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corto elaborato sul samkhya indiano
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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Il Samkhya è una delle sei scuole filosofiche appartenenti alla corrente filosofica bramanica. E’ ritenuto uno dei darsana più antichi, infatti, sono state ritrovate delle tracce in quello che viene comunemente chiamato “proto-Samkhya”, nelle Upanishad più antiche e nella Mahabharata (specialmente nella Bhagavad Gita). Lo scopo di questa dottrina è liberarsi dal dolore utilizzando un mezzo che proviene dalla conoscenza discriminativa del manifesto, immanifesto e conoscitore. Il Samkhya è dualista, la realtà si suddivide in due principi reali, eterni ed opposti: ● purusa : è la coscienza pura, consapevole di non conoscere l’oggetto, ma si rende conto della propria esistenza grazie al potere di coscienza. ● prakrti : è la natura, attività pura ma incosciente. Purusa e prakrti insieme si trovano nella condizione di dolore, solo riuscendo a isolare il purusa si può raggiungere la condizione di non dolore. Per raggiungere la condizione di non dolore, la prakrti passa dallo stato immanifesto allo stato manifesto dispiegandosi, il dispiegamento rende possibile l’isolamento del purusa e quindi raggiungere la condizione di non dolore. Come avviene questo procedimento? L’attività della prakrti è dovuta al movimento dei tre guna:
La danza che la prakrti compie è a favore del purusa, l’atto conclusivo di questa danza si ha quando la danzatrice sa di essere vista dallo spettatore ovvero quando il buddhi conosce la differenza tra immanifesto, manifesto e conoscitore. Solo in quel momento la prakrti cessa la sua attività e il purusa raggiunge l’isolamento. Bibliografia: