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Diritto comparato dell'economia
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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Nel corso del 1900 la spesa pubblica è aumenta moltissimo passando dal 10 % del PIL a quasi il 60%. Per finanziare la spesa pubblica servono molte risorse, lo Stato le ottiene attraverso le tasse. Lo Stato raccoglie i soldi dai cittadini e dalle imprese, così facendo fornisce loro dei servizi svolge dunque la
L’art. 81 Cost. regola come lo Stato raccoglie e usa i soldi pubblici. L’articolo stabilisce che ogni anno debba essere approvato un bilancio preventivo per l’anno successivo, questo autorizza il Governo a riscuotere le tasse e a spendere il denaro pubblico. Se il bilancio non viene approvato entro i termini stabiliti lo Stato rischierebbe di non avere l’autorizzazione a spendere e riscuotere. Per evitare ciò la
massimo 4 mesi durante il quale il Governo può continuare ad operare ma con margini limitati, potendo difatti spendere solo 1/!2 delle spese dell’anno precedente per ogni mese di esercizio provvisorio. Ogni volta che il Parlamento approva una legge che comporta una spesa deve indicare dove prende i soldi per poterla effettuare. Questo sistema negli anni ’60 entra in crisi perché lo Stato ha bisogno di spendere molti più soldi per finanziare il welfare il Parlamento comincia ad aggirare l’obbligo di copertura imposto dall’art. 81. Come fa? Il legislatore approvava leggi che avrebbero comportato spese per molti anni, indicando nel bilancio un costo molto più basso di quello effettivo che riguardava solo il primo anno. I veri costi venivano rinviati agli anni successivi, sulla carta il pareggio di bilancio non risultava violato. Un secondo metodo era quello di creare uffici o enti senza prevedere subito i costi per farli funzionare. All’ inizio la Corte costituzionale era molto permissiva: riteneva sufficiente una copertura previsionale questo rese l’art. 81 più debole. Con il passare degli anni il debito pubblico aumentò negli anni ’80 lo Stato spendeva più di quanto incassasse. La Corte inizia a pretendere che la copertura non si limitasse al solo anno in corso ma valesse per tutto il bilancio pluriennale. Bisogna indicare come una spesa che ad es. durava tre anni sarebbe stata finanziata in tutti i tre anni. Inoltre, la Corte dei conti doveva inviare una relazione sull’andamento dei conti pubblici ogni quattro mesi. Negli anni ’90 la Corte Cost. affermò che la copertura doveva essere garantita per tutta la durata della spesa anche quando questa superava il bilancio
triennale. Un’ evoluzione importante avvenne nel 1993 quando si estese l’obbligo alle Regioni. A LIVELLO EUROPEO Dagli anni ’90 in poi l’UE intervenne sempre di più sulle politiche di bilancio. Il primo vero intervento fu Maastricht dopo la quale vennero fissate due soglie fondamentali: Deficit < o uguale a 3% del PIL Debito < o uguale a 60% del PIL Introduce un controllo successivo, se uno Stato non rispecchia le regole, la Commissione può avviare una procedura di infrazione e sanzioni. L’UE inizia a controllare i bilanci ma dopo che gli Stati hanno speso. Ci si rende conto che servono regole ancora più rigide una volta che arriva
che impone: Bilancio in pareggio o in quasi pareggio O addirittura in surplus Tranne nei casi in cui c’è una forte recessione economica Così facendo l’UE verifica in anticipo le previsioni di spesa e le entrate. Viene stabilito che anche gli enti locali con più di 5000 abitanti dovessero aiutare lo Stato a raggiungere gli obiettivi europei patto di stabilità interno. Dieci anni anno l’UE si rende conto che i risultati non sono soddisfacenti e con il Trattato di Lisbona si decide di rafforzare il quadro europeo. Viene rafforzata la governance economica che si basa su una maggiore previsione del rischio, revisione di quello che era il patto di stabilità e crescita e introduzione del
SEMESTRE EUROPEO ovvero un ciclo annuale in cui la Commissione esamina in anticipo i bilanci degli Stati, dispone modifiche prima che questi vengano approvati nessuno Stato è più completamente libero nel definire le proprie leggi di bilancio. Tutto questo però non basta perché nonostante regole e controlli diversi Paesi continuano ad accumulare debito e cresce il rischio che uno Stato non riesca più a pagare i propri debiti. Per evitare nuovi rischi gli Stati firmano il Fiscal Compact che impone tre regole: Pareggio di bilancio, ogni Stato deve avere un bilancio in pareggio deficit strutturale < o uguale a 0.5 % del PIL. Gli Stati molto indebitati devono ridurre ogni anno la parte eccedente del 60%.
A causa della crisi globale finanziaria economica e sociale del 2008 si assiste ad un graduale ritorno dello Stato nell’economia. Lo Stato ha dovuto: Salvare le banche Sostenere le imprese Stimolare l’economia L’economica diventa globale molto più rapidamente di quanto gli Stati e il diritto riescano a seguirla l’economia corre, gli Stati inseguono. Per reagire nascono strutture a livello internazionale come il G20 e il Financial Stability Bond. Inoltre, gli Stati si rendono conto che per controllare la finanza globale servono regole comuni. Dopo aver salvato le banche gli Stati si ritrovano in difficoltà e per evitare che falliscano si sono sviluppasti due strumenti: La co-assicurazione tra Stati La sorveglianza multilaterale questo è il principio del patto di stabilità e crescita La Pandemia e la guerra in Ucraina hanno mostrato che: L’intervento pubblico è necessario quando lo Stato da solo non regge Lo Stato deve garantire beni pubblici fondamentali (energia, sicurezza, sanità) si rafforza l’idea che servano investimenti pubblici nella sanità Anche l’Europa stessa ha cambiato orientamento, accentando un maggiore intervento pubblico Con strumenti come Next Generation Eu per la prima volta l’UE ha emesso debito comune, finanziato investimenti strategici, coordinato politiche industriali. Golden power lo Stato può bloccare acquisizioni estere in settori strategici Parliamo di un ritorno dello Stato imprenditore, nuovo interventismo strategico (guerra in Ucraina)
I mercati finanziari sono divisi in tre parti tradizionali, a ciascuna corrisponde un diverso tipo di operatore e di organo di controllo. Bancario impresa bancaria Banca d’Italia Mobiliare intermediario finanziario non bancario e investitore istituzionale commisione nazionale per le società e la borsa Assicurativo impresa assicurativa istituto di vigilanza sulle assicurazioni private e di interesse collettivo ISVAP oggi IVASS DISCIPLINA DEL CREDITO La disciplina del credito oggi è regolata dal Testo Unico Bancario del 1993. L’evoluzione dell’ordinamento bancario può essere riassunta in quattro fasi. La legge del 1936 rappresenta la prima normativa organica e speciale sul credito, sottraendo l’attività bancaria alle regole generali del commercio. Nasce dopo la crisi degli anni ’30 che aveva evidenziato i limiti delle grandi banche holding. L’assetto della legge si fondava su quattro pilastri: Accentramento dei poteri il controllo veniva affidato a pochi grandi organismi pubblici, tra cui la Banca d’Italia. Guida pubblica del credito lo Stato aveva il compito di tutelare il risparmio e indirizzare il credito verso scopi economici rilevanti. Regolazione dell’attività bancaria l’entrata nel settore, le dimensioni delle banche, la gestione e il controllo delle crisi erano sottoposti a vincoli pubblici. Divisione funzionale e territoriale le banche erano distinte per il ruolo e l’area di operatività. Dopo la Seconda Guerra Mondiale il CICR assume un ruolo centrale nella regolazione del settore.
includono fallimenti di grandi banche, interventi pubblici straordinari e il rafforzamento della cooperazione internazionale, con: G20 e Financial Stability Board: coordinamento mondiale; Nuova vigilanza europea dal 2011: o ESRB (macroprudenziale), o ESA (macroprudenziale, per banche, mercati e assicurazioni). La crisi del debito sovrano europeo del 2011 evidenzia ulteriormente l’interconnessione tra finanza pubblica e stabilità bancaria, influenzando i bilanci delle banche e aumentando la necessità di regole condivise a livello internazionale. DISCIPLINA DEL MERCATO MOBILIARE La disciplina del mercato mobiliare in Italia è stata introdotta a partire dal 1974 con l’obiettivo di favorire lo sviluppo dei mercati regolamentati e garantire trasparenza e concorrenza. Essa riguarda principalmente gli intermediari finanziari, sottoposti a controlli sull’entrata tramite autorizzazione, le società ed enti con titoli negoziati nei mercati regolamentati, nonché le operazioni di mercato e le forme di sollecitazione all’investimento. L’organo preposto a questo controllo è la CONSOB, la Commissione nazionale per le società e la borsa. La CONSOB, Commissione Nazionale per le Società e la Borsa, è stata istituita nel 1974 come organo dello Stato con limitata autonomia, con il compito principale di controllare il funzionamento delle borse e garantire che le società forniscano informazioni trasparenti ai propri soci. Tra il 1983 e il 1986 si registrano le prime riforme significative: la legge del 1983 amplia la competenza della CONSOB includendo il controllo sui fondi comuni e sulla raccolta del risparmio tra i cittadini. Nel 1985 l’ente diventa un organismo pubblico con maggiore autonomia e inizia a recepire l’influenza delle normative europee. Nel periodo 1986-1989, con la nascita di Monte Titoli, si rafforza l’organizzazione interna della CONSOB, mentre l’ente assume un ruolo più rilevante nel mercato dei capitali, regolando in maniera più strutturata le proprie funzioni. Tra il 1991 e il 1994 la CONSOB ottiene il controllo completo sugli intermediari di borsa e viene introdotto l’obbligo per gli emittenti di comunicare immediatamente al mercato ogni informazione rilevante, garantendo maggiore trasparenza senza necessità di autorizzazione preventiva. A partire dal 1996, la CONSOB si adatta progressivamente alle regole europee, rafforzando l’autonomia, incrementando il personale e l’autofinanziamento,
regolamentando meglio i servizi di investimento e acquisendo maggiori poteri di vigilanza. Alcune funzioni vengono trasferite a società private, e l’ente si evolve in risposta anche agli scandali finanziari e alla crisi del 2008. Nelle cinque fasi di sviluppo, la CONSOB ha consolidato cinque principali aree di competenza:
quasi interamente regolata dal diritto privato, spesso viene trasformata in società per azioni a partecipazione pubblica. Società a partecipazione pubblica: è privata (s.p.a) ma il controllo resta pubblico tramite le azioni. Gruppo pubblico: gruppo di imprese controllato da ente pubblico. Quando negli anni ’90 gli enti pubblici economici sono stati trasformati in società per azioni è stato necessario stabilire delle regole per la vendita delle azioni che lo Stato e gli enti pubblici detenevano. Queste regole sono state introdotte con il decreto-legge n. 332 del 1994. La disciplina del decreto si divide in due parti una generale e una dedicata alle società che gestiscono servizi pubblici. Disciplina generale: Le vendite delle azioni non devono seguire le rigide regole della contabilità pubblica le operazioni devono essere più rapide come quelle dei privati. Le vendite devono essere fatte con trasparenza e senza favoritismi non deve finire tutto nelle mani di un grande investitore. è possibile creare un gruppo stabile di azionisti che garantisca una gestione equilibrata della società dopo la privatizzazione. Regole speciali per le società che gestiscono servizi pubblici: Lo stato può vendere le sue azioni solo dopo aver creato organismi indipendenti che regolano tariffe, controllano la qualità dei servizi e evitano che il monopolio pubblico venga sostituito da un monopolio privato. Prima della privatizzazione devono essere inseriti nello statuto alcuni poteri speciali (golden share) come: possibilità di bloccare chi vuole acquistare più del 5% del capitale sociale, vietare accordi tra azionisti, veto su decisioni importanti, nomina di un amministratore senza diritto di voto questo potere è nelle mani del Ministro dell’economia e delle finanze. I privati non posso superare certe soglie di partecipazione per evitare che uno solo prenda il controllo assoluto della società. Lo statuto deve rispettare le regole previste dal decreto e non può essere modificato liberamente. Nel 2012 l’Italia è stata obbligata a cambiare sistema, la golden share è stata abolita e sostituita dai golden powers, lo Stato può intervenire solo in settori strategici e solo in caso di minaccia reale agli interessi nazionali. POISON PILL è uno strumento introdotto negli statuti per permettere allo Stato di rafforzare temporaneamente la propria posizione in caso di
offerte ostili. Consente di emettere azioni o strumenti finanziari che danno diritti di voto aggiuntivi. Le privatizzazioni sono state gestite dalla direzione generale del Tesoro. Molte aziende pubbliche sono state privatizzate in questo periodo. Ad esempio: Ferrovie dello Stato e Poste Italiane sono diventate società per azioni controllate dallo Stato; Telecom Italia è stata privatizzata sostanzialmente, con azionariato diffuso; ENAV è passata da azienda autonoma a società per azioni sotto controllo statale; l’ Ente Tabacchi Italiani è stato venduto a British American Tobacco; ANAS ha seguito un percorso simile in due fasi. Altri settori hanno visto forme diverse di privatizzazione. La Cassa depositi e prestiti è diventata una società per azioni a maggioranza statale, mantenendo funzioni di finanziamento pubblico e sostegno all’economia. Le banche pubbliche sono state trasformate in società per azioni, inizialmente con controllo pubblico e privatizzazioni sostanziali successive. Per farle diventare spa utilizza tre strumenti diversi in base alla loro struttura: Trasformazione e fusione banche con struttura associativa Conferimento banche con struttura di fondazione La vera privatizzazione avverrà solo più avanti Il patrimonio immobiliare pubblico viene diviso in 3 categorie: Beni demaniali beni destinati all’uso di tutti Beni del patrimonio indisponibile servono a svolgere attività di interesse pubblico e non possono essere venduti Beni del patrimonio disponibile beni che la pubblica amministrazione possiede come un qualunque proprietario privato, questi beni possono essere venduti liberamente Molti beni pubblici sono stati privatizzati l’obiettivo era fare cassa e ridurre il disavanzo dello Stato. In sostanza, le privatizzazioni italiane sono state un processo graduale e controllato , dove lo Stato ha mantenuto spesso un ruolo rilevante, utilizzando strumenti per proteggere gli interessi pubblici e garantire la continuità dei servizi, pur aprendo le imprese al mercato e a investitori privati. Decreto Madia (D.lgs. 175/2016) il decreto Madia regola il sistema delle privatizzazioni. Il Decreto Madia ha messo ordine nel mondo delle società pubbliche, cioè quelle in cui Comuni, Regioni o lo Stato hanno delle quote. L’idea centrale è: meno sprechi, meno società inutili, più trasparenza.
1. Le società pubbliche restano società private (art. 1)
MERCATO INTERNO e POLITICHE DELL’UNIONE EUROPEA POLITICA AGRICOLA La Politica Agricola Comune (PAC), disciplinata dagli articoli 38-44 del TFUE, rappresenta una delle principali politiche comuni dell’Unione europea. L’art. 40 prevede l’istituzione di un mercato comune dei prodotti agricoli, Organizzazione Comune dei Mercati (OCM), comprendente tutte le misure necessarie al raggiungimento degli obiettivi della politica agricola, come la regolazione dei prezzi, le sovvenzioni, la gestione delle scorte e il regime degli scambi con l’estero. L’art. 43 disciplina le modalità di istituzione di queste OCM. Sulla base di tali norme sono state create numerose organizzazioni, una per ogni prodotto o gruppo di prodotti, mentre solo pochi settori agricoli ne sono privi. La PAC è una politica attuata direttamente dall’Unione e assorbe circa un terzo del bilancio europeo. La sua origine risiede nella necessità di stabilizzare i prezzi agricoli, tradizionalmente soggetti a forti oscillazioni legate alla variabilità della produzione mondiale. Nel secondo dopoguerra convivevano
due diversi modelli nazionali di intervento: quello tedesco, che garantiva i prezzi dei prodotti agricoli acquistando parte della produzione a prezzi calmierati indipendentemente dall’andamento del mercato , e quello britannico, basato sulle sovvenzioni ai produttori e sulla libertà degli scambi commerciali ( sussidi diretti in presenza di difficoltà economiche). Poiché il Regno Unito non era membro della Comunità, fu adottata la linea tedesca: la Comunità interveniva acquistando i prodotti quando i prezzi calavano, rivendendoli quando aumentavano, imponendo prelievi sulle importazioni a prezzo inferiore e finanziando le esportazioni. Questo sistema, tuttavia, tra gli anni ’80 e ’90 portò alla creazione di grandi surplus agricoli e pesò in modo eccessivo sul bilancio comunitario. Si passò quindi a un regime misto: da un lato si concedevano contributi ma dall’altro si imponevano limiti alla produzione per evitare gli eccessi. L’obiettivo era ridurre i surplus, avvicinare i prezzi europei a quelli mondiali e compensare la diminuzione dei redditi agricoli. All’inizio degli anni 200 la PAC entra in crisi i costi erano elevati. Una nuova fase riformatrice fu avviata con il Consiglio europeo di Berlino del 1999 e sviluppata con il Consiglio di Lussemburgo del 2003. La riforma introdusse il pagamento unico per azienda, non pagano più gli agricoltori in base a quanto producono ma in base a criteri di qualità e sostenibilità. La finalità divenne quella di realizzare un’agricoltura europea più equilibrata sul piano territoriale e sostenibile dal punto di vista ambientale, in un contesto di maggiore apertura commerciale. La PAC è un esempio di co-amministrazione tra Unione Europea e Stati Membri. L’AGEA in Italia di gestire le domande, controllare i requisiti e distribuire i contributi secondo le regole fissate a livello europeo. POLITICA INDUSTRIALE La politica industriale dell’UE è prevista dall’art. 173 TFUE. L’Unione e gli Stati membri devono garantire condizioni che favoriscano la competitività dell’industria europea. Per farlo, l’articolo prevede tre strumenti: consultazioni tra gli Stati con la Commissione, coordinamento delle loro attività e misure specifiche europee (ma non di armonizzazione), adottate da Parlamento e Consiglio. Una vera politica industriale europea esiste solo dal 1992, perché prima gli Stati erano contrari a un intervento europeo nel settore industriale. Ancora oggi, la politica industriale dell’UE ha un raggio d’azione limitato e riguarda solo alcuni settori. Tra gli strumenti adottati c’è Gruppo europeo di interesse economico (GEIE). Si tratta di uno strumento di cooperazione tra imprese di diversi Stati membri, pensato per facilitare attività svolte in comune, come ricerca e
il 2% nel medio periodo, perché un’inflazione bassa e stabile favorisce la crescita economica equilibrata e sostenibile, creando benessere e occupazione. Per realizzare questo obiettivo, la BCE e le banche centrali nazionali gestiscono strumenti come la base monetaria , i tassi di interesse a breve termine e le riserve obbligatorie degli istituti di credito. Questi strumenti servono a regolare la quantità di moneta in circolazione e a influenzare il credito e i consumi nell’economia. La politica monetaria si basa su due tipi di analisi: una di breve periodo , che osserva domanda, offerta e mercati, e una di lungo periodo , che studia la relazione tra quantità di moneta e prezzi. La BCE ha diversi organi: il Consiglio direttivo , che prende le decisioni principali; il Comitato esecutivo , che le prepara e le attua; e il Consiglio generale , che opera finché ci sono paesi dell’UE con deroga, cioè che non hanno adottato l’euro. Gli interventi della BCE devono sempre essere trasparenti e rendicontati al pubblico e ai mercati. La Banca d’Italia , come le altre banche centrali nazionali, partecipa all’Eurosistema. Contribuisce alla politica monetaria sul territorio nazionale, gestisce una quota di banconote, partecipa alla gestione delle riserve in valuta della BCE e controlla il corretto funzionamento dei sistemi di pagamento. Inoltre, svolge altre funzioni importanti: vigilanza sugli istituti di credito , tesoreria dello Stato (gestendo pagamenti e riscossioni), debito pubblico e produzione di statistiche economiche. La storia della politica monetaria europea parte dal serpente monetario degli anni ’70, passando per il Sistema monetario europeo (SME) degli anni ’80, fino al Trattato di Maastricht che ha definito le tre fasi per arrivare all’ Unione economica e monetaria (UEM) e all’introduzione dell’euro. Per adottare l’euro, i paesi dovevano rispettare criteri di stabilità dei prezzi, stabilità dei tassi di cambio e finanza pubblica equilibrata , oltre a rendere compatibile la loro legislazione con lo statuto del SEBC. L’ Eurosistema , composto dalla BCE e dalle banche centrali dei paesi che usano l’euro, conduce la politica monetaria unica, mentre il SEBC comprende anche i paesi con deroga. La BCE può usare strumenti straordinari, come è avvenuto dopo la crisi del 2007, per garantire liquidità alle banche e stabilizzare l’economia, pur mantenendo la separazione tra politica monetaria ed economica per proteggere la propria indipendenza. Con l’euro, i singoli Paesi non decidono più da soli il valore della loro moneta o come usare le riserve in altre valute. Tutto è gestito insieme, a livello europeo, dalla Banca Centrale Europea, per mantenere stabile l’euro e proteggere l’economia dei Paesi che lo usano.
La costruzione delle infrastrutture è una delle attività più antiche svolte dallo Stato. Dopo la Seconda Guerra Mondiale In Europa arrivano i soldi del piano Marshall per ricostruire tutto ciò che era stato distrutto. In Italia questi finanziamenti passano attraverso due strumenti principali che sono IRI e Cassa per il Mezzogiorno. Anni ’70 e ’80 lo Stato costruisce autostrade+ treni ad alta velocità fa tutto da solo, progetta, paga e resta proprietario di autostrade, ferrovie... ecc. Dopo gli anni ’90 cambia tutto lo Stato ha sempre meno soldi per costruire nuove infrastrutture per questo si afferma il sistema della CONCESSIONE. Come funziona? Quando lo Stato non può pagare direttamente un’opera bandisce una gara
venga definito un elenco di opere strategiche , da completare entro cinque anni. Problemi: non è semplice stabilire cosa sia davvero un’“opera strategica”; l’elenco è stato spesso ampliato, perdendo la funzione di selezione delle priorità. Superamento della Legge Obiettivo (dal 2016) La Legge Obiettivo è stata abrogata nel 2016 con il nuovo Codice dei Contratti Pubblici. Da quel momento non esiste più una programmazione centralizzata come prima. Il Codice introduce invece modelli più flessibili e integrati.
4. Il Piano Generale dei Trasporti e della Logistica Con la nuova impostazione: la programmazione è organizzata per settori : trasporti, logistica, energia, banda ultra-larga, ecc.; esiste un Documento Pluriennale di Programmazione (DPP) , che definisce le priorità nazionali (aeroporti, porti, ferrovie, energia). Il sistema diventa quindi più articolato e orientato agli investimenti strategici. Il ruolo del PNRR Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (dal 2021) introduce una forte spinta alla realizzazione di opere pubbliche, soprattutto infrastrutturali. Il PNRR: finanzia opere con contributi a fondo perduto e prestiti ; impone obiettivi precisi e tempi rigidi. Per attuare il PNRR lo Stato ha emanato il DL 77/2021 , che contiene: procedure semplificate per la realizzazione delle opere finanziate dal PNRR; regole speciali per accelerare gli appalti. Allegato 4 del DL 77/2021: opere strategiche nazionali Nell’Allegato 4 sono elencate le opere strategiche nazionali , che godono di ulteriori semplificazioni, soprattutto nella fase autorizzativa (quella più soggetta a opposizioni locali). Esempi:
linea Torino–Lione, Alta Velocità Salerno–Reggio Calabria. Per queste opere sono previsti anche interventi compensativi nei territori coinvolti (migliorie ambientali, strutture pubbliche, servizi locali). Quando lo Stato o un ente pubblico vuole costruire un’infrastruttura (strade, scuole, ferrovie, ospedali…), deve trovare i soldi per farlo. Uno dei metodi principali è il finanziamento diretto , cioè quando lo Stato mette a disposizione fondi propri o fondi pubblici già individuati.
1. Finanziamento diretto In questo modello lo Stato o l’ente pubblico: individua i soldi necessari; decide come utilizzarli; realizza direttamente l’opera. Con il PNRR questo modello è diventato ancora più importante, perché moltissimi progetti sono stati finanziati con soldi europei e nazionali gestiti direttamente dallo Stato. Problemi del finanziamento diretto a) Frammentazione delle fonti I fondi non arrivano tutti dallo stesso posto. Possono venire da: fondi nazionali, fondi europei, fondi regionali. Ogni fonte ha regole diverse. Questo significa che l’amministrazione deve capire: quale fondo usare, quali moduli compilare, quali scadenze rispettare, quali criteri soddisfare. Risultato: molta burocrazia e poca chiarezza. b) Scarsa qualità della progettazione