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Riassunto della scuola del Samkhya, tratto dal libro di Filosofie classiche dell'India di Alberto Pelissero (UNITO)
Tipologia: Sbobinature
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Cosmologia/samkhya
Samkhya = enumerazione delle categorie del reale. E' mosso da una volontà di catalogazione che analizza il rapporto tra due entità ultime, un principio maschile e uno femminile. Il primo, indicato con un nome che originariamente designava il macantropo primordiale dal cui sacrificio scaturiva l'universo -> purusa/maschio, che è cosciente e inattivo. Il secondo -> prakrti/fondamento, base, natura, che è incosciente e attivo. Esso a fasi alterne riassorbe in sé il mondo o lo rende manifesto, a seconda che i suoi tre principi costitutivi, ovvero i guna/qualità siano in equilibrio o squilibrati. La letteratura originale più antica del sistema è andata perduta: si fa riferimento a uno Sastitantra cui avrebbero messo mano vari maestri. Il sistema nella sua fase matura comincia a soffrire di una sorta di complesso di inferiorità nei confronti di altri darsana perché manca di un sutra a suo fondamento: per questo sorgono in epoca tarda il Samkyastra e un Tattvasamasa. In questa fase la scuola abbandona l'originaria impostazione ateistica in favore di un teismo simile a quello adottato dalla scuola "sorella", lo yogadarsana.
Il samkhya, come gli altri sei darsana, ha una sua branca di competenza specifica, ma è una visione complessiva del mondo -> Vedi cosmologia e concezione filosofica generale
Il samkhya indaga le caratteristiche del reale e si sforza di fornirne una descrizione esaustiva, limitando però a un numero ragionevole i tattva/principi di realtà dai quali far discendere la varietà del mondo. Tattva = "il fatto di essere quello". Si tratta di un tipo di categoria utile per indicare una serie di manifestazioni riconducibili a un solo principio. Si tratta di un'indicazione con valore operativo. Un tattva è ciò che produce determinati risultati ed è soggetto a determinate limitazioni che aiutano a meglio caratterizzarlo e circoscriverlo. Così per esempio, un tattva è ciò che permane in una "piccola dissoluzione" dell'universo -> Due gradi di dissoluzione, una piccola e una grande. I tattva sono riassorbiti solo dalla seconda. Inoltre, un tattva è sempre presente nei suoi effetti di fronte ai quali si pone come "causa". E' sempre presente nelle sue collocazioni nell'universo, o negli esseri segnati da certe qualità sue caratteristiche. E' onnipervadente, perché costituisce il terreno ultimo al quale si possono ricondurre le varie manifestazioni, di cui costituisce il componente principale -> Il principale ma non l'unico -> Purusa, il puro soggetto che trasmigra da un'esistenza all'altra, portando con sé i residui dell'azione, i samskara/le concrezioni karmiche. Tenendo presente la duplice natura del samkhya, che si pone a un tempo come dualista - per la contrapposizione tra purusa e prakrti - e come pluralista - perché riconosce la presenza di una pluralità di principi coscienti individuali -, occorre ribadire che il purusa è considerato del tutto
indipendente, assolutamente non coinvolto dal dispiegarsi della prakrti. La schiavitù consiste nella erronea attribuzione al purusa di un rapporto tra il purusa stesso e la prakrti -> La liberazione consiste nel processo conoscitivo il quale conduce a riconoscere che tale coinvolgimento del purusa con la prakrti è del tutto illusorio. Il percorso gnostico che dall'ignoranza conduce alla conoscenza salviica è tutto interno alla prakrti -> Processo puramente mentale, nel corso del quale il purusa, assiste dapprima al suo illusorio coinvolgimento con la prakrti, poi allo svelamento che porta la componente intellettuale della prakrti a riconoscersi come totalmente altra e non riconducibile al purusa. La prakrti, una volta svelatasi nella sua vera essenza al purusa, non ha più interesse a mostrarsi al suo occhio disincantato e si ritrae. Il contraltare oggettuale del purusa, del soggetto limitato, è la prakrti, che nei periodi di periodica dissoluzione cosmca rappresenta lo stato di perfetto equilibrio dei suoi 3 componenti, i guna -> 1) principio luminoso, 2) principio dinamico, 3) principio inerziale. A ciascuno è associato un colore simbolico, rispettivamente bianco, rosso e nero. Dal loro perturbarsi, e dalla conseguente rottura del loro equilibrio, procedono gli altri tattva, che danno origine all'universo manifesto. Attiva e incosciente, la prakrti rappresenta l'esatto contrario del purusa, inattivo e cosciente -> Il purusa vigile ma inattivo si giova della prakrti, dinamica ma cieca, attraverso un patto di reciproca collaborazione. E tuttavia questo patto andrà infranto: la prakrti ha bisogno del purusa per poter essere esperita, il purusa ha bisogno della prakrti ottenere quella discriminazione che è la molla della liberazione.
Perché il mondo si manifesti bisogna però che dalla prakrti sorgano altri principi di realtà via via più specifici. 3 tattva preposti alle funzioni mentali -> 1) buddhi/ intelletto/mahat, 2) ahamkara/il senso dell'io cui è legata l'identità personale, 3) manas/il senso interno che coordina e organizza le percezioni sensoriali di per sé slegate tra loro, trasformando un coacervo di sensazioni scoordinate e indipendenti le une dalle altre in un quadro coordinato e unitario. Concludono la serie 20 tattva divisi in 4 gruppi di 5 tattva ciascuno ->
Gruppo I - Facoltà di percezione sensoriale: capacità olfattiva, gustativa, visiva, tattile, auditiva
Gruppo II - Facoltà conative: capacità fonatoria, di manipolazione, di locomozione, di escrezione, di godimento
Gruppo III - Elementi sottili che costituiscono l'elemento generale comune alle percezioni sensoriali particolari di una stessa specie: suono in quanto tale, tatto in quanto tale, forma in quanto tale, sapore in quanto tale, odore in quanto tale.
Gruppo IV - Elementi grossolani: spazio, vento, fuoco, acqua, terra
La teoria della casualità del samkhya prende il nome di "dottrina dell'effetto esistente", perché sostiene che l'effetto sia reale e preesistente nella causa. I tipi principali di cause ammesse sono:
e questa a una causa generica, fino a giungere alla causa ultima, che blocca la serie impedendo un regresso all'infinito. Argomentazioni analoghe sono addotte per provare l'esistenza dei guna, che vengono percepiti solo nei loro effetti e mai in sé e per sé. Vanno concepiti come ciò di cui la prakrti è fatta -> Quando sono in equilibrio dinamico il mondo non è manifesto, in fase di dissoluzione; quando l'equilibrio si spezza, il mondo si manifesta. I guna pertanto sono soggetti a continuo mutamento. Quanto al purusa, dobbiamo dire che anch'esso è inferibile. Anzitutto, gli oggetti di esperienza composti di parti sono finalizzati alla fruizione di un soggetto cosciente, e questi non può essere che il purusa. Ancora, gli oggetti suscitano piacere, dolore o indifferenza, il che presuppone l'esistenza di un soggetto consapevole che possa esperire tale sensazioni. Infine, si constata che alcuni individui aspirano sinceramente alla liberazione dalla sofferenza. Dal momento che la sofferenza rientra pienamente ed esclusivamente nella sfera della prakrti, deve esistere un principio da essa indipendente, e questi non può essere che il purusa. La diversità delle sensazioni esperite e delle condizioni soggettive di esperienza da conto poi dell'esistenza di una pluralità di purusa.
La teoria della conoscenza del samkhya ammette solo 3 mezzi di conoscenza valida:
Percezione
Inferenza
Testimonianza autorevole
Altri strumenti gnoseologici riconosciuti da altre scuole sono ricompresi nei primi 3 e non considerati fonti autonome di conoscenza. La coscienza è di pertinenza del purusa, che però non può conoscere direttamente gli oggetti, ma deve usufruire della mediazione dei sensi e dell'organo interno. La conoscenza valida ha luogo quando la forma autentica di un oggetto, veicolata dai sensi e mediata dalla mente, si imprime sull'intento che riflette senza increspature la luce del purusa, e comprende tre fattori: A) soggetto conoscente, B) oggetto di conoscenza, C) mezzo di conoscenza.
La percezione è la conoscenza diretta di un oggetto attraverso uno dei sensi. Il contatto sensoriale tra l'oggetto e il senso genera una modificazione dell'intelletto, che ne assume la forma. Tale forma non è direttamente oggetto di percezione, perché l'intelletto non è che uno strumento inconsapevole. Perché si crei la conoscenza bisogna che quella forma rifletta la luce del purusa. Tale riflesso determina la creazione di un'immagine illuminata da uno strato di percezione consapevole. Vi sono due tipi di percezione: 1) immediata, cioè priva di modificazioni mentali, 2) mediata, cioè accompagnata da modificazioni mentali.
L'inferenza è la conoscenza di un termine di una relazione non percepito, attraverso un altro termine percepito e conosciuto come invariabilmente connesso al primo termine. Il termine percepito conduce alla conoscenza di quello
non percepito attraverso la conoscenza di un'universale pervasione tra i due, che si esprime come un'infallibile concomitanza. Ci sono 2 tipi di inferenza:
A) positivo
B) negativo
A) Si divide in 2 sottotipi -> "con il precedente": osservazione della concomitanza invariabile di due fenomeni
-> "percepito a partire dalla comunanza": somiglianza del termine medio con fatti universalmente e invariabilmente attribuibili al termine maggiore
B) Consiste nel provare qualcosa eliminando qualsiasi alternativa. Si basa sull'assenza concomitante sia del termine maggiore sia del termine medio, per cui non si possono addurre esempi positivima solo negativi di inferenza.
Si tratta di conoscenza verbale, in cui intervengono i fattori costituiti da significante, significato e oggetto denotato dal significato. La comprensione della frase richiese la comprensione delle parole che la costituiscono. La testimonianza autorevole si divide in: 1) vedica, 2) mondana.
La teoria dell'errore è altrettanto importante quanto quella della conoscenza. Secondo il samkhya l'errore gnoseologico si produce attraverso un meccanismo noto come "dottrina della non apprensione". L'errore costituisce un caso di omissione o mancata osservazione.
Il desiderio di sottrarsi alla sofferenza è insopprimibile nell'essere umano. Esso costituisce la molla del processo che conduce alla liberazione, che dipende in ultima istanza dal superamento dell'ignoranza -> Quella che consiste nella non conoscenza del fatto che non esiste un reale rapporto di relazione tra purusa e prakrti. Piacere e dolore, merito e demerito: ogni coppia di opposti che determinano la vita morale sono di pertinenza della prakrti, mentre il purusa non ne è mai coinvolto. La conoscenza diretta di questa discriminazione corrisponde alla liberazione. Essa consiste nella consapevolezza che il purusa nel suo perfetto isolamento trascende tempo, spazio e casualità, e ogni relazione che avviluppa la prakrti in una rete di connessioni specifiche. Se ne contemplano 2 tipi: l liberazione mentre si è ancora in vita e la liberazione conseguente alla morte del corpo.
Nella sua prima stagione il samkhya è una scuola ateistica, dal momento che non riconosce l'autorità di un signore supremo. Le prove dell'inesistenza di Dio si possono riassumere come segue -> Dio non può essere la causa ultima del mondo, perché a Dio si attribuiscono l'immutabilità e l'eternità e il mondo è perpetuamente mutevole e perituro, e la causa non può avere caratteristiche diametralmente opposte all'effetto. La causa del mondo sarà dunque la prakrti. Ancora, dal momento che la prakrti non è intelligente, si potrebbe presumere