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Carlo Emilio Gadda ha uno stile sia ibrido dal punto di vista linguistico che tragicomico.
Tipologia: Esercizi
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Carlo Emilio Gadda, utilizza una tematica inedita che esprime: da un lato amarezza, dolore disperato, scherno di una vita sprecata fino all’ultimo, e dall’altro un richiamo inutile ad una felicità irraggiungibile. Temi propriamente di tragedia. Avendo un’ estrema finezza dell’osservazione quotidiana, si ha una disposizione straordinaria in Gadda a registrare con singolarissima minuzzia tutte le particolarità, anche le più basse-umili, le quotidianeità in cui, nel caso di “la cognizione del dolore”, Gonzalo, la madre, i personaggi etc. del romanzo, si muovono. Il tutto in un particolarissimo registro comico, ovvero, in basso stile, comico- tragico, risplende attraverso lo stile di una ricchezza e di una complessità straordinaria. Quindi, nella sua poetica, è chiara la sua concezione del mondo: un intricatissimo groviglio e una successione caotica e oscura di fatti e cause incomprensibili e imprendibili. Di più, i comportamenti umani sono disonesti e ignobili. Tutta questa coscienza del disordine della realtà provoca un’insopprimibile esigenza di chiarezza: Gadda avverte il bisogno di individuare i profondi meccanismi del reale per dare un senso all’esistenza. Da qui la struttura compositiva di molti suoi romanzi, che è quella dell’inchiesta che non arriva mai alla soluzione. Alla base vi è sempre un esigenza di verità, nella sua idea, la letteratura deve smascherare i difetti degli uomini e della società. Per meglio rappresentare l’intrico della realtà e i suoi sentimenti, Gadda usa gli strumenti dell’ironia, della satira della società, della parodia e dello stravolgimento dei generi letterari tradizionali. Lo stile è estremamente stratificato, con parole riprese dal dialetto e il dialetto ne “la cognizione del dolore”, nel Maradagal (Brianza) non può essere altro che il dialetto milanese-lombardo, mescolato però con una conoscenza del dizionario storico della lingua italiana a voci arcaiche riprese dall’italiano trecentesco, quattrocentesco, e ancora a neologismi. Gadda, infatti, fu uno straordinario inventore di neologismi, quelle parole che egli stesso coniava prendendone una e congiungendola con un’altra sino a crearne una terza di senso compiuto del tutto inedita, create anche con prestiti da lingue straniere.