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Riassunto Carlo Emilio Gadda, Appunti di Letteratura Italiana

documento relativo a Carlo Emilio Gadda con approfondimento riguardo La cognizione del dolore (materiale del corso di lezioni integrato a manuale)

Tipologia: Appunti

2022/2023

Caricato il 29/10/2024

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lunagasparini 🇮🇹

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LETTERATURA ITALIANA CONTEMPORANEA
CARLO EMILIO GADDA
Biografia
È stato un poeta e scrittore italiano, ritenuto uno dei principali intellettuali del 900. Nato a Milano il 14 novembre del
1893 da famiglia delle media borghesia lombarda, vive un’infanzia tormentata a causa del conflittuale rapporto con
la madre, da cui riceve un’educazione severa e anaffettiva. Dopo la maturità classica nel 1912 rinuncia alla vocazione
letteraria per iscriversi, su volontà della madre, alla facoltà di ingegneria.
Da convinto interventista quale è, sostiene l’entrata in guerra dell’Italia contro l’Austria Ungheria. Allo scoppio della
Grande Guerra lascia gli studi per arruolarsi volontario e parte alla volta del fronte alpino. Tuttavia presto
l’esperienza bellica smentirà gli entusiasmi interventisti e si rivelerà una profonda delusione, cosa che porterà Gadda
a liberarsi dalla fascinazione fascista. In seguito alla disfatta di Caporetto viene fatto prigioniero e deportato a Celle,
nei pressi di Hannover, dove nella baracca 15c (soprannominata la baracca dei poeti) stringe un saldo rapporto di
amicizia con i colleghi Bonaventura Tecchi, Camillo Corsanego e Ugo Betti.
È in questi anni che Gadda si avvicina alla scrittura e tiene un minuzioso diario, il quale sarà dato in stampa solo 40
anni dopo, nel 1955, sotto il titolo di Giornale di guerra e di prigionia, in una versione non integrale riguardante
l’arco temporale compreso tra l’agosto 1915 e il dicembre 1919, cui seguiranno delle aggiunte nel 1965. Solo dopo la
sua morte sarà pubblicata anche la parte relativa a Caporetto e alla prigionia. Si tratta di una denuncia forte e amara
alla condotta di guerra e al degrado psicofisico cui sono sottoposti i soldati durante l’esperienza bellica. L'opera
gaddiana presenta alcuni dei temi che diventeranno fondamento delle maggiori: l'orrore della guerra, il disprezzo
delle gerarchie, il disordine oggettivo del reale, l'affetto dell'autore nei confronti del fratello.
Al rientro in Italia nel gennaio del 1919 riceve la notizia della morte, in un incidente di guerra, dell'amato fratello
Enrico, "la parte migliore e più cara di me stesso", come annota nel Giornale. L’esperienza della guerra e la
conseguente prigionia, unite alla perdita del fratello e al difficile rapporto con la madre, saranno gli aspetti che più
segneranno la sua esistenza.
Conseguita la laurea in ingegneria elettrotecnica, per 20 anni tra il 1920 e il 1940 si dedica alla professione di
ingegnere sia in Italia che all’estero. Ingegnere di professione, parallelamente coltiva interessi lirici, poetici,
filosofici e letterari, scrive testi saggistici e narrativi (come i saggi Apologia manzoniana e Meditazione milanese, il
Racconto italiano di ignoto del 900 e il romanzo La meccanica), collabora con autorevoli riviste del tempo.
È solo nel 1924 che decide di assecondare le proprie attitudini iscrivendosi alla facoltà di Filosofia di Milano, senza
tuttavia conseguire la laurea, pur avendo sostenuto gli esami richiesti.
Partecipa inoltre al Premio Mondadori del 1924, in cui si richiede la stesura di un romanzo inedito. Tra la giuria,
Giuseppe Antonio Borgese il quale invita gli scrittori italiani ad abbandonare lirismi e classicismi a favore del
romanzo, il nuovo genere dominante della cultura occidentale, e ad abbracciare le nuove istanze moderniste. Fin dai
paragrafi introduttivi di quello che sarò il suo Racconto italiano di ignoto del novecento svela una concezione del
tutto originale del processo inventivo, che alle fasi creative affianca riflessioni tecniche e progettuali, come la scelta
del punto di vista narrativo interno o esterno.
Nel 1926 inizia la sua collaborazione con la rivista fiorentina Solaria, presto sottoposta al controllo del regime, in cui
fa il suo esordio nel 1927 con la pubblicazione del saggio Apologia Manzoniana.
Nel 1936 muore la madre Adele Lehr, con la quale Gadda intratteneva un rapporto conflittuale. È in seguito al
decesso di quest’ultima e in relazione alla scelta di vendere la casa paterna in Brianza che lo scrittore inizia a
stendere i primi abbozzi del romanzo La cognizione del dolore, i cui capitoli saranno pubblicati tra il 1938 e il 1941
sulla rivista Letteratura, in una versione incompleta. Il romanzo sarà pubblicato in volume nel 1963. Per l’edizione
definitiva bisognerà attendere il 1971, anche questa versione ritenuta dai più incompleta.
Nel 1940 si trasferisce a Firenze dedicandosi tempo pieno alla scrittura, dove raccoglie le collaborazioni editoriali nei
volumi Le meraviglie d’Italia e Gli anni, pubblica i racconti milanesi dell’Adalgisa, le Novelle del Ducato in fiamme, i
romanzi La cognizione del dolore e Quer pasticciaccio brutto de via Merulana.
Nel 1950, date le difficili condizioni economiche in cui si ritrova, lo scrittore si vede costretto a tornare a Roma dove
inizia una lunga collaborazione con i programmi radiofonici della Rai, cosa che gli procura una certa fama e
l’interesse da parte dei media e delle più prestigiose case editrici.
Gadda muore il 21 maggio del 1973 a Roma, dove è sepolto presso il Cimitero Acattolico.
Lingua, stile e ideologia
Realtà come caos
Figura pienamente novecentesca, Gadda si fa testimone della crisi novecentesca nel rapporto tra io e realtà
aderendo al relativismo filosofico proprio di questi anni. La sua poetica si distingue per la singolare concezione del
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LETTERATURA ITALIANA CONTEMPORANEA

CARLO EMILIO GADDA

Biografia È stato un poeta e scrittore italiano, ritenuto uno dei principali intellettuali del 900. Nato a Milano il 14 novembre del 1893 da famiglia delle media borghesia lombarda, vive un’infanzia tormentata a causa del conflittuale rapporto con la madre, da cui riceve un’educazione severa e anaffettiva. Dopo la maturità classica nel 1912 rinuncia alla vocazione letteraria per iscriversi, su volontà della madre, alla facoltà di ingegneria. Da convinto interventista quale è, sostiene l’entrata in guerra dell’Italia contro l’Austria Ungheria. Allo scoppio della Grande Guerra lascia gli studi per arruolarsi volontario e parte alla volta del fronte alpino. Tuttavia presto l’esperienza bellica smentirà gli entusiasmi interventisti e si rivelerà una profonda delusione, cosa che porterà Gadda a liberarsi dalla fascinazione fascista. In seguito alla disfatta di Caporetto viene fatto prigioniero e deportato a Celle, nei pressi di Hannover, dove nella baracca 15c (soprannominata la baracca dei poeti) stringe un saldo rapporto di amicizia con i colleghi Bonaventura Tecchi, Camillo Corsanego e Ugo Betti. È in questi anni che Gadda si avvicina alla scrittura e tiene un minuzioso diario, il quale sarà dato in stampa solo 40 anni dopo, nel 1955 , sotto il titolo di Giornale di guerra e di prigionia , in una versione non integrale riguardante l’arco temporale compreso tra l’agosto 1915 e il dicembre 1919, cui seguiranno delle aggiunte nel 1965. Solo dopo la sua morte sarà pubblicata anche la parte relativa a Caporetto e alla prigionia. Si tratta di una denuncia forte e amara alla condotta di guerra e al degrado psicofisico cui sono sottoposti i soldati durante l’esperienza bellica. L'opera gaddiana presenta alcuni dei temi che diventeranno fondamento delle maggiori: l'orrore della guerra , il disprezzo delle gerarchie, il disordine oggettivo del reale , l'affetto dell'autore nei confronti del fratello. Al rientro in Italia nel gennaio del 1919 riceve la notizia della morte , in un incidente di guerra, dell'amato fratello Enrico, "la parte migliore e più cara di me stesso", come annota nel Giornale. L’esperienza della guerra e la conseguente prigionia, unite alla perdita del fratello e al difficile rapporto con la madre, saranno gli aspetti che più segneranno la sua esistenza. Conseguita la laurea in ingegneria elettrotecnica, per 20 anni tra il 1920 e il 1940 si dedica alla professione di ingegnere sia in Italia che all’estero. Ingegnere di professione , parallelamente coltiva interessi lirici, poetici, filosofici e letterari , scrive testi saggistici e narrativi (come i saggi Apologia manzoniana e Meditazione milanese , il Racconto italiano di ignoto del 900 e il romanzo La meccanica ), collabora con autorevoli riviste del tempo. È solo nel 1924 che decide di assecondare le proprie attitudini iscrivendosi alla facoltà di Filosofia di Milano, senza tuttavia conseguire la laurea, pur avendo sostenuto gli esami richiesti. Partecipa inoltre al Premio Mondadori del 1924, in cui si richiede la stesura di un romanzo inedito. Tra la giuria, Giuseppe Antonio Borgese il quale invita gli scrittori italiani ad abbandonare lirismi e classicismi a favore del romanzo, il nuovo genere dominante della cultura occidentale, e ad abbracciare le nuove istanze moderniste. Fin dai paragrafi introduttivi di quello che sarò il suo Racconto italiano di ignoto del novecento svela una concezione del tutto originale del processo inventivo, che alle fasi creative affianca riflessioni tecniche e progettuali, come la scelta del punto di vista narrativo interno o esterno. Nel 1926 inizia la sua collaborazione con la rivista fiorentina Solaria , presto sottoposta al controllo del regime, in cui fa il suo esordio nel 1927 con la pubblicazione del saggio Apologia Manzoniana. Nel 1936 muore la madre Adele Lehr, con la quale Gadda intratteneva un rapporto conflittuale. È in seguito al decesso di quest’ultima e in relazione alla scelta di vendere la casa paterna in Brianza che lo scrittore inizia a stendere i primi abbozzi del romanzo La cognizione del dolore , i cui capitoli saranno pubblicati tra il 1938 e il 1941 sulla rivista Letteratura , in una versione incompleta. Il romanzo sarà pubblicato in volume nel 1963. Per l’edizione definitiva bisognerà attendere il 1971, anche questa versione ritenuta dai più incompleta. Nel 1940 si trasferisce a Firenze dedicandosi tempo pieno alla scrittura, dove raccoglie le collaborazioni editoriali nei volumi Le meraviglie d’Italia e Gli anni , pubblica i racconti milanesi dell’ Adalgisa , le Novelle del Ducato in fiamme , i romanzi La cognizione del dolore e Quer pasticciaccio brutto de via Merulana. Nel 1950, date le difficili condizioni economiche in cui si ritrova, lo scrittore si vede costretto a tornare a Roma dove inizia una lunga collaborazione con i programmi radiofonici della Rai , cosa che gli procura una certa fama e l’interesse da parte dei media e delle più prestigiose case editrici. Gadda muore il 21 maggio del 1973 a Roma, dove è sepolto presso il Cimitero Acattolico. Lingua, stile e ideologia Realtà come caos Figura pienamente novecentesca, Gadda si fa testimone della crisi novecentesca nel rapporto tra io e realtà aderendo al relativismo filosofico proprio di questi anni. La sua poetica si distingue per la singolare concezione del

reale come caos indecifrabile e l’insanabile contrasto tra aspirazione alla razionalità e constatazione del disordine. La realtà, nella concezione di Gadda, altro non è che un inestricabile gomitolo di relazioni , un groviglio di rapporti fisici e metafisici , complesso da definire e impossibile da ricondurre ad unico senso. Essa non conosce rapporti di causa-effetto , per tanto è paragonabile a un vortice caotico e confusionario, dove gli eventi non sono dunque da ricondurre ad un unico motivo scatenante , ma a una molteplicità di fattori combinati e simultanei. È quello che lo stesso Gadda, in Quel pasticciaccio brutto di via Merulana , definisce come gnommero , il centro della filosofia gaddiana. Per un ingegnere come Gadda, ossessionato dalla ricerca dell’ordine , è chiaro che lo gnommero costituisca una vera dannazione. Egli rifiuta e detesta la disarmonia in cui l’individuo è costretto a vivere, eppure è consapevole che non vi è modo di rinvenire una logica e dare forma a ciò che di forma non ne ha. L’aspirazione all’equilibrio e la percezione dello squilibrio lo inducono a concepire quella disarmonia come un male universale , come condizione essenziale del mondo che affligge l’uomo contemporaneo. Poiché non è possibile interpretare la realtà in modo univoco, la narrazione con le sue trame divagatorie e aggrovigliate non è in grado di giungere a una conclusione oggettiva. L’inevitabile incompiutezza delle sue opere non è casuale, ma è per l’appunto da ricondurre alla necessità strutturale del non definito. L’opera aperta di Gadda vuole rendere ragione dell’incongruenza del reale di quella condizione di precarietà che distingue la cultura novecentesca. Per tanto la letteratura non è in grado di rispristinare l’ordine all’ interno del caos della realtà, essendo questa mutevole e in costante divenire. +* Lingua e stile All’interno dal panorama del Novecento, Gadda assume notevole importanza in particolare per quanto riguarda lingua e stile. Considerato un grande scrittore sperimentale, a lui si deve il merito di aver stravolto la narrativa classica e l’aver introdotto un linguaggio inedito , complesso e articolato. L’autore gioca fortemente su plurilinguismo e pluristilismo , creando un sovrapponimento continuo di registri linguistici differenti e opposti. Al linguaggio quotidiano unisce elementi dialettali, termini tecnici e scientifici, vocaboli aulici e arcaici, neologismi di sua personale invenzione. Questa commistione di registri dà luogo a una forte polifonia che prende il nome di pastiche. Si tratta di una tecnica espressiva basata sull’accostamento di stili e registri linguistici differenti a fini parodistici o satirici. Nel caso di Gadda non si parla di semplice esercizio di stile, ma di esigenza espressiva necessaria allo scrittore per dare forma al grottesco, unico realismo possibile. Le scelte semantiche e stilistiche del grottesco consistono in neologismi, tecnicismi, termini dialettali, sintassi disarticolata dall’andamento complesso e originale, figure retoriche (similitudini, metafore, allitterazioni, onomatopee). Ne deriva un effetto di dissonanza e disarmonia linguistica. Grazie dunque allo sfruttamento del potenziale semantico delle parole e agli effetti che il loro accostamento comporta, l’autore è in grado di dare libero sfogo al massimo potenziale della lingua italiana. Questo si intende quando di parla di sperimentalismo linguistico , la principale peculiarità stilistica gaddiana. Il risultato di una tale moscolanza è uno stile tutt’altro che semplice, ma complesso e assolutamente personale. Con Gadda la lingua assume un’importanza senza precedenti, la sua singolare scrittura altro non è che lo specchio di quello che è il rapporto dell’autore con la realtà stessa. Il suo sperimentalismo, contrariamente a quanto accade con le Avanguardie storiche, non vuole essere fine a sé stesso , un’invenzione provocatoria per stupire il lettore, ma intende rispecchiare e palesare le contraddizioni del reale. Gadda non perde mai di vista la moralità della lingua , la sua è una polifonia che mima una molteplicità sfuggevole da cui l’autore è ossessionato. L’idea di fondo della sua filosofia è che il mondo sia costituito da una serie di sistemi in continua evoluzione, di conseguenza la lingua che descrive una realtà del genere non può essere unica , ma ha essa stessa una necessità di deformazione. Realismo e satira sociale Altra importante caratteristica della poetica di Carlo Emilio Gadda è la satira sociale: le sue opere possono essere considerate un puntuale dipinto della borghesia e aprono la strada ad una approfondita analisi della realtà sociale. Convinto interventista, in seguito alla delusione bellica, ritiene la borghesia colpevole di un tradimento storico e di essa mette in atto una forma di derisione. La borghesia è il suo habitat, il suo ambiente di provenienza. Nel descriverla Gadda parte dalla sua esperienza, dal suo vissuto in quella borghesia a cui rinfaccia il narcisismo, l’oziosità, la falsità, l’amoralità. Il suo riscatto letterario avviene tramite una satira aspra e ironica nei confronti di quel mondo da cui è rimasto profondamente deluso. Fascismo Inizialmente riconosce nel fascismo un modello di ordine razionale in cui riporre fiducia, a tal punto da aderire allo stesso Partito Fascista. Tuttavia si tratta di un errore di valutazione, cambierà presto idea al punto tale da considerare il fascismo l’apice della degenerazione della civiltà di massa. A partire dalla seconda metà degli anni 30 se ne allontana progressivamente, deluso dalla retorica e dalla menzognera promessa di una società più giusta e ordinata, fino a farne oggetto di una critica radicale (Eros e Priapo). La cognizione del dolore