Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


Analisi dei Romanzi di Bontempelli: La Vita Intensa e Altri, Sintesi del corso di Letteratura

Riassunto completo del Romanzo e analisi di ogni capitolo

Tipologia: Sintesi del corso

2018/2019

Caricato il 10/11/2019

alessia-montanaro
alessia-montanaro 🇮🇹

4.5

(114)

24 documenti

1 / 15

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
La vita intensa – Massimo Bontempelli
Su questo primo romanzo lavora in maniera esplicita e spudorata sulla forma del romanzo e sulla forma di
altre istituzioni anche letterarie dell’epoca. Palazzeschi e Bontempelli hanno in comune il problema di
costruire una forma con i materiali che riluttano la forma.
La vita intensa esce a puntate (10, una per mese, da Marzo a Settembre) – il fatto che sia uscito a puntate sul
giornale è importante: il mezzo del giornale diviene co-protagonista del romanzo – nel 1919 sull’Ardita del
Popolo d’Italia (fondato nel 1914 da Benito Mussolini), del partito socialista in favore dell’intervento in
guerra dell’Italia; poi in volume nel 1920 per l’editore Valletti.
È uno dei primi romanzi italiani che fa i conti con ciò che era successo in guerra. Bontempelli in guerra ci è
andato (contrariamente da Palazzeschi), era prima andato nelle retrovie come inviato e poi nel 1917 si era
alleato come ufficiale facendo l’ultimo anno di guerra, ricevendo anche parecchie decorazioni. Bontempelli
era interventista, Palazzeschi pacifista.
L’ubriaco insieme ad un’altra serie di poesie Puro sangue furono pubblicate nel 1919 con il titolo unico di
Puro Sangue, anche se le poesie dell’ubriaco sono le poesie dell’esperienze di guerra di Bontempelli.
Nella guerra si afferma che “c’erano alti e bassi”.
Benjamin diceva che dopo la guerra gli uomini trovavano immutate solo due cose: il cielo e la terra.
Ma Bontempelli afferma il contrario.
Uccidere – vita: la vita è un uccisione continua.
Non siamo lontani né a quello che diceva Marinetti e né a quello che diceva Bontempelli.
Sia nella Voluttà che in Grottesco si ah una rappresentazione del corpo come se fosse staccato da se
stesso e poi il corpo viene verso per verso smembrato. Bontempelli non riconosce un pezzo del suo
corpo; la condizione psichica è una quasi totale alienazione da se. Tutta la rappresentazione è basata
sulla sproporzione. Questi sono gli effetti della guerra sulla psiche di Bontempelli a cui ha dovuto
dar conto per scrivere la poesia. Il corpo è un “coso” (iperonimo), un’entità estranea: la psiche si
separa completamente dal corpo.
I (Marzo) La vita intensa, Romanzo d’avventure
PREFAZIONE (paratesto!)
In questo breve testo – che non sta né dentro né fuori e dovrebbe solo accompagnare il lettore all’interno
della trama principale – l’autore anticipa che questo breve romanzo si occuperà delle avventure accadute
una mattina tra le 12/12.30 da via San Paolo alla Galleria di Milano.
All’inizio si trova l’insistita marcatura del carattere veritiero e geografico di ciò che racconterà.
What? Racconto fattibile
Who? Accaduti a me
Where? A Milano
When? Un mattina dalle 12/12.30 andando alla Galleria.
Bontempelli sta costruendo o ipotizzando davanti agli occhi del pubblico. Chi è il lettore o la classe di
lettori più adatta a leggere questo Romanzo? Non lo scrivo per chi pensa in mezz’ora di passeggiata
a Milano nel 1919 non ci sia niente da vedere; ma non lo scrive nemmeno per i lettori di romanzi
propriamente degni, per chi pensa che in mezz’ora di camminata ci siano 3 duelli; non lo scrive
nemmeno per i seguaci dei romanzi psicologici di Bourget. Dato che aveva fatto piazza pulita, afferma
che lo scrive per i lettori posteri.
Nel finale (fulmen in clausola) c’è qualcosa di pesantemente burlesco: Bontempelli ha preso in giro il lettore
smontando tutto quello che aveva detto in precedenza; il romanzo non è troppo semplice o troppo complesso,
è dedicato ai posteri e viene scritto per rinnovare il romanzo europeo.
CAPITOLO PRIMO, La cliente del piano di sotto
- È il 1919, il protagonista (a autore) è un ufficiale ed il suo amico Piero (anche lui ufficiale) lo va a prendere
a casa per fare colazione.
Come il narratore gestisce il rilascio delle informazioni sul proprio conto e sulla scena? Il
narratore dice alcune cose: per esempio che il narratore e il suo amico Piero sono “due assai seri
militari in grigioverde”. Prima le figure e poi l’associazione. Il narratore e il suo amico sono due
ufficiali congedati a Milano all’indomani della guerra e sono di fronte ai problemi: scarsità dei
mezzi, impoverimento.
- Mentre scendono dal terzo piano al piano terra, passando per il primo piano notano che dallo studio del
dottor X (specialista in malattie veneree sia maschili e femminili) esce una donna. Il protagonista le si
pf3
pf4
pf5
pf8
pf9
pfa
pfd
pfe
pff

Anteprima parziale del testo

Scarica Analisi dei Romanzi di Bontempelli: La Vita Intensa e Altri e più Sintesi del corso in PDF di Letteratura solo su Docsity!

La vita intensa – Massimo Bontempelli

Su questo primo romanzo lavora in maniera esplicita e spudorata sulla forma del romanzo e sulla forma di altre istituzioni anche letterarie dell’epoca. Palazzeschi e Bontempelli hanno in comune il problema di costruire una forma con i materiali che riluttano la forma. La vita intensa esce a puntate (10, una per mese, da Marzo a Settembre) – il fatto che sia uscito a puntate sul giornale è importante: il mezzo del giornale diviene co-protagonista del romanzo – nel 1919 sull’ Ardita del Popolo d’Italia (fondato nel 1914 da Benito Mussolini), del partito socialista in favore dell’intervento in guerra dell’Italia; poi in volume nel 1920 per l’editore Valletti. È uno dei primi romanzi italiani che fa i conti con ciò che era successo in guerra. Bontempelli in guerra ci è andato (contrariamente da Palazzeschi), era prima andato nelle retrovie come inviato e poi nel 1917 si era alleato come ufficiale facendo l’ultimo anno di guerra, ricevendo anche parecchie decorazioni. Bontempelli era interventista, Palazzeschi pacifista. L’ubriaco insieme ad un’altra serie di poesie Puro sangue furono pubblicate nel 1919 con il titolo unico di Puro Sangue, anche se le poesie dell’ubriaco sono le poesie dell’esperienze di guerra di Bontempelli. Nella guerra si afferma che “ c’erano alti e bassi ”. Benjamin diceva che dopo la guerra gli uomini trovavano immutate solo due cose: il cielo e la terra. Ma Bontempelli afferma il contrario. Uccidere – vita : la vita è un uccisione continua. Non siamo lontani né a quello che diceva Marinetti e né a quello che diceva Bontempelli. Sia nella Voluttà che in Grottesco si ah una rappresentazione del corpo come se fosse staccato da se stesso e poi il corpo viene verso per verso smembrato. Bontempelli non riconosce un pezzo del suo corpo; la condizione psichica è una quasi totale alienazione da se. Tutta la rappresentazione è basata sulla sproporzione. Questi sono gli effetti della guerra sulla psiche di Bontempelli a cui ha dovuto dar conto per scrivere la poesia. Il corpo è un “ coso” (iperonimo), un’entità estranea: la psiche si separa completamente dal corpo.

I (Marzo) La vita intensa, Romanzo d’avventure

PREFAZIONE (paratesto!) In questo breve testo – che non sta né dentro né fuori e dovrebbe solo accompagnare il lettore all’interno della trama principale – l’autore anticipa che questo breve romanzo si occuperà delle avventure accadute una mattina tra le 12/12.30 da via San Paolo alla Galleria di Milano. All’inizio si trova l’insistita marcatura del carattere veritiero e geografico di ciò che racconterà. What? Racconto fattibile Who? Accaduti a me Where? A Milano When? Un mattina dalle 12/12.30 andando alla Galleria. Bontempelli sta costruendo o ipotizzando davanti agli occhi del pubblico. Chi è il lettore o la classe di lettori più adatta a leggere questo Romanzo? Non lo scrivo per chi pensa in mezz’ora di passeggiata a Milano nel 1919 non ci sia niente da vedere; ma non lo scrive nemmeno per i lettori di romanzi propriamente degni, per chi pensa che in mezz’ora di camminata ci siano 3 duelli; non lo scrive nemmeno per i seguaci dei romanzi psicologici di Bourget. Dato che aveva fatto piazza pulita, afferma che lo scrive per i lettori posteri. Nel finale ( fulmen in clausola ) c’è qualcosa di pesantemente burlesco: Bontempelli ha preso in giro il lettore smontando tutto quello che aveva detto in precedenza; il romanzo non è troppo semplice o troppo complesso, è dedicato ai posteri e viene scritto per rinnovare il romanzo europeo.

CAPITOLO PRIMO, La cliente del piano di sotto

  • È il 1919, il protagonista (a autore) è un ufficiale ed il suo amico Piero (anche lui ufficiale) lo va a prendere a casa per fare colazione. Come il narratore gestisce il rilascio delle informazioni sul proprio conto e sulla scena? Il narratore dice alcune cose: per esempio che il narratore e il suo amico Piero sono “ due assai seri militari in grigioverde ”. Prima le figure e poi l’associazione. Il narratore e il suo amico sono due ufficiali congedati a Milano all’indomani della guerra e sono di fronte ai problemi: scarsità dei mezzi, impoverimento.
  • Mentre scendono dal terzo piano al piano terra, passando per il primo piano notano che dallo studio del dottor X (specialista in malattie veneree sia maschili e femminili) esce una donna. Il protagonista le si

avvicina e inizia dispettosamente a parlare a voce alta, all’amico, circa le malattie che cura quel dottore. La donna si sente in imbarazzo, arrossisce, e questo lo si nota dal suo modo di camminare, dal vestito e dalla pelliccetta che indossa, seppur tinti di nero, le si erano ristretti addosso. TENDENZA ALLA DISUMANIZZAZIONE: nella descrizione della donnina che arrossisce ( vestito con una pelliccetta ) e allo stesso modo verrà trattato l’uomo con la valigetta ( corpo senz’anima ). La radice di questa maniera bontempelliana si trova nelle poesie di guerra di cui abbiamo letto alcuni campioni: nelle poesie era lui stesso a sentire il suo corpo estraneo, quelle percezioni dopo la guerra gli rimangono ma alleggerendole le applica ai suoi personaggi (come automi o fantasmi).

  • Nel raccontare questo episodio, il protagonista sostiene che la colpa sia del Diavolo , che lo aveva spinto a fare ciò.
  • I due amici, malignamente, ammettono di essersi divertiti.

CAPITOLO SECONDO, Signore con valigia grande

  • Proseguendo nella loro passeggiata vedono un signore con una grande valigia e cominciano a fare delle ipotesi su di lui, pensando che sia un forestiero che non ha trovato un facchino e per questo suda (possibile che a Gennaio a Milano si sudi?) portandosi la grossa valigia dietro.
  • Sempre a causa del Diavolo , il protagonista decide di fare uno scherzo al povero signore, imitando la voce di un facchino e nascondendosi per vedere la sua reazione: l’uomo posa la valigia a terra cercando invano il facchino.
  • Lo scherzo viene ripetuto una seconda volta, però i due scappano senza vedere la reazione dell’uomo. Le due scenette sono costruite secondo un criterio si simmetria : donna senza marito, uomo senza moglie. L’autore chiama sul proscenio un altro personaggio invisibile che è il diavoletto : vedremo io (Massimo), Piero (l’amico) e il diavolo (suo ispiratore). Fin dall’inizio vediamo un personaggio invisibile che agisce in maniera malvagia: è fin troppo ovvio che la figura del diavolo sta qui per fare le veci dello stesso Bontempelli, colui che imbastisce il Romanzo e fa di esso ciò che vuole. L’autore è, quindi, presente fin dall’inizio nel testo nelle vesti del diavolo. Ragionando in termini De benedettiani questo è l’antiromanzo per eccellenza: l’autore dice fin dall’inizio che non è intimamente impegnato con i personaggi che rappresenta.

CAPITOLO TERZO, Intermezzo

- Piero rimprovera il protagonista dicendo di non essere serio per l’età che ha e lui pensa, tra sé e sé, che vorrebbe avere 20 anni.

  • Dice che Annie Vivanti gli ha insegnato un segreto: mettersi davanti allo specchio e dire ad alta voce che si hanno meno anni oggi che tra 10 anni. Romanzo fortemente autarchico: solo uno fa legge, l’autore. Uno degli oggetti principali di questo romanzo è la costruzione e destrutturazione del romanzo stesso. Quali saranno allora le avventure che vengono raccontate? Sono le avventure del romanzo stesso, a cui l’autore va incontro nel momento in cui decide di dare estro alle sue abilità di demiurgo. Se non racconta più le complicate psicologie di borghesi tormentati o i duelli, racconta di come il romanzo stesso si monta e si smonta. È stato detto che in realtà questo è un romanzo senza contenuto : esagerando questo è un romanzo che non parla di niente se non di se stesso. Che il narratore si prende gioco di noi lo possiamo capire nell’intermezzo sull’età: “l’età è uguale per tutti”.

CAPITOLO QUARTO, La Zolfanelli

  • Mentre sta per parlare a Piero dei suoi pensieri sull’età che ha, incontrano una coppia (un ragazzo e una ragazza “qualunque”) e lei chiede a lui se le piace “ La Zolfanelli”. Il ragazzo risponde di no e rimangono colpiti dal fatto che non riescono a figurarsi questa donna, tanto più che non sanno nemmeno il suo nome (nonostante abbiano provato a fantasticarci su). Erano arrivati all’imbocco della Galleria.

CAPITOLO QUINTO, Pari e dispari

  • I due devono decidere dove fare colazione, essendo incerti decidono di fare pari o dispari guardando il numero del tranvai e sommando le cifre. Decidono che pari è uguale a Biffi e dispari è uguale a Cova.

CAPITOLO SESTO E ULTIMO, Conclusione

  • Nonostante il risultato è dispari, decidono di andare al Biffi.

- Il fatto di perdere l’amore per la vita lo ha risvegliato ancora di più, aiutato anche da un altro pensiero: come lui sta aspettando il tranvai, altri aspettano nello stesso momento una comunicazione telefonica.

  • Vice il pessimismo e in quel momento la provvidenza lo premia facendo arrivare il tranvai su cui sale. Se noi badiamo allo stile di questo brevissimo capitolo possiamo pensare ad un romanzo di idee (psicologico, dell’avventura spirituale) ci rendiamo conto che lo stile è gestito a vuoto.

CAPITOLO QUARTO, «Ogni due piedi c’è un anima»

- L’autore è senza sigarette, quindi, invece di fermarsi sulla piattaforma per fumatori come al suo solito, va a sedere e si distrae, perché nota che davanti a se ci sono 4 persone, di cui 3 uomini e una donna.

  • Viene distratto dai piedi della donna perché indossava calze trasparenti e una gonna – a suo parere “corta”
  • che lo inducevano a fissarle le gambe.
  • Per scuotersi da quel turbamento decide di guardare la ragazza negli occhi e subito sente il bisogno di parlarle chiedendole se le desse fastidio il fumo (non pensa a ciò che dice, lo dice in automatico). Questa donna dovrebbe essere collegata simmetricamente a quella del primo romanzo: l’ultima vestita di nero, questa è affascinante e vistosa. C’è una corrispondenza anche nel modo di realizzare la descrizione : li era un cappottino che camminava, qui dice che sono “calze, scarpe, vestito”, anche qui si affaccia l’ipotesi che li avanti ci siano delle entità inanimate che pure si muovono; solo dopo arrivano gli occhi. Il nostro narratore che si era dimostrato caustico e brillante nel primo romanzo, qui cerca di fare l’uomo “abbordare la donna”. L’autore tratta da fessacchiotti tutti i personaggi e qui lo stesso narratore viene trattare come un imbecille.

CAPITOLO QUINTO, Il perdono

  • La signorina risponde di no e il protagonista si accorge subito della sciocchezza detta. Nota che la donna sorride, mentre gli altri lo deridono e in alto la scritta “vietato fumare”.
  • La donna si alza per andare via e gli sorride nuovamente due volte: la prima volta si sente perdonato, la seconda invitato. Il tono e il registro sono sproporzionati rispetto a ciò che si narra. Il trapianto puro e brutale all’interno della compagine strutturale, cioè il testo delle targhe all’interno del tram, riprodotte senza altre mediazioni all’interno del testo. È evidentissimo che il registro stilistico, così sontuosamente patetico, non è utilizzato da Bontempelli come mezzo diretto per esprimere una cosa, ma invece viene menzionato: c’è questo stile che è messo in pagina tra virgolette (ciò prendendoci la distanza), perché il lettore noti la sproporzione tra lo stile e la sostanza della vicenda narrata. Capiamo che la signorina è una cocot (escort): parola utilizzata nel primo capitolo quando dice che “quella signorina non era una cocottina”, mentre questa si. Già avremmo dovuto capirlo da come questa donna fosse vestita. Allora, tutta questa verbigerazione è un monologo gestito a vuoto.

CAPITOLO SESTO, Intermezzo morale

- Il protagonista rimane a pensare tra sé e sé e non corre dietro alla signorina – che probabilmente lo aveva invitato a seguirlo (una cocot!) - perché ha un appuntamento.

  • Alla narrazione della mancata avventura con la signorina vestita di viola, segue il pentimento dell’autore alle morali a cui deve attenersi, citando addirittura il verso dei Sepolcri di Foscolo secondo cui a distinguere umani e animali sono le leggi.
  • Nel tranvai una voce nomina i “ fratelli Bandiera ” (due patrioti italiani).

CAPITOLO SETTIMO, Una morte eroica

  • Inizialmente pensa che “ fratelli bandiera ” sia un ricordo patriottico legato a quello che stava pensando sulla morale umana; poi, pensa che un suo amico gli aveva raccontaste essere il finale di un componimento delle sue allieve; successivamente si accorge che è il nome dell’ultima piazza in cui si ferma il tranvai. La fantasia erotica sulla signorina color mammola e poi il richiamo moraleggiante ai suoi doveri hanno provocato nel narratore una disattenzione tale da farlo giungere all’ultima fermata del tram, perdendo l’appuntamento. Caso di forza Maggiore : titolo del romanzo e unica ragione valida che può permettere all’autore di non andare all’appuntamento. Non ci vuole molto a capire che tutto questo romanzo è scritto con la precisa intenzione di non far arrivare il narratore dal suo amico. Nel primo capitolo il narratore sceglievano con l’amico il bar dove andare affidandolo al caso, scombinato poi dal narratore, qui invece è proprio l’autore che si diverte a far girovagare il narratore per non farlo arrivare all’appuntamento. Non è solo il narratore che se ne va in giro pensando a vanvera

senza mai arrivare ad un punto, è ovviamente anche il romanzo stesso, che continua a divagare, divagare e divagare. Che desinenza può avere la citazione dell’allieva di Dino Provenzale? È un’associazione mentale perché viene messa nel testo proprio in quanto è un’ulteriore divagazione. L’autore cerca di ritardare il punto di arrivo della traiettoria di tutto il romanzo.

CAPITOLO OTTAVO, «À rebours» Titolo di un romanzo di Luis Man molto in voga all’epoca.

- Il protagonista fa il giro della piazza e riprende la tranvia per tornare indietro. Nel frattempo pensa a delle scuse per giustificarsi con l’amico, ma nessuna di queste gli pare adatta a giustificarlo.

  • Arriva a pensare che il “ caso di forza maggiore ” debba provenire da dentro, come per esempio il fatto di dimenticarlo e quindi di non poter mantenere l’impegno. Da filosofo d’inizio del romanzo era diventato un avvocato che cercava plausibili giustificazioni, rendendosi conto che non riusciva a trovarne.
  • Inizia a divagare con i ricordi. Parla di un mazzo di fiori comprato a una donna, Graziella, che non si presentò poi all’appuntamento; parla di un paio di guanti bucati che ha dovuto cambiare perché doveva andare a un convegno.

CAPITOLO NONO, Il portinaio della Vera Italia Con la Vera Italia Bontempelli fa pubblicità a una rivista che doveva diffondere la cultura italiana all’estero.

  • Decide di scendere dal tranvai non appena vede il palazzo in cui abita e il suo portinaio.
  • Si accorge di essersi nuovamente distratto, facendo saltare di nuovo l’appuntamento e trovandosi al punto di partenza.
  • Il portinaio gli dà la sua posta giornaliera, tra cui c’è il secondo numero della Vraie Italie. A quest’uomo torna in mente un dialogo che pochi giorni prima aveva avuto con suo figlio alla vista del primo numero di quel giornale.

CAPITOLO DECIMO, La suprema speranza

  • Il protagonista decide di andare a piedi al luogo dell’appuntamento, ma l’amico non c’è. Decide, dunque, di andare a trovarlo a casa, ma gli dicono che è partito. Dunque, si augura che l’amico compri il giornale legga il motivo “ di causa forza maggiore ” per cui non si era presentato all’appuntamento. Questo finale si collega con perfetta simmetria (simmetria inversa) con la lettera nella prefazione: se nella prima lettera costruiva un personaggio esterno e lo tirava dentro ora prende un personaggio interno e lo buttava fuori. Il caso di forza maggiore: è la volontà dell’autore di fare quello che gli pare.

III (Maggio) La donna dai capelli tinti con “l’hennè”, Romanzo d’avventure

Utilizzato per mettere in vista delle citazioni. PREFAZIONE

- In realtà non c’è prefazione, perché afferma che non c’è ne bisogno.

CAPITOLO PRIMO, Le terribili gelosie della trentacinquenne signora Marta Calabieri

  • Si apre con una citazione di Stendhal e ci viene detto che la signora Marta era molto gelosa.

CAPITOLO SECONDO, L’infelicità nello studio

- La Signora Marta entra nello studio del protagonista per la prima volta e imbarazzata cerca di sviare facendo dei commenti sull’interno dello studio.

  • Mentre risponde il protagonista cerca di capire i motivi che l’hanno portata a venire da lui, facendo delle rapide ipotesi e scartandole per ragionamento (alla Sherlock).
  • Alla fine Marta stessa scoppia in lacrime e dice di essere infelice.

CAPITOLO TERZO, Due imbecilli

  • La donna confessa che il marito la tradisce. Dal pianto nasce un equivoco: il protagonista grida istintivamente “imbecille” riferendosi a se stesso, perché sapendo della gelosia della signora si rimprovera di non aver capito prima il motivo della sua visita e la donna rimane interdetta.
  • Per sviare sostiene che l’imbecille sia il marito di lei, dunque la donna lo interpreta come un complimento.
  • Marta sostiene di avere le prove del tradimento.

CAPITOLO PRIMO, L’ambiente

  • La pagina si apre con una premessa: in una vecchia villa di Milano si svolge la storia – precisamente in uno spaccio di tabacchi e Sali che vende un po’ tutto – che sarà tragica.
  • La premessa serve a mettere allerta i lettori: si troveranno di fronte a lla serietà crudele della vita, come non mai forse da quando il Romanzo Italiano ha pianto l’immatura perdita di Francesco Mastriani, di Ulisse Barbieri e di Carolina Invernizio.

CAPITOLO SECONDO, Grida funicolari

- In quella via di Milano il 31/04 di un certo anno alle 11 di mattina, il protagonista vede una folla di gente agitata. Sulla porta del negozio c’erano due uomini che si picchiavano.

  • Per spiegare la storia fa un passo indietro.

CAPITOLO TERZO, Facciamolo

  • Ogni martedì il protagonista faceva il suo giro per i tabaccai, perché era il giorno di levata delle sigarette, in cui ogni tabaccaio concedeva in media due pacchi e girandone un po’ se ne potevano raccogliere in media venti pacchetti (cioè 200 sigarette).

CAPITOLO QUARTO, Teorica

- Farsi le sigarette da sé costituisce una grande utilità, per varie ragioni e ne elenca i principali: 1° - la prima sigaretta è un’ amorosa conquista , l’altra una facile donna da marciapiede. 2° - un certo snobismo esotizzante, perché nei romanzi francese l’eroe o l’eroina se roula une cigarette. 3° - le falangi superiori delle dita si colorano del tabacco, cosa che attrae le ragazzine delle superiori. 4° - si può offrire a una signorina intelligente una sigaretta, sperando in qualche sviluppo. 5° - si risparmia il 50% di sigarette.

CAPITOLO QUINTO, Il quinto punto

  • Il protagonista raccomanda a ogni fumatore di essere ben fornito dell’occorrente per fare una sigaretta.
  • Spiega come rotolarne una, facendo il confronto sul modo enunciato da Savinio.
  • Quando qualcuno ne offre una già fatta, si deve rifiutare, perché l’atto è fatto per impazienza e non per generosità. Sono fumatori nervosi. Bisogna poi posare la sigaretta e farne un’altra quando c’è altra gente.
  • Se si calcola il passare in compagnia metà delle ore della giornata, la lettura del capitolo procurerà un 50% di beneficio sul capitolo del fumo del vostro bilancio.

CAPITOLO SESTO, Il seme e il vento

  • Quel martedì era il giorno 27 e il protagonista era andato allo spaccio con un amico che non fumava, così che furbescamente potesse anche lui prendere le sigarette da dargli.
  • La signora del negozio (antipatica, brutta, puzzolente, descritta in malo modo) accortasi dell’inganno gli concede solo due pacchi di sigarette.
  • Nel frattempo, un altro signore leggendo il cartello “Levata il martedì” l’aveva presa in giro ( = si alza solo il martedì e gli altri giorni no? ) e da lì il protagonista prende spunto per vendicarsi.

CAPITOLO SETTIMO, Il castigo

  • Il sabato mattina la vendetta era pronta; il protagonista va al negozio e non trova nessun avventore.
  • Prova a comprare vari articoli (del tonno, una cartolina, ecc.) e approfittando del fatto che ella era girata per prendere la merce richiesta, cambia il cartello “lavata il martedì” con “Lavata il martedì ”, un’operazione per la quale da giorni aveva calcolato i tempi necessari per effettuarla.
  • Prima di andare via, contempla il suo misfatto.

CAPITOLO OTTAVO, Effetto

  • In quel momento il protagonista l’amava.

CAPITOLO NONO, Io, Dostojewski e Beethoven

  • Successivamente decise di tornare al negozio, proprio come Raskolnikov fece in delitto e castigo , a cui si ispira il titolo.

CAPITOLO DECIMO, Crescendo finale

  • Spiega l’accaduto. C’era una folla tumultuosa, si avvicina: due persone avevano fatto notare alla vittima il cartello e lei li aveva insultati.
  • Dopo poco era entrato il fidanzato e prendendo le sue difese aveva iniziato a fare a pugni con i due uomini. Nel frattempo la donna era salita al terzo piano, dove abitava, e si era buttato sotto suicidandosi.

V (Luglio) Morte e trasfigurazione, Romanzo d’avventure [ Parte prima ]

RAGIONE DELL’OPERA

  • Questo romanzo ha lo scopo di raccontare le vicissitudini della giovinezza del protagonista, che possono spiegare/giustificare il suo atteggiamento rilassato nei confronti delle difficoltà.

CAPITOLO PRIMO, Apogeo

  • Il personaggio ha esordito nella vita come correttore di bozze nella Compagnia editoriale del Bolland Moderno d’Italia, a Napoli.
  • Questo lavoro gli sembrava molto promettente, perché lo stipendio era buono; il suo capo era Pasqualino Iovelli , prof che grazie a questa compagnia aveva acquistato un’effimera fama.
  • Iniziò a lavorare l’1 marzo; lavorava 6 ore al giorno e le altre poteva spenderle per cominciare a conoscere la vita e ogni volta che incontrava le disavventure degli altri, sentiva uno scrupolo nei confronti della sua vita fortunata.

CAPITOLO SECONDO, L’Infinito e l’Eterno

- Il 31 marzo era il giorno di ritiro della paga; egli non sapeva bene come si svolgeva il rito di pagamento: non sa bene se deve ritirare lo stipendio alla cassa o se esso gli verrà consegnato a casa.

  • Dopo aver controllato la casetta delle poste va a lavoro e corregge bozze di Bernardino Telesio, pensando a dove potesse essere la cassa.
  • Lavora insieme da dei colleghi di cui non ha una buona impressione e le bozze continuano ad affiorare mano a mano che le corregge: impara a sentire su di se i concetti dell’Eterno e dell’Infinito.

CAPITOLO TERZO, Scoperte

  • La mattina del 4 riceve un rimprovero dalla sua affittacamere e la sua stiratora e decide di chiedere ai suoi colleghi informazioni sullo stipendio.
  • Un anziano afferma di vedere la gioventù che c’è in lui e successivamente che la paga va ritirata dal Prof. Iovelli. Va da lui tenta di spiegare la situazione ma il professore pensa che egli vuole un anticipo e lo sgrida.
  • Dopo essere riuscito a parlare, il Professore comprende l’accaduto e afferma che punirà il postino e l’indomani riceverà il suo stipendio.
  • Il giorno dopo non accadde nulla e quindi il protagonista cambia stanza, stiratora e continua ad andare dal capo a chiedere i soldi. Gli viene dato qualche anticipo, ma mai l’intero stipendio, proprio come accade a tutti i suoi collaboratori.

CAPITOLO QUARTO, L’albanese parlato

  • Cercò di fare più mansioni all’interno del Bolland, ma le cose non migliorarono e decise di trovarsi un secondo lavoro.
  • Un giorno legge sul giornale un avviso in cui si cerca un professore per lezioni di albanese serali. Nonostante non conosca la lingua, decide di studiarlo volta per volta, per la candidatura alla cattedra d’insegnamento alla scuola privata di commercio.
  • Viene preso: cominciò, dunque, ad alternare al Bolland l’albanese.
  • Un giorno il direttore della scuola gli chiede di dare lezioni private d’albanese alla moglie, senza permettergli di rispondere si o no, prospettiva che non l’allettava considerando la moglie di questo grassa e brutta.

CAPITOLO QUINTO, Rovesciamenti

  • La mattina dopo, Iovelli gli chiede di cambiare il nome della loro compagnia perché non è abbastanza moderno e non suona bene e il protagonista decide di accettare a patto di avere lo stipendio mensile intero più il dovuto arretrato.
  • Si mette a cercare una sigla adatta, ma non trova nulla e va dal prof a comunicarglielo.
  • Quest’ultimo alla richiesta del denaro inizia a fare scenate, dandogli solo 18 lire e tutto quello che possiede. Ritorna sulla questione del nome e il protagonista gli suggerisce di leggerlo al contrario: “ Imbecille Iovelli”. Iovelli scoppia a piangere.

CAPITOLO SESTO, Direttrice, cane, vasca, uscire, e biglietto di classe terza andata sola

  • Decide di licenziarsi per la mancanza di un rapporto stabile lavorativo.

CAPITOLO DECIMOTERZO, Aurora

- Nonostante la sua sfortuna, continua gli studio sul gatto.

  • Trova posto presso un imbalsamatore di uccelli, ma viene presto cacciato perché il gatto gli crea problemi al lavoro. Decise di vendere il gatto a un oste.
  • In quelle settimane scrisse un dramma. Il 27 ottobre un giornalista lo presentò al suo giornale e viene assunto come redattore giudiziario.
  • Tornando a casa si sente felice, ma anche a disagio, ragion per cui decide di accendersi “l’ultima sigaretta”. Decide di cambiare capitolo, perché crede che il numero 13 potrebbe portare sfortuna al lettore.

CAPITOLO DECIMOQUARTO E ULTIMO, Misterioso

  • Accesa la sigaretta prova un placido benessere. Un passante lo urta e gliela fa cadere e in quel momento ha un attimo di crisi che non gli permette di sopportare l’accaduto.
  • Nonostante avesse sopportato tutti i problemi fino ad allora avuti, per la sigaretta cede al nervoso. Decide di spararsi tre colpi alla tempia, rimanendo sull’istante cadavere.
  • Poi, però, afferma che solo parecchi anni dopo ha preso moglie ed è divenuto romanziere : due condizioni oltremodo favorevoli al ritrovamento e al mantenimento della perfetta serenità. CONTRADDIZIONE DEI FATTI: sostiene di essersi suicidato e poi di essersi sposato e divenuto romanziere. Perché questo passaggio insensato? Perché qui si vede molto bene che anche la coincidenza tra autore e narratore è fittizia; in realtà l’autore si prende gioco anche del suo narratore e quindi si permette di farlo morire, risorgere e farlo diventare buon marito.

VII (Settembre) Mio zio non era futurista, Romanzo d’avventure

AVVERTENZA

  • Afferma che questo è una sottospecie al romanzo d’avventure, perché è un esempio di «romanzo storico d’ambiente letterario». Poi afferma che questa sua divagazione interesserà solo il pubblico di lettori letterati e promettendo che nei prossimi numeri scriverà qualcosa per gli analfabeti.

CAPITOLO PRIMO, Mio zio

  • Egli è convinto che suo zio è un uomo di genio. Chi non lo conosce non può capire.
  • Afferma di essersi dedicato tutto al servizio del genio dello zio.
  • Gli imbecilli dicono che lui va avanti solo grazie ai suoi tanti tentativi e ricerche di vari sensi, ma non sanno che quelle sono fatte per aiutare suo zio.
  • Afferma, poi, che deve bastare un genio a famiglia e che nella sua, appunto, il genio è lo zio.

CAPITOLO SECONDO, Preistoria del suo genio

  • Lo zio è anche alla vigilia della celebrità : cosa che gli viene ripetuta dal protagonista da ormai 15 anni. Lui era stato il primo ad accorgersi del suo genio.
  • Andava spesso a trovarlo nella sua villa della provincia di Firenze, passando a volte intere settimane li. Mentre lui leggeva i suoi versi (sonetti amorosi, berneschi, tragedie in 5 atti in endecasillabi, sirventesi, ecloghe e satire), lo ascoltava estasiato.
  • Avverte il lettore che appena iniziato il ginnasio era dannunziano, poi divenne anti-dannunziano.
  • Il protagonista convinse lo zio di essere un neoclassico e che la sua la sua scuola sarebbe stata il vero rimedio al dannunzianesimo. Ma nessuno ancora capiva il suo genio oltre lui.

CAPITOLO TERZO, Raggi antelucani

- Capì gli errori di entrambi quando lesse l’ Estetica di Benedetto Croce. Lo zio non la lesse mai.

  • Dunque, il protagonista si convince che lo zio s’era persuaso di doversi imporre come fondatore di una scuola neoclassica. Compose due sonetti programmatici: «a Gabriele d’Annunzio» e «a Giosuè Carducci». In questi il protagonista scorse mutamenti di un principio di liberazione dall’accademia.

CAPITOLO QUARTO, Avamposti

  • In quel periodo divampò la polemica carducciana tra due settimanali fiorentini ( La Voce e Le Cronache letterarie ); ne uscì una polemica interessantissima che Ettore Romagnoli raccolse in un volume.
  • Il protagonista si era abbonato alla Voce , lo zio riceveva Le Cronache letterarie ; il primo si era aperto ai nuovi ideali di estetica, ma non osava discuterne con lo zio (che non leggeva nessuna delle due riviste).
  • Quando lo zio si ammalò di bronchite, il protagonista fece portar via circa un centinaio di volumi di pura erudizione, che poi vendette al Bruscoli libraio antiquario. Lo zio, ripresosi, lo perdonò del misfatto.

CAPITOLO QUINTO, Precauzione

  • Il protagonista si rende conto del disagio che provoca nei lettori non descrivendo fisicamente lo zio e spiega che lo fa perché non vuole che Bazzi , l’illustratore che pubblica i romanzi, ne modifichi le sembianze.
  • Afferma che la causa, dunque, non è mancanza di fantasia, bensì una nobile intenzione.

CAPITOLO SESTO, Distruzione

- Lo zio non stava scrivendo più e in ciò il protagonista vide una conferma del suo genio.

  • Nel cielo di Firenze squillò l’annuncio futurista; intese che allo zio non mancava che essere futurista.
  • Lo zio pareva vivesse in un museo, il personaggio doveva liberarlo. Andò dal sindaco per dirgli che lo zio aveva stabilito di regalare tutti i suoi averi, consegnandoli una lettera con l’annuncio.
  • Il personaggio rinomina la villa dello zio: Villa Artemide. Stabiliscono il giorno dell’incontro a mercoledì.
  • Corse a Firenze, voleva rendere irreparabile il suo atto: andò da un amico giornalista e preparò la notizia delle donazioni dello zio per il Nuovo Giornale e La Nazione.
  • Il giorno dopo andò dallo zio e introdusse una breve discussione sul futurismo, introducendogli i Manifesti di Marinetti e il discorso di Papini; fece in modo che non potesse ritirare la donazione.
  • Il Mercoledì andarono il sindaco con la Giunta dallo zio, discussero; il protagonista bruciò alcuni dei romanzi più famosi della vecchia letteratura mondiale.
  • Da quel giorno le sale della villa Dinamo erano arricchite da apprezzamenti verso il genio dello zio.

CAPITOLO SETTIMO, Pomeriggio

  • Lo zio non dette segno né di gratitudine né di spregio verso il fatto compiuto. Bisognava costruire un nuovo ambiente.
  • Gli chiede dei fondi per una gita a Milano; mentre andarono nello studio si accorse che aveva sulla scrivania dei grandi fogli bianchi e una mezza dozzina di matite gialle, tre delle quali già appuntate. Prima di partire, lo zio le aveva temperate tutte. Stava lavorando. Egli partì con gioia e speranza nel cuore.
  • A Milano conobbe Marinetti ; andò a trovarlo a casa. Si chiedeva come tutto il tesoro che stava apprendendo l’avrebbe potuto portare a suo zio.
  • Il protagonista è attratto dall’allestimento delle sale del Marinetti e ancor di più il salotto ultra-futurista che conteneva il pianoforte e l’armonium. Non sapeva come far sentire tutto questo allo zio, il quale – si era dimenticato di dire ai lettori – era costretto a vivere in campagna perché un po’ paralitico.

CAPITOLO OTTAVO, Costruzione

  • Giunse alla conclusione che bisognava portare la città futurista nello studio dello zio.
  • Marinetti gli donò tanti disegni e manifesti colorati; tornò a Firenze carico di roba. A Firenze un inserviente del teatro Manzoni gli diede dei macchinari che riproducevano i suoni della natura.
  • Tornato alla villa dello zio lo trovò a letto per uno dei suoi eccessi d’asma. Sulle cartelle bianche poste sulla scrivania vi trovò scritto Luglio 1914 , cosa che lo convinse che lo zio voleva cominciare a lavorare.
  • Tutta la roba presa a Milano la dispose nelle camere in due o tre giorni; poi, tutte le mattine tornava alla villa in attesa che lo zio si riprendesse e cominciasse a lavorare. Al terzo giorno lo trovò in giardino e corso nello studio trovò un’altra scritta “ chincaglia dello scimpanzè” : stava lavorando. -Si stabilì nella villa per non perdere il momento opportuno. Si avvicinava la fine di luglio e una mattina lo zio, dopo la colazione, disse «Vado a lavorare». Il protagonista lo seguì.

CAPITOLO NONO, Finale

  • Il protagonista si mise dietro lo spiraglio della porta per sorvegliarlo. Lo zio si posizionò vicino la scrivania, sistemò i suoi strumenti; era in procinto di scrivere, il protagonista di agire.. che Proprio in quel momento scoppiò la guerra europea.

VIII (Ottobre) Florestano e le chiavi, Romanzo d’avventure

CAPITOLO PRIMO, Come si deve amare

  • Il protagonista l’estate non va in villeggiatura perché odia la montagna, ma ama il mare e non tollera che egli (il mare) possa pensare che lui ci vada solo per villeggiatura come fanno tutti.
  • quello che lui prova nei confronti del mare è un sentimento molto diffuso (paragone con gli uomini che non sposano le loro amanti proprio perché tengono molto a loro).

CAPITOLO SECONDO, Situazione

CAPITOLO SECONDO, Andante lento

  • Iniziano a giocare e la prima partita è vinta da Cesare. Il protagonista mette in evidenza che le carte non sono casuali, ma tutto viene dominato da una Misteriosa intelligenza.
  • Il giuoco si fa più intenso a colpi di tris e full ed il giro successivo viene vinto dal protagonista.

CAPITOLO TERZO, Allegro agitato

  • La Misteriosa intelligenza trova opportuno far gettare loro delle formidabili combinazioni. Ognuno sorvegliava l’altro con attenzione.

CAPITOLO QUARTO, Crescendo solenne e stretta finale

  • Ci fu calma esteriore portata dal Direttore d’Orchestra; s’abbassò il tono dei punti ma cresceva la posta.
  • Segue un originale duello di bluff.
  • Il protagonista aveva perduto 150, ma 150 cosa?

CAPITOLO QUINTO, L’apertura del biglietto

  • Viene estratto il biglietto del valore da Umberto, ma non ci viene rivelato perché il protagonista si lamenti del fatto che i lettori non sanno leggere e danno più importanza ai fatti privati, alle curiosità dei pettegolezzi e non agli artifici e agli espedienti con cui i lettori mantengono vivo l’interesse. È un capitolo sul lettore. Bontempelli fa due cose, una manifesta e una meno. La prima secondo cui afferma che il lettore non sa leggere e lo paragona ad una bestia (esse non sono curiose ). Questa è un attacco a quella specifica fascia di lettori legata ai romanzi rocamboleschi (d’intrattenimento). Bontempelli attacca i lettori e mette in ridicolo il discorso dello stesso narratore: non è Bontempelli che ha scritto un romanzo di lirismo e squisite sensazioni. Chi parla, sul piano della finzione, è anche chi scrive, ma i due discorsi sono diversi: Bontempelli nega sia un certo lettore che la figura dello stesso narratore. Nega il romanzo, nega il pubblico e nega se stesso. Non farà finire però così il romanzo e annuncerà il titolo del successivo Il romanzo dei romanzi.

X (Dicembre) Romanzo dei romanzi

CAPITOLO PRIMO, Da casa alla stazione

  • Comincia con una rappresentazione del narratore solo nel suo studio che pensa. Nel secondo paragrafo c’è una serie di riferimenti che risultano percepibili solo ad uno stretto gruppo di lettori: “ Donna del Nadio”, “i pazzi del Carrà […] i sette savi”; non a caso Bontempelli ha scritto dei libri intitolati così, raccolte giornalistiche raccolte nel 1924ca. La vicenda della Donna del Nadio è rimasta nascosta fino a 5 anni fa, quando è sorta la testimonianza di Piero (illustratore e poeta) l’amico citato nel nostro romanzo. Piero ha raccontato che la Donna del Nadio era un mezzo busto che si utilizzava per mettere delle parrucche, regalata a Bontempelli da un’attrice loro amica; si narrava che questa bambola avesse poteri magici. Si è anche detto che molto probabilmente questo nome derivi in realtà da un’opera lirica di Pidè, dove ci sono due uomini che corteggiano la stessa donna che diventa appunto la Donna del Nadio. L’altro riferimento ai Sette Savi: altro libro di Bontempelli, ma anche nomignolo scherzoso con cui avevano scelto di chiamarsi i 7 redattori della rivista chiamata La Ronda uno degli organi principali del ritorno al classicismo a cui si è assistito nella scena Italiana (ed Europea) negli anni 20, di cui fece parte anche lo stesso Bontempelli. Non si sa se Carlo Carrà avesse fatto un incisione che fosse pubblicata per La Ronda o avesse omaggiato uno dei redattori o se avesse realizzato un disegno da regalare a Bontempelli per il suo romanzo dei Sette Savi; l’ultima opzione potrebbe essere reale perché nel libro i protagonisti sono esattamente due matti che si scambiano, per i sette saggi della Grecia antica, per Solone e Talete, discutendo dei problemi più nobili del mondo; dato che si parla di due pazzi disegnati, probabilmente il riferimento è al libro. Bontempelli cita una sua opera del passato del 1912 e cita una sua opera che verrà al mondo solo 5 anni dopo: è impossibile dire che Bontempelli aveva già l’intenzione di dare nome al suo volume la Donna del Nadio, ma si vede comunque il narratore che contempla tra il passato (Sette Savi) e il futuro (Donna del Nadio).
  • Ad un certo punto il protagonista si fa distrarre da un angolo consunto del tappeto. Questo pensiero nota che fu riformulato mesi prima (informazione registrata nel romanzo di Maggio; pg. 37); è una metafora del testo letterario. Dire di voler nascondere che il tappeto, ossia il romanzo è consumato, sottolineandolo due volte: significa dire il contrario, ossia guardate come la forma del romanzo è consumata.

È abbastanza probabile che nel tratteggiare la scena Bontempelli figuri al romanzo di Pinocchiovorrà dire che quella vocina me la sono figurata io” (Mastro Ciliegio): schema della scena identica.

  • Arriva Piero nel suo studio e lo porta alla stazione, dove dice che due signori vogliono conoscerlo. Si tratta del ragazzo a cui impartiva ripetizioni di pianoforte che successivamente ha sposato la donna dalle scarpe rotte e l’uomo che gli ha fatto cadere la sigaretta (nel romanzo 6).
  • Il cameriere che lo serve è Bartoletti

CAPITOLO SECONDO, Dalla stazione a casa

  • Bartoletti gli dice che a causa sua è finito con il fare quel lavoro, perché non aveva riavuto le chiavi di casa.
  • Incontra anche il sindaco del paese, che è suo zio, che sta con la donna dalla gonna corta e calze trasparenti.
  • A quel punto il protagonista si mette ad urlare e chiese se ci sono altri tra i presenti dei personaggi dei precedenti romanzi, qualcuno che come Piero (arrabbiato per il mondo in cui lo aveva presentato) volessero sfogarsi come lui.
  • Invita tutti a casa sua offrendo da bere. Arrivo sotto casa: luce accesa, ma i parenti erano tutti via. I personaggi che il narratore andava incontrando via via si accorge che sono nove (“ buon numero” ). Perché il nove? Nove personaggi a fronte di dieci romanzi, manca l’ultimo: è l’altro io, il suo doppio. La dinamica di destabilizzazione della frontiera tra esterno e interno è portata all’estremo: personaggi sia fittizi, che reali; non esistevano prima che il romanzo fosse scritto e ora arrivano a dire al narratore che egli li ha rovinati. Culmine del caos quando si scopre che il decimo personaggio è un altro io.

CAPITOLO TERZO, In casa

  • Sono tutti nel suo studio: anche Iovelli e Marinetti che parla con il portinaio. Le donne sono sedute sul suo divano-letto, insieme anche al cane Kri-Kri e il gatto da pesca che litigano.
  • Ad un certo punto, la moglie del suo ex allievo di pianoforte si chiede cosa fare. Richiama un altro dei romanzi precedenti per farlo morire in scena. Lungo tutto il corso dell’opera funzionasse uno sdoppiamento travestito da identità: narratore / autore. Alla fine il trucco viene svelato: arriva un altro io che dice all’autore che lui è l’autore e l’altro è il personaggio. D’altra parte, le cose cambiano ancora: qui in pagina non abbiamo un autore e un personaggio che fa le feci dell’autore, abbiamo per forza di cose due personaggi; lo svelamento dell’illusione è un'altra illusione. Nella rosa mistica sulla sommità del Paradiso le anime stanno densissime: paragone buffone. Atmosfera da delirio. Cesare e Isidoro: due nuovi personaggi, che parlavano di questioni di tecnica compositiva.

CAPITOLO QUARTO, Più su

  • L’autore si rivolge al protagonista (io ad io) che lo rimprovera: lui li ha creati e pretende che essi si comportino esattamente come lui vuole, ma non è così, infatti nella stanza ognuno fa cosa vuole.
  • Il personaggio porta l’autore sul tetto del palazzo e lo fa guardare attraverso un abbaino, in cui si vede lo zio che gioca a scacchi con la tabaccaia: non era morta! Ovvio, perché il 31 aprile non esiste! Questa scena è simmetrica alla fine del romanzo precedente: uomo paragonato alla bestia che vuole sapere ad ogni costo cosa succede. Chi fa le veci dell’autore viene insolentito dal personaggio quando vuole sapere cosa stanno facendo tutti li. “Il porco vizio di voi romanzieri” la coerenza: voler portare il romanzo ad una conclusione logica : è esattamente quello che De Benedetti dice quando parla della costruzione delle linee di destino. Qui questo personaggio che parla incarna la voce di un anti-destino, del caso: l’autore viene accusato di essere un cattivo demiurgo. Perché voi romanzieri fate finta che le storie dei romanzi finiscano bene? La vita è una confusione, quindi deve finire “a caso”. Si arriva al culmine del buffonesco. CAPITOLO QUINTO, L’ultimo squillo - Il protagonista torna giù e si rende conto di essere solo, la casa è vuota.
  • Si prepara per dormire, nonostante fosse quasi l’alba, ma squilla il telefono: una donna misteriosa si scusa per non essere venuta e gli dice di aver trovato il marito.
  • È la Zolfanelli: che esiste ma non esiste. Torniamo di nuovo all’inizio del romanzo, dove il narratore e Piero si auguravano di non incontrare quel personaggio che alla fine il narratore incontra. Personaggio che assomma le caratteristiche della presenza e assenza: la Zolfanelli. È importante che il romanzo finisca con la comunicazione che si tronca.. cade la linea e tutti i tentativi di riprenderla falliscano.