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età di augusto con autori seneca e fedro
Tipologia: Sintesi del corso
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Alla morte di Augusto, nel 14 d.C. la situazione era molto instabile. Lui non aveva mai espressamente nominato un successore per cui, alla fine, non gli restò altra alternativa che adottare Tiberio, figlio della moglie Livia. In questo modo, l'impero passava dalla gens Iulia, a una nuova gens, quella dei Claudi. Inizia così un cinquantennio molto vivace, definito come “età Giulio-Claudia”, in cui si alternarono al trono ben quattro imperatori: Tiberio (14-37 d.C), Caligola (37-41 d.C), Claudio (41-54 d.C) e Nerone (54-68 d. C). Dunque, alla morte di Augusto si affermò il regime imperiale di natura piuttosto monarchica: in questo modo, il principe, governava con o senza il senato, o in alcuni casi anche contro quest'ultimo, non esitando a intervenire con la repressione verso i suoi oppositori. Perciò, l'importanza acquisita del senato durante l'età di Augusto, che aveva prerogative e funzioni di governo di prestigio e di validità, svanì con tutti e quattro gli imperatori. Contemporaneamente, si registra una costante ascesa dei cavalieri nell'impero, prescelti dall'imperatore a cui giuravano massima fedeltà. Anche i liberti (quindi schiavi liberati), con Claudio, si affermarono molto velocemente, occupando inizialmente molti ranghi dell'amministrazione per poi arrivare a coprire anche cariche molto importanti. Tuttavia, alla morte dell'imperatore Claudio, questa funzione non sopravvisse poiché nessun aristocratico accettava di prendere ordini da un ex schiavo. Per quanto riguarda l'esercito, da Augusto in poi nessuno aveva più stanziato un esercito in Italia a causa dello shock delle numerose guerre che avevano passato (soprattutto dopo la disastrosa sconfitta subita in Germania nel 9 d.C). L'unica eccezione era costituita dai pretoriani, un corpo che fungeva da guardia personale dell'imperatore. Il comandante di questi “soldati”, il prefetto del pretorio, diventò ben presto molto importante nel governo imperiale: a volte dipendeva proprio da loro l'ascesa o la rovina di un imperatore (ad esempio con Caligola o Nerone). Ciò non esclude tuttavia la presenza di migliaia di militari sparsi in tutto il territorio italiano che avevano il compito di controllare i confini e le popolazioni sottomesse. Questi, come i pretoriani, non persero la loro importanza e come abbiamo già detto influirono sugli equilibri politici di Roma, provocando molte volte l'ascesa o la caduta di un imperatore. Tiberio fu un valido generale ai tempi di Augusto e curò un buon governo: potenziò i confini dell'impero e l'amministrazione di Roma e delle province, garantendo quindi benessere economico e politico. Alla sua morte, i pretoriani proposero come suo successore Gaio Cesare, detto Caligola per alcune calzature militare che indossava, in latino caligae. Questo sembra inizialmente molto moderato: andò in contro alla plebe, riducendo le tasse, e al senato. Tuttavia, anche lui mostrò ben presto segni di pazzia (ad esempio, nominando senatore il suo cavallo) e cercò di formare un governo
assoluto, simile a quello di Alessandro Magno. Cominciò a suscitare grande avversità e malcontento fino a quando, nel 41 d.C. fu assassinato da un pretoriano. Il suo successore fu Claudio che, pur appartenendo a una famiglia imperiale, si era sempre tenuto lontano dalla vita politica, preferendo una vita dedita allo studio. Tuttavia, una vola salito al potere mostrò capacità di governo che nessuno si aspettava: rafforzò l'apparato burocratico, affidando potere ai suoi liberti fidati, e attuò iniziative benefiche per Roma, che comprendevano, ad esempio, l'ampliamento del porto di Ostia. Tuttavia, anche lui ebbe una grande debolezza: andò sempre con donne sbagliate, a partire da Messalina, che la notte si dava alla pazza gioia andando in giro con una maschera per non farsi riconoscere, fino ad arrivare a Agrippina, sorella di Caligola e madre di Nerone. Quest'ultima lo aveva ingannato prima facendogli adottare come suo figlio Nerone e designandolo come suo successore e poi avendogli fatto mangiare dei funghi avvelenati, per cui Claudio morì. Nerone rimase al potere a soli 17 anni, guidato fortemente dalla madre. Egli aveva una personalità molto particolare, bizzarra, per cui la madre, rendendosi conto che non era ancora maturo per governare autonomamente chiamò Seneca come suo precettore. Nerone per i primi 5 anni, conosciuti come quinquennio aureo, seguì i suoi consigli, collaborando anche con il senato, per poi rivelarsi un pazzo: fece uccidere la madre perchè contraria alla sua unione con Poppea e mandò in esilio sua moglie per potersi divertire senza avere le conseguenze. Seneca gli rimase inizialmente affianco fino a quando Nerone non fece uccidere il prefetto del pretorio, Afranio Burro. Per questo motivo si allontanò da Nerone, ritirandosi a una vita privata, per poi essere costretto a uccidersi, bevendo la cicuta. Senza Seneca Nerone combinò numerosi disastri: nel 64 d.C. fece incendiare alcuni quartieri romani, dando la colpa ai cristiani, per costruire la domus aurea, una villa estesa. Ben presto però, suscitò anche lui ostilità e rivolte da parte di molti organi del governo (dal senato alla magistratura) che lo portarono ben presto a scappare e a farsi uccidere da un servo (un celebre esempio è la congiura dei Pisoni del 65 d.C.). Il senato proclamò al proposito la damnazio memoria, che imponeva la distruzione di tutto ciò che apparteneva a Nerone. I suoi oppositori proclamarono imperatore Galba che fu eliminato nel 69 d.C. dai pretoriani. Sempre i pretoriani elevarono al trono Otone, che si scontrò ben presto con Vitellio, proclamato dalle truppe germaniche. Quest'ultimo si scontrò anche con Vespasiano che, con le sue truppe, si impose sul trono, cacciando Vitellio. Con l'ascesa di Vespasiano saliva al potere una nuova dinastia, destinata a governare a Roma per circa 30 anni e si chiudeva così l'anno dei quattro imperatori. Nell'età imperiale si assiste inoltre a una maggiore scolarizzazione e spansione del mercato librario. Si diffondono anche la recitazione (che prevedeva la lettura di opere in pubblico) e nasce la possibilità per gli scrittori di trovare un padrone che potesse proteggerli e finanziarli.
Poche sono le sue notizie autobiografiche. Nato nel 20 a.C. a Macedonia, era uno schiavo liberato grazie alle sue capacità letterarie. Non si sa precisamente in quale contesto storico sia vissuto: alcuni pensano nell'impero di Nerone, altri in quello di Augusto e così via. La particolarità di questo scrittore sta nel fatto di essere un autore assestante, ordinato. Egli si contraddistingue poiché inaugura a Roma il genere della favola, che prima dall'ora aveva trovato rappresentazione una sola volta con Orazio. Purtroppo risulterà ben presto inadeguato al pubblico romano evoluto, che pretendeva generi più sofisticati. I suoi versi furono anche ritenuti offensivi e per questo motivo cominciò anche a essere malvisto: per questo motivo, per continuare a comporre, dovette cercare la protezione di Eutico, un personaggio molto influente. Di Fedro ci sono pervenuti 5 libri comprendenti 93 favole composte in senario giambico, tipico della favola. La favola, dunque, è un genere che si ispira alla letteratura greca, in particolare a Esopo. Questa, in Grecia, veniva trasmessa in forma orale e aveva l'intento di fornire una morale. Protagonisti erano molto spesso gli animali a cui corrispondevano alcune virtù (ad esempio con la volpe furbizia, con il cane fedeltà e così via). Fedro ne prende tuttavia un po' le distanze caratterizzandosi grazie: all'uso del verso e non della prosa, usata da esempio da Esopo; alla trattazione di argomenti di tutti i tipi, e non sempre gli stessi; all'umanizzazione e alla descrizione non solo di animali ma anche di elementi naturali e anche grazie alla morale, che non si limita a esporre i mali della società e a denunciare il sistema corrotto dell'antica Roma, ma che fornisce una vera e propria distinzione tra il bene e il male.