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Competenza digitale del docente e DigCompEdu, Tesine universitarie di Didattica generale e speciale

Tesina relativa alla competenza digitale dei docenti ai tempi del covid a partire da una breve riflessione sul DigCompEdu

Tipologia: Tesine universitarie

2019/2020

Caricato il 06/06/2020

venantina
venantina 🇮🇹

4.8

(6)

4 documenti

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COMPETENZA DIGITALE DEL DOCENTE A PARTIRE DAL DigCompEdu
Riflessione personale sulla competenza digitale dell’educatore, a partire dal
DigCompEdu. Dalla teoria, alla pratica attuale e futura: racconta come hai
utilizzato o visto utilizzare le tecnologie a scuola, e rifletti su come vorresti
utilizzarle tu quando sarai insegnante, se lo ritieni opportuno inserendo esempi
e idee di progetti. Questa traccia è un’espansione dei compiti che hai svolto
per la lezione teorica n. 3 del laboratorio. Puoi inserire delle immagini nella tua
tesina, ma il testo scritto deve comunque essere di 7 pagine.
Il DigCompEdu presenta aspetti decisamente innovativi (ad esempio
l’attenzione alle tecniche di ricerca educative e al benessere digitale) rispetto
ai modelli più orientati sulle abilità tecnologiche.
Molto interessante è la duplice prospettiva della competenza digitale “per il
docente”, intesa come strumento per lo sviluppo professionale e la formazione
continua dell’insegnante e “per lo studente”, nell’ottica della responsabilità in
carico alla scuola (transitivamente trasferita ad ogni singolo insegnante)
relativa allo sviluppo delle competenze digitali degli studenti, intese in modo
ormai inequivocabile come competenze di base e di cittadinanza.
Di seguito un breve excursus sulla formulazione attuale del DigCompEdu che
propone sei aree, ognuna articolata in diverse competenze, per un totale di 23.
Sono inoltre previsti sei livelli di acquisizione delle competenze, identificati con
le combinazioni di lettere e numeri (da A1 a C2) già utilizzate con successo nel
framework europeo delle lingue.
L’area 1 riguarda l’ambiente professionale (1. Professional Engagement) e
include 5 competenze che riguardano:
la creazione, la gestione, il mantenimento e lo sviluppo di sistemi per
l’amministrazione delle classi e degli studenti (1.1. Data Management);
le modalità e l’uso delle tecnologie per la comunicazione istituzionale e
didattica (1.2 Organisational communication);
l’uso degli ambienti virtuali per la collaborazione e la condivisione di
pratiche e in particolare la partecipazione a reti di sviluppo professionale
(1.3 Professional collaboration);
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COMPETENZA DIGITALE DEL DOCENTE A PARTIRE DAL DigCompEdu

Riflessione personale sulla competenza digitale dell’educatore, a partire dal DigCompEdu. Dalla teoria, alla pratica attuale e futura: racconta come hai utilizzato o visto utilizzare le tecnologie a scuola, e rifletti su come vorresti utilizzarle tu quando sarai insegnante, se lo ritieni opportuno inserendo esempi e idee di progetti. Questa traccia è un’espansione dei compiti che hai svolto per la lezione teorica n. 3 del laboratorio. Puoi inserire delle immagini nella tua tesina, ma il testo scritto deve comunque essere di 7 pagine. Il DigCompEdu presenta aspetti decisamente innovativi (ad esempio l’attenzione alle tecniche di ricerca educative e al benessere digitale) rispetto ai modelli più orientati sulle abilità tecnologiche. Molto interessante è la duplice prospettiva della competenza digitale “per il docente”, intesa come strumento per lo sviluppo professionale e la formazione continua dell’insegnante e “per lo studente”, nell’ottica della responsabilità in carico alla scuola (transitivamente trasferita ad ogni singolo insegnante) relativa allo sviluppo delle competenze digitali degli studenti, intese in modo ormai inequivocabile come competenze di base e di cittadinanza. Di seguito un breve excursus sulla formulazione attuale del DigCompEdu che propone sei aree, ognuna articolata in diverse competenze, per un totale di 23. Sono inoltre previsti sei livelli di acquisizione delle competenze, identificati con le combinazioni di lettere e numeri (da A1 a C2) già utilizzate con successo nel framework europeo delle lingue. L’area 1 riguarda l’ambiente professionale (1. Professional Engagement) e include 5 competenze che riguardano:  la creazione, la gestione, il mantenimento e lo sviluppo di sistemi per l’amministrazione delle classi e degli studenti (1.1. Data Management);  le modalità e l’uso delle tecnologie per la comunicazione istituzionale e didattica (1.2 Organisational communication);  l’uso degli ambienti virtuali per la collaborazione e la condivisione di pratiche e in particolare la partecipazione a reti di sviluppo professionale (1.3 Professional collaboration);

 la capacità di riflettere sull’uso delle tecnologie nelle proprie pratiche didattiche (1.4 Reflective practice);  le pratiche relative alla formazione continua e allo sviluppo professionale (1.5 Digital Continuous Professional Development) attraverso risorse e strumenti digitali. L’area 2 è focalizzata sulle risorse e i contenuti digitali (2. Digital Resources), con le seguenti tre competenze:  la ricerca, selezione e valutazione di risorse digitali per la didattica, con attenzione particolare al rispetto delle regole relative a diritti d’autore e accessibilità (2.1 Selecting digital resources);  l’organizzazione, la condivisione e la pubblicazione consapevole di risorse, con l’uso di licenze aperte, nella prospettiva delle risorse educative aperte (OER) (2.2 Organising, sharing and publishing digital resources);  la creazione e la manipolazione di contenuti digitali, specificamente progettati per la didattica (2.3 Creating and modifying digital resources). La terza area riguarda gli aspetti pedagogici e didattici connessi all’uso delle tecnologie e viceversa (3. Digital Pedagogy). Quest’area include quattro competenze:  la capacità di “orchestrazione” delle tecnologie all’interno dell’insegnamento (3.1 Instruction);  l’uso dei tool digitali per interazione tra docente e studente (3.2 Teacher- learner interaction);  a capacità di stimolare e supportare attività collaborative tra gli studenti (3.3 Learner collaboration);  l’uso delle tecnologie per sostenere attività di auto-formazione (3.4 Self- directed learning). 

 Problem solving (6.5 Digital problem solving). Nonostante un documento così chiaro e preciso purtroppo la competenza digitale dell’educatore dovrebbe acquisire un ruolo diverso da quello che oggi occupa. Al centro di un rilevante dibattito sociale dovrebbe trovare riscatto oggi ancora più che prima. Concretamente in discussione, tale competenza, tutto è, tranne che qualsiasi cosa sia stata scritta o detta. Prima di questo momento storico potevamo continuare a dire che la competenza digitale presupponesse l’interesse per le tecnologie digitali e il loro utilizzo con dimestichezza, lo spirito critico e responsabile per apprendere, lavorare e partecipare alla società. In realtà il vero presupposto è la PRATICA. Il quadro di riferimento europeo sulle competenze digitali degli insegnanti e dei formatori, come già detto, è un documento preciso, dettagliato in ogni sua analisi, perfetto e chiaro da ogni punto di vista, ma mai come in questo momento si evince l’urgenza che esso diventi fondamento nella formazione degli insegnanti. Una formazione che deve essere capace di stare al passo con la società che corre veloce e che non può più rischiare di redimersi a mera teoria. I danni si sono percepiti tantissimo con questa che attualmente chiamano “Didattica a distanza” invece che “Didattica di emergenza” e che di “didattico” non ha nulla. Oserei dire che rischia di diventare “antididattica” e che la prospettiva di avere ancora in considerazione, per settembre, questo modo di “fare scuola”, da madre mi spaventa molto. La carenza della competenza digitale nella scuola, mi era parsa profonda già durante i 4 anni di tirocinio, presso la scuola di mio figlio. Una scuola che si sforza di essere all’avanguardia ma che pur avendo fornito le aule adeguatamente con dispositivi tecnologici, non ha certamente provveduto ad accertarsi che i propri docenti detenessero una competenza chiave così fondamentale. Con molta perplessità ho assistito alla maggior parte delle lezioni senza che la LIM fosse mai accesa.

In pochi casi eccezionali invece si insisteva su una didattica che includeva anche una metodologia supportata dalla tecnologia. Ricordo ad esempio alcuni giochi proposti per la risoluzione di problemi in matematica su LIM oppure l’utilizzo di presentazioni con tools per spigare un argomento di scienze o musica. Se posso permettermi dunque, giudizio da incompetente, miè parso un utilizzo della tecnologia abbastanza superficiale in cui si dimostra di aver competenza delle prime 2 aree del Digcompedu e dei primi livelli di acquisizione delle competenze. Mai invece, peggio ancora, ho assistito ad esempio ad una didattica inclusiva che facesse leva su una spalla di grande valenza come la tecnologia. Insisto su questo perché probabilmente in classe io mi avvalerei della tecnologia proprio perché ritengo che agevolando i contesti di apprendimento possa aiutare molto nella didattica inclusiva. Una metodologia didattica che prevede una più che sufficiente preparazione tecnologica, nonché competenza digitale ha, senza dubbio, per l’apprendimento un approccio diretto nei confronti di tutti gli alunni indistintamente e tenendo conto della propria individualità, rispetto ad un modello tradizionale di insegnamento. Purtroppo bisogna fare i conti col fatto che in molte classi italiane, il modello di insegnamento tradizionale, vale a dire, lezione frontale, la fa ancora da padrone. Il problema fondamentale è che pur essendoci stati progressi, studi, stilati appunto documenti e linee guida in merito a questo non è ancora palese concretamente che possedere realmente la competenza digitale significa organizzare, condividere, gestire, flessibilizzare, arricchire, facilitare l’apprendimento. È un valore quello della tecnologia, dunque, sottovalutato, dai docenti in primis e dai dirigenti anche, per non parlare dei genitori che riducono, almeno in larga parte, l’utilizzo della tecnologia all’intrattenimento per i propri figli. Almeno fino a questo momento. Questo momento storico ha palesato che senza la tecnologia nulla si poteva. I limiti dei docenti però sono stati chiari fin dall’inizio. Non erano in grado, almeno i non giovanissimi e senza il supporto di figli o nipoti di gestire la situazione.

ripartenza, ad assumersi il rischio di creare qualcosa (perché a limitatissima immagine e somiglianza) e di accettare critiche ed errori, cercando continuamente di superare i propri limiti. Significa saper ridere delle proprie incompetenze e lasciarsi istruire in profondità dai più piccoli: con leggerezza non con superficialità. Bisogna farlo proprio per loro, per i più piccoli che senza una guida in quest’oceano, la tecnologia, pieno di mari da esplorare e opportunità da afferrare, vanno anche incontro a tanti pericoli.