tradiscono la nostra percezione della realtà (la scritta dice che non è una pipa) + tradiscono le aspettative (mi aspetto una pipa e invece è solo un’immagine di una pipa).

- ‘ TRADIMENTO ’: parola che fa riferimento anche al tradimento di un patto, un accordo. Es.

accordo tacito fra autore e lettore (che legge si aspetta che ciò che viene scritto abbia almeno un po’ di verità —> lo si dà per scontato, non partiamo dall’idea che ci vogliano fregare).

- “ PATTO MIMETICO ”: mimetico deriva da ‘ mimesis’ : patto tra lettore e scrittore

secondo cui il lettore si fida di ciò che lo scrittore scrive, pensando che ci sia almeno un po’ di verità. -> la rappresentazione che ho davanti, è fedele alla realtà? => le rappresentazioni sono vere o false? Problema filosofico lunghissimo. LA RAPPRESENTAZIONE IN FILOSOFIA

- estremamente complicata e spinosa

- Per Cartesio e sinonimo di ‘idea’: si riferisce ad una realtà in sè (la cosa rappresentata), ma ha

la sua realtà nello spirito (nel nostro cervello)

- Idea che si riferisce ad un oggetto (esterno) che è reale rispetto all’ oggetto interno (spirito,

pensiero) —> c’è una differenza molto netta fra ciò che è interno alla nostra mente e ciò che esterno (mondo, oggetti)

- La rappresentazione non è appartenente all’ esterno (realtà), ma appartiene alla mente

- Magritte - la condizione umana (dietro il quadro potrebbe esserci qualsiasi cosa) -> è la

condizione umana non avere certezze, se le rappresentazioni sono o no fedeli al mondo

- Problema conseguente: la rappresentazione corrisponde all’oggetto che rappresenta?

(quello che abbiamo in testa, corrisponde a quello che abbiamo davanti?)

- Kant: noi non possiamo conoscere ciò che è al di fuori della nostra mente, ma solo quello che

abbiamo dentro => ‘rappresentazione’ tutto ciò che si riferisce alla cognizione (intuizioni, concetti, idee)

- Schopenhauer: recupero della distinzione kantiana tra noumeno (mondo) e fenomeno

(rappresentazione come illusione)

- RAPPRESENTAZIONALISMO (psicologia): idea che la nostra esperienza possa ridursi ai

contenuti mentali (rappresentazioni che abbiamo dentro alla nostra mente)

- Collegato: COGNITIVISMO : per conoscere è fondamentale avere capacità

cognitive e valutative —> problema: impasse (domanda a cui non si riesce dare una risposta certa) del cognitivismo. perchè: presupposti della domanda (corrispondenza pensiero - realtà) limitano anche la soluzione del problema —> partiamo dall’idea che c’è un interno (mente) ed esterno e noi le teniamo distinte.

- Psicologia sociale: rappresentazioni sono elementi fondativi del senso comune ( Émile

Durkheim )

- Kant, Cartesio e compagnia bella pensano al soggetto da solo, come se non avesse rapporti

con la società (non c’è tutto quello che le relazioni sociali significano per la conoscenza -> socializzazione primaria (circolo famigliare) e socializzazione secondaria). Durkheim: senza le relazioni sociali si hanno rappresentazioni non esatte (complete) del mondo.

- Cognitivismo molto limitato, bisogna andare oltre, Durkheim inizia

- RAPPRESENTAZIONI COLLETTIVE : forme mentali socializzate , basate su vari

contenuti (religione, scienza, miti, opinioni, dicerie, sapere comune..), fondate sull’associazione degli individui, sul loro stare nella società e in rapporto con le pratiche e i comportamenti quotidiani

- Oggi ci facciamo un’idea del mondo all’ 80% dai social (forse ache 90%) ->

guardiamo il mondo attraverso questa lente. Il punto non è dire “i social non sono la realtà”, ma creano una rappresentazione MA Rappresentazioni troppo ampie e imprecise, troppo statiche => non si possono studiare => Serge Moscovici: RAPPRESENTAZIONI SOCIALI

- Seguono i movimenti e le trasformazioni della società (movimento

per Moscovici fondamentale)

- Legano un concetto, una teoria, una conoscenza a una o più

immagini, per rendere quel concetto visibile a tutti

- Non si istituzionalizzano, né si sedimentano (non sono tradizioni )

- Queste rappresentazioni costituiscono un ambiente (pensando,

siamo circondati da una nuvola di parole, idee ecc..) -> noi pensiamo di avere un controllo su ciò che pensiamo, ma non è così: assorbiamo dalla società una grande quantità di parole, immagini e poi le rielaboriamo (ciò che pensiamo è in realtà il pensiero comune,

più rapido, dovuto alla velocità con cui noi possiamo produrre e consumare queste rappresentazioni sociali. Notare che possono essere le rappresentazioni, dice Moscovici, la versione contemporanea del senso comune. al posto del senso comune cominciano a diffondersi queste rappresentazioni sociali. secondo Moscovici possiamo parlare di una crisi del senso comune, parliamo di qualcosa che ha ormai ha più di settant'anni. -cosa è il senso comune? Per capire il senso comune bisogna pensare a quanto sono importanti, per prendere decisioni, per sapere cosa fare, quanto sono importanti i proverbi. i proverbi sono il condensato della diciamo “sapienza popolare” , sono delle piccole bussole che ci aiutano a capire che decisione prendere in certi momenti. Quanto di questi proverbi incide davvero sulla nostra vita? pochino Questo è un pò l'idea della crisi del senso comune. il senso comune lo possiamo vedere come una sorta di bussola che ci permetteva, permetteva alle persone, di sapere più o meno cosa fare, questo senso comune è andato in crisi, secondo Moscovici. Noi abbiamo sempre bisogno di schemi interpretativi, ci muoviamo sul mondo tramite questi schemi interpretativi. Dobbiamo sapere che certe cose fanno bene e altre no. es. che attraversare la strada con il rosso è pericoloso. la nostra vita quotidiana ha bisogno di un senso, senza questo ci sentiamo spaesati. Questo significato lo troviamo in vari modi, in una o più cause, nella religione, in un interesse, in qualche piacere, nell’arte. Noi possiamo trovare un significato anche in questi schemi interpretativi;nella mia vita ho sempre fatto del bene e quindi adesso mi aspetto che le cose mi vadano bene. Queste cose si formano inconsapevolmente, durante la socializzazione primaria e secondaria.Tutto questo insieme di credenze, schemi interpretativi, significato, etc etc, è abbastanza in frantumi. Questo senso comune è una direzione che fa funzionare la società. possono esserci momenti in cui è particolarmente forte un influsso religioso o politico su una società. che determina nel bene o nel male l’orientamente di una società. ma per moscovici questo senso comunque è andato a pezzi. e si cerca sempre di ricostruirlo. perché è andato in pezzi? Moscovici dà una spiegazione. lo pone in termini di linguaggio. Secondo lui c’è stata nella storia moderna un progressivo scollamento tra il linguaggio ordinario e il linguaggio della scienza. La scienza ha cominciato a parlare in modo diverso, a non farsi più capire dagli altri esseri umani. Gli scienziati parlano una lingua loro che si è scollata dalla società. Ragiona, parla, spiega, per formule per equazioni , non più per proposizione. Il nostro mondo della realtà si è spaccato in due. La realtà materiale è quella che è appannaggio quasi esclusivo della scienza. ma noi uomini comuni non seguiamo, capiamo, il linguaggio scientifico. pensare a quello che accadde nella pandemia; c’era la società da una parte e gli scienziati dall'altra. Gli scienziati cercavano di dire certe cose, come funzionava, quali erano le cause e quali erano le conseguenze. c’è poi la situazione dei vaccini, tutte le menti migliori si sono impegnate in quello. E all’interno di questa situazione si notava molto chiaramente la difficoltà della società a seguire le posizioni degli scienziati. Prima si diceva una cosa e poi un’altra e tutti erano in confusione. Dal Covid c’è stato un boom di questa difficoltà di comprensione. Questa situazione è una situazione pericolosa perché si sta tornando indietro di secoli.

Le rappresentazioni si modificano in modo vario. Sonno sempre più rapide e quindi sempre meno stabili. Non abbiamo tempo pk queste rappresentazioni diventino tradizioni, si sedimentino, non c’è più tempo. diventano qualcos'altro, o vengono superate dalla rappresentazione successiva. e l’abilità tecnica con cui creiamo queste rappresentanze, abbiamo molti programmi che ci permettono di creare molto. adesso tutti vogliono avere follower, devono essere seguiti, e per ottenere questo bisogna produrre tanto, sempre di più e cose nuove. dunque le rappresentazioni non hanno tempo di sedimentarsi. Moscovici parlava di mass media, che sono stati superati adesso dai social media. Se noi non abbiamo il senso comune dobbiamo inventarci, dobbiamo ricostruirlo. perchè noi viviamo in società. non viviamo da soli. Per cui abbiamo bisogno di capire come gestire queste relazioni, perché le relazioni umane fanno parte del nostro essere. e dunque c’è bisogno di ricostruire qualcosa che riprenda il posto di questo senso comune, abbiamo bisogno di una bussola, per capire questi rapporti sociali. Altrimenti la società semplicemente non funziona. A cosa servono quindi le rappresentazioni sociali? -la prima funzione è di tipo cognitivo secondo moscovici, rendono l’ignoto familiare. se noi non conosciamo qualcosa, questa cosa ci inquieta moltissimo. potremmo tornare a parlare della pandemia, ricordare quando all’inizio non sia capiva cosa era, come si trasmetteva. 17.02. Rappresentazioni sociali: I. serve per rendere qualcosa di ignoto familiare e inserirlo all’interno di un modo di significati che già abbiamo (reste di significati)

- Convenzionalizzano gli oggetti

- Da un lato conoscenza di tipo scientifico (cerca i punti deboli della teoria), a livello

sociale, invece, al posto di cercare i punti deboli si tenta di affermare ciò che si sa già (verificare ciò che è già conosciuto)

- Sono convenzioni e servono per capire dove andare

II. Favoriscono gli scambi interpersonali e sociali

- Interpretiamo il mondo attraverso le interazioni sociali che abbiamo fin dall’infanzia

- influenzano la nostra conoscenza e il modo attraverso cui interpretiamo il mondo così

come il nostro modo di pensare —> in questo caso le rappresentazioni sono un pensiero reale (no controlliamo al 100% quello che pensiamo)

- Le rappresentazioni sono ambiente e i quanto tale possono essere tramandate

- Soo un codice condiviso per l’’azione e l’interazione sociale

- Forme di sapere pratico e guide al comportamento

III. Creano norme e costruiscono l’identità sociale

GEOGRAFIA DELLE MAPPE

3 esempi di paradossi sulle mappe:

- paradossi storici che si richiamano sia a filosofi che ad esempi letterali

  1. Royce: MAPPA PERFETTA di tutte le cose dell’Inghilterra (qualsiasi elemento presente nel territorio ingles)
  2. Carrol: sylvie e bruno, immagina un paese i cui abitanti iniziano a fare mappe sempre più vicine al territorio in scala 1:
  3. Borges: richiama l’arte della cartografia in un determinato impero che era inventata talmente importante da arrivare a creare mappe 1:1, ma mai state dispiegate => mappa perfetta, ma inutile, viene abbandonata
  4. Paradosso che non riguarda le mappe, ma molto simile: IL MODELLINO Paradossi servono per farci percepire qualcosa a cui noi spesso ci abituiamo. Senza di essi appiattiamo la nostra visione sulla realtà, la rappresentazione non viene più percepita in quanto tale. Aiutano a non fidarsi troppo delle rappresentazioni (capire che non sono effettivamente la realtà). —> es. mappa del mondo che usiamo: essendo sferica la terra, le dimensioni degli stati sono diversi della realtà Le mappe sono dei progetti, legati alle possibilità. Colori degli stati non casuali: spesso legati alla storia coloniale dei vari paesi (colonie che mantengono medesimi colori che avevano quando facevano parte dell’impero coloniale) 19.02. BOURDIEU, HABITUS E CAMPO Modo migliore per acquisire una lingua? ‘ GRAMMATICA VISSUTA’ (L1) vs MEMORIZZAZIONE (L2) Autonomia dipendenza Invenzione ripetizione Adattabilità rigidità

- Principi generatori e organizzatori di pratiche e rappresentazioni: se siamo attivi possiamo

creare cose nuove e organizzare in modo diverso.

- Non serve che uno sia cosciente e abbia una chiarezza intellettuale su tutto il processo

perchè l’habitus fa da sè (è una seconda natura che funziona in maniera abbastanza autonoma) 25.02. Habitus in relazione alla storia: è storia incorporata, diventata natura. Ovvero una storia che diventa una presenza attiva. È un modo con cui il passato diventa attivo, attraverso di noi. In questo modo le pratico sono da un lato indipendenti (si trovano davanti a delle situazioni che richiedono soluzioni momentanee), ma è una dipendenza relativa perchè dipende dalle esperienze passate. Questa autonomia è quella del passato agito e agente. Rappresentazioni sociali: dualismo fra dimensioni mentali del soggetto e dimensioni del mondo; difficoltà a tenere insieme le due cose (distinzione e divisione fra corpo e mente nella scuola cartesiana era talmente forte che poi serviva ricollegare le due cose). Quando noi decidiamo di fare qualcosa è perchè siamo spinti da decisioni meccaniche o perchè siamo liberi di scegliere e fare ciò che vogliamo? Su questi meccanismi si basa, ad esempio, la legge. Bourdieu cerca di rompere queste contraddizioni: spontaneità senza coscienza (a volte facciamo cose senza volontà e coscienza, senza volerlo). Non è meccanicismo, ma neanche razionalismo, si trova in una situazione intermedia. Da questo punto di vista il dualismo tra soggetto e oggetto non è utile per spiegare le situazioni. OGGETTIVISMO: spiegare la vita della società attraverso fattori indipendenti dai soggetti SOGGETTIVISMO: una società che è la pura somma di atti consapevoli e deliberati degli individui MA individuo e società non sono due poli distinti

- l’individuo è una formazione sociale (è parte della società)

- La società è comprensibile solo a partire dal “principio generatore che fonda le differenze”.

Ciascun individuo è diverso Alternative non dualistiche:

- all’idea di individuo: Habitus e senso pratico (storia incarnata nei corpi). Più che parlare di

individuo bisogna parlare di habitus

- Al posto di società: campo (o macrocosmo) = storia oggettivata nelle cose e nelle relazioni

(forma di oggettivazione)

Gli habitus funzionano negli ambiti delle relazioni umane, all’interno delle società e dei gruppi sociali. Questi campi di attivazione Bourdieu li chiama campi. Relazioni sociali fra campi differenti sono diverse ( distribuzione delle specie di capitale : quando si entra in un campo si ha un ritorno, economico ma non solo). Il capitale ha valore solo in relazione ad uno specifico campo. (In un campo possiamo essere pivellini e in un altro master). —> esistono capitali economici, culturali, sociali, simbolici ecc.. Un elemento importante perché il campo funzioni è che ci sia illusio : il fatto di creder in quel che si fa (credere in un campo specifico —> si dà legittimità a quel campo ed è la base per la quale poi può operare all’interno del campo). Bourdieu: a livello sociale noi ci troviamo in una situazione di profonda crisi, uno dei motivi è che non esistono gli ideali assoluti che esistevano prima (nichilismo di Nietzsche, la morte di Dio). Dio formava l’illusio della giustificazione sociale dell’esistenza umana. => mancando questo per B. Rimane il riconoscimento dei simili (noi esseri umani troviamo un senso della nostra esistenza tra i rapporti sociali ovvero nell’adesione agli illusio). Omologie strutturali e funzionali fra i campi (pur essendo diversi si comportano e hanno strutture piuttosto simili).

- Confini del campo: basati sugli effetti che ha quel campo (alcuni più potenti di altri. Es campo

club del libro è meno potente del campo Università, per quanto ci siano alcune affinità).

- Determinate barriere che le persone che organizzano la vita nel campo mettono per dare

forza al confine —> frontiere giuridiche (es. esami e test di ingresso per il campo Università)

- Le regole codificate possono essere di vario livello (alto e bassi): possono esserci campi

molto rigidi e conservatori (rispetto alle finalità del campo), o poche codificazione di regole.

qualsiasi tipo di rapporto riceviamo e diamo un certo tipo di potere. Due persone in quanto amici possono chiedersi delle cose a vicenda. Alle volte, anche una figura che sembra non avere potere invece c’è l’ha, facciamo l’esempio di un bambino piccolo; quando nasce un bambino è in grado di sconvolgere la vita di almeno due persone. Questa è una forma di potere anche. Dunque, certamente c’è la questione dello stato, però lo stato fa parte di un insieme di cose. Foucault dice che non vuole dire che lo stato non è importante, ma vuole dire che non basta lo stato per parlare di potere, il potere è in tutte le relazioni umane. Lo stato anche se lo consideriamo come un dio onnipotente è “ …ben lontano dal ricoprire tutto il campo reale dei rapporti di potere” Lo stato può funzionare solo sulla base di relazioni di potere preesistenti. è ad esempio perchè c’è la famiglia che lo stato può permettersi di ordinare a noi certe cose, perchè c’è la scuola, etc. in altre parole lo stato è una “sovrastruttura”. ciò che la sostiene è tutta una rete di poteri. e dunque noi troviamo lo stato che favorirà queste reti di potere. Le controllerà e le favorirà. Ad esempio la gestione dei corpi; lo stato moderno è uno stato che si intromette (nel bene e nel male) nella gestione dei corpi, nella gestione della vita biopolitica. Quindi, l’idea tradizionale di potere è che il potere nega il corpo. Ma quella di Foucault appunto è diversa, la sua idea di potere è un potere che utilizza, che incorpora il corpo. Come fa lo stato a educare, a incorporare il corpo? attraverso l’educazione, la scuola. Il potere usa il corpo, non è contrario al corpo. Un potere contrario al copro ha vita breve, perché a un certo punto non ne possiamo più. é molto più saldo un potere che utilizza e orienta il corpo in una certa direzione. Foucault fa anche una storia di come il potere viene espresso: e nel medioevo dice che il potere è per “segni e per prelevamenti”. segni per esempio cerimonie, riti, in cui si definisce lo stato oppure il signore, da un punto di vista simbolico. E poi prelevamenti: tasse, caccia, guerra, saccheggio. Quello che fa invece lo stato nella modernità: è quello di richiedere delle prestazioni produttive. Non è più il segno che viene richiesto, oppure il prelevamento. é richiedre presentazioni. Noi andiamo a scuola e ci viene chiesto di produrre dei buoni voti. Noi in questo modo siamo educati a entrare in un mondo del lavoro che funziona in questo modo, funziona in termini di produttività, e qui stiamo parlando di come lo stato gestisce il corpo, cioè la produttività migliore quale è? Quando si inserisce una nuova tecnologia, viene di conseguenza richiesta una presentazione produttiva. Se viene inserita una nuova macchina per produrre di più, non ci viene richiesto di produrre la stessa quantità e poi abbiamo tempo libero, ma si chiede di produrre di più, di fare il doppio. Quello che fa il potere in epoca moderna è “incorporare i corpi” Il potere che deve incorporare i corpi si trova nella necessità di dover disciplinare questi corpi. IN generale per foucault ci sono 2 orientamenti nel rapporto fra potere e corpo; uno è quello delle discipline; le discipline (1) servono per governare piccoli gruppi di persone all’interno di uno spazio ristretto, poi ci sono le grandi masse; per le grandi masse per lui è necessario ragionare per biopolitica(2); dunque la gestione della vita e della morte. In entrambi i casi sono delle operazioni sul corpo delle persone. per essere pervasivo il potere ha bisogno di arrivare al corpo e condizionare il corpo. secondo lui lo fa tramite le discipline. Già da molto piccoli impariamo ad ascoltare quello che dice la maestra, a stare seduti per molto tempo. Nella scuola impariamo come si sta assieme agli altri,

se noi non impariamo la disciplina nella scuola per lo stato diventa difficile gestire dei rapporti sociali, pk manca quella struttura su cui lo stato si basa. L’educazione da questo punto di vista è fondamentale per lo stato. Sapere quello che si deve fare. Attenzione non solo nella scuola, anche la famiglia fa questo. Quindi, questi procedimenti, le discipline scolastiche, fanno del corpo dei bambini un oggetto di condizionamento, di manipolazione. Noi siamo manipolati, ma non possiamo farne a meno. possiamo vederlo anche dalla prospettiva che abbiamo vita prima di Bourdieu. Noi siamo condizionati dagli habitus, senza gli habitus noi non riusciremmo a vivere in questo mondo, perché fa parte del nostro modo di esseri umani. Foucault parla espressamente di manipolazione, di controllo, di potere (che attenzione, per lui non è qualcosa che arriva solo dall’alto) una cosa simile l'abbiamo anche in Bourdieu. Acquisire degli habitus ci da la possibilità di affrontare determinate situazioni nel mondo, ma allo stesso tempo ci troviamo inglobati in una certa rete. Quando foucault parla di microfisica del potere: sta dicendo: facciamo attenzione il potere non è quella cosa che sta solo in alto tra i potenti.Il potere passa attraverso le nostre azioni più normali. nel nostro tono di voce quando chiediamo qualcosa a qualcuno. Il potere istituzionale, dello stato, non funziona se mancano le strutture di potere quotidiano. Perchè noi abbiamo dovuto introiettare tutta una serie di discipline per stare al passo con questa situazione, e questo non è solo uno svantaggio per noi, è anche un vantaggio. questo è il motivo per cui nessuno, quasi nessuno si sognerebbe di dire di andare nell'anarchia totale. Le discipline non è che ci tappano le ali. Non stanno a reprimere quello che facciamo. Le discipline ci manipolano. Essere coscienti di questa manipolazione è più difficile di quello che sembra. Per esempio uno va in palestra perchè ha un obiettivo (ricordare il capitale di Bourdieu) pk vuole essere più sano. Diventa più sano, ha un vantaggio, ma contemporaneamente è sottoposto a un condizionamento, a un allenamento. Questo significa che il nostro corpo viene modificato da quello che facciamo ma non in senso astratto. viene modificato sulla base di quello che viene richiesto. discipline dobbiamo immaginarle collegate alla vita di tutti i giorni. Noi quando facciamo qualcosa quasi sicuramente noi quella cosa l’abbiamo imparata a fare. se l’abbiamo imparata vuol dire che dietro quella nostra capacità c’è una rete di potere. Anche l’organizzazione degli spazi sono indicative di un certo orientamento. Nelle strutture universitarie più moderne, evolute, ci sono postazioni/sedie che consentono di lavorare meglio in gruppo ad esempio. Il nostro corpo viene educato per funzionare meglio nella società. Attraverso un efficientamento delle risorse. ottimizzazione delle risorse. E come si portano gli individui ad accettare queste condizioni? attraverso una interiorizzazione dei modelli, che vengono proposti nei luoghi di addestramento (anche la famiglia è un luogo di addestramento. ) e poi il risultato è che gli ideali condizionano la nostra vita. Quando noi ci troviamo in una situazione di non riuscire a raggiungere quello standard cominciano i problemi: ansia, depressione, disturbi alimentari, l’idea di non sentirsi abbastanza. l’idea che non sono abbastanza per … I social media sono una forma molto più invasiva, molto più potente di condizionamento rispetto alla televisione di 20anni fa. Tutti quanti noi o quasi di fronte a un modello perfetto ci troviamo inadeguati.

In tutte le immagini sulle slide che rappresentano questa violenza notiamo che non ci sono delle scene di violenza, non c’è nulla di evidente, ma c’è una forma di violenza. Come nella foto in cui il marito viene servito e riverito dalla moglie come una divinità. è una violenza che si rivolge sui modi attraverso cui si definisce il mondo dell’aggressore e dell’aggredito. é una violenza della conoscenza, per questo è epistemica. Vuol dire che è una violenza che impone alla vittima un orientamento come se fosse naturale, ma non lo è, è sociale, e imponendo questo orientamento anche la vittima ne entra a far parte perchè è visto come qualcosa di naturale, di ovvio. Questa imposizione di una naturalità è al cuore di una violenza epistemica. La vittima non può che acettare quella realtà. Immagine della statua davanti al museo. Il bianco a cavallo e gli altri a terra. il bianco in centro e gli altri ai lati. (non essendo un dipinto come nel caso di prima hanno dovuto trovare altri modi per mettere in risalto il bianco e velare li altri) Abbiamo varie rappresentazioni artistiche in giro per il mondo che mostrano violenza, che rappresentano magari persone violente. Non vanno eliminate, la storia va tenuta anche quando è scomoda. GAYATRI CHAKRAVORTY SPIVAK Gayatri Chakravorty Spivak nel 1988 scrive “Can subaltern speak’” La tesi fondamentale del libro è che i subalterni, cioè le persone marginali al potere, non possono/ non vogliono/ non riescono a dare rappresentazioni di se stessi. Solitamente questo significa che che c’è qualcuno che dà una rappresentazione al posto loro, e questa viene solitamente data dagli intellettuali occidentali. Che li rappresentano in un certo modo che non è dignitoso, non esprime ciò che i subalterni pensano. La rappresentazione dei subalterni per la SPivak è sempre problematica, quando non sono i subalterni a parlare per se. In quel caso abbiamo degli studiosi che cercano di rappresentare delle persone che vivono esperienze che loro non conoscono. decostruzione: uno dei metodi che lei usa è quella della decostruzione: mostra come decostruendo quello che rappresentano questi occidentali, in realtà non fanno altro che rafforzare il potere esistente. Danno una rappresentazione che falsa completamente il modo di pensare dei subalterni. Essenzialismo: Spivak rifiuta anche l'idea che i subalterni sono un gruppo omogeneo. Non c’è una sola identità, una sola voce possibile. Ogni subalterno, ogni gruppo di subalterni ha una sua specificità. I subalterni hanno delle esperienze molto varie e quindi dei pensieri molto diversi. silenzio: ciò che suggerisce è di ascoltare non solo quello che i subalterni hanno da dire ma anche di ascoltare i loro silenzi. Non è detto che il silenzio di un subalterno sia necessariamente un assenso di ciò che viene detto dei subalterni.

Spivak si chiede dunque per conto di chi parlano quegli intellettuali? parlano ascoltando i subalterni o no. Tutti i manuali e i libri che studiamo andrebbero visti anche sotto questa luce. Perché ci sono manuali scritti da intellettuali che hanno influito per generazioni su come una determinata cosa è stata pensata. (esempio di “il crisantemo e la spada” libro molto influente ma stato scritto da una persona che non è mai stata in Giappone) Il potere di rappresentazione, dunque, fino a che punto io intellettuale posso rappresentare al di fuori della mia cerchia di esperienza? CRITICHE: Sono state fatte delle critiche alla Spivak. Scrive in maniera molto oscura, astratta. Criticata oltre che per la scrittura impossibile anche per un certo pessimismo (dice ad esempio che la rappresentazione è impossibile) Tende poi a generalizzare la posizione dei subalterni, andando dunque anche a contraddire la sua stessa posizione. Dal testo in inglese della Spivak su slide: Dice che c’è un chiaro esempio, e questo esempio non è un progetto omogeneo. Non si muove in una direzione molto chiara, orchestrata in modo chiaro, coordinato, e questo progetto è quello di costituire il soggetto coloniale come altro. Costituire il soggetto coloniale, viene definito come altro, diverso da me. Quando io dico che qualcuno è diverso da me, qua parliamo di una diversità ce arriva al punto tale da diventare vero e proprio razzismo. Perchè il razzismo non è una dato universale che esiste dalla storia antica. il razzismo è moderno. Il razzismo serviva e serve a determinati scopi sociali e economici. Quando costituiamo questo come altro, diverso da noi, noi creiamo una frattura. Creiamo una separazione che non è più solo relativa, vuole diventare assoluta. Vedremo come l’orientalismo rientra bene in questo progetto. L’orientalismo rientra in questo progetto di costruzione dell’altro culturale. Io all’altro attribuisco un’identità che è opposta alla mia. (ne parleremo meglio in futuro) Questo progetto di costruzione dell’altro rappresentato dal soggetto coloniale, ha anche un altro aspetto “la obliterazione asimmetrica della traccia di quell’altro nella sua soggettività precaria". Sta dicendo che questo, che l’altro è stato costruito dall’occidente, dalle potenze coloniali. Prima non c’era l’altro, non c’era un’altra umanità. (ricordo che ell’800 l’intero mondo eccetto pochi paesi erano sotto il controllo delle potenze coloniali) Questo altro è stat creato dalle potenze coloniali, è il centro che crea il margine, è l’occidente che crea l’oriente, che crea l’africa, il sud del mondo. Questa costruzione poi, se rimane evidente come costruzione, se si dimentica il fatto che c’è stata questa costruzione, a quel punto la costruzione viene ancorata a qualcosa che non si può più discutere, diventa la natura umana. “sono fatti così. è normale che noi andiamo a colonializzarli” Foucault in uno dei suoi saggi parla della trasformazione dell’idea di ciò che è sano, come di una trasformazione complete dell’episteme europeo. Per esempio l’idea di pazzo, che viene definito in un certo modo a partire da metà 700, inizio 800.

Non è solo divisione politica /culturale, ma qualcosa su cui ci siamo basati per costruire il nostro sapere. Tutte le forme di tecnica sono legate ad un contesto. Le discipline umanistiche sono particolarmente esposte. Il potere politico non è lontano da quello rappresentativo e del sapere. Riflette i limiti e le possibilità del sapere. C’è una grande differenza fra due o tre gruppi di discipline (normative (filosofia, letteratura ecc..), orientali e antropologia) Modello di filosofia autarchica. Razzializzazione della storia del pensiero (non è possibile che gli europei abbiano imparato la filosofia altrove, è nata in Grecia —> nella realtà non è così). Antropologia: disciplina a ,metà. Nasce per esigenze coloniali 05.03. L’ORIENTALISMO Orientalismo accademico a partire dalle idee di Foucault: è una tipologia di sapere-potere. È un’egemonia in senso gramsciano (gestione dei rapporti sociali basati sul consenso => molto forti, più del dominio che si basa sulla forza). Oriente: costruzione del’occidente = hanno creato un Altro per darsi un’identità.

Contrapposizione considerata netta 11.03. TRADIZIONI INVENTATE