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Diritto Penale 1 - Risposte Aperte AGGIORNATO e CORRETTO, Panieri di Diritto Penale

Diritto Penale 1 - Risposte Aperte AGGIORNATO e CORRETTO

Tipologia: Panieri

2021/2022

In vendita dal 15/02/2022

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TEST DIRITTO PENALI I
Domande
paniere
Domande
lezioni
Test
lezioni
226) Relazione tra capacità di intendere e volere - 276) Cosa è l’imputabilità?
L’art. 85 del Codice Penale dispone che “Nessuno può essere punito per un
fatto preveduto dalla legge come reato, se, al momento in cui lo ha
commesso, non era imputabile. È imputabile chi ha la capacità d'intendere
e di volere”. La nozione di imputabilità, quindi, racchiude i concetti di:
-
capacità di intendere , intesa come l’attitudine dell'individuo a
comprendere il significato delle proprie azioni nel contesto in cui
agisce.
-
capacità di volere , intesa come potere di controllo dei propri stimoli e impulsi
ad agire.
Il concetto di capacità di intendere e di volere va inteso come
necessariamente comprensivo di entrambe le capacità; l'imputabilità
viene dunque meno allorché difetti anche di una sola delle suddette
attitudini.
Il concetto di imputabilità è molto dibattuto in dottrina, e sono state create
varie teorie:
-
teoria del libero arbitrio : è la teoria classica e più antica, questa
riteneva che è imputabile chi, davanti alla scelta fra bene e male,
abbia scelto il secondo, soltanto per il proprio libero arbitrio; le
accuse mosse a questa teoria sono il carattere troppo vago e
filosofico.
-
teoria della normalità : secondo questa teoria, è imputabile solo
l'uomo normale, l'unico spiritualmente sano e maturo, il quale
reagisce in un determinato modo a certi motivi. Tuttavia le critiche
mosse sono numerose, essendo il concetto di "uomo normale"
abbastanza evanescente e comprendendo la categoria degli
"anormali" cioè i delinquenti più pericolosi.
-
teoria dell'identità personale : per questa teoria l'imputabilità
sussiste ogni volta che l'atto commesso dal soggetto sia
riconducibile alla sua personalità, come un manifestarsi del proprio
Io; partendo, tuttavia, dal presupposto che anche l'infermo mentale
compia atti affini alla sua personalità distorta dal malessere, si
ritorna ad ammettere un soggetto "anormale", come nella teoria
precedente.
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TEST DIRITTO PENALI I

Domande

paniere

Domande

lezioni Test

lezioni

226) Relazione tra capacità di intendere e volere - 276) Cosa è l’imputabilità?

L’art. 85 del Codice Penale dispone che “Nessuno può essere punito per un fatto preveduto dalla legge come reato, se, al momento in cui lo ha commesso, non era imputabile. È imputabile chi ha la capacità d'intendere e di volere”. La nozione di imputabilità, quindi, racchiude i concetti di:

- capacità di intendere , intesa come l’attitudine dell'individuo a

comprendere il significato delle proprie azioni nel contesto in cui agisce.

- capacità di volere , intesa come potere di controllo dei propri stimoli e impulsi

ad agire. Il concetto di capacità di intendere e di volere va inteso come necessariamente comprensivo di entrambe le capacità; l'imputabilità viene dunque meno allorché difetti anche di una sola delle suddette attitudini. Il concetto di imputabilità è molto dibattuto in dottrina, e sono state create varie teorie:

- teoria del libero arbitrio: è la teoria classica e più antica, questa

riteneva che è imputabile chi, davanti alla scelta fra bene e male, abbia scelto il secondo, soltanto per il proprio libero arbitrio; le accuse mosse a questa teoria sono il carattere troppo vago e filosofico.

- teoria della normalità: secondo questa teoria, è imputabile solo

l'uomo normale, l'unico spiritualmente sano e maturo, il quale reagisce in un determinato modo a certi motivi. Tuttavia le critiche mosse sono numerose, essendo il concetto di "uomo normale" abbastanza evanescente e comprendendo la categoria degli "anormali" cioè i delinquenti più pericolosi.

- teoria dell'identità personale: per questa teoria l'imputabilità

sussiste ogni volta che l'atto commesso dal soggetto sia riconducibile alla sua personalità, come un manifestarsi del proprio Io; partendo, tuttavia, dal presupposto che anche l'infermo mentale compia atti affini alla sua personalità distorta dal malessere, si ritorna ad ammettere un soggetto "anormale", come nella teoria precedente.

  • teoria dell’intimidabilità: questa teoria parte dal presupposto che la pena sia una minaccia con efficacia intimidatoria, la quale non può essere recepita dagli immaturi, gli infermi e soggetti simili. Sebbene più solida ed evoluta delle teorie precedenti, questa concezione offre il fianco facilmente a chi afferma che in realtà la minaccia intimorisca chiunque, animali compresi.
  • teoria della responsabilità umana: è la teoria attualmente predominante, secondo questa teoria ciò che rende imputabile un soggetto, è la capacità di rendersi conto dell'anti-socialità dei suoi atti. Essendo la pena una sofferenza, sarebbe ingiusto e deplorevole comminarla a una persona che già di per sé soffre di immaturità o per malattia, bensì si dovrebbe attuare misure di sicurezza per tutelare sia il soggetto in questione che la comunità. Tuttavia, gli stessi promotori di questa concezione, rendono evidente il fatto che sia imperniata in una concezione comune e diffusa, che potrebbe mutare nel tempo come cambia la coscienza sociale.

227) Cos’è l’amnistia?

L’amnistia consiste in un provvedimento di clemenza generale con cui lo Stato rinuncia all’applicazione della pena in relazione a determinati reati.

per ottenere la riabilitazione, sulla quale poi il giudice si pronuncerà in via discrezionale. La documentazione necessaria per la concessione del beneficio è acquisita d'ufficio e terminata l'istruttoria, viene fissata udienza di trattazione, della quale viene data comunicazione all'interessato che vi parteciperà con la necessaria assistenza di un difensore. La riabilitazione è annotata sul certificato penale a cura della cancelleria del Giudice che l'ha emessa. Una volta concessa, la riabilitazione può essere revocata nei casi in cui il riabilitato commetta, nel termine di 7 anni, un delitto non colposo per il quale sia inflitta la pena della reclusione per un tempo non inferiore a 2 anni o un'altra pena più grave. A differenza del provvedimento di riabilitazione, che ha carattere costitutivo , ed opera ex nunc producendo effetti dal momento in cui diviene irrevocabile, il provvedimento con il quale la riabilitazione viene revocata ha n atura dichiarativa , avendo carattere di mero accertamento della sussistenza delle condizioni fissate dalla legge per la revoca e quindi i suoi

effetti si producono ex tunc e retroagiscono al momento in cui si sono verificate le predette condizioni. La sentenza di revoca della riabilitazione ha come effetto principale quello di ripristinare le pene accessorie e gli altri effetti penali della condanna.

229) In cosa consiste lo stato di necessità?

Lo stato di necessità è la scriminante prevista dall'articolo 54 del cp secondo cui “non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo”. Dalla lettura della norma si evidenziano 3 elementi per la sussistenza della scriminante in esame:

1) il pericolo attuale, cioè deve essere esistente al momento del fatto;

2) la necessità di salvataggio, si richiede la concreta attualità di una

situazione di pericolo caratterizzata dall'imperiosità e dalla cogenza, in cui non vi sia altra scelta che non sia quella di ledere il diritto del terzo. Non ha rilevanza l'origine di tale sta to di necessità, basta che non sia volontariamente causato.

3) la proporzione fatto-pericolo la quale dovrà essere valutata sulla

base del rapporto di valore intercorrente tra i beni confliggenti, dunque la scriminante opererà dunque quando il bene minacciato prevale o almeno equivale a quello sacrificato. Questa disposizione non si applica a chi ha un particolare dovere giuridico di esporsi al pericolo (si pensi al comandante di una nave, il quale non potrà invocare lo stato di necessità qualora abbia ucciso un passeggero allo scopo di mettersi in salvo sull'ultima scialuppa), invece si applica anche se lo stato di necessità è determinato dall'altrui minaccia ma, in tal caso, del fatto commesso dalla persona minacciata risponde chi l'ha costretta a commetterlo (il c.d. costringimento psichico infatti lo stato di necessità si applica anche quando un soggetto tiene un certo comportamento antigiuridico, perchè minacciato, ad esempio il caso di un automobilista che provoca un investimento perché spinto a correre sotto la minaccia di una pistola; il soggetto agente si torva dunque di fronte a un aut aut, agire o subire il male minacciato. La scriminante in esame, però, potrà applicarsi solo se la minaccia è grave, seria e non evitabile, tale da creare nell'agente un vero e proprio stato di necessità.

230) Quali sono le cause obiettive di punibilità?

L’art. 44 c.p. prevede che quando per la punibilità del reato la legge richiede il verificarsi di una condizione, il colpevole risponde del reato, anche se l’evento, da cui dipende il verificarsi della condizione, non è da lui voluto. Il codice, quindi, non definisce le condizioni obiettive di punibilità ma si limita a fissarne due caratteri:

  • debbono consistere in un avvenimento del mondo esteriore, che non deve essere necessariamente voluto dall'agente;
  • debbono essere estranee alla condotta illecita.

subordinata al verificarsi di circostanze ulteriori; dall’altro, ad esso è stata riconosciuta una connotazione garantistica, avendolo qualificato come intimamente connesso al principio di legalità, perché preposto a sottrarre al potere discrezionale del giudice siffatte valutazioni di convenienza e opportunità. In base all’incidenza sul piano degli interessi tutelati, la dottrina è solita distinguere tra:

  • condizioni estrinseche di punibilità, che nulla aggiungono alla lesione del bene protetto dalla norma incriminatrice, riflettendo mere valutazioni di opportunità connesse ad un interesse “esterno” al profilo offensivo del reato (si pensi, ad esempio, alla presenza del reo nel territorio dello Stato ai fini della punibilità ex artt. 9-10 c.p.)
  • condizioni intrinseche di punibilità, le quali incidono sull’interesse protetto, caratterizzandosi come una forma di aggravamento dell’offesa, già implicita nella commissione del reato (si pensi all’art. 264 c.p. che incrimina l’infedeltà negli affari di Stato solo se «dal fatto possa derivare nocumento all’interesse nazionale»).

231) Cosa è il dolo e quanti tipi di dolo esistono?

Il dolo rappresenta: la forma primordiale della colpevolezza, in quanto si impose per primo nel pensiero giuridico, a differenza del reato colposo che rappresenta il frutto di una elaborazione successiva; il dolo è la forma più grave di colpevolezza, indica il nesso psichico più stretto tra fatto ed autore, esprime una maggiore pericolosità e pertanto è il reato doloso è quello più gravemente punito. Nel corso degli anni si sono formate differenti tesi con l’intento di definire l’essenza del dolo, ad esempio ricordiamo la teoria dell’intenzione, la teoria della rappresentazione e la teoria della volontà. Superato il contrasto circa l’essenza del dolo, oggi c’è unanime accordo nel definirlo come rappresentazione (che deve avere ad oggetto il fatto nel suo insieme, cioè il soggetto deve conoscere tutti gli elementi essenziali del fatto tipico come presupposti, mezzi, luogo, oggetto materiale, soggetto passivo, etc. valutati in base a regole giuridiche, di cui è sufficiente la rappresentazione nella loro dimensione sociale, non essendo necessario che l'agente abbia di questi una conoscenza "giuridica" ) e volontà (il soggetto deve, cioè, volere il fatto tipico che ha realizzato e non un altro), perciò, affinché il reato possa dirsi voluto, ai sensi dell’art. 43 c.p., è sufficiente che il soggetto agente abbia accettato il rischio della sua verificazione. È necessario precisare come rappresentazione e volontà siano due concetti collegati ma distinti, in quanto può esservi la prima senza la seconda, ma non il contrario, poiché non è configurabile volontà senza rappresentazione. Si possono distinguere varie forme di dolo: dolo diretto se c'è corrispondenza tra l'evento conseguito e quello voluto e rappresentatosi dall'agente; dolo indiretto se manca tale corrispondenza in quanto l'evento non è stato intenzionalmente o direttamente voluto; dolo eventuale, se l'agente non vuole un certo evento, ma ne accetta la possibilità, quindi

pone in atto la condotta, accettando il rischio che esso si verifichi (si pensi al gioco macabro dei massi gettati dai cavalcavia per colpire le macchine); dolo alternativo quando il soggetto il soggetto si configura la possibilità del verificarsi di due eventi (es.: ferimento o morte della vittima) e gli è indifferente quale si produrrà; dolo indeterminato quando l'azione è posta in essere volendo alternativamente o cumulativamente più eventi (es.: Tizio spara contro due persone, risultandogli indifferente cagionare la morte o il ferimento di uno od entrambe le vittime); dolo d'impeto, se è una decisione improvvisa che porta all'azione; dolo di danno quando si vuole effettivamente ledere il bene protetto della norma; dolo di pericolo quando la volontà risiede nella sola minaccia (es.: delitto di attentato); dolo generico quando è richiesta solo la coscienza e volontà del fatto materiale, non avendo alcuna rilevanza il fine per il quale il soggetto agisce ed è il tipo di dolo richiesto dalla maggior parte dei reati; dolo specifico riguarda quelle figure criminose in cui la legge richiede sia la coscienza e volontà del fatto materiale, sia che venga realizzato per raggiungere lo specifico fine che rappresenta un elemento costitutivo della fattispecie legale (così il furto è un

procedimento previsto

dall'articolo 79 della

Costituzione: ai fini della

concessione di tale atto è

necessaria l'emanazione di

una legge deliberata a

maggioranza dei due terzi dei

componenti di ciascuna

Camera, in ogni suo articolo e

nella votazione finale.

Inoltre la concessione

dell'indulto non lo

rende automaticamente

operativo: è necessario il

provvedimento di applicazione

ad opera della competente

autorità giudiziaria.

L'indulto può essere

sottoposto a condizioni o a

obblighi e non può essere

applicato ai recidivi (se la

recidiva è aggravata o

reiterata) né ai delinquenti

abituali, professionali o per

tendenza, a meno che il

decreto non disponga

diversamente.

L'indulto va applicato anche

se è terminata l'esecuzione

della pena qualora il

condannato ne faccia

richiesta.

Nel caso di concorso di più

reati, l'indulto si applica una

sola volta dopo aver cumulato

le pene, secondo le norme

che

concernono il concorso dei

reati.

Quando si parla di delitto

aggravato dall’evento?

Si dicono aggravati o

qualificati dall'evento i delitti

che subiscono un aumento di

pena per il verificarsi di un

evento ulteriore, rispetto al

fatto che già costituisce

reato: evento che viene

posto a carico dell'agente

come semplice conseguenza

della sua azione od

omissione.

Si hanno delitti aggravati

dall’evento quando il

legislatore dopo aver

previsto una fattispecie base

stabilisce un aumento di

pena (solitamente

indipendente o autonomo)

per l’ipotesi in cui derivi un

ulteriore risultato offensivo

più grave.

Es. la falsa testimonianza è

aggravata se dal mendacio

deriva la condanna di

qualcuno.

Relazio

ne

tra la minor

e

et

à

e Per espressa previsione

dell'art. 97 c.p.

l’imputabilità non è imputabile chi al

momento in cui ha commesso

il fatto non aveva compiuto

quattordici anni. Il legislatore

ha dunque fissato la non

imputabilità del minore degli

anni 14, il quale tuttavia, se

giudicato socialmente

pericoloso, può essere

sottoposto alla misura di

sicurezza del ricovero in un

riformatorio giudiziario o

quella della libertà vigilata.

Nel caso dei minori ricompresi

consente di graduare la

responsabilità e quindi la pena

da applicare al reato

commesso.

La capacità a delinquere del

soggetto va desunta da una

serie di elementi, dei quali

taluni si riferiscono al reato

commesso ed altri ne

prescindono. Tali elementi

sono:

 i motivi a delinquere: il

motivo è la causa

psichica della condotta

umana, ossia l'impulso,

l'istinto, o il sentimento

che ha spinto l'individuo

ad agire;

 il carattere del reo: le

componenti della sua

personalità;

 i precedenti del reo e in

genere la sua vita

antefatta: tutti i

precedenti giudiziari del

reo, le condanne penali

riportate, i fatti criminosi

amnistiati, le assoluzioni

per prescrizione;

 il comportamento

contemporaneo e

successivo al reato, per

esempio l'aver commesso

il delitto con indifferenza

o cinismo;

 l'ambiente: comprendere

tutte le condizioni

economiche, sociali,

culturali e morali nel

quale il reo vive.

La capacità a delinquere ha

una funzione bidimensionale

che consente di valutare la

personalità nella sua

complessità morale e

naturalistica, di

compromettere il

dissidio tra libertà e necessità,

di gettare un ponte tra diritto

penale e scienze dell'uomo:

1. una funzione

retrospettivo - retributiva,

che va intesa come

capacità morale di

compiere il reato

commesso;

2. una funzione prognostico-

preventiva, che serve ad

accertare l'attitudine del

soggetto a commettere

nuovi reati.

condanna non supera i due

anni di reclusione, viene

sospesa l'esecuzione della

stessa per cinque anni (in caso

di delitti) o per due anni (in

caso di contravvenzioni). Al

termine di questo periodo di

sospensione, se il soggetto

non ha commesso un altro

delitto o contravvenzione della

stessa indole, il reato si

estingue e quindi non ha luogo

l'esecuzione della stessa

neppure per quel che

concerne le pene accessorie.

In cosa consiste la non

punibilità per particolare

tenuità del fatto?

Nel caso di reati per i quali è

prevista la pena detentiva non

superiore a cinque anni o la

pena pecuniaria, sola o

congiunta alla predetta pena,

la punibilità è esclusa quando,

per le modalità della condotta

e per l'esiguità del danno o del

pericolo, l'offesa è di

particolare tenuità e il

comportamento risulta non

abituale.

Il giudizio di particolare

tenuità del fatto è fondato,

quindi, sui seguenti criteri:

 particolare tenuità

dell'offesa;

 modalità della condotta;

 esiguità del danno o del

pericolo;

 non abitualità del

comportamento.

Le modalità della condotta e

l'esiguità del danno devono

essere valutati ai sensi dell'art.

133, comma 1, c.p.

Chi è il soggetto attivo del

reato?

Il soggetto attivo del reato (o

autore, reo, agente, colpevole

ecc.) è ogni essere umano che

pone in essere un fatto

penalmente illecito. A seconda

delle fattispecie penali

soggetto attivo del reato può

essere chiunque, o solo

soggetti in possesso di

particolari requisiti. Quando

soggetto attivo del reato può

essere chiunque, il reato viene

definito comune (es. omicidio,

furto, rapina, ingiuria,

diffamazione,

danneggiamento ecc.); negli

altri casi invece la fattispecie

incriminatrice prende

l’etichetta di reato proprio,

quando cioè sono richiesti in

capo al soggetto attivo

requisiti particolari sia

naturalistici (es. l’essere

madre nel delitto di

infanticidio) che giuridici (es.

delitti dei pubblici ufficiali

contro la P.A.).

La legittima difesa La legittima difesa è

disciplinata dall’art. 52 del

codice penale ” Non è punibile

alla inevitabilità del pericolo e

deve sussistere comunque

una proporzione tra difesa ed

offesa.

Il concorso necessario nel

reato

Il concorso di persone nel

reato indica, in via generale, il

fenomeno della realizzazione

plurisoggettiva del reato. Esso

può essere l'unico modo di

manifestazione di un

determinato tipo dì reato, e in

tal caso si parlerà di concorso

necessario ovvero può

trattarsi di una delle modalità

di realizzazione di una

fattispecie astratta di reato

realizzabile in forma

monosoggettiva o in forma

plurisoggettiva, in tale ultima

ipotesi si parlerà di concorso

eventuale.

Il concorso necessario di

persone nel reato si ha

quando è proprio la norma

incriminatrice a prevedere

che il fenomeno della

convergenza di più condotte

dia luogo ad un solo reato. La

norma incriminatrice viene a

qualificare un fatto che è già

pensato dall'ordinamento in

termini di realizzazione

plurisoggettiva, per cui, in

assenza di pluralità di

persone, non c'è reato (es.

rissa).

Quali sono le cause di

estinzione del

Le cause di estinzione del reato

sono fatti

reato? giuridici che estinguono la

punibilità in astratto,

escludendo quindi

l’applicazione della pena

prima della sentenza definitiva

di condanna, di un fatto

costitutivo di reato.

Le cause di estinzione del reato

sono:

 la morte prima della

sentenza di condanna

(art. 150 c.p.),

 l'amnistia propria, che

intervenga, cioè, prima

della sentenza di

condanna (art. 151 c.p.),

 la remissione della

querela (art. 152 c.p.),

 la prescrizione del reato,

il decorso cioè del

termine di prescrizione

previsto per ciascuno

specifico reato, esaminati

gli eventuali effetti delle

cause interruttive e

sospensive della

prescrizione (art. 157

c.p.),

 l'oblazione

(contravvenzioni, art.

 la sospensione

condizionale della pena

(167 c.p.)

 il perdono giudiziale per i

minori di anni 18 (art.

Cosa è una norma penale? La norma penale è una norma

giuridica imperativa (ovvero

incondizionatamente

obbligatoria), valutativa (in

quanto qualifica determinati