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Riassunto dettagliato Fedro e Seneca Vita, opere, pensiero
Tipologia: Appunti
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Fedro sarà uno dei pochi favolisti romani poiché la favola non era un genere molto ben considerato tra i romani. La sua volontà deriva dal favolista greco Esopo , lo emula con contenuti però attualizzati al suo periodo. Riguardo la sua vita si conosce ben poco, si dice sia nato nell’attuale Macedonia, farà parte della familia di Augusto che lo libererà. I personaggi sono animali umanizzati ed ognuno incarna una determinata caratteristica, viene data importanza alla descrizione della loro connotazione psicologica. Nelle sue opere c’è una forte connotazione pessimistica, secondo la sua scuola di pensiero nella vita è impossibile ottenere un salto di qualità, uno schiavo rimane schiavo. Gli oppressi rimarranno sempre oppressi e i potenti sono inarrivabili ed inattaccabili. Fedro è visto come il portavoce dei ceti sociali subalterni, ovvero quella categoria di persone che non possono fare altro che soccombere al potere. Un riferimento ad una favola può essere quella del lupo e l'agnello in cui quest’ultimo viene sbranato senza un vero e valido motivo ma solo perchè il lupo voleva imporre il suo potere. Siamo nel periodo del principato Augusteo, l’imperatore aveva tutti i poteri catalizzati nelle sue mani, fu il periodo più alto della storia romana. Infatti, il successore Tiberio, per quanto avesse gli stessi poteri non sarà mai allo stesso livello di Augusto. Nell’età tiberiana verrà fatto spesso ricorso al processo politico per abusare della propria posizione sociale, anche il favolista romano subirà un processo da parte di Seiano. Se vogliamo fare un paragone letterario, Fedro non sarà mai allo stesso livello di Virgilio. Le sue opere inoltre vanno lette in funzione dell’ insegnamento morale che Fedro vuole impartire. Esso si può trovare o all'inizio dell'opera ( promizio ) o alla fine ( epimizio ) e prende nome di massima che solitamente è molto breve. Non è un caso che lui faccia proprio uso della favola, da fabula , che indica una narrazione fittizia con intenti didattici e morali. Seneca Nacque in Spagna da una ricca famiglia equestre spagnola , esponente di quel ceto di provinciali. Molto giovane, verrà portato dalla zia materna a Roma e ricevette una vasta educazione letteraria e storica, con studi di retorica e di filosofia. Tornato a Roma dopo esser stato in Egitto per curare una sua malattia, si dedica all' attività oratoria ottenendo fama e successo. Diverrà, durante il quinquennium Neronis, il consigliere politico e amicus del giovane imperatore, dunque emerge la figura del filosofo che segue e aiuta nel prendere delle adeguate decisioni. Nerone, con il passare degli anni, perde fiducia nei confronti di Seneca ed inizierà a fare follie. Nel 59 d.C, l'imperatore
deciderà di uccidere la madre e per Seneca si pone la fine dell'illusione di un governo improntato a un'autocrazia illuminata. Si ritirerà a vita privata. Verrà accusato di prender parte alla congiura di Gaio Calpurnio Pisone. Per questo verrà costretto al suicidio, ma lo accetterà con sapienza. Lui era uno stoico atipico poiché fonde più pensieri per poi giungere al suo. Senza ombra di dubbio possiamo definirlo filosofo ed è un precursore dell' esistenzialismo del '900, tratta di temi relativi alle problematiche dell'esistenza come: noia, tempo e morte, sarà uno dei primi intellettuali romani ad analizzare dall'interno l'uomo e proporre delle terapie. Ne parlerà in: De tranquillitate animi , De brevitate vitae e in molte Epistulae Lucilium. Tutte le sue opere hanno finalità pedagogiche per i posteri. Usava definirsi un sapiens , per lui la filosofia è una scienza per vivere, non deve rimanere solo astratta ma deve essere funzionale nella vita vera e propria. L'obiettivo di Seneca è quello di esser sereno nel suo animo poiché il sapiens è colui che vive più pienamente possibile la vita ma, per la condizione umana questo è impossibile dunque, nel caso di Seneca, è sulla via per raggiungere pienamente la sapienza. Tutti noi, non riusciamo ad ottenere questa serenità d'animo cadendo nell' alienazione e nella noia. Dovremmo fare in modo di evitare questi due stati d'animo ma purtroppo, siamo perennemente insoddisfatti dalla vita. Tutto deriva da uno squilibrio interiore , dobbiamo tendere ad una tranquillità che solo il sapiens può ottenere governando la situazione, dovremmo imparare a mettere noi stessi al centro della nostra vita: vindica a te tibi (rivendica il tuo diritto su te stesso). Risulta inammissibile che gli uomini lascino che la propria vita sia delegata ad altri senza scegliere in prima persona di come trascorrere il proprio tempo. Tra le cause dell' alienazione Seneca riscontra che l'uomo non si rende conto delle proprie fragilità e del tempo a disposizione. Se l'uomo fosse cosciente di non essere immortale darebbe una diversa importanza al tempo che ha. Critica chi rimanda tutto nella propria vita come se ci si imponesse di iniziare a vivere solo quando ormai il tempo a disposizione sarà poco. Il tempo scorre velocemente e noi dobbiamo esser capaci di poterci godere ogni attimo, ma è una visione ben diversa dal carpe diem di Orazio, non si tratta di cogliere l’attimo fuggente ma di vivere a pieno la propria vita. Il tempo sarà tantissimo se si spenderà per attività prodromiche alla sapienza mentre sarà poco se si consente agli altri di abusarne. Seneca usava comunicare anche grazie alle sentenze , ovvero frasi molto brevi, molto facili da ricordare, che servivano ad impartire un determinato insegnamento. La morte ci condiziona la vita, è continuamente alla nostre spalle, secondo Seneca, moriamo ogni momento lasciandoci
afferma che la vita va vissuta come il saggio che comprende i suoi bisogni essenziali e, grazie alla virtù, di tollerare le impervietà della vita. Il De tranquillitate animi è dedicato in un momento della vita di Sereno in cui oscilla tra i modelli proposti da Seneca e la vita mondana, ricordiamo la sentenza sibi displicere ovvero esser scontenti di sé. Per Seneca invece è un momento di incertezza e si pone il problema di pianificare il ritiro a vita privata. Viene affrontato il tema della serenità dell’animo : corrisponde all’ euthymia ovvero, dal greco, tranquillità dell’animo con l’esortazione della vita interiore e distacco dai beni materiali. Infine abbiamo il De Otio in cui la tematica del ritiro a vita privata sembrerebbe esser risolto. Con Otium , nella classe dirigente dell’antica Roma, si intendeva il momento non dedicato agli obblighi militari e politici. Dunque qualsiasi altro ritaglio di tempo dedicato a sé stessi, alla società , agli studi che portano sulla via della sapienza. Tra gli ultimi dialoghi troviamo il De Providentia, indirizzato a Lucilio, che tratta uno dei temi più cari allo stoicismo ovvero della razionalità immanente al cosmo. L’uomo deve trovare l’equilibrio che è di per sé presente nel cosmo. I trattati De clementia e De Beneficiis I due libri del De Clementia delineano il programma di governo del sovrano illuminato , in questo caso Nerone. Era quello che si era preposto di fare durante il quinquennio con i suoi consigli. Seneca non si interessa di quale sia la migliore forma di governo perché prende atto dell' irreversibilitá del principato come istituzione e sviluppa una teoria del potere monarchico. Consiglia di fondare la propria condotta politica sulla clementia che non è la semplice bontà ma la capacità di autocontrollarsi. L’imperatore, di base, ha un potere illimitato , e gli consiglia di autocontrollare le proprie passioni e collere, ad esempio Augusto è visto come esempio di regnante moderato. Dunque non si tratta di un’imposizione esterna ma un dono del sovrano, non fa abuso dei poteri. A detta di Seneca è l’unico modo di scongiurare una tirannia. Il sovrano viene presentato come un padre che si preoccupa delle sorti del figlio ovvero il regno. Il potere è visto come un peso da sopportare che condivide con pochi burocrati ed è detto onus. Al fine che questa clementia non sia sporadica è necessaria la figura del filosofo che prende le parti di un maestro che forma le coscienze. Nel De beneficiis , scritto alla fine della sua vita, appare un atteggiamento disilluso e amareggiato. L’opera è suddivisibile in due: lo studio della fenomenologia del dare e ricevere che è alla base di ogni rapporto sociale delle classi alte come la corte. Emerge una forte contraddizione tra ideale e realtà.
Le Naturales quaestiones Quest’opera è cosidetta dossografica (raccolta di argomenti eruditi). Seneca è un filosofo della scienza ovvero non si ferma all’indagine del mero dato ma, elabora una finalità e una spiegazione morale dei risultati acquisiti dalla scienza. Cerca di ottenere risultati simili a quelli delle sue opere filosofiche come liberare l’uomo dalle paure scaturite dai fenomeni naturali con spiegazioni scientifiche. La scienza viene definita ancilla philosophiae perchè ti libera dalla paura proiettandoti in una perfezione morale. Una cosa simile venne fatta la Lucrezio con De rerum natura con però i caratteri epicurei. Le Epistulae morales ad Lucilium Questa è la sua opera più importante. Emerge un carattere pedagogico. Sono lettere scambiate con il suo alunno Lucilio con cui scambia ottime riflessioni e possiamo vedere come evolve il pensiero. L’obiettivo delle lettere è il progresso morale , più volte vengono trattate tematiche etiche valorizzate dallo stoicismo come la miseria dell’uomo di fronte alle avversità della vita e le passioni. Viene usato un tono colloquiale, intimo, discorsivo. Non è un’opera sistematica, dunque vengono trattati moltissimi argomenti differenti come il suo sistema filosofico a- sistematico , non c’è una sequenza ben precisa nei temi affrontati. Le tragedie Scrisse nove coturnate ovvero tragedie di argomento greco. Sono le uniche tragedie latine pervenute nella loro interezza. Vengono trattate passioni sconvolgenti. Gli eroi sono spesso negativi. Apokolokyntosis Questa è un’opera sarcastica dissacrante del defunto imperatore Claudio, redatta nell’anno della sua morte. Si rivela un esempio di satira minippea. L’imperatore viene inzuccato , descritto come impacciato, balbuziente e zoppicante. Le sentenze più famose: Fac nos singulos quid sumus ovvero se viviamo da soli, cosa siamo? Membra corporis magni ovvero membra di un grande corpo. Servi sunt immo homines ovvero sono servi ma comunque uomini. Sibi displicere ovvero esser scontenti di sé.