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il samkhya. caratteristiche generali, Appunti di Antropologia della Religione

descrizione del Samkhya e delle sue caratteristiche

Tipologia: Appunti

2022/2023

Caricato il 20/03/2023

annalisa-bittelli
annalisa-bittelli 🇮🇹

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Elaborato per esame Filosofie dell’India e dell’Asia Orientale.
Il sistema Samkhya: caratteristiche generali
Il Samkhya fa parte delle "scuole Brahmaniche", più nello specifico si tratta di una dottrina dualista.
Approfondendo questo aspetto si può identificare come oggetto di interesse la spiegazione dell'esperienza;
detto in altre parole lo scopo di questa dottrina è quello di descrivere il "mezzo" per far cessare
"L'opposizione dovuta al dolore”, citazione dal Samkhyakarika, testo base di questa dottrina del quale
tratteremo in seguito. Il “mezzo” sopracitato non è lo stesso rivelato dai Veda; non si tratta quindi di pratica
rituale e/o sacrificale.
Il Samkhya è ritenuto una dei Darsana più antichi. Il "proto-samkhya "lascia tracce anche nelle upanisad più
antiche.
Bhagavadgita e Maksadharma attestano come il proto-samkhya avesse già sviluppato molte categorie
caratteristiche già all'inizio dell'era volgare. Successivamente incontriamo una fase sistematica
rappresentata da una o più testi che purtroppo sono andati perduti, il cui titolo è “Sastitantra”.
Il Samkhya non ha un testo radice in forma di sutra ma in forma poetica: l’opera di Isvarakrsna, la
Samkhyakarika, costituisce una sintesi o per meglio dire una rielaborazione delle precedenti dottrine.
Svolge lo stesso ruolo che in altri Darsana svolgono i sutra di base.
Nella dottrina del Samkhya esistono due principi reali ed eterni che si trovano in opposizione l'uno con
l'altro. Il primo di questi due elementi si può tradurre con “coscienza” ma generalmente si rende con
“spirito”; questo principio prende il nome di purusa. Esiste un’infinita pluralità del purusa, esattamente uno
per ciascun individuo. Il secondo elemento si può tradurre con "dati naturali, natura "e prende il nome di
prakriti. Quest'ultimo principio si può dividere in stato manifesto e in stato immanifesto. Il rapporto tra i
due, ovvero tra purusa e prakriti, è l'evolversi del manifesto nel immanifesto. Ogni purusa è in contatto con
la prakriti. Il problema teorico di questa specifica dottrina si può riscontrare nel rapporto poco tematizzato
tra questi due elementi.
Ora analizziamo nello specifico i due principi fondamentali di questa dottrina:
La prakriti non ha coscienza di sé ma è attiva, È per meglio dire attività pura ma inconsapevole. in questo
modo si crea il principio citato precedentemente ovvero che da in manifesto si origina per evoluzione il
manifesto che comprende realtà materiale, realtà mentale e psichica.
al contrario il purusa è dotato della totalità della coscienza ma è inattivo.
Quando purusa e prakriti si avvicinano si ha la rottura dei tre Guna. vediamo però nello specifico cosa
intende il Samkhya con “tre Guna”.
I tre Guna sono derivati della prakriti: sono i costituenti fondamentali che senza il purusa rimarrebbero in
un equilibrio in attivo; il primo dei tre Guna è il “sattva”, ovvero il bianco, il luminoso, il tranquillo e
l’intelleggibile. il secondo è il “rajas” ovvero il rosso, l’eccitato, il dinamico e l’instabile. l’ultimo dei tre è il
“tamas” ovvero l’oscuro,l’inerte e l’errore.
Se per ipotesi il purusa cessasse di esistere, la prakriti cesserebbe di essere attiva.
Nel Samkhyakarika gli evoluti elementari della prakriti sono 23 al quale si sommano anche il purusa e la
prakriti stessa.
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Scarica il samkhya. caratteristiche generali e più Appunti in PDF di Antropologia della Religione solo su Docsity!

Elaborato per esame Filosofie dell’India e dell’Asia Orientale.

Il sistema Samkhya: caratteristiche generali

Il Samkhya fa parte delle "scuole Brahmaniche", più nello specifico si tratta di una dottrina dualista. Approfondendo questo aspetto si può identificare come oggetto di interesse la spiegazione dell'esperienza; detto in altre parole lo scopo di questa dottrina è quello di descrivere il "mezzo" per far cessare "L'opposizione dovuta al dolore”, citazione dal Samkhyakarika, testo base di questa dottrina del quale tratteremo in seguito. Il “mezzo” sopracitato non è lo stesso rivelato dai Veda; non si tratta quindi di pratica rituale e/o sacrificale. Il Samkhya è ritenuto una dei Darsana più antichi. Il "proto-samkhya "lascia tracce anche nelle upanisad più antiche. Bhagavadgita e Maksadharma attestano come il proto-samkhya avesse già sviluppato molte categorie caratteristiche già all'inizio dell'era volgare. Successivamente incontriamo una fase sistematica rappresentata da una o più testi che purtroppo sono andati perduti, il cui titolo è “Sastitantra”. Il Samkhya non ha un testo radice in forma di sutra ma in forma poetica: l’opera di Isvarakrsna, la Samkhyakarika, costituisce una sintesi o per meglio dire una rielaborazione delle precedenti dottrine. Svolge lo stesso ruolo che in altri Darsana svolgono i sutra di base. Nella dottrina del Samkhya esistono due principi reali ed eterni che si trovano in opposizione l'uno con l'altro. Il primo di questi due elementi si può tradurre con “coscienza” ma generalmente si rende con “spirito”; questo principio prende il nome di purusa. Esiste un’infinita pluralità del purusa, esattamente uno per ciascun individuo. Il secondo elemento si può tradurre con "dati naturali, natura "e prende il nome di prakriti. Quest'ultimo principio si può dividere in stato manifesto e in stato immanifesto. Il rapporto tra i due, ovvero tra purusa e prakriti, è l'evolversi del manifesto nel immanifesto. Ogni purusa è in contatto con la prakriti. Il problema teorico di questa specifica dottrina si può riscontrare nel rapporto poco tematizzato tra questi due elementi. Ora analizziamo nello specifico i due principi fondamentali di questa dottrina: La prakriti non ha coscienza di sé ma è attiva, È per meglio dire attività pura ma inconsapevole. in questo modo si crea il principio citato precedentemente ovvero che da in manifesto si origina per evoluzione il manifesto che comprende realtà materiale, realtà mentale e psichica. al contrario il purusa è dotato della totalità della coscienza ma è inattivo. Quando purusa e prakriti si avvicinano si ha la rottura dei tre Guna. vediamo però nello specifico cosa intende il Samkhya con “tre Guna”. I tre Guna sono derivati della prakriti: sono i costituenti fondamentali che senza il purusa rimarrebbero in un equilibrio in attivo; il primo dei tre Guna è il “sattva”, ovvero il bianco, il luminoso, il tranquillo e l’intelleggibile. il secondo è il “rajas” ovvero il rosso, l’eccitato, il dinamico e l’instabile. l’ultimo dei tre è il “tamas” ovvero l’oscuro,l’inerte e l’errore. Se per ipotesi il purusa cessasse di esistere, la prakriti cesserebbe di essere attiva. Nel Samkhyakarika gli evoluti elementari della prakriti sono 23 al quale si sommano anche il purusa e la prakriti stessa.

Probabilmente è proprio da questo fatto che questa dottrina prende il nome di Samkhya che tradotto letteralmente significa “calcolo”. Il movimento della Prakriti da immanifesto a manifesto parte dal primo derivato che si trova all’apice della catena dei derivati ovvero la Buddhi, che spesso viene tradotta con “intelletto”. Successivamente si passa al senso dell’io (ahamkara) e poi al sensorio comune (manas). Sotto questo macro gruppi si trovano le cinque facoltà di senso, le cinque facoltà d’azione, i cinque elementi sottili ed infine i cinque elementi grossi. Una delle teorie più importanti attribuite a questa scuola è la teoria della preesistenza dell’effetto nella sua causa, formulata da Isvarakrsna. (sat-karya-vada). La teoria della casualità è spesso descritta come “teoria dell’identità dell’effetto e della causa” o per meglio dire “teoria della produzione dell’effetto come trasformazione della causa materiale”. Spiegazione della teoria. Possiamo così facilmente notare alcune somiglianze con il Vedanta il quale però ritiene che l’effetto non sia “reale”. Questa teoria è decisiva per riservare alla prakriti il ruolo di causa unica ed ultima del manifesto. Notiamo anche come questa teoria si trovi in contrapposizione con il Nyaya-vaisesika, secondo il quale l’effetto è qualcosa di nuovo e completamente diverso rispetto alla causa. La teoria della preesistenza dell’effetto nella causa si contrappone anche alle varie correnti Buddhiste che predicavano il discontinuismo e l’istantaneismo. La contrapposizione è ben chiara anche per quanto riguarda lo scetticismo radicale dei Carvaka secondo i quali i rapporti esistenti tra causa ed effetto sono del tutto accidentali. Questa teoria è ben motivata da questioni ontologiche. Non è necessario postulare un dio creatore o altre cause, né di attribuire casualità o attività al purusa. Viene cosi creata la teoria del “riflesso” e del “mutuo riflesso” per descrivere più chiaramente la relazione tra buddhi e purusa. Questa relazione ha molta importanza nel processo di liberazione in quanto questo avviene in virtù di un atto conoscitivo che si attua nella buddhi. Metafora danzatrice-spettatore prakriti-purusa.