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Carlo Emilio Gadda e il suo stile tragicomico, Esercizi di Letteratura Italiana

Risposta alla domanda ''Nella lezione su Gadda, il prof. definisce lo stile dell'autore non solo come "ibrido" (il molto discusso "pastiche" gaddiano), ma anche "tragicomico". In che cosa consiste tale 'modo' tragicomico? Ci sono altri narratori novecenteschi che ne fanno uso?''

Tipologia: Esercizi

2019/2020

Caricato il 30/04/2020

chricchio22
chricchio22 🇮🇹

4.4

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7 documenti

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1) Nella sua lezione su Carlo Emilio Gadda, il prof. Bonino definisce lo stile dell'autore milanese non
solo come "ibrido" dal punto di vista linguistico (il molto discusso "pastiche" gaddiano), bensì anche
attraverso la sigla del "tragicomico". In che cosa consiste tale modo tragicomico? Ci sono altri
narratori novecenteschi che ne fanno uso?
Carlo Emilio Gadda è uno degli autori che più è riuscito ad influenzare la narrativa novecentesca. Ciò che
colpisce dello scrittore è il suo stile: non utilizza la lingua della comunicazione quotidiana, ma realizza una
sovrapposizione di codici e registri diversi che dà luogo ad una forte polifonia. Questa polifonia consiste in
un originale impasto di linguaggi differenti: dialetti (lombardo, napoletano), lingue straniere (imitazione
dello spagnolo, tedesco, inglese), neologismi, termini arcaici ed aulici (toscano aulico), di ambito scientifico
(‘peptonizzare’) e tecnico. Questo mix di registri è stato definito dal critico letterario Giovanni Contini
‘pastiche’, ed è una delle manifestazioni più significative dell’espressionismo letterario. Inoltre, la
definizione ha avuto fortuna anche per la possibile assimilazione del termine ad una delle parole-chiave
della narrativa di Gadda, cioè il ‘Pasticciaccio’, che marca il titolo di uno dei più famosi romanzi dello
scrittore. I vari livelli linguistici non solo coesistono ma si mescolano, dando vita ad un linguaggio esclusivo.
Inoltre, attraverso l’utilizzo di un linguaggio originale, riesce ad esporre in modo apparentemente e
razionalmente organizzato il disordine delle cose. Ne ‘La cognizione del dolore’, il mondo reale delle cose e
delle persone raffigura una massa disordinata; per Gadda è impossibile raggiungere un ordine, poiché il
mondo stesso consiste in un ‘pasticcio’, un garbuglio di caos. Oltre alla mescolanza di registri linguistici, è
tipico il processo dell’accumulazione caotica. Ad esempio:
‘’Non voleva ancora ridursi a credere che il proprio mondo e i cavalli e le case e i cigni de’ giardini e le
bimbe; che le guardie, i generali, i paralitici, i sacerdoti, i biglietti da cento, gli scrittori celebri, le pere e i
capistazione e la prosa degli scrittori celebri, e tutto, sia proprio tutto un brutto sogno’’.
Lo scrittore milanese afferma che il suo punto di partenza è la realtà, la quale però gli appare arzigogolata,
strampalata e deformata. Egli, sempre nel romanzo ‘La cognizione del dolore’, attraverso il soggetto
principale (Don Gonzalo Pirobutirro, alter ego dell’autore) cerca di rappresentare la fuga di un personaggio
dagli stereotipi, dall’ipocrisia, dall’ostentazione della ricchezza borghese orientata alla vistosità e alla
visibilità sociale. Ogni sentimento umano di questa società perbenistica viene ridotto ad un ossessiva
nascita di pregiudizi e ogni individuo si trasforma in un manichino. Don Gonzalo è un ingegnere colto e
appassionato di studi filosofici, come Gadda, il quale fa trasparire una visione di un mondo ingiusto e
corrotto, in cui le persone che ci vivono vengono definite ‘’la materializzazione dell’oceano dilagante della
stupidità’’. Don Gonzalo, con la sua formazione culturale, prova ad opporsi a questa moltitudine dispersiva
e, quindi, rappresenta l’opposizione alla società borghese. Soffre delle stesse paturnie del suo inventore, ha
accessi d’ira tra il comico (come quando dà di lesbiche alle galline di casa che fanno poche uova) e il tragico
(‘’perché la colpa ce l’avremo noi; noi Pirobutirro. E dunque dovremo pagare. Dacché siamo colpevoli di
ogni cosa. Abbiamo noi la colpa di tutto… qualunque cosa succeda…’’). Il tragico ed il comico confluiscono
per dare vita alle aspirazioni del protagonista, il quale tuttavia non riesce ad esaudire, poiché è impossibile
raggiungere ad un ordine nel caos.
Anche nel romanzo ‘Quer pasticciaccio brutto de’ via Merulana’, Gadda vuole rappresentare la realtà
seguendo la verosimiglianza dei fatti come un narratore realista, ma scegliendo come finale l’impossibilità
di risolvere il caso, ha dipinto in chiave tragicomica gli eventi umani e l’impossibilità da parte dell’uomo di
comprenderli. L’enumerazione caotica degli oggetti e alcuni tratti del racconto introducono elementi di
disordine, come visto in precedenza, ma anche di umorismo e comicità. Gadda affronta i temi anche
drammatici accostando e facendo cozzare il tragico ed il comico (creato anche grazie al contributo del
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  1. Nella sua lezione su Carlo Emilio Gadda, il prof. Bonino definisce lo stile dell'autore milanese non solo come "ibrido" dal punto di vista linguistico (il molto discusso "pastiche" gaddiano), bensì anche attraverso la sigla del "tragicomico". In che cosa consiste tale modo tragicomico? Ci sono altri narratori novecenteschi che ne fanno uso? Carlo Emilio Gadda è uno degli autori che più è riuscito ad influenzare la narrativa novecentesca. Ciò che colpisce dello scrittore è il suo stile: non utilizza la lingua della comunicazione quotidiana, ma realizza una sovrapposizione di codici e registri diversi che dà luogo ad una forte polifonia. Questa polifonia consiste in un originale impasto di linguaggi differenti: dialetti (lombardo, napoletano), lingue straniere (imitazione dello spagnolo, tedesco, inglese), neologismi, termini arcaici ed aulici (toscano aulico), di ambito scientifico (‘peptonizzare’) e tecnico. Questo mix di registri è stato definito dal critico letterario Giovanni Contini ‘pastiche’ , ed è una delle manifestazioni più significative dell’espressionismo letterario. Inoltre, la definizione ha avuto fortuna anche per la possibile assimilazione del termine ad una delle parole-chiave della narrativa di Gadda, cioè il ‘Pasticciaccio’ , che marca il titolo di uno dei più famosi romanzi dello scrittore. I vari livelli linguistici non solo coesistono ma si mescolano, dando vita ad un linguaggio esclusivo. Inoltre, attraverso l’utilizzo di un linguaggio originale, riesce ad esporre in modo apparentemente e razionalmente organizzato il disordine delle cose. Ne ‘La cognizione del dolore’ , il mondo reale delle cose e delle persone raffigura una massa disordinata; per Gadda è impossibile raggiungere un ordine, poiché il mondo stesso consiste in un ‘pasticcio’ , un garbuglio di caos. Oltre alla mescolanza di registri linguistici, è tipico il processo dell’accumulazione caotica. Ad esempio: ‘’Non voleva ancora ridursi a credere che il proprio mondo e i cavalli e le case e i cigni de’ giardini e le bimbe; che le guardie, i generali, i paralitici, i sacerdoti, i biglietti da cento, gli scrittori celebri, le pere e i capistazione e la prosa degli scrittori celebri, e tutto, sia proprio tutto un brutto sogno’’. Lo scrittore milanese afferma che il suo punto di partenza è la realtà, la quale però gli appare arzigogolata, strampalata e deformata. Egli, sempre nel romanzo ‘La cognizione del dolore’ , attraverso il soggetto principale (Don Gonzalo Pirobutirro, alter ego dell’autore) cerca di rappresentare la fuga di un personaggio dagli stereotipi, dall’ipocrisia, dall’ostentazione della ricchezza borghese orientata alla vistosità e alla visibilità sociale. Ogni sentimento umano di questa società perbenistica viene ridotto ad un ossessiva nascita di pregiudizi e ogni individuo si trasforma in un manichino. Don Gonzalo è un ingegnere colto e appassionato di studi filosofici, come Gadda, il quale fa trasparire una visione di un mondo ingiusto e corrotto, in cui le persone che ci vivono vengono definite ‘’la materializzazione dell’oceano dilagante della stupidità’’. Don Gonzalo, con la sua formazione culturale, prova ad opporsi a questa moltitudine dispersiva e, quindi, rappresenta l’opposizione alla società borghese. Soffre delle stesse paturnie del suo inventore, ha accessi d’ira tra il comico (come quando dà di lesbiche alle galline di casa che fanno poche uova) e il tragico (‘’perché la colpa ce l’avremo noi; noi Pirobutirro. E dunque dovremo pagare. Dacché siamo colpevoli di ogni cosa. Abbiamo noi la colpa di tutto… qualunque cosa succeda…’’). Il tragico ed il comico confluiscono per dare vita alle aspirazioni del protagonista, il quale tuttavia non riesce ad esaudire, poiché è impossibile raggiungere ad un ordine nel caos. Anche nel romanzo ‘Quer pasticciaccio brutto de’ via Merulana’ , Gadda vuole rappresentare la realtà seguendo la verosimiglianza dei fatti come un narratore realista, ma scegliendo come finale l’impossibilità di risolvere il caso, ha dipinto in chiave tragicomica gli eventi umani e l’impossibilità da parte dell’uomo di comprenderli. L’enumerazione caotica degli oggetti e alcuni tratti del racconto introducono elementi di disordine, come visto in precedenza, ma anche di umorismo e comicità. Gadda affronta i temi anche drammatici accostando e facendo cozzare il tragico ed il comico (creato anche grazie al contributo del

pastiche linguistico). Anche in questo romanzo, l’ironia di Gadda si appunta contro le ipocrite maniere della società piccolo-borghese, pronta a scaldarsi se si parla di risparmi e denaro. Altri autori del Novecento fanno uso della tragicomicità nelle proprie opere. Ad esempio, Luigi Pirandello è uno dei più importanti: nella commedia ‘La patente’ descrive due protagonisti, il giudice e un modesto impiegato del monte dei pegni, licenziato perché sospettato di essere uno iettatore. L’uomo ha poi sporto denuncia contro due giovani che, al suo passaggio, avrebbero fatto il classico gesto di superstizione popolare delle ‘corna’. La situazione si complica quando l’ex impiegato è convocato in tribunale: anziché difendersi, reclama con convinzione di andare a processo e di poter ottenere una ‘patente’ come riconoscimento dello status di porta-sfortuna. Il giudice acconsente e rende Chiarchiaro un impiegato comunale tragicomico. L’analisi dell’impiegato è stata acuta quanto spietata; se il mondo gli ha imposto una ‘maschera’, tanto vale accettare questa ‘parte’ teatrale. Pirandello riesce, in chiave comica, a descrivere l’esperienza di vita tragica vissuta da Chiarchiaro.