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Appunti, commenti, note riguardo alla storia della Commedia greca, con un focus contenutistico su Aristofane e una descrizione approfondita di tutte le sue commedie.
Tipologia: Appunti
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La commedia Genere complementare alla tragedia, nel mondo antico la commedia è un fenomeno tipicamente ateniese. Questa, a differenza della tragedia che inizia con Eschilo, inizia con dei pregressi che cominciano prima del fenomeno ateniese, Epicarmo vive tra il VI e il V secolo che viene considerato il predecessore siciliano della commedia (farsa megarese ambientata a Megara). La commedia arriva fino all’età ellenistica, ed è un genere fiorente anche nell’ambito latino. La prima rappresentazione di una commedia nelle grandi dionisie risale al 486 a.C. , e abbiamo tre fasi: antica (Aristofane), di mezzo e nuova (Menandro), quest’ultima ha ispirato gli autori latini, in particolare Terenzio. La commedia rappresenta la realtà (non più il mito come la tragedia), ogni generazione dunque ha commedie diverse: queste sono accumunate da:
Prometeo. In ogni mitologia antica c’è un personaggio con queste caratteristiche). Non esiste la ubris nel mondo della commedia, tutto è concesso e finisce con il riso. C’è anche sempre un personaggio, modello antropologico, che deve essere eliminato, cacciato, per veicolare su di sé il male della società, il capro espiatorio modello del farmacòs , dello sconfitto. Acarnesi Siamo nel 425 a.C. Essi sono carbonai, accaniti guerrafondai. Diceopoli (lett: il cittadino giusto) è un contadino ateniese rovinato dalla guerra, i territori sono continuamente devastati dai combattimenti. Egli si è stufato di questa situazione, elabora un piano ambizioso, ovvero quello della pace con Sparta. Dunque abbiamo la rappresentazione comica di un cittadino che vuole la pace, va nell’assemblea e dice la sua; nella prima parte della tragedia c’è una caricatura, una parodia di questa assemblea in cui tutti scherzano, ridono e non gli danno ascolto. Dunque lui manda un suo delegato a fare la pace con Sparta in modo individuale la pace viene presentata come se fosse una portata di vino (sceglie la pace dei trent’anni, la più lunga) e celebra a casa sua una falloforia (riferimento all’origine della tragedia). Quando gli acarnesi scoprono di questo, si arrabbiano molto con Diceopoli. Dunque egli va a casa di Euripide (rappresentato come un eroe “straccione” in chiave comica). Agon tra Lamaco (rappresentante della guerra, alter ego di Cleone) e Diceopoli. Qui arriva la parabasi: dialogo diretto tra il poeta e il pubblico, mediato dagli attori; qui Aristofane ribadisce le sue accuse contro Cleone: lamenta anche le ingratitudini degli ateniesi verso gli anziani che hanno combattuto, difende la causa dei deboli facendo vedere il lato brutto della guerra. Lamaco parte per la guerra, soffre e si fa male, mentre Diceopoli si diverte con una festa avendo aperto un mercato e vivendo la pace in maniera molto concreta e materiale. Diceopoli dunque è un “eroe” un po' egoista, che vuole vivere bene la propria vita e che vive bene gozzovigliando, non gli interessa molto della collettività. Il linguaggio della tragedia è citato con parodia “ahi, ahi, tremende e angosciose sofferenze, me infelice” non è una vera tragedia, Lamaco non è nemmeno andato in guerra. Il modo per esorcizzare la guerra è riderci su e ironizzare su questa, la commedia finisce sempre con una festa. Cavalieri È tutta un’allegoria: il personaggio principale è chiamato Demos, un padrone di servi, è completamente pazzo e rimbambito, che si è fatto soggiogare da un servo, Paflagone. Due servi sono preoccupati per questo, probabilmente alter ego di Nicia e Demostene, figure positive. L’allegoria consiste nel fatto che il popolo è vittima della demagogia di Cleone. Dunque Paflagone è un personaggio negativo, che approfitta della fiducia che gli dà Demos per rubare in casa, egli è la raffigurazione di un politico demagogo, subdolo che imbroglia e si arricchisce alle spalle della società. I due servi consultano l’oracolo (antitesi delle due classi sociali, quella bassa dei servi e quella alta dell’oracolo) dice che l’unico modo per eliminare Paflagone è sostituirlo con la figura del salsicciaio, una personalità peggiore di lui, più insopportabile.
I Cavalieri sono il coro, essi appartengono alla classe elevata che vogliono eliminare Cleone, dunque avviene un agon tra il salsicciaio e Paflagone per chi fosse il peggiore dei due: essi si sfidano a colpi di cattiveria e bassezza sociale due Cleoni che si mettono a confronto. Il salsicciaio prende, tritura e rovina tutte le risorse dello stato e le insacca, proprio come la produzione di una salsiccia nome parlante che rappresenta l’uomo politico che si accaparra le risorse dello stato per sé. Aristofane qui dà un messaggio politico, accusa nei confronti della demagogia di Cleone, della cattiva politica, ma critica anche il popolo che non è in grado di difendersi dalle astuzie retoriche dei cattivi politici: dunque il popolo viene accusato, attraverso il riso, di essere poco sveglio. Il salsicciaio vince l’agon, compie un rito magico che lo fa rinsavire e rendere più intelligente, diviene un personaggio positivo Demos ritorna ad essere il padrone di prima. Paflagone viene allontanato dalla casa (estromissione del farmacos , colui che rappresenta il nemico da allontanare) e diviene lui un salsicciaio. Nuvole Questa tragedia non ebbe molto successo, ma non si poteva mettere in scena la seconda volta rischiando che non facesse più ridere. Il tema principale è quello dell’educazione, mettendo due generazioni a confronto (quella padre-figlio). Il padre ha contratto molti debiti a causa del figlio che vive come un nobile pur venendo da una famiglia umile; il padre vuole mandare il figlio a scuola da Socrate tema educativo applicato all’attualità. C’è una caricatura di Socrate come una persona che vive lontano dalla realtà, che non tratta di questioni concrete ma futili, un ciarlatano che non ha in mano un vero sapere, ma che imbroglia gli altri facendosi pagare. Aristofane dunque distacca Socrate dai sofisti, caricando la sua figura in modo negativo. Infatti per Socrate Zeus non esiste e le nuove divinità sono le nuvole, che sono belle ma non hanno una consistenza, rappresentano come fumo l’insegnamento di Socrate, che non ha nessuna vera sostanza. Dunque c’è un’accusa a Socrate di essere portatore di un nuovo insegnamento pericoloso e falso, e di corrompere i giovani. Strepsiade (padre) si rivela un alunno pessimo che non riesce ad imparare nulla da Socrate elemento comico. A questo punto ci va il figlio, a cui gli si presenta il discorso giusto (insegnamento tradizionale) e quello sbagliato (nuovo insegnamento di Socrate). Da questo agon ne esce vincitore il discorso peggiore, il figlio lo impara e imbroglia così tutti coloro a cui il padre doveva i soldi. Nella scena finale Fidippide picchia il padre Strepsiade e dimostra a parole che è giusto che i figli picchino i padri. Il padre dunque se la prende con Socrate, e brucia il pensatoio viene cancellato il farmacos , il pensiero socrateo come pericolo pubblico. In questo caso la tragedia non premia l’anti eroe, ma è un modo per dire, per denunciare l’educazione di Socrate come un’educazione sbagliata. La parola se si sa usare può raggirare chiunque, qui con concezione totalmente disonesta. Passo a pagina 454 e 463. Il personaggio di Socrate all’interno delle Nuvole, viene usato per affrontare il tema dell’educazione, dicendo che i giovani hanno bisogno di un nuovo modello educativo, che non sia quello tradizionale (anche questo abbastanza criticato). Vespe
Pagina 431 leggo i passi. qui siamo nel 414, nel periodo della spedizione in sicilia. l’illusione della pace degli anni precedenti è venuta meno. negli anni precedenti ha sicuramente messo in scena altre commedie ma che a noi non sono rimaste, ma con questa commedia cogliamo una cesura stilistica, quindi c’è stata un’evoluzione. c’è anche un’analogia tra gli ateniesi che vogliono conquistare l’occidente e questa commedia in cui si vuole creare una nuova città lontana. la commedia inizia con due personaggi, anche se poi uno dei due esce di scena. i due eroi pistetero (l’amico fedele), evelpide, due cittadini ateniesi anziani ma facoltosi, sono stufi di atene, dei demagoghi, dei processi continui. decidono di abbandonare atene (è la prima commedia in cui succede, non c’è più il tentativo di migliorare atene, portano avanti un loro progetto personale) e di recarsi presso upupa (re tereo, che era stato trasformato in upupa dopo aver commesso un’azione molto grave, si era innamorato della cognata e l’aveva violentata, tagliandole la lingua per evitare che comunicasse tutto alla sorella, ma lei riesce cmq attraverso un ricamo, le due allora decidono di vendicarsi in maniera terribile, uccidendo il figlio e portandolo al banchetto, le due donne vengono poi trasformate in uccelli e anche tereo stesso in upupa, qui non c’è tutta questa parte). pistetero vuole vivere come gli uccelli e tereo deve essere il consigliere, perchè pistetero vuole fondare una nuova città in cui uomini e uccelli vivano insieme. deve essere una città in cui il potere nubicuculia (in greco nefelococughia, “la città delle nuvole e dei cuculi”, nome comico e ancora elemento delle nuvole). il progetto viene accettato dagli uccelli, che però all’inizio non sono molto favorevoli: uomini e uccelli sono nemici, perché gli uomini cacciano gli uccelli, ma alla fine accettano. il messaggio che ci viene dato sul piano politico è una lezione di democrazia, quando racconta del rito di fondazione con le nuove leggi che si devono dare. come devono essere fatte le leggi? divine e immutabili che derivano dalla fusis, o fatte in funzione di un interesse di chi è al potere, derivata dal nomos? questi problemi vengono affrontsti in chiave comica. gli uccelli sembrano migliori degli uomini, riescono a organizzarsi. questa città si trova tra cielo e terra e manda in crisi gli dei perché non arriva il fumo dei sacrifici che era il loro nutrimento. iride messaggera degli dei va a parlare con gli uccelli ma loro la respingono, non vogliono togliere la città. tutti i personaggi disonesti cercano di affermarsi anche in questa nuova città, ci sono scenentte che sono caricature di figure contemporanee, e pistetero li caccia sempre. prometeo arriva e dice a pistetero che gli dei sono completamente stremati e quindi arriverà un’ambasciata degli dei per trovare una situazione: prometeo aiuta pistetero perché lo avvisa. arriva l’ambasciata (poseidone, eracle e triballo, una divinità esotica à lingua inventata, motivo comico). poseidone in maniera arrogante chiede il rispetto delle regole passate. eracle passa dalla parte di pistetero à perché è sempre rappresentsto come il mangiatore accanito e gli danno da mangiare degli uccellini arrostiti, che sono gli uccelli dissidenti della nuova città àgli dei concedono la fondazione di questa nuova città e la tragedia si conclude con il matrimonio tra pistetero e basileia, la sovranià. questa cità dovrebbe fondarsi su basi diverse, ma gli uccellini arrostiti rappresentano la repressione del dissenso, è comunque una costruzione umana, non ha niente a che fare con il vero regno degli uccelli, questa città non è poi così diversa da atene. le logiche della costruzione del potere sembrano essere sempre le stesse (è la città degli uccelli, ma alla fine il potere lo prende comunque l’uomo, pistetero). siamo totalmente nell’ambito dell’utopia.
Tesmoforiazuse Tesmoforie, feste ad Atene in onore di Demetra e Persefone, a cui partecipavano tutte le donne, indistintamente dalla classe sociale. Qui le donne speravano di avere tanti figli, le tesmoforiazuse dunque sono le donne che partecipano a queste feste. La situazione comica che si verifica è il fatto che Euripide sia protagonista di questa commedia. Egli teme che le donne vogliano organizzare una vendetta nei suoi confronti, per averle rappresentate negativamente nelle sue tragedie, dunque vuole che qualcuno si travesta da donna per ascoltare i piani di queste donne e potersi salvare. Euripide e un suo parente vanno da Agatone, un poeta tragico iniziatore del simposio effeminato, chiedendogli di travestirsi da donna, ma egli rifiuta e dunque lo aiuta il parente. Dunque nella tragedia vengono presi di mira sia Euripide che Agatone. Il parente scopre i piani malvagi delle donne, ma si fa scoprire subito e le donne lo sequestrano. Alla fine Euripide riesce a liberare il parente, e promette che non tratterà più male le donne. La commedia è una continua caricatura delle tragedie euripidee. L’obiettivo polemico qui è Euripide, un tragediografo innovativo, ma dissolutore del messaggio civico che secondo Aristofane doveva essere messo in campo dalla tragedia. Lisistrata Lisistrata, colei che scioglie gli eserciti, protagonista una donna ateniese che rappresenta le donne di Sparta e Atene, stanche della guerra. Siamo nel 411, un periodo molto delicato nel quale viene messo in atto un colpo di stato ad Atene. Le donne furbe e intelligenti si accordano per ricattare gli uomini attraverso lo sciopero del sesso. Esse occupano l’Acropoli, mettendo le mani sulle risorse di Atene, bloccando le operazioni militari. Con Lisistrata si afferma il tema politico, ma nel mondo della fantasia: nella mentalità di un greco le donne al potere è qualcosa di impossibile. Le donne stanche della guerra si alleano, proponendo lo sciopero del sesso e conquistano l’acropoli, sede del tesoro della lega delio-attica. L’abilità femminile è saper gestire il denaro all’interno della dimensione personale dell’oikos, sfruttano questa abilità per gestire la situazione pubblica. Lisistrata è la prima femminista della storia, una volta ottenuto quello che volevano, le donne tornano a casa e torna tutto come prima. Il tenore della commedia è divertente ma fa anche riflettere, sul rapporto uomo-donna all’interno della famiglia ma anche della società, sul tema della pace come strumento per avere una vita sessuale attiva (elemento scherzoso ma critico). Le rane Nel 405, anno terribile per i greci, la commedia ottiene il primo premio e Aristofane riesce a far ridere i cittadini. Egli usa la fantasia per cercare nell’ambito della letteratura una soluzione ad un problema grave e drammatico che è quello dell’assedio degli ateniesi da parte degli spartani. Il rimedio qui è nell’Ade: Dioniso, qui eroe comico, decide di andare nell’Ade a resuscitare Euripide appena morto, perché riporti il teatro ad un livello superiore e migliorare le condizioni di Atene. i protagonisti sono Dioniso, il suo servo, Eschilo ed Euripide.
perché distribuisse le sue ricchezze in modo ingiusto (Zeus come nemico dell’uomo). Il protagonista vuole quindi guarire la cecità di Pluto, incontrano Penia (dea della povertà) e c’è il momento dell’agon , ella si oppone a questo progetto, perché la povertà è uno stimolo. Riacquistata la vista Pluto distribuisce equamente le ricchezze e si verifica una stabilità economica dei cittadini, anche se si verificano delle situazioni spiacevoli per qualcuno, che diviene disoccupato. Alla fine Pluto entra nell’Olimpo e riacquisisce la sua fama di divinità solenne. La riflessione è etica ed esistenziale sul bisogno degli uomini di giustizia, non c’è il tema politico.