





















































Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
corso di diritto ecclesiastico
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
1 / 61
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!






















































Le religioni del Libro del medico oriente. Monoteismo esclusivista, radicamento geopolitico. Nell’ evoluzione dell’ uomo l’ evento cristiano provoca l’ avvio di due processi storici complementari: universalizza il messaggio del Dio ebraico estendendolo a tutte le genti e porta al superamento della religione naturale politeista. Indissociabile dal cristianesimo è il suo messaggio morale. L’ etica cristiana affonda le radici in quella ebraico- mosaica, ma la deforma e la spiritualizza. Il cammino spirituale del cristiano è cammino etico per eccellenza, e contribuisce a fondare l’ homo faber occidentale, spigendolo verso il perfezionamento individuale. Il cristiano deve agire e realizzarsi in conformità alle proprie doti nsturali (etica dell’ azione), deve purificarsi nella propria interiorità per non cadere nell’ ipocrisia (etica dell’ intenzione), deve seguire un itinerario di sacrifici se vuole raggiungere la perfezione (etica della rinunzia). Il monoteismo cristiano agisce unificando popoli, incarcandosi nel mondo greco-romano, assimilando cultura filosofica dell’ ellenismo e cultura giuridica della romanità. Si realizza la prima grande contraddizione del cristianesimo: il monoteismo schiaccia gli dei pagani e porta disciplina nella mente e nell’ azione degli uomini, che iniziano a vivere nel rispetto di leggi universalmente valide. Il messaggio cristiano, le istituzioni ecclesiastiche, il rapporto con lo Stato, si intridono di giuridicismo. Roma e l’ Occidente sono debitori al cristianesimo per la spiritualità di cui vengono animate; il cristianesimo è debitore a Roma della concezione dello Stato e dell’ organizzazione giuridica. L’ ebraismo diventa Antico Testamento. Gli ebrei sono visti come credenti dimidiati che non vogliono accettare il compimento dell’ opera di Dio nella storia. Il Nuovo Testamento, che diviene legge per l’ Occidente, li condanna all’ emarginazione. La diaspora inizia prima dell’ affermazione del cristianesimo, nel 79 d.C. ad opera di Tito. Una radice monista è presente nell’ ebraismo, perchè alcuni principi fondamentali della legge mosaica non ammettono distinzione tra etica e diritto, hanno validità assoluta nella comunità. Il rapporto tra ebraismo e cultura istituzionale si instaura e si sviluppa all’ interno dello Statp moderno, che porterà la diaspora a trasformarsi nel fenomenod ella emancipazione israelita. Strettamente monoteista anche la religione di Muhammad, dall’ esperienza delle popolazioni che si contendono l’ egemonia nel deserto arabico. Religione del Libro anch’ esso, l’ Islam decreta la signoria di Allah sull’ uomo e propone la sottomissione della creatura al suo creatore come paradigma dell’ esistenza individuale e collettiva. Maometto dichiara la fine della rivelazione divina che si conclude con la dettatura del Corano, comunicato dall’ angelo Gabriele, e che contiene la definitiva parola di Dio nella storia. Come l’ ebraismo, forse di più, il monoteismo si manifesta nella condanna di ogni idolatria pagana e nella diffidenza verso le teologie investigtrici su Dio. L’ unico peccato irremissibile per l’ Islam è quello di dare a Dio degli associati (peccato di sirk), negando che egli sia l’ Unico. La sura del culto sincero, chiamata sura del monoteismo, ribadisce: 1:egli è unico; 2.Allah è l’ Assoluto; 3. Non ha generato, non è stato generato; 4. e Nessuno è uguale a Lui. Di Allah si possono pronunciare i 99 nomi bellissimi, ma non si deve oltremisura indagarne la natura e i caratteri. L’ Islam si manifesta nei confronti degli iolatri, ai quali non è lasciata altra scelta se non convertirsi, o essere annientati. Tra gli idolatri non sono compresi ebrei e cristiani, considerati come seguaci delle Religioni del Libro alle quali Maometto si ricollega, riconoscendo le figure dell’ Antico e Nuovo Testamento. Abramo è il primo musulmano, poichè proclamò la pura fede monoteista, e Ismaele è il capostipite dei popoli arabi. Altri profeti sono stati inviati per far conoscere la volontà di Dio, e uno fra questo è Gesù Cristo, di cui si riconosce il concepimento da parte di Maria per intervento divino. Agli ebrei e ai cristiani si garantisce che non saranno annientati, e che potranno seguire la loro religione ipmerfetta, in posizione subordinata ai musulmani. Il Corano impone ai musulmani i 5 pilastri della loro condizione: la professione di fede, l’ obbligo della preghiere quotidiana, il dovere della misericordia, il digiuno e i limiti dell’ allimentazione, il pellegrinaggio al luogo d’ origine della rivelazione. L’ accettazione della poligamia e una certa forma di santificazione del mondo e delle sue gioie, spingono il credente nell’ Islam a scegliere una via mediana della soddisfazione e dei piaceri leciti. E’ la conquista della terra e la sua sottomissione alla legge divina, l’ altra grande spinta unificatrice dell’ Islam. Il Profeta, è allo stesso tempo capo religioso, politico, condottiero militare. L’ Islamismo germina in un mondo che non ha istituzioni, che non conosce la Forma-Stato. La Terra dell’ Islam è la terra della legge coranica, delle istituzioni che ne derivano, dell’ identità tra potere temporale e potere spirituale. L’ Islam è esso stesso ordinamento. Anche l’ Islam pratica un doppio esclusivismo, parzialmente diverso da quello cristiano. Verso gli altri, pagani o credenti monoteisti, che possono essere annientati o marginalizzati in terra islamica. Il sistema dei milleto, che concede alle minoranze religiose di governarsi attraverso gli Statuti personali, si presenta sotto un certo profilo tollerante, assomigliando alla ghettizzazione degli estranei. L’ altro esclusitivismo agisce nei confronti del diritto, e del potere politico, che sono concepiti solo all’ interno dell’ orizzonte della legge coranica. Il Califfo, sucessore del Profeta, è il capo supremo dell’ Islam, e deve custodire e promuovere la fede contro ogni nemico. Perciò la conquista della terra è per l’ Islam un dovere religioso, ma viene attuata con mezzi militari e politici. E’ l’ Islam, che scontrandosi con il potere cristiano dell’ Impero bizantino, determina i confini delle due aree geopolitiche, cristiana e musulmana.
La diffusione missionaria del cristianesimo. L’ unione con l’ Impero e le influenze giuridicizzanti. Il Cristianesimo si diffonde con notevole rapiditù utilizzando mezzi pacifici. L’ attività missionaria degli apostoli ha inizio dopo la Pentecoste, si svolge in un primo momento in Palestina e a Gerusalemme, per poi estendesi prograssivamente tra le popolazioni dell’ Impero romano. Paolo di Tarso, dopo la conversione sulla via di Damasco, realizza l’ emancipazione di coloro che aderiscono al cristianesimo da alcune tradizioni ebraiche (circoncisione, obblighi rituali). Così San Paolo diffonde il Vangelo tra i Gentili, e fonda ad Antiochia, a Efeso, a Corinsto, alcune delle più celebre chiese. Nell’ Impero, gruppi sempre più consistenti si distaccano dai costumi dei pagani, vivendo i principi della nuova fede: la liturgia cristiana, incentrata sull’ eucarestia. Le comunità cristiane si astengono dal partecipare ai riti pagani; esse divengono comunità autonome con una propria organizzazione, una gerarchia ecclesiastica. Le autorità romane avvertono la specificità e la diversità del cristianesimo rispetto a qualsiasi culto pagano, e adottano atteggiamenti oscillanti. Con il tempo le persecuzioni assumono un carattere sistematico, sono decise per volontà di imperatori. Tra II e III sec., le comunità cristiane divengono realtà estese per tutto l’ Impero. I cristiai, pur rispettosi di tutte le leggi dello Stato, rifiutano di sacrificare agli dei, di riconoscere la divinità dell’ imperatore, di partecipare alla vita pubblica in tutto ciò che ha di pagano. La persecuzione rappresenta allora il tentativo di far regredire il diffondersi della nova religio. Quelle più dure sono quelle di Settimio Severo (200-202), di Massimo (235-39), di Decio (248-59) e Diocleziano, che nel 303 estende la persecuzione a tutto l’ Impero. Il Cristianesimo per Costantino può rappresentare una nuova forza che rafforzi l’ Impero e la sua unità: è questo il motivo che lo spinge a riconoscere per la prima volta la pierna libertà ai cristiani di praticare il loro culto. L’ Editto di Costantino del 313 pone fine alle persecuzioni dei cristiani e trasforma il cristianesimo in religio licta, ponendo le pasi del successivo temporalismo ecclesiastico. Nell’ editto Costantino stabilisce che i cristiani esistano e ristabiliscano le loro assemblee, purchè non lo facciano contro l’ ordine stabilito; “in riconoscenza della nostra benignità essi dovranno pregare il loro Dio per la nostra salute, per lo Stato e per sè stessi, affinchè lo Stato goda di una prosperità perfetta ed essi possano vivere tranquilli nelle loro case.” E’ concessa ai cristiani e a tutti gli altri la libertà di praticare la religione che essi preferiscono. Questo scambio di favori, tra impero e culto cristiano, chiarisce che ogni religione è, per lo Stato, una religione civile. Nel periodo tra 313 e 380, il cristianesimo viene integrato nelle strutture giuridiche dell’ impero. Nel 318 sono poste le basi per il riconoscimento della giurisdizione episcopale, con il rilievo dato alla episcopalis audentia. Con il tempo la figura del vescovo assume rilievo istituzionale, perchè la sua testimonianza è assimilata a quella dei magistrati, e perchè viene progressivamente esentato dalla giurisdizione, anche penale. Si forma il nucleo di quello che poi sarà conosciuto come il privilegio del foro. Nel 321 alle chiese singole è concesso il diritto di essere istituite eredi o legatarie. Costantino, guida e garante del paganesimo, si erge a difensore dell’ unità della Chiesa cristiana. E’ lui stesso che convoca i concili di Roma, di Arles. La giuridicizzazione del cristianesimo si fa completa quando esplode la crisi ariana. Ario, prete Alessandrino, afferma che Cristo non può essere considerato alla stregua di Dio, avendo avuto una origine temporale, ma si trova in una posizione subordinata—> pone in dubbio la divinità di Cristo —> pone in dubbio l’ identità della Chiesa e la sua derivazione divina —> pone in dubbio la storia della salvezza e sminuisce il mistero dell’ incarnazione. Il concilio di Nicea, convocato da Costantino, è il primo concilio ecumenico, nel 325, si apre con le parole di Costantino: “considero temibile come una guerra ogni sedizione interna della Chiesa di Dio e la pavento più che le guerre esterne.” Il concilio si conclude con la condanna di Ario. La professione cristiana entra a far parte delle leggi dell’ impero. L’ assimilazione della mentalità romana rischia da lì in poi si trasformare la religione del Libro in una religione della legge e delle controverie, in una religione normativizzata e normativizzante, più vicina alla forma ed alla norma che non ai contenuti del suo messaggio, più attenta alla legge umana che al mistero divino. L’ integrazione con l’ impero diviene definitiva quando l’ editto di Tessalonica di Teodosio del 380 impone a tutti di professare la religione che l’ Apostolo Pietro insegnò ai Romani. Teodosio priva gli apostati dei diritti civili; Graziano abolisce il titolo di pontifex maximus, Teodosio firma una legge che viena ogni cerimonia pagana a Roma; l’ editto di Costantinopoli del 392 estende la proscrizione del paganesimo a tutto l’ impero. Il cristianesimo introduce un’ altra scissione nella società civile e politica con la condanna degli eretici, coloro che si allontanano dal magistero ufficiale negando una o più verità di fede. Il pagano è nemico esterno, l’ eretico è il nemico interno. Dal punto di vista giuridico, la terminologia adottata per indicare l’ eresia muta: con Teodosio si parla di errore, perfidia, schiocchezza o pazzia, nei codici teodosiano e giustinianeo si parla di superstitio, sacrilegium, delitto, publicum crimen. La gradazione delle pene spiega l’ atteggiamento dell’ ordinamento verso la fenomenologia ereticale. La pena di morte è comminata per i casi più gravi; altre sanzioni tendono a isolare l’ eretico e a contrastare il contagio della comunità. Gli ortodossi sono esclusi dagli uffici pubblici, non possono far parte della milizia, nè insegnare, nè esercitare l’ avvocatura.
pontificio la riproduzione reditaria dell’ ufficio petrino. I primati delle varie circoscrizioni derivano per delega della sede romana. Valentiniano III afferma in un suo editto che nulla deve essere fatto contro o senza l’ autorità della chiesa romana. Un’ altra tappa della teorizzazione del primato è segnaata da Papa Gelasio, quando afferma che “due poteri principalmente dividono l’ impero del mondo, la sacra autorità dei pontefici e la potestà imperiale; ma l’ ufficio dei sacerdoti è tanto più grave in quanto essi dovranno rendere conto, al giudizio divino, anche per gli stessi re degli uomini. Nessuno può, per qualsiasi motivo umano, ergersi contro il privilegio della confessione di colui che il Cristo ha preposto ad ogni cosa”. Gelasio legittima il dualismo e la dialettica dei poteri, sia pur con una sfumatura di primazialità per il potere spiriturale. Gelasio pone in un altro scritto che “la santa sede non può essere giudicata da nessuno, e la promessa di Cristo è stata la mantenuta vera e pura fede cristiana nell’ unica chiesta apostolica”. La dottrina del primato si sviluppa senza interruzioni; Roma respinge tutto quanto venga elaborato in oriente che possa contraddire il papa; i papi restano agli occhi delle Chiese d’ oriente come patriarchi d’ occidente che vivono nella parte meno progredita dell’ impero. La conquista religiosa dell’ Europa è frutto dell’ azione missionaria dei pontefici romani, quella dell’ Europa orientale è opera della Chiesa bizantina. La conversione religiosa segue le regole di una società arretrata: a convertirsi sono inizialmente i regnanti locali, cui segue l’ adesione delle rispettive popolazioni. es: Carlo Magno contro i sassoni, introduce tra le condizioni dell’ armistizio la clausola di conversione: se i sassoni non avessero tenuto fede all’ impegno di convertirsi, Carlo Magno avrebbe nuovamente mosso guerra sterminando gli infedeli. In Russia la conversione prende l’ avvio nel 988 dal battesimo di Vladimiro, principe di Kiev. In base a un decreto imperiale del 555 dopo ogni elezione papale, occorre stendere un atto notarile ed inviarlo a Costantinopoli perchè l’ imperatore confermi la nomina del vescovo di Roma. Senza la conferma imperiale l’ eletto non può essere consacrato. Nlel 684, anche a causa dei ritardi conseguenti ai viaggi di andata e ritorno, viene autorizzato l’ esarca di Ravenna ad esercitare le prerogative imperiali: a Costantinopoli non si considera più l’ elezione del papa una questione politica di primaria importanza.
La separazione del 1054 tra Roma e Costantinopoli. Cattolici e ortodossi nella prima divisione religiosa d’ Europa. Con il tempo, il rapporto di Roma con Bisanzio si allena fino a divenire puramente formale. Quando i longobardi scendono da Ravenna per assediare Roma nel 739, Gregorio III chiede a Carlo Martello, subregulus dei Franchi, di porre il popolo romano sotto la sua protezione sottranedolo alla sovranità di Costantinopoli. Caduta Ravenna sotto il dominio di Astolfo, papa Stefano II chiede al re dei Franchi di intervenire a difesa degli interessi Beati Petri et rei publicae Romanorum. Ottiene poco dopo la Promissio carisiaca, con cui Pipino il Breve si impegna a donare alla Chiesa un’ ampia fascia territoriale perchè resti sotto la sua esclusiva sovranità. Sta qui la radice storia del potere temporale dei papi. A rafforzare le ambizioni di sovranità dei papi viene diffuso un documento apocrifo noto come donazione di Costantino. secondo il quale il pontefice Silvestro avrebbe ricevuto dall’ Imperatore beni materiali, territoriali, la corona, lo scettro e le vesti imperiali. Leone III nel Natale dell’ 800 incorona Carlo Magno imperatore dei romani. Intende così non contrapporre un imperatore d’ occidente a quello d’ oriente, ma la traslatio imperii, riportare cioè la sede da Costantinopoli a Roma. Ciò perchè al momento si ha una vacanza della sede d’ oriente. Carlo non ha alcuna intenzione di impadronirsi del trono imperiale, ma vuole governare con pienezza di poteri su quei vasti territori. Incoronando Carlo, Leone III afferma: “a Carlo, piissimo Augusto, coronato da Dio, grande e pacifico imperatore dei Romani, vita e vittoria.” In futuro i canonisti teorizzeranno che il potere imperiale deriva da Dio per il tramite del pontefice, ma l’ incoronazione ha ora in significato più limitato,anche se decisivo: consente al pontefice di vivere all’ interno di una dimensione politica che lui stesso ha creato e legittimato. L’ imperatore non vive a Roma,e non condiziona il Papa come se fosse fuo funzionario. Nel 1054 Costantinopoli e Roma si separano con uno scambio di scomuniche reciproche. Roma vive integrata nel Sacro Romano Impero ed è alla vigilia di una rinascenza che la farà uscire dalla feudalizzazione cui l’ hanno costretta le strutture sociali dell’ impero, prima carolingio e poi germanico. L’ episcopato finisce col diventare struttura feudale al pari di altre.Il principe esercita una potestas sul vescovato, il cui ttiolare diviene con il giuramento di fedeltà ad un uomo del re in posizione di sostanziale vassallaggio. Il sistema ha trasformato i vescovi in funzionari imperiali. La Chiesa di Roma vive, in questo contesto di feudalizzazione, una particolare esperienza di tipo cesaropapista, consegnando la chiave dell’ elezione del pontefice nelle mani dell’ imperatore. Il Constitutumdi Lotario disciplina l’ amministrazione della città di Roma e le procedure di nomina del papa. Per l’ elezione papale si stabilisce che ad essa partecipino solo i romani ai quali, dalle Costituzioni dei santi Padri, è stato concesso sino ab antiquo il privilegio di eleggere il papa. Dopo essere eletto, il papa non può essere consacrato se non dopo l’ approvazione imperiale, e deve prestare giuramento all’ autorità dell’ imperatore. Costantinopoli non attraversa nei secoli IX-XI una decadenza così accenutata. Sotto gli occhi di tutti ha però cessato di essere il centro della cristianità mediterranea. L’ ondata islamica si riversa su questi terrirori. Nel 1054, i delegati pontefici depongono sull’ altare di Santa Sofia in Costantinopoli, la sentenza di scomunica contro il patriarca Michele Cerulario, in cui era scritto che egli vendeva i doni di Dio, ribattezzava gli ariani,
ammetteva il patrimonio dei preti… La bolla viene bruciata in copia (per poter conservare l’ originale) a Costantinopoli, e il Sinodo orientale riunito a Santa Sofia emana un editto di scomunisca nei confronti dei legali pontifici e della Sede romana. I motivi dello Scisma risiedono nelle Chiese, infedeli ripetto al messaggio evangelico che proclamano. Stanno nelle gelosie che l’ una Chiesa nutre verso l’ altra.
L’ espansione militare mutulmana e la riduzione del cristianesimo a fenomeno occidentale. Alla separazione del 1054 si giunge quando già da tempo si era realizzata l’ invazione del mediterraneo. La conquista musulmana dell’ Asia minore, dell’ Africa e di parte della penisola iberica, avviene tra il 650 e il 750, e si realizza secondo moduli che prevedono la conquista militare, un regime parziale di tolleranza e di sottomissione fiscale delle popolazioni, e un lento processo di islamizzazione delle popolazioni locali. Tra le ragioni che spiegano l’ inarrestabile espansione araba stanno il profetismo che prospetta conquiste sia religiose che militari, il sentimento di rivolta contro la politica relgiosa di Bisanzio. Le Chiese eretiche, radicate in Egitto e Siria, corrono il rischio di repressioni; gli ebrei sono emigrati in terre non bizantine, sopratutto in Persia: le comunità ebraiche divengono quasi alleate dei conquistatori arabi che non impongono conversioni forzose. L’ Islam distingue il comportamento da tenere verso gli idolatri (pagani) e verso i credenti nelle altre due religioni monoteiste: ebrei e cristiani. Ai primi non è lasciato spazio, poichè devono sottomettersi, o perire. Ai secondi non si può far violenza, perchè sono seguaci delle Religioni del Libro e sono protetti (dhimmi), a cui si offre un trattamento rispettoso delle loro credenze e dei loro costumi, sottomettendoli a un regime di imposizione fiscale che li differenzia rispetto ai vari credenti. Devono pagare un tributo ai conquistatori, il c.d. testatico (gizya), mentre restano sottoposti al regime del millet, che col tempo diventerà il regime degi Statuti personali. In base a questo, ebrei e cristiani sono esentati dall’ assoggettamento alla legge coranica, per le materie di culto,di matrimonio e della famiglia, dei rapporti inter-personali. Il sistema di protezione, che nei fatti viene esteso a molti altri gruppi che si trovano a vivere sotto la dominazione musulmana, è originata spesso da un patto, tra conquistatori e consquistati, e prevede delle clausole che dovranno essere rispettate dalle parti. Nasce di qui la tesi che vuole l’ Islam più tollerante del cristianesimo, che perde consistenza se la si proietta nel tempo: l’ imposizione fiscale finisce col diventare un regime di pressione sociale e psicologica che non lascia spazio all’ esistenza di popolazioni all’ Islam. L’ islamizzazione dell’ oriente e dell’ Africa mediterranea trova le sue ragioni nel fatto che l’ innesto del cristianesimo è stato superficiale, che alcuni patriarcati preferiscano i nuovi dominatori agli odiati bizantini. L’ invasione islamica si rivela come fenomeno irreversibile, tale da ridurre il cristianesimo a fenomeno europeo e occidentale. La qualifica di califfo viene assunta dai capi delle diverse dinastie, per passare ai sultani ottomani. L’ obiettivo dei conquistatori diviene il cuore dell’ oriente, e Costantinopoli viene stretta d’ assedio nel 673. Nel 677 l’ assedio fallisce e un’ ambasceria bizantina viene riconosciuta a Damasco dal Califfo per concludere un trattato che viene redatto nella forma tradizionale dei patti tra gli impedatori e i sovrani di Persia. Il trattato ha valenza trentennale e prevede il pagamento di un tributo da parte araba. Il sogno arabo di proseguire con le conquiste in Europa si materializzerà nelle Crociate nel sec. XII-XIV.
La riforma gregoriana dell’ XI sec. e la nuova strutturazione della Chiesa di Roma. La riforma gregoriana del XI sec. è fondata sull’ orgoglio di Roma come guida spirituale della Chiesa e dell’ intera umanità, determina la fine della prigionia della Chiesa nelle maglie della società feudale, e mira a realizzare tre obiettivi storico-giuridici: l’ emancipazione del papato dalla soggezione all’ impero, la definitiva affermazione del celibato ecclesiastico come norma canonica universale, la rivendicazione dell’ autonomia del corpo clericale attraverso la lotta delle investiture. Si dispiega il disegno egemonico del papato che in pochi anni passa dalla subalternità all’ impero alla teorizzazione della propria supremazia, anche in campo temporale, su cui si fonda il sistema teocratico medievale. La rinascenza cristiana è conosciuta come riforma gregoriana perchè è opera di Ildebrando di Soana che governa la Chiesa con il nome di Gregorio VII. Il suo vero inizio è dato da papa Niccolò II, che cancella ogni forma di cesaropapismo e getta le basi della moderna elezione del papa affidandola alla libera scelta dei cardinali, sottraendola all’ influenza della casa imperiale. Con due decreti del 1057 e 1059, Niccolò II disciplina la cattedra romana come istituzione autocefala: spetta ai cardinali-vescovi eleggere il papa in piena autonomia.All’ imperatore si deve solo dare notizia dell’ avvenuta elezione senza attendere nessun placet. Nasce così l’ istituzione del conclave, come riunione degli elettori del papa. Con il decreto del 59 Niccolò II detta norme sul celibato ecclesiastico, che impediscono a qualunque ordinato in sacris di celebrare nozze valide, e che fanno del clero un corpo sociale interamente dedito al servizio ecclesiastico, dipendente solo dalla gerarchia e da Roma. L’ obbligo del celibato ecclesiastico non ha fondamento divino, ma è stato preferito dalla Chiesa romana. I sostenitori del matrimonio dei sacerdoti si richiamano ad alcuni testi apostolici favorevoli alla propria tesi. Nelle Chiese orientali i preti si sposano, solo per l’ ascesa all’ episcopato si scelgono preti celibi. La motivazione pastorale-istituzionale sarebbe che il matrimonio ipmedirebbe al clero di costituirsi in personale ecclesiastico stabile e autonomo rispetto agli impegni mondani.
pregare una sola volta per tutti, e di dedicare una solenne cerimonia a quanti sono scomparsi: nasce così la commemorazione dei due defunti, che poi la Chiesa recepirà ufficialmente situandola al 2 novembre nel calendario gregoriano. Bernando di Chiaravalle vuole riportare la vita religiosa alle sue origini, ripristinando l’ obbligo del lavoro oltre a quello della preghiera. A questi fondamenti strutturali della proprietà della Chiesa si aggiunge lo strumento della decima ecclesiastica, che ha radici su un passo scritturale nel quale si dice a quanti diffondono il messaggio cristiano: “dimorate in quella casa, mangiando e bevendo quello che ci sarà presso di loro, poichè l’ operaio ha diritto alla sua mercede.” L’ obbligo della decima viene esteso a tutte le rendite senza eccezione. Tra il XIII e il XIV sec. si aggiunge anche la decima papale, imposta per eventi straordinari (crociate, esigenze della Sede apostolica), che faranno crescere l’ insofferenza della popolazione. Un altro importante istituto della Chiesa è quello del patronato, mediante cui si ottengono fondi per la costruzione di monumentali edifici di culto. Al patrono viene chiesto di sostenere le spese per la costruzione dell’ immobile, in cambio di diritti e privilegi: diritto di nomina del rettore, del capo della comunità, di sepoltura in loco, all’ assistenza in caso di bisogno, di ereditarietà di tali diritti. Ancora più importante è la tradizionale attenzione della Chiesa per i lasciti pii: Alessandro III modifica la regola romana che ritiene necessari 5, o 7 testimoni per certificare la volontà del testatore e dichiara che sono sufficienti due testi, mentre Innocenzo III prevede che le ultime volontà siano lasciate alla determinazione di un soggetto terzo, il parroco o il vescoco. Infine, il civis-fidelis vede crescere il ruolo della Chiesa con lo sviluppo del privilegio del foro, e con la diffusione dei tribunali dell’ Inquisizione e delle loro pratiche persecutorie. Le sentenze dei tribunali della Chiesa hanno efficacia al pari delle sentenze civili. Nei tribunali ecclesiastici il laico ha sempre una condizione svantaggiata. Il privilegio del foro, che ha il suo precedente più antico nella episcopalis audentia di epoca costantiniana, si evolve nel tempo, ma conosce la massima espsansione nella Respubblica christiana. Il principio teorico che legittima tale privilegio è contenuto nel Decretum di Graziano secondo cui i chierici nonpossono essere giudicati dal tribunale civile absque pontificis permissu. Il vescovo è giudice dei chierici, e chi cita un chierico di fronte al tribunale secolare è colpito da anatema. Le prime competenze esclusive dei trubunali ecclesiastici sono le cause intrinsece spirituales, cioè quelle riferite alla fede, ai sacramenti, alle cercimonie ecclesiastiche, al vincolo matrimoniale. Poi si aggiungono cause di ogni genere, da quelle per voto o per giuramento a quelle in cui sia presente un profilo morale o un interesse della Chiesa. Per quanto riguarda la repressione dell’ eresia, la Chiesa ha sempre avuto competenze. Spetta al vescovo vigilare il depositum fidei e l’ ortodossia tra i fedeli. Nella Respublica christiana il sistema repressivo si trasforma profondamente. Sono ormai scomparse le grandi eresie del primo millennio, che coinvolgevano intere nazioni, e ora l’ eresia si manifesta nel medioevo all’ interno della Chiesa d’ occidente in tanti rivoli. Di fronte al diffondersi dell’ eresia (o presunta tale) in ogni area geografica e nel ceto intelletuale, la Chiesa scatena una vera e propria crociata, bandita nel concilio lateranense IV con una sorta di legittimazione ad uccidere, non senza preventiva assoluzione. Il nuovo strumento con cui la Chiesa vuole condurre la guerra di sterminio degli eretici è dato dall’ Inquisizione che si sovrappone alla competenza dei vescovi, in quanto è esercitata per mezzo di delegati pontefici che agiscono in piena autonomia. Essi sono inviati nele diverse nazioni per cercare e reprimere l’ eresia. Disciplinata dalla Costituzione Ex.communicamus et anathemisamus di Gregorio IX, l’ Inquisizione si fonda sul principio della ricerca degli eretici, perciò si sistema nelle diverse località di una regione in cui ha giurisdizione e vi apre le sessioni del tribunale con l’ editto di grazia e l’ editto di fede. Il primo editto sollecita la confessione spontanea degli eretici, cui segue la remissione della colpa e l’ irrogazione delle pene canoniche. L’ editto di fede apre la fase delle delazioni poichè impone a chiunque di denunciare i casi evidenti o i sospetti di eresia. La procedura si sviluppa contestando la colpa dell’ interessati, senza la preenza di avvocati, tenendo celati i nomi dei delatori, e prosegue utilizzando lo strumento della tortura fisica. Il processo si conclude con una sentenza contro cui non è ammesso appello. Il diritto canonico prevede una serie di pene comminate a seconda della gravità della colpa, semprechè l’ eretico non si penta e si converta: carcere, confisca dei beni, distruzione della casa, esclusione dei figli eretici dalle cariche ecclesiastiche fino alla seconda generazione. La pena di morte rimane formalmente estranea al diritto penale canonico, ma l’ inquisitore ha la possibilità di consegnare il condannato al braccio secolare che provvede all’ esecuzione capitale attraverso combustione. E’ negata la sepoltura cristiana ai corpi dei condannati. Si susseguono da quel momento eretici ed eresie che la Chiesa ricerca, e cancella dalla storia della cultura occidentale. Così avviene per le tendenze papueristiche che critiano la struttura della Chiesa e l’ attaccamento del clero ai beni e alle ricchezze materiali. Iniziato da Pietro Valdo nel 1175 circa, esso esalta una religiosità laicale e anticipa la riforma protestante, reclamando il diritto di ciascun fedele a predicare il Vangelo, e riducendo l’ apparato sacramentale della Chiesa solo all’ eucarestia e alla penitenza. Il movimento dei Catari professa una nuova antitesi tra il principio del bene e quello del male, e che si riadica nella Francia meridionale. Gli uomini per loro sono divisi tra i perfetti che devono condurre una vita ascetica, e i normali credenti ai quali è consentito condurre una vita accomodante, purchè illuminata dall’ adesione alla fede.
Affermazione e declino della teograzia da Gregorio VII a Bonifacio VIII. La vocazione temporalistica della Chiesa.
La caduta di Costantinopoli, la reconquista dell’ Islam della penisola iberica, il contenimento dell’ Islam. Dopo la separazione nel 1054, Roma ha continuato a coltivare il sogno di piegare Costantinopoli, non mancando di umiliarla fino a far crescere nella Chiesa d’ oriente un sentimento d’ avversione per tutto ciò che è cattolico e
romano. Con l’ avvio della crociate, Bisanzio spera di trarne vantaggio per rientrare in possesso di terre che gli arabi gli avevano tolto. Alcuni dei territori conquistati dai crociati sono riconsegnati alla sovranità di Bisanzio, ma con insediata una chiesa locale da Roma, con gerarchia latina. L’ episodio che fa degradare i rapporti tra Roma e Costantinopoli è legato alla conquista e al sacheggio della capitale dell’ impero da parte dei protagonisti della IV crociata. Anzichè seguire l’ itinerario originario, su istigazione di Venezia, i crociati deviano per Costantinopoli per intromettersi in una questione di legittimismo dinastico e per procedere all’ assedio della città, sottoposta a saccheggio violento. Viene impiantato un impero latino d’ oriente, con l’ elezione dell’ imperatore Baldovino di Fiandra, mentre le terre bizanzinte vengono divise tra il nuovo imperatore, i crociati e i veneziani. Questi ultimi eleggono un patriarca che prende il posto di Giovanno Camateros, per il principio imperium est vestrum, nos habebimus patriarchatum, dopo aver occupato Santa Sofia.Inizia il dominio occidentale delle Chiese bizantine, che prosegue fino al 1261, quando Michele Paleologo riconquista Costantinopoli. Di fronte alla minaccia di Maometto II che nel 1452 si appresta all’ assedio della città, Roma propone un accordo unionista, ma la Chiesa bizantina è avversa. Nel 1453 si consuma l’ assedio e la conquista di Costantinopoli. Occupato e devastato il tempio della cristianità d’ oriente, il Sultano fa decapitare l’ imperatore Costantino XI, accetta come nuovo patriarca Giorgio Scolario. L’ islamizzazione di Costantinopoli segue lo schema classico. I cristiani che non si convertono sono assoggettati al tributo e rimangono sotto la giurisdizione del loro capo spirituale. Le chiese cristiane si mutano in moschee, le conversioni di moltiplicano, la società viene governata dal Corano come codice fondamentale della vita politica e civile. La Chiesa d’ oriente si inaridisce. La dottrina si fossalizza e non si evolve. In russia si va radicando una forma di cesaropapismo zarista. Mosca aspira a diventare la Terza Roma. Nel 1547 il metropolita di Mosca incorona zar Ivan il Terribile, senza previa consultazione col patriarca di Costantinopoli, e avvia il processo che porta alla nascita della Chiesa autocefala russa nel 1589, con la consacrazione di Giobbe, quale primo patriarca di tutta la Russia. Allo stesso tempo l’ Islam perde la penisola Iberica la cui reconquista impegna il Portogallo, i cattolicissimi re di Spagna. Se a Bisanzio la memoria cristiana era fatta di paura e repulsione di un mondo che si vede come conquistatore, ostile, feroce, l’ esperienza nella penisola iberica fu diversa: scaturisce una civiltà colta, tollerante. Quando Cordova cade nel 1236, il domincio arabo inizia a sfaldarsi in piccole entità politico-territoriali progressivamente eliminate dai re cristiani. Nel 1492 si ha la caduta di Granada, ad opera del regno unificato di Spagna, e segna la fine della dominazione musulmana; si ha l’ intento di purificare l’ etnia confessionale da parte della monarchia e dai tribunali dell’ Inquisizione. L’ Inquisizione non ha giurisdizione su giudei ed infedeli, essendo diretta a combattere l’ eresia. Vengono emanati in Spagna i c.d. editti di espulsione che offrono agil ebrei e ai musulmani l’ alternativa tra abbandono del territorio spagnolo o la conversione mediante battesimo. Molti decidono di farsi battezzare per convenienza, formalmente. I tentativi di riconquista ottomana non si esauriscono in queste due esperienze, ma sono ricorrenti. La resistenza crisitana è vittoriosa nelle battaglie di Lepanto e di Vienna, con cui si contiene l’ espansione musulmana. Il Patriarca di Costantinopoli resta comunque il capo spirituale dell’ ortodossia orientale, senza ormai un popolo cristiano di riferimento. La condizione di cattività politica impedisce di svolgere qualsiasi ruolo autonomo, anzi è indotto a compiere atti umilianti. E’ del 1798 la pubblicazione a Costantinopoli dell’ opera L’ esortazione paterna, con cui si sostiene il carattere provvidenziale della dominazione ottomana, e che le richieste di libertà sono incompatibili con qualsiasi regime politico e che occorre pregare il sultano. Ancor più avvilente il documento letto nelle Chiese di Costantinopoli nel 1821 con cui il Patriarca condanna la rivoluzione greca. Il sultano lo fa comunque impiccare e fa eliminare 10 metropoliti e vescovi. Ciò provoca tendenze indipendentistiche nella Chiesa greca, che nel 1833 è resa autonoma con proclama del governo, riconosciuta dal Patriarca di Costantinopoli.
La riforma protestante e la nuova divisione religiosa dell’ Europa Nel suo monastero di Erkfurt, Martin Lutero vive l’ esperienze della distanza infinita che separa l’ uomo da Dio. Per lui l’ uomo è consapevole, non ha energie autonome nè possibilità di riscattarsi per avvicinarsi a Dio e per meritare la salvezza. Scrive che la sua vita di sacrifici è stata inutile: “Durante i 15 anni che sono stato monaco, mi stancavo di dir messa tutti i giorni, mi sfinivo con i digiuni, le veglie, le preghiere, e con altre pratiche estremamente penose. Tutto ciò è fatica sprecata. Chi avrebbe creduto che tutto questo era una perdita di tempo e che un giorno sarei giunto a dirmi: i miei 20 anni di vita monastica sono perduti?” Martin Lutero si convince che a nulla valgono le opere della salvezza: la misericordia di Dio è talmente grande che egli giustifica l’ uomo e le sue colpe. La salvezza diviene parte di un disegno divino che l’ uomo non conosce e che è stabilito ab aeterno nell’ ambito di una predestinazione più o meno angosciante. La giustificazione per la fede diviene il punto di rottura con l’ ortodossia e la dottrina romana. Lutero prende le mosse per una rivolta antiecclesiastica e antiromana. Roma si è appopriata della Chiesa e l’ ha piegata alle sue esigenze e ai suoi interessi—> critica alle indulgenze.—> critica dell’ ecclesiologia e della struttura temporale della Chiesa Romana. Quando alla porta di Wittenberg vengono esposte le 95 Tesi di Lutero (1517), l’ autore trova sostegni da grandi personalità politiche che gli garantiscono l’ immunità. Il consenso ricevuto trasforma il dissenso teologico di
Il giurisdizionalismo cattolico e le guerre di religione. Il principio di tolleranza religiosa. La riformma luterana influenza anche l’ altra parte di Europa che resta cattolica: ogni Stato avverte l’ importanza della religione e cerca di strutturarsi in modo confessionalmente omogeneo con l’ intento di potenziare la compattezza interna e la forza all’ esterno. La formula dell’ assolutismo regio- un roi, une foi, une loi-svuota progressivamente il diritto canonico, che si poneva come lex communis in universo, del suo potere reale. In una prima fase ogni atto normativo della Chiesa assume efficacia solo se munito dell’ exequatur o placet regio, concesso o negato in funzione degli interessi statuali del momento. Successivamente il placet regio è condizione per la validità stessa dell’ atto normativo che di sè ne è privo. Con l’ affermazione del principio per cui la legge è frutto esclusivo della potestà e capacità legislativa dello Stato, il diritto canonico viene posto ai margini della realtà giuridica statuale. Il giurisdizionalismo si dispiega ovunque: a cominciare dalla Francia, paese delle libertà gallicane, proclamante nella Declaratio Cleri Gallicani nel 1682. Con gli iura maiestatica circa sacra il sovrano limita le invadenze ecclesiastiche, e interviene nell’ organizzazione interna della Chiesa. Lo Stato vuole intervenire per riformare i costumi del clero (ius reformendi), intende difendersi da attività contrarie ai propri interessi politici (ius cavendi), e vuole rivendicare competenze circa la nomina dei grandi dignitari ecclesiastici (ius nominandi). Lo Stato avverte il peso della proprietà della Chiesa che costituisce gran parte del patrimonio nazionale e agisce per incamerare alcuni beni di monasteri ed ordini religioni (leges de amortizando), sia per controllare gli enti ecclesiastici, imporre prelievi fiscali, amministrare i loro beni in periodo di vacanza. Infine lo Stato pone all’ esercizio dei tribunali ecclesiastici un limite, riconoscendo ai cittadini il diritto di ricorrere al sovrano (ius appellationis) contro sentenze ecclesiastiche, limitanto l’ operatività del privilegio del foro. Tuttavia l’ Europa è ancora unita dall’ intolleranza che ciascuno Stato riserva a quanti non si riconoscono nelle rispettive religioni statali. Lutero scrive che sia cosa utile bruciare tutte le Sinagoghe, e chiede che siano distrutte le loro case private, e gettati gli ebrei nelle stalle, affinchè si rendano conto di essere prigionieri in esilio e non padroni della nostra terra. Quanto alla libertà religiosa, la maggior parte segue il pensiero di Teodoro di Beza, per il quale va considerata come un dogma diabolico perchè significherebbe che ognuno si dovrebbe lasciare andare all’ Inferno a modo suo. Gli eretici sono meritevoli non sono di essere scacciati, ma anche per mortem a mundo exclundi, secondo l’ insegnamento di Tommaso d’ Aquino. Il primo impatto della riforma è quello di moltiplicare le eresie: ciascuno è eretico nei confronti degli altri e viceversa, e cercano di distruggersi. In Germania e nell’ Europa nel nord i luterani combattono tutti coloro che non si riconoscono nella Confessione Augustana del 1530, in Inghilterra sono perseguitati tutti coloro che non sono anglicani. Negli Stati cattolici l’ Inquisizione lavora senza soste. La Francia conosce lo sterminio degli Ugonotti con la strage della notte di S.Bartolomeo. La Spagna pianifica gli autodafè contro i primi focolai luterali, ma questi si spengono e il protestantesimo rimane un corpo estraneo alla penisola iberica. Nella penisola italiana luteranesimo diviene sinonimo di germanesimo, non c’è spazio nella penisola del papa per fronte ereticali. I pochi protestanti che esistono sono mandati al rogo. Guerre di religione vengon combattute nei territori tedeschi che si dividono tra l’ adesione alla riforma e la fedeltà al papa. La prima campagna di guerra è condotta da Carlo V con la speranza di cancellare il luteranesimo dall’ Europa. La seconda è combattuta per 30 anni (1614-1648) con assedio ed espugnazione di intere città. Al termine delle guerre vengono stipulati due trattati che introducono i limitati riconoscimenti del diritto di libertà religiosa, che valgono solo per le terre fermaniche. Nel 1555 la pace di Augusta sancise il principio del cuius regio ius et religio, per il quale il sovrano è il capo religioso nel suo territorio e può scegliere la religone cattolica o quella luterana. I sudditi devono seguire la religione del sovrano o migrare (ius migrandi) in uno Stato in cui professi la sua fede. Ogni altra religione è proibita. La pace di Westfalia del 1648 estende il principio del cuius religio alla religione calvinista con la quale i luterani avevano stretto alleanza nella lega evangelica del 1608. Il sovrano può concedere ai propri sudditi di praticare in forma privata il proprio culto e di educare in esso i figli, senza subire discriminazioni. Nuove teorie e provvedimenti “di tolleranza” ricorrono tra il XVI e il XVIII sec. Con la scuola giusnaturalista di supera la soglia di ogni confessionismo e si parla di un ordinamento giuridico che preesiste alle diverse organizzazioni umane e sociali. Un ordinamento, ricco di diritto e garanzie, che per Ugo Grozio, sussisterebbe in un certo modo ugualmente anche se ammettessimo che Dio non esistesse e che Egli non si occupasse dell’ umanità. Nel 1578 l’ Olanda segue l’ esempio della pace di Augusta e riconosce la libertà religiosa in tutte le sue province. John Locke nel 1685 con l’ Epistola de tolerantia afferma che la tolleranza deve essere il principale segno distintivo della vera Chiesa. Lo Stato poi persegue il solo fine di conservare e promuovere i beni civili, come la vita, la libertà, l’ integrità fisica e l’ assenza di dolore, la proprietà di beni e ricchezze e non ha competenza su questioni come la salvezza delle anime. L’ Inghilterra nel 1689 con il Toleration Act concete libertà di culto a tutte le confessioni con eclusione dei sociniani, degli ebrei e dei cattolici. L’ Impero asburgico con l’ Atto di tolleranza del 1781 concede ai seguaci delle religioni elvetica e d’ Augusta, e ai Greci non- ortodossi,di praticare il culto divino privatamente dappertutto secondo la loro fede.
Separatismo e modernità nell’ area cristiana. Separatismo amico delle Chiese e separatismo ostile.
Una rivoluzione epocale si realizza sul finire del 700 quando si affermano negli Stati Uniti d’ America e in Francia, i principi e le istutizioni dello stato moderno separatista. Il separatismo si identifica con la modernità quando dichiara che lo Stato mai più si interesserà di teologia, o di dottrina religiosa, che la religione sarà lasciata nella libera disponibilità del cittadino. Ciascuno sceglierà se credere. Lo Stato si strutturerà come ente autocefalo, recidendo ogni legame con le Chiese. Sotto il profilo storico il separatismo si identifica con la modernità perchè esprime il bisogno della collettività di liberarsi da ogni vincolo ecclesiastico autoritativo. Lo Stato ha in sè la propria legittimazione e in quanto Stato sovrano è l’ unica fonte del diritto nel proprio ambito territoriale. Il diritto canonico cessa di avere rilevanza giuridica e con esso vengono meno gli istituti essenziali del sistema: il foro ecclesiastico è abolito e tutti i citaddini sono sottoposti alla medesima giurisdizione. Il matrimonio non è più di competenza della Chiesa e si identifica con il matrimonio citivle cui possono accedere cittadini di ogni fede. Lo Stato si struttura in modo da assolvere con i propri uffici civili funzioni che prima espletava la Chiesa (nascite, matrimonio, sepolture). Cessa di esistere il civis-fidelis con i doppi legami, ed è sostituito dal cittadino, soggetto ad un solo ordinamento statuale. Il primo fondamentale diritto del cittadino è il diritto di libertà religiosa; scompaiono dal mondo giuridico i concetti di ortodossia ed eresia. Nel movimento che accompagna la svolta separatista sono presenti orientamenti diversi. La tradizione anglosassone e nordeuropea, di ispirazione protestante, muove da una concezione favorevole alla religione e alle Chiese. Dalla lezione di Grozio, Hobbes e Locke deriva la teoria giusnaturalistica che vede lo Stato come un soggetti dai fini non illimitati, proteso al bene comune, fondato sulla divisione e sull’ equilibrio dei poteri. In Kant, maggior esponente dell’ illuminismo continentale, non solo non è presente alcun astio verso la religione, ma anzi si ritrova uno spirito che interpreta la fede in Dio come un bisogno essenziale dell’ uomo, sostenibile esclusivamente dalla ragion pratica. E’ di Kant l’ interpretazione dell’ illuminismo, per cui viene considerato come la fuoriuscita degli uomini dallo stato di minorità a loro stessi dovuta. In altra corrente di pensiero prevale l’ ostilità alla religione: è di Voltaire l’ esaltazione della filosofia che deve illuminare gli uomini, che quando arriva in mezzo a queste tenebre, trova gli spiriti così accecati da secoli di errori. Il passato è tutto da respingere. Il primo pensiero si svilupperà in un’ area come quella nordamericana priva dei fardelli del vecchio continente, il secondo nei Paesi cattolici e in Francia soprattutto, dove l’ anciem regime spinge alla ribellione. Gli Stati Uniti d’ America si sono venuti formando con una colonizzazione spontanea e hanno visto il raccogliersi di diversi gruppi confessionali, spesso sfuggiti alle varie inquisizioni degli Stati europei intolleranti. Le diverse colonie si portano appresso l’ eredità confessionissta europea, ma quando si riuniscono in uno Stato unitario e federale e giungono alla Dichiarazione di indipendenza nel 1776, si trovano a vivere in un pluralismo consolidato. Non vi è infatti una confessione dominante da sradicare, un papa contro cui combattere, beni ecclesiastici da incamerare. Il nuovo Stato si proclama amico di tutte le religioni senza abbracciarne alcuna. Si afferma nella Dichiarazione di indipendenza: è verità di per sè evidente che tutti gli uomini sono stati creati uguali e che il Creatore li ha dotati di alcuni diritti inalienabili quali la vita, la libertà, il perseguimento della felicità. La fede comune in Dio è posta a fondamento del nuovo ordine giuridico, che si fonda sull’ equilibrio dei poteri. In Francia scoppia la scintilla rivoluzionaria del 1789: l’ unica confessione che si scorge è quella cattolica, che ha accumulato ricchezza e potere, svolgendo funzioni che dovrebbero essere dello Stato. Lo Stato se vuole vivere autonomamente deve spezzare una rete di poteri, economico e finanziario, politico e civile. C’è poco spazio in questa situazione, per l’ equilibrio dei poteri, mentre si afferma il dogma del potere illimitato della legge e del valore pratico della violenza: nasce uno Stato accentrato e burocratico. La Chiesa cattolica lo legge come il frutto diabolico contro l’ ordine antico, e dichiara una guerra totale contro la modernità, ponendosi come il nemico irriducibile dello Stato liberale. Ancora nel 1864 con il Syllabus di Pio IX si torna a condannare tutto ciò che è derivato dalla svolta illuminista.
Diritto, Stato, religione, negli Stati Uniti d’ America, in Francia e nell’ Europa del XIX secolo. Il nuovo modo di concepire i rapporti tra Stato e Chiese viene definito negli USA tra il 1788-91 con l’ articolo VI, comma 3 della Costituzione americana: nessuna professione di fede sarà mai imposta come necessaria per ricoprire un ufficio o una carica pubblica negli Stati Uniti. Con il primo emendamento alla Costituzione: Il Congresso non potrà fare alcuna legge per il riconoscimento di qualsiasi religione, per proibirne il libero culto, per limitarne la libertà di parola o di stampa, o il diritto di riunione in forma pacifica e di inoltrare petizioni al Governo per la riparazione dei danni subiti. Si afferma in questo modo la separazione istituzionale che rifiuta ogni forma di unionismo e confessionismo dell’ ente Stato e garantisce la libertà religiosa. Nell’ ordinamento statunitense si afferma un particolare favor religionis, da cui conseguono ostilità e diffidenza verso ogni posizione non-religiosa o ateistica. L’ ostilità ha radice nella formazione delle colonie, nelle quali la religiosità è talmente comprenetrata da rendere inconcepibile l’ indifferenza religiosa. Per tutte le cariche si richiedeva un giuramento da prestarsi sulla Bibbia, mentre le sessioni del Parlamento si aprivano con preghiere. Lo Stato nordamericano nasce come stato federale, garante delle autonomie delle singole aggregazioni statuali e non conosce le strutture accentrare e burocratiche degli ordinamento europei. Lascia spazio ai soggetti privati, tra cui Chiese e confessioni religiose, in ambiti sociali quali quelli dell’ educazione e della scuola, della famiglia, dell’ assistenza.
In Germania gli Stati coesistono in una legislazione universale e territoriale. Nel 1794 si ha la svolta liberalizzatrice con il Diritto territoriale universale emanato in Prussia, con cui si concede ad ogni abitante dello Stato piena libertà di credenza e coscienza. Nello stesso codice prussiano viene definita la classificazione delle principali confessioni religiose, luterana, riformata e cattolica,come corporazioni puccliche privilegiate. Lo Stato perpetua il rapporto di integrazione con le confessioni adattandolo alla tripartizione religiosa della società. Uno degli strumenti utilizzati per conseguire questo obiettivo è lo strumenti pattizio. L’ ordinamento tedesco è ancora oggi fondato su una molteplicità di accordi, nazionali e territoriali, con le Chiese.
Il totalitarismo di destra e sinistra, del XX secolo. Comunismo e separatismo ateista. Fascismo e svolta concordataria. Il XX sec. è segnato dal trionfo e dalla caduta del totalitarismo ideologico e dello Stato totalitario. Le radici del totalitarismo vanno ricercate nei limiti dello Stato liberale che in Europa si fa Stato imperialista e conquistatore, nella prassi giacobina che vuole instaurare una società perfetta con metodi violenti, e concepisce la vita e la dinamica politica come fondate sull’ anticresi amico-nemico, progressista-reazionario, destinate a salvare i primi, annientare i secondi. Allo stesso tempo le radici razziste che in Europa e negli Stati Uniti hanno ricevuto alimento nella versione antisemita hanno diffuso pratiche violente tra la fine dell’ 800 e l’ inizio del 900. Il punto di coagulo di queste correnti diviene lo Stato giacobino, che si fa a seconda delle occasioni Stato fascita, nazista o comunista. Primo in ordine il totalitarismo comunista si realizza in Russia, nel Paese più arretrato d’ Europa, quando l’ ideologia marxista viene posta a fondamento di un sistema politico-normativo proiettato alla costruzione del comunismo nel mondo. Preso il potere nel 1917, i comunisti russi adottano la strategia giacobina più radicale proclamando che sono nemici storici tutti coloro che non si riconoscono nel progetto di edificare una società senza classi, e pongono tra questi nemici la religione e le Chiese. La religione è da combattere sul terreno ideologico: essa non è che un riflesso dell’ alienazione umana. La svolta separatista del 1917 realizza una modernizzazione. I principi del nuovo ordine separatista sono: la fine del cesaropapismo, la proclamazione del diritto di libertà religiosa e di coscienza, la laicizzazione degli apparati pubblici, la riduzione della religione e delle Chiese a fenomeni privati, la totale irrilevanza civile dei rapporti interconfessionali. E’ l’ assetto ideologico e strutturale del nuovo sistema normativo che finisce con lo stravolgere il concetto stesso di separatismo. L’ abolizione della proprietà e dell’ iniziativa privata trasforma la condizione delle Chiese riducendole ad un livello di totale emarginazione. Tutto viene consegnato nelle mani dello Stato, nulla resta nella disponibilità dei privati. Viene abolito oltre all’ insegnamento religioso nelle scuole pubbliche, il concetto stesso di scuola privata. Restano solo dei corsi speciali di teologia, ammessi dallo Stato in numero minimo, per la formazione del personale ecclesiastico. Si giunge a proibire di organizzare riunioni religiose o di altro genere. Infine viene abolita la proprietà ecclesiastica esistente, nazionalizzata completamente, e si inibisce la stessa possibilità di accumulo di beni per le Chiese: nessuna comunità ecclesiastica ha diritto di possedere proprietà. Tale ordinamento ha perso ogni sfumaturà di laicità perchè non concede autonomia di sorta alle confessioni religiose, e le rende succubi del potere politico-amministrativo, L’ ordinamento cancella la neutralità della legge in materia religiosa e plasma uno Stato ideologico ad impronta ateistica. La Costituzione dell’ URSS del 1936 riconosce a tutti i cittadini di praticare liberamente i culti religiosi e la libertà di propaganda antireligiosa. L’ assetto costituzionale pone alla base dello Stato e del Partito unico il sistema di pensiero del marxismo-leninismo, che considera la religione come esperienza storicamente superata dall’ evoluzione dell’ uomo. Essere credenti in Unione Sovietica è come essere cittadini di secondo grado, con il rischio di emarginazoine e persecuzione. Negli anni ’20 è guerra contro la Russia bianca, controrivoluzionaria e reazionaria. Negli anni ’ sono le persecuzioni e le purghe staliniane a colpire milioni di cittadini. Nel secondo dopoguerra si procede a nuove repressioni, per punire il collaborazionismo filonazista. In questa fase Stalin sopprime l’ intera Chiesa cattolica dell’ Ucraina e decreta il passaggio di edifici di culto e beni di questa alla Chiesa ortodossa. L’ egemonia del sistema comunista si estende nell’ Europa dell’ est, dopo la seconda guerra mondiale, si introducono regimi di ispirazione marxista in tutti quei Paesi che gli accordi di Yalta lasciano nella sfera d’ influenza sovietica. Quasi oppote le ragioni storiche del totalitarismo di destra che prende vita nell’ occidente europeo, in cui convergono gli umori e i veleni accumulati in società che non hanno conosciuto stabili regimidemocratici, desideri di egemonia dei vincitori, umiliazione dei vinti. La paura del comunismo spinge le borghesie nazionali ad allearsi con i movimenti di tipo fascistico che promettono ordine e restaurazione dell’ autorità. La religione, in particolare quella cattolica, svolge un ruolo principale in quanto sono tutti cattolici quei Paesi nei quali il fascismo si afferma: Italia, Spagna, Portogallo, Austria. Il ruolo del cattolicesimo è un rinnovato strumento di coesione sociale e di consenso politico. Il totalitarismo di destra vede una nuova convergenza di interessi tra Stato e Chiesa che si esprime nella stipulazione dei diversi Concordati. Il Concordato con la Germania di Hilter è quello meno confessionista, perchè la società tedesca è solo in parte cattolica, ma è quello che più tradisce l’ intento strumentale che muove le parti: del nazismo che vuole garantirsi l’ appoggio di una imponente componente sociale, della Chiesa che intende ottenere più di quanto può in
immagin, prestigio. La Chiesa ottiene la protezione dello Stato per gli ecclesiastici e l’ esenzione per chierici e religiosi dall’ obbligo di assumere incombenze ed uffici pubblici, l’ insegnamento della religione nelle scuole e la nuova erezione di scuole confessionali cattoliche. Lo Stato ottiene il divieto per ecclesiastici di iscriversi a partiti politici e l’ impegno che l’ insegnamento religioso si curerà all’ educazione alla coscienza dei doveri nazionali. I vescovi prestano giuramentoe promettono di rispettare il Governo stabilito. Gli altri Concordati, in Italia, Austria, Spagna e Portogallo, presentano uniformità di contenuti e riflettono il tentativo di restaurare il prestigio e parte dei poteri della Chiesa cattolica persi nel precedente sistema separatista. Spicca, in tutti i Concordati, la riassunzione della religione cattolica a sola religione dello Stato, con conseguente caduta del principio di laicità. E’ introdotto l’ insegnamento della religione cattolica in tutti i gradi dell’ istruzione, con forma quasi obbligatoria. Si ha un regresso civile in materia matrimoniale, con il riconoscimento della giurisdizione esclusiva dei Tribunali ecclesiastici nelle cause di nullità. Si tratta di un mcroscopico ritorno del privilegio del foro. Le confessioni non cattoliche rientrano in un limbo di discriminazioni e di emarginazione. In Germania ha inizio la discriminatoria nazista e si da vità all’ olocausto di milioni di ebrei. In Italia, Mussolini riesce nel 1938 a corrompere l’ ordinamento attraverso le leggi razziali che sanciscono discriminazioni civili per gli ebrei, espulsi dagli uffici pubblici e dalle Università, impediti nella celebrazione di matrimoni misti.
Fine del totalitarismo, seconda modernità, diritti umani. Con il fallimento del totalitarimo, prima di quello nazi-fascita poi di quello staliniano, l’ occidente deve rifare il bilancio della modernità. Il 900 è epoca di revisioni, riguardanti lo Stato e con esso l’ ideologia della razionalità. La scuola di Francoforte sottopone a critica il principio di razionalità, giudicandolo inadeguato a distinguere il bene dal male. La ragione implica l’ idea di una libera convivenza tra gli uomini, ma rappresenta l’ istanza del pensiero calcolante che guarda all’ oggetto come a mero materiale di sfruttamento. Nel 1857 la Suprema Corte americana afferma che i governi indiani sono considerati e trattati come governi esteri, e che la loro sottomissione alla razza bianca è stato il frutto degli eventi, perchè si è dovuto, per il loro bene e per il nostro, considerarli come in uno stato di tutoraggio. La Corte aggiunge che ai neri non spetta nulla. Gli uomini dalla pelle scusa sono da considerarsi come una classe di esseri subordinati e inferiori, che sono stati soggiogati dalla razza dominante, e che rimangono soggetti all’ autorità dei bianchi. Essi non hanno alcun diritto o privilegio. Per la Corte, i negri sono talmente inferiori che ciascuno di essi può essere comprato o venduto, e trattato come un articolo ordinario di commercio, quando può esserne tratto profitto. La spinta all’ imperialismo ad invadere le terre d’ altri non è del 900, ma la si ritrova nell “epopea” napoleonica, in cui si inaugura l’ imperialismo contemporaneo. Nelle radici del totalitarismo sono coinvolte anche le Chiese e le religioni. Quelle protestanti non hanno mai levato voce contro il razzismo. Quella cattolica ha flirtato cono ogni forma di assolutirmo, ed è rimasta ferma alla condanna dei diritti di libertà. Pio XI percepisce i costi che la Chiesa deve pagare all’ alleanza totalitarista e prende le distanze dal regime hitleriano. Solo con il Concilio Vaticano II il cattolicesimo si riconcilia con la modernità. E’ del 1965 la Costituzione conciliare Gaudium et Spes, che si pronuncia a favore della forma democratica dello Stato e del diritto di libertà religiosa. Si rinviene il rifiuto di ogni tipo di totalitarimo. Con la dichiarazione Dignitatis humanae, il Concilio elabora una originale concezione del diritto di libertà religiosa, che si vuole fondato sul rispetto dell’ autonomia e della dignità della persona umana. Giovanni Paolo II assume il compito di procedere ad una revisione della storia della Chiesa. Sono sue le richieste di perdono per l’ Inquisizione, per l’ atteggiamento tenuto da Roma nei confronti di Lutero o delle Chiese ortodosse, per quella ostilità verso l’ ebraismo. Insieme a questa generale revisione critica, si apre una fase storica nella quale si cerca di ridimensionare e trasfigurare il ruolo dello Stato. Il primo ridimensionamento si realizza a livello internazionale, dove si fa strada l’ idea che il mondo intero debba essere governato da una autorità mondiale dotata di forza sufficiente per imporsi ai singoli Stati. Nel 1945 viene approvata la Carta delle Nazioni Unite nel 1945. L’ art. 42 dello Statuto dell’ ONU stabilische che il Consiglio di Sicurezza può intraprendere, con forze aree, navali o terrestri, ogni azione che sia necessaria per mantenere o ristabilire la pace e la sicurezza internazionale. Si afferma il diritto-dovere di intervento della comunità internazionale. L’ art. 1 della Dichiarazione Universale dei diritti dell’ uomo del 1948 afferma che tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza. Da questo momento si viene formando un reticolato di Trattati, Convenzioni, Dichiarazoini internazionali per enunciare i contenuti dei diritti umani e per garantire strumenti di controllo. I diritti umani divengono il nuovo paradigma delle relazioni internazionali e della trasformazione dello Stato. Verso la fine del 900 si afferma il principio di ingerenza umanitaria in base al quale l ONU e gli organismi regionali delegati possono intervenire per porre fine a violazioni dei diritti umano nei confronti di popolazioni o minoranze da parte dei singoli Stati sovrani. Si cerca di smussare il profilo accentrato dello Stato, di trasformarlo in garante e promotore dei diritti sociali e di libertà. Al centro di questa idea di Stato: mai più guerre ideologiche, di religione, discriminazioni per alcuna razza, fede, opinione ideale o politica.
In Russia in conflitto tra la Terza Roma e la Roma dei papi è tornato a manifestarsi quando nel periodo gorbacioviano è sembrato che le politiche del Cremlino potessero aprire le porte ad una presenza generalizzata di tutte le Chiese, favorendo di fatto il cattolicesimo. La legge del 1 ottobre 1990, quando ancora esisteva l’ Unione Sovietica, si apriva agli standard occidentali, con il riconoscimento pieno della libertà religiosa e di coscienza, del diritto di tutte le confessioni di organizzarsi e agire senza limitazioni di sorta. Ne è derivata una dura reazione del Patriarcato di Mosca, che con il venir meno dell’ Unione Sovietica e il ricostituirsi della Repubblica Russa, ha posto il veto ad una visita del pontefice romano a Mosca e ha influenzato la formazione della nuova legge fondamentale della Federazione russa del 1/10/1997. Questa si apre con il riconoscimento dello speciale contributo dell’ ortodossia alla storia della Russia, ossia alla formazione e allo sviluppo della spiritualità e della cultura russa, e distingue, nell’ ambito delle associazioni confessionali, le organizzazioni religiose e i gruppi religiosi. Solo alle prime sono riconosciute le principali facoltà connesse tradizionalmente alle istituzioni religiose: acquisire personalità giuridica, svolgere attività nel campo dell’ istruzione, dell’ assistenza, della sanità. I gruppi religiosi possono svolgere attività solo im ambito locale e all’ interno del proprio corpo sociale. Possono essere riconosciute come organizzazioni religiose centrali solo realtà che esistano sul territorio della Federazione russa da almeno 15 anni. Una organizzazione che sia considerata straniera può avere una rappresentanza in Russia, ma non può svolgere attività di culto. Emerge in questo quadro la volontà di escludere la Chiesa cattolica dalle organizzazioni religiose centrali. La tradizione ortodossa rivive nell’ ordinamento greco rimasto inalterato nel corso del tempo, avento mantenuto un’ unione tra Stato e Chiesa di tipo “bizantino”. Dichiarata indipendente e autocefala con Decreto reale nel 1833, la Chiesa ortodossa greca è integrata nelle strutture pubbliche. La legislazione greca prevede una condizione di disuguaglianza per gli altri culti e l’ art. 13 della Cost. afferma che sia interdetto il proselitismo religioso. Nei Paesi non ortodossi ex-comunisti un posto privilegiato in parte spetta alla Chiesa cattolica che stipula con essi Concordati o Accordi, con cui le relazioni tra Stato e Chiesa sono ricondotte a un clima di collaborazione. Nei Paesi del centro e dell’ est europeo le confessioni religiose hanno svolto un ruolo di resistenza e di difesa dei diritti umani nei confronti dei regimi comunisti. Ciò ha garantino loro un riconoscimento da parte delle rispettive popolazioni. Si garantisce la libertà religiosa a tutti i cittadini e ai gruppi confessionali, ma si chiede alle Chiese di partecipare alla costruzione materiale e morale della società. Infine, la seconda modernità vede riannodarsi i fili del confronto fra le Religioni del Libro nella terra in cui sono germinate. Frutto delle colpe storiche dell’ Europa cristiana e dello sterminio nazista, e di aspirazioni del popolo ebraico, nasce nel dopoguerra in merio oriente lo Stato d’ Irsaele, dopo che l’ ONU si era pronunciata per la formazioni di due Stati in terra Palestinese, uno ebraico e uno arabo. La Dichiarazione dell’ ONU riflette il debito occidentale verso gli ebrei e comporta la cessione di poteri da parte della Gran Bretagna, potenza mandataria in Palestina, nei confronti delle autorità ebraiche che proclamano l’ indipendenza dello Stato di Irsaele. Gli Stati arabi non accettano la spartizione e consderato lo Stato irsaeliano come realtà transitoria che deve essere cancellata. Lo Stato israeliano si struttura democraticamente, e con la Dichiarazione d’ indipendenza sancisce la completa eguaglianza di diritti sociali e politici per tutti i cittadini, senza distinzione di religione, razza o sesso, garantendo la libertà di religione e coscienza, di lingua, educazione e cultura. Israele rappresenta la patria per tutti gli ebrei che vogliono accedervi. La Legge del Ritorno del 1950 agevola l’ immigrazione ebraica dalle comunità sparse in tutto il mondo. L’ ordinamento israeliano non riconosce la tradizione ebraica come fonte del diritto per tutti i cittadini, ma preved la rilevanza di diversi diritti confessionali in materie come diritto di famiglia e in rapporti interpersonali. Tutti sono sottoposti alle rispettive leggi confessionali e i tribunali religiosi decidono secondo queste leggi. Le loro decisioni sono sottoposte al controllo della Suprema Corte. Le organizzazioni religiose sono integrante parte del sistema della pubblica istruzione, ricevono finanziamenti pubblici. Si può parlare di una originale commistione di Stato democratico e fondamento etnico, di laicità e di parziale pluriconfessionismo. Il rifiuto dello Stato ebraico da parte araba e la mancata realizzazione dello Stato palestinese, provocano un conflitto permanente tra Israele e il mondo arabo.
L’ Islam in Europa. Laicità e libertà religiosa alla prova della terza Religione del Libro. Il rapporto tra Europa, etnie, religioni si è venuto modificando a fine 900 con l’ insediamento di consistenti comunità di immigrati di tradizione e culture che in precedenza erano vissute separate le une dalle altre. Il problema dell’ Islam è quello più rilevante, perchè la diversità tra Islam e altre religioni è talmente grande che non la si riesce a mediarla ed assimilarla. La prima difficoltà riguarda il profilo istituzionale e gerarchico che caratterizza le singole Chiese cristiane,quasi assente nell’ Islam. Nell’ Islam non esiste una gerarchia clericale organizzata o un potere centrale con articolazioni istutizionali periferiche. Tuttavia il mondo musulmano è solidale e ocmpatto attorno ai principi fondamentali. Neanche esiste nell’ Islam il concetto di confessione religiosa, intendendo questa come realtà organizzata autonoma ed indipendente. La diversità tra sunniti e sciiti non altera il senso di appartenenza dei fedeli. A rafforzare l’ universalismo dell’ Islam hanno giovato la scarsa attenzione che gli imam e i dottori della legge. Una speculazione teologica dettagliata e minuziosa come quella cristiana costituirebbe per un islamico quasi un’ offesa nei confronti di Dio, la cui identità deve rimanere nascosta alle creature umane.
Perciò non esiste nell’ Islam un sacerdozio assimibilabile a quello giudaico o cristiano. In assenza di segni, nelle moschee la guida alla preghiera è affidata all’ imam, che può essere qualsiasi fedele idoneo a svolgere quella funzione, mentre al muezzin è assegnato il compito di annunziare il tempo delle preghiere quotidiane. Questi e altri soggetti che operano nella moschea non appartengono ad alcun ceto clericale, sono nominati funzionari dall’ autorità governativa. Solo il tempo ed il consenso comunitario determinano il prevalere di un’ opinione o di un indirizzo sugli altri, perchè per il Profeta la comunità dell’ Islam (Umma) no concorderà mai su un errore. L’ esisrenza dei dottori della Legge è alla base di una peculiarità islamica, per la quale la Legge coranica stabilisce le regole che disciplinano i principali aspetti della vita individuale e collettiva. Sta qui la differenza sostanziale tra la predicazione cristiana e quella di Maometto: la prima è essenzialmente rivolta ai profili etico- spirituali dell esperienza umana; la seconda soinvolge la strutturazione della società. E’ nella legge coranica l’ indicazione delle pratiche religiose fondamentali del musulmano, la disciplina del matrimonio, della famiglia, delle successioni, ed è nella shari’a la disciplina delle obbligazioni, dei debiti e dei crediti, delle pene per i delitti. E’ parte integrante della religione islamica la concezione poligamica del matrimonio, il ruolo diverso riconosciuto alla donna rispetto all’ uomo. La rivoluzione illuminista non si è mai veramente affermata nell’ area islamica. L’ Islam non ha vissuto l’ esperienza della secolarizzazione. Una prima problematica è riguardo agli aspetti minori: esigenze religiose che attengono alla presenza, alla edificazione delle moschee, alla dimensione sociale delle cinque preghiere quotidiane, alla festività settimanale, al mese di digiuno del ramadan… Analogalmente non sussistono difficoltà insormontabili nei singoli ordinamenti europei per il riconoscimento di quella dimensione strutturale che nell’ Islam si presenta diversificata. Diversa problematica si pone per norme, costumi, abitudini che sono radicate nel modo d’ essere nell’ Islam: la concezione del matrimonio e della famiglia sul principio poligamico e sulla prevalenza dell’ elemento maschile su quello femminile, in relazione ai figli. Questione tra le più gravi è quella dell’ ostilità profonda dell’ Islam nei confronti dei fedeli colpevoli di apostasia.
Strutture ed attività delle confessioni religiose: L’ ordinamento civile di fronte alle strutture e attività confessionali. Oltre che dalla loro organizzazione istituzionale, la peculiarità delle confessioni religiose emerge anche dalle strutture attraverso le quali agiscono nell’ ordinamento e dalle attività che esse svolgono nella società civile. Si tratta di strutture assai diverse tra loro e di attività molteplici e variegate, che non trovano rispondenza in altri soggetti dell’ ordinamento ed hanno caratteristiche irriducibili agli schemi codiciali di diritto comune. Per esempio gli Istituti religiosi (una volta chiamati ordini) e per quanto riguarda le attività, alla cura d’ anime, cioè all’ impegno pastorale che viene profuso nei confronti dei fedeli. Gli Istituti religiosi potrebbero essere catalogati tra i fenomeni associativi. Tuttavia il loro concreto modo di strutturarsi, con gerarchie predeterminate, con la vita in comune che crea una sorta di comunità in lato sensu familiare, con attività religiose particolarissime, rende impossibile applicare ad essi le regole valide per gli enti associativi civili. Nella tradizione italiana il regime separatista ha seguito precisi indirizzi di politica e legislazione ecclesiastica nei confronti delle strutture ed attività confessionali della Chiesa. Un atteggiamento favorevole per tutto ciò che riguardava la cura delle anime, un atteggiamento ostile in relazione ad enti ed attività. Nei riguardi degli enti con cura d’ anime, l’ ordinamento separatista non ha mai interferito con provvedimenti soppressivi, ma ha considerato sempre questi enti ed attività di particolare utilità sociale, perchè diretti a soddisfare i bisogni religiosi della popolazione. L’ ostilità nei confronti degli ordini e di altri enti era motivata da ragioni storiche particolari. Si trattava di enti che avevano accumulato proprietà immobiliari spropositate (la c.d. manomorta ecclesiastica). Essi svolgevano attività ritenuti non utili socialmente, e sottoponevano i propri membri ad obblighi riguardati con diffidenza dall’ ideologia dell’ epoca, quando non ritenuti lesivi di alcun diritto fondamentale dell’ uomo. Il sistema liberare poi, avocando a sè il compito primario dell’ istruzione e dell’ assistenza pubblica, ha ridotto gli spazi di azione per le strutture ecclesiastiche. Un mutamento di indirizzo si determina con il Concordato del 1929 che, oltre a consentire nuovamente il riconoscimento degli ordini e corporazioni religiose, afferma un principio generale per cui lo Stato, in linea di massima, riconosce gli enti ecclesiastici così come nascono e sono configurati nell’ ordinamento canonico: enti con cura d’ anime, enti a base fondatizia, enti a struttura associativa. Nonostate l’ impronta neoconfessionista, il regime concordatario non intacca alcuni principi del sistema separatista, riguardo i confini delle attività consentite agli enti ecclesiastici: questi possono per il Concordato, svolgere attività diverse da quelle di religione o di culto, ma tali attività sono assoggettate alle leggi dello Stato previste per le medesime attività. Gli enti ecclesiastici possono svolgere attività assistenziali assai ridosse, ma queste ricadono sotto le leggi civili che le governavano. L’ atteggiamento dello Stato non cambia per tutto ciò che riguarda le attività privatistiche, e non si cancella quella diffidenza verso le persone giuridiche che si concreta nella previsione di controlli, preventivi e successivi al riconscimento, sulle loro attività. Tanto forte è questo principio, che anche dalla legislazione ecclesiastica elaborata dal 1984 ad oggi, si rinvengono gli stessi principi ereditati dall’ 800. Nel nuovo Concordato, all’ art. 7, e nelle Intese, è previsto che le