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Sintesi del saggio "Il patto narrativo" di Giovanna Rosa per l'esame di Letteratura italiana moderna e contemporanea
Tipologia: Sintesi del corso
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Nella prefazione di Tom Jones, Fielding sottolinea come un autore non debba comportarsi come un signore che dà un banchetto privato, ma come il proprietario di un ristorante, che deve soddisfare i propri commensali. Fielding in questo modo non fa che mettere in luce le condizioni della nuova civiltà romanzesca governata dai meccanismi dello scambio, che rendono il lettore un interlocutore interessato, libero di scegliere, che ha il diritto di esprimere un proprio giudizio. L’incipit rappresenta il fulcro su cui si fonda il genere romanzesco: appello al lettore che da inizio allo scambio dialettico tra i due soggetti della comunicazione letteraria > patto narrativo. All’interno del patto narrativo:
- da lettura orale a lettura individuale: da un lettura corale affidata alla mediazione interpretativa del dicitore colto, alla lettura privata e mentale che lascia al singolo la libertà di scegliere e giudicare. Ad introdurre una lettura silenziosa ed individuale è il romanzo. Il romanzo di fatto riplasma le esigenze di soddisfacimento estetico, adatto alla lettura privata. Per ottenere il riconoscimento istituzionale, il romanzo deve però percorrere una lunga strada. Il motivo di diffidenza verso questa nuova forma letteraria risiede sia nella evasione della tripartizione aristotelica, sia nel fondamentale cambiamento del rapporto fra scrittori e lettori: grazie alla mediazione editoriale e ai nuovi circuiti di distribuzione, infatti, il romanzo è ideato per un’utenza vasta ed indiscriminata. C’è però un problema, che è quello del concetto di pubblico. Il problema del pubblico, risiede nel termine stesso. Il termine readership , nonostante sia poco usato, è più adeguato per definire il carattere privato della lettura. La moderna epopea borghese inoltre prevede una distinzione tra:
persuasiva che ogni narratore decide di attribuire al testo per dialogare con il suo lettore. Perchè questo sia fatto è necessario che lo scrittore si impegni preliminarmente a suscitare l’interesse di un pubblico indifferente. Il criterio dell’interesse non solo spiega il patto narrativo, ma diventa i dispositivo che misura la distanza estetica, in quell’alternanza di coinvolgimento empatico e distacco critico, di abbandono fiducioso e rivalità antagonistica, entro cui si dispongono i rapporti fra lettore, testo e autore. L’opera deve allo stesso modo interessare nel senso di rendere partecipe, ma anche essere interessante, importante per qualcuno, in modo che l’universo narrativo sia interiorizzato dal lettore Il romanzo dissolve la modellistica antica, inaugurando la tradizione della modernità, non perchè annulla ogni sistema di convenzione, ma perchè ne riformula i criteri compositivi in sintonia con l’ordine aperto dell’orizzonte d’attesa. La tendenza del romanzo è quindi quella di abbracciare ogni aspetto del reale, anche nelle sue parti più sgradevoli e si compone di elementi spuri e discordanti. Caduti i limiti, l’unica cosa importante per la composizione di un romanzo sembra avere qualcosa di interessante da dire. L’abbandono di un universo letterario gerarchico e chiuso e della distanza epica assoluta tipica della letteratura dell’ancient regime, consentono al romanziere di insinuarsi nel proprio testo e porsi in quella zona di interferenza fra testo e lettore. In questo nuovo panorama, la figura del narratore perde la posizione eletta di chi parla per ispirazione degli dei o delle Muse. Si ha ora una narrazione che è portatrice di valori autentici e collettivamente condivisibili. Lettore e autore poggiano sulla fiducia di un sentimento di comunanza profonda fra chi legge e scrive. Il patto narrativo adempie in prima istanza a questa funzione: chiarire la fisionomia di chi racconta e di chi legge di cui deve conquistare la fiducia. Ecco perchè nella conformazione della singola opera è sempre possibile leggere la fisionomia di colui cui è destinata. La scelta autoriale di inscrivere esplicitamente nel testo la situazione narrativa non implica alcun criterio assiologico, né esige un giudizio preventivo di valore: presuppone soltanto una connessione forte con l’orizzonte di attese.