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Case management, ruolo del Case manager, Tesine universitarie di Infermieristica

Metodologia "case manager" , descrizione del processo , figure coinvolte . Il ruolo del "Case manager"

Tipologia: Tesine universitarie

2019/2020

Caricato il 28/11/2020

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gabriela-basile 🇮🇹

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Gabriela Basile
Master in Coordinamento delle Professioni Sanitarie
Novembre 2020
Tesina I° Modulo
RUOLO DEL CASE MANAGER
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Gabriela Basile Master in Coordinamento delle Professioni Sanitarie Novembre 2020 Tesina I° Modulo

RUOLO DEL CASE MANAGER

Negli ultimi anni in vari settori del Servizio Sanitario si sono sperimentati nuovi modelli organizzativi che rappresentano importanti sfide per rispondere sempre di più in maniera efficace ed efficiente ai complessi bisogni delle persone con problematiche legate allo stato di salute. Il Case Management, o gestione del caso, è uno di questi, ed è un modello empirico che si inserisce nella realizzazione di percorsi di cura, atto a favorire l’efficacia del controllo dei costi attraverso la massima individualizzazione delle risposte ai bisogni sanitari. Il Case Management, più in generale, è una metodologia di gestione dell’assistenza che attraverso un processo sistematico si propone di determinare un miglioramento nella risposta dei bisogni degli individui, in termini di efficacia ed efficienza, basandosi sulla logica dell’ottimizzazione delle risorse e sul coinvolgimento delle diverse Istituzioni sia in ambito Sanitario sia in quello Sociale. Fra i principi ispiratori del Case Management c’è il principio dell’integrazione, intesa come affermazione del diritto di ogni cittadino, indipendentemente dal suo stato di salute o economico- sociale, di godere di normali condizioni di vita. In quest’ ottica la fruibilità dei servizi alla persona diviene esigenza primaria a cui far fronte anche per garantire il diritto ad una scelta consapevole, tale diritto di scelta è parte integrante del diritto di fruibilità dei servizi (community care). Il Case Management si può definire, quindi, come un processo integrato finalizzato a individuare e soddisfare i bisogni, orientato e modellato alla Persona, che ha come fine il raggiungimento degli obiettivi di assistenza individuale nel miglior modo possibile in termini di efficienza, efficacia ed economicità. La metodologia “classica” di intervento (il processo metodologico) si articola in cinque momenti:

  1. Valutazione iniziale;
  2. Costruzione del piano assistenziale individualizzato;
  3. Messa in atto del progetto assistenziale;
  4. Monitoraggio ed eventuale chiusura del caso;
  5. Rivalutazione del progetto a seconda di variabili connesse sia con la persona che con il contesto socio-assistenziale. In ogni momento del processo la rivalutazione, se necessario, può essere rivista. Nel corso dell’intero processo la responsabilità dei servizi forniti alla persona è, principalmente, del Case Manager (CM), il quale conoscendo gli obiettivi del processo può agire come “regista”, che valuta, costruisce il piano e ne segue l’andamento nel tempo. Per lo svolgimento di questo ruolo deve essere richiesta una formazione di tipo avanzato. Le competenze di pratica clinica avanzata che elevano al ruolo di case manager includono:
  • la comprensione del modello organizzativo assistenziale,

coordinare le informazioni che possiede sul paziente in modo che ogni persona che si occupa del paziente possa avere le informazioni necessarie sulla sua salute per assisterlo nel modo migliore. Nella dimensione finanziaria del ruolo egli raccoglie informazioni sui DRG che tratta, ne stima le variazioni e agisce per controllare e contenere le spese. Il case manager ha anche una importante funzione di educatore sia nei confronti dell’equipe assistenziale sia nei confronti del paziente e della sua famiglia. Quindi:

  • valuta i bisogni formativi dell’equipe assistenziale e assiste il gruppo infermieristico nello sviluppo di protocolli e linee guida,
  • fornisce al paziente e alla famiglia informazioni basilari per affrontare la malattie e per mettere in atto i nuovi comportamenti che sono necessari. Egli contribuisce a migliorare la qualità di vita del paziente che affronta l’esperienza della malattia, rilevando e sviluppando le capacità residue al fine di aumentarne l’autonomia ed evidenziando i bisogni dei pazienti secondo un ordine di priorità. Il case manager deve avere forti abilità nel comunicare e nel negoziare con una varietà di operatori ed ancora l’intelligenza di cambiare lo status-quo, quando è necessario: come quello di fare uscire o entrare un paziente all’interno di un percorso clinico in base alle informazioni possedute. Il case manager non è necessariamente un infermiere. Nei servizi di assistenza domiciliare, dove i pazienti hanno più bisogno di servizi sociali, gli assistenti sociali possono ricoprire il ruolo di case manager. VANTAGGI, SVANTAGGI ED ESPERIENZE DI CASE MANAGEMENT L’American Nurse Association (ANA) ha identificato i principali vantaggi del case management. Questo modello organizzativo:
  1. è centrato sui bisogni del paziente e della famiglia,
  2. fornisce risultati di cura di qualità,
  3. aumenta la soddisfazione del paziente,
  4. minimizza la frammentazione delle cura attraverso il coordinamento,
  5. promuove l’efficienza delle cure,
  6. utilizza e coordina gruppi assistenziali multidisciplinari,
  7. risponde ai bisogni dei provider,
  8. rappresenta una fusione dei risultati clinici ed economici,
  9. può essere efficace strumento di marketing per gli enti sanitari. Uno dei principali svantaggi del modello, è quello di centrarsi esclusivamente sui problemi finanziari.

Infatti gli studi sin ora condotti negli Stati Uniti riportano soprattutto i vantaggi finanziari. Gli enti che hanno adottato il modello hanno ottenuto una riduzione totale dei costi per paziente curato, una riduzione delle giornate di degenza, un aumento del turnover, e un incremento del reddito dell’ospedale. Soprattutto si registra una riduzione dei costi quando la responsabilità viene assunta da un infermiere che pianifica e controlla le cure, valuta i risultati e fa parte del gruppo multidisciplinare. In uno studio condotto in un dipartimento d’emergenza sempre negli Stati Uniti si è visto che il case management aumenta la soddisfazione del paziente e del gruppo assistenziale e, oltre a ridurre i costi di cura attraverso la continuità delle cure stesse, riduce l’uso non-appropriato del dipartimento di emergenza. In USA, dove il modello è adottato da molti anni, si pensa al futuro e a come migliorare le modalità di organizzazione del lavoro del case manager in una società in cui le innovazioni nel mondo delle telecomunicazioni e delle informazioni stanno trasformando lo stile di vita. Il case manager del prossimo futuro potrà iniziare il suo lavoro in macchina, in mezzo al traffico delle metropoli americane. La dotazione di una web-assistent lo aggiorna sulle condizioni degli utenti e gli permette di ricercare le ultime evidenze scientifiche su problemi dei pazienti. È questa la modalità organizzativa che viene descritta in un caso ideale. In Europa il case manager è una figura che timidamente inizia ad affacciarsi nei diversi ambiti dei servizi sanitari e sociali. In Inghilterra Kesby sostiene che per gli infermieri questo è il momento giusto per assumere il ruolo di case manager. Il problema maggiore in Inghilterra, come in Italia, nei programmi di attuazione del case management è la mancanza di continuità delle cure tra ospedale e territorio, specialmente quando si tratta di malattie croniche e pazienti anziani. In Italia le esperienze documentate di applicazione del case management sono state condotte presso ilReparto di Medicina dell’Ospedale Maggiore di Bologna e presso l’Unità Operativa Post-Acuti (UOPA) di Rimini. I due progetti nascono in seguito alle esigenze di rimodulazione strutturale del sistema sanitario, nonché dalla volontà dei dirigenti infermieri di valorizzare il ruolo dell’infermiere. La riorganizzazione della rete ospedaliera ha come obiettivo ultimo la riduzione dei posti letto e delle giornate di degenza con un uso efficiente ed efficace delle risorse a disposizione. Gli obiettivi del progetto sono:

  • la riduzione di ricoveri ospedalieri ripetuti delle persone ultra sessantacinquenni affette da insufficienza cardiaca cronica con una riduzione dei costi sanitari;

CONCLUSIONI

M. Manthey, una delle creatrici dell’assistenza infermieristica primaria, sostiene che la causa principale della debolezza degli infermieri è in loro stessi. Ella afferma: “ noi siamo dei professionisti che stanno con le mani in mano aspettando che qualcuno ci dia quello che ci spetta”. Da anni l’infermieristica fa parte delle scienze “nobili” e l’infermiere inizia la sua formazione all’interno dell’università; l’infermieristica è entrata a far parte delle professioni sanitarie autonome (non più ausiliaria) con competenze specifiche e con responsabilità proprie; Esistono ruoli infermieristici all’avanguardia, come il primary nurse e il case manager in cui l’infermiere accetta la responsabilità di gestire l’assistenza infermieristica e di modulare l’intervento professionale e le variabili organizzative in funzione della persona di cui si prende carico e di stabilire con il paziente una relazione terapeutica. L’assistenza infermieristica personalizzata è l’impegno della professione. Per tradurre nella prassi i concetti teorici dell’assistenza infermieristica, occorrerebbe attuare modelli organizzativi e strumenti operativi, che spingano l’infermiere ad assumersi la responsabilità, l’autonomia, e l’autorità dell’assistenza infermieristica nel rispetto dell’individualità del singolo utente. Sarebbe pertanto auspicabile una organizzazione del lavoro non di tipo verticistico, ma esclusivamente collaborativo con frequenti scambi di informazioni tra gli operatori e l’utilizzazione di strumenti in grado di facilitare questi scambi. I modelli organizzativi centrati sulla persona possono cambiare il ruolo dell’infermiere all’interno del sistema sanitario? Molte persone hanno erroneamente accostato il concetto di modello organizzativo con il concetto di assistenza infermieristica personalizzata e di qualità delle cure. M. Manthey a tale proposito sostiene che non è solo il modello organizzativo che fa la differenza, ma molto dipende dalle competenze degli individui. BIBLIOGRAFIA http://newnursing.altervista.org Tesi di diploma. Modelli organizzativi assistenziali a confronto per un reale cambiamento nella pratica infermieristica. Università degli studi di Padova. Scuola Diretta a Fini Speciali per Dirigenti e Docenti in Scienze Infermieristiche. Candidata Anna Ferrara “Fondamenti di infermieristica in salute mentale” Vincenzo Raucci - Giovanni Spaccapeli