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Diritto Costituzionale Italiano e Comparato: Forme di Stato e Forme di Governo - Prof. Com, Appunti di Diritto Costituzionale Comparato

Appunti "Diritto Costituzionale Italiano e Comparato" prof. Comba

Tipologia: Appunti

2012/2013

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1/03/2011
Diritto Costituzionale Italiano e Comparato
Forme di Stato e Forme di Governo
FORME DI GOVERNO
In Italia si usa distinguere forma di stato e forma di governo, ma non è così in tutto il mondo, in UK
per esempio non si usa dividerle, ma forma di stato e di governo coincidono.
In generale, il diritto si divide in due diverse fasi: prescrittiva e descrittiva. La categoria
descrittiva, come si può intuire dal nome, ci illustra il contenuto delle leggi, le spiega. La categoria
descrittiva invece rappresenta un onere. Una fase non esclude l'altra, nel diritto avremo sempre un
momento descrittivo e uno prescrittivo,
La forma di governo per definizione è "l'analisi dell'ordinamento sulla base dell'assetto che
risulta dalla distribuzione del potere tra gli organi costituzionali". In parole povere la forma di
governo risulta essere l'analisi del potere statale (che è solo uno), il quale viene suddiviso tra i vari
organi costituzionali.
Quali sono questi organi costituzionali? Il capo dello stato, il parlamento, il governo. A seconda
di come queste tre figure si rapportano tra di loro abbiamo forme di governo differenti.
Attualmente definiamo 4 forme di governo teoriche. Teoriche perchè non tutte le forme di governo
vengono esplicitamente dichiarate in costituzione e pertanto tocca a noi riconoscerle (ad esempio,
non sta scritto da nessuna parte in costituzione che l'Italia è adotta una forma di governo
parlamentare, ma è applicando lo schema che vedremo che potremo definirla tale).
Queste 4 forme di governo sono (la classificazione comprende solo gli stati liberal-democratici):
1 - Governo Parlamentare
2 - Governo Presidenziale
3 - Governo Semi-presidenziale
4 - Governo Direttoriale
1 - Forma di Governo Parlamentare
E' caratterizzata dal rapporto di fiducia tra governo e parlamento (cioè tra legislativo ed esecutivo,
non vi è quindi quella netta separazione dei poteri voluta da Montesquieu). Il Capo dello stato non è
viene eletto direttamente dal popolo (nelle repubbliche viene eletto indirettamente mentre nella
monarchia non è mai eletto). L'Italia è una democrazia parlamentare, ma non una democrazia tout-
court, perchè se così fosse i vincitori delle elezioni potrebbero utilizzare il loro potere per
distruggere gli avversari politici. Questo non avviene perchè l'Italia tutela le minoranze, e pertanto
non prende tutte le decisioni chi ha la maggioranza dei voti alle elezioni.
La forma di governo parlamentare ha origine nel 1782, dalle vicende del Regno Unito. All'epoca
esisteva già un governo ma che esercitava il potere esecutivo solo formalmente in funzione delle
leggi del parlamento e sostanzialmente per volontà regia. Questa situazione sfocia di fatto in un
conflitto tra il Re e il parlamento inglese: la tensione venutasi a creare tra i due organi comporta le
dimissioni di Lord North, primo ministro, che le giustifica dichiarando di non essere più appoggiato
dal parlamento. Dopo le dimissioni di Lord North, la figura di Premier diventa dipendente del
parlamento e non del Re.
La fiducia che caratterizza questa forma di governo, che viene concessa dal parlamento al governo,
non viene data in ogni stato allo stesso modo. Ad esempio in Francia un nuovo governo una volta
nominato non è tenuto a ricevere la fiducia del parlamento, poichè la fiducia è considerata implicita,
se il parlamento però chiama il governo per la fiducia vuol dire che quest'ultimo non la otterrà. In
Italia invece la fiducia è esplicita, entro dieci giorni il governo deve presentarsi alla camera dove
entrambe le camere si pronunceranno (Bicameralismo Perfetto) circa la fiducia da concedere. In
Francia invece si riunisce solo la camera alta (Ass. Nationelle). Un'altra sostanziale differenza sta
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Diritto Costituzionale Italiano e Comparato

Forme di Stato e Forme di Governo FORME DI GOVERNO In Italia si usa distinguere forma di stato e forma di governo, ma non è così in tutto il mondo, in UK per esempio non si usa dividerle, ma forma di stato e di governo coincidono. In generale, il diritto si divide in due diverse fasi: prescrittiva e descrittiva. La categoria descrittiva, come si può intuire dal nome, ci illustra il contenuto delle leggi, le spiega. La categoria descrittiva invece rappresenta un onere. Una fase non esclude l'altra, nel diritto avremo sempre un momento descrittivo e uno prescrittivo, La forma di governo per definizione è " l'analisi dell'ordinamento sulla base dell'assetto che risulta dalla distribuzione del potere tra gli organi costituzionali ". In parole povere la forma di governo risulta essere l'analisi del potere statale (che è solo uno), il quale viene suddiviso tra i vari organi costituzionali. Quali sono questi organi costituzionali? Il capo dello stato, il parlamento, il governo. A seconda di come queste tre figure si rapportano tra di loro abbiamo forme di governo differenti. Attualmente definiamo 4 forme di governo teoriche. Teoriche perchè non tutte le forme di governo vengono esplicitamente dichiarate in costituzione e pertanto tocca a noi riconoscerle (ad esempio, non sta scritto da nessuna parte in costituzione che l'Italia è adotta una forma di governo parlamentare, ma è applicando lo schema che vedremo che potremo definirla tale). Queste 4 forme di governo sono (la classificazione comprende solo gli stati liberal-democratici):

1 - Governo Parlamentare 2 - Governo Presidenziale 3 - Governo Semi-presidenziale 4 - Governo Direttoriale

1 - Forma di Governo Parlamentare

E' caratterizzata dal rapporto di fiducia tra governo e parlamento (cioè tra legislativo ed esecutivo, non vi è quindi quella netta separazione dei poteri voluta da Montesquieu). Il Capo dello stato non è viene eletto direttamente dal popolo (nelle repubbliche viene eletto indirettamente mentre nella monarchia non è mai eletto). L' Italia è una democrazia parlamentare, ma non una democrazia tout- court, perchè se così fosse i vincitori delle elezioni potrebbero utilizzare il loro potere per distruggere gli avversari politici. Questo non avviene perchè l'Italia tutela le minoranze, e pertanto non prende tutte le decisioni chi ha la maggioranza dei voti alle elezioni. La forma di governo parlamentare ha origine nel 1782, dalle vicende del Regno Unito. All'epoca esisteva già un governo ma che esercitava il potere esecutivo solo formalmente in funzione delle leggi del parlamento e sostanzialmente per volontà regia. Questa situazione sfocia di fatto in un conflitto tra il Re e il parlamento inglese: la tensione venutasi a creare tra i due organi comporta le dimissioni di Lord North, primo ministro, che le giustifica dichiarando di non essere più appoggiato dal parlamento. Dopo le dimissioni di Lord North, la figura di Premier diventa dipendente del parlamento e non del Re. La fiducia che caratterizza questa forma di governo, che viene concessa dal parlamento al governo, non viene data in ogni stato allo stesso modo. Ad esempio in Francia un nuovo governo una volta nominato non è tenuto a ricevere la fiducia del parlamento, poichè la fiducia è considerata implicita, se il parlamento però chiama il governo per la fiducia vuol dire che quest'ultimo non la otterrà. In Italia invece la fiducia è esplicita, entro dieci giorni il governo deve presentarsi alla camera dove entrambe le camere si pronunceranno (Bicameralismo Perfetto) circa la fiducia da concedere. In Francia invece si riunisce solo la camera alta (Ass. Nationelle). Un'altra sostanziale differenza sta

anche nella modalità di concessione della fiducia: in Italia è necessaria una maggioranza semplice mentre in Francia quella assoluta. L'attenzione verso il rapporto di fiducia è un fenomeno sostanzialmente nuovo, in principio le crisi extra parlamentari culminavano nelle dimissioni del governo. Lo scioglimento anticipato delle camere è un elemento non essenziale per determinare le forme di governo ma sicuramente è uno strumento pesante. In Italia il Capo dello Stato ha il potere di sciogliere le camere, nel Regno unito ad esempio la Regina può sciogliere le camere anche se solo su richiesta del Primo Ministro. In Europa tutti i paesi hanno la stessa forma di governo, cioè parlamentare, che però poi possono differenziarsi tra loro per alcuni elementi (sistema elettorale; sistema dei partiti) 2 - Forma di governo Presidenziale Va innanzitutto precisata la differenza che intercorre tra Forma di Governo PRESIDENZIALE e PRESIDENZIALISTA: quest'ultima infatti è una forma degenerata della prima tipica del Sud America). C'è sempre un titolare del potere esecutivo (il Presidente) che viene eletto direttamente dal popolo e c'è anche un parlamento eletto direttamente dal popolo. Entrambi questi organi costituzionali hanno mandati fissi, pertanto non sono contemplate mozioni di sfiducia o scioglimenti anticipati. L'esempio più celebre di questa forma di governo è sicuramente quello degli Stati Uniti D'America. Il presidente eletto dispone di uno Staff , che però è diverso dal governo, il peso del potere esecutivo è concentrato nella figura del Presidente. Questa forma di governo è caratterizzata da una netta separazione dei poteri : il potere esecutivo e quello legislativo non dialogano, non si influenzano come accade nella forma parlamentare. Ciò è reso possibile da un sistema dei partiti fluido, c'è una flessibilità ideologica. In pratica le ideologie svolgono il loro ruolo in tempo di elezione ma una volta che si stabilisce un vincitore queste vengono meno in favore dell'interesse della nazione attuale. Negli USA si avverte una divisione Repubblicani - Democratici sin tanto che si è in campagna elettorale, poi durante la legislatura c'è una collaborazione tra i due schieramenti. Il fatto che legislativo ed esecutivo possano non parlarsi è reso possibile anche dal cosiddetto " sistema dei pesi e contrappesi" : il presidente americano gode dei pieni poteri, può ad esempio dichiarare guerra senza passare per l'autorizzazione parlamentare. D'altro canto avrà bisogno di contattare le camere per farsi approvare la legge sul bilancio.

02/03/ 3 - Forma di Governo Semi-presidenziale Può definirsi Forma di Governo Presidenziale a tutti gli effetti la sola Repubblica Francese. Esistono altri stati che la adottano formalmente ma che poi in realtà si rivelano sistemi parlamentari. In Francia c'è un Presidente della Repubblica eletto direttamente dal popolo a doppio turno di votazione. I soggetti costituzionali sono il presidente e il Parlamento, che si divide in due camere che non hanno però lo stesso peso. L' Assemblèe Nationelle, detta anche "camera alta" è quella addetta al rapporto di fiducia, mentre il Senato stenta in realtà a trovare una sua connotazione (non ne ha una ne politica ne di tipo territoriale, il Senato è forse più semplicemente in Francia una camera di riflessione, di ponderazione rispetto alle scelte prese dalla Assemblea. Nel Senato risiede dunque la saggezza di ponderare e mediare, non quella di rappresentare politicamente. In Francia non c'è una coincidenza tra il Parlamento e il Presidente del Consiglio perchè a nominare quest'ultimo è il Presidente della Repubblica. Il Primo ministro dovrà poi ottenere la fiducia del parlamento. Prima delle riforme in Francia del 2000, venne più volte sollevata la questione maggioritaria. L'elezione del Parlamento e del Presidente poichè prevedevano mandati di durata differente (rispettivamente 7 e 5 anni) finivano col non coincidere mai. Pertanto non veniva garantita la coincidenza di schieramento PRESIDENTE-PARLAMENTO. (Se c'è questa coincidenza il sistema

di catarsi collettiva, è una rassicurazione per il popolo che non si sente più suddito di una persona ma inizia a sentirsi rappresentato, anche se nel concreto il popolo non è coinvolto, non va a votare, ma la nazione è la semplice espressione della borghesia che ha soppiantato la precedente sovranità. Sicuramente ai suoi albori quello di nazione è un termine un po' ambiguo, la “nazione” sono tutti, ma allo stesso tempo non tutti sono chiamati ad esprimersi alle urne (c'è suffragio censitario); le decisioni sono prese da chi ha inventato il termine nazione, ossia la borghesia. Nonostante questo la popolazione è rassicurata attraverso i riti, considerando oltretutto una società dove l'analfabetismo è alle stelle.

Quando si parla di popolazione si intende il dato strettamente demografico: “... l'insieme dei soggetti viventi in un determinato territorio in un determinato momento...”. E' un semplice numero che non porta con se alcuna ideologia o significato.

Oggi invece, a oltre due secoli dalla rivoluzione francese il termine nazione si sta riscoprendo come termine positivo anche se fino a pochi anni fa è stato utilizzato con grande diffidenza. Ovviamente a causa del “nazismo” e del fatto che il termine nazione sia stato accomunato a concetti come razza, etnia, sangue ecc. Secondo alcuni studiosi l'idea di nazione è stata la causa dei grandi genocidi del XX secolo. Per quanto riguarda l'Italia questo tipo di idea di nazione non ha mai veramente preso piede, al contrario di quanto avvenuto in Germania, dove l'idea di etnia e di razza a prevalso a prescindere dal territorio di nascita (tanto è vero che si parlava di una pan-Germania, di un popolo tedesco al di là dei confini teutonici e di un popolo non tedesco, anzi di un popolo impuro e da eliminare proprio all'interno dei confini geografici stessi).

Il termine “nazione” è stato dunque portato avanti con il metodo dell “ esclusività ”: anche quando non si riescono a trovare dal presunto nemico, o straniero, elementi che ci rendono diversi, allora li si inventa. Un chiaro esempio è ciò che è avvenuto durante l'invasione dell'Africa da parte del Belgio. I colonizzatori individuarono alcuni caratteri fisici in determinati individui africani (più alti, ecc) e dicono che questi caratteri dipendono dal fatto che questi individui discendono dal Caucaso. Pertanto venne detto ad una parte della popolazione di ritenersi superiore in quanto discendenti dal Caucaso e più inclini a governare sugli altri. In parole povere venne designata la distinzione hutu - tutsi che da immaginaria si trasformò in una tragica e sanguinosa realtà, che sfociò in sanguinose carneficine e culminò nel Genocidio del Ruanda.

La nazione va quindi identificata a partire dalla sua matrice. Quella francese, vale a dire la famosa nazione intesa da Renan (“... la nazione è il plebiscito di ogni giorno...”) è una nazione positiva, in cui le persone che si sentono parte della nazione sono tutte uguali. Per onor di critica, del negativo si è poi creato con l'andare avanti della storia: oggi lo stato Francese ha così radicalizzato quest'idea che tende all'obbligo dell'essere tutti uguali per non creare distinzioni. Non creo il diverso perchè poi ne ho paura. E' il classico caso dei maestri che non vogliono sapere la religione degli alunni per non averne pregiudizi, il ragionamento finisce con l'essere pericoloso: non voglio conoscere il diverso perchè non so se riesco a trattarlo come tratterei uno uguale a me. La matrice tedesca è sicuramente quella più pericolosa, perchè basandosi sul fisico, sui tratti somatici è impossibile da eliminare.

Il termine popolo infine è sicuramente più carico di significato del termine popolazione (che abbiamo visto che è neutro, meramente numerico) ma meno ideologico del termine nazione. Il popolo italiano non è puramente ideologico ma non prescinde dal territorio: italiani sono coloro che vivono e sono nati in Italia e lo sono anche gli Italiani all'estero e i figli degli italiani all'estero. Oggi il figlio di un italo-americano può se lo sente sentirsi italiano.

Le forme di stato possono essere catalogate in due categorie: democratiche ed autocratiche. Sono due forme in contrapposizione, l'una esclude l'altra. In una forma di stato autocratica il popolo non prende mai le decisioni. Queste forme di governo sono (quasi) sempre dei totalitarismi, (fascimi, nazismi, dittature) che hanno goduto di un favore iniziale che ha solo in seguito perso la sua legittimità (ovviamente non è il caso della dittatura militare dove il potere è preso con colpo di stato). Durante il Nazismo e Fascismo le persone non erano del tutto ignare di quanto stava accadendo attorno a loro, anzi la gente vedeva e sapeva ma allo stesso tempo non poteva (o non voleva o sapeva) come fare per contrastare quanto stava avvenendo. Le seconde generazioni di persone che vivono in uno stato autocratico sono generalmente considerate più malleabili in quanto nate già nel contesto del regime. Alcuni studiosi sostengono infatti che che i totalitarismi col tempo tendono ad “ammorbidirsi” perchè le nuove generazioni nascendo già in quel contesto sono più inclini al consenso (in parole povere non è più necessario usare il bastone come con chi ha conosciuto la libertà). Esempio di questo è la dittatura spagnola del generale Franco: opera dapprima con violenza, poi legittimato il potere c'è addirittura una politca aperta verso l'esterno (si pensi al boom del turismo ecc.). Alcuni popoli addirittura non sono abituati al semplice fatto di avere una propria opinione: la Cina è un esempio eclatante ( si pensi a censure di libri, della rete internet, televisione).

Sviluppo cronologico dello stato democratico.

Un primo tipo di stato da analizzare è lo

  • STATO PATRIMONIALE (o feudale)

Non è possibile ancora parlare di stato democratico a tutti gli effetti e probabilmente nemmeno di stato. Questa organizzazione si basa sul Feudo, che è un patto, un accordo. Tuttavia possiamo definire lo stato patrimoniale come la radice dello stato democratico. Il signore è proprietario della terra ma anche dei suoi prodotti e di chi ci lavora. Il sistema feudale entra in crisi quando il feudo diventa così grande da non poter più essere gestito dal patto. Il signore diventa Sovrano o Monarca e si entra nello

– STATO ASSOLUTO

dove il sovrano gestisce per il bene della nazione (in questo caso essendo negli anni antecedenti al 1789 è intesa nazione come semplice termine latino ossia la popolazione che vive all'interno dei confini dello stato e che parla una determinata lingua. Dopo il 1789 vince l'idea dei diritti dell'uomo e quindi il concetto dell'uguaglianza degli individui e si apre inesorabilmente la strada per lo

  • STATO LIBERALE

Le grandi rivoluzioni segnano il passaggio dallo stato assoluto a quello liberale: quella americana prima e quella francese poi. La dinamicità della classe borghese soppianta la staticità aristocratica decretandone la fine. La borghesia vuole fortemente entrare nella gestione della cosa pubblica ed occupare le posizioni di comando. Ne deriva la distinzione nuova tra settore pubblico e settore privato. Si costituisce una nuova figura, quello del parlamento, che non fa più i propri interessi come facevano gli aristocratici ma fa quelli della nazione.

funzioni ad altri uffici ma nessun potere decisionale. Se uno stato è unitario accentrato sarà molto distante dai cittadini (che ad esempio per ottenere un semplice certificato dovranno recarsi nell'unica sede statale dello stato). Se uno stato è unitario decentrato sarà anche più comodo per i cittadini che per ottenere lo stesso certificato potranno recarsi tranquillamente all'anagrafe nel vicinato. Tuttavia il potere decisionale nello stato unitario resta al solo stato e a nessun altro ente.

Stato Decentrato: qui invece le decisioni non le prende solo lo stato, ma il potere è suddiviso tra altri enti (Regioni, Federazioni, Comuni, Province, Land, Contee. Ecc). Il decentramento può essere previsto in costituzione o convalidato tramite legge, se è previsto in costituzione c'è la garanzia che non possa essere eliminato se non con una particolare procedura. Diverso è il concetto di autonomia che non ha nulla a che vedere con la sovranità. L'autonomia è quel pezzetto di potere che lo stato concede ad un ente decentrato, ed è un atto sovrano cioè concesso dallo stato. Un'autonomia non è mai assoluta ma ha sempre dei confini che possono essere definiti in legge o in costituzione.

Il decentramento può essere di diversi tipologie e a seconda dell'ente a cui si concede il decentramento si classifica lo stato (ad esempio l'Italia lo concede alle regioni ed è uno stato regionale, gli Usa alle federazione e sono uno stato Federale) :

  • decentramento amministrativo: concessione di mettere in atto le regolamentazioni delle leggi dello stato
  • decentramento politico-legislativo: possibilità di fare leggi
  • decentramento fiscale
  • decentramento differenziato: all'interno dello stato stesso che può essere ottenuto per diverse cause (geografiche, economiche, etnico-culturali, per ragioni di velocità o complessità, a causa di sovra-strutture internazionali)

09/03/

IL PARLAMENTO

Il Parlamento è l'organo che rappresenta il cuore del circuito democratico del paese. E' chiamato a selezionare i molteplici interessi della società vincolati dalla rappresentanza. E' l'organo che ascolta le richieste e le trasforma in processo politico.

Accogliendo esponenti dai vari partiti che hanno vinto le elezioni, il Parlamento è un arena del dibattito, dove si confrontano diverse opinioni. Quest'organo detiene diverse funzioni:

– Funzione aggregativa: raccolta di dati e di opinioni derivanti dal paese. Tra governo e

parlamento c'è continuità, tuttavia mentre in parlamento c'è spazio per le opinioni di tutti, nel governo non c'è spazio per le minoranze e nonostante la continuità tra questi due organi il parlamento dev'essere diverso dal governo.

– Funzione legislativa: quella più caratterizzante, cioè il governo fa le leggi.

– Funzioni conoscitive: sono ausiliari e servono a svolgere bene le precedenti, e consistono

per lo più nell'avvalersi di strumenti come udienze (i parlamentari ascoltano testimonianze di privati cittadini, associazioni ecc..)

– Funzione di controllo: è necessario che il parlamento monitori l'attività del governo.

L'organo che svolge questa funzione parlamentare è il sindacato ispettivo , e gli strumenti utilizzati dal sindacato sono le interrogazioni (ai ministri)e le interpellanze. Non vi sono

conseguenze immediate di un interrogazione o di un interpellanza, o il sindacato ispettivo è soddisfatto dei risultati oppure assume una commissione d'inchiesta (che si pone a cavallo tra funzione conoscitiva e di controllo) in seguito alla quale sarà possibile procedere con una mozione di sfiducia.

Struttura del parlamento: normalmente in un parlamento sono presenti due camere, che possono assumere nomi diversi a seconda del paese. Di norma si distingue in camera alta (o prima camera) e camera bassa (o seconda camera). In quasi tutti i paesi in cui sono presenti due camere la seconda suole chiamarsi Senato. La prima camera ha nomi diversi (Italia: Camera dei Deputati, Francia: Assemblee Nationelle, Regno Unito: Camera dei Lords ecc). La distinzione sostanziale tra le due camere è che la prima camera è sempre una camera di rappresentanza politica, la camera del senato invece o (negli stati federali) è rappresentativa del territorio oppure come ad esempio in Francia è una camera di mediazione, che con la maggior esperienza deve saper ponderare le decisioni prese dalla camera alta.

In alcune forme di governo parlamentari i parlamenti sono unicamerali. Questo si registra in piccoli paesi come il Portogallo ed il Lussemburgo. Alcuni costituzionalisti hanno asserito che l'unicameralismo è sintomo di grande democrazia, probabilmente perchè i senati sono visti come espressione di clero e aristocrazia.

L'Italia è sempre stata ed è tutt'oggi a parlamento bicamerale, anzi, è l'unico esempio di bicameralismo perfetto. Di solito negli altri stati bicamerali il senato o non partecipa a determinate procedure come l'approvazione della legge o alla mozione di sfiducia oppure il suo intervento è di secondo piano. In Italia una legge per essere promulgata dal Presidente della Repubblica deve essere approvata nello stesso testo da entrambe le camere. La conseguenza è un rallentamento del processo legislativo.

In Italia il Parlamento dura in carica 5 anni, non è prevista una prorogatio se non in caso di guerra. Proprio per evitare una prorogatio le elezioni del nuovo parlamento si tengono anticipatamente alla fine della legislatura.

La costituzione prevede in una situazione di estremo stallo del parlamento lo scioglimento anticipato delle Camere e quindi la fine anticipata della legislatura. Questo avviene quando il Presidente della Repubblica decide che non c'è più una continuità tra parlamento e governo. Per attuarla con regolarità sono necessari tre elementi formali: il parere (non vincolante) dei presidenti delle due camere, la firma e la controfirma del Presidente della Repubblica. Va' sottolineato che lo scioglimento anticipato deve essere utilizzato solo come ultima ratio, non si può sciogliere anticipatamente se le camere sono ancora in grado di funzionare, con nuove alleanze o altre soluzioni).

Ogni camera ha un suo Presidente che è una figura che deve garantire l'imparzialità della camera stessa. Prima del 1994 si assegnava la presidenza delle camere all'opposizione, da allora lo si è assegnato alla maggioranza. Non è ben chiaro come si possa togliere l'incarico ad un presidente della camera perchè sin ora non si sono avuti problemi in merito. 14/03/

Autonomia delle Camere: L'articolo 64 della Costituzione Italiana garantisce nel primo comma l'autonomia del parlamento. “ Ciascuna Camera adotta il proprio regolamento a maggioranza assoluta dei suoi componenti ”.

garantita in parlamento. Ovviamente un sistema con questa legge elettorale è meno stabile, ma a volte è l'unico modo per tenere insieme un paese che vede al suo interno diverse identità. Il sistema proporzionale viene tuttavia “corretto” con alcuni strumenti, come la soglia di sbarramento (ossia la soglia minima di una percentuale di voti per ottenere seggi in parlamento) o l' abbassamento del numero di seggi , che può sembrare ininfluente, ma se abbiamo una soglia di sbarramento come quella spagnola (3%) che è più bassa di quella tedesca (5%), possiamo tuttavia notare che a causa del numero minore di seggi messi a disposizione la soglia di sbarramento effettiva in Spagna risulta poi essere del 20%. Un altro strumento correttivo del sistema proporzionale è il premio di maggioranza.

Legge Elettorale Italiana: quella vigente è la legge elettorale del 2005. Per lungo tempo la legge elettorale italiana è stata il “metodo imperiali”, che consisteva nell'applicazione di un sistema elettorale poco corretto. Nel 1994 venne introdotto il sistema maggioritario che però ebbe vita breve, Nel 2005 si tornò nuovamente al sistema proporzionale corretto però con premio di maggioranza , utile per rendere più stabili i governi vincitori. In Italia ci sono clausole di sbarramento (coalizioni 2% singole liste 4%).

Per essere eletti in parlamento ogni partito presenta una lista e si può gareggiare soli o in coalizione. Le liste che decidono di imparentarsi propongono un capolista o un capo-coalizione. In Italia le liste devono essere bloccate, a decidere i singoli parlamentari saranno i partiti, e questa è una scelta che è stata molto criticata e spesso vista come una beffa perchè i cittadini spesso hanno dovuto votare persone senza volerle solo perchè indicate da partito. Le soglie di sbarramento alla Camera per le liste singole sono del 4% mentre per le liste in coalizione sono del 2%, per le coalizioni la soglia effettiva è del 10% dei voti. Al Senato una lista singola ha come soglia l'8% e 3% per le liste coalizzate.

Se una lista o una coalizione non raggiunge la soglia di sbarramento i voti si disperdono. Se invece la soglia viene raggiunta i voti non si disperdono ma rimangono nella coalizione pur non contando nell'assegnazione di seggi alla lista singola.

La coalizione che vince a prescindere dallo scarto ottenuto otterrà il 55% dei seggi della Camera dei Deputati (almeno 346 seggi) dopo di che si calcola lo scarto ottenuto.

Dall'introduzione del nuovo sistema abbiamo conosciuto due elezioni, quelle del 2006 e quelle del

  1. Nel 2006, quelle che portarono all'elezione del governo Prodi, ci furono grandi macro- coalizioni, con la conseguenza di un governo fortemente instabile che infatti finì col cadere quasi immediatamente. Due anni più tardi le coalizioni furono minime e la sinistra non ottenne seggi.

I premi di maggioranza servono a dare stabilità alla coalizione vincente. Se si vince con il 45/50% dei voti si viene portati al 60%, se invece si vince con il 23% dei voti si viene portati a 40% per dare la possibilità di governare con un minimo di favore. Dal 1993 ad oggi la legge elettorale è cambiata già due volte. Non ha ancora avuto il tempo di andare a regime, di poter essere valutata a pieno.

15/03/

Il Parlamento come abbiamo visto è una sorta di “mondo a sé”, regolamentato solo in parte dalla costituzione che si limita a prevedere un regolamento insindacabile persino dalla Corte di Cassazione. Per fare un esempio le forze armate non possono avere accesso al parlamento.

Quando si instaura un nuovo parlamento i posti vengono organizzati in gruppi parlamentari , che rappresentano i partiti politici in parlamento. Ogni parlamentare si sceglierà il suo gruppo (che solitamente è quello di partito). I parlamentari che non si saranno scelti un gruppo vengono inseriti nel gruppo misto.

Partiti Politici: sono previsti dalla costituzione nell'articolo 49 ( Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale ). L'articolo 49 per comprendere in modo completo la disciplina dei partiti deve essere letto in combinazione all'articolo 18 ( (1)I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale (2) Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare. ). Anche i non cittadini possono associarsi liberamente, possono quindi concorrere a determinare la politica ma solo in maniera passiva. Sono proibite le associazioni segrete secondo l'articolo 18 ma si intende quando il fine ultimo di questa associazione e sovvertire i poteri dello stato (per sintetizzare il circolo dell'uncinetto anche se segreto non è anticostituzionale, se però il circolo dell'uncinetto ha in se vari membri del consiglio di stato, e vari imprenditori di grande calibro e membri del consiglio superiore della magistratura allora iniziano a venir fuori i problemi).

In Italia la costituzione tutela i cittadini come creatori dei partiti politici che non sono poteri dello stato come invece avviene in Spagna. In Italia nessun partito politico potrà mai competere con lo stato; se un cittadino vuole concorrere a determinare la vita politica dello stato dovrà farlo attraverso i partiti politici nazionali.

C'è differenza tra un partito e un sindacato. Mentre i primi al loro interno possono gestirsi come vogliono, i secondi sono obbligati per legge ad utilizzare metodo democratico.

I partiti hanno forti limiti in parlamento. Un parlamentare insediatosi alle Camere smette di essere legato al partito e si mette al servizio dello stato. Questo è sancito dall'articolo 67 della costituzione ( Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato ). Pertanto non viene detto al parlamentare come agire in parlamento né dal partito né dall'elettore. Dall'articolo 67 della costituzione è facilmente intuibile che è impossibile un recall, come invece è possibile negli Stati Uniti d'America.

Gruppi Parlamentari: possono variare da un minimo di 20 deputati alla camera o 10 senatori al senato. Solo il presidente può autorizzare gruppi più piccoli. Chi non sceglie un gruppo viene inserito nel gruppo misto.

L'immunità parlamentare: è una precauzione adottata per difendere il sistema da possibili attacchi degli altri poteri. Anche i membri del governo (i ministri) possono essere ricoperti da quest'immunità se sono anche parlamentari, mentre i ministri non parlamentari non ne godono.

L'immunità parlamentare è un'immunità soggettiva : è legata solo al soggetto e solo per la carica. Elemento ancora più importante dell'immunità e il suo essere immunità di funzione: non è coperta anche la vita privata del parlamentare.

In cosa consiste l'immunità? Nell' insindacabilità penale del deputato o senatore nell'esercizio delle sue funzioni. Fino al 1996 per decidere quando un parlamentare è o meno nell'esercizio delle sue

I soggetti del governo sono tutti paritari , tuttavia tra loro vige una gerarchia prevista dall'articolo 95 della costituzione ( Il Presidente del Consiglio dei ministri dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile. Mantiene l'unità di indirizzo politico ed amministrativo, promuovendo e coordinando l'attività dei ministri.

I ministri sono responsabili collegialmente degli atti del Consiglio dei ministri, e individualmente degli atti dei loro dicasteri.

La legge provvede all'ordinamento della Presidenza del Consiglio e determina il numero, le attribuzioni e l'organizzazione dei ministeri. )

Da quanto scritto sulla costituzione il Presidente del Consiglio non prende decisioni per gli altri ministri ma “ mantiene l'unità di indirizzo politico e amministrativo ” cioè li supporta e li coordina. I ministri sono responsabili di fronte al parlamento o collegialmente (mozione di sfiducia nei confronti di tutto il governo) o, da poco tempo a questa parte individualmente. Gli altri organi governativi come vice-presidenti o sotto-segretari e ministri senza portafoglio sono disciplinati con le leggi statali 400/1988 e 300/.

Come si forma un governo? La costituzione descrive il procedimento in 3 articoli: 92, 93, e 94.

Art. 92.

Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei ministri.

Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri.

Art. 93.

Il Presidente del Consiglio dei ministri e i ministri, prima di assumere le funzioni, prestano giuramento nelle mani del Presidente della Repubblica.

Art. 94.

Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere.

Ciascuna Camera accorda o revoca la fiducia mediante mozione motivata e votata per appello nominale.

Entro dieci giorni dalla sua formazione il Governo si presenta alle Camere per ottenerne la fiducia.

Il voto contrario di una o d'entrambe le Camere su una proposta del Governo non importa obbligo di dimissioni.

La mozione di sfiducia deve essere firmata da almeno un decimo dei componenti della Camera e non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla sua presentazione.

Il Presidente del Consiglio è indirettamente il responsabile della scelta dei ministri, poiché vengono nominati sì dal Presidente della Repubblica ma su proposta del Premier. Ma quest'ultimo deve nominare dei personaggi che otterranno la fiducia del parlamento, pertanto prima di proporre al Capo dello Stato i nomi dei futuri membri dell'esecutivo, il Presidente del Consiglio chiederà parere ai capigruppo parlamentari, ai presidenti delle Camere o ad ex presidenti del consiglio.

Un governo se non costretto da una mozione di sfiducia non è mai costretto a rassegnare le dimissioni. Non è previsto in costituzione alcun limite di mandato, ma il governo torna a casa solo quando decide di dimettersi o è sfiduciato. E' anche un atteggiamento di bon ton il fatto che alla fine

di una legislatura parlamentare il governo si dimetta (è ovvio che se non lo facesse poi sarebbe il parlamento a provvedere alla sfiducia).

Quando si fa' un governo? O dopo la sfiducia parlamentare: il governo preso atto di non essere più sostenuto dal parlamento si dimette. In questo caso non ci sono o non sono obbligatorie nuove elezioni, ma si tenta di cercare una soluzione per ristabilire la maggioranza. Di questo si occupa il Presidente della Repubblica. Oppure si fa un nuovo governo alla fine della legislatura e quindi dopo brevi consultazioni.

Il governo entra in carica dopo aver prestato giuramento, e i decreti di nomina sono firmati dai ministri entranti. Dopo il giuramento i ministri sono “attivi” cioè in possesso delle loro funzioni di ministro anche se solo per quanto riguarda le funzioni amministrative. Infatti per entrare nel pieno delle loro funzioni entro dieci giorni dal giuramento devono presentarsi alle camere e ottenerne la fiducia.

Per ribadire il concetto di bicameralismo perfetto si suole ogni legislatura alternare la prima camera in cui si va a richiedere la fiducia. Davanti alle camere viene esposto il programma di indirizzo politico , che è diverso da quello elettorale ed è quello veramente importante, il progetto qui contenuto sarà quello poi realmente portato avanti dal governo durante la sua carica. La fiducia deve essere votata con un voto palese (si o no), nominale (il parlamentare rende note le sue generalità al momento del voto) e motivato (ovviamente in caso di voto negativo). La mozione di fiducia deve essere portata davanti al Presidente della Camera entro dieci giorni dal giuramento e il Presidente si occupa di metterla all'ordine del giorno.

21/03/

La mozione di sfiducia e la questione di fiducia

Mozione di sfiducia: il presidente della Camera su richiesta di almeno un decimo dei parlamentari fa richiesta a tutto il parlamento che dovrà esprimersi in modo esplicito e motivato. Per confermare la sfiducia sarà necessaria la maggioranza semplice. Se anche in una sola delle due camere vince il voto per la sfiducia il governo è costretto a dimettersi.

Anche quando un governo si salva da una sfiducia, è evidente che un governo stia passando un momento di seria crisi.

Il governo ha uno strumento per difendere alcuni suoi atti di indirizzo politico: la questione di fiducia. Il governo prima di presentare un atto alle camere può poggiare su di esso la questione di fiducia che equivale a dire “o l'atto passa per intero come presentato oppure io mi dimetto”. E' uno strumento che il governo usa per evitare un lungo dibattito, non è utilizzata per paura di non ottenere la fiducia (che altrimenti sarebbe negata comunque dal parlamento) ma per abbreviare i tempi. Un altro utilizzo di questo strumento si registra quando si è verificata una rottura governo/parlamento ma il parlamento, non essendoci una vera maggioranza possibile al suo interno, non è pronto a sostenere nuove elezioni. Se il governo percepisce questa debolezza del parlamento allora può porre la questione di fiducia su atti che normalmente si vedrebbe bocciati. La questione di fiducia può essere dunque sintomatica di due fattori: sicurezza della maggioranza o sbando del governo.

Responsabilità dei ministri: regolamentata dall' articolo 96 poi sostituito da legge 16/.

( Art. 96. Il Presidente del Consiglio dei ministri ed i ministri, anche se cessati dalla carica, sono sottoposti, per i reati commessi nell'esercizio delle loro funzioni, alla giurisdizione ordinaria, previa autorizzazione del Senato della Repubblica o della Camera dei deputati, secondo le norme stabilite con legge costituzionale .)

Funzioni del Presidente della Repubblica: sono moltissime, una molto importante è la c ontrofirma ministeriale: il Presidente della Repubblica avendo poteri neutri è irresponsabile politicamente e la sua responsabilità ricade sul ministro competente o richiedente.

La controfirma ministeriale è un atto formalmente presidenziale e sostanzialmente governativo: il Presidente ci mette solo la firma e non suoi interventi di sostanza. Di questo tipo di atti il Presidente non risponde ma ne rispondono i ministri. Sono atti formalmente presidenziali ad esempio gli atti governativi, i decreti legislativi, i decreti legge, i disegni di legge emanati con d.p.r. (decreto del Presidente della Repubblica).

Atti sostanzialmente e formalmente presidenziali : sono diversi e sicuramente uno dei più rilevanti è quello della nomina di cinque membri della corte costituzionale. Lo sono anche le dimissioni (atto libero, personale e insindacabile); le esternazioni (nessuna controfirma in quanto verbali e nessun termine preventivo, cioè il Presidente si rivolge alla nazione quando crede); i discorsi del Presidente , i messaggi alla nazione e la nomina dei senatori a vita.

23/03/

LA MAGISTRATURA: indipendenza, autonomia, imparzialità

In Italia l'articolo 112 della costituzione ( Il pubblico ministero ha l'obbligo di esercitare l'azione penale ) prescive l'obbligo di azione penale. In altri paesi come la Francia quest'obbligo non c'è e il fatto che esista è legato al concetto di imparzialità: non si può fare una valutazione di un reato, il fascicolo viene sempre aperto e la valutazione verrà fatta in un momento successivo.

L'indipendenza e l'autonomia della magistratura sono garantite dagli articoli 108 e 109 in costituzione. ( Art. 108 Le norme sull'ordinamento giudiziario e su ogni magistratura sono stabilite con legge. La legge assicura l'indipendenza dei giudici delle giurisdizioni speciali , del pubblico ministero presso di esse, e degli estranei che partecipano all'amministrazione della giustizia. - Art. 109 L'autorità giudiziaria dispone direttamente della polizia giudiziaria.)

Come si diventa pubblici ministeri o giudici? La costituzione e la legge prescrivono l'utilizzo del concorso pubblico. In base alla graduatoria ottenuta da tale concorso ogni vincitore verrà chiamato a scegliere tra le sedi vacanti. Vengono formati sia giudici requirenti che giudicanti , ed è un sintomo di garanzia, questo organo non forma una categoria di persone orientata solo in un senso.

C'è l'idea della magistratura come quella di un luogo di condivisione di valore, che sono la costituzione e la giustizia e l'uguaglianza. Il tribunale è un luogo che evidenzia questi valori condivisi, c'è uno stesso luogo in cui le parti e i giudicanti sono raccolti, sempre lo stesso logo (“la legge è uguale per tutti”) e tutti con la stessa divisa (“la toga”).

L'imparzialità della magistratura è prevista dalla costituzione nell'articolo 25 ( Nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge. (2) Nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso. (3) Nessuno può essere sottoposto a misure di sicurezza se non nei casi previsti dalla legge ). Il cittadino non nasce associato ad un giudice, ovviamente, ma la costituzione dice che il cittadino sa quale organo sarà incaricato di giudicarlo in caso di reato o di reato ricevuto poiché ad ogni reato corrisponde un organo e ad ogni territorio un tribunale. Gli organi di giudizio sono precostituiti e non è possibile cambiare giudice. Il secondo comma dell'articolo è di immensa garanzia perchè sancisce il principio di irretroattività

della legge : la legge attuale vale solo per il futuro e mai per giudicare un reato commesso prima dell'entrata in vigore della legge, tranne nei casi in cui la legge attuale favorisce l'imputato. Nel diritto civile proprio per questo ci sono deroghe al principio di irretroattività. Negli anni 90 si è assistito ad un ampio processo di depenalizzazione di reati in favore di pene amministrative.

La costituzione impone il divieto di istituzione di giudici speciali , questo significa che è impossibile creare nuovi organi giudicanti, nuovi tribunali, ma ovviamente i tribunali speciali già esistenti come la Corte dei Conti , la Corte di Cassazione , la giurisdizione amministrativa sono ammesse. I tribunali speciali sopra citati sono differenti dai tribunali specializzati come il tribunale dei minori , che è solo un settore particolare dei tribunali ordinari.

L' indipendenza , della magistratura è anche regolamentata dall'articolo 101 ( La giustizia è amministrata in nome del popolo. I giudici sono soggetti soltanto alla legge ). E' ovviamente scontato e sottinteso che l'articolo 101 dovrebbe concludersi con “...e alla costituzione”. I giudici in Italia (a differenza dei paesi di Common Law ) non sotto sottoposti al vincolo dello stare decisis , ossia la regola secondo la quale un giudice è obbligato, nel giudizio di un caso, ad attenersi alle decisioni prese da un giudice di pari o superiore livello riguardo ad un caso del tutto simile a quello in oggetto. E' noto che anche nei paesi di Common Law è possibile analizzare i casi dissociandoli da questo vincolo, in Italia comunque i giudici sono solamente persuasi dai giudizi precedenti ma non vincolati. Si assume che sia il contesto sociale a influire sul giudizo del magistrato.

Diritto di difesa: la costituzione garantisce il diritto a difendersi in tribunali a tutti i cittadini, e regolamenta i meccanismi negli articoli 24 ( Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi. (2) La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento. (3) Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione. (4)La legge determina le condizioni e i modi per la riparazione degli errori giudiziari ) e 25.

Il secondo comma dell'articolo 24 è inamovibile, tutti hanno il diritto di difendersi. Questo non vuol dire che lo stato provvede per tutti a pagare i legali. Il difensore d'ufficio viene assegnato dallo stato quando un cittadino chiamato a giudizio non ne disponga, ma è un servizio che dovrà poi essere pagato, e questo perchè è obbligatorio farsi difendere da una persona qualificata e abilitata a farlo. Il difensore d'ufficio potrà in qualsiasi momento essere sostituito ma il suo servizio dovrà essere ricompensato in denaro.

Tutt'altro discorso è quello del gratuito patrocinio , in cui se si rientra in determinati parametri è lo stato a farsi carico delle spese legali.

L'articolo 111 della costituzione regolamenta il contraddittorio e il giusto processo ( La giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalla legge. (2)Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale. La legge ne assicura la ragionevole durata. (3)Nel processo penale, la legge assicura che la persona accusata di un reato sia, nel più breve tempo possibile, informata riservatamente della natura e dei motivi dell'accusa elevata a suo carico; disponga del tempo e delle condizioni necessari per preparare la sua difesa; abbia la facoltà, davanti al giudice, di interrogare o di far interrogare le persone che rendono dichiarazioni a suo carico, di ottenere la convocazione e l'interrogatorio di persone a sua difesa nelle stesse condizioni dell'accusa e l'acquisizione di ogni altro mezzo di prova a suo favore; sia assistita da un interprete se non comprende o non parla la lingua impiegata nel processo.(4)Il processo penale è regolato dal principio del contraddittorio nella formazione della prova. La colpevolezza dell'imputato non può essere provata sulla base di dichiarazioni rese da chi,

L'Italia è uno stato unitario e decentrato, aderente cioè alla regola del decentramento amministrativo politico e territoriale: in una sola definizione stato regionale. Storicamente quella dello stato regionale rappresenta una scelta audace: nel 1948 non c'erano precedenti di questo tipo eccetto la Spagna il cui esempio però non era positivo.

La divisione territoriale dell'Italia in regioni venne portata avanti dal sig. Ambrosini (membro dei costituenti), allievo di Don Sturzo. La sinistra all'inizio non vede di buon grado questa iniziativa poiché contraria alla dottrina comunista (le regioni rappresentavano una sovra-struttura aggiunta alle già esistenti, contrariamente a quanto voleva l'ideologia comunista). A portare avanti il progetto furono il centro e la Democrazia Cristiana. Ambrosini propose l'indipendenza in alcune materie delle regioni rispetto al potere centrale; in realtà tra l'ostilità completa della sinistra e la volontà di attuare questo progetto del centro si giunse ad un compromesso in cui si concreta una potestà in alcune materie delle regioni ma regolamentata dallo stato.

Si diede un tempo per l'attuazione e la creazione delle regioni, che verrà sforato di molto (sino agli anni 1970) a causa di difficoltà tecniche e del fatto che la situazione del 1948 (sinistre contrarie alle regioni e centro favorevole) si ribaltò: la Democrazia Cristiana e il centro agli inizi degli anni 60 erano contrarie alle regioni e le sinistre favorevoli.

Come si spiega? Nel frattempo si è evoluta la guerra fredda ed è entrato in azione il “Piano Marshall”, venendosi così a costituire la divisione tra blocco Occidentale e Sovietico. In questo scenario internazionale l'Italia rappresenta un punto anomalo e cruciale, specialmente per gli Stati Uniti d'America: è un paese di confine con l'Urss che vanta al suo interno una vastissima componente di sinistra (che ha contribuito a liberare il paese dal nazismo) e le elezioni del tempo mostrano che la componente di sinistra (cioè invisa a gli usa) risulta concentrata in alcune regioni di Italia.

Gli Stati Uniti d'America fecero capire che non volevano che in Italia si sarebbe attuato il sistema regionale fintanto che sarebbero rimaste queste concentrazioni regionali comuniste o socialiste, pena l'esclusione dello stivale dai finanziamenti provenienti dal Piano Marshall. In Italia erano gli anni della Dc al governo, che si opponeva al sistema regionale per favorire gli alleati oltre oceano, mentre le sinistre ormai consapevoli della loro forza premevano per attualizzare questo progetto.

La partita prese una piega ben precisa sul finire degli anni 60, quando si verificarono due eventi decisivi: la rottura interna tra Partito Comunista Russo e quello Italiano, che da quel momento in poi intraprenderanno percorsi differenti e separati; e l'omicidio delle brigate rosse ai danni dell'onorevole Aldo Moro che comportò un patto di esclusione delle sinistre al governo, che potevano fungere solo da appoggio esterno al governo.

Il clima politico italiano cambia con l'andar del tempo e nel 1971 seppur lentamente le regioni iniziano a lavorare. Il problema è che una volte entrate a far parte dell'ordinamento le regioni vanno anche fatte ambientare nel contesto nuovo, mentre sino a qualche anno prima lo stato stava esercitando anche i poteri regionali. Le regioni risultano essere poco capaci di muoversi e di amministrarsi e lo stato continua sostanzialmente a svolgere le funzioni regionali. E' dal 1977 che le regioni iniziano a funzionare in modo sempre più autonomo nonostante lo stato abbia sempre teso ad essere un po' ingombrante nei confronti delle regioni.

Un cambiamento davvero sensibile si registra nel 1998, con la riforma Passanini , con la quale a costituzione invariata tenta una lettura che valorizzi l'operato delle regioni.

Gli articoli interessati della costituzione sono il 118 letto alla luce del 117, e la questione è incentrata sulla potestà amministrativa e legislativa delle regioni. Mentre prima alle regioni veniva dato un numero di materie sulle quali intervenire mentre lo stato si occupava di tutte le altre materie, la riforma Passanini inverte diametralmente il meccanismo: la competenza deve stare il più possibile vicino al cittadino , e pertanto senza modificare la costituzione, la si interpreta in

modo che lo Stato abbia un determinato numero di materie di esclusiva (indicate nell'articolo 117) e alle regioni spettino tutte le materie residuali.

In materia di potestà legislativa e amministrativa regionale la costituzione verrà modificata con tre leggi:

  • n°1/1999 : regolata l'organizzazione politica delle regioni a statuto ordinario
  • n°2/2001 : regolata la potestà legislativa e amministrarsi delle regioni a statuto ordinario
  • n°3/2001 : rimette in pari le potestà amm. e leg. di regioni a statuto ordinario e speciale

Nel 2001 per far approvare la legge n°2/2001 l'allora governo Prodi conobbe grandi difficoltà, ma poiché aveva avviato un'importante riforma era molto determinato nel portarla fino alla conclusione. Prodi prende il testo da L. Elia il testo di questa legge, sulla quale in passato c'era stato già un grande accordo; tuttavia fu evidente lo scetticismo dei parlamentari di immettere questa legge per intero senza cambiarne il contenuto e cioè adattarla al contesto reale. Prodi presenta lo stesso questo disegno di legge costituzionale che pur avendo la maggioranza in tutte e quattro le votazioni non ottiene la maggioranza qualificata. A renderlo vincitore sarà il referendum confermativo, in cui vince il “SI”.

La riforma del titolo quinto in Italia non ha reso lo stato italiano federale, è stato semplicemente dato uno spazio alle regioni che se usato in una determinata maniera poteva delinearlo in gran parte federalista, ma questo spazio nel 2001 non venne usato dalle regioni. Il federalismo (fiscale) che conosciamo oggi in Italia è figlio di un altro processo avviatosi nel 2008.

Nel 2006 il popolo italiano per la seconda volta ancora durante un governo Prodi, il secondo, venne chiamato ad esprimersi in materia costituzionale, ma questa volta vinse clamorosamente il “NO”.

La legge n°3/2001 modifica l'articolo della costituzione n° 114 e lo rende tale “ Art. 114. - La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato. (2)I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i principi fissati dalla Costituzione. (3)Roma è la capitale della Repubblica. La legge dello Stato disciplina il suo ordinamento ". Va' letto in combinazione con l'articolo n°5 della costituzione ( La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia e del decentramento).

Comuni, province, e città metropolitane godono della sola potestà amministrativa (descritta nel articolo 118 cost.) mentre le regioni e lo stano hanno potestà legislativa (articoli della costituzione n° 117-118). Tutti questi soggetto sono tenuti a organizzarsi con sistemi democratici, i rappresentanti di questi organi vengono eletti tramite elezioni a suffragio universale. Le città metropolitane sono un soggetto previsto in costituzione ma in realtà ancora non esistente né operante, tuttavia c'è un progetto di legge in corso per tentare di dare operatività a questi organi.

Gli Statuti Speciali

In Italia cinque regioni godono di uno statuto speciale : Sicilia, Sardegna, Valle D'Aosta, Trentino e Friuli Venezia Giulia.

Sicilia e Sardegna trovano la legittimazione della loro specialità per il fatto di essere insulari. In realtà la Sicilia aveva un suo statuto già nel 1946, prima della costituzione. Secondo alcuni studi è